{"id":47932,"date":"2019-01-21T09:30:14","date_gmt":"2019-01-21T08:30:14","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=47932"},"modified":"2019-01-19T17:09:48","modified_gmt":"2019-01-19T16:09:48","slug":"ammuina-britannica-e-altre-questioni-continentali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=47932","title":{"rendered":"Ammuina britannica e altre questioni continentali"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>FEDERICO DEZZANI<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Il Parlamento inglese ha inflitto una sonora sconfitta a Theresa May, affossando l\u2019accordo Regno Unito-Unione Europea faticosamente redatto sin dalla primavera del 2017. La bocciatura dell\u2019accordo era una condizione necessaria, ma non sufficiente, per arrivare alla No Deal Brexit, che Londra persegue segretamente sin dall\u2019esito del referendum: tocca ora ai partiti paralizzare il Parlamento inglese sino al 29 marzo. Lo choc della No Deal Brexit infligger\u00e0 un durissimo colpo alla gi\u00e0 debilitata Unione Europea, sempre pi\u00f9 vicina alla recessione. Altri interessanti avvenimenti suggeriscono una politica angloamericana dall\u2019inconfondibile sapore anti-continentale.<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2 style=\"text-align: justify;\">72 giorni alla No Deal Brexit<\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">Buon anno nuovo, innanzitutto, ai lettori del blog: che anno sar\u00e0 il 2019? Beh, l\u2019unica certezza riguarda le proprie nostre azioni future. \u00c8 nostra intenzione seguire gli avvenimenti dei prossimi dodici mesi con pochi articoli,<a href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/geopolitica-applicata-al-2019\/\"> che si dipaneranno partendo dalla nostra analisi di lungo periodo redatta lo scorso dicembre.<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Partiamo con la clamorosa sconfitta di Theresa May al Parlamento inglese che, con 432 voti contrari e 202 favorevoli, ha sonoramente bocciato all\u2019accordo per l\u2019uscita ordinata del Regno Unito dall\u2019Inghilterra: si trattava del frutto di lunghi e faticosi negoziati, avviati nella primavera del 2017, quando la stessa Theresa May aveva attivato l\u2019articolo 50 del Trattato di Lisbona. Correva allora il 29 marzo 2017 ed erano previsti due anni per raggiungere una qualche forma di intesa: ne deriva che, sic rebus stantibus, l\u2019Inghilterra uscir\u00e0 comunque dall\u2019Unione Europea il 29 marzo 2019. Con o senza accordo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come avevamo evidenziato nella nostra analisi di lungo periodo, l\u2019obiettivo segretamente perseguito dall\u2019Inghilterra sin dal referendum \u00e8 proprio un\u2019uscita senza accordo, un caotico divorzio del Continente che massimizzi i danni economici-finanziari e destabilizzi ulteriormente la gi\u00e0 fragile e malconcia Unione Europea. Sul perch\u00e9 di tale strategia abbiamo gi\u00e0 scritto e detto, ma \u00e8 probabilmente opportuno rinfrescare la memoria del lettore: le potenze marittime angloamericane, con la svolta \u201cpopulista-sovranista\u201d del 2017, hanno dichiarato guerra alla loro ex-creatura, l\u2019Unione Europea, nel timore che l\u2019intera Europa centro-occidentale si integrasse con la Russia e la Cina, spostando definitivamente il fulcro del mondo dagli Oceani all\u2019Eurasia. Per l\u2019Unione Europea, perci\u00f2, \u00e8 in serbo un futuro di caos, disgregazione, rigurgito di nazionalismi e (senza alcuna esagerazione), conflitti militari. Quando il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, asserisce che \u00e8 interesse della Russia un\u2019Unione Europea forte ed indipendente, non mente<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/ammuina-britannica-e-altre-questioni-continentali\/#sdfootnote1sym\" name=\"sdfootnote1anc\"><sup>1<\/sup><\/a>: a Mosca sanno benissimo cosa significa la risurrezione dei nazionalismi appoggiati dagli angloamericani, avendolo prima sperimentato in Jugoslavia e poi in Ucraina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Torniamo al voto sulla Brexit. <a href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/terra-contro-mare-anche-su-carta\/\">Sin dalla Rivoluzione Inglese, la politica estera di Londra \u00e8 sempre stata una e soltanto una: contro il continente. Il regime parlamentare permette di perseguire tale strategia in modo subdolo ed ingannevole: tory e whigh, imperialisti e liberali, conservatori e laburisti, pacifisti e guerrafondai, francofili e francofobi, germanofili e germanofobi, russofili e russofobi<\/a>. Tutti costoro si alternano, litigano, strepitano, promettono, fanno e disfano. Ma la politica estera \u00e8 sempre e soltanto una: contro il continente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel caso in esame, tutto l\u2019arco parlamentare mira segretamente alla No Deal Brexit, ma la vuole ottenere in modo quasi \u201caccidentale\u201d, cosicch\u00e9 la drammatiche conseguenze economiche e finanziarie sembrino il frutto non di un disegno lucido e preciso, ma del \u201ccaso\u201d. Cos\u00ec, prima il voto sull\u2019accordo \u00e8 stato spostato dall\u201911 dicembre 2018 al 14 gennaio 2019, per ridurre di un mese il lasso di tempo per approntare una risposta. All\u2019indomani della bocciatura dell\u2019accordo UE-Brexit, la malconcia May, poco pi\u00f9 che un cadavere politico, \u00e8 stata mantenuta a Downing Street, sopravvivendo ad un voto di sfiducia (325 voti contro 306), ostaggio dell\u2019ala pi\u00f9 oltranzista del partito conservatore, quella che apertamente invoca il No Deal. Per i laburisti di Corbyn (che gi\u00e0 si sente primo ministro), non ci pu\u00f2 essere alcun negoziato finch\u00e9 i conservatori non rinunceranno all\u2019opzione \u201cNo Deal\u201d: ne scaturisce un insieme di veti incrociati che porter\u00e0 il Regno Unito ad una rovinosa uscita dalla UE il 29 marzo, dopo un <i>\u201cfacite ammuina\u201d <\/i>al Parlamento inglese lungo una settantina di giorni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il No Deal Brexit si abbatter\u00e0 cos\u00ec sull\u2019Unione Europea alle prese con:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>una recessione economica alle porte, con conseguenze esplosive per la tenuta del sistema bancario dell\u2019europeriferia e della stessa eurozona;<\/li>\n<li>una Francia in balia della rivoluzione colorata dei gilet jaunes;<\/li>\n<li>governi populisti in Italia e Polonia, pilotati a piacimento dagli angloamericani.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019effetto di questa molteplicit\u00e0 di crisi sulla sovrastruttura europea \u00e8 facilmente immaginabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il rapporto Italia e Polonia merita un piccolo approfondimento. Nel mese di dicembre, il vicepremier Matteo Salvini stup\u00ec molti proponendo un asse Roma-Berlino: il senso dell\u2019operazione era tentare di rompere l\u2019asse franco-tedesco, sfruttando la palese debolezza di Macron, ed infliggere il colpo di grazia alla UE. Non ci pu\u00f2 essere Unione Europea, infatti, senza collaborazione tra Parigi e Berlino. I tedeschi hanno ovviamente rifiutato, obbligando cos\u00ec il vicepremier a ripiegare sulla Polonia nazionalista di Diritto e Giustizia. Si tratta della stessa Polonia che, insieme ai Paesi Baltici ed all\u2019Ucraina, guida il fronte del \u201cno al Nord Stream 2\u201d, sotto l\u2019ala protettiva degli angloamericani. La vicenda del gasdotto che dovrebbe unire Russia e Germania ha risvegliato le pi\u00f9 profonde fobie delle potenze marittime, che vedono in questa infrastruttura la concretizzazione di un\u2019alleanza (franco)tedesca-russa, gi\u00f9 aborrita da Sir Halford Mackinder. L\u2019ambasciatore americano a Berlino, Richard Grenell, \u00e8 addirittura arrivato a minacciare l\u2019imposizione di sanzioni economiche contro le societ\u00e0 tedesche coinvolte nell\u2019opera<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/ammuina-britannica-e-altre-questioni-continentali\/#sdfootnote2sym\" name=\"sdfootnote2anc\"><sup>2<\/sup><\/a>, ultimo passo di un\u2019escalation tedesco-americana<a href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/un-popolo-unauto-rappresaglia\/\"> iniziata col Dieselgate.<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019UE quindi deve essere smontata, la potenza economica tedesca indebolita il pi\u00f9 possibile e, tra Polonia e Romania<a href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/la-nazionalizzazione-delleuropa-centrale-la-rinascita-dellintermarium\/\">, deve risorgere un \u201cvallo\u201d che separi le capitali dell\u2019Europa occidentale da Mosca (e, in prospettiva, da Pechino):<\/a> \u00e8 notizia di questi giorni che gli USA si ritireranno dal Trattato sui missili nucleari a medio raggio entro i primi di febbraio<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/ammuina-britannica-e-altre-questioni-continentali\/#sdfootnote3sym\" name=\"sdfootnote3anc\"><sup>3<\/sup><\/a>. Difficilmente i missili tattici saranno ricollocati in Germania, che si sta molto agitando in merito, ma \u00e8 facile che trovino ospitalit\u00e0 presso qualche Stato \u201csovranista e nazionalista\u201d dell\u2019Est Europeo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Nuovo Ordine Mondiale annunciato nel 1991, basato su UE\/NATO (l\u2019ipotesi di un\u2019uscita degli USA dall\u2019Alleanza Nord Atlantica non deve affatto essere considerata un\u2019idea estemporanea di Donald Trump<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/ammuina-britannica-e-altre-questioni-continentali\/#sdfootnote4sym\" name=\"sdfootnote4anc\"><sup>4<\/sup><\/a> che, lungi dall\u2019avvantaggiare i russi, sposterebbe il focus americano sui singoli nazionalismi), giunge quindi rapidamente al termine. Ma c\u2019\u00e8 poco da rallegrarsi, perch\u00e9 lo scontro tra potenze marittime e potenze continentali sta per entrare nel vivo.<\/p>\n<div class=\"banner-wrapper\" style=\"text-align: justify;\">\n<div id=\"content_middle_banner\" class=\"banner_google_336X280\"><\/div>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote1\" style=\"text-align: justify;\">\n<p class=\"sdfootnote\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/ammuina-britannica-e-altre-questioni-continentali\/#sdfootnote1anc\" name=\"sdfootnote1sym\">1<\/a>http:\/\/tass.com\/politics\/1040290<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote2\" style=\"text-align: justify;\">\n<p class=\"sdfootnote\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/ammuina-britannica-e-altre-questioni-continentali\/#sdfootnote2anc\" name=\"sdfootnote2sym\">2<\/a>https:\/\/www.reuters.com\/article\/us-germany-usa-russia-pipeline-idUSKCN1P70FR<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote3\" style=\"text-align: justify;\">\n<p class=\"sdfootnote\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/ammuina-britannica-e-altre-questioni-continentali\/#sdfootnote3anc\" name=\"sdfootnote3sym\">3<\/a>https:\/\/www.aljazeera.com\/news\/2019\/01\/rejects-russia-offer-save-key-missile-treaty-190117061720076.html<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote4\">\n<p class=\"sdfootnote\" style=\"text-align: justify;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/ammuina-britannica-e-altre-questioni-continentali\/#sdfootnote4anc\" name=\"sdfootnote4sym\">4<\/a>https:\/\/www.lastampa.it\/2019\/01\/15\/esteri\/nato-il-presidente-trump-ha-pensato-di-ritirarsi-dallalleanza-atlantica-IKJ81oGyrECFLLYN9DSb2K\/pagina.html<\/p>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/ammuina-britannica-e-altre-questioni-continentali\/\">http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/ammuina-britannica-e-altre-questioni-continentali\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di FEDERICO DEZZANI &nbsp; Il Parlamento inglese ha inflitto una sonora sconfitta a Theresa May, affossando l\u2019accordo Regno Unito-Unione Europea faticosamente redatto sin dalla primavera del 2017. 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