{"id":48439,"date":"2019-02-05T12:00:59","date_gmt":"2019-02-05T11:00:59","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=48439"},"modified":"2019-02-05T08:40:35","modified_gmt":"2019-02-05T07:40:35","slug":"la-nostra-sconcertante-mancanza-di-materialismo-sulluniversita-italiana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=48439","title":{"rendered":"La nostra sconcertante mancanza di materialismo. Sull&#8217;universit\u00e0 italiana."},"content":{"rendered":"<p>di <strong>LE PAROLE E LE COSE (Claudio Giunta)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-full size-full wp-post-image\" src=\"https:\/\/i2.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/cropped-richter-stadtbild-tr1-1.jpg?fit=1102%2C350\" sizes=\"100vw\" srcset=\"https:\/\/i2.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/cropped-richter-stadtbild-tr1-1.jpg?w=1102 1102w, https:\/\/i2.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/cropped-richter-stadtbild-tr1-1.jpg?resize=300%2C95 300w, https:\/\/i2.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/cropped-richter-stadtbild-tr1-1.jpg?resize=768%2C244 768w, https:\/\/i2.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/cropped-richter-stadtbild-tr1-1.jpg?resize=1024%2C325 1024w\" alt=\"\" width=\"1102\" height=\"350\" data-attachment-id=\"34707\" data-permalink=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?attachment_id=34707\" data-orig-file=\"https:\/\/i2.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/cropped-richter-stadtbild-tr1-1.jpg?fit=1102%2C350\" data-orig-size=\"1102,350\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"cropped-richter-stadtbild-tr1\" data-image-description=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i2.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/cropped-richter-stadtbild-tr1-1.jpg?fit=300%2C95\" data-large-file=\"https:\/\/i2.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/cropped-richter-stadtbild-tr1-1.jpg?fit=525%2C167\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>[<em>LPLC ripubblica i migliori contributi dei suoi collaboratori. L\u2019articolo che segue \u00e8 uscito il 13 settembre 2011<\/em>].<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Divider\u00f2 queste brevi considerazioni sui problemi dell\u2019universit\u00e0 in tre parti. In ordine d\u2019importanza e di gravit\u00e0: (1) strutture, (2) docenti, (3) studenti. Premetto che saranno considerazioni molto concrete, niente affatto tecniche, nate dall\u2019osservazione di come l\u2019universit\u00e0 funziona e non dallo studio di ci\u00f2 che l\u2019universit\u00e0 come istituzione \u00e8 stata, \u00e8 e potrebbe essere; e che saranno le considerazioni di un docente della facolt\u00e0 di Lettere e Filosofia: talvolta generalizzabili, talvolta no.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"center\"><strong><em>Strutture<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una delle cose pi\u00f9 sconcertanti, nel dibattito sulla scuola e sull\u2019universit\u00e0, \u00e8 la quasi totale mancanza di materialismo nel preciso senso di: attenzione alla materia, alle cose. Bisogna dunque ricordare che la scuola e l\u2019universit\u00e0 sono, innanzitutto, <em>gli edifici che ospitano la scuola e l\u2019universit\u00e0<\/em>.<span id=\"more-34706\"><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando i miei colleghi tornano sospirando dagli Stati Uniti o dall\u2019Australia o dalla Germania o dal Giappone non sospirano perch\u00e9 in quei paesi hanno trovato colleghi migliori di quelli che hanno lasciato in Italia, o perch\u00e9 gli studenti sono pi\u00f9 intelligenti, colti, motivati, o perch\u00e9 li hanno pagati di pi\u00f9. Pu\u00f2 succedere, ma di solito non sospirano per questo. Sospirano perch\u00e9 in questi paesi hanno trovato condizioni di lavoro concretamente, <em>fisicamente<\/em> migliori. Questo significa tra l\u2019altro: aule decorose, uffici ospitali, bagni decenti, laboratori, biblioteche a scaffale aperto, ristoranti interni, alloggi per gli studenti e per i docenti in visita. Nella gran parte delle universit\u00e0 italiane non si trova niente del genere. \u00c8 normale fare lezione a folle oceaniche in aule striminzite; \u00e8 normale condividere lo studio con tre-quattro colleghi, il che significa dover \u2018fare ricevimento\u2019, spesso, davanti alla macchina del caff\u00e8. I bagni sono, mediamente, delle latrine. Le biblioteche a scaffale aperto sono una chimera: l\u2019Italia \u00e8 il paese in cui per \u2018bibliotecario\u2019 s\u2019intende non qualcuno che aiuta gli studiosi nelle loro ricerche (come dovrebbe essere ed \u00e8 nei paesi civili) ma qualcuno che <em>trasporta<\/em> e che <em>d\u00e0<\/em> i libri, una specie di facchino con gli occhiali, perch\u00e9 studenti e studiosi i libri \u00e8 meglio che non li prendano da soli (e il danno che questa sola stortura procura alla formazione degli studenti \u00e8 <em>incalcolabile<\/em>). Le mense sono rare e, mediamente, pessime, e questo \u00e8 male, tra l\u2019altro, perch\u00e9 mense e ristoranti interni sono i luoghi in cui studenti di anni diversi e di facolt\u00e0 diverse possono incontrarsi e discutere di cose che non siano l\u2019esame del giorno dopo. Il numero degli alloggi per studenti e <em>visiting professors<\/em> \u00e8 ridicolo: il che, oltre a favorire il fiorentissimo indotto di affitti al nero che qualsiasi studente fuori sede impara a conoscere appena sbarcato nella Grande Citt\u00e0, vanifica tutta la retorica sulla \u2018internazionalizzazione\u2019 che riempie le circolari ministeriali e d\u2019ateneo \u2013 cosa vogliamo internazionalizzare se non sappiamo dove far dormire e far mangiare la gente? Perch\u00e9 tutto questo non resti un elenco astratto: molte delle Facolt\u00e0 di Lettere che conosco, per esempio a Roma, Torino, Pisa, Firenze sono cos\u00ec, sono posti in cui \u2013 al di l\u00e0 di tutti i problemi contingenti \u2013 \u00e8 spiacevole lavorare perch\u00e9 gli edifici che le ospitano sono brutti o cadenti o non abbastanza attrezzati. La ragione principale per cui, invece, \u2018si sta bene\u2019 a Trento, l\u2019universit\u00e0 in cui insegno, \u00e8 che gli edifici sono funzionali, ho uno studio decente, bagni decorosi, buone biblioteche, eccetera. Tutto piuttosto semplice.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Il fatto \u00e8 che negli anni passati non sono mancati i fondi per la costruzione di nuovi atenei. Sono invece mancati i fondi per la manutenzione, la ristrutturazione e l\u2019ampliamento degli atenei vecchi. O per dire meglio: i fondi degli atenei non sono stati usati per questo scopo ma per scopi diversi, primo fra tutti il pagamento degli stipendi dei (pochi) docenti neo-assunti e dei (molti) docenti promossi anche grazie all\u2019<em>ope<\/em> <em>legis<\/em> e ai concorsi-farsa. Si \u00e8 fatto cio\u00e8 l\u2019interesse del personale impiegato nell\u2019universit\u00e0 e non l\u2019interesse dell\u2019istituzione, l\u2019interesse privato e non l\u2019interesse pubblico: un costume che del resto impronta di s\u00e9, e snatura, la vita universitaria italiana (o la vita italiana <em>tout court<\/em>) nel suo complesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Rimedi. Difficile trovarli adesso, in tempi di ristrettezze che non sembrano destinati a passare tanto presto. Ma \u00e8 chiaro che su questo punto non \u00e8 possibile affidarsi alla buona volont\u00e0 di presidi e rettori, perch\u00e9 la loro volont\u00e0 pu\u00f2 non essere buona, o pu\u00f2 essere vanificata dalla pressione dei docenti che li eleggono. Bisogna che i fondi destinati alla manutenzione degli edifici, ai laboratori e alle biblioteche non possano essere stornati ad altri capitoli di spesa, e che il ministero premi con risorse aggiuntive \u2013 risorse che andrebbero tolte agli atenei renitenti \u2013 quegli atenei che dimostrano di voler investire in questo settore, nell\u2019istituzione insomma, e non solo negli stipendi per i docenti e il personale tecnico-amministrativo. Per fare un esempio: il GIM (Gruppo Interuniversitario per il monitoraggio dei sistemi bibliotecari d\u2019ateneo) raccoglie da alcuni anni dati sulla qualit\u00e0 delle biblioteche universitarie (spazi, attrezzature informatiche, percentuale di scaffale aperto, orari di apertura, eccetera). Se di dati come questi si tenesse conto per calibrare l\u2019erogazione dei fondi ministeriali, gli atenei \u2013 toccati nel portafoglio \u2013 sarebbero invogliati, probabilmente, a condotte pi\u00f9 responsabili, o meno irresponsabili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">D\u2019altra parte, \u00e8 chiaro ormai che i pochi soldi dello Stato dovrebbero essere integrati dai soldi dei privati attraverso una politica sensata di <em>fund-raising<\/em> e di sgravi fiscali. \u00c8 ben vero che i milionari italiani preferiscono legare il loro nome alle squadre di calcio piuttosto che alle biblioteche, ai musei e alle scuole. Ma questa non \u00e8 una legge iscritta nei geni della popolazione (gli italiani cattolici <em>vs<\/em>. gli americani protestanti): \u00e8 una lacuna culturale che pu\u00f2 essere colmata. Per farlo, gli atenei dovranno comportarsi un po\u2019 come le universit\u00e0 americane, che hanno uffici destinati allo scopo dove si seguono le carriere degli ex-allievi, li si tiene aggiornati con la <em>newsletter<\/em>, si prospettano donazioni legate a precisi, verificabili obiettivi scientifici, oppure a migliorie nelle strutture dell\u2019universit\u00e0, eccetera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"center\"><strong><em>Docenti<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">La prima cosa da osservare a proposito dei docenti universitari italiani (ma lo stesso vale per chi insegna nelle scuole elementari, medie e superiori) \u00e8 che parecchi sono indegni del loro ruolo. C\u2019\u00e8 un\u2019indegnit\u00e0 scientifica. Non hanno scritto niente, non scrivono niente, scrivono sciocchezze, non studiano, fanno sempre le stesse quattro lezioni ripetendo quello che dice il manuale, si occupano di cose irrilevanti, ignorano tutto ci\u00f2 che sta al di fuori del \u2018tema di ricerca\u2019 che qualcuno ha scelto per loro quando avevano vent\u2019anni, e via dicendo. E c\u2019\u00e8 un\u2019indegnit\u00e0 morale. L\u2019indegnit\u00e0 morale si manifesta soprattutto nell\u2019usare l\u2019universit\u00e0 come se l\u2019universit\u00e0 fosse, per qualche bizzarra ragione, <em>una cosa che appartiene ai docenti<\/em>. Nelle facolt\u00e0 professionalizzanti questa idea \u00e8, credo, tanto ovvia da non dover essere nemmeno discussa: l\u2019universit\u00e0 non serve alla comunit\u00e0 che la paga ma all\u2019avvocato o al medico o all\u2019ingegnere che la usano come <em>status-symbol<\/em> (secondo l\u2019equazione \u2018titolo di <em>professore<\/em> sul biglietto da visita = raddoppio delle parcelle\u2019) o come fucina di collaboratori a buon mercato. Nelle facolt\u00e0 umanistiche gioca invece un ruolo preponderante l\u2019idea narcisistica che molti docenti hanno di se stessi: quella di non essere degli insegnanti con un lavoro da fare, delle norme da seguire, una serie di mansioni da adempiere, bens\u00ec dei Liberi Intellettuali incaricati di controllare che la Storia corra sui binari giusti e che il Bene trionfi. Se uno pensa a se stesso in questi termini disincarnati \u2013 se uno non \u00e8 un funzionario ma un Chiamato \u2013 ogni appello alle regole, o anche solo al buon senso, \u00e8 uno schiaffo alla sua dignit\u00e0: lo lascino stare, non gli chiedano conto delle sue azioni, di certe piccole porcherie, perch\u00e9 sa bene lui che cosa va fatto nell\u2019interesse di tutti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">La seconda cosa da osservare a proposito dei docenti universitari italiani (ma lo stesso vale per chi insegna nelle scuole elementari, medie e superiori) \u00e8 che sono spesso eccellenti. Io ho studiato a Pisa e ho avuto dei professori eccellenti. Insegno a Trento e ho dei colleghi eccellenti, in tutte le facolt\u00e0. Alcuni appartengono alla generazione complessivamente nefasta dei <em>baby boomers<\/em>. Altri sono miei coetanei, o pi\u00f9 giovani: sono pochi, e purtroppo nessuno di loro \u00e8 ordinario. Tra questi ce ne sono di davvero eccezionali, e quando penso che invece di passare la mia vita parlando con loro oggi potrei sprecarla nella redazione di un giornale, o in qualche altra triste occupazione para-intellettuale, benedico il mio destino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">La terza cosa da osservare a proposito dei docenti universitari italiani (ma lo stesso vale\u2026) \u00e8 che un docente pessimo non verr\u00e0 punito e un docente ottimo non verr\u00e0 premiato. Tutti e due non sono licenziabili, tutti e due hanno diritto agli stessi (miseri) <em>benefit<\/em> e agli stessi fondi di ricerca; il loro stipendio dipende dalla loro anzianit\u00e0, non dal modo in cui fanno il loro lavoro. L\u2019unico incentivo a far bene il proprio lavoro \u00e8 l\u2019amor proprio: un incentivo che invecchiando \u2013 i figli crescono, le ex-mogli esigono \u2013 diventa sempre pi\u00f9 debole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec a un certo punto succede che, messi davanti a questa situazione confortevolmente bloccata (stipendi bassi rispetto ai colleghi stranieri, ma sicuri e, soprattutto, indipendenti dal proprio impegno e dalle proprie capacit\u00e0; considerazione sociale n\u00e9 bassa n\u00e9 alta; pochi obblighi reali, e quei pochi quasi tutti aggirabili; molto tempo libero), molti docenti universitari, anche bravi, <em>fanno altro<\/em>. I medici visitano, gli economisti amministrano, gli ingegneri costruiscono, gli avvocati patrocinano. Lo stipendio di docente diventa <em>argent de poche<\/em>. Ma, inevitabilmente, anche l\u2019impegno di docente diventa un <em>travail de poche<\/em>, che si pu\u00f2 delegare tranquillamente agli \u2018assistenti\u2019 (una categoria abolita pi\u00f9 di trent\u2019anni fa che tuttora prospera nelle universit\u00e0 sotto lo pseudonimo gentile di \u2018dottorandi\u2019 o, dio rimeriti con la sua destra il genio ministeriale che ha coniato questa formula, \u2018cultori della materia\u2019). Gli scienziati cercano di mettere un piede nelle aziende o nelle banche come consulenti. Gli umanisti sono i pi\u00f9 commoventi di tutti, perch\u00e9 sono i pi\u00f9 inutili e, insieme, i pi\u00f9 vanitosi, e, dato che si occupano di cose in fondo facilmente comunicabili (poesia, archeologia, storia, arte), vorrebbero un almeno un pezzetto della fama e del denaro che inondano, immeritatamente, le starlet della societ\u00e0 dello spettacolo. Perci\u00f2 parecchi di loro perdono il controllo e si mettono a fare di tutto, a scrivere di tutto, anche gratis, per chiunque glielo chieda. Se il quotidiano locale ha bisogno di un articolo sulla pizza margherita, l\u2019antropologo culturale (qualsiasi cosa sia un antropologo culturale) scrive un articolo sulla pizza margherita. Se \u00abLa Repubblica\u00bb (\u00abLa Repubblica\u00bb!!) ha bisogno di dieci righe sulla <em>roulette<\/em> dei calci di rigore ai mondiali, la docente di filosofia morale scrive dieci righe sulla <em>roulette<\/em> dei calci di rigore ai mondiali inzeppandola di citazioni scriteriate da Bourdieu. L\u2019idea che tra i loro compiti ci sia anche quello di mantenere il discorso pubblico a un livello decente, l\u2019idea di dire ogni tanto \u2018no, grazie\u2019, non li sfiora. E cos\u00ec anche per loro, alla fine, fare lezione e parlare con gli studenti diventa un secondo lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Rimedi. Tanti, e nessuno applicabile, temo, se non accettando il fatto che questo popolo di razionalissimi diavoli agisce seguendo il suo interesse materiale. Se un giovane brillante, con una vera vocazione di studioso, ha davanti a s\u00e9 la scelta tra diventare dirigente d\u2019azienda a trent\u2019anni e fare il \u2018cultore della materia\u2019 fino a quaranta e poi, forse, diventare ricercatore, abbandoner\u00e0 l\u2019universit\u00e0 \u2013 dopo averla usata per cinque o pi\u00f9 anni in cambio di una tassa poco pi\u00f9 che simbolica \u2013 e far\u00e0 bene. Le cose all\u2019universit\u00e0 cominceranno a migliorare quando diventeranno professori ordinari dei trentenni che hanno scritto tre articoli eccezionali e quando smetteranno di diventarlo dei sessantacinquenni che hanno scritto dieci libri irrilevanti ma \u2013 secondo la soave espressione usata (senza ironia) da un mio collega \u2013 meritano una medaglia prima della pensione. Finch\u00e9 l\u2019anzianit\u00e0 verr\u00e0 considerata pi\u00f9 importante della capacit\u00e0, l\u2019universit\u00e0 attirer\u00e0 i mediocri e respinger\u00e0 i migliori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Per la stessa ragione (l\u2019interesse materiale), \u00e8 necessario che i risultati scientifici e didattici vengano premiati, il che significa diversificare gli stipendi, o i <em>benefits<\/em> (meno ore di lezione, congedi pi\u00f9 frequenti), per esempio, tra <em>full professors<\/em> che non fanno niente da decenni e <em>full professors<\/em> che continuano a studiare, scrivere, formare studenti. Altrimenti i migliori se ne andranno all\u2019estero: Germania, Svizzera, Stati Uniti, Asia. E i pi\u00f9 abili continueranno a usare l\u2019universit\u00e0 come trampolino per le professioni, la pubblicistica, la politica. Bisogna chiedere di pi\u00f9 ai docenti: pi\u00f9 ore d\u2019impegno nelle lezioni, nei colloqui, nella ricerca \u2013 ma, <em>prima<\/em>, bisogna dare di pi\u00f9 a quelli che se lo meritano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"center\"><strong><em>Studenti<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Sugli studenti, che provengono da scuole diverse, che frequentano facolt\u00e0 diverse, \u00e8 inutile generalizzare. Forse l\u2019unica osservazione generale che si pu\u00f2 fare \u00e8 che \u2013 dato che la vita si allunga, le cose da imparare si accumulano e si complicano, la societ\u00e0 cambia rapidamente, i <em>media<\/em> prendono il posto della scuola \u2013 a tutti farebbe bene un biennio o un triennio di \u2018formazione culturale di base\u2019, qualcosa di simile al <em>college<\/em> americano, eventualmente con l\u2019opzione per una o pi\u00f9 discipline caratterizzanti (<em>major<\/em> e <em>minor<\/em>). Il 3+2 della riforma Berlinguer mirava, probabilmente, a qualcosa del genere. Ma, per come \u00e8 stato impostato e per come \u00e8 stato applicato, ha evidentemente fallito l\u2019obiettivo. Quella che occorreva e occorre \u00e8 una rifondazione, non una riforma, per di pi\u00f9 a costo zero: e la rifondazione non c\u2019\u00e8 stata, n\u00e9 ci sar\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">A differenza della scuola dell\u2019obbligo, l\u2019universit\u00e0 \u00e8, tra l\u2019altro, il luogo della selezione. Un\u2019universit\u00e0 in cui tutti vengono promossi per il semplice fatto di pagare le tasse universitarie non \u00e8 un\u2019universit\u00e0 che possa attirare gli studenti migliori. Si pu\u00f2 discutere sui modi in cui attuare questa selezione. Per quanto riguarda le facolt\u00e0 umanistiche mi sembra opportuno che una prima selezione avvenga all\u2019ingresso. Una facolt\u00e0 di Lettere non dovrebbe organizzare dei corsi di italiano scritto perch\u00e9 le matricole non sanno coniugare i verbi o non conoscono l\u2019ortografia: dovrebbe dissuadere dall\u2019iscriversi quegli studenti che a diciotto anni non sanno coniugare i verbi e non conoscono l\u2019ortografia, perch\u00e9 quando ne avranno ventitr\u00e9 non sapranno che fare della loro vita. L\u2019acculturazione di massa \u00e8 un giusto proposito ma \u2013 per quanto sia tentante sentirsi investiti di un ruolo cos\u00ec nobile \u2013 non pu\u00f2 essere il proposito dell\u2019universit\u00e0, o pu\u00f2 esserlo soltanto in circostanze e contesti particolari come i programmi di <em>lifelong learning<\/em>, un settore nel quale il sistema scolastico e universitario italiano \u00e8, manco a dirlo, alla preistoria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo scopo di una facolt\u00e0 umanistica \u2013 bench\u00e9 si tenda spesso a pensare il contrario \u2013 non \u00e8 neppure quello di migliorare l\u2019anima degli studenti o di assecondare le loro passioni. \u00c8 giusto fare quello che piace se quello che piace \u00e8 anche quello per cui si \u00e8 portati. Non \u00e8 difficile, da adolescenti, appassionarsi a Kafka o a Klee o ai Pink Floyd (pi\u00f9 difficile che ci si appassioni, mettiamo, a Tasso o a Poussin o a Bart\u00f3k). Ma, dopo l\u2019adolescenza, \u2018seguire le proprie passioni\u2019 (un tipico consiglio da societ\u00e0 dello spettacolo, sul registro demenziale di \u2018esprimere se stessi\u2019) senza avere n\u00e9 vocazione n\u00e9 cultura \u00e8 una ricetta per il fallimento e per la disperazione. Questo tendono a dimenticarlo non solo i diciottenni che s\u2019iscrivono in massa al DAMS o a Lettere o a Scienze della Comunicazione ma, cosa molto pi\u00f9 grave, i docenti di quelle facolt\u00e0, che si compiacciono nel vedere le loro aule piene di futuri disoccupati incapaci di seguire un discorso minimamente articolato, e che li promuovono agli esami non per la loro attitudine e preparazione ma per la passione che li agita (mi auguro proprio che lo stesso metro non valga a Medicina: preferisco essere operato da un bravo medico un po\u2019 svogliato piuttosto che da un entusiasta che per\u00f2 sviene quando vede il sangue).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo scopo di una facolt\u00e0 umanistica, oggi, \u00e8 simile (anche se non identico) a quello di tutte le altre facolt\u00e0. Formare persone che possano trovare un lavoro dopo la laurea. Queste persone non saranno dei professionisti (dunque \u00e8 ora di finirla con la frottola delle facolt\u00e0 umanistiche \u2018professionalizzanti\u2019: non lo sono e non devono esserlo) ma degli intellettuali, un nome che pu\u00f2 essere riempito di molti contenuti ma <em>non di tutti<\/em> i contenuti. Possiamo discutere a lungo su quali siano i contenuti giusti. Ma forse potremmo trovare un accordo di massima su quelli sbagliati. Forse \u00e8 sbagliato perseguire le proprie passioni fino all\u2019estenuazione, e fare prima un esame, poi una tesina, poi la tesi triennale, poi la tesi del biennio su Kafka o Klee o i Pink Floyd. Forse \u00e8 sbagliato schiacciare le preparazione sulla contemporaneit\u00e0, dato che di contemporaneit\u00e0 \u00e8 piena la vita: il che non vuol dire mettere l\u2019esame di greco obbligatorio per tutti ma almeno pretendere che tutti quanti sappiano che i greci ci sono stati. Forse \u00e8 sbagliato chiedere di esprimere le proprie opinioni su questioni complicate a ventenni che non conoscono neppure i rudimenti della ricerca (e dunque, per esempio: vogliamo abolire quel <em>tour de force<\/em> di dilettantismo e finzione che \u00e8, di norma, la tesi triennale?). E forse \u00e8 il caso di evitare quel simpatico salto dall\u2019Ignoranza al Postmoderno che molti studenti fanno, incoraggiati da docenti insicuri e vanesi, all\u2019insegna del \u2018tutto c\u2019entra\u2019 o \u2018tutto \u00e8 testo\u2019 o \u2018tutto \u00e8 interpretazione\u2019 (tesi rispettabilissime, anche se prese da tutti un po\u2019 troppo sul serio, ma che andrebbero fatte valere in un ambito diverso da quello in cui si svolge la formazione <em>di base<\/em> degli studenti).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec definita, o ridefinita, la funzione delle facolt\u00e0 umanistiche, e considerando che viviamo nel 2011 e non, ahim\u00e8, nell\u2019Atene del quarto secolo avanti Cristo, \u00e8 anche chiaro che la societ\u00e0 (quella che, tendiamo a dimenticarlo, <em>finanzia<\/em> l\u2019universit\u00e0 pubblica <em>e<\/em> privata) non ha nessun bisogno che le facolt\u00e0 umanistiche laureino ogni anno mille o diecimila filosofi, letterati, storici, scienziati della comunicazione. Ne servono molti di meno, e di livello molto superiore: e numero e qualit\u00e0 sono qui, com\u2019\u00e8 intuitivo, grandezze inversamente proporzionali. Dunque occorrono meno facolt\u00e0 umanistiche, pi\u00f9 piccole, pi\u00f9 selettive. Gli iscritti a Lettere non dovrebbero essere pi\u00f9 numerosi degli iscritti a Scienze. E potremmo fare serenamente a meno di <em>tutti<\/em> gli iscritti a non-facolt\u00e0 come Beni Culturali (esiste la storia dell\u2019arte, l\u2019archeologia, la biologia: non esistono i Beni Culturali) o Scienze della Comunicazione. Credo che chi obietta che l\u2019universit\u00e0 \u00e8 di tutti e tutti hanno diritto di frequentarla, indipendentemente dalle attitudini e dal merito, e pagando poco, non valuti bene le conseguenze della sua obiezione, anche se alcune di queste conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. E credo che chi obietta che le facolt\u00e0 umanistiche non sono soltanto degli indirizzi di studio ma anche tante altre cose meravigliose \u2013 un avamposto della Civilt\u00e0 nel quale i giovani possono coltivare disinteressatamente le loro passioni, un baluardo contro l\u2019invadenza dei <em>media<\/em>, un luogo del conflitto permanente, un ascensore sociale \u2013 fraintenda il ruolo che pu\u00f2 e deve avere oggi l\u2019universit\u00e0, e l\u2019universit\u00e0 pubblica in ispecie: un fraintendimento dettato, direi, piuttosto dal narcisismo che dalla generosit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">[Questo articolo \u00e8 uscito su <em>Italianieuropei online<\/em>]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">[Immagine: Gerard Richter, <em>Stadt<\/em> (gm)].<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=34706\">http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=34706<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LE PAROLE E LE COSE (Claudio Giunta) &nbsp; [LPLC ripubblica i migliori contributi dei suoi collaboratori. L\u2019articolo che segue \u00e8 uscito il 13 settembre 2011]. Divider\u00f2 queste brevi considerazioni sui problemi dell\u2019universit\u00e0 in tre parti. In ordine d\u2019importanza e di gravit\u00e0: (1) strutture, (2) docenti, (3) studenti. Premetto che saranno considerazioni molto concrete, niente affatto tecniche, nate dall\u2019osservazione di come l\u2019universit\u00e0 funziona e non dallo studio di ci\u00f2 che l\u2019universit\u00e0 come istituzione \u00e8 stata,&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":86,"featured_media":39678,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Le-parole-e-le-cose.jpeg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-cBh","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/48439"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/86"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=48439"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/48439\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":48442,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/48439\/revisions\/48442"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/39678"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=48439"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=48439"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=48439"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}