{"id":47886,"date":"2019-01-17T09:00:25","date_gmt":"2019-01-17T08:00:25","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=47886"},"modified":"2019-01-17T08:31:37","modified_gmt":"2019-01-17T07:31:37","slug":"resistenza-civile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=47886","title":{"rendered":"Resistenza civile?"},"content":{"rendered":"<p><strong><em><a href=\"http:\/\/www.ilponterivista.com\/wp-content\/uploads\/governo-gialloverde.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-3062\" src=\"http:\/\/www.ilponterivista.com\/wp-content\/uploads\/governo-gialloverde.jpg\" alt=\"\" width=\"750\" height=\"323\" \/><\/a><\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong>di ILPONTE (Paolo Bagnoli)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il 2018 passer\u00e0 alla storia come l\u2019anno gialloverde, quello di un\u2019esperienza che segna, da una parte, il punto di arrivo dei fallimenti politici succedutisi dal 1994 in poi e, dall\u2019altra, la discesa di qualit\u00e0, se non l\u2019avvio di una vera e propria dissoluzione, della nostra democrazia. Il tutto si esprime e si sintetizza nella maggioranza di governo composta da due populismi \u2013 peraltro non similari n\u00e9 convergenti \u2013 che si trovano d\u2019accordo solo nella gestione e occupazione del potere con una stressante competizione, dal momento che ognuno bada solo a pascolare il proprio popolo. Non \u00e8 un caso, infatti, che quanto viene realizzato non \u00e8 intestato al governo, mai ai singoli partiti. \u00c8 un qualcosa che non troviamo in nessun\u2019altra parte d\u2019Europa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Cos\u00ec, se sotto il profilo dell\u2019analisi si tratta di un fenomeno che \u00e8 giusto indagare e studiare, sotto il profilo delle ripercussioni politiche immediate i contraccolpi negativi sul nostro paese hanno una valenza doppia e, progressivamente, se le sofferenze istituzionali e sociali si salderanno, il mix pu\u00f2 rivelarsi esplosivo. La domanda che sorge spontanea \u00e8 se il paese viva una drammatica fase congiunturale oppure uno stadio avanzato verso l\u2019istituzionalizzazione delle gravi anomalie cui assistiamo giorno dopo giorno. La pi\u00f9 grave di queste \u00e8 certamente l\u2019umiliazione del Parlamento. Tale situazione determina una sostanziale riduzione della capacit\u00e0 di governare: un profilo che emerge con sempre maggiore evidenza. Tutta la vicenda della manovra finanziaria lo attesta. La conseguenza certa \u00e8 che invece di una crescita avremo solo un incremento della spesa corrente dal momento che dovremo pagare a caro prezzo il reperimento di risorse che non abbiamo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La manovra di bilancio, varata dopo un lungo braccio di ferro con l\u2019Europa, parla chiaro. Al momento \u00e8 stata evitata la procedura di infrazione, portando il rapporto tra deficit e Pil dal 2,4% al 2% (lasciamo ai creduloni lo 0,4 indicato per meri fini comunicativi) intervenendo, cio\u00e8, sul deficit strutturale. Il governo aveva previsto di farlo aumentare dello 0,8% ogni anno, dovendolo invece abbassare dello 0,5%. In buona sostanza, ha deciso di non peggiorarlo. Si \u00e8 trattato di un\u2019operazione a garanzia delle spese conseguenti alle promesse fatte, ma questa operazione \u00e8 un\u2019ipoteca sul futuro poich\u00e9 coincide con l\u2019aumento delle clausole di salvaguardia per la manovra del 2019 che passerebbe dagli odierni 13,7 a circa 24 miliardi. \u00c8 stato osservato che il governo, proprio per questo, pensa di non dover gestire la prossima manovra. Si coglie subito, quindi, il prezzo politico che il paese paga nell\u2019immediato, nel turbinio di timori, paure, scetticismi che intrecciano i pareri degli osservatori internazionali, delle agenzie di rating e di tutti quei centri che fanno opinion, con lo stato d\u2019animo del nostro mondo economico che subisce la mancanza di scelte da parte di un governo che opziona derive esclusivamente populistiche. In ci\u00f2 si rileva la frattura pi\u00f9 marcata tra la realt\u00e0 che sta dietro la Lega e quella assistenzialistica del M5S.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il M5S, inoltre, sta tra una prevalente istanza politicista del suo capo politico che non ha altro orizzonte se non quello del governo, e l\u2019anima del suo popolo, che dal governo si sente tradito nelle sue aspettative urlate da Grillo e compagni, soffrendolo come un qualcosa di estraneo alla propria ragione. Che sia cos\u00ec lo dicono i sondaggi che vedono il movimento in forte caduta, ma rimettere in discussione la scelta del governo significherebbe azzerare i centri decisionali. La morsa nella quale si trova il movimento non pu\u00f2 che creare ulteriori tensioni che scaricheranno effetti negativi sul paese tutto. Il risultato non pu\u00f2 essere altro che la paralisi del sistema politico dal momento che la caduta del governo non aprirebbe la strada a nuove intese, mancando una possibile maggioranza di riserva. Ci troviamo dunque in una stabilit\u00e0 malata, prodotta da due forze tra loro avversarie. Non \u00e8 esagerato, insomma, ritenere che siamo in un vicolo cieco. L\u2019unica uscita possibile appare quella delle elezioni anticipate da cui sarebbe esagerato attendersi il superamento dell\u2019incertezza dell\u2019oggi, a meno che un\u2019ampia vittoria della destra non consegni a Salvini la regia di una nuova fase confermando una vecchia storia: le crisi strutturali delle democrazie, bene bene che vada, finiscono sempre con lo spostamento a destra dell\u2019asse politico. Un governo Salvini \u2013 date le premesse e il personaggio \u2013 desta al solo pensiero motivate preoccupazioni. Scervellarsi sui tempi di una possibile evoluzione ha poco senso poich\u00e9 essa, qualunque possa essere, non pare realizzabile in tempi prossimi. L\u2019inconcludenza dannosa del governo, le tensioni politiche istituzionali che genera, gli opportunismi che la Lega e il M5S praticano con sfacciata arroganza inducono a pensare alle elezioni europee quale appuntamento per aprire un nuovo scenario. Ci arriveremo in un clima non certo decantato rispetto all\u2019attuale, ma ben pi\u00f9 aspro ed esasperato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Su un punto occorre, per\u00f2, ancora soffermarsi. Le alterazioni generate dalla coalizione gialloverde derivano dall\u2019equivoco di partenza poich\u00e9 il \u201ccontratto di governo\u201d non \u00e8 un\u2019intesa politico-programmatica, ma solo un incontrarsi per scopi non rispondenti ai fini particolaristici di ciascuno dei contraenti. Certo, \u00e8 un\u2019intesa, ma non basata, secondo la prassi dei regimi parlamentari, su un compromesso condiviso di prospettiva. \u00c8 un incontro esclusivamente temporaneo tanto che le due forze, prima o poi, si presenteranno alternative all\u2019elettorato. Inutile constatare che questo tanto richiamato \u201ccontratto di governo\u201d annuncia titoli senza definirne i contenuti cosicch\u00e9 ci\u00f2 che in termini di proposta programmatica questi dovrebbero rappresentare pu\u00f2 essere speso secondo le convenienze del momento. Tutto risulta indefinito. Lo \u00e8 il modo stesso di vivere del governo che non aspira nemmeno ad avere una propria autonoma funzione se pur di facciata, limitandosi a varare quanto deciso in altra sede cosicch\u00e9 questo governo finisce per essere una mera sede di ratifica. Se funzionasse, magari al minimo, potrebbe almeno sfiorare questioni politiche reali, dando alla collegialit\u00e0 quella parvenza prevista dalla Costituzione. Salvini, invece, spazia a tutto campo. Dagli esteri alla difesa, dalla sanit\u00e0 all\u2019economia, invadendo ogni settore senza nessuna remora: meglio sarebbe dire senza pudore alcuno. Questo avviene poich\u00e9 la linea del governo, in presenza di un presidente tragico nella propria impacciata banalit\u00e0, \u00e8 data dai due vicepresidenti che spesso decidono l\u2019accaparramento delle cariche pubbliche rilevanti con colpi di mano e talora senza nemmeno rispetto alcuno delle procedure, come nel caso della presidenza della Rai. Che ne ricaviamo da un quadro cos\u00ec sconsolante? Dopo aver mosso guerra alle \u00e9lites in nome del popolo oggi sono essi le \u00e9lites proprietarie e autoritative, demagogiche e incapaci, che si ergono prepotenti sulle macerie dello Stato di diritto, digiune di quelle caratteristiche che alle \u00e9lites necessitano per essere vera classe dirigente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La luce uscita violenta dalle urne del 4 marzo 2018 si sta appannando giorno dopo giorno. Il movimento, risultando un corpo poco solido dal momento che il consenso ricevuto non riesce n\u00e9 a fare massa n\u00e9 a fare squadra, si sta perdendo e modificando. L\u2019aspirazione a prefigurare, come sembrava essere nelle intenzioni di Grillo, una nuova spiaggia su cui impiantare un mondo ecologicamente nuovo si sfrangia e mina il disegno utopico del capo. Tra le due stagioni del movimento \u2013 quella della nascita e della crescita e quella delle responsabilit\u00e0 di governo \u2013 prende corpo un fattore lacerante: mentre nella prima bastavano i sogni a legittimare una militanza, nella seconda occorre cultura e capacita tecnica per affrontare la sfida del governo. Al di l\u00e0 delle dichiarazioni urlate, \u00e8 questa la prova primaria e dirimente del movimento. Al governo, accanto a una forza pi\u00f9 solida, agguerrita ed esperta qual \u00e8 la Lega, il movimento si \u00e8 smarrito, finendo per pagare un prezzo salato. Se guardiamo al Tav, alla Tap, all\u2019Ilva, al decreto Genova che prevedono grandi costi ambientali, cxi troviamo di fronte a una forza inadeguata e in contraddizione addirittura con i propri fondamenti ideologici. Un paniere di problemi che allontanano sempre pi\u00f9 il movimento da coloro che, magari per disperazione o per sola voglia di cambiamento, gli avevano dato il voto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il valzer della crisi della democrazia Salvini e Di Maio lo ballano da soli, pestandosi i piedi e andando fuori tempo: ma da soli. Il Pd \u00e8 una forza assente, incistato com\u2019\u00e8 nel nulla di una condizione il cui primo fondamentale errore consiste nel ritenersi un partito e, per di pi\u00f9, di sinistra. Alcuni intellettuali annunciano che \u00e8 arrivato il tempo della resistenza civile. Nobile intento in una stagione nella quale forte \u00e8 lo scivolamento verso valori antidemocratici. Per rialzare la testa occorre sicuramente anche la resistenza civile, ma in primo luogo occorre consapevolezza politica e credere che, a fronte di quest\u2019Italia, c\u2019\u00e8 un\u2019altra Italia che crede nella democrazia, nella libert\u00e0, nella Costituzione. Se il filo di quest\u2019Italia si connetter\u00e0, allora comincer\u00e0 a riprendere corpo la tramatura politica della Repubblica. \u00c8 una questione di idee, di forze sociali e di percorsi politici, del rinascere di una repubblicana moralit\u00e0 collettiva. Se cos\u00ec non dovesse essere, allora, forse, non resta che la resistenza civile. Ma questo \u00e8 un abito che l\u2019indole italiana non ama indossare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <\/strong><a href=\"https:\/\/www.ilponterivista.com\/blog\/2019\/01\/07\/resistenza-civile\/\">https:\/\/www.ilponterivista.com\/blog\/2019\/01\/07\/resistenza-civile\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ILPONTE (Paolo Bagnoli) &nbsp; Il 2018 passer\u00e0 alla storia come l\u2019anno gialloverde, quello di un\u2019esperienza che segna, da una parte, il punto di arrivo dei fallimenti politici succedutisi dal 1994 in poi e, dall\u2019altra, la discesa di qualit\u00e0, se non l\u2019avvio di una vera e propria dissoluzione, della nostra democrazia. 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