{"id":48492,"date":"2019-02-06T08:45:28","date_gmt":"2019-02-06T07:45:28","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=48492"},"modified":"2019-02-06T08:53:22","modified_gmt":"2019-02-06T07:53:22","slug":"la-grande-albania-un-rifugio-sicuro-per-il-jihadismo-internazionale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=48492","title":{"rendered":"La &#8220;Grande Albania&#8221;, un rifugio sicuro per il jihadismo internazionale"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>MEGACHIP (Margherita Furlan)<\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"master\" title=\"Margherita Furlan | La &quot;Grande Albania&quot;, un rifugio sicuro per il jihadismo internazionale\" src=\"https:\/\/static.globalist.it\/foto\/2019\/01\/23\/00051931-margherita-furlan-la-grande-albania-un-rifugio-sicuro-per-il-jihadismo-internazionale.jpg\" alt=\"Margherita Furlan | La &quot;Grande Albania&quot;, un rifugio sicuro per il jihadismo internazionale\" \/><\/p>\n<p><strong>La &#8220;Grande Albania&#8221; si appresta a diventare un\u2019arma puntata su ci\u00f2 che rester\u00e0 dell\u2019Europa.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il governo albanese ha espulso due diplomatici iraniani, l\u2019ambasciatore Gholamhossein Mohammadnia e Mohammed Roodaki, funzionario presso l\u2019ambasciata a Tirana, accusati di essere membri sotto copertura dell\u2019intelligence iraniana. Secondo quanto riferisce il quotidiano\u00a0The Independent, i due sarebbero stati parte di una cellula il cui compito era di organizzare \u201cun complotto per colpire l\u2019opposizione iraniana rifugiatasi in Albania\u201d. La mossa sarebbe stata messa in atto in seguito a colloqui con Paesi \u201cinteressati\u201d, tra cui Israele e Stati Uniti. Non a caso l\u2019amministrazione di Washington si \u00e8 immediatamente congratulata con l\u2019esecutivo albanese per il provvedimento intrapreso.<br \/>\nLa notizia diffusa dall\u2019Independent\u00a0ha per\u00f2 sollevato l\u2019attenzione su uno scenario fino ad ora poco studiato e rimasto comunque fuori dal raggio di attenzione internazionale. Scenario in cui gli Stati Uniti hanno affidato all\u2019Albania un ruolo centrale, e il cui fine (uno dei fini) appare quello di incrementare la destabilizzazione dell\u2019intera area balcanica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Protagonista di tutta l\u2019operazione \u00e8 l\u2019organizzazione islamica cosiddetta dei Mujaheddin e-Khalq (Mujaheddin del Popolo, MEK) che dispone ora di una grande base in territorio albanese. L\u2019arrivo in Albania del comando del MEK \u00e8 preceduto da una storia oltremodo lunga e tortuosa che merita di essere raccontata in dettaglio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I Mujaheddin e-Khalq nacquero nel 1963, in Iran, con l\u2019obiettivo di opporsi all\u2019influenza occidentale nel Paese e come acerrimi avversari del regime dello Shah. Nel 1979 il Mek partecipa alla rivoluzione guidata da Khomeini ma l\u2019ideologia che lo caratterizzava all\u2019epoca era un singolare incrocio di marxismo, femminismo e islamismo. Come tale del tutto incompatibile con quella degli ayatollah sciiti e il Mek \u00e8 costretto a disperdersi, mentre il suo quartier generale si trasferisce a Parigi nel 1981. In questo lasso di tempo il MEK \u201ccambia pelle\u201d, oltre che ideologi e finanziatori e, cinque anni dopo, riappare in Iraq, precisamente a Camp Ashraf, a nord di Baghdad. Si distingue come formazione armata autonoma \u2014 alcune migliaia di combattenti bene addestrati, con le famiglie al seguito \u2014 che supporta Saddam Hussein contro l\u2019Iran e appare attivamente in numerosi episodi della repressione dei curdi iracheni. Il MEK sopravvive stranamente alla caduta di Saddam Hussein e, nel 2003 viene trasferito, dagli americani vincitori, letteralmente \u201carmi e bagagli\u201d, in un altro grande accampamento militare che prender\u00e0, non a caso, il nome di Camp Liberty. Da quell\u2019avamposto si diramano numerosi attentati terroristici e azioni di diversione e boicottaggio contro l\u2019Iran. Formalmente \u201cdisarmato\u201d dall\u2019esercito statunitense, inserito nella lista delle organizzazioni terroristiche internazionali, il MEK continua a svolgere una intensa azione bellica e propagandistica contro Teheran.<br \/>\nSempre sotto la guida del Quartier Generale di Parigi e sempre lasciato libero di agire dai servizi segreti americani, israeliani, francesi.\u00a0 L\u2019ambiguit\u00e0 della sua collocazione non gl\u2019impedisce \u2014 anzi lo aiuta \u2014 di incassare il supporto pi\u00f9 o meno esplicito di esponenti politici occidentali. Ad esempio quello dell\u2019ex sindaco di New York, Rudolph Giuliani, insieme a quello di John Bolton, ex rappresentante USA alle Nazioni Unite e attuale consigliere per la sicurezza nazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perfino l\u2019ex commissaria europea Emma Bonino si affaccia ad alcune delle sue iniziative \u201cumanitarie\u201d. Sul\u00a0<a href=\"https:\/\/www.nytimes.com\/2012\/09\/22\/world\/middleeast\/iranian-opposition-group-mek-wins-removal-from-us-terrorist-list.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">New York Times<\/a>,\u00a0nel 2012, fu pubblicato un elenco di sostenitori, tra cui diversi esponenti del Congresso americano, ma anche R. James Woolsey e Porter J. Goss, ex direttori della Cia, Louis J. Freeh, ex direttore dell\u2019Fbi, Tom Ridge, ex segretario della Homeland Security sotto la presidenza George W. Bush, l\u2019ex procuratore generale Michael B. Mukasey e l\u2019ex consigliere per la sicurezza nazionale, il generale James L. Jones, ai tempi di Obama. Il quotidiano statunitense illustr\u00f2 anche come l\u2019allora Segretario di Stato, Hillary Clinton, \u201csdogan\u00f2 il Mek, rimuovendolo dalla \u201cblack list\u201d (l\u2019organizzazione era considerata terrorista non solo da Iran e Iraq, ma anche da Unione europea, Gran Bretagna, Usa e Canada). E cos\u00ec ritroviamo il MEK in Albania.<br \/>\nDi nuovo con \u201carmi e bagagli\u201d. Impresa molto costosa, che ha certamente richiesto un consistente ponte aereo e grandi spese di insediamento per migliaia di persone. Organizzatori di un tale esodo sono stati, senza alcun dubbio, i servizi segreti americani. Ma perch\u00e9 proprio in Albania? E con quali compiti?<br \/>\nQualcuno \u00e8 andato a chiederlo a diversi politici albanesi e si \u00e8 sentito rispondere, senza alcun imbarazzo, qualcosa del tipo: \u201cl&#8217;America ci ha dato il Kosovo, ora dobbiamo dare qualcosa in cambio\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Interessante l\u2019intervista recentemente rilasciata al Balkans Post da Olsi Jazexhi, storico canadese-albanese specializzato nella storia dell&#8217;Islam nell&#8217;Europa sud orientale: \u201cl&#8217;America sta trasformando l&#8217;Albania in un rifugio sicuro per il jihadismo internazionale\u201d.<br \/>\nI \u201cMojahedeen del popolo\u201d sono una presenza senza precedenti in Albania, che pure ha ospitato non pochi combattenti islamici prima e durante la guerra contro la Jugoslavia. Quando gli USA portarono il primo gruppo di jihadisti iraniani in Albania, il governo iraniano protest\u00f2 pubblicamente e vigorosamente. All&#8217;epoca, il primo ministro Sali Berisha assicur\u00f2 agli iraniani che il Mek sarebbe stato ospitato in Albania solo per ragioni umanitarie e nessuna azione contro l&#8217;Iran sarebbe stata permessa dal governo albanese. \u201cTuttavia, il tempo ha dimostrato, \u2014 spiega Jazexhi \u2014 che i mojahedeen iraniani vennero in Albania non solo per chiedere asilo, ma con l\u2019intenzione di trasformare l&#8217;Albania in un secondo Afghanistan, nel cuore dell\u2019Europa\u201d. Il meccanismo sarebbe in sostanza, lo stesso con cui, negli anni \u201980, i mojahedeen afghani furono sostenuti e finanziati dagli americani per combattere l\u2019URSS.<br \/>\nE non si tratta di indiscrezioni. Nel 2016 la stessa\u00a0Voice of America\u00a0ha annunciato che l&#8217;Albania avrebbe accettato 2mila mojahedeen in cambio di 20 milioni di dollari. Sempre con i dollari USA si starebbe costruendo un nuovo campo situato tra Tirana e Durazzo dove, secondo il premier di Bulgaria, Bojko Borisov, andrebbero a dislocarsi gruppi di combattenti dell\u2019ISIS in fuga dalla Siria, col\u00e0 trasportati con aerei della US Airforce. Il premier albanese Edi Rama ha subito smentito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel campo di Manza sarebbero oggi \u201cospitati\u201d circa 4.400 membri del MEK, che vivono in quasi completo isolamento, impossibilitati a uscire, anche ad avere contatti con le loro famiglie, evidentemente accampate nelle vicinanze. Qualcosa di simile a una setta, con rigide norme morali e religiose da rispettare. Cosa succeda da quelle parti non \u00e8 facilmente verificabile data la strettissima sorveglianza che circonda il campo. Ma non si perde tempo. Un recente documentario di Al-Jazeera ha rivelato l\u2019esistenza di un vasto gruppo di militanti che \u00e8 stato istruito nelle tecniche della diversione informatico-comunicativa: qualcosa che potrebbe essere definita come \u201ccyber-jihad\u201d, ovvero notizie false e attacchi informatici, sia rivolti contro l\u2019Iran, sia destinati al pubblico europeo per far crescere la paura dell\u2019Iran, per influenzare i media europei in vista di una rottura dei rapporti con Teheran.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019ultimo anno diverse sono state le prese di posizione a favore del Mek\u00a0anche da parte di esponenti del panorama politico italiano. Una delegazione ufficiale del Partito Radicale Italiano e dell\u2019associazione \u201cNessuno tocchi Caino\u201d ha visitato il quartier generale albanese dei mujaheddin, a sostegno della lotta per i diritti umani contro il governo iraniano. Si \u00e8 distinto in questa direzione l\u2019ex ministro degli esteri del governo Monti, Giulio Terzi, volando in una delle basi del MEK in Albania per annunciare \u201cappoggio incondizionato\u201d, per definire i suoi militanti come \u201ccombattenti per la libert\u00e0\u201d, assicurandoli che \u201cun\u2019ampia parte della societ\u00e0 italiana \u00e8 convinta che stare dalla vostra parte significa stare dalla parte giusta della storia\u201d. Infine \u2014 sono sempre le parole che Giulio Terzi avrebbe pronunciato in quella occasione, secondo il\u00a0Guardian\u2014: \u201cI mullah se ne devono andare, gli ayatollah se ne devono andare e devono essere rimpiazzati da un governo democratico sotto la guida della signora Rajavi, leader del Mek\u201d. Un disegno da manuale di \u201cregime change\u201d: rovesciamento di un governo e susseguente \u201cesportazione di democrazia\u201d. Film gi\u00e0 visto in abbondanza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Intanto per\u00f2, mentre il confine tra l&#8217;Albania e il Kosovo sta scomparendo ed Edi Rama, in nome degli standard europei, e con il plauso di Bruxelles (quella della Ue e quella della NATO), lavora perch\u00e9 lo \u201csportello unico\u201d venga adottato anche al confine con la Macedonia, il Montenegro e la Grecia. La Serbia dev\u2019essere isolata ed esclusa, in attesa di essere sottomessa definitivamente. La Grande Albania si appresta a diventare un\u2019arma puntata su ci\u00f2 che rester\u00e0 dell\u2019Europa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<\/strong><a href=\"https:\/\/megachip.globalist.it\/cronache-internazionali\/2019\/01\/23\/la-grande-albania-un-rifugio-sicuro-per-il-jihadismo-internazionale-2036424.html\">https:\/\/megachip.globalist.it\/cronache-internazionali\/2019\/01\/23\/la-grande-albania-un-rifugio-sicuro-per-il-jihadismo-internazionale-2036424.html<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MEGACHIP (Margherita Furlan) La &#8220;Grande Albania&#8221; si appresta a diventare un\u2019arma puntata su ci\u00f2 che rester\u00e0 dell\u2019Europa. &nbsp; Il governo albanese ha espulso due diplomatici iraniani, l\u2019ambasciatore Gholamhossein Mohammadnia e Mohammed Roodaki, funzionario presso l\u2019ambasciata a Tirana, accusati di essere membri sotto copertura dell\u2019intelligence iraniana. 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