{"id":47712,"date":"2019-01-14T09:00:26","date_gmt":"2019-01-14T08:00:26","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=47712"},"modified":"2019-01-13T16:45:32","modified_gmt":"2019-01-13T15:45:32","slug":"lelemosina-dei-miliardari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=47712","title":{"rendered":"L\u2019elemosina dei miliardari"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>VOCI DALL&#8217;ESTERO<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Sempre pi\u00f9 frequentemente si vedono dei CEO, sempre pi\u00f9 ricchi, promettere di cedere parti del proprio patrimonio, spesso per aiutare a risolvere i problemi causati dalle loro stesse aziende. Alcuni lo chiamano \u201cfilantrocapitalismo\u201d, ma \u00e8 solo ipocrisia? Un\u00a0<a href=\"https:\/\/www.theguardian.com\/news\/2018\/may\/24\/the-trouble-with-charitable-billionaires-philanthrocapitalism\">editoriale del Guardian<\/a>\u00a0cerca di dare una risposta, analizzando tutti gli aspetti e le conseguenze di questa presunta generosit\u00e0, in realt\u00e0 perfettamente allineata agli interessi dei pi\u00f9 ricchi, in sostegno di un sistema truccato a loro favore.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><i>di<\/i>\u00a0<i>Carl<\/i>\u00a0<i>Rhodes<\/i>\u00a0<i>e<\/i>\u00a0<i>Peter<\/i>\u00a0<i>Bloom<\/i>,\u00a0<i>24<\/i>\u00a0<i>maggio<\/i>\u00a0<i>2018<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel febbraio 2017, il fondatore e amministratore delegato di Facebook Mark Zuckerberg era su tutte le prime pagine per le sue attivit\u00e0 di beneficenza. La\u00a0<i>Chan<\/i>\u00a0<i>Zuckerberg<\/i>\u00a0<i>Initiative<\/i>, fondata dal miliardario della tecnologia e da sua moglie, Priscilla Chan, annunciava di voler elargire oltre tre milioni di dollari in aiuti per la crisi abitativa nella zona della Silicon Valley. David Plouffe, presidente per le strategie e la promozione dell\u2019Iniziativa, ha dichiarato che questi aiuti erano destinati a\u00a0<em>\u201csostenere organizzazioni impegnate per aiutare le famiglie in urgente crisi, finanziando la ricerca di nuove idee per soluzioni a lungo termine \u2013 una strategia in due fasi che guider\u00e0 gran parte delle nostre strategie e azioni di promozione\u201d<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questa \u00e8 solo una piccola parte dell\u2019impero filantropico di Zuckerberg. L\u2019iniziativa destinava miliardi di dollari a progetti filantropici mirati ad alleviare problemi sociali, con particolare attenzione alle soluzioni trainate dalla scienza, dalla ricerca medica e dall\u2019istruzione. Tutto era iniziato nel dicembre 2015, quando Zuckerberg e Chan avevano pubblicato una lettera scritta al loro ultimo figlio Max. Nella lettera si impegnavano nel corso della loro vita a destinare il 99% delle loro azioni di Facebook (che in quel momento ammontavano a 45 miliardi di dollari) alla\u00a0<em>\u201cmissione\u201d<\/em>\u00a0di\u00a0<em>\u201cfar progredire il potenziale umano e promuovere l\u2019uguaglianza\u201d.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019iniziativa abitativa si teneva ovviamente molto pi\u00f9 vicino a casa, poich\u00e9 affrontava problemi che si manifestano letteralmente alle porte della sede centrale di Facebook a Menlo Park. In quest\u2019area il prezzo medio di una casa era quasi raddoppiato nel quinquennio tra il 2012 e il 2017, raggiungendo circa i due milioni di dollari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Pi\u00f9 in generale, San Francisco \u00e8 una citt\u00e0 caratterizzata da enormi disuguaglianze di reddito e la reputazione di avere il mercato immobiliare pi\u00f9 caro degli Stati Uniti. L\u2019intervento della Chan Zuckerberg era chiaramente mirato a compensare i problemi sociali ed economici causati dagli affitti e dai prezzi delle case, saliti alle stelle, a un livello tale che persino dipendenti con stipendi a sei cifre hanno difficolt\u00e0 ad arrivare a fine mese. Per chi ha un reddito pi\u00f9 modesto, vivere decentemente, per non parlare di avere una famiglia, \u00e8 quasi impossibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ironia della sorte, proprio il boom del settore tecnologico in questa regione \u2013 un boom nel quale Facebook \u00e8 in prima linea \u2013 \u00e8 stato un importante catalizzatore della crisi. Come spiega Peter Cohen del Council of Community Housing Organizations:\u00a0<em>\u201cA fronte di una tale concentrazione di ricchezza, il fiume di denaro che circola nel mercato immobiliare non \u00e8 giustificato dallo sviluppo degli alloggi necessari a una popolazione in crescita. Si tratta semplicemente di speculazione edilizia.\u201d<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A prima vista, l\u2019apparente generosit\u00e0 di Zuckerberg \u00e8 un piccolo tentativo di rimediare al disastro causato dal successo dell\u2019industria nella quale opera. In un certo senso, le sovvenzioni abitative (pari mediamente al prezzo di un vano e mezzo a Menlo Park) cercano di mettere una toppa su un problema che Facebook e altre societ\u00e0 della Bay Area hanno causato ed esacerbato. Sembrerebbe che Zuckerberg, in uno slancio di generosit\u00e0, voglia investire una parte dei proventi del capitalismo tecnologico neoliberista per cercare di affrontare i problemi di polarizzazione della ricchezza creati dallo stesso sistema sociale ed economico che ha permesso a quei proventi di accumularsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 facile immaginare Zuckerberg come una specie di CEO-eroe \u2013 un ragazzotto il cui genio lo ha reso uno degli uomini pi\u00f9 ricchi del mondo, e che ha deciso di usare quella ricchezza a beneficio degli altri. L\u2019immagine che proietta \u00e8 di altruismo non contaminato dall\u2019interesse personale. Ma grattando appena la superficie si scopre che la struttura dell\u2019opera di beneficenza di Zuckerberg \u00e8 informata da ben altro che altruismo e buon cuore. Anche se molti hanno applaudito Zuckerberg per la sua generosit\u00e0, la natura di questa apparente beneficenza \u00e8 stata apertamente messa in discussione fin dall\u2019inizio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La lettera di Zuckerberg del 2015 potrebbe facilmente essere interpretata nel senso che l\u2019intenzione fosse quella di destinare interamente i 45 miliardi di dollari in beneficenza. Ma come riportato dal giornalista investigativo Jesse Eisinger, l\u2019iniziativa Chan Zuckerberg, tramite la quale questa donazione doveva essere gestita, non \u00e8 una fondazione caritatevole senza fini di lucro, bens\u00ec una societ\u00e0 a responsabilit\u00e0 limitata. Questo status giuridico ha implicazioni pratiche significative, soprattutto per gli aspetti fiscali. Come azienda, l\u2019iniziativa pu\u00f2 fare molte cose oltre ad attivit\u00e0 di beneficenza: il suo status legale le conferisce il diritto di investire in altre societ\u00e0 e di fare donazioni politiche. In effetti la societ\u00e0 non limita affatto il potere decisionale di Zuckerberg su ci\u00f2 che vuole fare con i suoi soldi; resta lui il capo. Inoltre, come spiega Eisinger, l\u2019audace mossa di Zuckerberg ha prodotto un enorme ritorno sull\u2019investimento in termini di pubbliche relazioni per Facebook, anche se in realt\u00e0 si \u00e8 trattato semplicemente di<em>\u00a0\u201cspostare i soldi da una tasca all\u2019altra\u201d<\/em>\u00a0rendendo in questo modo\u00a0<em>\u201cimprobabile che\u00a0alcuna imposta verr\u00e0 mai pagata\u201d<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La creazione dell\u2019iniziativa Chan Zuckerberg \u2013 che, decisamente, non \u00e8 un\u2019organizzazione benefica \u2013 significa che Zuckerberg \u00e8 in grado di controllare gli investimenti della societ\u00e0 come meglio crede, ottenendo significativi vantaggi commerciali, fiscali e politici. Tutto questo non esclude che le motivazioni di Zuckerberg possano includere un moto di generosit\u00e0 o un genuino desiderio di favorire il benessere e l\u2019uguaglianza dell\u2019umanit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ci\u00f2 suggerisce, tuttavia, che quando si tratta di sborsare denaro, l\u2019approccio del CEO \u00e8 di non vedere alcuna incompatibilit\u00e0 tra altruismo, continuo controllo sui fondi elargiti e aspettativa di ottenere benefici in cambio. Questa riformulazione della generosit\u00e0 \u2013 non pi\u00f9 considerata incompatibile con il controllo e il guadagno personale \u2013 \u00e8 un segno distintivo della \u201csociet\u00e0 dei CEO\u201d: una societ\u00e0 in cui i valori associati alla leadership aziendale sono applicati a tutte le dimensioni dell\u2019agire umano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Mark Zuckerberg non \u00e8 affatto il primo CEO contemporaneo a promettere ed elargire donazioni su larga scala a buone cause prestabilite. Nella societ\u00e0 dei CEO la creazione di strumenti per donare ricchezza \u00e8 un distintivo d\u2019onore per gli uomini d\u2019affari pi\u00f9 ricchi del mondo. \u00c8 anche stato istituzionalizzato in quella che \u00e8 nota come The Giving Pledge, una campagna filantropica avviata da Warren Buffett e Bill Gates nel 2010. La campagna si rivolge a miliardari in tutto il mondo, incoraggiandoli a cedere parte della loro ricchezza. L\u2019impegno non specifica a cosa debbano servire esattamente le donazioni, o se debbano essere fatte subito o dopo la morte; \u00e8 solo un impegno generale a usare la ricchezza privata per un apparente bene comune. Non \u00e8 nemmeno giuridicamente vincolante, solo un impegno morale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La lista dei nomi che hanno sottoscritto l\u2019impegno \u00e8 molto lunga. Ci sono Mark Zuckerberg e Priscilla Chan, insieme ad altri 174, inclusi nomi noti come Richard e Joan Branson, Michael Bloomberg, Barron Hilton e David Rockefeller. Sembrerebbe che molte delle persone pi\u00f9 ricche del mondo non vedano l\u2019ora di regalare i propri soldi a buone cause. \u00c8 quella che i geografi umani Iain Hay e Samantha Muller chiamano con scetticismo\u00a0<em>\u201cl\u2019et\u00e0 dell\u2019oro della filantropia\u201d:<\/em>\u00a0dalla fine degli anni \u201990, l\u2019ammontare dei lasciti in beneficenza dei super-ricchi ha raggiunto centinaia di miliardi di dollari. In un articolo del 2014, Hay and Muller sostengono che questi nuovi filantropi abbiano apportato alla beneficenza uno \u201cspirito imprenditoriale\u201d, suggerendo tuttavia che lo scopo ultimo sia\u00a0<em>\u201cdistogliere attenzione e risorse dai fallimenti delle manifestazioni contemporanee del capitalismo\u201d<\/em>, e che potrebbero sostituirsi all\u2019intervento pubblico che gli stati non sono pi\u00f9 in grado di sostenere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In sostanza, ci\u00f2 a cui stiamo assistendo \u00e8 il trasferimento di responsabilit\u00e0 dalle istituzioni democratiche ai ricchi per quanto riguarda beni e servizi pubblici, che verrebbero cos\u00ec amministrati dalla classe imprenditoriale. Nella societ\u00e0 dei CEO l\u2019esercizio delle responsabilit\u00e0 sociali non viene pi\u00f9 discusso in termini di decidere se le corporazioni debbano o non debbano essere responsabili di aspetti che esulino dai propri interessi commerciali in senso stretto. La questione \u00e8 piuttosto capire come la filantropia pu\u00f2 essere utilizzata per rafforzare un sistema politico-economico che consenta a un numero cos\u00ec esiguo di persone di accumulare quantit\u00e0 di ricchezza oscene. L\u2019investimento di Zuckerberg per risolvere la crisi abitativa della Bay Area \u00e8 un esempio di questa tendenza generale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il finanziamento di progetti pubblici con la beneficenza di imprenditori miliardari fa parte di quello che \u00e8 stato chiamato \u201cfilantrocapitalismo\u201d. Cos\u00ec si spiega l\u2019apparente antinomia tra beneficenza (tradizionalmente focalizzata sul dare) e il capitalismo (basato sul perseguimento dell\u2019interesse economico personale). Come spiega lo storico Mikkel Thorup, il filantrocapitalismo si fonda sull\u2019affermazione che\u00a0<em>\u201ci meccanismi capitalistici sono superiori a tutti gli altri (specialmente allo stato) quando si tratta non solo di creare progresso economico ma anche umano, e il mercato, o gli attori del mercato, sono o dovrebbero essere nella posizione migliore per costruire una buona societ\u00e0\u201d<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019et\u00e0 d\u2019oro della filantropia non riguarda solo i vantaggi cumulati dai singoli donatori. Pi\u00f9 in generale, la filantropia serve a legittimare il capitalismo, nonch\u00e9 a estenderlo sempre di pi\u00f9 a tutti i campi di attivit\u00e0 sociale, culturale e politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il filantrocapitalismo \u00e8 molto pi\u00f9 che un finto atto di generosit\u00e0: mira anche ad instillare i valori neoliberisti personificati dai CEO miliardari che se ne fanno onere. La filantropia viene dunque riformulata negli stessi termini con cui un CEO considererebbe un\u2019impresa commerciale. L\u2019offerta di beneficenza si traduce in un modello di business che impiega soluzioni basate sul mercato, caratterizzate dall\u2019efficienza e dalla quantificazione di costi e benefici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il filantrocapitalismo riprende l\u2019applicazione del modus operandi e delle pratiche di gestione delle societ\u00e0 commerciali, adattandole al campo sociale. L\u2019attenzione \u00e8 focalizzata su imprenditorialit\u00e0, approcci basati sul mercato e indicatori del rendimento. Il processo \u00e8 finanziato da imprenditori super-ricchi e gestito da personale con esperienza nel mondo degli affari. Il risultato, a livello pratico, \u00e8 che la filantropia \u00e8 intrapresa dai CEO in modo simile alla gestione di un\u2019impresa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il questo contesto, le fondazioni di beneficenza negli ultimi anni hanno subito un mutamento. Come spiegato in un articolo di Garry Jenkins, professore di giurisprudenza all\u2019Universit\u00e0 del Minnesota, sono divenute\u00a0<em>\u201csempre pi\u00f9 compartimentate, regolamentate, impostate su dati metrici e orientate al business nelle loro interazioni con gli enti pubblici, allo scopo di presentare il lavoro della fondazione come \u2018strategico\u2019 e \u2018affidabile\u2019\u201d<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tutto ci\u00f2 \u00e8 ben lontano dal benevolo passaggio a un modo diverso e migliore di fare cose che afferma di essere \u2013 uno stile iper-capitalistico per<em>\u00a0\u201csalvare il mondo attraverso il pensiero imprenditoriale e i metodi di mercato\u201d<\/em>, nelle parole di Jenkins. Il rischio del filantrocapitalismo sta piuttosto nell\u2019assorbimento delle opere sociali da parte degli interessi commerciali, tale che la generosit\u00e0 verso gli altri venga inglobata nel predominante dominio del modello capitalistico della societ\u00e0 e delle sue istituzioni aziendali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il CEO moderno \u00e8 in prima linea nella scena politica e dei media. Questo spesso porta i CEO a diventare personaggi famosi, ma nel contempo li espone al rischio di essere identificati come capri espiatori per tutte le ingiustizie economiche. Il ruolo pubblico assunto sempre pi\u00f9 spesso dagli amministratori delegati \u00e8 legato alla nuova impronta corporativa della loro pi\u00f9 ampia responsabilit\u00e0 sociale. Le imprese devono ora bilanciare, almeno retoricamente, un duplice impegno tra profitti ed esiti sociali. Ci\u00f2 si riflette nella promozione della \u201ctripla linea di fondo\u201d, che nel reporting aziendale combina priorit\u00e0 sociali, finanziarie e ambientali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questa attenzione per le responsabilit\u00e0 sociali rappresenta un importante problema per i CEO. Sebbene le imprese possano essere disposte a sacrificare profitti a breve termine per tutelare la loro reputazione pubblica, raramente questa opzione \u00e8 aperta agli stessi CEO, che vengono giudicati sulla base delle loro relazioni trimestrali e al modo in cui curano gli interessi fiscali dei loro azionisti. Quindi, se le strategie di responsabilit\u00e0 sociale sono pubblicamente celebrate, all\u2019interno dei consigli direttivi \u00e8 spesso tutta un\u2019altra storia, soprattutto al momento di stilare il budget.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Vi \u00e8 un ulteriore incentivo economico per i CEO nell\u2019evitare di apportare modifiche fondamentali alle loro operazioni in nome della giustizia sociale, in quanto un\u2019ampia porzione della loro remunerazione \u00e8 spesso costituita da azioni e titoli della societ\u00e0. Adottare politiche di commercio eque e solidali e chiudere fabbriche che sfruttano la manodopera potrebbe essere un bene per il mondo, ma un potenziale disastro per il successo finanziario immediato dell\u2019impresa. Ci\u00f2 che \u00e8 eticamente utile per gli elettori e i consumatori non \u00e8 necessariamente un beneficio concreto per le aziende, n\u00e9 \u00e8 vantaggioso per i loro dirigenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Molte aziende hanno cercato di risolvere questa contraddizione con una filantropia di alto profilo. Pratiche di sfruttamento del lavoro o cattive prassi aziendali passano inosservate quando le aziende pubblicizzano i loro contributi, peraltro fiscalmente convenienti, dati a buone cause. Questi contributi possono essere un prezzo relativamente basso da pagare rispetto a uno stravolgimento delle loro prassi operative. Allo stesso modo, elargire beneficenza \u00e8 una grande opportunit\u00e0 per i CEO di far la figura dei benefattori, senza dover sacrificare il loro impegno a fare profitto a qualsiasi costo sociale. L\u2019attivit\u00e0 di beneficenza consente ai CEO di essere filantropi anzich\u00e9 economicamente progressisti o politicamente democratici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In alcuni casi entrano in gioco anche considerazioni finanziarie ancora pi\u00f9 dirette. La beneficenza pu\u00f2 spesso rappresentare un vantaggio assoluto per l\u2019accumulazione di capitale: la filantropia corporativa ha dimostrato di avere un effetto positivo sulle percezioni degli analisti del mercato azionario. A livello personale, i CEO possono trarre vantaggio dal dare risalto alla loro carit\u00e0 individuale per distrarre l\u2019attenzione da altre attivit\u00e0 meno edificanti; in quanto dirigenti, possono incassare i guadagni in conto capitale dovuti all\u2019introduzione di strategie di beneficenza di alto profilo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La nozione stessa di responsabilit\u00e0 sociale delle imprese, o RSI, \u00e8 stata criticata perch\u00e9 fornisce alle societ\u00e0 una copertura morale a un modo di agire alquanto utilitarista e socialmente dannoso. Ma nell\u2019era attuale la responsabilit\u00e0 sociale, quando rappresentata come tratto caratteriale individuale dei dirigenti, ha permesso alle aziende di essere gestite in modo pi\u00f9 irresponsabile che mai. Lo stesso coinvolgimento pubblico del CEO nel filantrocapitalismo pu\u00f2 essere inteso come una componente chiave di questa gestione della reputazione. Fa parte del marketing dell\u2019azienda stessa, poich\u00e9 le buone azioni dei suoi leader tendono a proiettarsi sulla magnanimit\u00e0 complessiva dell\u2019azienda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ironicamente, il filantrocapitalismo conferisce anche alle imprese il diritto morale, almeno nell\u2019ambito della coscienza pubblica, di essere socialmente irresponsabili. La celebrazione della generosit\u00e0 personale degli amministratori delegati pu\u00f2 conferire un diritto implicito alle loro societ\u00e0 di agire spietatamente e con poca considerazione per gli effetti sociali pi\u00f9 ampi delle loro attivit\u00e0. Ci\u00f2 riflette una tensione produttiva nel cuore della moderna RSI: pi\u00f9 moralmente lodevole \u00e8 il comportamento del CEO, pi\u00f9 spazio, in teoria, l\u2019azienda ha a disposizione per agire in modo immorale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019ipocrisia evidenziata dai CEO che spacciano le loro attivit\u00e0 come responsabilit\u00e0 sociale e beneficenza espone anche il sottostante spirito autoritario prevalente nella societ\u00e0 dei CEO. Il filantrocapitalismo viene comunemente presentato come componente della giustizia sociale di un mercato libero globale altrimenti amorale. Ma, nella migliore delle ipotesi, non \u00e8 che una sorta di tassa volontaria dell\u20191% pagata per giustificare la loro responsabilit\u00e0 nella creazione di un mondo economicamente depresso e ingiusto. Pi\u00f9 precipuamente, questa cultura del \u201cdare\u201d contribuisce anche a promuovere e diffondere un tipo di sviluppo economico distintamente autoritario, che rispecchia lo stile di leadership autocratico degli uomini che lo finanziano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La commercializzazione della solidariet\u00e0 globale ha pericolose implicazioni che trascendono la sfera economica. Ne deriva anche un preoccupante retaggio politico, in cui la democrazia viene sacrificata sull\u2019altare di un fantomatico \u201cempowerment\u201d in stile esecutivo. Politicamente, il libero mercato \u00e8 considerato un requisito fondamentale per la democrazia liberale. Tuttavia, analisi recenti rivelano una connessione pi\u00f9 profonda tra processi di commercializzazione e autoritarismo. In particolare, \u00e8 necessario un governo forte per attuare mutazioni di mercato spesso impopolari. L\u2019immagine del potente autocrate \u00e8, in questo contesto, trasformata in una figura potenzialmente positiva, un leader politico lungimirante che pu\u00f2 guidare il proprio paese sul giusto sentiero del mercato a fronte di un\u2019opposizione \u201cirrazionale\u201d. La beneficenza diventa un canale a disposizione dei CEO per finanziare questo dispotismo \u201cilluminato\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il recente sviluppo del filantrocapitalismo segna anche la crescente invasione delle imprese nella fornitura di beni e servizi pubblici. Questa intromissione non \u00e8 limitata alle attivit\u00e0 dei singoli miliardari; sta anche diventando una parte delle attivit\u00e0 di grandi aziende sotto l\u2019egida della RSI. Ci\u00f2 \u00e8 particolarmente vero per le grandi multinazionali la cui portata globale, ricchezza e potere danno loro un peso politico significativo. Tale relazione viene definita come \u201cRSI politica\u201d. I professori di etica imprenditoriale Andreas Scherer e Guido Palazzo hanno evidenziato come, per le grandi aziende, \u201cla RSI \u00e8 sempre visibile nel coinvolgimento delle imprese nei processi politici di risoluzione dei problemi della societ\u00e0, spesso su scala globale\u201d. Tali iniziative di RSI politica vedono le organizzazioni cooperare a fianco di governi, enti pubblici e istituzioni internazionali, di modo che la separazione storica tra i compiti dello stato e delle aziende viene sempre pi\u00f9 erosa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le multinazionali sono state a lungo coinvolte in attivit\u00e0 semigovernative come la definizione di standard e codici, e oggi sono sempre pi\u00f9 coinvolte in altre attivit\u00e0 tradizionalmente di dominio governativo, come la fornitura di servizi di sanit\u00e0 pubblica, l\u2019istruzione, la protezione dei diritti umani, problemi sociali come l\u2019AIDS e la malnutrizione, la protezione dell\u2019ambiente e la promozione della pace e della stabilit\u00e0 sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Attualmente le grandi organizzazioni possono accumulare un significativo potere economico e politico su scala globale. Ci\u00f2 significa che le loro attivit\u00e0 \u2013 e il modo in cui queste sono regolate \u2013 hanno conseguenze sociali di vasta portata. I rapporti di forza si sono invertiti nel 2000, quando l\u2019Institute for Policy Studies negli Stati Uniti riport\u00f2, dopo aver confrontato le entrate aziendali con il prodotto interno lordo (PIL), che 51 tra le pi\u00f9 grandi economie del mondo erano aziende e 49 erano economie nazionali. Le pi\u00f9 grandi societ\u00e0 erano General Motors, Walmart e Ford, ciascuna delle quali era economicamente pi\u00f9 grande di Polonia, Norvegia e Sud Africa. In quanto capi di queste societ\u00e0, i CEO sono ormai praticamente paragonabili a dei capi di stato. Basti pensare al crescente potere del World Economic Forum, il cui incontro annuale a Davos in Svizzera vede gli amministratori delegati e gli alti dirigenti politici riunirsi con l\u2019obiettivo apparente di \u201cmigliorare il mondo\u201d, un rituale ormai consacrato che simboleggia il potere globale e l\u2019influenza dei CEO.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Lo sviluppo della RSI non \u00e8 il risultato di iniziative aziendali autonome per fare buone azioni, ma una risposta al diffuso attivismo in merito alla RSI da parte di ONG, gruppi di pressione e sindacati. Spesso questo nasce in risposta al fallimento dei governi di regolamentare le grandi aziende. Incidenti industriali e scandali di alto profilo hanno contribuito a mettere sotto pressione le organizzazioni verso una maggiore autoregolamentazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel 1984, l\u2019esplosione in uno stabilimento chimico della Union Carbide a Bhopal, in India, provoc\u00f2 la morte di circa 25.000 persone. James Post, professore di management alla Boston University, spiega che, dopo il disastro,\u00a0<em>\u201cl\u2019industria chimica globale si rese conto che era quasi impossibile ottenere una licenza per operare senza la fiducia del pubblico negli standard di sicurezza del settore. La Chemical Manufacturers Association (CMA) adott\u00f2 un codice di condotta che include nuovi standard di gestione del prodotto, divulgazione e coinvolgimento della comunit\u00e0.\u201d<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019impulso in questo caso era\u00a0il profitto\u00a0aziendale, piuttosto che la generosit\u00e0, poich\u00e9 le industrie e le societ\u00e0 a livello mondiale\u00a0<em>\u201ccominciarono a riconoscere la crescente importanza della reputazione e dell\u2019immagine\u201d<\/em>. Simili iniziative sono state prese dopo altri importanti incidenti industriali, come la fuoriuscita di centinaia di migliaia di barili di petrolio dalla petroliera Exxon Valdez in Alaska nel 1989 e l\u2019esplosione della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon della BP nel Golfo del Messico nel 2010.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un altro caso importante \u00e8 stato il coinvolgimento delle aziende di abbigliamento Gap e Nike in uno scandalo sul lavoro minorile dopo la trasmissione di un documentario nella trasmissione Panorama della BBC nell\u2019ottobre 2000. Le fabbriche tessili di Gap e Nike in Cambogia operavano in condizioni di lavoro terribili, dove bambini di 12 anni lavoravano sette giorni su sette, costretti a fare gli straordinari e a subire abusi fisici ed emotivi da parte del management. La protesta pubblica che ne \u00e8 scaturita chiedeva a Gap e Nike, e altre aziende simili, di assumersi maggiori responsabilit\u00e0 per gli impatti sociali umani negativi delle loro pratiche commerciali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La RSI \u00e8 stata introdotta per ridurre gli effetti negativi sui profitti delle imprese. Nel tempo si \u00e8 per\u00f2 trasformata in un modo per aumentare ulteriormente quei profitti, mentre in apparenza sostiene di fare gli interessi degli altri. Davanti alla minaccia di uno scandalo aziendale, la RSI \u00e8\u00a0considerata una maniera di ripulire la reputazione aziendale e\u00a0allontanare la minaccia di una regolamentazione governativa. Ancora una volta si vede come le multinazionali si impegnano in pratiche apparentemente responsabili per rafforzare il loro potere politico e indebolire il potere degli stati nazionali sulle loro stesse attivit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019idea che le organizzazioni adottino la RSI allo scopo di sviluppare o difendere la propria reputazione aziendale ne ha messo sotto esame le basi etiche. Si \u00e8 diffusa la convinzione che, piuttosto che usare la RSI come mezzo per \u201ccomportarsi eticamente\u201d, le aziende la adottino semplicemente per \u201capparire etiche\u201d, evitando di mettere in alcun modo in discussione la loro posizione etica o politica di base. Anche la Enron, prima del suo leggendario scandalo di frodi e il fallimento nel 2001, era famosa per professare la sua responsabilit\u00e0 sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La generosit\u00e0 del CEO \u00e8 sempre di proporzioni epiche \u2013 o almeno cos\u00ec viene descritta. In effetti, a livello individuale \u00e8 difficile trovare da ridire su ricchi personaggi che distribuiscono buona parte della loro ricchezza a cause caritatevoli o sulle aziende che sostengono programmi socialmente responsabili. Ma in senso pi\u00f9 lato ci\u00f2 che la RSI e il filantrocapitalismo ottengono \u00e8 la giustificazione sociale dell\u2019estrema disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza, piuttosto che qualsiasi tipo di antidoto ad essa. \u00c8 infatti indubbio che, nonostante l\u2019apparente proliferazione della generosit\u00e0 auspicata dal filantrocapitalismo, la cosiddetta et\u00e0 d\u2019oro della filantropia \u00e8 anche un\u2019et\u00e0 dove la diseguaglianza \u00e8 in espansione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo \u00e8 chiaramente indicato nel rapporto di Oxfam del 2017 intitolato\u00a0<em>An Economy for the 99%<\/em>. Ne emergono l\u2019ingiustizia e l\u2019insostenibilit\u00e0 di un mondo che soffre di livelli crescenti di disuguaglianza: dall\u2019inizio degli anni \u201990, il primo 1% delle persone ricche del mondo ha guadagnato pi\u00f9 reddito dell\u2019intero 50% inferiore. Quali sono le cause? Il rapporto di Oxfam attribuisce fermamente la responsabilit\u00e0 alle grandi corporazioni e alle economie di mercato globali in cui queste operano. Le statistiche sono allarmanti: le dieci maggiori societ\u00e0 del mondo hanno redditi che superano i Pil totali complessivi delle 180 nazioni pi\u00f9 povere. In questo contesto, gesti di responsabilit\u00e0 sociale delle imprese non fanno davvero alcuna differenza. Il rapporto afferma:<em>\u00a0\u201cQuando le grandi aziende lavorano sempre pi\u00f9 per i ricchi, i benefici della crescita economica sono negati a coloro che ne hanno pi\u00f9 bisogno. Nel perseguire alti rendimenti per coloro che sono al vertice, le aziende sono spinte a spremere i loro lavoratori e produttori sempre pi\u00f9 duramente \u2013 e a evitare di pagare tasse che andrebbero a beneficio di tutti, e in particolare degli strati pi\u00f9 poveri\u201d<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">N\u00e9 la filantropia dei super-ricchi n\u00e9 i programmi aziendali socialmente diretti hanno alcun effetto reale nel contrastare questa tendenza, cos\u00ec come la beneficenza di tre milioni di dollari di Zuckerberg avr\u00e0 un effetto trascurabile sulla crisi immobiliare di San Francisco. Al contrario, le grandi fortune nelle mani di pochi, acquisite per eredit\u00e0, grazie al commercio o con il crimine, continuano a crescere a spese dei poveri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In ultima analisi, al centro del filantrocapitalismo vi \u00e8 il capitalismo, e l\u2019azienda che \u00e8 al centro della beneficenza aziendale, e anche le iniziative che nascono con buone intenzioni servono a giustificare un sistema truccato a favore dei ricchi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ci\u00f2 che caratterizza questo nuovo approccio non \u00e8 che i ricchi si dedichino a fare l\u2019elemosina, ma, come spiega la sociologa Linsey McGoey, che ci\u00f2 implichi\u00a0<em>\u201cun\u2019apertura che distrugge deliberatamente la distinzione tra interessi pubblici e privati, per giustificare livelli sempre pi\u00f9 concentrati di guadagno privato\u201d<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nella societ\u00e0 dei CEO, questo tipo di logica aziendale regna sovrana e garantisce che qualsiasi attivit\u00e0 considerata generosa e socialmente responsabile alla fine abbia un risultato in termini di guadagno personale. Se mai c\u2019\u00e8 stato un dibattito etico tra genuina compassione, reciprocit\u00e0 e interesse personale, non lo si trover\u00e0 qui. \u00c8 in accordo con questa logica aziendale che i meccanismi di correzione della disuguaglianza creati attraverso la generazione di ricchezza siano posti nelle mani dei ricchi e con modalit\u00e0 che finiscono per avvantaggiarli. I peggiori eccessi del capitalismo neoliberista sono moralmente giustificati dalle azioni delle stesse persone che beneficiano di quegli eccessi. La redistribuzione della ricchezza \u00e8 affidata ai pi\u00f9 ricchi, e la responsabilit\u00e0 sociale \u00e8 nelle mani di coloro che hanno sfruttato la societ\u00e0 per guadagno personale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel frattempo, la disuguaglianza aumenta e sia le grosse aziende sia i ricchi trovano modi per evitare le tasse che il resto di noi paga. Nel nome della generosit\u00e0, troviamo una nuova forma di governo corporativo, che plasma un altro aspetto dell\u2019agire umano nel proprio interesse. Questa \u00e8 una societ\u00e0 in cui ai CEO non basta pi\u00f9 fare affari; devono controllare anche i servizi pubblici. Mentre il sito Web di Giving Pledge mostra sempre pi\u00f9 volti sorridenti e compiaciuti di miliardari, la realt\u00e0 \u00e8 quella di un mondo caratterizzato da gravi disuguaglianze, che peggiorano di anno in anno.<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2019\/01\/12\/lelemosina-dei-miliardari\/\">http:\/\/vocidallestero.it\/2019\/01\/12\/lelemosina-dei-miliardari\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di VOCI DALL&#8217;ESTERO Sempre pi\u00f9 frequentemente si vedono dei CEO, sempre pi\u00f9 ricchi, promettere di cedere parti del proprio patrimonio, spesso per aiutare a risolvere i problemi causati dalle loro stesse aziende. Alcuni lo chiamano \u201cfilantrocapitalismo\u201d, ma \u00e8 solo ipocrisia? Un\u00a0editoriale del Guardian\u00a0cerca di dare una risposta, analizzando tutti gli aspetti e le conseguenze di questa presunta generosit\u00e0, in realt\u00e0 perfettamente allineata agli interessi dei pi\u00f9 ricchi, in sostegno di un sistema truccato a loro&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":93,"featured_media":36726,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/Voci-dallestero.jpeg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-cpy","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/47712"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/93"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=47712"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/47712\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":47714,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/47712\/revisions\/47714"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/36726"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=47712"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=47712"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=47712"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}