{"id":48140,"date":"2019-01-25T10:45:21","date_gmt":"2019-01-25T09:45:21","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=48140"},"modified":"2019-01-24T15:19:38","modified_gmt":"2019-01-24T14:19:38","slug":"di-maio-e-di-battista-sullafrica-sbagliano-mira-i-veri-colonizzatori-sono-cina-e-stati-uniti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=48140","title":{"rendered":"Di Maio e Di Battista sull\u2019Africa sbagliano mira: i veri colonizzatori sono Cina e Stati Uniti"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>BUSINESS INSIDER ITALIA (Mauro Bottarelli)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/cdn.gelestatic.it\/businessinsider\/it\/2019\/01\/Imagoeconomica_1179176-591x368.jpg\" \/><\/p>\n<div class=\"group-primary article-wrapper\">\n<article id=\"article-56975\" class=\"article-full\">\n<div class=\"article-body\">\n<div class=\"media-image\">\n<dl>\n<dd>Alessandro Di Battista e Luigi Di Maio a Strasburgo. Imagoeconomica<\/dd>\n<\/dl>\n<\/div>\n<div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019ultimo mantra del fronte sovranista\/populista<\/strong>, declinato nelle sue varie sfumature, \u00e8 servito: <strong>la Francia sfrutta l\u2019Africa attraverso il signoraggio monetario del franco Cfa<\/strong>\u00a0e, in questo modo, drena risorse, impoverando quei Paesi da cui la gente scappa per venire in Italia. Spesso e volentieri, morendo nel Mediterraneo.<\/p>\n<div id=\"adv-Middle1-dev\" style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Semplicistico. Di fatto, falso<\/strong> come una banconota del Monopoli. Ma efficace a livello mediatico e, soprattutto, social. Se infatti <strong>la questione del franco africano o Cfa \u00e8 meramente legata a una questione di bilanciamenti di riserve<\/strong> cui la Banca centrale francese fa da garanzia rispetto al rischio sui cambi, quindi <strong>nulla che dreni risorse<\/strong> agli investimenti <em>in loco<\/em>, <strong>pi\u00f9 interessante \u00e8 come la vera colonizzazione in atto in Africa stia bellamente passando sotto silenzio.<\/strong> E non da oggi. Esattamente, dalla fine di luglio del <strong>2012<\/strong>, quando a Pechino si tenne <strong>il 5\u00b0 Forum di Cooperazione Cina-Africa,<\/strong> ribattezzato poi dagli analisti geopolitici \u201cConferenza di Pechino\u201d per la sua importanza strategica, paragonata appunto alla Conferenza di Berlino del 1885, in cui nacque di fatto l\u2019Africa post-coloniale con logica spartitoria delle grandi potenze.<\/p>\n<div id=\"adv-Bottom\" style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Primo dato interessante:<strong> a quel Forum, l\u2019unico soggetto privato che fu invitato rispondeva al nome di Goldman Sachs<\/strong>. Secondo, la <strong>Cina annunci\u00f2 investimenti in Africa per 20 miliardi nei tre anni successivi,<\/strong> un tassello nel mosaico di <strong>investimenti partiti nel 2010 nel Continente africano per un ammontare di 101 miliardi,<\/strong> 90 dei quali legati direttamente a costruzioni e risorse naturali, fra cui 7,5 miliardi di progetti minerari con Sud Africa e Zambia, come mostrano questi grafici.<\/p>\n<div id=\"outplay\" style=\"text-align: justify;\">\n<div class=\"topw_root\">\n<div><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"media-image\" style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/cdn.gelestatic.it\/businessinsider\/it\/2019\/01\/China_Africa2.jpg\" \/><\/p>\n<dl>\n<dd>Stratfor<\/dd>\n<\/dl>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il secondo dei quali, qui sotto,\u00a0<strong>mostra la magnitudo dell\u2019intervento cinese in Africa.<\/strong> E, soprattutto, <strong>l\u2019accelerazione di quella che assume con il tempo sempre pi\u00f9 il carattere di una colonizzazione<\/strong>. Ma, occorre essere sinceri, <strong>senza sparare<\/strong> un proiettile. E, soprattutto, nella gran parte dei casi, <strong>salutata con gioia e soddisfazione dai governi locali<\/strong>.<\/p>\n<div class=\"media-image\" style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/cdn.gelestatic.it\/businessinsider\/it\/2019\/01\/China_Africa1.jpg\" \/><\/p>\n<dl>\n<dd>John Hopkins Sais\/Credit Suisse<\/dd>\n<\/dl>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quali conseguenze, per\u00f2? Il grafico parla chiaro e schematizza i dati al riguardo elaborati dalla China-Africa Research Initiative della Johns Hopkins School of Advanced International Studies, in base ai quali <strong>la Cina ha \u201cprestato\u201d un totale di 143 miliardi di dollari a 56 nazioni africane<\/strong>, soprattutto attraverso l\u2019operativit\u00e0 della Export-Import Bank of China e della China Development Bank. A livello settoriale, <strong>quasi un terzo dei prestiti sono andati a finanziare progetti legati ai trasporti<\/strong>, <strong>un quarto all\u2019energia e il 15% verso le risorse minerarie<\/strong> di vario genere (e utilizzo, dai processori di smartphone e pc fino agli idrocarburi).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Soltanto l\u20191,6% del totale stanziato \u00e8 andato a programmi educativi, sanit\u00e0, tutela ambientale, alimentazione e settore umanitario.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Insomma, <strong>Pechino non fa mistero delle finalit\u00e0 della sua missione africana: il comparto commodity e commercio<\/strong>, innanzitutto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E anche la scelta dei p<strong>rincipali beneficiari degli aiuti non \u00e8 casuale<\/strong>, visto che sono sette i Paesi \u2013 <strong>Angola, Camerun, Kenya, Repubblica del Congo, Etiopia, Sudan e Zambia<\/strong> \u2013 che pesano per i d<strong>ue terzi degli stanziamenti<\/strong> cumulativi cinesi nel 2017, con <strong>l\u2019Angola che da sola ha beneficiato del 30%<\/strong>, pari a 43 miliardi di dollari o il <strong>35% del suo Pil<\/strong>. L\u2019Angola, nemmeno a dirlo, \u00e8 piena di <strong>petrolio<\/strong>. Non a caso, recentemente proprio quel Paese ha stretto un ulteriore accordo <em>loans-for-oil<\/em> con Pechino, la quale \u00e8 ben felice di aver siglato un contratto pi\u00f9 che vantaggioso per la fornitura di greggio, a fronte del debito legato al settore infrastrutturale che strangola il governo di Luanda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Stando a uno studio dell\u2019Fmi dell\u2019aprile 2018, in base ai dati a disposizione a fine 2017, circa il 40% delle nazioni a basso reddito dell\u2019Africa sub-sahariana erano in condizioni debitorie fuori controllo o a forte rischio di non sostenibilit\u00e0 delle dinamiche dei conti pubblici, fra cui l\u2019Etiopia, la Repubblica del Congo e lo Zambia. E questo Pechino lo sa bene. Talmente bene che nel settembre 2018, parlando al Forum triennale di Cooperazione Cina-Africa, <strong>Xi Jinping in persona<\/strong> \u2013 senza che alcun governo o esponente politico occidentale avesse nulla da eccepire \u2013 <strong>arriv\u00f2 a definire gli investimenti cinesi in Africa <em>with no strings attached<\/em>, quindi senza un doppio fine<\/strong> o alcun obbligo accessorio per i governi che li ricevevano <strong>e annunci\u00f2 altri 60 miliardi di dollari di stanziamenti entro il 2021<\/strong>. Peccato che nell\u2019arco di nemmeno un mese, <strong>la verit\u00e0<\/strong> fece capolino, ancorch\u00e9 silenziata. Se la <strong>Kenya Railways Corporation far\u00e0 default<\/strong> sul prestito concessogli con tanta magnanimit\u00e0 e disinteressatamente dalla Exim Bank of China, <strong>lo strategico porto di Mombasa diventer\u00e0 cinese<\/strong>. Al centro della disputa, il cosiddetto <strong>Madaraka Express,<\/strong> ovvero una linea ferroviaria interamente finanziata e costruita da cinesi, i cui costi sono lievitati in maniera folle durante i lavori, spingendo molti osservatori esterni a questionarne l\u2019attuabilit\u00e0 e la validit\u00e0 a livello finanziario. Pechino non fece un <em>pliss\u00e9<\/em>: in base agli accordi con il governo del Kenya, in caso di fallimento le autorit\u00e0 cinesi avrebbero pieno diritto a un ricorso e <strong>alla facolt\u00e0 di rivalersi su assets sotto il controllo del debitore<\/strong>. Ma oltre a Kenya e Angola,<strong> anche lo Sri Lanka<\/strong> ha avuto un esempio pratico del concetto di <em>no strings attached<\/em> cinese, visto che <strong>l\u2019incapacit\u00e0 di ripagare in pieno il debito<\/strong> da 8 miliardi di dollari legato a progetti infrastrutturali contratto con Pechino, ha garantito a quest\u2019ultimo nel dicembre del 2017 l<strong>\u2018ottenimento per una sua sussidiaria statale di una quota di controllo per 99 anni in leasing operativo del secondo porto del Paese, Hambantota<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Stesso destino, di fatto, capitato al nuovo porto di Gwadar i<\/strong>n Pakistan, direttamente sullo strategico Golfo di Oman: il 90% delle sue revenues, infatti, per contratto di finanziamento finiscono a un operatore cinese, la China Overseas Port Holding. Non a caso, l\u2019infrastruttura \u00e8 la punta di diamante del cosiddetto China-Pakistan Economic Corridor (Cpec), a sua volta inserito nel mega-progetto infrastrutturale cinese conosciuto come <em>One Belt, One Road<\/em> o <em>Maritime Silk Road<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Insomma, un palese esempio di investimento senza doppio fine. Quasi a fondo perduto. Ma se <strong>la Cina si muove forza quattro in Africa, garantendo finanziamenti che spesso sono finalizzati a una logica quasi da strozzinaggio<\/strong> <strong>verso governi corrotti e indebitati e riservando alle necessit\u00e0 dei popoli \u2013 quelli che scappano \u2013 solo le briciole<\/strong> di quegli investimenti, <strong>gli Usa non sono da meno.<\/strong> <strong>Ma preferiscono colonizzare attraverso la presenza militare<\/strong>, a sua volta garantita e <strong>quasi benedetta degli autoctoni in nome della lotta al terrorismo e al fondamentalismo.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di fatto, un <em>do ut des<\/em> verso Washington che si sostanzia in un\u2019implicita assicurazione sulla vita da future esportazioni di democrazia. Il 2 agosto scorso, prendendo il comando dello<strong> US Army Africa o Africom<\/strong> (Us African Command), il generale Roger L. Cloutier fu <strong>molto chiaro rispetto alle finalit\u00e0 della presenza statunitense: \u201c<em>Hit the ground running<\/em><\/strong>\u201c.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E nonostante gli Usa non stiano combattendo ufficialmente alcuna guerra in Africa, nel Continente sono presenti circa 7.500 militari americani\u00a0(inclusi circa 1.000 contractors privati), oltre 4mila dei quali sono dispiegati nell\u2019Africa dell\u2019Est, con la Somalia che da sola ha visto raddoppiare il numero di divise Usa sul suo suolo in un anno. In generale, solo l\u2019anno scorso i militari statunitensi erano meno di 6mila. <strong>Particolarmente attive sono le forze specali, fra cui reparti dei marines e Navy Seals, le quali attualmente stanno operando circa 100 missioni<\/strong> <strong>in 20 nazioni africane<\/strong>: stando al settimanale <em>Vice<\/em>, annualmente sono 3.500 le operazioni di militari Usa nel Continente africano, una media di 10 al giorno e qualcosa come il 1.900% di aumento negli ultimi dieci anni. Particolarmente importante \u00e8 l\u2019<strong>operativit\u00e0 della sorveglianza tramite i droni,<\/strong> la quale contempla anche missioni operative di intelligence di raid oltre-confine. In tal senso e con tale finalit\u00e0, <strong>\u00e8 in costruzione un\u2019enorme base a Agadez, la pi\u00f9 grande citt\u00e0 del Niger centrale<\/strong>, dalla quale quest\u2019anno decolleranno i primi MQ-9 Reaper, droni con un capacit\u00e0 d\u2019azione di 1.850 chilometri, capaci di offrire supporto logistico per operazioni nell\u2019Africa del Nord e dell\u2019Ovest e armati con bombe GBU-12 e missili aria-terra Hellfire.<\/p>\n<div class=\"media-image\" style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/cdn.gelestatic.it\/businessinsider\/it\/2019\/01\/Niger_US.jpg\" \/><\/p>\n<dl>\n<dd>La base Usa ad Adagez (Niger). AP<\/dd>\n<\/dl>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Attualmente in Niger sono presenti circa 800 militari statunitensi, il tutto con una base droni gi\u00e0 operativa e quella di Agadez in costruzione: se per <em>The Hill<\/em>, quest\u2019ultima \u201crappresenta l\u2019infrastuttura militare dell\u2019aeronautica Usa pi\u00f9 grande di tutti i tempi\u201d, <em>Business Insider<\/em> ha confermato che \u201cla presenza Usa in <strong>Niger<\/strong> \u00e8 seconda solo a quella dell\u2019unica base militare permanente degli Stati Uniti in Africa, <strong>Camp Lemmonier a Djibouthi<\/strong>\u201c.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E questi due grafici mettono la questione in prospettiva, spiegando <strong>il motivo per cui gli Usa nel 2014 hanno siglato di corsa con il governo di quel Paese<\/strong> un rinnovo ventennale dell\u2019utilizzo del complesso e promesso lavori di espansione e ammodernamento per oltre 1,4 miliardi di dollari.<\/p>\n<div class=\"media-image\" style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/cdn.gelestatic.it\/businessinsider\/it\/2019\/01\/Oil_chokepoints.jpg\" \/><\/p>\n<dl>\n<dd>Reuters<\/dd>\n<\/dl>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Djibouthi \u00e8 il punto di osservazione e controllo perfetto su uno dei <em>chokepoint<\/em> di passaggio del traffico petrolifero pi\u00f9 importanti del mondo<\/strong>, lo stretto di Bab El-Mandeb con i suoi ormai 4,7 milioni di barili di greggio transitanti ogni giorno. Non a caso, <strong>nel 2017 la Cina ha strappato al governo di Djibouthi<\/strong> \u2013 pagando un prezzo molto alto a livello di investimenti in una nazione con meno di 1 milione di abitanti, fra cui la costruzione di porti, strade, aeroporti e una ferrovia diretta e ultramoderna verso la capitale dell\u2019Etiopia, Addis Abeba \u2013<strong> il via libera per una sua base nell\u2019area della capitale<\/strong>, proprio come contraltare e sorvegliante di Camp Lemmonier.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Avamposto che <strong>ufficialmente servir\u00e0 come supporto logistico a missioni sotto l\u2019egida dell\u2019Onu e per operazioni anti-pirateria<\/strong> ma che per la rivista <em>The Diplomat<\/em> formalmente garantir\u00e0 alla Cina la sua presenza almeno fino al 2026 e con fino a 10mila soldati di stanza.<\/p>\n<div class=\"media-image\" style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/cdn.gelestatic.it\/businessinsider\/it\/2019\/01\/China_US_Djibouti.jpg\" \/><\/p>\n<dl>\n<dd>The New York Times<\/dd>\n<\/dl>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Detto fatto, <strong>a marzo dello scorso anno gli Usa hanno siglato un accordo militare con il Ghana<\/strong> \u2013 spacciato per memorandum d\u2019intesa sui termini di operativit\u00e0 nel Paese \u2013 che <strong>include la costruzione di strutture militari<\/strong> da parte dell\u2019esercito statunitense, decisione che ha suscitato la protesta della popolazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Proprio sicuri che la questione del franco Cfa sia cos\u00ec dirimente per i destini dell\u2019Africa<\/strong> e la sofferenza della sua gente in fuga? Davvero, al netto della reale colonizzazione dell\u2019Africa da parte di Cina e Usa, si tratta di un argomento che <strong>vale una crisi diplomatica con la Francia<\/strong>, come auspicato e prontamente ottenuto da Alessandro Di Battista?<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/article>\n<\/div>\n<div><\/div>\n<div><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/it.businessinsider.com\/di-maio-e-di-battista-accusano-la-francia-di-impoverire-lafrica-ma-sbagliano-mira-i-veri-colonizzatori-sono-molto-piu-a-est\/\">https:\/\/it.businessinsider.com\/di-maio-e-di-battista-accusano-la-francia-di-impoverire-lafrica-ma-sbagliano-mira-i-veri-colonizzatori-sono-molto-piu-a-est\/<\/a><\/strong><\/div>\n<div class=\"group-primary article-wrapper\">\n<article id=\"article-56975\" class=\"article-full\">\n<div class=\"article-body\">\n<div id=\"taboola-below-article-thumbnails\" class=\" trc_related_container trc_spotlight_widget render-late-effect tbl-feed-container tbl-feed-frame-DIVIDER tbl-feed-abp \" 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Scoprila.<\/span><span class=\"branding\">Mercedes-Benz<\/span><\/span><\/a><\/p>\n<div class=\" trc_user_exclude_btn \" title=\"Rimuovi questo elemento\"><\/div>\n<div class=\" trc_exclude_overlay trc_fade \"><\/div>\n<div class=\" trc_undo_btn \"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"trc-widget-footer\">\n<div class=\"logoDiv link-attribution \"><a class=\"trc_desktop_attribution_link trc_attribution_position_bottom\" href=\"https:\/\/popup.taboola.com\/it\/?template=colorbox&amp;utm_source=gruppoespresso-businessinsider&amp;utm_medium=referral&amp;utm_content=ab_thumbnails-a_abp-mode:Sidebar Thumbnails 2nd:\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">da Taboola<\/a><\/div>\n<div class=\"logoDiv link-disclosure  attribution-disclosure-link-sponsored\"><a class=\"trc_desktop_disclosure_link trc_attribution_position_bottom\" href=\"https:\/\/popup.taboola.com\/it\/?template=colorbox&amp;utm_source=gruppoespresso-businessinsider&amp;utm_medium=referral&amp;utm_content=ab_thumbnails-a_abp-mode:Sidebar Thumbnails 2nd:\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">Contenuti Sponsorizzati<\/a><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"trc_clearer\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div id=\"adv-Middle3\"><\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di BUSINESS INSIDER ITALIA (Mauro Bottarelli) &nbsp; Alessandro Di Battista e Luigi Di Maio a Strasburgo. Imagoeconomica L\u2019ultimo mantra del fronte sovranista\/populista, declinato nelle sue varie sfumature, \u00e8 servito: la Francia sfrutta l\u2019Africa attraverso il signoraggio monetario del franco Cfa\u00a0e, in questo modo, drena risorse, impoverando quei Paesi da cui la gente scappa per venire in Italia. Spesso e volentieri, morendo nel Mediterraneo. Semplicistico. Di fatto, falso come una banconota del Monopoli. 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