{"id":47901,"date":"2019-01-18T12:15:41","date_gmt":"2019-01-18T11:15:41","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=47901"},"modified":"2019-01-21T10:59:19","modified_gmt":"2019-01-21T09:59:19","slug":"sovranita-democrazia-e-socialismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=47901","title":{"rendered":"Sovranit\u00e0, democrazia e socialismo"},"content":{"rendered":"<p>di<strong> Manolo Monereo, H\u00e9ctor Illueca e Julio Anguita<\/strong><\/p>\n<p><em><strong>Traduzione a cura di Federico Musso (FSI Roma)<\/strong><\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Da quando Bodin ha scritto \u201cI sei libri della Repubblica\u201d nel 1576, il concetto di sovranit\u00e0 ha percorso un lungo cammino. In principio si associava allo Stato Assoluto e implicava la potest\u00e0 di sanzionare e derogare leggi e ottenere l\u2019obbedienza dei sudditi senza la necessit\u00e0 di un suo consenso. Tuttavia, una volta che il secolo XVIII irrompe nella storia, dopo un lungo conflitto sociale e politico, si riconosce il popolo come vero titolare della sovranit\u00e0 e si afferma la legge come espressione della volont\u00e0 popolare. Rousseau aveva fatto la sua apparizione. Da allora, l\u2019idea di sovranit\u00e0 \u00e8 stata sviluppata e puntualizzata da numerosi pensatori, generalmente nel senso di stabilire limiti al potere dello Stato e introdurre garanzie di fronte all\u2019arbitrariet\u00e0. Conservando sempre, per\u00f2, quella sostanza che aveva identificato Rousseau e che sta alla base della democrazia: la capacit\u00e0 dei popoli di autogovernarsi e decidere il modello sociale, economico e politico nel quale desiderano vivere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quindi, l\u2019Unione Europea \u00e8 la negazione della sovranit\u00e0 e della democrazia. Lo abbiamo detto nel passato e non andiamo a insistere in questo ora. L\u2019Europa neoliberale ha esacerbato la concorrenza tra paesi, ha liquidato i diritti sociali e sta corrompendo i valori civici delle societ\u00e0 europee. E ancora, il neoliberalismo ha diviso il continente europeo in un nucleo di paesi industrializzati diretti dalla Germania e una periferia sempre pi\u00f9 dipendente dal punto di vista economico. Nello spazio europeo non c\u2019\u00e8 posto per le politiche redistributive; qui l\u2019unica cosa che ci rientra \u00e8 un neomercantilismo feroce e impietoso che, nel mezzo del caos, genera crescita impoverendo le maggioranze sociali. I cittadini europei cominciano a capire il senso della <em>lex mercatoria <\/em>che comanda in Europa: chiunque si voti, \u00e8 lo stesso. E se qualcuno osa sfidare l\u2019autorit\u00e0 di Bruxelles, i mercati li fanno ragionare scatenando attacchi speculativi fino a provocare un \u201ccorralito bancario\u201d. In primis, la Grecia. Ora forse l\u2019Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E\u2019 passato del tempo dall\u2019approvazione del Trattato di Maastricht. Dopo tre decenni di neoliberalismo, le societ\u00e0 stanno reagendo nel senso previsto da Polanyi. Milioni di persone hanno perso tutto e assistono attonite alla disintegrazione delle sue comunit\u00e0 sociali. La miseria si estende ogni giorno e la giovent\u00f9 non ha un orizzonte. Pu\u00f2 forse sorprendere l\u2019auge che il populismo di destra sta vivendo in Europa? Sorprende la riapparizione di domanda di sovranit\u00e0, sicurezza, protezione di fronte alle conseguenze deleterie del mercato autoregolato? Sempre pi\u00f9 cittadini si appellano allo Stato e rivendicano una cornice nazionale perch\u00e9 sanno che \u00e8 l\u2019unica nella quale possono intervenire e vincere. Apostrofarli \u00a0\u201cfascisti\u201d significa non capire, o non voler capire, la vera natura dell\u2019Unione Europea, il suo carattere gerarchico e distruttivo, il suo orientamento profondamente antidemocratico. La ri-nazionalizzazione della politica europea non \u00e8 un effetto congiunturale della competizione fra partiti, ma il prodotto storico della globalizzazione capitalista e della forma specifica che ha adottato in Europa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A questo punto, bisogna essere chiari. Ci\u00f2 che si sta producendo in Europa non \u00e8 uno scontro fra un fascismo atavico e un europeismo che si finge liberal e cosmopolita. Ci\u00f2 che sta avvenendo \u00e8 uno scontro fra due nazionalismi esacerbati per la concorrenza che c\u2019\u00e8 nell\u2019economia europea: il nazionalismo economico della Germania, che propugna una politica mercantilista, e un nazionalismo reazionario e revanscista che emerge in paesi come Italia, Francia o Gran Bretagna, per non parlare dell\u2019Europa dell\u2019Est. L\u2019europeismo vago che esibiscono le elite politiche e economiche, la sua difesa chiusa dell\u2019euro e del mercato unico non \u00e8 che un alibi del nazionalismo economico tedesco. Quasi duecento anni fa, il grande economista tedesco Friedrich List avvert\u00ec lucidamente che la dottrina cosmopolita obbediva a ragioni nazionaliste dei paesi industrializzati, i quali predicano la libert\u00e0 di commercio ai paesi poveri solo quando sanno che non possono competere con essi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019europeismo e il globalismo possono ancora accattivare le classi medie intellettuali, per\u00f2 non freneranno l\u2019avanzamento del populismo di destra. Per fare ci\u00f2 serve una nuova sintesi politica che sia capace di interpellare gli strati popolari con idee forti, con passione e un immaginario radicali. La chiave \u00e8 unire un discorso diretto alla maggioranza sociale con un programma orientato alla difesa della dignit\u00e0 delle classi popolari e lavoratrici: il recupero della sovranit\u00e0 come base della democrazia; la reindustrializzazione della Spagna a partire dall\u2019intervento pubblico in economia; una politica orientata al pieno impiego e una profonda trasformazione dello Stato in senso repubblicano, federale e democratico. Naturalmente, esiger\u00e0 una ridiscussione delle alleanze internazionali e una nuova unione tra i paesi europei che rispetti la sovranit\u00e0 degli Stati: un\u2019Europa confederale. In fondo, la possibilit\u00e0 reale di una grande alleanza fra le classi lavoratrici, gli strati medi impoveriti e le piccole e medie imprese colpite dalla globalizzazione. Se non la costruisce la sinistra, non lo far\u00e0 nessuno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il sovranismo \u00e8 arrivato per rimanere. Quello che stiamo vedendo sono solo le avvisaglie della tempesta che si avvicina. A questo punto l\u2019unica domanda rilevante \u00e8 chi egemonizzer\u00e0 le forze sociali che la globalizzazione ha scatenato e che chiedono protezione, sicurezza e identit\u00e0. L\u2019inquietudine delle elite neoliberali europee risulta comprensibile: \u00e8 il correlato logico della sua ostilit\u00e0 allo Stato e alla democrazia. Al contrario, la posizione di alcuni intellettuali di sinistra \u00e8 molto difficile da comprendere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le persone che ci hanno criticato in questi giorni schivano il fatto che il controllo della sovranit\u00e0 \u00e8 una condizione indispensabile della democrazia. Non comprendono il carattere dipendente e subalterno del paese in cui vivono. Rifiutano, infine, qualunque possibilit\u00e0 di realizzazione storica concreta delle aspirazioni popolari. Hermann Heller scrisse alcune pagine luminose su questa contraddizione del movimento socialista. L\u2019unica alternativa reale al populismo di destra \u00e8 una sintesi politica che comprenda sovranit\u00e0, democrazia e socialismo come risposta alle sofferenze sociali provocate dal neoliberalismo. Una cosa, per\u00f2, \u00e8 sicura: il futuro dei popoli si costruir\u00e0 sopra le ceneri di questa Unione Europea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"https:\/\/www.cuartopoder.es\/ideas\/2018\/10\/02\/monereo-llamazares-illueca-soberania-democracia-socialismo\/\">Q<em>ui<\/em><\/a>\u00a0<em>la versione originale dell&#8217;articolo<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Manolo Monereo, H\u00e9ctor Illueca e Julio Anguita Traduzione a cura di Federico Musso (FSI Roma) &nbsp; Da quando Bodin ha scritto \u201cI sei libri della Repubblica\u201d nel 1576, il concetto di sovranit\u00e0 ha percorso un lungo cammino. 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