{"id":47981,"date":"2019-01-22T10:30:22","date_gmt":"2019-01-22T09:30:22","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=47981"},"modified":"2019-01-21T19:57:54","modified_gmt":"2019-01-21T18:57:54","slug":"vecchi-e-nuovi-repubblicani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=47981","title":{"rendered":"Vecchi e nuovi repubblicani"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>IL TASCABILE (Paolo Mossetti)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-featured size-featured wp-post-image\" src=\"https:\/\/s3-eu-west-1.amazonaws.com\/iltascabile\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/16092331\/trump1.jpg\" sizes=\"(max-width: 1440px) 100vw, 1440px\" srcset=\"https:\/\/s3-eu-west-1.amazonaws.com\/iltascabile\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/16092331\/trump1.jpg 1440w, https:\/\/s3-eu-west-1.amazonaws.com\/iltascabile\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/16092331\/trump1-375x184.jpg 375w, https:\/\/s3-eu-west-1.amazonaws.com\/iltascabile\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/16092331\/trump1-768x378.jpg 768w, https:\/\/s3-eu-west-1.amazonaws.com\/iltascabile\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/16092331\/trump1-1024x503.jpg 1024w, https:\/\/s3-eu-west-1.amazonaws.com\/iltascabile\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/16092331\/trump1-240x118.jpg 240w, https:\/\/s3-eu-west-1.amazonaws.com\/iltascabile\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/16092331\/trump1-360x176.jpg 360w\" alt=\"repubblicani\" width=\"1440\" height=\"708\" \/><\/p>\n<div id=\"primary\" class=\"content-area\">\n<article class=\"post single\">\n<header class=\"post__header single__header\">\n<div class=\"single__headerWrapper l-wrapper\">\n<p class=\"p1\"><strong><span class=\"s1\">Gli Stati Uniti di Trump non sono una mutazione imprevista, ma il risultato di generazioni di cattiva politica.<\/span><\/strong><\/p>\n<div class=\"single__authorDetail\">\n<div class=\"authorBio\">\n<div class=\"authorBio__bio\"><strong><a class=\"authorBio__name\" href=\"https:\/\/www.iltascabile.com\/author\/paolo-mossetti\/\"> Paolo Mossetti <\/a> \u00e8 scrittore e vive a Napoli. Ha vissuto anche a Milano, Londra e New York, dove ha lavorato come cuoco. Ha collaborato o collabora con riviste come Through Europe, Vice, Rolling Stone Italia, Domus, Il Manifesto.<\/strong><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/header>\n<\/article>\n<\/div>\n<div class=\"single__content\">\n<div class=\"single__contentWrapper l-wrapper\">\n<div class=\"single__socials\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span class=\"dropcap \">Q<\/span>uando, nel 1955, il corpo del quattordicenne Emmett Till fu ritrovato in un fiume, maciullato di botte da tre uomini che non gli avevano perdonato di aver rivolto parola ad una donna bianca, la madre decise di esporlo cos\u00ec come lei l\u2019aveva riavuto indietro. Gonfio, sfigurato, senza trucchi cosmetici, in una bara senza coperchio. I milioni di occhi che si posarono su quel corpo, tramite le migliaia di passanti che si fermarono in quella casa di pompe funebri di Chicago, e innumerevoli riviste di cronaca \u2013 guardarono in faccia la brutalit\u00e0 del sistema castale americano. Soprattutto presero parte \u2013 anche se in quel momento non lo sapevano \u2013 a un evento epocale, che avrebbe catalizzato le lotte per i diritti civili per tutto il decennio a venire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La tradizione politica e letteraria occidentale \u00e8 punteggiata di cambi di paradigma avvenuti attorno a una salma: basti pensare al Marc\u2019Antonio di Shakespeare, che incitava i romani a vendicare l\u2019assassinio di Cesare, oppure agli antichi greci. Un classico modello per le orazioni funebri ci arriva da Pericle, uomo di stato ateniese, durante la guerra tra la sua citt\u00e0 e Sparta. Le ceneri dei soldati morti nel primo anno di conflitto erano collocate in un feretro di legno cosparso di alloro; straziata da una pestilenza, Atene era vestita a lutto, mentre il popolo spargeva incenso per le strade: Pericle fu scelto per convincerlo che altre truppe di volontari erano necessarie. Lo fece con un discorso che rest\u00f2 memorabile: \u201cIl nostro sistema politico non si propone di imitare le leggi di altri popoli: noi non copiamo nessuno, piuttosto siamo noi a costituire un modello per gli altri. Si chiama democrazia, poich\u00e9 nell\u2019amministrare si qualifica non rispetto ai pochi, ma alla maggioranza\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">John McCain, il senatore repubblicano scomparso due mesi fa per una forma aggressiva di cancro al cervello, aveva un debole per le citazioni di Pericle. Proprio come il capo di stato ateniese, i suoi amici e la sua famiglia hanno pensato di rendergli omaggio, durante una cerimonia pubblica alla National Cathedral di Washington, ricordandone il coraggio e il patriottismo della sua vita pubblica, lui che era diventato un martire nazionale nel 1973 dopo essere riemerso da cinque anni di brutale prigionia in Vietnam \u2013 e nemmeno un commilitone tradito nonostante le torture.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo pedigree non era bastato a risparmiare all\u2019ex militare uno dei pi\u00f9 famigerati colpi bassi della campagna elettorale del 2016. S\u00ec, avr\u00e0 anche preso botte senza fare mai la spia, aveva spiegato l\u2019allora candidato Donald Trump, ma McCain \u201cnon \u00e8 un eroe di guerra\u201d. \u00c8 semplicemente considerato tale \u201cperch\u00e9 fu catturato. A me piacciono quelli che non sono stati catturati\u201d. Parole pronunciate davanti una platea di tremila cristiani conservatori che provocarono una vera bufera all\u2019interno del Gop, mentre i commenti razzisti sui messicani avevano provocato reazioni molto pi\u00f9 blande. Come ha twittato l\u2019autrice teatrale inglese Lucy Prebble, \u201c\u00e8 raro per un funerale avere una nemesi\u201d. Eppure questo \u00e8 quello che \u00e8 successo nella cerimonia dell\u2019addio a McCain: i figli del senatore scomparso, il discorso di Obama, i Clinton inquadrati che si scambiavano dolcezze con i Bush: tutto sembrava assumere la forma di una frecciata al Grande Assente, al Nemico Numero Uno.<\/p>\n<blockquote class=\"blockquote \"><p>Da un lato c\u2019\u00e8 l\u2019apoteosi delle tradizioni repubblicane dei conservatori e dei progressisti; dall\u2019altro lo squallore del presente attuale.<\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da un lato, dunque, l\u2019apoteosi delle tradizioni repubblicane \u2013 quasi eurocentriche nella loro algidit\u00e0 \u2013 dei conservatori e dei progressisti <i>per bene<\/i>; dall\u2019altro, sembrava intravedersi lo squallore del presente, di colui che incarna la corruzione della vita pubblica americana: il presidente bancarottiero e renitente alla leva, mai stato in guerra, che mai ha imbracciato un fucile. All\u2019opposto, McCain: un galantuomo che, nel 2008, mentre correva per la Casa Bianca, aveva messo a tacere un\u2019anziana signora che dal pubblico gli chiedeva delle presunte origini arabe di Obama. Ovvio che il suo commiato diventasse, per innumerevoli opinionisti, l\u2019occasione per un triste confronto tra due mondi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma parlando di McCain parliamo pur sempre di un ex militare che per bombardare Hanoi, in una guerra persa disastrosamente, era partito volontario; che era tornato a casa s\u00ec fortemente menomato, ma che aveva iniziato la sua carriera politica anche grazie un matrimonio con una ereditiera milionaria. Un feroce anticomunista che ancora nel 2010 chiedeva di completare \u201cquel dannato muro\u201d, riferendosi ovviamente al <i>Wall<\/i> col Messico, che Trump oggi vuole costruire anche a costo di tenere in ostaggio l\u2019intera Capitol Hill. Si capiva durante quel funerale \u2013 e si capisce tuttora \u2013 il bisogno di ritrovare in politica la civilt\u00e0 dimenticata. Eppure, non \u00e8 anche su queste ipocrisie che prosperano i nazional-populisti?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno dei commenti pi\u00f9 lucidi in questo senso ce lo fornisce <a href=\"https:\/\/twitter.com\/heerjeet\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Jeet Heer<\/a>, opinionista di <i>The New Republic<\/i>, in un lungo <i>thread<\/i> su Twitter. Heer spiega come questa messa in scena, il contrasto tra il vecchio <i>establishment<\/i>\u00a0\u2013 incarnato da due opposti apparenti, Bush e Obama \u2013 e il nuovo \u2013 rappresentato da Trump che durante i funerali gioca a golf \u2013 sia una \u201cfalsa dicotomia\u201d. Perch\u00e9, scrive Heer, \u00e8 \u201cproprio il vecchio establishment ad aver creato Trump\u201d. \u201cTrump non \u00e8 stato creato da un\u2019immacolata concezione ma \u00e8 il vero erede di generazioni di cattiva politica, a cominciare dalla <i>southern strategy<\/i> del Gop che faceva appello ai temi razziali\u201d. Heer si riferisce alla svolta epocale del 1964, quando per la prima volta dalla Guerra Civile tutti gli Stati del Sud Est americano passarono ai Repubblicani, dopo essersi sentiti traditi dai Democratici che avevano allargato i diritti civili ai neri. Ma si pensi, anche, \u201ca tutte le scelte dell\u2019\u00e9lite che hanno portato a Trump: le bugie della guerra irachena, l\u2019islamofobia normalizzata, l\u2019economia dell\u2019azzardo che ha portato al collasso nel 2008, il fallimento di Obama nel perseguire i banchieri\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli Stati Uniti di Trump non sono una mutazione genetica imprevista, ma il frutto di una classe dirigente che per decenni ha fatto l\u2019occhiolino al razzismo, promosso l\u2019anti-intellettualismo, creduto nei negazionisti climatici. Sembra lontano anni luce il tempo in cui una delle voci pi\u00f9 ascoltate della destra era un giornalista come William Buckley, il cui linguaggio, la cui erudizione risultano improponibili oggi, al tempo degli Youtuber dell\u2019<i>alt-right<\/i>. E c\u2019\u00e8 anche il discorso sulla corruzione, con la tolleranza delle \u00e9lite per la spregiudicatezza dei suoi uomini. \u201cFigure come Paul Manafort hanno flirtato con l\u2019illegalit\u00e0 per decenni, e sono state benvenute da persone come Reagan e Dole\u201d, scrive Heer. \u201cCi sorprende davvero che avrebbero compiuto il passo successivo, e fatto eleggere Trump con l\u2019aiuto di una potenza straniera?\u201d<\/p>\n<blockquote class=\"blockquote \"><p>La politica di \u201ccompetenti\u201d \u00e8 un Ancien R\u00e9gime in via di estinzione, mentre il populismo trae la sua forza dalla continua erosione delle vecchie norme liberali.<\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo sta rischiando di diventare, dunque, il funerale delle democrazie liberali: un evento che vorrebbe essere commovente, coinvolgente ed epocale; l\u2019occasione per sorvegliare un\u2019eredit\u00e0 che rischia di essere cancellata dalla Storia, e rivendicare un patrimonio politico messo a repentaglio dalla rivolta delle destre. In realt\u00e0, \u00e8 un cerimoniale che sta mostrando tutta la debolezza della politica dei \u201ccompetenti\u201d, di \u201cquelli bravi\u201d delle due coste dell\u2019Atlantico: un Ancien R\u00e9gime in via di estinzione, proprio mentre il populismo trae la sua forza dalla continua erosione delle vecchie norme liberali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Susan Glasser, firma del <i>New Yorker<\/i>, aveva definito la commemorazione del pluridecorato McCain \u201cil pi\u00f9 grande raduno della Resistenza fino a questo momento\u201d. Dopo avervi partecipato, scriveva: \u201cMi sono imbattuta in Jeff Flake, senatore dell\u2019Arizona proprio come McCain, e come McCain uno dei pochi repubblicani di Capitol Hill rimasti che criticano apertamente il presidente. \u2018La febbre passer\u00e0\u2019, ha detto Flake. \u2018Deve passare\u2019. Una cosa stranamente ottimista da dire a un funerale\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il problema \u00e8 che questo lo aveva detto anche Obama, nel 2012 e per tutti gli anni successivi, convinto che l\u2019ascesa del Tea Party si sarebbe esaurita dopo la sua rielezione. E invece la frangia \u00a0pi\u00f9 reazionaria del conservatorismo non solo non \u00e8 morta ma \u00e8 diventata addirittura egemonica, prendendosi tutto o quasi il Partito Repubblicano. Secondo il politologo Geoffrey Kabaservice, lo spirito del Tea Party ce l\u2019avrebbe fatta in una maniera non dissimile da quella adoperata dai bolscevichi russi contro il governo provvisorio, nel 1917, vale a dire martellando i moderati ai fianchi, evitando ogni dialogo, con un\u2019energia inesauribile e moltissima disciplina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo scorso agosto <i>The Atlantic<\/i> aveva pubblicato un articolo in cui l\u2019ex <i>speechwriter <\/i>di George Bush figlio, David Frum, prendeva di mira la parabola di Dinesh D\u2019Souza, passato dall\u2019essere un rispettato polemista a un complottista pro-Trump fuori di testa, amato da moltissimi repubblicani. \u201cSono davvero loro a essere cambiati\u201d, si domandava, riferendosi ai nuovi alleati di Trump, \u201coppure sono cambiato io?\u201d Frum faceva capire non solo di sentirsi a disagio davanti all\u2019involuzione di D\u2019Souza, ma anche di non riconoscere pi\u00f9 i suoi colleghi di partito. Una delle risposte pi\u00f9 lucide a questo sfogo proviene da Seth Cotlar, un professore di Storia americana alla Willamette University, che ha affrontato la questione posta da Frum in una lunga e articolata discussione su Twitter. Cotlar spiega che, in realt\u00e0, \u00e8 proprio Frum ad essere cambiato, poich\u00e9 per almeno due decenni il Partito Repubblicano e la sua classe dirigente hanno gettato le basi per una sorta di proto-trumpismo, che si \u00e8 evoluto oggi nella sua forma pi\u00f9 aggressiva, ma anche pi\u00f9 autentica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 la tesi centrale nei <i>Never Trumpers<\/i>\u00a0\u2013 i conservatori che preferirebbero addirittura un democratico alla Casa Bianca piuttosto che l\u2019imprenditore e star di <i>The Apprentice<\/i>\u00a0\u2013 a non funzionare: vale a dire l\u2019idea che il conservatorismo oggi non sia altro che una versione imbastardita, volgare, oscena di ci\u00f2 che era nei bei tempi andati. Per Cotlar, bisogna invece fare qualche passo indietro, ricordarsi cos\u2019\u00e8 stata davvero la destra americana anni Novanta, un tempo in cui i <i>Never Trumper <\/i>di oggi avevano tutte le leve del potere in mano ed erano molto pi\u00f9 sfacciati. Un tempo in cui un giovane membro del Congresso della Georgia, Newt Gingrich \u2013 un novellino politico con un dottorato in Storia \u2013 portava il mantello del \u201cleader conservatore dalle grandi idee\u201d.<\/p>\n<blockquote class=\"blockquote \"><p>Il Partito Repubblicano ha gettato le basi per una sorta di proto-trumpismo, che si \u00e8 evoluto oggi nella sua forma pi\u00f9 aggressiva, ma anche pi\u00f9 autentica.<\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Presentava, l\u2019allora speaker del Congresso, astro nascente del partito repubblicano, architetto della trionfale vittoria alle elezioni di Midterm, quel \u201cContratto con l\u2019America\u201d che prevedeva sussidi pro-natalit\u00e0 in cambio di tagli brutali all\u2019istruzione, repressione poliziesca ovunque, il ritiro delle truppe americane dall\u2019Onu, revisione di tutti i trattati commerciali. Una formula, quella del contratto con il popolo, che avrebbe ispirato pi\u00f9 in l\u00e0 anche Silvio Berlusconi in Italia, ma che nel caso di Gingrich era guidata dall\u2019assecondamento delle paure e dei desideri pi\u00f9 gretti dell\u2019America, fuori da ogni regime ideologico o criterio scientifico. Seth Cotlar ricorda anche le \u201clezioni\u201d di Gingrich, in storia, sociologia e scienze politiche indirizzate al Gop e alla nazione, che \u201csuonano come trascrizioni dei comizi di Trump, con la differenza che sono scritte col vocabolario di un liceale piuttosto che di uno delle elementari [\u2026], un flusso di coscienza incomprensibile. [\u2026] Nessuno che abbia una rudimentale conoscenza di storia americana o di scienze sociali potrebbe prenderlo sul serio\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec come non esiste davvero la distinzione tra il rispettabile D\u2019Souza e il D\u2019Souza sciroccato, spiega Cotlar, cos\u00ec non esiste una distinzione tra il Partito Repubblicano degenerato di Trump e quello che abbiamo conosciuto nei decenni precedenti. Anche allora si ritrovavano, nei testi diffusi da alcuni degli intellettuali pi\u00f9 in voga a destra fra molti repubblicani di prim\u2019ordine, battute e luoghi comuni grossolani contro le minoranze e la cultura liberale. Anche durante il reaganismo apparvero trovate da cabaret politico che non avrebbero sfigurato nell\u2019epoca della cialtroneria populista: la Curva di Laffer disegnata su un tovagliolo per giustificare la Flat tax; Ollie North, il marine riciclatosi prima in trafficante in Nicaragua, poi in star della tv; James Watt, il direttore dell\u2019Environmental Protection Agency che credeva che non bisognava proteggere l\u2019ambiente perch\u00e9 l\u2019Avvento di Cristo e la fine del mondo erano imminenti. E come non ricordare che Cheney e altri conservatori \u201cseri\u201d avevano sostenuto fino all\u2019ultimo momento l\u2019apartheid in Sudafrica, mentre Reagan era a dir poco tollerante con dittatori come Pinochet? Era gi\u00e0 l\u00ec l\u2019embrione del trumpismo, e gi\u00e0 allora gli intellettuali critici venivano scaricati come sinistrorsi isterici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qual \u00e8 la differenza tra l\u2019<i>American greatness <\/i>di McCain e il <i>Make America Great Again<\/i> di Trump, dunque? Sono chiaramente dottrine sorelle, entrambe varianti del nazionalismo. Quella di McCain era, almeno a parole, una che guardava avanti, inclusiva e antirazzista. Come spesso \u00e8 accaduto le parole di McCain sono state tradite dalle suo scelte politiche: nel 2008 sceglieva come vicepresidente Sarah Palin, una religiosa radicale, un prodotto del Tea Party, una versione <i>in fieri<\/i> della fanatica trumpiana. Al contrario, il nazionalismo reazionario di Trump e del suo sodale Steve Bannon \u00e8 alimentato a secchiate di vendetta; gli immigrati servono solo come esche per esacerbare l\u2019odio della folla; la politica estera gli serve solo per placare il risentimento razziale, e la sensazione che il paese pi\u00f9 armato e ricco della Terra sia stato fregato per troppi anni. McCain, dunque, non \u00e8 la stessa cosa di Trump. Ma pochi saprebbero definire in che modo, senza che la spiegazione sembri come una pura questione formale, un occultamento di mostruosi compromessi.<\/p>\n<blockquote class=\"blockquote \"><p>Qual \u00e8 la differenza tra l\u2019American greatness di McCain e il Make America Great Again di Trump, dunque?<\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">In fondo, lo stesso David Frum rappresentava tutte le ragioni e limiti del vecchio regime: era stato uno degli ideatori della formula \u201casse del male\u201d che aveva definito la politica post 11 settembre di Bush, ma dopo aver fatto da consulente al senatore McCain, in campagna presidenziale, aveva mollato pur di non delegittimare l\u2019avversario Barack Obama. Frum era stato, nel 2010, uno dei promotori dell\u2019iniziativa No Labels, che nasceva per superare gli opposti estremismi e metteva insieme senatori democratici e repubblicani, il sindaco di New York Mike Bloomberg, professori della liberale Columbia University, altri reduci dell\u2019era clintoniana e bushiana. Tutto ci\u00f2 che si proponeva quel raggruppamento \u00e8 fallito: destra e sinistra in Occidente sono sempre pi\u00f9 confusi nel dibattito pubblico, ma mai come adesso sembrano lacerati i valori fondamentali, mai come adesso una parte del Paese odia l\u2019altra, mai come adesso sono saltati tutti i codici etici nei dibattiti, il fair play, le mediazioni, i compromessi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019elezione inaspettata di Trump ha aperto una crisi generale di legittimit\u00e0 nel vecchio ordine liberale, che in breve tempo \u00e8 collassato in mezzo occidente, aprendosi su una a vera e propria crisi organica delle democrazie contemporanee. E cos\u00ec ci ritroviamo editoriali anonimi come quello del mese scorso sul Times che fanno esplicitamente riferimento a una guerra intestina, allo \u201cStato nello Stato\u201d, al pan per focaccia delle character assassination degli avversari, a colpi di insinuazioni, accuse, partigianerie. La crisi nasce dal fatto che non sono pi\u00f9 tollerate le finzioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Trump \u00e8 un potere che si palesa in tutta la sua mostruosit\u00e0, mentre l\u2019opposizione crede di potersi rifugiare dietro antichi rituali e consunti formalismi. Il messaggio del funerale \u00e8 stato: l\u2019\u00e9lite che un tempo occupava tutti i ruoli chiave, oggi, all\u2019unanimit\u00e0, prova disprezzo per il nuovo volto del potere. Il problema \u00e8 che manca qualsiasi senso di responsabilit\u00e0 per averlo legittimato. Forse, pi\u00f9 che analisi stucchevoli su quanto autoritaria e razzista sia diventata la politica contemporanea, sarebbe interessante leggere qualche presa d\u2019atto degli errori che l\u2019hanno portata l\u00e0 dov\u2019\u00e8; un racconto che non inquadri questa distruzione delle norme come un cigno nero, come un\u2019invasione aliena, ma come la naturale e inquietante evoluzione di un corpo politico senza bussola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cToglimi una curiosit\u00e0: se le regole che hai seguito ti hanno portato fino a questo punto, a che servivano quelle regole?\u201d, dice Anton Chigurh, il killer psicopatico di <i>Non \u00e8 un paese per vecchi<\/i>. Il liberalismo bipartisan vorrebbe far credere che, quando l\u2019ondata populista sar\u00e0 passata, gli adulti nella stanza prenderanno di nuovo il comando. Ma le regole seguite da quel consenso bipartisan sono saltate, e probabilmente non torneranno neppure quando Trump salter\u00e0. Gli adulti hanno avuto la loro chance, e l\u2019hanno sprecata. E non si pu\u00f2 uscire da una crisi di legittimit\u00e0 politica con i <i>retweet<\/i> dei direttori di riviste, o scambiando convenevoli e sorrisi a un funerale.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.iltascabile.com\/societa\/vecchi-nuovi-repubblicani\/?fbclid=IwAR20358duWN1EA9FD6XpfCkWUBz8SFzWAd_a8_7xhGOCTtQ4zGDSYJlpm98\">https:\/\/www.iltascabile.com\/societa\/vecchi-nuovi-repubblicani\/?fbclid=IwAR20358duWN1EA9FD6XpfCkWUBz8SFzWAd_a8_7xhGOCTtQ4zGDSYJlpm98<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di IL TASCABILE (Paolo Mossetti) &nbsp; Gli Stati Uniti di Trump non sono una mutazione imprevista, ma il risultato di generazioni di cattiva politica. Paolo Mossetti \u00e8 scrittore e vive a Napoli. Ha vissuto anche a Milano, Londra e New York, dove ha lavorato come cuoco. 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