{"id":47942,"date":"2019-01-21T09:00:54","date_gmt":"2019-01-21T08:00:54","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=47942"},"modified":"2019-01-20T20:31:34","modified_gmt":"2019-01-20T19:31:34","slug":"libia-una-guerra-tutta-europea-perche-litalia-non-deve-perdere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=47942","title":{"rendered":"Libia, una guerra tutta europea Perch\u00e9 l\u2019Italia non deve perdere"},"content":{"rendered":"<p>di<strong> GLI OCCHI DELLA GUERRA (Luciana Coluccello)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-large wp-post-image\" src=\"http:\/\/www.occhidellaguerra.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/LP_8800291-1-1363x1080.jpg\" alt=\"Filippo Attili\/Palazzo Chigi\/LaPresse13-11-2018 Palermo, ItaliaPolitica Conferenza sulla LibiaNella foto: Conte, Haftar, Al SarrajDISTRIBUTION FREE OF CHARGE - NOT FOR SALE - Obbligatorio citare la fonte LaPresse\/Palazzo Chigi\/Filippo Attili\" width=\"666\" height=\"528\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non c\u2019\u00e8 nessun altro posto nel mondo che sia cos\u00ec importante per la nostra politica estera come la <strong>Libia<\/strong>, dicono gli <span id=\"more-67183\"><\/span>esperti di politica internazionale. La crisi libica, per\u00f2, non fa notizia. Forse perch\u00e9 abbiamo sentito cos\u00ec tanto parlare di migranti rinchiusi nei lager libici, e di tragedie sulla rotta Libia-Italia (l\u2019ultima l\u2019altro ieri, quando un gommone \u00e8 affondato e solo tre, di almeno 120 persone che erano a bordo, si sono salvate) che ormai siamo assuefatti.<ins id=\"aswift_0_expand\" data-ad-slot=\"8527991625\"><ins id=\"aswift_0_anchor\"><\/ins><\/ins><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eppure, come italiani, dovremmo interessarci molto seriamente alla stabilizzazione di quel territorio che, nei giorni scorsi, ha visto le milizie rivali tornare a scontrarsi, venendo meno al \u201ccessate il fuoco\u201d imposto dall\u2019Onu lo scorso settembre. Dovremmo, perch\u00e9, come ha sostenuto senza giri di parole il professore della Luiss Germano Dottori durante il convegno \u201cLibia, ieri, oggi domani\u201d, organizzato il 17 gennaio scorso da Omega (Osservatorio Mediterraneo di Geopolitica e Antropologia): \u201cLa guerra in Libia \u00e8 stata una <strong>guerra contro l\u2019Italia<\/strong>. Anche contro l\u2019Europa, ma principalmente contro l\u2019Italia\u201d. Quell\u2019Italia che l\u2019anno prima, nell\u2019agosto del 2010, aveva stretto accordi importantissimi con il <strong>colonnello Gheddafi<\/strong> e l\u2019anno dopo si \u00e8 vista costretta a bombardarlo: \u201cD\u2019altro canto, se non l\u2019avesse fatto, l\u2019Alleanza Atlantica, di cui anche noi facciamo parte, avrebbe bombardato anche i nostri impianti Eni\u00a0\u2013 ricorda Dottori. Il governo italiano ha, quindi, reagito alla primavera libica adeguandosi agli eventi, prestando la propria forza militare a un progetto diretto contro i suoi interessi nazionali. Grazie a questa scelta siamo rimasti in partita, ma non nelle condizioni di essere noi i principali protagonisti del processo di cambiamento e di ricucitura del Paese\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Terrorismo e sicurezza, migranti, energia. Se ci stanno a cuore questi temi, dovrebbe eccome starci a cuore anche quello che succede nella pancia libica. In questo senso, il convegno organizzato da Omega \u00e8 stato un ottimo spunto di riflessione. Qualche posizione discordante, come \u00e8 giusto che sia. Ma tutti, dagli inviati di guerra Alberto Negri e Ugo Tramballi, al medico fondatore di Amsi, Foad Aodi, all\u2019esperto di Studi Strategici Germano Dottori, erano d\u2019accordo su un punto: \u201cLa vera partita in Libia \u00e8 una partita europea, o meglio intra-europea\u201d. Una partita il cui esito \u201cdeterminer\u00e0 chi comanda in Europa\u201d, soprattutto in un momento in cui l\u2019amministrazione Trump preferisce non sporcarsi le mani direttamente, ma gioca da remoto, attraverso gli attori regionali, <strong>Arabia Saudita<\/strong> <em>in primis<\/em>.<\/p>\n<h2 style=\"text-align: justify;\">La situazione sul campo<\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">La questione pi\u00f9 calda in questi giorni \u00e8 quella del Fezzan (regione gi\u00e0 interessata dal \u201cMovimento della rabbia\u201d che chiede pi\u00f9 sicurezza e migliori servizi per il sud della Libia), su cui il governo di Tripoli (guidato da Fayez Al Saraj, sostenuto dall\u2019Unsmil, la missione Onu in Libia) e quello di Bengasi (guidato dal generale <strong>Khalifa Haftar<\/strong>) sono intervenuti in modo diverso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo ha cercato di portare pi\u00f9 interventi di stampo umanitario (come l\u2019invio di carburanti e medicinali, sempre scarsi in quell\u2019area, o la riattivazione delle centrali elettriche). L\u2019azione di Haftar, invece, \u00e8 stata pi\u00f9 militare. Il dominus della Cirenaica (area a ridosso dell\u2019Egitto) ha dato ordine di prendere il controllo nella zona sud-ovest della Libia al fine di \u201ctutelare la sicurezza dei residenti da terroristi e gruppi criminali\u201d. Considerata la presenza, in quella zona, di risorse strategiche come acqua, gas e soprattutto pozzi petroliferi, va da se quello che potrebbe essere in realt\u00e0 il vero obiettivo dell\u2019operazione.<ins class=\"adsbygoogle adsbygoogle-noablate\" data-ad-format=\"auto\" data-ad-client=\"ca-pub-5900703667713678\" data-adsbygoogle-status=\"done\"><ins id=\"aswift_4_expand\"><ins id=\"aswift_4_anchor\"><\/ins><\/ins><\/ins><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo quadro frammentato, il piano dell\u2019inviato Onu Ghassan Salam\u00e9 era convocare l\u2019Assembla Nazionale entro la fine di gennaio, con lo scopo di stabilire un dialogo tra i massimi esponenti della societ\u00e0 civile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma quanto \u00e8 verosimile nell\u2019immediato questa soluzione diplomatica? \u201cPer niente\u201d, sostiene Alberto Negri, secondo cui \u201c\u00e8 anche difficile che si riescano a tenere le elezioni parlamentari e il referendum costituzionale entro la primavera\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019operazione militare di questi giorni nel Fezzan ha rafforzato Haftar. A questo punto ci sono due possibilit\u00e0. O Haftar diventa ancora pi\u00f9 potente, e quindi potr\u00e0 sedersi ad un tavolo diplomatico. Oppure persegue una soluzione militare di forza. Teniamo contro, per\u00f2, che queste operazioni non sempre hanno successo in Libia, ed espongono il paese alle destabilizzazioni che abbiamo conosciuto in questi anni, <em>Daesh<\/em> in testa\u201d.<\/p>\n<h2 style=\"text-align: justify;\">Il ruolo dell\u2019Italia in Libia<\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Italia, come al solito, troppo tardi si \u00e8 accorta che doveva corteggiare anche attori diversi da Saraj. Forse perch\u00e9, come \u00e8 gi\u00e0 successo su altri teatri, anche questa volta non avevamo una strategia politica ben definita a monte, ma ci siamo limitati ad adattarci alle scelte fatte da altri, con vantaggi evidentemente marginali per il nostro Paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dice, a tal proposito, l\u2019esperto di politica estera Ugo Tramballi: \u201cLa politica degli ultimi tre governi che si sono succeduti, pi\u00f9 che essere una strategia \u00e8 un\u2019accusa ai francesi. \u00c9 vero che francesi e inglesi hanno destabilizzato il territorio. Per\u00f2 i francesi almeno nel frattempo hanno fatto la loro politica. Accusarli, \u00e8 un\u2019autoassoluzione che nasconde il nostro errore fondamentale: per troppo tempo abbiamo sostenuto solo una parte, quella di Sarraj, governo legittimato da Ue e Nazioni Unite, mentre per\u00f2 sul campo c\u2019era altro. E la Francia l\u2019ha capito bene: da una parte sostiene Haftar, dall\u2019altra, facendo parte di Ue e Nazioni Unite, rimane vicina a Sarraj\u201d.<ins class=\"adsbygoogle adsbygoogle-noablate\" data-ad-format=\"auto\" data-ad-client=\"ca-pub-5900703667713678\" data-adsbygoogle-status=\"done\"><ins id=\"aswift_5_expand\"><ins id=\"aswift_5_anchor\"><\/ins><\/ins><\/ins><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tramballi pone poi un problema di credibilit\u00e0 della nostra politica estera. \u201cIl vero ministro degli Esteri per i nostri interlocutori internazionali non \u00e8 Enzo Moavero Milanesi, ma Matteo Salvini. Che per\u00f2 propone politiche commercialmente diverse da quelle del Movimento 5 Stelle. Risultato: perdiamo ulteriormente di credibilit\u00e0. La continuit\u00e0 in una politica estera \u00e8 fondamentale, e per i grandi Paesi \u00e8 secolare. Per questo la Francia continua ad essere una grande potenza anche quando non lo \u00e8 pi\u00f9. Se non c\u2019\u00e8 continuit\u00e0 in politica estera non sei credibile. Quindi, devi accettare che non puoi portare a casa quello che vorresti riguardo, ad esempio, il tema <strong>migranti<\/strong>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rincara la dose Dottori: \u201cNon bisogna dimenticare, infatti, che se l\u2019Italia ha riconquistato qualche posizione in Libia, \u00e8 grazie al fatto che la Francia si \u00e8 trovata ad affrontare grandi problemi al suo interno, vedi i <a href=\"http:\/\/www.occhidellaguerra.it\/gilet-gialli-chi-sono-da-dove-vengono-e-quali-sono-le-loro-rivendicazioni\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">gilet jaunes<\/a> che stanno scuotendo in profondit\u00e0 la societ\u00e0 francese\u201d. \u201cCi\u00f2 che rende molto diversa la nostra politica in Libia rispetto a quella della Francia \u2013 continua il prof. Dottori \u2013 \u00e8 che noi siamo presenti in quel territorio perch\u00e9 l\u00ec abbiamo Eni, l\u00ec c\u2019\u00e8 il petrolio. L\u2019interesse nazionale francese, invece, \u00e8 estendere a un territorio cruciale come la Libia l\u2019area di Africa settentrionale sotto la loro preponderante influenza geopolitica. Controllerebbero, cos\u00ec, gli approvvigionamenti energetici che dall\u2019Africa raggiungono l\u2019Europa meridionale, bilanciando quello che fa la Germania con le forniture di gas e non solo\u201d.<ins id=\"aswift_1_expand\" data-ad-slot=\"8527991625\"><ins id=\"aswift_1_anchor\"><\/ins><\/ins><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In sostanza, mentre i francesi usano i soldi per acquisire potere, agli italiani interessa l\u2019utile economico. Un approccio che verrebbe da definire miope. \u201cMa fa parte della nostra cultura\u201d, conclude Dottori: \u201cPer noi la posta \u00e8 economica, per altri \u00e8 politica. Pensiamo alla Germania, che sar\u00e0 tra i primi Paesi a riaprire la propria ambasciata a Tripoli, e non \u00e8 un caso. Hanno bisogno di esserci, controllare da vicino quello che succede. Per questo la partita in Libia \u00e8 intra-europea. E per questo noi dobbiamo rimanere pienamente ingaggiati. Siamo in una fase di debolezza, per quanto possiamo contare su un lontano appoggio degli americani. Ma possiamo usare altre leve per trarre i nostri vantaggi, quanto meno nella lettura dei processi: capiamo meglio quella societ\u00e0, nel bene e nel male tra noi e la cultura araba c\u2019\u00e8 molta pi\u00f9 contiguit\u00e0 di quanta non ce ne sia tra loro e molti altri Paesi europei\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:<\/strong> <a href=\"http:\/\/www.occhidellaguerra.it\/67183-2\/\">http:\/\/www.occhidellaguerra.it\/67183-2\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di GLI OCCHI DELLA GUERRA (Luciana Coluccello) Non c\u2019\u00e8 nessun altro posto nel mondo che sia cos\u00ec importante per la nostra politica estera come la Libia, dicono gli esperti di politica internazionale. 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