{"id":48446,"date":"2019-02-05T10:45:37","date_gmt":"2019-02-05T09:45:37","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=48446"},"modified":"2019-02-05T08:43:34","modified_gmt":"2019-02-05T07:43:34","slug":"sovranismi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=48446","title":{"rendered":"Sovranismi"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Federico Lordi)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"shrinkToFit\" src=\"https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/1998_00706_cropped_20160216154740_1080p.jpg\" alt=\"https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/1998_00706_cropped_20160216154740_1080p.jpg\" width=\"1180\" height=\"654\" \/><\/p>\n<div class=\"riassunto\" style=\"text-align: justify;\"><strong>L&#8217;attuale scontro tra sovranisti e globalisti \u00e8 solo fumo negli occhi, una mistificazione nata per occultare il conflitto tra due diverse interpretazioni del neoliberismo. Come venirne fuori? Ne abbiamo parlato con Alessandro Somma.<\/strong><\/div>\n<div class=\"aut\" style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div class=\"sep\" style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div class=\"postcontent\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Gi\u00e0 ricercatore del <em>Max Planck Institut f\u00fcr\u00a0Europaische Rechtsgeschichte<\/em> di Francoforte sul Meno, <strong>Alessandro Somma<\/strong> \u00e8 professore ordinario di diritto comparato presso l\u2019Universit\u00e0 di Ferrara. Autore di numerose pubblicazioni scientifiche nonch\u00e9 di una copiosa saggistica divulgativa per la casa editrice DeriveApprodi: tra i titoli pi\u00f9 rinomati ricordiamo \u201cLa Dittatura dello spread\u201d (2014), \u201cL\u2019altra faccia della Germania\u201d (2015) e ultimo, in ordine di tempo, \u201c<a href=\"https:\/\/www.deriveapprodi.com\/prodotto\/sovranismi\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Sovranismi. Stato, popolo e conflitto sociale<\/a>\u201d (2018). Abbiamo contattato il Professore per un\u2019intervista sul concetto di sovranit\u00e0 all\u2019interno dell\u2019Unione Europea.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-104816\" src=\"https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/712wDKiRJDL.jpg\" sizes=\"(max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" srcset=\"https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/712wDKiRJDL.jpg 1000w, https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/712wDKiRJDL-768x1364.jpg 768w\" alt=\"\" width=\"1000\" height=\"1776\" \/><\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel suo ultimo lavoro, <i>Sovranismi (DeriveApprodi, 2018<\/i><i>), <\/i>Lei afferma che \u201c<i>il ripristino della democrazia deve necessariamente passare dal recupero della dimensione nazionale\u201d <\/i>nella necessit\u00e0 di ripristinare quegli spazi giuridici, configurabili esclusivamente nell\u2019ambito dello Stato nazionale, in grado di <i>\u201credistribuire le armi del conflitto sociale\u201d. <\/i>Gli ultimi due anni di dibattito politico-economico nel bel paese hanno visto irrompere con forza sulla scena il termine<i> \u201csovranismo\u201d: <\/i>alla luce della pi\u00f9 recente narrazione mediatica e dello spin conferitogli, Lei ritiene questo concetto nocivo per coloro che, rimanendo nei ranghi della democrazia costituzionale, vorrebbero ripristinare quel sano conflitto sociale ormai sopito da decenni?<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/esteri-3\/sovranismo-stati-uniti-trump\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Sovranismo<\/em><\/a>\u00a0non \u00e8 certo un termine felice, anche se molto in voga nello scontro politico pi\u00f9 urlato. Lo si utilizza per lo pi\u00f9 come sinonimo di chiusura identitaria incentrata su valori premoderni, come il sangue o la terra, invocati a presidio di un solco incolmabile tra un noi e un loro. Pochi notano per\u00f2 che <strong>quei valori sono in realt\u00e0 buoni solo a sterilizzare i conflitti prodotti dalla modernit\u00e0 capitalista<\/strong>, a produrre pacificazione nel nome di visioni interclassiste dello stare insieme come societ\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da questo punto di vista, tentare una lettura alternativa, che muova dall\u2019idea di sovranit\u00e0 popolare, e a monte di libert\u00e0 e solidariet\u00e0 come valori che presuppongono il suo esercizio e che lo Stato deve assicurare, pu\u00f2 sembrare velleitario, se non un errore di comunicazione. Tuttavia oramai tutti parlano di sovranismo, sicch\u00e9 questa \u00e8 l\u2019espressione con cui ci confrontiamo nel dibattito pubblico, e che occorre riempire di altri significati. <strong>Penso allora sia utile mostrare che ci sono pi\u00f9 sovranismi e adoperarsi per riconoscere le ragioni di un sovranismo in linea con i valori costituzionali<\/strong> (al netto delle riforme neoliberali come l\u2019introduzione dell\u2019equilibrio di bilancio o l\u2019accentuazione dell\u2019autonomia regionale): che non punta alla pacificazione interclassista ma che al contrario alimenta il conflitto sociale in quanto catalizzatore di partecipazione democratica. Non saprei quale altra espressione utilizzare. Almeno fino a quando non se ne troveranno altre capaci di attirare l\u2019attenzione e stimolare il dibattito sulla necessit\u00e0 di tornare alla dimensione nazionale come precondizione per difendere quei valori.<\/p>\n<blockquote><p>Il termine \u201c<i>sovranismo<\/i>\u201d sembrerebbe aver circoscritto lo scontro politico tra due sole fazioni, quella dei <i>globalisti<\/i> e quella appunto dei <i>sovranisti. <\/i>\u00c8 una distinzione che rischia di banalizzare un panorama pi\u00f9 vasto e ricco di insidie? E soprattutto: c\u2019\u00e8 il rischio che un <i>sovranismo <\/i>apparentemente nato in funzione di una contrapposizione tra popolo ed \u00e9lite si riveli un mero mezzo di sostituzione dell\u2019attuale sistema ordoliberale con un nuovo assetto neoliberale che, seppur all\u2019interno dei confini nazionali, mirerebbe a tutelare un <i>differente<\/i> nucleo di interessi ben lontani dal perseguimento dell\u2019uguaglianza sostanziale come configurata dai nostri padri costituenti?<\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pi\u00f9 che un rischio \u00e8 una certezza, sostenuta da un susseguirsi di fatti politici capaci oramai di comporre un quadro sufficientemente nitido. <strong>La banalizzazione dello scontro come conflitto tra sovranisti e globalisti \u00e8 divenuta la cortina fumogena utilizzata ad arte per occultare che esso si gioca tutto nel campo neoliberale<\/strong>. I sovranisti riscoprono i confini per alimentare una lotta tra Stati volta alla conquista dei mercati internazionali. Si potrebbe dire che sono fautori di un neoliberalismo nazionale, diverso dal neoliberalismo globalista semplicemente perch\u00e9 quest\u2019ultimo affida allo Stato compiti di altro tipo (anche la libera circolazione dei fattori produttivi o la concorrenza hanno bisogno dei pubblici poteri per potersi affermare). In entrambi i casi lo Stato \u00e8 indispensabile a rendere il capitalismo storicamente possibile, e questo mette in ombra le ragioni di chi vuole un ritorno agli Stati per utilizzarli in una lotta contro i mercati. \u00c8 per\u00f2 questo lo spazio di quanto ho indicato come sovranismo democratico, funzionale alla difesa dei valori costituzionali.<\/p>\n<blockquote><p>Nell\u2019ultimo capitolo di \u201cSovranismi\u201d c\u2019\u00e8 un passaggio in cui afferma che L\u2019Europa unita in quanto dispositivo neoliberale \u00e8 irriformabile e che \u201c<i>il recupero della sovranit\u00e0 popolare ben potrebbe consentire di riavvolgere il nastro di questa storia e alimentare \u00abun europeismo costituzionale\u00bb. <\/i>In cosa consisterebbe quest\u2019ultimo e per quali tratti si distinguerebbe dall\u2019assetto europeo visto dal post-Maastricht in poi?<\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Maastricht, inteso come il percorso che porta alla moneta unica e che inizia con l\u2019Atto unico europeo del 1986, \u00e8 stato uno spartiacque nella storia dell\u2019integrazione europea. Fin dall\u2019inizio i Trattati europei menzionano la stabilit\u00e0 dei prezzi, ovvero la <strong>lotta all\u2019inflazione<\/strong>, come finalit\u00e0 delle politiche economiche europee, ma includono tra queste anche la<strong> promozione della piena occupazione<\/strong>. \u00c8 evidente che si tratta di finalit\u00e0 in contrasto tra loro, dal momento che il controllo dell\u2019inflazione richiede una contrazione della spesa pubblica e la moderazione salariale: comportamenti incompatibili con la promozione della piena occupazione, che richiede sostegno della domanda, e con ci\u00f2 spesa pubblica, e che inoltre aumenta il potere contrattuale dei lavoratori, e con ci\u00f2 il loro salario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per molti anni in Europa si \u00e8 pensato di giungere a una politica di bilancio e fiscale comune, ovvero incentrata su una gerarchia condivisa tra le finalit\u00e0 che ho appena richiamato (si trattava insomma di capire se essere o meno keynesiani), da utilizzare poi come fondamento per una politica monetaria comune ed eventualmente anche per una moneta comune. Poi \u00e8 arrivato <strong>Jacques Delors<\/strong>, Presidente della Commissione europea tra il 1985 e il 1995, che ha imposto un rovesciamento dell\u2019agenda politica. Con l\u2019Atto unico europeo ha voluto incentivare la libera circolazione dei capitali, che pure veniva menzionata dai Trattati, ma che non era stata attuata (in omaggio al compromesso di Bretton Woods, per cui le merci circolano liberamente ma questo non deve valere per i capitali). In questo modo si \u00e8 imposto ai governi di ingaggiare un\u2019aspra competizione per attirare capitali, ovvero per beneficiare il mitico investitore internazionale: vera e propria figura quasi antropologica di riferimento per la politica economica, costretta ad abbattere i salari e la pressione fiscale sulle imprese come condizione per non uscire perdenti dalla competizione in atto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poi, con Maastricht, si \u00e8 deciso di rendere la politica monetaria di competenza esclusiva del livello europeo, e ovviamente di incentrarla sul controllo dell\u2019inflazione, con ci\u00f2 imponendo una linea ben precisa di politica di bilancio e politica fiscale. Queste potevano anche rimanere di competenza degli Stati nazionali, come \u00e8 a tutt\u2019oggi, tanto i loro spazi di manovra sono annullati: se devono controllare l\u2019inflazione devono tenere debito e deficit sotto controllo, non potendo quindi fare politiche di piena occupazione (nel nostro caso violando un precetto costituzionale).<\/p>\n<div class=\"wp-caption alignnone\" style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full\" src=\"https:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/commons\/7\/78\/Jacques_Delors.JPG\" width=\"1280\" height=\"853\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Jacques Delors nel 2009<\/p>\n<\/div>\n<blockquote><p>Nei suoi scritti ricorre spesso l\u2019affermazione che \u201c<i>al principio dell\u2019avventura europeista si parlava non solo di stabilit\u00e0 dei prezzi ma anche di piena occupazione\u201d <\/i>e che solo a partire dagli anni \u201880 la prima prevalse sulla seconda. Larghissima parte dei padri del federalismo europeo, tra i quali ricordiamo Paul-Henri Spaak, Altiero Spinelli, Walter Lippmann e addirittura Friedrich Von Hayek si scagliarono con veemenza contro ogni tipo di politica economica che osasse allontanarsi dal disegno neoliberale: nel riferirsi <i>all\u2019economia di piano<\/i> i suddetti non presero a riferimento esclusivamente il bolscevismo ma, in particolare arrivarono a puntare il dito contro il laburismo britannico. Da cosa dobbiamo desumere un\u2019iniziale \u201c<i>purezza\u201d <\/i>del progetto federalista europeo circa una presunta compatibilit\u00e0 dei modelli economici neoliberali con paradigmi keynesiani, se gli stessi padri del federalismo europeo hanno osteggiato ogni forma di <i>potere nelle mani dei lavoratori<\/i>?<\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Diciamo intanto che <strong>l\u2019Europa unita nasce nel pieno dei cosiddetti Trenta gloriosi<\/strong>: l\u2019epoca in cui prevaleva il modo keynesiano di concepire la politica economica. Questo clima non poteva non influenzare anche un progetto concepito, come lei giustamente ricorda, per essere un dispositivo neoliberale, tanto pi\u00f9 che ci troviamo all\u2019epoca della contrapposizione tra blocchi (epoca in cui il capitalismo doveva mostrarsi con il volto umano per gareggiare al meglio, in termini di attrattiva, con il socialismo, cui molti guardavano con interesse). Occorre tenere conto di tutto questo per comprendere i Trenta gloriosi e la spirale virtuosa che essi hanno generato: un sostegno della domanda capace di incrementare i consumi, alla base della piena occupazione e con ci\u00f2 di una domanda in costante crescita. Il tutto sostenuto da un welfare corposo, concepito, oltre che come strumento di pacificazione sociale, anche come forma di salario indiretto, a completare quanto \u00e8 stato definito come compromesso keynesiano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Certo, questo modello era condannato a non funzionare per l\u2019eternit\u00e0, se non altro perch\u00e9 non teneva conto delle compatibilit\u00e0 ambientali. Non \u00e8 per\u00f2 un caso se il suo rovesciamento segue a ruota il crollo del blocco socialista e dunque la sparizione dalla scena dell\u2019unico vero competitore del capitalismo. Di qui la volont\u00e0 di mettere fine a un effetto indesiderato della spirale virtuosa di cui ho appena parlato: aver attribuito al lavoro salariato un notevole potere contrattuale. E proprio questo doveva essere combattuto con il percorso che ha condotto a Maastricht, che \u00e8 iniziato con il rovesciamento del compromesso di Bretton Woods e <strong>si \u00e8 concluso con il rovesciamento del compromesso keynesiano<\/strong>.<\/p>\n<blockquote><p>Dal voto del 4 marzo in poi le opposizioni hanno eretto a baluardo anti-sovranista il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: gesti come quello del famoso \u201cno\u201d a Savona dello scorso maggio minano il ruolo di neutralit\u00e0 e garanzia che il Capo dello Stato dovrebbe mantenere? In virt\u00f9 dell\u2019interferenza di Mattarella nel dibattito politico degli ultimi mesi, ritiene corretto pensare che una riforma della Costituzione in senso \u201cpresidenzialista\u201d, tesa a configurare una forma di responsabilit\u00e0 politica del Presidente della Repubblica nei confronti degli elettori, favorirebbe la strada verso un progressivo avvicinamento a quell\u2019\u201c<i>arena democratica entro cui il conflitto redistributivo si sviluppa in modo equilibrato<\/i>\u201d?<\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per la Costituzione italiana il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri. <strong>Questo meccanismo non attribuisce un potere illimitato al Capo dello Stato<\/strong>, che pu\u00f2 rifiutare la nomina dei ministri solo in mancanza di requisiti giuridici, ovvero, in massima parte, per questioni attinenti le incompatibilit\u00e0 con la carica. Se cos\u00ec non fosse, il Presidente della Repubblica concorrerebbe a formare l\u2019indirizzo politico generale, e questo contrasterebbe con la massima per cui egli \u00e8 politicamente irresponsabile, tanto che i suoi atti devono sempre essere controfirmati dai ministri e dal Premier.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Detto questo sono stati numerosi i casi in cui il Presidente della Repubblica ha tentato di influenzare la composizione del governo: a partire da quanto fece Gronchi con la nascita del governo Zoli, sino al rifiuto di Napolitano di nominare Gratteri Ministro della giustizia del governo Renzi. Qui il Capo dello Stato non si \u00e8 per\u00f2 limitato alla mera <em>moral suasion<\/em>, per quanto penetrante essa possa essere: qui siamo arrivati allo scontro. <strong>Mattarella che blocca la nomina di Savona a Ministro dell\u2019economia \u00e8 un atto chiaramente fuori dalle sue prerogative<\/strong>. Soprattutto se motivato con le parole che ha scelto, con le quali ha voluto ergersi a Presidente degli investitori stranieri e dei risparmiatori italiani danneggiati da una linea che, sostenne, poteva provocare l\u2019uscita dell\u2019Italia dall\u2019Euro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Detto questo, con il senno di poi, si sar\u00e0 accorto che i suoi timori erano infondati: <strong>Savona Ministro per gli affari europei si comporta come un pompiere rispetto ai proclami dei Ministri pi\u00f9 critici con l\u2019Europa<\/strong> (anche se si tratta di proclami non seguiti da fatti).\u00a0Quanto al presidenzialismo, a me pare un errore. Il sovranismo che ho in mente \u00e8 funzionale a ripristinare la sovranit\u00e0 popolare, quindi ad allargare gli spazi della decisione democratica: richiede di favorire e non di penalizzare il parlamento nei rapporti con l\u2019esecutivo.<\/p>\n<div class=\"wp-caption alignnone\" style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full\" src=\"https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/sergio-mattarella-foto-2.jpg\" width=\"1133\" height=\"613\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Sergio Mattarella<\/p>\n<\/div>\n<blockquote><p>Torniamo sul \u201cno\u201d a Savona da parte di Mattarella: \u00e8 evidente che tale \u201c<i>ingerenza\u201d<\/i> nella formazione del Governo a trazione lega-cinque stelle mirasse a tutelare il cosiddetto <i>rigore di bilancio <\/i>utile a mantenere in piedi l\u2019eurozona per come congegnata: com\u2019\u00e8 possibile che la democrazia economica designata dai Costituenti al fine di promuovere e garantire \u201c<i>oltre la rimozione degli ostacoli al pieno sviluppo della persona , anche l\u2019effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all\u2019organizzazione politica, economica e sociale del Paese\u201d <\/i>attraverso l\u2019intervento attivo dello Stato nell\u2019economia sia arrivata a un simile grado di subordinazione nei confronti delle politiche pro-cicliche dettate dall\u2019UE? Possiamo affermare che quelle <i>forze regressive <\/i>alle quali faceva riferimento Gustavo Ghidini nella seduta dell\u2019Assemblea Costituente dell\u20198 marzo 1947 abbiano <i>avuto la prevalenza? <\/i><\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">S\u00ec, lo possiamo dire, cos\u00ec come possiamo dire che in fin dei conti la fine dei Trenta gloriosi, da cui tutto ebbe inizio, rappresentano una sorta di ritorno alla normalit\u00e0 capitalista. Dico questo per mettere in luce come <strong>il capitalismo dal volto umano sia una costruzione estremamente instabile<\/strong>: sottoposta alle opposte sollecitazioni di chi vuole il superamento del capitalismo e di chi invece invoca l\u2019ortodossia neoliberale. Da questo punto di vista hanno ragione i fautori di quest\u2019ultima a vedere nei modelli keynesiani l\u2019anticamera dell\u2019economia pianificata, e infatti adottano con cura ogni espediente per precarizzare e svalutare il lavoro e a monte per spoliticizzare il mercato.<\/p>\n<div class=\"wp-caption alignnone\" style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full\" src=\"https:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/commons\/thumb\/1\/19\/Assemblea_Costituente_De_Gasperi_Teresa_Mattei.jpg\/1280px-Assemblea_Costituente_De_Gasperi_Teresa_Mattei.jpg\" width=\"1280\" height=\"895\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Approvazione della Costituzione Italiana<\/p>\n<\/div>\n<blockquote><p>Lelio Basso fu tra i primi intellettuali italiani a sollevare dubbi di costituzionalit\u00e0 circa l\u2019adesione dell\u2019Italia alla Comunit\u00e0 Economica Europea. Tramite le colonne del Corriere della Sera, correva l\u2019anno 1973, critic\u00f2 il fatto che attraverso regolamenti e direttive il Consiglio d\u2019Europa e la Commissione spogliassero \u201c<i>il popolo dell\u2019esercizio della sovranit\u00e0 in materia di estrema importanza\u201d <\/i>sfuggendo a \u201c<i>qualsiasi decisione preventiva o controllo successivo di organi elettivi. <\/i>Basso afferm\u00f2 inoltre che accettare tali cessioni di sovranit\u00e0 sarebbe equivalso a \u201c<i>sovvertire l\u2019ordine costituzionale italiano<\/i>\u201d, affermazione non troppo distante da quella resa dal Calamandrei durante i lavori della Costituente in relazione alle \u201c<i>oscure previsioni\u201d<\/i> di Ghidini. \u00c8 un\u2019interpretazione tutt\u2019oggi condivisibile, alla luce della pi\u00f9 recente evoluzione del diritto dell\u2019Unione Europea?<\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><a href=\"https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/homines\/lelio-basso\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Basso<\/a><\/strong>contest\u00f2 l\u2019adesione dell\u2019Italia al Consiglio d\u2019Europa anche durante il dibattito parlamentare sulla relativa legge, e con l\u2019occasione <strong>pronunci\u00f2 parole che suonano attualissime<\/strong>. Stigmatizz\u00f2 il comportamento della borghesia, storicamente espressiva di una coscienza nazionale, che aveva abbandonato il vecchio nazionalismo e assunto come sua bandiera il cosmopolitismo solo per resistere alla pressione delle classi popolari in lotta per i loro diritti. Di qui la conclusione che l\u2019emancipazione delle classi subalterne passa dalla loro capacit\u00e0 di togliere alla nazione il carattere di espressione esclusiva della classe dominate, ma non anche di abbandonarla come terreno di lotta politica. Giacch\u00e9 <strong>il riscatto delle classi subalterne passa dall\u2019internazionalismo e non dal cosmopolitismo<\/strong>, dalla nascita di una federazione di popoli liberi. Tutto il contrario della federazione interstatuale promossa da von Hayek per imporre agli Stati il vincolo esterno con cui presidiare l\u2019ortodossia neoliberale: per trasformarli in contenitori di fattori produttivi liberamente saccheggiabili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Peraltro il cosmopolitismo non era inviso solo alla sinistra di allora, se \u00e8 vero che la Costituzione ammette le limitazioni della sovranit\u00e0 nazionale solo per promuovere la pace e la giustizia tra le nazioni, e solo in condizioni di reciprocit\u00e0. Il tutto per legittimare l\u2019adesione alle Nazioni unite, ma non certo all\u2019Europa unita: che \u00e8 un\u2019organizzazione sovranazionale e non semplicemente internazionale (nei cui confronti si \u00e8 ceduta e non semplicemente limitata la sovranit\u00e0), nata per promuovere il mercato unico e all\u2019interno della quale non vi sono certo rapporti equilibrati tra Stati.<\/p>\n<blockquote><p>La grande corsa verso le elezioni europee di maggio parrebbe essersi aperta sull\u2019idea base di \u201c<i>cambiare l\u2019Europa da dentro\u201d<\/i>: slogan elettorale che tradotto in termini giuridici significherebbe modificare i trattati. In \u201cSovranismi\u201d Lei ricorda opportunatamente che per modificare questi ultimi non occorra solo <i>l\u2019unanimit\u00e0 degli Stati ai sensi dell\u2019art. 48 TUE, <\/i>ma anche un\u2019eventuale modifica alla Legge fondamentale tedesca, qualora la riforma dei trattati arrivi a configurare un\u2019incompatibilit\u00e0 con la stessa <i>Grundgesetz. <\/i>Alla luce di tutto ci\u00f2 come valuta la costruzione di una campagna elettorale sull\u2019abbattimento dei costi del Parlamento Europeo o sulla stessa modifica dei trattati? Il \u201c<i>momento Polanyi\u201d<\/i> da lei richiamato nel primo capitolo di \u201c<i>sovranismi\u201d <\/i>rischia di mutare bruscamente in un \u201c<i>momento Tsipras\u201d<\/i>?<\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ha ragione: <strong>l\u2019idea di cambiare l\u2019Europa da dentro \u00e8 oramai un mantra trasversale rispetto agli schieramenti<\/strong>. Lo dicono gli europeisti di lungo corso, che comunque non perdono occasione di precisare che la loro Europa \u00e8 diversa da quella che abbiamo: che per ottenerla occorre intensificare il vincolo esterno, estenderlo alle politiche economiche e sociali. Lo dicono anche i neo-europeisti, ad esempio quelli che fanno capo alla cosiddetta sinistra radicale, convinti che il conflitto sociale e la disobbedienza istituzionale possa restituirci un\u2019Europa dei diritti. \u00c8 peraltro evidente che <strong>pi\u00f9 Europa non pu\u00f2 che significare pi\u00f9 ortodossia neoliberale<\/strong>, e che il conflitto sociale pu\u00f2 svilupparsi solo in un contesto democratico, e non certo in un ambiente spoliticizzato come quello presidiato dalla costruzione europea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Persino i gialloverdi sono diventati europeisti: i verdi perch\u00e9 pensano di diventare l\u2019ago della bilancia e di piegare ai loro programmi il partito popolare europeo, i gialli non si capisce perch\u00e9. Sicch\u00e9 ha purtroppo ragione il cinico Monti a dire che <strong>stiamo vivendo un momento Tsipras<\/strong>: il momento in cui i critici della costruzione europea fanno finalmente i conti con la realt\u00e0 e abbandonano le posizioni intransigenti degli anni in cui erano all\u2019opposizione. Penso per\u00f2 che non si tratti qui di realismo, ma di un cambiamento di pelle che significa tradimento delle promesse elettorali destinato a non passere inosservato. E che magari ci regaler\u00e0 ulteriori conferme di quanto abbiano ragione chi considera gli italiani sempre disposti ad acclamare qualcuno dal balcone, salvo poi fargli fare una brutta fine se non mantiene le promesse.<\/p>\n<div id=\"attachment_104817\" class=\"wp-caption aligncenter\" style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-104817\" src=\"https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/basso-lelio.jpg\" alt=\"\" width=\"732\" height=\"1009\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Lelio Basso<\/p>\n<\/div>\n<blockquote><p>La principale critica che viene mossa ai cosiddetti <i>sovranisti<\/i> consiste nel fatto che l\u2019Italia sarebbe un Paese eccessivamente piccolo (l\u2019aspetto industriale e infrastrutturale costituiscono sovente lo spunto di critica principale) per poter competere con potenze mondiali \u201c<i>emergenti\u201d <\/i>come la Cina. \u00c8 una ragione valida per accettare il vincolo esterno di organizzazioni sovranazionali quali l\u2019Unione Europea, il cui assetto giuridico sarebbe a detta di molti incompatibile con la nostra Costituzione e quindi con il compito inderogabile della Repubblica di perseguire l\u2019uguaglianza in senso sostanziale?<\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il sovranismo non \u00e8 il rifiuto della relazione tra Paesi, incluse quelle pensate per posizionarsi nella competizione internazionale nel rispetto dei valori costituzionali. Detto questo <strong>l\u2019Unione europea combatte le potenze emergenti come la Cina con le armi sbagliate<\/strong>: sul fronte dell\u2019abbattimento dei salari e della precarizzazione del lavoro. Non sta invece facendo nulla per prepararsi alla crisi che molti economisti reputano imminente, della quale si iniziano del resto a vedere i primi segnali. In particolare non si sta attrezzando per sostenere la domanda (come sta invece facendo la Cina), e del resto non pu\u00f2 farlo: questa soluzione viene impedita dall\u2019architettura neoliberale che tiene prigionieri i popoli europei.<\/p>\n<blockquote><p>C\u2019\u00e8 un passaggio nel testo in cui paventa, a mero titolo di esempio, le turbolenze nel settore bancario come potenziale ragione di <i>una pi\u00f9 o meno prossima fine della moneta unica. <\/i>Alla luce dei recenti sviluppi legati a Banca Carige e alle voci che in questo momento si stanno rincorrendo su un possibile dissesto della popolare di Bari, lei ritiene che il nostro sistema creditizio sia oggi sufficientemente al sicuro, anche in virt\u00f9 di quella che secondo la Costituzione dovrebbe essere la sua funzione <i>sociale (<\/i>penso al primo capoverso dell\u2019art. 47)? Perch\u00e9 altri Paesi dell\u2019Eurozona hanno beneficiato degli interventi statali di salvataggio che l\u2019Italia oggi non pu\u00f2 permettersi a causa della direttiva BRDD? La sovranit\u00e0 passa anche da qui?<\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">In materia di banche si trovano numerosi riscontri di quanto vi siano <strong>forti disparit\u00e0 di trattamento tra i Paesi europei<\/strong>. I tedeschi, ad esempio, hanno speso montagne di soldi nel salvataggio delle loro banche, avendo a tal fine predisposto un fondo dotato di ben 480 miliardi di Euro. Solo dopo hanno imposto la direttiva sulla gestione delle crisi: un meccanismo destinato a evitare i salvataggi pubblici in caso di dissesto (il cosiddetto <em>bail in<\/em>), con ci\u00f2 rendendo all\u2019Italia pi\u00f9 difficile risolvere le recenti crisi bancarie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Detto questo, il <strong><em>bail in<\/em><\/strong> \u00e8 solo uno dei tre pilastri che compongono l\u2019unione bancaria europea. Un altro \u00e8 il <strong>sistema di vigilanza unica<\/strong>, che per\u00f2 non coinvolge tutte le banche: ad esempio lascia fuori le casse di risparmio tedesche, un insieme di oltre quattrocento istituti di credito in molti casi pieni di titoli inesigibili. Il terzo pilastro \u00e8 la <strong>garanzia europea dei depositi<\/strong>, che non \u00e8 stato ancora realizzato, manco a dirlo per l\u2019opposizione tedesca. Berlino vuole che prima le banche diminuiscano i rischi, magari valutando come non sicuri i titoli del debito di Paesi in difficolt\u00e0 (il che rappresenterebbe una sciagura per l\u2019Italia).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco altri esempi di come l\u2019Europa sia una Unione tra Stati a cui si riservano trattamenti diversi, una unione verso la quale si \u00e8 ceduta sovranit\u00e0 in assenza di reciprocit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full\" src=\"https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/rtsuvwh-e1481040122152.jpg\" width=\"3500\" height=\"1968\" \/><\/p>\n<blockquote><p>Per concludere: la bibliografia di \u201cSovranismi\u201d \u00e8 veramente ricca di spunti e letture utili ad approfondire i molteplici temi affrontati all\u2019interno del suo saggio; oltre alla lettura (<i>vivacemente consigliata dalla redazione) <\/i>dei suoi saggi richiamati nell\u2019introduzione di questa intervista, c\u2019\u00e8 qualche titolo in particolare che consiglierebbe ai lettori de L\u2019Intellettuale Dissidente per approfondire il tema dei contrasti tra la Costituzione del 1948 e l\u2019Unione Europea?<\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 importante la lettura di <strong>Vladimiro Giacch\u00e9<\/strong>, <em>Costituzione italiana contro trattati europei. Il conflitto inevitabile<\/em> (Imprimatur 2015), davvero interessante perch\u00e9 approfondisce anche le implicazioni di ordine economico del contrasto tra i due ordinamenti. Lo stesso vale per<strong> Aldo Barba<\/strong> e <strong>Massimo Pivetti<\/strong>, <em>La scomparsa della Sinistra in Europa<\/em> (Imprimatur 2016), molto utile anche per la ricostruzione storica di lungo periodo delle ragioni dell\u2019incompatibilit\u00e0 tra livello nazionale e livello europeo.\u00a0Mi permetto di ricordare anche il mio <em>Europa a due velocit\u00e0. Postpolitica dell\u2019Unione europea<\/em> (Imprimatur 2017) per approfondimenti dal punto di vista della politica del diritto.<\/p>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/esteri-3\/sovranismi-alessandro-somma\/\">https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/esteri-3\/sovranismi-alessandro-somma\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Federico Lordi) L&#8217;attuale scontro tra sovranisti e globalisti \u00e8 solo fumo negli occhi, una mistificazione nata per occultare il conflitto tra due diverse interpretazioni del neoliberismo. Come venirne fuori? Ne abbiamo parlato con Alessandro Somma. Gi\u00e0 ricercatore del Max Planck Institut f\u00fcr\u00a0Europaische Rechtsgeschichte di Francoforte sul Meno, Alessandro Somma \u00e8 professore ordinario di diritto comparato presso l\u2019Universit\u00e0 di Ferrara. 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