{"id":48323,"date":"2019-01-31T10:00:29","date_gmt":"2019-01-31T09:00:29","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=48323"},"modified":"2019-01-30T16:48:55","modified_gmt":"2019-01-30T15:48:55","slug":"lenin-capitalismo-di-stato-socialismo-e-comunismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=48323","title":{"rendered":"Lenin: capitalismo di Stato, socialismo e comunismo"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">di <strong>LA CITTA&#8217; FUTURA (Renato Caputo)<\/strong><\/p>\n<div class=\"itemImageBlock clearfix\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span class=\"itemImage\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.lacittafutura.it\/media\/k2\/items\/cache\/78fa804fb67df6be42bb37c459b05e03_XL.jpg\" alt=\"Lenin: capitalismo di Stato, socialismo e comunismo\" \/><i class=\"icon-user\"><\/i><\/span><\/p>\n<p><span class=\"itemImage\"><span class=\"itemImageCredits\">Credits: https:\/\/www.spectator.co.uk\/2017\/03\/how-lenin-manipulated-the-russian-revolution-to-his-own-ends\/<\/span><\/span><\/p>\n<div class=\"clr\"><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"itemFullText\">\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"justify\">Secondo\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lacittafutura.it\/unigramsci\/lenin-2\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Lenin<\/a>, in particolare in un\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lacittafutura.it\/cultura\/la-rivoluzione-in-oriente-e-la-rivoluzione-in-occidente\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>paese arretrato e rimasto isolato a livello internazionale<\/strong><\/a>, non era certo sufficiente la\u00a0<strong>conquista del potere<\/strong>\u00a0per via rivoluzionaria per poter realizzare, da subito, non solo una\u00a0<strong>societ\u00e0 comunista<\/strong>, ma nemmeno una societ\u00e0 socialista quale necessaria fase di\u00a0<strong>transizione<\/strong>\u00a0alla prima. Come osserva a tal proposito: \u201cquesta prima vittoria\u00a0<em>non \u00e8 ancora una vittoria definitiva<\/em>\u00a0ed \u00e8 stata ottenuta dalla nostra Rivoluzione d\u2019ottobre\u201d. Tanto pi\u00f9 che questa prima grande affermazione delle forze rivoluzionarie era stata conseguita solo passando, necessariamente, \u201cattraverso ostacoli e difficolt\u00e0 senza uguali, sofferenze inaudite, attraverso una serie di insuccessi e di errori grandissimi da parte nostra\u201d [1].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"justify\">Era perci\u00f2, come Lenin e molti degli stessi bolscevichi diverranno con il passare del tempo sempre pi\u00f9 consapevoli, necessario attraversare diverse fasi transitorie fra due cos\u00ec diversi modi di produzione, in quanto non solo il comunismo, ma nemmeno il socialismo si possono\u00a0<strong>realizzare per decreto<\/strong>\u00a0o con uno sforzo volontaristico. Cos\u00ec, osserva ad esempio Lenin, ricordando le ingenue illusioni dei tempi eroici del\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lacittafutura.it\/unigramsci\/terza-internazionale-e-comunismo-di-guerra\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>comunismo di guerra<\/strong><\/a>: \u201ctrasportati dall\u2019ondata dell\u2019entusiasmo e avendo risvegliato l\u2019entusiasmo popolare \u2013 prima genericamente politico e poi militare \u2013 noi contavamo di adempiere direttamente, sulla base di questo entusiasmo, anche i compiti economici non meno grandi di quelli politici e di quelli militari. Noi contavamo \u2013 o forse, pi\u00f9 esattamente, ci proponevamo, senza aver fatto un calcolo sufficiente \u2013 di organizzare, con ordini diretti dello Stato proletario, la produzione statale e la ripartizione statale dei prodotti su base comunista in un paese di piccoli contadini\u201d [2].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"justify\">Doveva essere il\u00a0<strong>corso del mondo<\/strong>\u00a0stesso a rivelare ai nostri cavalieri della virt\u00f9 il loro profondo errore, consistente nello scambiare le proprie\u00a0<strong>aspirazioni soggettive<\/strong>, con quanto era possibile realizzare in quelle determinate e tragiche condizioni\u00a0<strong>storiche oggettive<\/strong>. Queste errate valutazioni furono in parte necessarie, in quanto senza un grande\u00a0<strong>spirito di utopia<\/strong>\u00a0difficilmente si sarebbe potuto mettere in movimento un popolo cos\u00ec arretrato come quello russo e delle altre future repubbliche socialiste sovietiche. Osserva a tal proposito Lenin: \u201ccome se, da solo, un popolo arretrato avesse potuto vincere senza insuccessi e senza errori le guerre imperialistiche dei paesi pi\u00f9 potenti e pi\u00f9 avanzati del mondo! Noi non abbiamo paura di riconoscere i nostri errori e li esaminiamo spassionatamente per imparare a correggerli. Ma il fatto rimane: per la prima volta, dopo centinaia e migliaia di anni, la promessa di \u2018rispondere\u2019 alla guerra tra gli schiavisti con la rivoluzione degli schiavi\u00a0<em>contro<\/em>\u00a0tutti gli schiavisti\u00a0<em>\u00e8 stata mantenuta fino in fondo\u00a0<\/em>e lo \u00e8 stata malgrado tutte le difficolt\u00e0\u201d [3].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"justify\">D\u2019altra parte fu proprio la sofferenza provata dinanzi all\u2019infrangersi della propria ingenua utopia a far comprendere a Lenin e poi, pi\u00f9 in generale, alla maggioranza del partito comunista che proprio tale profonda frustrazione era l\u00ec a dimostrare l\u2019unilateralit\u00e0 del loro modo precedente di operare. Dunque, quando la vita stessa rende consapevoli gli ardimentosi rivoluzionari degli errori commessi, pu\u00f2 sorgere allora la consapevolezza che occorrevano \u201cuna serie di fasi transitorie: il capitalismo di Stato e il socialismo, per\u00a0<em>preparare<\/em>\u00a0\u2013 con un lavoro di una lunga serie di anni \u2013 il passaggio al comunismo\u201d [4].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"justify\">Da notare che \u00e8 lo stesso Lenin a sostenere che, presupposto necessario per arrivare allo scopo finale di una societ\u00e0 comunista, in un paese isolato e arretrato, non \u00e8 solo il socialismo, ma \u00e8 lo stesso capitalismo di Stato che sembra svolgere la funzione di\u00a0<strong>necessaria fase di transizione al socialismo<\/strong>\u00a0in quelle condizioni cos\u00ec impervie. Osserva a tal proposito Lenin: \u201cnon direttamente sull\u2019entusiasmo, ma con l\u2019aiuto dell\u2019entusiasmo nato dalla grande rivoluzione, basandovi sullo stimolo personale, sull\u2019interesse personale, sul calcolo economico, prendetevi la pena di costruire dapprima un solido ponte che, in un paese di piccoli contadini, attraverso il capitalismo di Stato, conduca verso il socialismo, altrimenti voi non arriverete al comunismo, altrimenti voi non condurrete decine e decine di milioni di uomini al comunismo. Questo ci ha detto la vita. Questo ci ha detto il corso obiettivo seguito dalla rivoluzione\u201d [5]. Dunque, oltre a prendersi la pena di edificare un capitalismo di Stato, come passaggio necessario per giungere, almeno in quelle condizioni, al socialismo, ci vuole anche l\u2019entusiasmo rivoluzionario accompagnato per\u00f2 dalla subordinazione alla\u00a0<strong>disciplina del lavoro<\/strong>\u00a0e dallo stimolo all\u2019aumento della produttivit\u00e0, legando il\u00a0<strong>salario diretto<\/strong>\u00a0all\u2019impegno profuso nell\u2019attivit\u00e0 lavorativa. Come osserva del resto Lenin: \u201cl\u2019interesse personale eleva la produzione, e noi abbiamo bisogno dell\u2019aumento della produzione, innanzitutto e a ogni costo\u201d [6].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"justify\">In altri termini, Lenin si rende conto che, per quanto possa apparire lontano dagli ideali comunisti,\u00a0<strong>solo stimolando l\u2019interesse individuale \u00e8 possibile elevare la produzione<\/strong>, presupposto indispensabile ad ogni futuro sviluppo sulla via del socialismo. Allo stesso modo, per impedire ogni forma di sperpero in un\u2019economia disastrata dalla guerra, \u00e8 necessaria la repressione non solo degli sfruttatori, ma di chiunque rifiuti di subordinarsi alla disciplina del lavoro provocando disordini. Tale insubordinazione \u00e8 il prodotto di un retaggio culturale duro a morire che spinge ancora diversi lavoratori, sebbene liberati dalla\u00a0<strong>schiavit\u00f9 del lavoro salariato<\/strong>, a sottrarsi in ogni modo alla necessaria disciplina del lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"justify\">Del resto, la transizione al socialismo non \u00e8 solo un processo economico, strutturale, ma deve essere accompagnato da un parallelo sviluppo antropologico e, dunque, anche sovrastrutturale, dell\u2019<strong>uomo nuovo\u00a0<\/strong>che si \u00e8 formato in vista della realizzazione di una societ\u00e0 socialista. Ecco che allora, ad esempio, Lenin fa notare che lo sviluppo della produzione agricola su larga scala presuppone, necessariamente, \u201cl\u2019esistenza di un proletariato rurale molto evoluto, consapevolmente rivoluzionario e che abbia ricevuto una buona educazione organizzativa, politica e professionale. Dove questa condizione non esiste ancora o dove non c\u2019\u00e8 la possibilit\u00e0 o l\u2019opportunit\u00e0 di affidare quest\u2019opera a operai industriali coscienti e competenti, i tentativi di passare prematuramente alla gestione statale delle grandi aziende agricole possono soltanto compromettere il potere proletario; e, quando si creano delle \u2018aziende sovietiche\u2019, sono necessarie la massima prudenza e la pi\u00f9 seria preparazione\u201d [7].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"justify\">Dalla raggiunta consapevolezza di tali presupposti sorge in Lenin, per poi conquistare la maggioranza del partito, l\u2019esigenza di fare un deciso passo indietro, dinanzi alla carica\u00a0<strong>utopistica<\/strong>\u00a0del comunismo di Stato, ripiegando sulla pi\u00f9\u00a0<strong>realistica<\/strong>, in quelle condizioni,\u00a0<strong>N.E.P.<\/strong>(nuova politica economica). Ecco come la necessit\u00e0 di tale delicato passaggio \u00e8 giustificata da Lenin: \u201ce noi, che in tre o quattro anni abbiamo imparato un poco a compiere svolte repentine (quando sono necessarie), abbiamo cominciato con zelo, con attenzione, con perseveranza (bench\u00e9 non ancora con abbastanza zelo, attenzione e perseveranza) a studiare la nuova svolta della \u2018nuova politica economica\u2019\u201d [8]. Quest\u2019ultima sembra, quindi, coincidere proprio con quella forma di capitalismo di Stato ritenuta da Lenin necessaria, quantomeno in quelle determinate condizioni di arretratezza, quale fase di transizione al socialismo. Tanto che Lenin la descrive sostenendo che in tale fase \u201clo Stato proletario deve diventare un \u2018padrone\u2019 cauto, scrupoloso, esperto, un\u00a0<em>commerciante all\u2019ingrosso<\/em>\u00a0puntuale, perch\u00e9 altrimenti non potr\u00e0 mettere economicamente sulla buona via un paese di piccoli contadini\u201d [9].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"justify\">Lenin utilizza di proposito termini forti,\u00a0<strong>tinte fosche<\/strong>, per descrivere questa fase di\u00a0<strong>necessario arretramento<\/strong>, sostenendo che lo Stato rivoluzionario deve divenire un \u201cpadrone\u201d, un \u201ccommerciante all\u2019ingrosso\u201d, in quanto \u00e8 pienamente convinto che in quelle condizioni di battuta d\u2019arresto del processo rivoluzionario in occidente, \u201caccanto all\u2019Occidente capitalista (ancora capitalista per il momento), non c\u2019\u00e8 altro mezzo per passare al comunismo\u201d [10]. Lenin si rende ben conto di quanto questa\u00a0<strong>tragica<\/strong>\u00a0esistenza sia lontana dagli\u00a0<strong>ideali\u00a0<\/strong>comunisti, ma affinch\u00e9 questi ultimi dal piano utopistico possano, nei tempi necessari, divenire reali, non ci si pu\u00f2 sottrarre alle\u00a0<strong>contraddizioni reali<\/strong>\u00a0che lo stesso corso del mondo pone, che costringono il processo rivoluzionario a degli imprevisti\u00a0<strong>detour<\/strong>. \u201cUn commerciante all\u2019ingrosso sembrerebbe un tipo economico lontano dal comunismo come il cielo dalla terra. Ma questa \u00e8 appunto una delle contraddizioni che, nella vita reale, attraverso il capitalismo di Stato, conducono dalla piccola azienda contadina al socialismo. L\u2019interesse personale eleva la produzione, e noi abbiamo bisogno dell\u2019aumento della produzione, innanzitutto e a ogni costo\u201d [11].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"justify\">Al tempo stesso bisogner\u00e0, dunque, sviluppare forme di controllo e coercizione per far lavorare in modo regolare e disciplinato una parte significativa delle masse in preda \u201call\u2019individualismo anarchico, all\u2019esasperazione e all\u2019irritazione pi\u00f9 confusa, prodotto della brutale barbarie che accompagnano ogni guerra lunga e reazionaria\u201d [12]. Tale lotta per vincere la mancanza di disciplina del\u00a0<strong>sottoproletariato<\/strong>, il disordine piccolo-borghese richiede uno sforzo pi\u00f9 complesso e di lunga durata della lotta per porre in condizione di non nuocere alta borghesia e grandi proprietari terrieri. D\u2019altra parte, sostiene Lenin, \u201cper quanto siano dure le sofferenze del periodo di transizione, le calamit\u00e0, la fame, lo sfacelo, noi non ci perderemo d\u2019animo e, ad ogni costo, condurremo la nostra causa a una conclusione vittoriosa\u201d [13]. Infine, dal principio di sottoporre e vagliare l\u2019intera societ\u00e0 alla luce della disciplina del lavoro, non deve sottrarsi lo stesso\u00a0<strong>partito<\/strong>, che per Lenin dovrebbe essere costantemente tenuto pulito da chi non abbia dimostrato con il lavoro pratico il proprio diritto a far parte dell\u2019<strong>avanguardia<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"justify\"><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"justify\">[1] V. I. Lenin,\u00a0<em>Per il quarto anniversario della rivoluzione d\u2019ottobre<\/em>\u00a0[ottobre 1921], in<em>\u00a0Sulla rivoluzione socialista<\/em>, Edizioni Progress, Mosca 1979, p. 570.<br \/>\n[2] Ivi, p. 572.<br \/>\n[3] Ivi, p. 570.<br \/>\n[4] Ivi, p. 572.<br \/>\n[5] Ibidem.<br \/>\n[6] Ivi, p. 573.<br \/>\n[7] Id.,\u00a0<em>Primo abbozzo di tesi sulla questione agraria<\/em>\u00a0[giugno-luglio 1920], in\u00a0<em>Sulla rivoluzione<\/em>\u2026 cit., p. 510.<br \/>\n[8] Id.,\u00a0<em>Per il quarto\u2026<\/em>, cit., in\u00a0<em>Sulla rivoluzione\u2026<\/em>\u00a0cit., p. 572.<br \/>\n[9] Ibidem.<br \/>\n[10] Ibidem.<br \/>\n[11] Ivi, pp. 572-73.<br \/>\n[12] Id.,\u00a0<em>Sei tesi sui compiti immediati del potere sovietico<\/em>\u00a0[aprile-maggio 1918], in Sulla rivoluzione\u2026, cit., p. 320.<br \/>\n[13] Id.,\u00a0<em>Per il quarto\u2026<\/em>, cit., in\u00a0<em>Sulla rivoluzione<\/em>\u2026 cit., p. 573.<\/p>\n<p align=\"justify\">\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"justify\"><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lacittafutura.it\/cultura\/lenin-capitalismo-di-stato-socialismo-e-comunismo\">https:\/\/www.lacittafutura.it\/cultura\/lenin-capitalismo-di-stato-socialismo-e-comunismo<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LA CITTA&#8217; FUTURA (Renato Caputo) Credits: https:\/\/www.spectator.co.uk\/2017\/03\/how-lenin-manipulated-the-russian-revolution-to-his-own-ends\/ Secondo\u00a0Lenin, in particolare in un\u00a0paese arretrato e rimasto isolato a livello internazionale, non era certo sufficiente la\u00a0conquista del potere\u00a0per via rivoluzionaria per poter realizzare, da subito, non solo una\u00a0societ\u00e0 comunista, ma nemmeno una societ\u00e0 socialista quale necessaria fase di\u00a0transizione\u00a0alla prima. Come osserva a tal proposito: \u201cquesta prima vittoria\u00a0non \u00e8 ancora una vittoria definitiva\u00a0ed \u00e8 stata ottenuta dalla nostra Rivoluzione d\u2019ottobre\u201d. 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