{"id":47763,"date":"2019-01-15T09:00:45","date_gmt":"2019-01-15T08:00:45","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=47763"},"modified":"2019-01-15T00:05:27","modified_gmt":"2019-01-14T23:05:27","slug":"blanchard-il-debito-pubblico-non-e-poi-cosi-male","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=47763","title":{"rendered":"Blanchard: il debito pubblico non \u00e8 poi cos\u00ec male"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>CARLO CLERICETTI<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201cScoperta dell\u2019acqua calda\u201d \u00e8 un modo di dire per definire qualcosa di scontato, e dunque una scoperta di nessun valore. E invece pu\u00f2 succedere a volte che ammettere l\u2019ovvio possa avere quasi il valore di una rivoluzione: dipende da chi sia il protagonista e da quale sia il contesto in cui questo avviene.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel nostro caso il protagonista \u00e8 di assoluto rilievo. Si tratta di Olivier Blanchard, ex capo economista del Fondo monetario e soprattutto autore di quello che \u00e8 forse il pi\u00f9 diffuso manuale di macroeconomia, su cui si formano migliaia di studenti. L\u2019impostazione \u00e8 quella\u00a0<i>mainstream<\/i>, ossia della teoria dominante nell\u2019ultimo mezzo secolo (quella neoclassica) in base alla quale vengono dunque formati i futuri economisti. Tanto che in Italia un altro economista, Emiliano Brancaccio, che fa parte della minoranza critica con questa impostazione, ha scritto una sorta di contro-manuale (l\u2019\u201dAnti-Blanchard\u201d), invitando i docenti ad affiancarlo all\u2019altro in modo da offrire agli studenti anche una interpretazione alternativa di una serie di punti chiave.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Blanchard ha una grande qualit\u00e0, purtroppo piuttosto rara tra gli economisti: non \u00e8 dogmatico. Di fronte alle \u201cprove della realt\u00e0\u201d, cio\u00e8 ai risultati dell\u2019applicazione della teoria alla politica economica, \u00e8 capace di prendere atto e di ammettere: \u201cHo sbagliato\u201d. L\u2019ha fatto per esempio, suscitando molto clamore visto che era ancora nel ruolo di capo economista del Fmi, riguardo alle politiche imposte alla Grecia, massacrata dalla Troika. Tutta quell\u2019austerit\u00e0, in quella situazione, era sbagliata, ha ammesso prendendo atto dei risultati disastrosi e sempre molto peggiori delle previsioni che erano state fatte. Naturalmente l\u2019ha fatto con un saggio in cui individuava la spiegazione tecnica dell\u2019errore, che riguardava i moltiplicatori, ossia gli effetti di amplificazione della congiuntura di determinati provvedimenti. Certo, altri economisti \u2013 quelli, appunto, delle correnti critiche \u2013 lo avevano detto da prima e ascoltandoli si sarebbe potuto evitare di distruggere un paese. Ma moltissimi colleghi di Blanchard continuano nell\u2019atteggiamento secondo cui, se la realt\u00e0 non corrisponde alla teoria, \u00e8 sbagliata la realt\u00e0. O, al massimo, si tratta di un\u2019eccezione alla regola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma torniamo all\u2019oggi. In\u00a0<a href=\"http:\/\/economics.virginia.edu\/sites\/economics.virginia.edu\/files\/macro\/Blanchard.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">un paper datato 24 settembre, dal titolo\u00a0<i>Public Debt and Low Interest Rates<\/i>,\u00a0<\/a>Blanchard \u201cscopre\u201d che quando il tasso di crescita di un paese \u00e8 superiore al tasso di remunerazione del suo debito pubblico, il debito non solo \u00e8 sostenibile, ma tende a ridursi senza bisogno di tagli alla spesa o aumenti di imposte. Il che, appunto, \u00e8 una scoperta dell\u2019acqua calda. L\u2019economista per\u00f2 esamina le due variabili (crescita e costo del debito) a partire dal 1950 in vari paesi, e rileva che per la maggior parte del periodo si \u00e8 verificata proprio quella condizione: negli Stati Uniti il costo del debito \u00e8 stato in media del 3,8%, mentre il tasso di crescita nominale medio del 6,3%. E la crescita del Pil ha superato il costo del debito anche nell\u2019area dell\u2019euro, in Giappone e nel Regno Unito. Altri, in precedenza, avevano trovato una relazione simile, per gli Usa, fin dal 1792.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Che vuol dire tutto ci\u00f2? Una bazzecola: che l\u2019importanza data finora al debito pubblico, una fissazione per tanti economisti e addirittura un\u2019ossessione in Europa, \u00e8 sbagliata. E dunque sono sbagliate le basi delle regole europee e sono tragicamente sbagliate le politiche che \u2013 soprattutto a partire dallo scoppio della crisi &#8211; sono state imposte a vari paesi (non a tutti, come ormai sappiamo, ma all\u2019Italia s\u00ec). Che la teoria economica dominante \u00e8 sbagliata, e nonostante che questo sia da tempo palese \u2013 come una minoranza di economisti denuncia da sempre \u2013 i politici continuano ad applicarla perch\u00e9 \u00e8 coerente con i loro obiettivi, che sono obiettivi, pi\u00f9 che conservatori, reazionari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Due editorialisti molto autorevoli dei due pi\u00f9 importanti giornali americani hanno commentato il saggio di Blanchard. Sul New York Times\u00a0<a href=\"https:\/\/www.nytimes.com\/2019\/01\/10\/opinion\/united-states-economy-public-debt.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">si \u00e8 espresso David Leonhardt,<\/a>\u00a0ex capo dell&#8217;ufficio di Washington per il Times e premio Pulitzer nel 2011.\u00a0<a href=\"https:\/\/www.washingtonpost.com\/outlook\/2019\/01\/10\/very-good-economic-idea-may-be-about-replace-very-bad-one\/?noredirect=on&amp;utm_term=.2244b0e6c024\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Sul Washington Post Jared Bernstein,\u00a0<\/a>ex capo economista del vicepresidente Joe Biden e senior fellow presso il Center on Budget and Policy Priorities. Entrambi si dichiarano convinti della tesi (e anzi Bernstein fa autocritica dicendo di avere dato troppa importanza in passato ai problemi del debito). I due commenti sono molto simili e in tutti e due i casi si sottolinea che bisogna per\u00f2 stare attenti alla qualit\u00e0 del debito, cio\u00e8 ai motivi per cui si fa. E concordano sul fatto pi\u00f9 rilevante di cui si discute negli Usa in questo periodo, ossia la riforma fiscale di Trump: che crea debito \u201ccattivo\u201d, affermano, perch\u00e9 ridurre le tasse ai ricchi non aiuta in alcun modo l\u2019economia. Affermazioni su cui dovrebbero meditare i sostenitori nostrani della flat tax.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A casa nostra, intanto, si annuncia un prossimo evento. Alla Cattolica di Milano il 5 febbraio sar\u00e0 discusso il volume \u201cAUSTERITA\u2019. Quando funziona e quando no\u201d, di Alberto Alesina, Carlo Favero e Francesco Giavazzi. Alesina \u00e8 l\u2019inventore dell\u2019\u201dausterit\u00e0 espansiva\u201d, secondo cui tagliare la spesa pubblica stimola la crescita, cio\u00e8, appunto, ci\u00f2 che la realt\u00e0 prima, e Blanchard ora, hanno platealmente smentito. Da anni i suoi editoriali sul\u00a0<i>Corriere della Sera<\/i>, di solito firmati insieme a Giavazzi, suscitano la triste ilarit\u00e0 degli economisti non allineati: non ne hanno azzeccata una, e non si capisce perch\u00e9 quell\u2019importante giornale continui a dar loro spazio per dispensare pillole di sciocchezza. Il titolo del libro fa se non altro intravedere una parziale resipiscenza: sono arrivati a ipotizzare che qualche volta l\u2019austerit\u00e0 non funziona. Forse basterebbe distruggere altri tre o quattro paesi e arriverebbero ad ammettere che effettivamente pu\u00f2 fare anche qualche danno. Ognuno ha bisogno dei suoi tempi per capire quello che succede, che ci vuoi fare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per concludere, tocca ripetere un concetto gi\u00e0 espresso in altre occasioni. Cambier\u00e0 qualcosa nelle regole europee il fatto che persino tra gli economisti\u00a0<i>mainstream<\/i>\u00a0si fa strada la convinzione che finora si \u00e8 sbagliato tutto? No, non cambier\u00e0 niente. Perch\u00e9 quella linea sar\u00e0 pure sbagliata dal punto di vista economico, ma \u00e8 esattamente ci\u00f2 che si vuole da quello politico. Poi lamentatevi dei populismi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">P.S. &#8211; Ecco il grafico dei due economisti della Fed di St Louis segnalato nel commento qui sotto da jeantine01. Come osservano i due, nonostante che l&#8217;Italia abbia il pi\u00f9 alto costo del debito tra i paesi esaminati, in termini reali il costo \u00e8 attualmente negativo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"http:\/\/cdn.gelestatic.it\/repubblica\/blogautore\/sites\/873\/2019\/01\/Debito-costo-Fed.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-785\" src=\"http:\/\/cdn.gelestatic.it\/repubblica\/blogautore\/sites\/873\/2019\/01\/Debito-costo-Fed.jpg\" alt=\"Debito-costo-Fed\" width=\"660\" height=\"481\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/clericetti.blogautore.repubblica.it\/2019\/01\/11\/blanchard-il-debito-pubblico-non-e-poi-cosi-male\/\">http:\/\/clericetti.blogautore.repubblica.it\/2019\/01\/11\/blanchard-il-debito-pubblico-non-e-poi-cosi-male\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di CARLO CLERICETTI \u201cScoperta dell\u2019acqua calda\u201d \u00e8 un modo di dire per definire qualcosa di scontato, e dunque una scoperta di nessun valore. 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