{"id":48531,"date":"2019-02-07T10:00:36","date_gmt":"2019-02-07T09:00:36","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=48531"},"modified":"2019-02-07T08:59:29","modified_gmt":"2019-02-07T07:59:29","slug":"il-lavoro-ci-interessa-ma-pure-il-salario","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=48531","title":{"rendered":"Il lavoro ci interessa, ma pure il salario"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">di <strong>JACOBIN ITALIA (Teresa Battista)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-large size-large wp-post-image\" src=\"https:\/\/jacobinitalia.it\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/precari_jacobin_italia-990x361.jpg\" alt=\"\" width=\"990\" height=\"361\" \/><\/p>\n<h4><\/h4>\n<div class=\"entry_excerpt\">\n<h4 style=\"text-align: justify;\">In un editoriale del &#8220;Corriere della sera&#8221; Ferruccio De Bortoli sostiene che il lavoro c&#8217;\u00e8, a mancare sono i giovani talenti interessati a lavorare. Ma la realt\u00e0 \u00e8 un&#8217;altra e parla di precariet\u00e0, basse retribuzioni ed emigrazioni dall&#8217;Italia<\/h4>\n<\/div>\n<div class=\"the_content\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Pare che i liberali del nostro paese non possano fare a meno di biasimare quotidianamente disoccupati e poveri, quali soggetti privi di ogni etica e intrinsecamente oziosi, scansafatiche. Proprio qualche giorno fa dalle pagine del <em>Corriere della Sera<\/em>, Ferruccio De Bortoli si <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/economia\/leconomia\/19_gennaio_28\/lavoro-che-c-ma-ci-interessa-8d2059b8-22d8-11e9-9543-1916afeb08d9.shtml\">lancia<\/a> in un\u2019invettiva contro la classe lavoratrice precaria e disoccupata, usando come alibi il discusso e discutibile \u201creddito di cittadinanza\u201d da poco approvato dal governo, quale meccanismo che disincentiverebbe i disoccupati a darsi da fare e accettare le centinaia di migliaia di posti di lavoro disponibili. Insomma, parafrasando il titolo dell\u2019articolo citato, secondo lui il lavoro c\u2019\u00e8 ma non ci interessa. Figuriamoci con un po\u2019 di reddito di sudditanza a disposizione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le argomentazioni adottate discendono direttamente dalla teoria neoclassica secondo cui un aumento dei sussidi ridurrebbe l\u2019incentivo per i disoccupati a cercare lavoro perch\u00e9 potrebbero godere di un reddito seppur modesto, rifiutando la fatica del lavoro a cui sono costretti dalla propria condizione sociale. Tuttavia, la realt\u00e0 e la ricerca scientifica <a href=\"https:\/\/jacobinitalia.it\/la-vostra-flessibilita-il-nostro-sfruttamento\/\">smentiscono<\/a> ormai da decenni questi argomenti. Il tentativo di riportare i fatti dentro il guscio ideologico del liberismo appare sempre pi\u00f9 goffo e velleitario. Vale per\u00f2 la pena ricordare che il contrasto a una politica di sussidi in caso di disoccupazione e\/o disagio sociale fa parte di quella corrente teorica che vede ogni protezione delle condizioni di vita dei lavoratori, e pi\u00f9 in generale delle fasce subalterne della societ\u00e0, come uno spreco che inibisce il buon operare del mercato e la competitivit\u00e0 delle imprese. Abbiamo <a href=\"https:\/\/jacobinitalia.it\/la-vostra-flessibilita-il-nostro-sfruttamento\/\">gi\u00e0 visto<\/a> dove la pluridecennale liberalizzazione e flessibilizzazione del lavoro ci ha portati, con il mondo del lavoro come bersaglio privilegiato delle politiche di deflazione e austerit\u00e0, di cui fanno parte il blocco del turnover nella pubblica amministrazione e l\u2019<a href=\"https:\/\/jacobinitalia.it\/5882-2\/\">esternalizzazione di ampi servizi pubblici<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto questo De Bortoli non riesce a vederlo o non sa vederlo o preferisce non vederlo, facendosi cullare dalle stime e dai moniti del padronato italiano: \u00abConfindustria ha stimato che saranno poco meno di 200 mila le posizioni pi\u00f9 qualificate a disposizione, nel triennio 2019-21, nei settori della meccanica, Ict, alimentare, tessile, chimica, legno-arredo, ovvero le sei produzioni trainanti del Made in Italy. Ma una su tre rischia di restare vuota. Perch\u00e9 mancano i talenti\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono le previsioni dell\u2019ufficio studi della maggiore associazione datoriale italiana, lo stesso che all\u2019alba del referendum costituzionale dichiarava che in caso di vittoria del No avremmo perso oltre 600 mila posti di lavoro. In realt\u00e0 li abbiamo guadagnati quei posti di lavoro ma erano (sono) tutti precari. E soprattutto il tanto decantato Made in Italy \u00e8 una cassettiera svuotata di senso e nient\u2019affatto in buona salute, basti considerare la svendita dei grandi marchi del lusso del tessile a imprese straniere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lasciandoci il passato alle spalle, \u00e8 giusto fare i conti con il presente per scrivere il futuro. Bisogna allora ascoltare le <a href=\"https:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/notizie\/2019-01-22\/orientagiovani-confindustria-193mila-tecnici-assumere-3-anni-su-3-introvabile-161505.shtml?uuid=AEXEyzJH\">parole<\/a> del vice presidente di Confindustria per il capitale umano (sic!), tal Giovanni Brugnoli, che, oltre quanto riportato da De Bortoli, invita i giovani italiani a \u00abscegliere i centri di formazione professionale, le scuole, gli Its e le universit\u00e0 che sono pi\u00f9 aperte al mondo del lavoro e che valorizzano il know-how e le tecnologie delle imprese\u00bb. Andare a scuola insomma, ma possibilmente solo a quella dell\u2019obbligo per diventare operai modello, o in quelle supine alle esigenze d\u2019impresa, ai loro umori e rendite. Un\u2019idea di scuola che potrebbe sembrare bizzarra ai pi\u00f9 distratti ma che invece \u00e8 quella che negli anni hanno disegnato attraverso le riforme del sistema scolastico, le stesse che hanno deciso che i percorsi professionali dovessero essere porto di scarico per i figli di nessuno, quelli che forse \u00e8 meglio se abbandonano il ciclo di studi ancor prima di terminarlo cos\u00ec si riducono i costi per il gi\u00e0 scarno bilancio pubblico destinato all\u2019istruzione. Gli stessi che capita veder morire sotto un muletto o chiss\u00e0 dove in un\u2019azienda che non ha pi\u00f9 neppure la responsabilit\u00e0 di garantire la vita dei propri lavoratori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le parole di Brugnoli esprimono tutta la miopia delle rappresentanze padronali, quelle per cui uno studente di filosofia non \u00e8 in grado di intendere e volere dal punto di vista della produzione dei profitti. E che dire degli ingegneri, degli scienziati politici, degli informatici, dei chimici, degli statistici? Il suo non \u00e8 anti-intellettualismo, \u00e8 disconnessione storica. Una ritrovata forma di negazionismo o terrorismo psicologico: brandendo lo spettro della piena automazione. Mansioni che invece non spariranno, come dimostra l\u2019<a href=\"https:\/\/www.eurofound.europa.eu\/sites\/default\/files\/ef_publication\/field_ef_document\/ef18085en.pdf\">ultimo rapporto<\/a> sul tema di Cedefop-Eurofound, e che avranno sempre pi\u00f9 a che fare con le macchine, con le tecnologie ma che saranno sempre pi\u00f9 routinarie e standardizzate. Trasformando i lavoratori in accessori della macchina e per questo pi\u00f9 facilmente sostituibili da altri meno remunerati all\u2019interno degli attuali rapporti di forza. A margine di questa discussione rimangono altre questioni di non poco conto: in un sistema in cui tutti i guadagni, tutti i meriti, tutte le rendite sono privatizzate perch\u00e9 mai \u00e8 lo stato a dover garantire le competenze indispensabili all\u2019accumulazione di profitti privati e non invece proprio le aziende che ne beneficiano? Perch\u00e9 lo stato e quindi le sue istituzioni formative \u00e8 specchio dei rapporti di forza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per De Bortoli, \u00abdal primo luglio 2017 al 30 giugno 2018, sono 1,1 milioni i nuovi contratti a tempo indeterminato<em>\u00bb.<\/em> Falso! leggendo l\u2019allegato statistico del <a href=\"http:\/\/www.lavoro.gov.it\/documenti-e-norme\/studi-e-statistiche\/Documents\/II%20nota%20trimestrale%202018%20sulle%20Comunicazioni%20Obbligatorie\/Nota-CO-II-trim2018.pdf\">rapporto<\/a> sulle Comunicazioni Obbligatorie citato dallo stesso De Bortoli, si nota che nei dodici mesi considerati, le attivazioni di rapporti di lavoro a tempo indeterminato sono 1.559.558 a cui per\u00f2 corrispondono esattamente 2.011.980 cessazioni, cio\u00e8 il saldo netto di rapporti di lavoro \u00e8 -1.178.488. Tralasciamo anche questa eclatante imprecisione, degna delle memorabili <a href=\"https:\/\/www.valigiablu.it\/disoccupazione-poletti-jobsact\/\">gaffe<\/a> dell\u2019ex Ministro del Lavoro Giuliano Poletti. Ma sorvoliamo anche sull\u2019algebra come opinione e torniamo ai famigerati dati sui posti di lavoro disponibili e che non interessano ai giovani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abI ristoranti richiedono, in questo mese di gennaio, 11 mila camerieri. In 23 casi su 100 non si trovano. Se i locali fossero a Londra avrebbero la fila di ragazzi, anche laureati, italiani. E cos\u00ec per gli aiuti cuoco: il 42 per cento non c\u2019\u00e8\u00bb<em>.\u00a0<\/em>Sono parole pesanti queste di De Bortoli e allo stesso tempo offensive. Tra il 1997 e il 2017 sono emigrati dall\u2019Italia 1.203.719 individui (fonte Istat). \u00c8 come se fosse scomparsa l\u2019intera popolazione di Milano. Stime peraltro cospicuamente al ribasso perch\u00e9 includono solo coloro che hanno effettuato la registrazione anagrafica presso il paese di destinazione. Un\u2019evasione a tutti gli effetti che non pu\u00f2 essere banalizzata in locuzioni come la \u201cfuga dei cervelli\u201d o \u201cle possibilit\u00e0 di movimento permesse dal Mercato Unico Europeo\u201d. Come nota Enrico Pugliese nel suo ultimo saggio <a href=\"https:\/\/www.mulino.it\/isbn\/9788815274847\"><em>Quelli che se ne vanno<\/em><\/a> (Il Mulino, 2018), se all\u2019inizio degli anni Duemila l\u2019emigrazione poteva essere ricondotta principalmente alla mobilit\u00e0 volontaria, negli ultimi anni \u00e8 rappresentata da \u00abgiovani e meno giovani del Nord e del Sud in fuga dalla crisi\u00bb. Lo ribadisce l\u2019Istat nel suo <a href=\"https:\/\/www.istat.it\/storage\/rapporto-annuale\/2018\/Rapportoannuale2018.pdf\">rapporto annuale<\/a>: \u00abI motivi che spingono l\u2019emigrato (italiano o straniero) a lasciare il Paese sono da ricercarsi nella scarsit\u00e0 di risorse, ma anche nelle diverse opportunit\u00e0 offerte dal mercato del lavoro, nella mancanza di innovazioni tecnologiche nei settori primario, secondario e terziario. Sono da ricercarsi, inoltre, anche nella necessit\u00e0 di ottenere i mezzi indispensabili per la sopravvivenza, nella volont\u00e0 di seguire le proprie ambizioni, nella ricerca di migliori condizioni di vita, abitative, di istruzione e di salute\u00bb. Questo vale per i laureati e per chi ha un titolo di studio inferiore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019emigrazione \u00e8 sempre meno una scelta e sempre pi\u00f9 una necessit\u00e0, la negazione del diritto di poter scegliere in quale paese costruire la propria vita e il proprio futuro. Fare il cameriere o il lavapiatti \u00e8 un lavoro faticoso, usurante e mal pagato, praticamente ovunque. Eppure in altri paesi europei, a differenza dell\u2019Italia, si d\u00e0 il caso che seppure da fame una retribuzione esista, cos\u00ec come un contratto di lavoro. Ma soprattutto, l\u2019aumento del numero di laureati italiani in fila per un posto da lavapiatti in una citt\u00e0 straniera \u00e8 un dato che andrebbe preso sul serio e non dileggiato. E se \u00e8 vero, come continuano a tuonare, che l\u2019istruzione \u00e8 motore della crescita non si capisce perch\u00e9 le responsabilit\u00e0 di questa generazione in fuga, la pi\u00f9 istruita della storia d\u2019Italia, debbano essere scaricate sulle vittime, ancora una volta derise, e non invece su quella borghesia che ha scelto la via del declino industriale del nostro paese. Mentre il fenomeno migratorio ha storicamente investito maggiormente le regioni meridionali, i dati del 2017 indicano che a partire verso l\u2019estero sono nel 54% dei casi cittadini residenti al Nord, seguiti nel 28% dei casi dai cittadini del Mezzogiorno, Isole comprese. Insomma, neppure le regioni forti dell\u2019economia nazionale sembrano essere in grado di garantire una vita dignitosa ai propri cittadini, che preferiscono farsi sfruttare all\u2019estero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei settori dei servizi a bassa produttivit\u00e0 come l\u2019alberghiero e la ristorazione, cio\u00e8 quelli dove secondo De Bortoli mancano lavoratori, tra il 2009 e il terzo trimestre del 2018 si \u00e8 avuto un aumento dell\u2019occupazione pari a 442.000 unit\u00e0, il 70% dell\u2019occupazione totale netta nel periodo, cio\u00e8 scontando per la riduzione registrata il settore manifatturiero e quello dell\u2019amministrazione pubblica. Sono gli stessi settori in cui la quota di lavoratori a termine sul totale \u00e8 aumentata vertiginosamente soprattutto per la fascia di et\u00e0 tra i 15 e i 34 anni. Nel 2008 i lavoratori a termine erano il 25%, dopo nove anni il 38%. Facile fare i moralisti con la precariet\u00e0 degli altri. Considerando che dei contratti a termine fanno parte anche quelli a chiamata, e parliamo di un settore in cui il lavoro \u00e8 spesso e volentieri grigio: pagato un po\u2019 regolarmente un po\u2019 in nero, dove i contratti collettivi nazionali con quel che rimane dei diritti sulle ore lavorate, sugli straordinari, sui turni sono solo un miraggio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A scarseggiare non sarebbero solo i camerieri, <em>\u00ab<\/em>ma anche agenti immobiliari, promotori commerciali, che non sono lavori cos\u00ec umili e disagevoli\u00bb. Non sappiamo quante volte De Bortoli abbia chiesto a queste figure le proprie condizioni di lavoro. Ma potrebbe scoprire senza troppa difficolt\u00e0 che i promotori commerciali sono fin troppo spesso lavoratori pagati a cottimo, in base ai contratti che riescono a stipulare. La loro paga base \u00e8 spesso ridotta a un misero rimborso spese, ben inferiore alle insufficienti cifre del reddito di cittadinanza, ma soprattutto inadeguata a garantire l\u2019accesso a quelli che dovrebbero essere diritti sociali di base, come la casa, che tuttavia devono essere soddisfatti sul mercato, a prezzi crescenti. Va un po\u2019 meglio per gli agenti immobiliari il cui inquadramento permette ancora, o quantomeno pi\u00f9 di frequente, un ancoraggio ai contratti collettivi nazionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E che dire dell\u2019affermazione secondo cui \u00abtra i conducenti di furgoni (basta la patente) la met\u00e0 non si trova\u00bb<em>? <\/em>Fattorini, autotrasportatori, sfruttati del settore della logistica, quelli assunti con <a href=\"http:\/\/www.affaritaliani.it\/affari-europei\/contratto-romeno-ma-lavoro-in-italia-cosi-le-imprese-sfruttano-le-norme-ue-472279.html\">contratti rumeni<\/a>. Evidentemente tra gli innumerevoli scandali, questo non ha avuto eco sul giornale della buona borghesia italiana. Il presidente di una cooperativa, imprenditore del varesotto, figura mitologica dell\u2019imprenditorialit\u00e0 italiana, \u00e8 stato \u00abaccusato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, costringeva gli autisti a lavorare fino a venti ore consecutive violando, di conseguenza, la normativa sui tempi di guida e di riposo\u00bb. Come dichiarato nel <a href=\"http:\/\/www.trasportoeuropa.it\/index.php\/home\/archvio\/9-autotrasporto\/19468-arresto-per-sfruttamento-di-camionisti-in-autotrasporto\">comunicato<\/a> delle indagini, l\u2019imprenditore costringeva gli autisti a \u00abcondizioni di sfruttamento, approfittando del loro stato di bisogno\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste sono le condizioni di lavoro diffuse nei settori dove qualche lavoratore bench\u00e9 disoccupato non \u00e8 disposto a farsi sfruttare. Scagliarsi contro di loro non fa che infiammare il disagio nel paese e aumentare la gi\u00e0 pi\u00f9 che legittima avversione nei confronti di un\u2019\u00e9lite che dall\u2019agio dei propri divani pontifica e moralizza chi un divano non pu\u00f2 permetterselo. Ma quel che stupisce \u00e8 che dalla prospettiva da cui punta il dito De Bortoli \u00e8 assente l\u2019ordine di grandezza dei fenomeni sociali, come la disoccupazione che conta a fine del terzo trimestre del 2018 non i duemila camerieri che mancano nei quartieri gentrificati di Milano o Napoli, ma 2,4 milioni di persone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi sono i numeri su cui discutere. Ma per farlo bisogna abbandonare la prospettiva teorica e politica dei liberisti italiani che contano i posti vacanti (pochi) e non quelli distrutti e mai creati (troppi) a causa delle politiche economiche fin qui adottate. Sono tutte le vittime del blocco del turnover (insegnanti, medici, infermieri, educatori, programmatori, ingegneri, idraulici, ecc.) nella pubblica amministrazione, quelle decine di migliaia di lavoratori che ogni anno, senza speranza per mancanza di posti, affollano i concorsi pubblici. Dati a cui i grandi quotidiani non dedicano editoriali \u2013 e col senno di poi potremmo dire che \u00e8 quasi un bene! Si rimettesse al centro del dibattito politico la questione salariale, dato che non solo nel periodo di recessione ma anche tra il 2016 e il 2017, quando la ripresa era sbandierata da buona parte dei benestanti, i salari sono diminuiti mediamente dell\u20191,1%, mentre negli altri paesi aumentavano. E non \u00e8 un caso n\u00e8 una novit\u00e0: l\u2019ultimo rapporto Censis ha stimato che tra il 2000 e il 2017 i salari sono aumentati di soli 400 euro, un decimo rispetto a Francia e Germania.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 questa la catastrofe sociale che sta alla base del risentimento, di quel \u201csovranismo psicologico\u201d come lo defin\u00ec il Censis stesso, dell\u2019abbraccio mortale degli elettori verso il governo giallo-verde che le parole di De Bortoli non fanno che alimentare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>*Teresa Battista, giacobina.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>L\u2019illustrazione \u00e8 di Antonio Pronostico<\/em>.<\/p>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/jacobinitalia.it\/il-lavoro-ci-interessa-ma-pure-il-salario\/\">https:\/\/jacobinitalia.it\/il-lavoro-ci-interessa-ma-pure-il-salario\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di JACOBIN ITALIA (Teresa Battista) &nbsp; In un editoriale del &#8220;Corriere della sera&#8221; Ferruccio De Bortoli sostiene che il lavoro c&#8217;\u00e8, a mancare sono i giovani talenti interessati a lavorare. 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