{"id":48577,"date":"2019-02-08T07:30:52","date_gmt":"2019-02-08T06:30:52","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=48577"},"modified":"2019-02-08T09:41:45","modified_gmt":"2019-02-08T08:41:45","slug":"fine-di-unepoca-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=48577","title":{"rendered":"Fine di un\u2019epoca"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>MARX XXI (Vladimiro Giacch\u00e8*)<\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.marx21.it\/images\/vignette\/capitalista_briciole.jpg\" alt=\"capitalista briciole\" \/><\/p>\n<div id=\"ja-mainbody\">\n<div id=\"ja-main\">\n<div class=\"inner clearfix\">\n<div id=\"ja-contentwrap\" class=\"\">\n<div id=\"ja-content\" class=\"column\">\n<div id=\"ja-current-content\" class=\"column\">\n<div class=\"ja-content-main clearfix\">\n<div class=\"article-content\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La crisi del 2007 ha dimostrato che la crescita e gli utili nel capitalismo non possono pi\u00f9 essere garantiti dalla speculazione finanziaria. \u00c8 necessario un cambio di sistema.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per capire la prossima crisi, dovremmo guardare alle origini e all\u2019evoluzione delle precedenti: dal 2000 al 2005, a causa dei bassi tassi di interesse, negli Stati Uniti emerse una consistente bolla finanziaria. Sul mercato immobiliare locale, i prezzi e il numero di contratti di mutuo raddoppiarono. A partire dal 2006, i prezzi iniziarono a scendere. Inizi\u00f2 a sussistere un problema di eccesso di offerta, ovvero un problema di sovrapproduzione nel settore delle costruzioni. Nel 2007 si evidenziarono i primi problemi con i prodotti finanziari, che avevano a che fare con alcuni prestiti ipotecari statunitensi rischiosi (i cosiddetti mutui\u00a0<em>subprime<\/em>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quello che segue \u00e8 noto: massiccia insolvenza dei mutuatari, problemi nei mercati finanziari. Alcuni fondi speculativi e banche specializzate stavano andando in rovina. La crisi si stava diffondendo in tutto il mondo, e sar\u00e0 la peggiore dagli anni \u201930.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma perch\u00e9 la crisi \u00e8 andata cos\u00ec male?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>In primo luogo<\/strong>, i mutui\u00a0<em>subprime\u00a0<\/em>erano\u00a0<em><strong>solo uno<\/strong><\/em>\u00a0degli elementi costitutivi di un enorme edificio finanziario costruito in 30 anni. Nel 1980, la somma di tutte le attivit\u00e0 finanziarie globali equivaleva approssimativamente al prodotto interno lordo (PIL) globale. Alla fine del 2007, il rapporto tra queste attivit\u00e0 e il PIL (eufemisticamente chiamato anche \u201cprofondit\u00e0 finanziaria\u201d) era del 356%.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>In secondo luogo<\/strong>, questa ipertrofia finanziaria non era una malattia in s\u00e9, ma un \u201crimedio\u201d (e alquanto intossicante) contro la rivalutazione di un capitale \u201cinadeguato\u201d e contro la massiccia sovrapproduzione del capitale stesso, attraverso le materie prime, nel triangolo del capitalismo maturo (USA, UE e Giappone).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo punto dobbiamo fare un passo indietro. A partire dagli anni \u201970, abbiamo registrato una crescita sempre pi\u00f9 bassa e tassi di investimento in calo, in particolare in Giappone e nell\u2019Europa occidentale. Ci\u00f2 ha comportato un calo globale dei tassi di investimento rispetto al PIL mondiale, nonostante l\u2019enorme aumento degli investimenti in molti paesi in via di sviluppo, specialmente in Cina. \u00c8 interessante notare che l\u2019ipertrofia della finanza e del credito, cio\u00e8 del \u201ccapitale capitale produttivo d\u2019interesse\u201d (Karl Marx), si sviluppa parallelamente al caso dell\u2019investimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Funzioni di finanziamento<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa finanziarizzazione ha avuto una triplice ed importante funzione:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Innanzitutto, ha attenuato le conseguenze del taglio dei redditi da lavoro.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>In secondo luogo, ha accelerato lo scoppio della crisi di sovrapproduzione nel settore industriale.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>In terzo luogo, ha offerto diverse opportunit\u00e0 di investimento per il capitale industriale, che ha per\u00f2 registrato una crisi di ripresa proprio nel settore dell\u2019 industria, con maggiori prospettive di profitto nel settore finanziario.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In primis trattiamo la riduzione dell\u2019impatto del calo dei salari sul consumo. Cosa significa \u201c<em>sprofondamento dei salari<\/em>\u201d? In poche parole, dagli anni \u201970 in avanti, i salari hanno cessato di beneficiare di una maggiore produttivit\u00e0 del lavoro. Ci\u00f2 significa che la quota di lavoro nel PIL \u00e8 stata sempre pi\u00f9 bassa. Il giornalista finanziario britannico John Plender ha descritto la questione sul\u00a0<em>Financial Times<\/em>\u00a0nell\u2019aprile 2008, nel bel mezzo della crisi: \u201cLa caratteristica pi\u00f9 evidente della disuguaglianza e del libero mercato negli anni \u201980 sono state le poche risposte alla stagnazione del reddito medio, in gran parte delle economie dei paesi altamente sviluppati \u201c.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo Plender, la ragione della mancanza di risposta \u00e8 che il tenore di vita delle persone con un reddito basso o moderato non \u00e8 stato pi\u00f9 collegato, almeno in parte, a quella che era la crescita salariale. Negli Stati Uniti, la politica monetaria espansiva e i bassi tassi di interesse della Fed hanno causato il credito al consumo e varie bolle finanziarie (l\u2019ultima era la bolla immobiliare).\u00a0<em>Il risultato fu la quadratura del cerchio, il sogno di ogni capitalista: un lavoratore vede la sua paga scendere, ma continua a consumare ancora quanto o anche pi\u00f9 di prima.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto riguarda la seconda funzione, il rinvio della crisi di sovrapproduzione: la ripresa del credito e della finanza \u00e8 stata molto utile per le aziende, specialmente per quelle che lavorano nelle cosiddette industrie mature. Grazie al crescente flusso di denaro nei mercati dei capitali, hanno fatto un\u00a0<em>uso massiccio del credito al consumo<\/em>, beneficiando di prestiti a tassi molto favorevoli e persino ricavando profitti dalle transazioni finanziarie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa \u00e8 in definitiva la terza funzione della finanziarizzazione: la\u00a0<em>speculazione come mezzo di utilizzazione del capitale<\/em>. Infatti il mercato finanziario offriva alle aziende con problemi di reddito una soluzione estrema: il raggiungimento di profitti attraverso operazioni finanziarie, cio\u00e8 attraverso attivit\u00e0 speculative. Molte aziende hanno risolto cos\u00ec il problema della crisi di recupero del capitale nelle loro aree di business originali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prendendo in considerazione lo sviluppo della redditivit\u00e0 nei paesi a capitalismo avanzato, si pu\u00f2 vedere che dalla fine degli anni \u201990, i profitti delle transazioni finanziarie hanno cominciato ad aumentare drasticamente rispetto al PIL e ad altri profitti. Negli Stati Uniti, la quota del settore finanziario sui profitti totali \u00e8 passata dal 10%\u00a0all\u2019inizio degli anni \u201980 al 40%\u00a0nel 2007; nel Regno Unito, nel 2008, questa percentuale era addirittura pari all\u201980%.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche questa non \u00e8 una novit\u00e0: Marx aveva gi\u00e0 affermato:\u00a0<em>\u201cTutte le nazioni inserite in un processo di produzione capitalistico sono (\u2026) periodicamente tentate ad indulgere in un ragionamento al limite della truffa:\u00a0<strong>vogliono fare soldi senza la mediazione\u00a0<\/strong>\u00a0<strong>del processo di produzione<\/strong>\u201d<\/em>\u00a0(Karl Marx \/ Friedrich Engels: Werke [MEW], volume 24. Dietz Verlag, Berlino 1963, pagina 62). Solo una dimensione di grande entit\u00e0 \u2013\u00a0la dimensione della finanza di oggi\u00a0\u2013 ossia la dimensione del capitale capitale produttivo d\u2019interesse, non conosce confronti storici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo contesto, non hanno affatto sorpreso l\u2019ampiezza e la gravit\u00e0 della crisi scoppiata nel 2007. La crisi \u00e8 infatti il risultato di oltre tre decenni in cui il saggio di profitto \u00e8 stato gonfiato dall\u2019estesa finanziarizzazione (vale a dire, un ruolo crescente del capitale capitale produttivo d\u2019interesse).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Dopo la crisi<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Persino Lawrence Summers \u2013 ministro delle finanze sotto la presidenza Clinton negli anni \u201990 e responsabile della deregolamentazione a quel tempo \u2013 nel 2014 \u00e8 stato costretto ad ammettere: \u201cPer circa 20 anni, l\u2019economia statunitense non si \u00e8 sviluppata ad una velocit\u00e0 e con un tasso di finanziamento sano e conveniente.\u201d In UE o nel resto d\u2019Europa, la situazione non \u00e8 fondamentalmente diversa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sempre secondo Summers: \u201cGuardando retrospettivamente, \u00e8 chiaro che gran parte della forza che le economie della periferia (UE) avevano prima del 2010 si basava sulla disponibilit\u00e0 di credito a basso costo, e che, allo stesso modo, gran parte della forza delle economie del nord Europa proveniva da un\u2019esportazione incredibilmente finanziata, nel lungo periodo.\u201c<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La crescita economica prima della crisi \u00e8 stata quindi pagata, negli Stati Uniti come nell\u2019UE, con gli squilibri finanziari che hanno poi scatenato la crisi stessa. Per dirlo con le parole di Summers: \u201cLa difficolt\u00e0, sorta negli ultimi anni, di raggiungere una crescita adeguata esisteva gi\u00e0 prima, ma purtroppo \u00e8 stata offuscata da un\u2019incontenibile finanziarizzazione\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dall\u2019inizio della crisi, nel 2007, la situazione \u00e8 indubbiamente caratterizzata da tassi di crescita e profitto insoddisfacenti. Ci sono, quindi, fondate ragioni per supporre che\u00a0<em>un\u2019epoca sia giunta alla fine<\/em>, l\u2019epoca in cui il capitale capitale produttivo d\u2019interesse \u00e8 stato in grado di sostenere in qualche modo la crescita e i profitti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se questa ipotesi \u00e8 corretta, le conseguenze possono essere considerevoli:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>In primo luogo, si deteriorano le condizioni di lavoro e di vita di ampie fasce della popolazione. Questo, fra l\u2019altro, pu\u00f2 avere un impatto molto negativo sulla domanda interna.<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>In secondo luogo, sar\u00e0 necessaria ed inevitabile una radicale riorganizzazione di molte aree industriali interessate dalla sovrapproduzione. Ci\u00f2 si traduce in null\u2019altro che concorrenza agguerrita anche verso i capitali della UE, nelle guerre commerciali, ecc.<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Terzo, si prevede che la redditivit\u00e0 della speculazione diminuir\u00e0 drasticamente. Nel gergo dei mercati finanziari, ci\u00f2 significa: \u201caumento dei premi di rischio\u201d.<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sfortunatamente, l\u2019intero establishment occidentale aveva fatto una scommessa molto diversa durante la crisi: era possibile riparare e riavviare il modello di crescita che si era deteriorato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A riguardo sono state adottate le seguenti misure:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>In primo luogo, la socializzazione delle perdite in misura tale da non avere precedenti analoghi. In particolare, sebbene non esclusivamente, \u00e8 stato sostenuto il sistema finanziario, cos\u00ec negli Stati Uniti come nell\u2019UE. Soprattutto in quest\u2019ultima area, anche se \u00e8 poco noto, alle banche furono destinati molti pi\u00f9 fondi che negli Stati Uniti.<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>In secondo luogo, \u00e8 stata perseguita una politica monetaria estremamente blanda. Ci\u00f2 significa che ufficialmente i tassi di interesse sono stati ridotti a zero, ma in realt\u00e0 sono stati imposti dei limiti ancora pi\u00f9 bassi.<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>In terzo luogo, \u00e8 stata avviata una politica monetaria \u201cnon convenzionale\u201d, ad esempio con l\u2019acquisto di titoli da parte delle banche centrali per sostenere i mercati finanziari in difficolt\u00e0.<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In sintesi, la politica del\u00a0\u201c<em>tasso ad interesse zero<\/em>\u201d\u00a0delle banche centrali ha spinto il debito mondiale a salire pi\u00f9 velocemente rispetto alla crescita del PIL globale. Dal 2007, il debito \u00e8 aumentato di 172 trilioni di dollari. Il volume di titoli emessi da societ\u00e0 non finanziarie \u00e8 all\u2019incirca triplicato nell\u2019ultimo decennio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I titoli di stato USA non hanno subito una sorte diversa: sono in crescita dal 2008, indipendentemente da chi \u00e8 il presidente. Ma attenzione, una sorpresa ci attende:\u00a0<em>la maggior parte delle obbligazioni USA viene ora acquistata da investitori statunitensi piuttosto che da quelli esteri.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La crisi scoppiata nel 2007 \u00e8 diventata globale, causando una considerevole distruzione di capitali in tutto il mondo. Ma evidentemente ci\u00f2 non \u00e8 bastato a ripristinare la redditivit\u00e0 soddisfacente del capitale impiegato e a dare nuovo impulso all\u2019accumulazione di detto capitale. Ci\u00f2 non \u00e8 accaduto, nonostante l\u2019enorme socializzazione delle perdite e la politica monetaria estremamente accomodante delle banche centrali. Ci\u00f2 significa che\u00a0<em>i sintomi di una nuova crisi in arrivo, una bolla speculativa che scoppier\u00e0 presto, sono reali, difficili da negare.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcuni di questi sintomi sono:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>In primo luogo,\u00a0la divergenza fra il valore di borsa di un titolo e il profitto reale della societ\u00e0 corrispondente. A questo proposito, Marx ha parlato di \u201cun intero sistema basato sulla frode e di frode in relazione allo scambio di azioni\u201d (MEW 25, pag 454). Un esempio recente di questo \u00e8 la difformit\u00e0 tra le enormi perdite del produttore statunitense di auto elettriche Tesla e le attivit\u00e0 dei dirigenti senior del gruppo, aumentate enormemente, a causa dell\u2019aumento dei prezzi delle azioni in termini nominali.<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>In secondo luogo,\u00a0il recupero di azioni proprie da parte delle societ\u00e0 quotate, il cosiddetto riacquisto,\u00a0per sostenere il prezzo delle azioni stesse. Questi riacquisti oggi sono pi\u00f9 consistenti rispetto ai cicli economici passati.<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>In terzo luogo,\u00a0le famiglie si sono fortemente indebitate, anche pi\u00f9 di prima della crisi del 2007. A quel tempo, negli Stati Uniti ci si indebitava per comprare una casa, ora anche solo per pagarsi un corso di laurea.<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Purtroppo si vedono nuovi segni di crisi all\u2019orizzonte. Quale potrebbe essere la miccia che d\u00e0 fuoco alle polveri questa volta?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>In primo luogo, la fine della politica dei tassi ad interesse zero delle banche centrali;<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Secondariamente, una crisi del debito nelle economie emergenti dei cosiddetti paesi in via di sviluppo o in paesi gi\u00e0 evoluti;<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>In terzo luogo, il fallimento attraverso il debito privato o titoli smarriti;<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Quarto: deludenti risultati trimestrali di grandi societ\u00e0 con un effetto deprimente sui prezzi delle azioni.<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una cosa \u00e8 certa: come nel 2007,\u00a0<em>il problema principale sar\u00e0 l\u2019improvviso prosciugarsi della liquidit\u00e0 anomala che \u00e8 stata pompata nel sistema\u00a0<\/em>negli ultimi anni. E\u2019 solo una questione di tempo, specialmente in un contesto internazionale in cui la minaccia delle guerre commerciali sta aumentando e l\u2019Unione Europea neoliberale non \u00e8 in grado di districarsi dalla sua trappola dei salari in declino e quindi dalla minaccia di\u00a0deflazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Cosa fare?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci sono vie d\u2019uscita?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Possiamo considerare quattro diverse soluzioni. Le formulo per maggiore chiarezza nella lingua dell\u2019informatica, nel gergo utilizzato quando si usano i computer:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Prima soluzione:\u00a0<\/strong>\u00a0<strong>restart o riavvio<\/strong><\/em>. Ci\u00f2 significherebbe riavviare l\u2019economia mondiale dopo l\u2019errore di sistema del 2007; \u201criavviare\u201d ma senza mettere in discussione la centralit\u00e0 del capitale capitale produttivo d\u2019interesse. Questo tentativo \u00e8 gi\u00e0 stato fatto, come abbiamo visto. E non ha funzionato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Seconda soluzione: shift o trasferimento<\/strong><\/em>. Spostamento della redditivit\u00e0 da interesse a capitale produttivo. L\u2019unico approccio in politica economica di questo genere nel mondo, vale a dire rivitalizzare l\u2019economia globale attraverso gli investimenti, \u00e8 il progetto cinese noto anche come\u00a0<em>One Belt, One Road<\/em>. Si tratta di investimenti infrastrutturali che hanno un duplice obiettivo: la risoluzione degli strozzamenti nello sviluppo economico dei paesi sottosviluppati e la promozione degli scambi commerciali tra l\u2019Asia e l\u2019UE. Questa proposta presuppone, tra le altre cose, la possibilit\u00e0 di\u00a0<em>riportare in primo piano la produzione<\/em>\u00a0e di assegnare solo una funzione subordinata al capitale capitale produttivo d\u2019interesse. Tuttavia, questo richiede un enorme quantit\u00e0 di capitale capitale produttivo d\u2019interesse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Terza soluzione: reset o azzeramento<\/strong><\/em>.\u00a0Lawrence Summers ha menzionato un\u2019altra via d\u2019uscita quando dichiar\u00f2: \u201cAlvin Hansen (1887-1975, economista statunitense,\u00a0jW\u00a0) ha sottolineato il pericolo di una stagnazione secolare alla fine degli anni \u201930, giusto in tempo per sperimentare da li a poco il boom, da lui stesso osservato e seguito, che ha segnato l\u2019avvento della seconda guerra mondiale. \u00c8 del tutto possibile che si arriver\u00e0 ad un evento esterno di grande portata cos\u00ec che (\u2026) le preoccupazioni che ho citato (<em>stagnazione secolare<\/em>, VG) diventino prive di significato. A parte la guerra, per\u00f2 non \u00e8 chiaro quali eventi possano accadere.\u201d Possiamo considerare questa soluzione inquietante come un \u201creset\u201d piuttosto drastico. Significa:\u00a0<em>distruzione fisica del capitale esistente come mezzo di recupero dell\u2019accumulazione<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Quarta soluzione: installare un nuovo sistema operativo<\/strong><\/em>.\u00a0Questa \u00e8 l\u2019unica soluzione logica. Deriva dall\u2019interpretazione della crisi, scoppiata nel 2007, visto come\u00a0\u201c<em>errore di sistema<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il semplice riavvio, oltre a non aver dato soluzione al problema, ha sostanzialmente rafforzato la disuguaglianza. L\u2019estrema politica monetaria, che ha aiutato soprattutto la ripresa dei mercati finanziari, ha distribuito ricchezza secondo il motto \u201ccapitale, anzich\u00e9 lavoro\u201d. Nel 2016, l\u2019economista di Harvard David Lizoain ha descritto le conseguenze come segue: \u201cLo status quo non \u00e8 pi\u00f9 in grado di garantire ci\u00f2 che prometteva\u201d. Ecco perch\u00e9 non \u00e8 pi\u00f9 vero oggi ci\u00f2 che John Plender osserv\u00f2 nel 2008: ora le\u00a0\u201c<em>reazioni<\/em>\u201d\u00a0sulla stagnazione del reddito medio\u201d sono tutt\u2019altro che insignificanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le reazioni di queste popolazioni sono solitamente stigmatizzate come \u201cproteste populiste\u201d. E sono semplicemente dirette contro l\u2019incontrollata \u201ciperglobalizzazione\u201d, contro l\u2019integrazione dei mercati mondiali determinati dal capitale capitale produttivo d\u2019interesse.\u00a0<em>Ora\u00a0queste proteste cercano un nuovo equilibrio di potere tra la globalizzazione e gli stati nazionali, ma soprattutto tra mercati finanziari e democrazia.\u00a0<\/em>Si tratta principalmente di restringere i flussi di capitali internazionali.<em>\u00a0Il potere illimitato dei mercati finanziari globali dovrebbe essere fermato.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo contesto, dovremmo evitare la pericolosa illusione nell\u2019Europa dell\u2019Unione:\u00a0<em><strong>l\u2019UE non pu\u00f2 proteggerci da questa globalizzazione neoliberale.\u00a0E\u2019 vero il contrario<\/strong><\/em>: il Trattato di Maastricht \u00e8 il miglior esempio di una quasi-costituzione neoliberale, con tutto ci\u00f2 che ne consegue: deflazione forzata dei salari, negazione dei diritti sociali, ideologia della \u201cnon disponibilit\u00e0\u201d, egemonia del capitale capitale produttivo d\u2019interesse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La questione della propriet\u00e0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 ha sollevato seriamente la questione della<em>\u00a0contraddizione tra i trattati europei e alcune costituzioni nazionali<\/em>\u00a0negli ultimi anni. La lotta contro la globalizzazione neoliberale \u00e8 anche una lotta contro l\u2019UE neoliberale. Ma questa lotta deve essere arricchita nei contenuti. Deve diventare una lotta per il recupero della centralit\u00e0 della questione della propriet\u00e0. Come sapete, l\u2019analisi marxista della crisi conduce esattamente a questa conclusione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo Marx, la crisi \u00e8, da un lato, parte integrante del normale funzionamento del modo di produzione capitalistico, ma dall\u2019 altro un sintomo: \u201cLa crescente inadeguatezza dello sviluppo produttivo della societ\u00e0 si esprime, in termini di precedenti rapporti di produzione, con contraddizioni nitide, crisi e convulsioni\u201d (Marx: Grundrisse Dietz-Verlag, Berlino 1983, pagina 642).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le crisi sono sintomi di un \u201cerrore di sistema\u201d e quindi della necessit\u00e0, come dice Marx, di \u201cuno stadio superiore della produzione sociale\u201d (un nuovo \u201csistema operativo\u201d) che non deve pi\u00f9 basarsi sulla propriet\u00e0 privata, ma sulla propriet\u00e0 socializzata dei mezzi di produzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli ultimi decenni, specialmente dopo la fine dell\u2019Unione Sovietica e del socialismo in Europa, anche la possibilit\u00e0 di uno \u201cstadio superiore della produzione sociale\u201d come utopismo astratto e generalmente totalitario \u00e8 stata respinta. Ma \u00e8 proprio la realt\u00e0 del modo di produzione capitalistico e delle sue contraddizioni che \u2013 ancora e sempre di pi\u00f9 \u2013 indicano la necessit\u00e0 di riorientarsi verso quell\u2019obiettivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">* Vladimiro Giacch\u00e9, nato nel 1963, \u00e8 economista e presidente del\u00a0Centro Europa Ricerche\u00a0a Roma. Dal 1995 al 2006 ha lavorato per Mediocredito Centrale, l\u2019ex banca di sviluppo statale italiana. Dalla fine del 2007 \u00e8 socio del gruppo finanziario Sator.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>** Vladimiro Giacch\u00e9, da\u00a0Rosa-Luxemburg-Konferenz, supplemento a \u201cdie junge Welt\u201d del 30.1.2019,\u00a0sezione \u201cCapitale e lavoro. Traduzione di Francesco Spataro<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.jungewelt.de\/beilage\/art\/347610\">https:\/\/www.jungewelt.de\/beilage\/art\/347610<br \/>\n<\/a><\/p>\n<div class=\"attachmentsContainer\">\n<div id=\"attachmentsList_com_content_default_29543\" class=\"attachmentsList\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div id=\"ja-botsl\" class=\"wrap\"><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-admin\/post-new.php\">http:\/\/www.marx21.it\/index.php\/internazionale\/economia\/29543-fine-di-unepoca<\/a><\/strong><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MARX XXI (Vladimiro Giacch\u00e8*) La crisi del 2007 ha dimostrato che la crescita e gli utili nel capitalismo non possono pi\u00f9 essere garantiti dalla speculazione finanziaria. \u00c8 necessario un cambio di sistema. Per capire la prossima crisi, dovremmo guardare alle origini e all\u2019evoluzione delle precedenti: dal 2000 al 2005, a causa dei bassi tassi di interesse, negli Stati Uniti emerse una consistente bolla finanziaria. 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