{"id":48137,"date":"2019-01-25T10:00:16","date_gmt":"2019-01-25T09:00:16","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=48137"},"modified":"2019-01-24T15:06:47","modified_gmt":"2019-01-24T14:06:47","slug":"la-fine-del-mondo-capitalismo-e-mutazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=48137","title":{"rendered":"La fine del mondo. Capitalismo e mutazione"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>LE PAROLE E LE COSE (Daniele Balicco)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-full size-full wp-post-image\" src=\"https:\/\/i2.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/cropped-burtynsky-oxford-tire-pile-8-1999-1024x325-1.jpeg?fit=1024%2C325\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"325\" data-attachment-id=\"34652\" data-permalink=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?attachment_id=34652\" data-orig-file=\"https:\/\/i2.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/cropped-burtynsky-oxford-tire-pile-8-1999-1024x325-1.jpeg?fit=1024%2C325\" data-orig-size=\"1024,325\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"cropped-burtynsky-oxford-tire-pile-8-1999-1024\u00d7325\" data-image-description=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i2.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/cropped-burtynsky-oxford-tire-pile-8-1999-1024x325-1.jpeg?fit=300%2C95\" data-large-file=\"https:\/\/i2.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/cropped-burtynsky-oxford-tire-pile-8-1999-1024x325-1.jpeg?fit=525%2C167\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>[<em>Questo saggio di Daniele Balicco \u00e8 uscito il 21 dicembre 2015<\/em>].<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify; padding-left: 150px;\">Nella manifattura la rivoluzione del modo di produzione prende come punto di partenza la forza-lavoro; nella grande industria il mezzo di lavoro. Occorre dunque indagare in primo luogo in che modo il mezzo di lavoro viene trasformato in macchina, oppure in che modo la macchina si distingue dallo strumento del lavoro artigiano.<br \/>\nKarl Marx, <em>Il capitale<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify; padding-left: 150px;\">Noi ci siamo occupati tanto a fondo del problema di sapere che cosa pensiamo da esserci dimenticati di chiederci che cosa la psiche inconscia pensi di noi.<br \/>\nCarl Gustav Jung, <em>L\u2019uomo e i suoi simboli<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify; padding-left: 150px;\">Il rito, ogni rito, \u00e8 un condensato di storia e preistoria: \u00e8 un nocciolo dalla struttura fine e complessa, \u00e8 un enigma da risolvere; se risolto, ci aiuter\u00e0 a risolvere altri enigmi che ci toccano pi\u00f9 da vicino.<br \/>\nPrimo Levi, <em>Opere<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1. Realismo ingenuo<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La cultura contemporanea occidentale immagina il proprio futuro con molta difficolt\u00e0. Non a caso la forma pi\u00f9 comune di rappresentazione simbolica del futuro \u00e8 la catastrofe. Naturalmente esistono ragioni oggettive che possono giustificare questo impulso simbolico autodistruttivo. Prima fra tutte, la percezione fisica, percettiva, estetica della distruzione dell\u2019ecosistema e della biosfera; ma, subito dopo, potremmo enumerare una serie di condizioni di pericolo a cui ci stiamo abituando a essere esposti, per lo meno a livello ipotetico: caos sociale, crisi economiche, povert\u00e0, violenza politica, guerre, terrorismo, se la nostra sensibilit\u00e0 \u00e8 soprattutto storico politica; contaminazioni radioattive, manipolazioni genetiche, epidemie, avvelenamenti di massa, disastri tecnologici, se ci spaventano di pi\u00f9 quelli che Ivan Illich avrebbe chiamato gli esiti contro-produttivi della produttivit\u00e0 (cfr. Illich 1973). Anche solo l\u2019elenco sommario di queste condizioni di pericolo mostra come, in questi ultimi decenni, la cultura occidentale abbia sperimentato, con intensit\u00e0 crescente, la crisi dell\u2019idea di progresso, non tanto a livello teorico, quanto a livello <em>percettivo-sensibile<\/em>. La societ\u00e0 contemporanea trova per\u00f2 anche molto difficolt\u00e0 a immaginare il passato. Da meno di vent\u2019anni comunichiamo tutti con la posta elettronica. Difficile pensare come vivessero, non dico i nostri nonni, ma perfino i nostri genitori, alla nostra stessa et\u00e0, senza computer, senza cellulari, senza internet. Per contro, abbiamo la possibilit\u00e0 di accedere a una quantit\u00e0 enorme di documenti del passato, anche remoto, in forma digitale. Le stesse informazioni che avremmo recuperato in mesi di studio, lavorando su materiale d\u2019archivio, oggi le otteniamo in pochi secondi, con un motore di ricerca, dal nostro computer di casa. La quantit\u00e0 sconfinata di informazioni del passato, depositata nella memoria alfanumerica delle macchine digitali, non pu\u00f2 non suscitare un sentimento simile a quello che Gunter Anders avrebbe definito \u201cvergogna prometeica\u201d(cfr. Anders 2007).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Allo stesso tempo, per\u00f2, l\u2019immensa memoria digitale a cui possiamo accedere oggi permette una conoscenza del passato solo visiva, solo mentale, solo astratta. Non possiamo toccare i documenti, non possiamo sentirne l\u2019odore, non possiamo avere un\u2019idea tridimensionale del luogo fisico dove sono stati conservati, per anni o secoli. Esattamente come per l\u2019idea di progresso e di futuro, \u00e8 a livello <em>percettivo-estetico<\/em> che non riusciamo pi\u00f9 a <em>sentire<\/em> il passato: tanto come appartenenza, quanto come discontinuit\u00e0. Forse perch\u00e9, come sostiene Christoph Turke, con la trasformazione digitale del mondo \u00e8 come se stessimo <em>vivendo<\/em> per la prima volta le conseguenze teoriche della rivoluzione copernicana a livello percettivo di massa (cfr. Turke 2002). Cosa significa? Semplicemente, che nell\u2019universo microelettronico nel quale ormai tutti parzialmente abitiamo, lo spazio e il tempo iniziano a essere vissuti come variabili astratte, indipendenti dai limiti \u201cgeocentrici\u201d a cui l\u2019uomo \u00e8 stato abituato da quando la sua specie esiste e abita questo pianeta.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le sempre pi\u00f9 numerose rappresentazioni estetiche della vita dopo la fine del mondo (soprattutto in romanzi, film e serie tv) <strong>[1]<\/strong> come il diffondersi ubiquitario di consumi simbolici di massa (videogiochi, pornografia, droghe, tatuaggi), che definir\u00f2 con il concetto di nostalgia dell\u2019iniziazione <strong>[2]<\/strong>, parlano in realt\u00e0 dell\u2019ingresso dell\u2019umano in una dimensione storica che sta sperimentando un\u2019esperienza del tempo cos\u00ec radicalmente nuova da mettere in crisi le strutture antropologiche di base dell\u2019immaginario \u2013 quanto meno quelle formatesi a partire dalla rivoluzione neolitica. La fine del mondo non \u00e8 dunque semplicemente la catastrofe ambientale, bench\u00e9 sia anche questo. Il nostro mondo sta finendo perch\u00e9 l\u2019alfabeto simbolico con cui l\u2019uomo ha imparato a interpretarlo da millenni non funziona pi\u00f9.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><a href=\"http:\/\/ojs.unica.it\/index.php\/between\/article\/viewFile\/1810\/1726\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Continua su \u00abBetween\u00bb<\/a><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>[1]<\/strong> Per una prima ricognizione sull\u2019estetica apocalittica contemporanea cfr. almeno, in una bibliografia ormai molto vasta, i volumi di: Mirko Lino (2014); Malcom Bull (1995); Monica German\u00e0 \u2013 Aris Mousoutzanis (2014); Kenneth Newport \u2013 Crawford Gribben (2006).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>[2]<\/strong> \u00a0Definisco con il concetto di <em>nostalgia dell\u2019iniziazione<\/em> la diffusione di alcuni consumi simbolici di massa, destinati a un pubblico di adolescenti, ma diffusi anche fra gli adulti (ed \u00e8 questa, per altro, gi\u00e0 la prova della disattivazione del loro funzionamento iniziatico, del loro sopravvivere cio\u00e8 solo come <em>nostalgia,<\/em> se intendiamo l\u2019iniziazione come superamento del confine che introduce l\u2019adolescente nell\u2019et\u00e0 adulta), che riattivano scene immaginarie ed esperienze sensoriali proprie dei riti iniziatici premoderni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=34651\">http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=34651<\/a><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">[Immagine:\u00a0Edward Burtynsky, <em>Oxford Tire Pile<\/em>\u00a0(gm)].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LE PAROLE E LE COSE (Daniele Balicco) &nbsp; [Questo saggio di Daniele Balicco \u00e8 uscito il 21 dicembre 2015]. &nbsp; Nella manifattura la rivoluzione del modo di produzione prende come punto di partenza la forza-lavoro; nella grande industria il mezzo di lavoro. 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