{"id":48269,"date":"2019-01-30T09:30:46","date_gmt":"2019-01-30T08:30:46","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=48269"},"modified":"2019-01-30T10:47:50","modified_gmt":"2019-01-30T09:47:50","slug":"heiner-flassbeck-le-gravi-responsabilita-del-dogmatismo-tedesco-in-europa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=48269","title":{"rendered":"Heiner Flassbeck &#8211; Le gravi responsabilit\u00e0 del dogmatismo tedesco in Europa"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">di<strong> VOCI DALLA GERMANIA<\/strong><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><i><b>&#8220;Il demone neo-liberista dell&#8217;UE ha sede a Berlino&#8221;, e ancora &#8220;<\/b><b>chiunque voglia riformare l&#8217;Europa non si deve trasferire a Bruxelles ma a Berlino&#8221;, scrive il grande economista tedesco. Flassbeck non ha dubbi: il vero fallimento in Europa non \u00e8 la Brexit, ma quello della leadership politica tedesca, inadeguata, e soprattutto troppo dogmatica per poter salvare la moneta unica. <a href=\"https:\/\/makroskop.eu\/2019\/01\/europa-trauriger-kontinent-von-deutscher-gestalt\/\">Come sempre un ottimo Heiner Flassbeck da Makroskop.<\/a>eu<\/b><\/i><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"https:\/\/3.bp.blogspot.com\/-5yn1nE0yfAQ\/XE5FR8RYhQI\/AAAAAAAAHlA\/udDLdznlY_cnAUKCWnIl-y6b9AqHiYIAQCLcBGAs\/s400\/331b146b8b66d944ae87250b11675765v1_max_755x424_b3535db83dc50e27c1bb1392364c95a2%2B%25281%2529.jpg\" width=\"400\" height=\"223\" border=\"0\" data-original-height=\"424\" data-original-width=\"754\" \/><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><b>In questi giorni in Germania e altrove molti cosiddetti &#8220;amici dell&#8217;Europa&#8221;, con il solito ditino puntato verso il Regno Unito,<\/b> ci spiegano perch\u00e9 non si riesce a portare a termine la tanto indicibile Brexit e perch\u00e9 il paese si sta rendendo ridicolo in ogni modo possibile &#8211; in verit\u00e0 anche il partito laburista e Jeremy Corbyn non sono da meno. Ora \u00e8 chiaro che non \u00e8 cosi&#8217; semplice voltare le spalle all&#8217;Europa senza doverne subire le conseguenze, sostengono i conservatori. Ed \u00e8 evidente che \u00e8 necessario affrontare seriamente il tema di una riforma fondamentale dell&#8217;UE, invece di continuare a sperare in una rottura dell&#8217;Europa, ci dicono invece le sinistre. (&#8230;)<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><b>Io stesso non ho mai avuto una grande opinione della Brexit, perch\u00e9 era chiaro sin dall&#8217;inizio del processo di separazione che sul lato del Leave<\/b> c&#8217;erano idee estremamente ingenue in merito a quello che si poteva ottenere con l&#8217;uscita dall&#8217;UE. C&#8217;era inoltre un governo conservatore che sostanzialmente non voleva fare politiche diverse rispetto a quelle della maggioranza dei paesi dell&#8217;Europa continentale. La campagna del Leave, ad esempio, mirava all&#8217;esaltazione del libero commercio e alla limitazione della migrazione di manodopera dall&#8217;UE. Ma ci\u00f2 non era n\u00e9 realizzabile n\u00e9 poteva costituire un serio programma di politica economica.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><b>I soliti resoconti sulla Brexit grondanti Schadenfreude, tuttavia, sono solo un&#8217;altra faccia della profonda ignoranza tedesca nei confronti delle preoccupazioni europee.<\/b> Continuo a pensare che sia giusta l&#8217;analisi che individua le principali ragioni del voto britannico <b>nel fallimento dell&#8217;Europa e dell&#8217;eurozona sui temi economici e in particolare nell&#8217;egemonia tedesca esercitata sin dall&#8217;inizio della crisi dell&#8217;euro<\/b>. Se la crescita economica dopo il 2009 fosse stata anche solo la met\u00e0 di quello degli Stati Uniti, e se alla Grecia fosse stato riservato un trattamento ragionevole e al tempo stesso umano, nulla lascia pensare che si sarebbe comunque arrivati alla Brexit.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><b>Ritengo inoltre che un secondo referendum possa essere l&#8217;unica onesta via d&#8217;uscita da questa situazione complessa<\/b>. All&#8217;epoca del voto sulla Brexit il popolo britannico ha deciso in una situazione di &#8220;errore oggettivo&#8221; perch\u00e9 nessuno gli aveva spiegato cosa sarebbe realmente accaduto in caso di uscita e quali condizioni potevano essere realisticamente negoziabili con il resto d&#8217;Europa. Ora che \u00e8 stato redatto un progetto di accordo, in ogni caso \u00e8 molto pi\u00f9 facile farsene un&#8217;idea ragionata. L&#8217;argomento secondo il quale un altro referendum sarebbe una ferita per la societ\u00e0 britannica \u00e8 poco convincente. Un nuovo referendum sarebbe invece l&#8217;unico modo per riportare la societ\u00e0 britannica su un percorso costruttivo, indipendentemente da come finir\u00e0.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><b>Il vero fallimento<\/b><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><b>Ma le posizioni sull&#8217;UE presenti nel dibattito tedesco, fra di loro contrapposte, non riescono a individuare la vera posta in gioco.<\/b> L&#8217;UE non pu\u00f2 essere n\u00e9 santificata &#8211; indipendentemente da come appare e da come si comporta -, n\u00e9 lo scioglimento dell&#8217;Unione europea da solo pu\u00f2 risolvere tutti i problemi. Albrecht M\u00fcller sulle Nachdenkseiten giustamente sottolinea che gli abusi neo-liberisti in Germania vengono perpetrati in maniera completamente indipendente dall&#8217;UE. Di solito non si d\u00e0 sufficientemente evidenza al fatto che in Europa sotto la &#8220;leadership&#8221; tedesca le cose vadano oggettivamente molto male e che questo fatto sia tutt&#8217;altro che una coincidenza.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><b>Il riferimento ai trattati europei e in particolare al trattato di Maastricht, firmato da tutti gli Stati membri, non aiuta a chiarire la questione.<\/b> I trattati europei sono lo sbocco naturale del neoliberismo tedesco, spinto dalla CDU e dalla FDP dopo il &#8220;cambiamento spirituale e morale&#8221; nei primi anni &#8217;80. La maggior parte dei partner europei ha firmato i trattati europei nella speranza che alla fine &#8220;nulla venga servito cosi&#8217; caldo come \u00e8 stato cotto&#8221;. Bisogna andare incontro ai tedeschi per indurli, almeno formalmente, ad aderire all&#8217;unione monetaria, o meglio queste erano le aspettative prima della firma del Trattato di Maastricht. Piu&#8217; avanti poi, in qualche modo, si riuscir\u00e0 ad includere la Germania in un quadro di interpretazione piu&#8217; pragmatica dei trattati.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><b>Ed era un&#8217;aspettativa del tutto realistica data l&#8217;interpretazione flessibile che oggi viene data del ruolo della politica monetaria &#8211; e le critiche che ad essa vengono mosse.<\/b> La BCE in maniera relativamente elegante si \u00e8 sottratta all&#8217;ingessatura tedesca sul divieto di finanziamento agli stati attraverso una sua interpretazione della politica monetaria, che nel frattempo, su insistenza della Corte costituzionale tedesca, \u00e8 stata piu&#8217; volte confermata anche dalla Corte di Giustizia Europea. Il Quantitative Easing era ed \u00e8 una misura che si muove nella zona grigia dei trattati, chiaramente ragionevole, ma che dalla Germania \u00e8 sempre stato attaccato con forza.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><b>Quando si parla di politica monetaria, bisogna anche tenere presente che solo vent&#8217;anni fa in Germania, persino nominare la banca centrale in una dichiarazione politica era considerato un tab\u00f9 politico.<\/b> Oggi invece, ogni principe della provincia bavarese pu\u00f2 criticare violentemente la BCE senza che a nessuno al Ministero delle Finanze o alla Cancelleria venga in mente di chiedere piu&#8217; moderazione alle parti nel criticare un&#8217;istituzione politicamente indipendente. Anche questo \u00e8 un pezzo di normalit\u00e0 europea che si allontana in maniera positiva dal dogmatismo tedesco.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><b>La vera disgrazia europea \u00e8 avvenuta proprio nel momento in cui, dopo la crisi finanziaria globale, la grande, ma non ancora cosi&#8217; potente Germania \u00e8 diventato il principale paese creditore e investitore.<\/b> E a tal fine \u00e8 stata decisiva la posizione di avanzo commerciale con l&#8217;estero dei tedeschi, ottenuta nei primi dieci anni dell&#8217;euro grazie al suo dumping salariale. Poich\u00e9 per quei paesi che stavano perdendo l&#8217;accesso ai mercati finanziari la Germania restava la nazione creditrice pi\u00f9 importante, il paese \u00e8 finito in una posizione di potere che non era affatto in grado di gestire.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><b>E poich\u00e9 la Germania in termini economici sta andando ancora relativamente bene, negli ultimi anni \u00e8 emersa una tipica mentalit\u00e0 da professorone tedesco che sta appesantendo l&#8217;Europa pi\u00f9 di ogni altra cosa. <\/b>Da un lato non c&#8217;\u00e8 la volont\u00e0 di prendere atto della\u00a0 difficile situazione in cui si trovano gli altri paesi. E quando questa viene presa in considerazione, allora ti viene immediatamente detto che gli altri non hanno fatto i &#8220;compiti a casa&#8221;. Proprio a nessuno in Germania viene in mente che fra nazioni civili non \u00e8 affatto comune che ci sia un paese che distribuisce i compiti da fare agli altri paesi?<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><b>Ma il dogmatismo tedesco non avrebbe mai potuto giocare un ruolo decisivo nella crisi se la BCE avesse agito come una normale banca centrale. <\/b>Se avesse trattato gli stati membri dell&#8217;unione monetaria come degli stati che hanno delle difficolt\u00e0 sul mercato dei capitali, come del resto avrebbe dovuto fare la propria banca centrale. Tuttavia ha scelto di non farlo, mal giudicando i propri compiti, e li ha trattati allo stesso modo in cui il Fondo Monetario Internazionale tratta gli stati in crisi &#8211; inclusa la condizionalit\u00e0 neoliberista che ha aperto porte e portoni al dogmatismo tedesco.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><b>Spirito tedesco &#8230;<\/b><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><b>Non c&#8217;\u00e8 nulla da minimizzare: il demone neo-liberista dell&#8217;UE ha sede a Berlino.<\/b> Accanto alla politica salariale e al mercato del lavoro, la questione centrale resta quella del finanziamento agli stati da parte della banca centrale, questione che prima o poi porter\u00e0 a una rottura. Nel lungo periodo un&#8217;unione monetaria pu\u00f2 funzionare solo se la banca centrale in ogni situazione si considera come la banca centrale di ogni singolo paese. Ma qui, ancor pi\u00f9 che nel quantitative easing, la BCE dal punto di vista tedesco \u00e8 vincolata dal divieto di finanziamento agli stati previsto dal Trattato di Maastricht.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><b>Ma ancora una volta la posizione tedesca \u00e8 pi\u00f9 che discutibile.<\/b> Perch\u00e9 resta una questione completamente aperta decidere se ci\u00f2 che dovrebbe fare la BCE in una situazione di crisi pu\u00f2 essere ancora considerato come un qualsiasi finanziamento agli stati nel senso di quanto previsto dal Trattato di Maastricht. Ci\u00f2 a cui il trattato si riferisce \u00e8 senza dubbio il finanziamento a lungo termine della spesa pubblica, in quanto ci si aspettava che questo avrebbe potuto portare all&#8217;inflazione. Abbiamo dimostrato in piu&#8217; occasioni che ci\u00f2 \u00e8 sbagliato; ma durante una crisi non si tratta mai di questa eventualit\u00e0, ma di qualcosa di completamente diverso.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><b>Una grave situazione di crisi significa che il mercato dei capitali si aspetta che un paese non sar\u00e0 pi\u00f9 in grado di rimborsare i prestiti contratti in euro.<\/b> Se la banca centrale vuole bloccare queste aspettative, come del resto fanno ogni giorno molte banche centrali in caso di speculazione sulla valuta, deve acquistare titoli di stato del paese interessato. Poich\u00e9 nell&#8217;unione monetaria non ci sono piu&#8217; le diverse valute, il rendimento dei titoli di stato funge da surrogato per la valutazione del movimento di una valuta, in quanto fa riferimento al prezzo di un titolo scambiato a livello internazionale.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><b>Se la BCE in una situazione estrema dovesse operare una &#8220;gestione dei corsi&#8221; si metterebbe di traverso alle aspettative dei mercati poich\u00e9 ha deciso che queste sono sbagliate o eccessive. <\/b>Allo stesso modo la Banca nazionale svizzera (BNS) da anni gestisce il corso del franco e contemporaneamente &#8220;finanzia&#8221; gli eurostati dato che invece di mantenere in contanti il denaro convertito in euro acquista obbligazioni governative. Perch\u00e9 la BCE non dovrebbe fare ci\u00f2 che invece \u00e8 naturale per la banca centrale svizzera? Ovviamente finanziare gli stati della zona euro non \u00e8 un obiettivo della BNS, si tratta piuttosto di una politica per contrastare i movimenti irrazionali del mercato e nient&#8217;altro.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><b>&#8230; il demone tedesco<\/b><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><b>Tuttavia la &#8220;legalizzazione&#8221; di queste semplici operazioni di politica monetaria, lo si pu\u00f2 gi\u00e0 immaginare, \u00e8 sicuramente destinata a fallire a causa del demone tedesco degli ultimi dieci anni. <\/b>Perch\u00e9 non solo non abbiamo imparato nulla, ma anche perch\u00e9 in programma ci sono dei concreti passi indietro. Nell&#8217;ambiente degli economisti e dei politici conservatori tedeschi viene generalmente accettato il fatto che per rendere l&#8217;unione monetaria &#8220;a prova di futuro&#8221; sia necessario un totale divieto di intervento della BCE. <b>E ci\u00f2 significa nient&#8217;altro che proprio il principale paese responsabile della miseria vuole ritirare dal commercio i farmaci per la sua cura.<\/b> Per i paesi partner ci\u00f2 significava dover vivere con un trattato che nessuno avrebbe mai voluto fosse in questa forma,<b> perch\u00e9 nessun paese con la firma del trattato di Maastricht intendeva rinunciare ad avere una banca centrale. <\/b>Nessuna persona ragionevole lo pu\u00f2 desiderare e con un tale errore di costruzione l&#8217;unione monetaria non pu\u00f2 certo sopravvivere. <b>Uscire potrebbe essere una follia, ma anche restare dentro certamente lo \u00e8.<\/b><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><b>Posso solo ripetere quello che ho gi\u00e0 detto in piu&#8217; occasioni: chiunque voglia riformare l&#8217;Europa non si deve spostare a Bruxelles ma a Berlino.<\/b> Chi come tedesco mette in discussione l&#8217;unione monetaria perch\u00e9 non vuole prendere in considerazione il giudizio di Bruxelles sui problemi strutturali della costruzione, deve immaginare la follia senza limiti con cui dovrebbe confrontarsi nel caso in cui ci fosse un governo tedesco non piu&#8217; legato all&#8217;Europa. Chi come me, con consapevolezza dei fatti, ha vissuto il modo in cui una coalizione permanente (non eletta) fra una Bundesbank tedesca &#8220;indipendente&#8221; e quasi ogni governo di ogni colore nel corso dei decenni ha preso una decisione sbagliata dietro l&#8217;altra, <b>avr\u00e0 i brividi ad immaginarsi un governo tedesco finalmente &#8220;liberato&#8221; dai vincoli europei.<\/b><\/div>\n<\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>Fonte: <a href=\"http:\/\/vocidallagermania.blogspot.com\/2019\/01\/heiner-flassbeck-le-gravi.html\">http:\/\/vocidallagermania.blogspot.com\/2019\/01\/heiner-flassbeck-le-gravi.html<\/a><\/strong><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di VOCI DALLA GERMANIA &#8220;Il demone neo-liberista dell&#8217;UE ha sede a Berlino&#8221;, e ancora &#8220;chiunque voglia riformare l&#8217;Europa non si deve trasferire a Bruxelles ma a Berlino&#8221;, scrive il grande economista tedesco. 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