{"id":48333,"date":"2019-01-31T12:00:51","date_gmt":"2019-01-31T11:00:51","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=48333"},"modified":"2019-01-30T17:36:55","modified_gmt":"2019-01-30T16:36:55","slug":"riviste-scientifiche-e-ricerca-il-conflitto-di-interessi-delle-pubblicazioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=48333","title":{"rendered":"Riviste scientifiche e ricerca: il conflitto di interessi delle pubblicazioni"},"content":{"rendered":"<p>di<strong> ECONOMIA E POLITICA\u00a0 (Paolo Pini, Daniele Rinaldi)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"entry-thumb\" title=\"pubblicazioni scientifiche\" src=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/pubblicazioni-scientifiche.jpg\" alt=\"pubblicazioni scientifiche\" width=\"400\" height=\"264\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Riviste scientifiche | <em>Le <\/em>pubblicazioni scientifiche<em> necessarie per l\u2019accesso alla carriera universitaria sono oggi legate al conflitto di interessi di un giro d\u2019affari fatto di riviste esclusive e citazioni che finisce inevitabilmente per peggiorare la qualit\u00e0 della ricerca accademica.<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">La <strong>pubblicazione<\/strong> degli articoli <strong>scientifici<\/strong>, frutto della ricerca con risorse pubbliche, non \u00e8 un tema meramente editoriale, anche se coinvolge il mondo dell\u2019editoria internazionale. Come avviene con tutto ci\u00f2 che pu\u00f2 avere un mercato, gli articoli scientifici sono anche prodotti commerciali. Inoltre, essendo una forma di comunicazione, modificano ed influenzano il mondo attorno a s\u00e9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo aspetto non \u00e8 di poco conto, come ha notato Andrea Capocci su <em>Il Manifesto <\/em>(25\/11\/18)<a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/2019-anno-11-n-17-sem-1\/riviste-scientifiche-e-ricerca-il-conflitto-di-interessi-delle-pubblicazioni-scientifiche\/#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>. Sottolinea Capocci: esistono due tipi di riviste che alimentano un giro di affari enorme. Vi sono quelle che pubblicano gratuitamente, previa \u201c<strong>revisione<\/strong>\u201d di esperti. Sembra tutto bene, senonch\u00e9 gli autori devono cedere i diritti d\u2019autore alla rivista stessa, da cui segue che gli articoli scientifici prodotti con ingenti risorse pubbliche diventano propriet\u00e0 privata, e le stesse universit\u00e0 per le quali lavoriamo devono comprare sul mercato editoriale il frutto dell\u2019impiego delle loro risorse. Le riviste scientifiche sono iper-specializzate, quindi molto numerose, e abbonarsi \u00e8 costosissimo per le<a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/tag\/universita\/\"> universit\u00e0<\/a> che devono rimanere aggiornate su una produzione scientifica sempre pi\u00f9 vasta ed eterogenea. Il secondo tipo comprende le riviste \u201c<strong>free access<\/strong>\u201d, che tutti possono consultare e scaricare, ma che obbligano i ricercatori a pagare, spesso con fondi pubblici, una quota che \u00e8 tanto pi\u00f9 alta quanto pi\u00f9 la rivista \u00e8 prestigiosa: 5 o 10 mila euro non sono certo cifre che singolarmente tutti possono permettersi per 4\/5 pubblicazioni annue. In tal caso sono favoriti grandi gruppi di ricerca, chi pu\u00f2 lavorare con molte collaborazioni, chi ha pi\u00f9 risorse, spesso recuperabili lavorando con l\u2019industria su progetti di ricerca incrementale di pi\u00f9 facile successo e dalle ricadute immediate. La ricerca pura, teorica, radicale, sulla frontiera della conoscenza, con esiti e ricadute incerte e lontane nel tempo non \u00e8 certo favorita. Del resto, \u201c<strong><em>publish or perish<\/em><\/strong>\u201d: se non pubblichi tanto e presto e su riviste prestigiose, non fai carriera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In tale processo emerge una ulteriore questione, quella dei \u201c<strong><em>referee<\/em><\/strong>\u201d, cio\u00e8 di coloro che vagliano i lavori scientifici degni di essere pubblicati. Anche costoro prestano la loro opera (tempo e competenze) in modo pressoch\u00e9 gratuito e sono reclutati nell\u2019universit\u00e0 tra gli stessi che pubblicano articoli in un determinato settore scientifico, e spesso tra gli autori che hanno pubblicato sulla rivista scelta dal ricercatore che sottopone il lavoro. Da un lato siamo redattori di articoli scientifici, dall\u2019altro siamo valutatori per riviste e editori: un doppio lavoro generalmente duro che affrontiamo tutti con seriet\u00e0 ma che comporta esso stesso risorse pubbliche. Accade anche che i ricercatori pi\u00f9 prestigiosi all\u2019apice della carriera generalmente rifiutino un lavoro complesso di revisione che non d\u00e0 loro pi\u00f9 alcuna soddisfazione n\u00e9 economica n\u00e9 di prestigio. Capita sempre pi\u00f9 sovente che svolgano questo compito persone piuttosto giovani, non necessariamente molto qualificate e con ampie conoscenze, vista la sempre pi\u00f9 selvaggia specializzazione. La pubblicazione o il rifiuto di un lavoro dipendono a volte dalla sorte, piuttosto che dalla qualit\u00e0 intrinseca. La ricerca di eccellenza si dimostra a volte effimera, piuttosto volta non tanto ad accrescere la qualit\u00e0 della stessa, ma funzionale ad un processo di selezione tra metodologie, paradigmi, aree, e campi di ricerca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A fronte di ci\u00f2 vi sono affari enormi: infatti, pochissime case editrici dominano un mercato sempre pi\u00f9 concentrato, oligopolistico, producendo le riviste pi\u00f9 prestigiose. Il prestigio \u00e8 determinato dell\u2019<strong>Impact Factor<\/strong> (IF) che \u00e8 desunto dal numero di citazioni ricevute dagli articoli della rivista. Il meccanismo, pensato come di per s\u00e9 virtuoso, sappiamo essere distorto a causa di comportamenti non sempre morali, a volte persino illeciti, che secondo alcuni rendono \u201cdopato\u201d il mercato. In aggiunta, le riviste \u201c<em>free access<\/em>\u201d entrano a sparigliare il gioco, perch\u00e9 permettono ai ricercatori di trovare gli articoli da citare senza alcuna restrizione, aumentando IF e prestigio delle riviste ad accesso libero ove per\u00f2 paghi per pubblicare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al di l\u00e0 del fatto che il giro d\u2019affari sia ghiotto o meno per le grandi case editrici, qui entra anche in gioco la cosiddetta libera ricerca e le carriere dei ricercatori, cio\u00e8 la possibilit\u00e0 di vedere riconosciuta la propria maturit\u00e0 scientifica. Gli articoli scientifici sono certo prodotti commerciali e comunicazione, ma anche strumento (titolo) per l\u2019accesso alle carriere accademiche. In Italia il mondo accademico si divide in bibliometrico e non bibliometrico. Che significa? Una cosa molto semplice. Chi si dedica a discipline scientifiche non<em> hard<\/em> in senso stretto (scienze sociali e umane) non viene valutato in base a parametri presumibilmente \u201cobiettivi\u201d, ma ad un giudizio di qualit\u00e0 che spesso \u00e8 un mix tra ricerca di presunta oggettivit\u00e0 e di soggettiva discrezionalit\u00e0. Chi pratica discipline considerate tradizionalmente scientifiche, <em>hard science<\/em>, viene valutato in base a criteri presunti \u201cobiettivi\u201d, quali indicatori desunti dal numero di articoli prodotti e citazioni raccolte da ogni ricercatore. A prescindere dalla distinzione molto discussa in epistemologia tra scienze \u201cdure\u201d e \u201cmolli\u201d, il problema \u00e8 che i criteri \u201cobiettivi\u201d, prescelti tra i tanti, sono molto discutibili. Sostanzialmente non esistono criteri \u201coggettivi\u201d, condivisi nella comunit\u00e0 scientifica, per misurare la qualit\u00e0 della ricerca. Se nel calcio vince chi segna pi\u00f9 gol, nella ricerca non vince necessariamente chi ha taluni parametri bibliometrici puramente pi\u00f9 alti, non essendo dimostrato che questi siano in relazione robusta e libera da indeterminatezza con la qualit\u00e0 della ricerca o del ricercatore che li ha prodotti (peraltro operando in un gruppo di lavoro). La pretesa \u00e8 comunque di inferire la qualit\u00e0 della ricerca, variabile non osservabile, da parametri del mercato editoriale di non dimostrata robustezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Peraltro, occorre interrogarsi su chi controlla la massa enorme di dati citazionali per quantificare la qualit\u00e0 della ricerca. A fare questo sono agenzie private, simili a quelle che valutano le performance di singole imprese, dei mercati azionari, o a quelle che giudicano lo stato dell\u2019economia, una sorta di <em>agenzie di rating<\/em> della qualit\u00e0 della ricerca. Le due \u201cagenzie\u201d alle quali si fa riferimento (il Ministero dell\u2019Universit\u00e0 e della Ricerca ad esempio per <strong>VQR<\/strong> e <strong>ASN<\/strong> per valutare la ricerca nelle strutture universitarie \u2013 Atenei e Dipartimenti \u2013 e per le abilitazione dei ricercatori per i ruoli di professore associato e ordinario), sono SCOPUS e ISI WEB OF SCIENCE (ISI). Se non quando si \u00e8 giunti addirittura ad impiegare Google Search per definire le liste delle riviste per classe di merito, come avvenuto in area 13. SCOPUS appartiene ad una delle pi\u00f9 grandi case editrici di giornali scientifici al mondo (Elsevier), ISI apparteneva alla Thomson Reuter ed ora \u00e8 passata ad altro gruppo societario privato (<em>Clarivate<\/em> <em>Analytics<\/em> \u00e8 propriet\u00e0 di Onex Corporation and Baring Private Equity Asia). Difficile pensare che siano una sorta di missionari della ricerca, perch\u00e9 impiegano software, hardware e personale privati e la loro <em>mission<\/em> \u00e8 fare profitti. Peraltro, i singoli atenei devono anche pagare per consultare queste banche dati, per cui di nuovo un flusso di risorse viene trasferito da fondi pubblici destinati all\u2019attivit\u00e0 di ricerca verso societ\u00e0 private <em>profit oriented<\/em> che influenzano la <a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/tag\/ricerca\/\">ricerca<\/a> stessa. Inoltre, si instaura anche un paradossale conflitto di interessi, come avviene per le pi\u00f9 note agenzie di rating. Sono queste agenzie che raccolgono le citazioni, decidono quali riviste scientifiche rientrano nel loro database e creano gli indicatori. Ma le riviste sono di propriet\u00e0 delle agenzie stesse (Elsevier) o committenti (<em>Clarivate<\/em> <em>Analytics<\/em>). Se un ricercatore scrive un articolo su una rivista che non \u00e8 indicizzata da queste agenzie, \u00e8 come se non avesse fatto nulla. E qui il cerchio si chiude tra Riviste-Agenzie-Ricerca. Come scegliamo ove pubblicare un nostro articolo noi ricercatori? Andiamo a vedere quali riviste sono di prestigio, quindi se e come quotate da queste agenzie, le altre le scartiamo a priori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma non \u00e8 finita qui, perch\u00e9 se la scelta della rivista \u00e8 puramente speculativa, votata alla ricerca di un utile o profitto personale, anche l\u2019argomento di ricerca \u00e8 condizionato in qualche modo da queste agenzie, perch\u00e9 entra in gioco il fattore Hirsch (H-index). Questo meccanismo complesso \u00e8 sintetizzato da un punteggio, in maniera discutibile e criticata da numerosi ricercatori di fama internazionale, in funzione di come le citazioni sono distribuite. In realt\u00e0, questo meccanismo misura non tanto la qualit\u00e0 (che rimane sempre una variabile di ardua misurabilit\u00e0, secondo alcuni di problematica osservabilit\u00e0), ma quanto sia di moda un argomento e quanto sia vasta la comunit\u00e0 che se ne occupa (problema di <em>audience<\/em>). L\u2019effetto non affatto secondario \u00e8 che questo meccanismo indirizza la ricerca verso le comunit\u00e0 pi\u00f9 vaste, gli argomenti pi\u00f9 di moda e dagli esiti pi\u00f9 facilmente di successo. Perch\u00e9 mai fare ricerca in ambiti radicalmente nuovi, ove domina l\u2019incertezza del successo, e ritorni futuribili, quando il mercato ti offre rendimenti pi\u00f9 favorevoli nel breve periodo? Nessuno di noi ormai decide di spendere il tempo a disposizione e le scarse risorse a prescindere da queste considerazioni. Tutto questo condiziona pesantemente la ricerca e la libert\u00e0 con cui pu\u00f2 essere condotta. E condiziona di conseguenza le carriere dei ricercatori e la docenza universitaria, in quanto le procedure per le abilitazioni e per il reclutamento sono fortemente condizionate dall\u2019operare di queste agenzie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chi scrive ritiene che tali meccanismi e condizionamenti arrechino gravi danni sul piano scientifico, culturale nonch\u00e9 umano alla comunit\u00e0 scientifica, perch\u00e9 limita una attivit\u00e0 che dovrebbe sempre fondarsi su principi di libert\u00e0, opportunit\u00e0 ed equit\u00e0 per i ricercatori, principi che sono fondativi della nostra Costituzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>* Economista\u00a0Universit\u00e0 di Ferrara<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>**Fisico\u00a0Universit\u00e0 Politecnica delle Marche<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/2019-anno-11-n-17-sem-1\/riviste-scientifiche-e-ricerca-il-conflitto-di-interessi-delle-pubblicazioni-scientifiche\/#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> Andrea Capocci, <em>Libero accesso a doppio taglio<\/em>, \u201cil manifesto\u201d 25 novembre 2018.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/2019-anno-11-n-17-sem-1\/riviste-scientifiche-e-ricerca-il-conflitto-di-interessi-delle-pubblicazioni-scientifiche\/\">https:\/\/www.economiaepolitica.it\/2019-anno-11-n-17-sem-1\/riviste-scientifiche-e-ricerca-il-conflitto-di-interessi-delle-pubblicazioni-scientifiche\/<\/a><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ECONOMIA E POLITICA\u00a0 (Paolo Pini, Daniele Rinaldi) &nbsp; &nbsp; Riviste scientifiche | Le pubblicazioni scientifiche necessarie per l\u2019accesso alla carriera universitaria sono oggi legate al conflitto di interessi di un giro d\u2019affari fatto di riviste esclusive e citazioni che finisce inevitabilmente per peggiorare la qualit\u00e0 della ricerca accademica. 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