{"id":4864,"date":"2011-10-29T21:50:08","date_gmt":"2011-10-29T21:50:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=4864"},"modified":"2011-10-29T21:50:08","modified_gmt":"2011-10-29T21:50:08","slug":"gli-scenari-politici-internazionali-della-crisi-sistemica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=4864","title":{"rendered":"Gli scenari politici internazionali della crisi sistemica"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><font color=\"#000000\" face=\"Times New Roman\" size=\"3\">di <strong>Piero Pagliani<\/strong> <span new=\"\" style=\"color: rgb(51, 51, 51); mso-bidi-font-family: calibri; mso-bidi-theme-font: minor-latin;\" times=\"\"><font size=\"3\"><font face=\"Calibri\">Intervento all&rsquo;assemblea &quot;<em>Fuori dall&#39;euro! Fuori dal debito!<\/em>&quot;di Chianciano Terme, 22 ottobre 2011.<\/font><\/font><\/span><\/font><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><b><span style=\"color: rgb(51, 51, 51); line-height: 115%; font-family: ;\"><span style=\"mso-list: ignore;\">1.<span new=\"\" times=\"\">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <\/span><\/span><\/span><\/b><\/em><strong><span style=\"color: rgb(51, 51, 51); font-family: ;\"><font size=\"3\">Capitale e Potere: l&rsquo;origine della crisi<\/font><\/span><\/strong><span style=\"color: rgb(51, 51, 51); mso-bidi-font-family: calibri; mso-bidi-theme-font: minor-latin;\"><br \/>\n\t<font face=\"Calibri\"><font size=\"3\"> <br \/>\n\t1. Poche settimane or sono, in pieno attacco all&rsquo;euro, &ldquo;La Repubblica&rdquo; mentre da una parte terrorizzava i suoi lettori parlando della caduta nell&rsquo;abisso delle borse e persino dell&rsquo;oro, dall&rsquo;altra li invitava surrettiziamente ad investire in titoli a lungo termine del debito pubblico della Germania e degli Stati Uniti, ultimi rifugi al riparo dalla bufera planetaria.<\/p>\n<p>\tMa come? D&rsquo;accordo la Germania, ma gli Stati Uniti? Il Paese pi&ugrave; indebitato del mondo da che mondo &egrave; mondo?<\/p>\n<p>\tD&rsquo;acchito la perplessit&agrave; &egrave; d&rsquo;obbligo. Eppure, per lo meno sul breve periodo (ma difficilmente sul medio e a maggior ragione sul lungo &#8211; e qui sta una parte del trucco degli imbonitori) i titoli di debito pubblico di questi Paesi potrebbero veramente essere un affare sicuro.<\/p>\n<p>\tFino a quando?<\/p>\n<p>\tFino a quando regge la credibilit&agrave; degli Stati Uniti come superpotenza dominante sul piano militare, politico e diplomatico mondiale, anche se non sul piano economico, dato che &egrave; dalla fine degli anni Cinquanta del secolo scorso che gli USA hanno perso questo primato (o, come si diceva una volta, non sono pi&ugrave; l&rsquo;opificio del mondo). I Paesi dominanti sul piano economico devono allora essere &ldquo;contenuti&rdquo; o associati all&rsquo;impero come vicer&eacute; sub dominanti, come nel caso, per l&rsquo;appunto, della Germania.<\/p>\n<p>\tQuesta frattura tra il dominio economico e il dominio politico-militare &egrave; poco comprensibile se ci si attiene alla divisione meccanica struttura-sovrastruttura. E&rsquo; molto pi&ugrave; comprensibile se invece si assume l&rsquo;ottica leninista dell&rsquo;analisi dell&rsquo;intreccio tra le contraddizioni sociali e quelle intercapitalistiche.<\/p>\n<p>\tA quel punto la rinnovata lente analitica ci permette di scoprire un ulteriore problema: il predominio economico e quello sui mezzi di pagamento mondiali, entrambi appannaggio della Cina, oltre a non coincidere col predominio politico-militare non coincidono nemmeno col predominio finanziario. Le principali piazze finanziarie del mondo rimangono infatti la City di Londra, a due passi da Downing Street, e Wall Street che sta a quattro ore di macchina dalla Casa Bianca[1]. In altri termini la finanza internazionale pi&ugrave; che la sirena dei cosiddetti &ldquo;fondamentali economici&rdquo; sembra stare ad ascoltare quella del potere territoriale. Non &egrave; un problema da poco per chi non riesce ad affrancarsi da una visione meccanica del rapporto tra la cosiddetta &ldquo;struttura&rdquo; e la cosiddetta &ldquo;sovrastruttura&rdquo;.<\/p>\n<p>\n\t2. Ma non siamo di fronte ad una stravaganza storica. Nell&rsquo;agosto del 1971 il Presidente Nixon annunci&ograve; che il dollaro non era pi&ugrave; convertibile in oro. Le riserve di Fort Knox venivano cos&igrave; messe al sicuro da <em><span style=\"font-family: ;\">Goldfinger<\/span><\/em>, cio&egrave; dagli attacchi dei Paesi partner in surplus, in primis la riottosa, coriacea e spigolosa Francia gaullista, e in sostanza fu dichiarato che<strong><span style=\"font-family: ;\"> il sistema monetario internazionale da quel momento si sarebbe basato senza fronzoli sulla pura potenza militare, politica e diplomatica degli USA<\/span><\/strong>, senza pi&ugrave; lo schermo della parit&agrave; con l&rsquo;oro a 35 dollari l&rsquo;oncia e la copertura minima del 25% dei dollari circolanti.<\/p>\n<p>\tIn quel preciso momento<strong><span style=\"font-family: ;\"> implodeva<\/span><\/strong> uno dei pilastri del sistema di Bretton Woods, quello <strong><span style=\"font-family: ;\">finanziario<\/span><\/strong>, ma <strong><span style=\"font-family: ;\">non implodeva<\/span><\/strong> per niente l&rsquo;altro pilastro, ovvero quello <strong><span style=\"font-family: ;\">politico-militare<\/span><\/strong> basato su una gerarchia ramificata di Stati facenti capo agli USA, preannunciata da Hiroshima e Nagasaki e organizzata nella NATO.<\/p>\n<p>\tDa quel momento la NATO diventava direttamente un&rsquo;organizzazione non solo militare difensiva, ma un sistema che doveva garantire anche gli equilibri monetari internazionali basati sul dollaro. E per far ci&ograve; doveva garantire una particolare<strong><span style=\"font-family: ;\"> configurazione politica spaziale <\/span><\/strong>che includeva oltre alla legalit&agrave; formale degli scambi internazionali, oltre alla divisione internazionale del lavoro, anche ovviamente, le dinamiche geopolitiche che reggevano tutta la complessa costruzione, ovvero che dovevano prolungare nel tempo la<em><span style=\"font-family: ;\"> potenza militare, politica, culturale e diplomatica <\/span><\/em>degli Stati Uniti, ovverosia la loro<strong><span style=\"font-family: ;\"> combinazione di dominio ed egemonia.<\/span><\/strong><\/font><\/font><b><br \/>\n\t<font face=\"Calibri\" size=\"3\"> <\/font><\/b><br \/>\n\t<font size=\"3\"><font face=\"Calibri\"> Per farlo non bastava mantenere lo status quo, perch&eacute; i meccanismi di &ldquo;accumulazione allargata di potere&rdquo;, complementari a quelli di accumulazione allargata di ricchezza, impongono di correre sempre pi&ugrave; forte per potere quanto meno stare fermi e non arretrare, come accadeva ad Alice oltre lo specchio.<\/p>\n<p>\tE&rsquo; un fenomeno ricorrente in ogni <strong><span style=\"font-family: ;\">lotta per il potere<\/span><\/strong> e che quindi caratterizza la progressione storica, sia quella lenta pre-capitalistica, sia quella parossistica del capitalismo.<\/p>\n<p>\tL&rsquo;incorporamento delle funzioni finanziarie in quelle di costruzione dello Stato e di conduzione della guerra furono codificate in una prassi che l&rsquo;economista statunitense Michael Hudson ha chiamato &ldquo;<em><span style=\"font-family: ;\">Treasury-bill standard<\/span><\/em>&rdquo;: non potendo pi&ugrave; incassare in oro i propri dollari, ed essendo i gioielli industriali strategici americani protetti a tripla mandata, i Paesi in surplus avevano solo una scelta (quindi nessuna scelta): comprare titoli di debito del Tesoro statunitense, preferibilmente illiquidi e a lungo termine.<\/p>\n<p>\tIn definitiva <strong><span style=\"font-family: ;\">lo standard monetario internazionale era diventato il debito pubblico nordamericano<\/span><\/strong>. Una soluzione fantastica che dimostra che il capitalismo dispone di ben altri strumenti di sopravvivenza che non la continua estrazione di profitto &#8211; processo per altro effettivamente alla radice delle immani crisi di questo sistema sociale[2]. <\/p>\n<p>\tCon quel debito si poteva poi continuare a finanziare l&rsquo;espansione di potenza statunitense, in un circolo virtuoso che aveva solo il difetto di basarsi su bombe atomiche, cannoni, portaerei, missili, bombardieri, eserciti e centinaia di migliaia di morti.<\/p>\n<p>\tQuando si parla di &ldquo;signoraggio&rdquo; bisogna allora ricordarsi che esso &egrave; innanzitutto un <strong><span style=\"font-family: ;\">signoraggio politico<\/span><\/strong>, ovvero facente capo a conflitti per il potere, non all&rsquo;ingordigia di un branco di banchieri (puri <em><span style=\"font-family: ;\">Charaktermaske<\/span><\/em>, per dirla con Marx) che troppo spesso ritornano ad essere caratterizzati come &ldquo;anglo-giudeo-saxon&rdquo; <em><span style=\"font-family: ;\">(sic!<\/span><\/em>). Ricorda qualcosa questo termine? A me s&igrave;, e qualcosa di assai spregevole.<\/p>\n<p>\n\t3. Eppure<strong><span style=\"font-family: ;\"> la nostra lotta &egrave; contro le oligarchie finanziarie<\/span><\/strong>, si obbietter&agrave;. Contro lo strapotere delle banche che ci hanno riempito di debiti e di titoli tossici che adesso vogliono fare scontare a noi classi subalterne con un massacro sociale.<\/p>\n<p>\tE&rsquo; verissimo, ma la nostra lotta non pu&ograve; avere successo se ci si dimentica da dove tutta questa sconcezza &egrave; nata e cosa la tiene in piedi.<\/p>\n<p>\tIntanto ricordiamoci che se per Marx lo schema di accumulazione &egrave; <em><span style=\"font-family: ;\">D-M-D&rsquo;<\/span><\/em>, cio&egrave; denaro (<em><span style=\"font-family: ;\">D<\/span><\/em>) che viene investito in commercio e industria (<em><span style=\"font-family: ;\">M<\/span><\/em>) per ricavare denaro in quantit&agrave; accresciuta (<em><span style=\"font-family: ;\">D&rsquo;<\/span><\/em>), allora aveva ragione Schumpeter a dire che in ultima istanza il finanziere, il detentore di denaro, &egrave; colui che guida le danze, &egrave; colui che decide &#8211; imprestando, facendo <em><span style=\"font-family: ;\">credito<\/span><\/em> &#8211; chi pu&ograve; avere a disposizione i mezzi di produzione. Il finanziere, insomma, non &egrave; una figura strana che appare quando il capitalismo sta andando a rotoli.<strong><span style=\"font-family: ;\"> Il finanziere &egrave; <\/span><\/strong><\/font><em><b><span style=\"font-family: ;\">il<\/span><\/b><\/em><strong><span style=\"font-family: ;\"> capitalista, anche se<\/span><\/strong><em><b><span style=\"font-family: ;\"> pu&ograve;<\/span><\/b><\/em><strong><span style=\"font-family: ;\"> non essere un imprenditore.<\/span><\/strong><br \/>\n\t<\/font><font size=\"3\"><font face=\"Calibri\"> <br \/>\n\tNon solo, ancora Schumpeter ricordava che <em><span style=\"font-family: ;\">da soli i capitalisti non sono nemmeno in grado di difendere i propri interessi<\/span><\/em>. O, per dirla con Thomas Friedman,<em><span style=\"font-family: ;\"> la mano invisibile del mercato non funzioner&agrave; mai senza il pugno visibile di chi detiene il monopolio della violenza<\/span><\/em> (o pi&ugrave; capacit&agrave; distruttiva o anche, per usare un&rsquo;espressione di Immanuel Wallerstein, i servizi di chi &egrave; pi&ugrave; esperto nell&rsquo;&laquo;arte criminale&raquo;, cio&egrave; nel mestiere delle armi).<\/p>\n<p>\tGrandi novit&agrave;? Nemmeno per sogno: basta rileggersi il capitolo sull&rsquo;accumulazione originaria del I Libro del <em><span style=\"font-family: ;\">Capitale<\/span><\/em> di Marx.<\/p>\n<p>\tQuesta necessit&agrave; del capitale di utilizzare altri apparati per proteggere i propri interessi genera quello che Giovanni Arrighi ha chiamato &laquo;scambio politico tra il Potere del Denaro, <strong><span style=\"font-family: ;\">D<\/span><\/strong>, e il Potere del Territorio, <strong><span style=\"font-family: ;\">T<\/span><\/strong>&raquo; e che io definisco <em><span style=\"font-family: ;\">&ldquo;rapporto tendenziale di aggiunzione <\/span><\/em><strong><span style=\"font-family: ;\">T-D<\/span><\/strong>&rdquo; utilizzando uno schema formale matematico, la <em><span style=\"font-family: ;\">relazione di aggiunzione<\/span><\/em>, che in qualche modo riesce a rappresentare un rapporto di scambio dialettico[3].<\/p>\n<p>\tQuesto rapporto &egrave; da me qualificato come &ldquo;tendenziale&rdquo; perch&eacute; &egrave; intrinsecamente contraddittorio, e nelle <strong><span style=\"font-family: ;\">crisi<\/span><\/strong> questa contraddizione si esprime con un paradosso:<strong><span style=\"font-family: ;\"> viene approfondita la differenza tra le logiche che sottostanno ai due tipi diversi di Potere proprio mentre si acuisce la necessit&agrave; del rapporto di aggiunzione tra di essi.<\/span><\/strong><\/font><br \/>\n\t<\/font><font size=\"3\"><font face=\"Calibri\"> <br \/>\n\tE uno dei fenomeni ai quali stiamo assistendo oggi &egrave; proprio il tentativo di mantenere con le unghie e coi denti &#8211; leggasi &ldquo;con le guerre&rdquo; &#8211; questo rapporto di aggiunzione tendenziale tra il potere territoriale dominante, quello statunitense, e il Potere del Denaro, ovvero la <\/font><strong><span style=\"font-family: ;\">Haute Finance privata.<\/span><\/strong><br \/>\n\t<font face=\"Calibri\"> <\/font><\/font><b><br \/>\n\t<font face=\"Calibri\"><font size=\"3\"> <\/p>\n<p>\t<strong><span style=\"font-family: ;\">2. Politica e finanza: tra storica collaborazione e storico conflitto<\/span><\/strong><\/font><\/font><\/b><br \/>\n\t<font size=\"3\"><font face=\"Calibri\"> <br \/>\n\t1. Eppure la <em><span style=\"font-family: ;\">Haute Finance<\/span><\/em> nemmeno si fece vedere durante i colloqui di Bretton Woods che nel 1944 partorirono i lineamenti del sistema commerciale, monetario e di potere internazionale. <\/p>\n<p>\tA Bretton Woods i banchieri privati fecero per&ograve; sapere che loro avrebbero preferito un ritorno allo standard aureo puro. Avrebbero capito solo in seguito che la chiave di volta del loro strapotere sarebbe stata l&rsquo;esatto opposto. Ma questa comprensione differita non &egrave; dovuta al fatto che fossero stupidi, ma al drastico cambiamento delle condizioni politiche mondiali.<\/p>\n<p>\tEcco perch&eacute; nessuna analisi economica e meno che meno nessuna proposta economica, possono prescindere dal contesto politico vigente in ogni dato momento e dalle condizioni politiche necessarie per rendere una soluzione (come ad esempio quella di un default) verosimile e credibile.<\/p>\n<p>\tIn quella localit&agrave; statunitense circondata dalla Foresta delle Montagne Bianche i pilastri ideologici e politici portanti erano quelli del <em><span style=\"font-family: ;\">New Deal:<\/span><\/em><strong><span style=\"font-family: ;\"> la politica doveva governare l&rsquo;economia<\/span><\/strong>. Cos&igrave; &laquo;<em><span style=\"font-family: ;\">il denaro mondiale<\/span><\/em>&raquo;, come osserv&ograve; Giovanni Arrighi, da &laquo;<em><span style=\"font-family: ;\">sottoprodotto delle attivit&agrave; di realizzazione dei profitti <\/span><\/em>[&#8230;]<em><span style=\"font-family: ;\"> divenne un sottoprodotto delle attivit&agrave; di formazione degli stati<\/span><\/em>&raquo; cio&egrave; la sua produzione, la sua circolazione e il suo utilizzo furono sottomessi ad una rete di organizzazioni governative facenti capo alla Federal Reserve e &laquo;<em><span style=\"font-family: ;\">motivate principalmente sa considerazioni di benessere, sicurezza e potere<\/span><\/em>&raquo;.<\/p>\n<p>\tCosa non &egrave; funzionato, allora, nel rapporto di aggiunzione tra il sistema di potere governativo facente capo a Washington e il Potere del Denaro? Perch&eacute; questo sistema &egrave; entrato nella crisi profondissima che abbiamo davanti agli occhi?<\/p>\n<p>\n\t2. La ripresa economica mondiale del secondo dopoguerra si bas&ograve; su una <strong><span style=\"font-family: ;\">mobilitazione senza precedenti di risorse economiche, sociali e naturali<\/span><\/strong>. La scala estremamente estesa di questa mobilitazione promosse un ritmo di espansione materiale e accumulazione senza precedenti (il ciclo D-M-D&rsquo; di Marx), ma questo ritmo miracoloso (il &ldquo;miracolo economico&rdquo; lo chiamavamo infatti in Italia) inizi&ograve; presto a generare capitali che non potevano pi&ugrave; essere reinvestiti nelle stesse attivit&agrave; commerciali e industriali da cui erano stati prodotti, senza il rischio di svalutarsi, ovvero senza il rischio di generare un saggio di profitto inferiore ad una soglia di &ldquo;tollerabilit&agrave;&rdquo;, una soglia differenziale rispetto ad altri impieghi.<\/p>\n<p>\tL&rsquo;affollamento di capitali nelle attivit&agrave; profittevoli provocava infatti una esacerbazione della concorrenza sugli input e sugli sbocchi di mercato, cos&igrave; che i vari capitali si intralciavano a vicenda. Come particolare conseguenza, la lotta dei lavoratori nelle condizioni favorevoli di piena occupazione non solo<strong><span style=\"font-family: ;\"> aveva permesso ai salari di stare al passo con gli aumenti di produttivit&agrave;, ma tra il 1968 e il 1973, grazie alle lotte dei salariati a volte persino inserite in una coscienza soggettiva anticapitalistica, li aveva spinti oltre<\/span><\/strong> schiacciando verso il basso il tasso di plusvalore[4].<\/p>\n<p>\tNel frattempo le spese per la guerra nel Vietnam e in generale per l&rsquo;espansione globale di potenza statunitense facevano crescere i deficit degli USA in modo drammatico. Da una parte quindi i capitali sovraccumulati fuoriuscivano dagli immobilizzi in commercio e industria (movimento<em><span style=\"font-family: ;\"> M-D<\/span><\/em>) per rimanere in forma liquida e dedicarsi alle attivit&agrave; finanziarie, creando il mercato dell&rsquo;eurovaluta poi ingigantito dall&rsquo;apporto dalle masse di petrodollari prodotte dagli shock petroliferi. Dall&rsquo;altra il Tesoro USA per coprire il sempre pi&ugrave; smisurato deficit pubblico immetteva in circolazione una quantit&agrave; crescente di dollari che per mezzo del deficit commerciale esportava inflazione nei Paesi partner e, in aggiunta, entravano in concorrenza con l&rsquo;offerta privata di capitale mobile. Si cre&ograve; cos&igrave; una lunga stagione di <strong><span style=\"font-family: ;\">stagflazione<\/span><\/strong> (stagnazione con inflazione) che se sulle prime ridiede fiato ai profitti commerciali e industriali tuttavia non poteva risolvere la sfida tra il potere territoriale degli USA, e in subordine dei suoi alleati, e l&rsquo;alta finanza privata, ovvero i veri detentori del Potere del Denaro, che stavano prendendosi una rivincita su Bretton Woods e il suo impianto caratterizzato da un forte controllo sull&rsquo;economia da parte del potere politico.<\/p>\n<p>\tParadossalmente la loro rivincita non si basava su un ritorno a quel <em><span style=\"font-family: ;\">gold standard<\/span><\/em> che, inascoltati, avevano richiesto nel 1944, bens&igrave; sul forse inevitabile &ldquo;passaggio al limite&rdquo; del <em><span style=\"font-family: ;\">gold-dollar exchange<\/span><\/em>, ovvero sulla sua mutazione in uno standard basato sul puro dollaro, cio&egrave; sulla <strong><span style=\"font-family: ;\">moneta di una particolare potenza<\/span><\/strong>.<\/p>\n<p>\tIn questo modo la finanza privata riprendeva il controllo della liquidit&agrave; internazionale e moltiplicava i mezzi di pagamento attraverso i meccanismi interbancari di produzione della moneta, ormai potenzialmente privi di limiti grazie alla combinazione di <em><span style=\"font-family: ;\">lassaiz-faire<\/span><\/em> e <em><span style=\"font-family: ;\">pure dollar standard<\/span><\/em>, nel mentre, come osserva Arrighi, si conclamava l&rsquo;inadeguatezza delle politiche economiche nazionali nel far fronte ad un sistema di imprese sempre pi&ugrave; transnazionalizzato che alimentava i movimenti puramente finanziari, a partire dalla speculazione sui cambi, ormai fluttuanti. Negli anni successivi alla dichiarazione di inconvertibilit&agrave; il differenziale tra transazioni finanziarie e transazioni commerciali crebbe esponenzialmente: gi&agrave; nel 1979 il valore complessivo del commercio mondiale era sceso a 1\/11 del commercio di valute estere (17,5 trilioni di dollari). Ma nel 1984 con 35 trilioni di dollari il rapporto era arrivato a 1\/20. Sono i dati di una battaglia persa.<\/p>\n<p>\n\t3. Per lo meno dal 1971 al 1979 il Potere del Territorio dominante, gli USA, cerc&ograve; di contrastare lo slittamento in mani private del controllo sui mezzi di pagamento mondiali. Come abbiamo accennato, lo fece con una politica espansiva che immetteva in circolazione continue dosi di liquidit&agrave;, abbassando i tassi di interesse al costo di una iperinflazione, sperando che queste risorse fossero utilizzate in un nuovo ciclo di espansione del commercio e dell&rsquo;industria.<\/p>\n<p>\tTuttavia, a causa della crisi di sovraccumulazione solo una parte modestissima di questa liquidit&agrave; si tramutava in investimenti produttivi. Il resto finiva per alimentare proprio il mercato del capitale mobile. Un mercato centrato sulla City di Londra. L&rsquo;offerta di capitale divenne cos&igrave; sovrabbondante che qualcuno si spinse ad affermare che il capitale era in sostanza diventato una &ldquo;merce gratuita&rdquo; e i finanzieri privati misero a farsi una feroce concorrenza l&rsquo;un l&rsquo;altro e facevano anticamera per cercare di piazzare la propria merce a tassi irrisori presso i Paesi in &ldquo;via di sviluppo&rdquo;.<\/p>\n<p>\tE&rsquo; questo un carattere particolare e perdurante della crisi odierna:<strong><span style=\"font-family: ;\"> i conflitti principali nell&rsquo;ambito delle scalate al Potere del Denaro oggi si svolgono nella sfera finanziaria.<\/span><\/strong><\/font><br \/>\n\t<\/font><font size=\"3\"><font face=\"Calibri\"> <br \/>\n\tMa come si &egrave; detto <strong><span style=\"font-family: ;\">la sfera finanziaria &egrave; la sfera capitalistica per eccellenza.<\/span><\/strong> Se quindi la maggioranza delle analisi di sinistra dipinge questa epoca come il tentativo di nascondere le nudit&agrave; del capitalismo con i drappeggi fantasiosi della finanziarizzazione (derivati, titoli tossici, sospensione della legge del valore, eccetera), al contrario io penso che la finanziarizzazione proclami finalmente<em><span style=\"font-family: ;\"> coram populo<\/span><\/em>: &ldquo;Il Re &egrave; nudo!&rdquo;.<\/p>\n<p>\tDa queste due visioni contrapposte derivano ovviamente conclusioni divergenti.<\/p>\n<p>\tLa lotta degli anni Settanta tra finanza privata e finanza pubblica non avrebbe avuto altro possibile esito che quello di indebolire fino a livelli pericolosi entrambi i Poteri, quello del Denaro e quello del Territorio, ampliando la rottura del rapporto di aggiunzione <strong><span style=\"font-family: ;\">T-D<\/span><\/strong>, vitale per la stessa esistenza delle condizioni di accumulazione capitalistica. <\/p>\n<p>\tLa soluzione, temporanea, fu frutto dell&rsquo;applicazione della pura razionalit&agrave; capitalistica. Con l&rsquo;ultimo anno della presidenza Carter e per tutta la successiva amministrazione Reagan, la frattura tra <strong><span style=\"font-family: ;\">T<\/span><\/strong> e <strong><span style=\"font-family: ;\">D <\/span><\/strong>fu ricomposta con una feroce politica restrittiva, che vide i tassi di sconto aumentare di percentuali inimmaginabili dall&rsquo;oggi al domani.<\/p>\n<p>\tDall&rsquo;ottobre 1979 fino all&rsquo;agosto 1982 gli Stati Uniti, e di conseguenza il mondo intero, furono sottoposti alla cosiddetta &ldquo;terapia shock&rdquo; di Volker: in poche settimane il tasso ufficiale di sconto sal&igrave; da una media del 7,6% dei quattordici anni precedenti ad un inaudito 21,5%, per la gioia dei finanziari e la disperazione dei lavoratori, perch&eacute; ci&ograve; diede vita a una &laquo;<em><span style=\"font-family: ;\">recessione mostruosa<\/span><\/em>&raquo;, per dirla con F. W. Engdhal.<\/p>\n<p>\tCon l&rsquo;aggiunta del riarmo della Seconda Guerra Fredda (le cosiddette &ldquo;guerre stellari&rdquo; di Reagan), gli Stati Uniti si trasformarono in un enorme aspirapolvere delle risorse finanziarie mondiali, riportando New York al centro della <em><span style=\"font-family: ;\">Haute Finance<\/span><\/em> internazionale.<\/p>\n<p>\tCon un duplice effetto devastante.<\/p>\n<p>\tIn primo luogo i Paesi in via di sviluppo per potere accedere ai prestiti dovevano ora dissanguarsi e mettere mano a quei famigerati <strong><span style=\"font-family: ;\">aggiustamenti strutturali<\/span><\/strong> che li avrebbero depredati, a partire immancabilmente dal dominio pubblico.<\/p>\n<p>\tCon ci&ograve; si dava l&rsquo;avvio ad uno dei<strong><span style=\"font-family: ;\"> tre meccanismi<\/span><\/strong>, raggruppabili nel loro complesso sotto il termine &ldquo;<em><span style=\"font-family: ;\">Washington consensus<\/span><\/em>&rdquo;, con cui si cerca di contrastare la crisi di sovraccumulazione, ovvero l&rsquo;<strong><span style=\"font-family: ;\">acquisizione di ricchezza <\/span><\/strong><em><b><span style=\"font-family: ;\">gi&agrave;<\/span><\/b><\/em><strong><span style=\"font-family: ;\"> prodotta<\/span><\/strong> previa sua svalorizzazione, ovvero, per usare la densa espressione di David Harvey, l<strong><span style=\"font-family: ;\">&rsquo;accumulazione per spoliazione<\/span><\/strong>.<\/p>\n<p>\tIl secondo meccanismo, molto classico, controbilanciava gli esorbitanti tassi di sconto facendo ritornare i profitti a livelli pi&ugrave; che &ldquo;tollerabili&rdquo;, innanzitutto detassando il capitale e aumentando il tasso di plusvalore. Ricominci&ograve; cos&igrave; la <strong><span style=\"font-family: ;\">lotta di classe<\/span><\/strong> del capitalismo contro i salariati. La controffensiva del capitale a partire dai lavoratori salariati e poi estesa alla classe media nel suo complesso, inizi&ograve; con la sconfitta da parte di Reagan della lotta dei controllori di volo della PATCO, nel 1981, e di quella durissima ed eroica dei minatori britannici (dall&rsquo;8 marzo del 1984 fino al 3 marzo 1985) ad opera della signora Thatcher. Era ormai aperta la strada in tutto il mondo capitalistico occidentale all&rsquo;attacco alle condizioni di lavoro, ai salari, al potere negoziale e alle condizioni di vita dei lavoratori.<\/p>\n<p>\tCi&ograve; per&ograve; non ebbe quasi alcun effetto sul terzo meccanismo, ovvero la<strong><span style=\"font-family: ;\"> finanziarizzazione<\/span><\/strong>, il ciclo abbreviato <em><span style=\"font-family: ;\">D-D&rsquo;<\/span><\/em> di Marx, che continuava a ritmi crescenti. In compenso fece a quel punto la sua comparsa anche una<strong><span style=\"font-family: ;\"> crisi di sovrapproduzione <\/span><\/strong>che si intrecci&ograve; con quella di sovraccumulazione in un giro vizioso[5].<\/p>\n<p>\tLa nuova alleanza di potere tra<strong><span style=\"font-family: ;\"> T<\/span><\/strong> e <strong><span style=\"font-family: ;\">D<\/span><\/strong> induceva quindi effetti perversi che testimoniavano in termini cristallini la straordinaria fondatezza dell&rsquo;affermazione di Karl Marx che<strong><span style=\"font-family: ;\"> il capitalismo supera le proprie contraddizioni solo per ritrovarsele davanti pi&ugrave; gigantesche di prima.<\/span><\/strong><\/font><br \/>\n\t<\/font><font size=\"3\"><font face=\"Calibri\"> <br \/>\n\tLa finanziarizzazione, continuava quindi a crescere in modo esponenziale. Una gigantesca massa monetaria in libera uscita, cio&egrave; non pi&ugrave; controllabile dalla gerarchia di banche governative immaginata a Bretton Woods, dilagava sottoforma di speculazione sulle valute o gettandosi nel mercato del capitale mobile che vedeva tra i protagonisti principali i governi statali e locali, riproducendo in parte uno schema gi&agrave; tristemente noto nella Repubblica di Weimar. Il debito pubblico inizi&ograve; a correre ad un ritmo direttamente proporzionale alla decrescita della massa di salari e profitti nel commercio e nell&rsquo;industria (che si trasformava in massa di <strong><i><span style=\"font-family: ;\">capital gain<\/span><\/i><\/strong> tassata in misura molto minore), alla decrescita degli investimenti in questi settori e, viceversa, alla crescita della <strong><span style=\"font-family: ;\">deindustrializzazione<\/span><\/strong> che induceva una corrispondente crescita del deficit commerciale nel mentre lasciava uno strascico di devastazione sociale, materiale e culturale. Inoltre il debito pubblico era direttamente proporzionale alla crescita della quota parte di reddito prodotto che le industrie dovevano riversare alle banche sottoforma di servizio del debito sottraendola quindi alla tassazione a tutto vantaggio delle banche e a svantaggio del cittadino. Le banche, obbligavano cos&igrave; gli attori economici privati e pubblici ad assorbire<strong><span style=\"font-family: ;\"> capitale fittizio<\/span><\/strong>, mentre i governi abdicavano ad ogni controllo e, anzi, imponevano ai lavoratori (non formalmente ma col ricatto) di affidare le proprie pensioni e le proprie liquidazioni alla speculazione finanziaria. Ovverosia li spingevano a chiudersi da soli in trappola (era quanto successe col governo Prodi II)[6].<\/p>\n<p>\tEcco, allora, come mai le grandi multinazionali e, solo in seguito per&ograve;, le grandi banche presero nell&rsquo;immaginario popolare le sembianze dei due arcinemici dei popoli. Lo erano, ma come vedremo tra poco, mancava un&rsquo;altra volta il convitato di pietra. E stavolta esso non era il Potere del Denaro, come a Bretton Woods, bens&igrave; il Potere del Territorio. Era assente non nella realt&agrave; ma nella testa economicista di gran parte della sinistra marxista che infatti &egrave; rimasta progressivamente stordita dalla ripresa dell&rsquo;imperialismo armato o eversivo statunitense, fino ad accettarne le ultime imprese criminali.<\/p>\n<p>\t<strong><span style=\"font-family: ;\">3. Capitale e Potere: i paradossi politici della loro aggiunzione<\/span><\/strong><\/font><br \/>\n\t<\/font><font face=\"Calibri\"><font size=\"3\"> <br \/>\n\t1. Come &egrave; noto l&rsquo;utilizzo di una divisa nazionale come moneta internazionale genera un particolare paradosso, detto &ldquo;Dilemma di Triffin&rdquo;: il Paese che emette moneta internazionale deve accettare crescenti disavanzi delle partite correnti al fine di soddisfare la domanda mondiale di moneta di riserva. Ma i crescenti deficit indeboliscono la fiducia nella solidit&agrave; della moneta nazionale usata come standard internazionale. In conclusione il sistema monetario internazionale &egrave; stretto tra uno scenario di crisi della fiducia nella moneta di riserva internazionale e uno scenario di deflazione per insufficienza di mezzi di pagamento internazionali.<\/p>\n<p>\tMa questo &egrave; solo l&rsquo;aspetto formale, disequazionale, del dilemma. Perch&eacute; in verit&agrave; esiste la &ldquo;soluzione&rdquo;, per quanto temporanea possa essere: la fiducia nel Paese emittente imposta con la forza[7]. Pertanto, sar&agrave; pur di pietra, ma il convitato, ovvero il potere imperiale statunitense, pu&ograve; trascinare con s&eacute; nell&rsquo;inferno qualsiasi banchiere ingordo e qualsiasi amministratore delegato peccaminoso, non meno del Commendatore con Don Giovanni.<\/p>\n<p>\tUn convitato di pietra che non pu&ograve; fare a meno dei disavanzi commerciali e del debito pubblico, inizio e fine del suo potere globale, a sua volta inizio e <em><span style=\"font-family: ;\">per ora<\/span><\/em> fine del potere globale della<em><span style=\"font-family: ;\"> Haute Finance<\/span><\/em> cosmopolita.<\/p>\n<p>\tMa anche la libert&agrave; di manovra dello stupefacente stato-nazione continentale chiamato Stati Uniti d&rsquo;America ha dei limiti. Il progetto di &ldquo;<em><span style=\"font-family: ;\">Great Society<\/span><\/em>&rdquo;, ovvero di societ&agrave; nazionale opulenta, sognato dai presidenti statunitensi negli anni Sessanta e Settanta si &egrave; infranto contro diversi scogli frutto di contraddizioni incrociate[8]: a) le esorbitanti spese per la propria politica di potenza; b) la liberalizzazione dei movimenti di capitale; c) l&rsquo;emergere di altre enormi nazioni concorrenti e al di fuori della sfera d&rsquo;influenza statunitense, vuoi per motivi storici vuoi per defezione politica, come la Cina, l&rsquo;India, il Brasile, l&rsquo;Indonesia, e la riemersa Russia; d) la crescente sottrazione di capitali dall&rsquo;investimento produttivo, innanzitutto nazionale; e) il conseguente depauperamento della classe media, che per definizione non gode dei benefici della finanziarizzazione; f) la latente fronda degli alleati, oscillanti tra il desiderio di sganciarsi da un alleato sempre pi&ugrave; inaffidabile in politica estera e in politica economica e la sudditanza coatta o interessata.<\/p>\n<p>\tProprio questo quadro fluido fa della <strong><span style=\"font-family: ;\">crisi un&rsquo;ottima occasione per scalare posizioni nella gerarchia del Potere del Denaro<\/span><\/strong>, con ritmi di concentrazione e centralizzazione del capitale ben superiori a quelli normalmente permessi dall&rsquo;accumulazione (come ben sapeva gi&agrave; Marx)<strong><span style=\"font-family: ;\"> e, per i singoli Stati, in quella del Potere del Territorio.<\/span><\/strong> La recente gara tra UK e Francia per diventare il plenipotenziario degli USA in Europa, scatenatasi attorno all&rsquo;aggressione alla Libia, ne &egrave; una testimonianza lampante. Tra i due contendenti sembra aver goduto il terzo, la Germania, che forte della sua indiscussa posizione economica ha pensato bene che mimare un inizio di <em><span style=\"font-family: ;\">Ostpolitik <\/span><\/em>e non partecipare direttamente alla guerra rafforzava il suo potere negoziale nei confronti del potente alleato che continua ad occuparla militarmente.<\/p>\n<p>\tGi&agrave;, perch&eacute; con le basi americane e NATO sul proprio territorio, di pi&ugrave; non si pu&ograve; fare, nemmeno volendolo.<\/p>\n<p>\tIn realt&agrave; il, per ora, ritrovato<strong><span style=\"font-family: ;\"> asse Francia-Germania,<\/span><\/strong> illustra in modo cristallino la <strong><span style=\"font-family: ;\">divisione del lavoro in Europa tra il ruolo delle armi e quello del denaro, nella gestione subdominante del potere nello scacchiere europeo e mediterraneo<\/span><\/strong>. Anche questo ha, come si vedr&agrave;, un effetto notevole sulle soluzioni proponibili.<\/p>\n<p>\n\t2. Le varie sfide lanciate alla superpotenza assieme all&rsquo;avvitarsi veloce della crisi congiunta di sovraccumulazione e sovrapproduzione hanno portato ad una escalation formidabile. Ora sono gli stessi Paesi europei a subire il trattamento fino a poco tempo fa riservato alle nazioni politicamente e militarmente pi&ugrave; deboli: obbligo di indebitarsi per creare sbocchi ad una massa crescente di &ldquo;capitale fittizio&rdquo; inutilizzato, e obbligo di servire i debito tramite aggiustamenti strutturali rapinosi a partire dalla svendita all&rsquo;incanto di tutto il dominio pubblico.<\/p>\n<p>\tSe si hanno in mente le parole d&rsquo;ordine del movimento <em><span style=\"font-family: ;\">no-global<\/span><\/em> di dieci anni fa, si pensi solo a Genova nel 2001, c&rsquo;&egrave; da rimanere impressionati: <strong><span style=\"font-family: ;\">gli slogan per l&rsquo;annullamento del debito e contro la rapina operata dalle Istituzioni Finanziarie Internazionali che allora gridavamo in difesa dei Paesi pi&ugrave; malconci dell&rsquo;Africa nera e dell&rsquo;America Latina, oggi li gridiamo in difesa nostra!<\/span><\/strong><\/font><\/font><b><br \/>\n\t<font face=\"Calibri\" size=\"3\"> <\/font><\/b><br \/>\n\t<font face=\"Calibri\"><font size=\"3\"> Che poi la finanza intergovernativa e l&rsquo;alta finanza privata operino con &ldquo;strumenti europei&rdquo;, come l&rsquo;euro, la BCE e le associate banche nazionali, in realt&agrave; private, il risultato non cambia, se non nel fatto che da una rapina coloniale siamo passati ad <strong><span style=\"font-family: ;\">autorapine nazionali.<\/span><\/strong> O, come direbbe Arundhati Roy, stiamo colonizzando noi stessi.<\/p>\n<p>\tCi&ograve; d&agrave; una misura del grado di avvitamento della crisi sistemica:<strong><span style=\"font-family: ;\"> il capitalismo occidentale si &egrave; trasformato in un Conte Ugolino e noi siamo chiusi nella cella assieme ai nostri divoratori.<\/span><\/strong><\/font><\/font><b><br \/>\n\t<font face=\"Calibri\" size=\"3\"> <\/font><\/b><br \/>\n\t<font face=\"Calibri\" size=\"3\"> Ma ancora una volta, questa &egrave; la parte economica, e sicuramente sociale, della questione. L&rsquo;altra, ineliminabile, rimane quella politica, diplomatica e militare. Gli Stati Uniti hanno un bisogno esiziale di ribadire la propria egemonia sull&rsquo;Europa e, soprattutto, sui Paesi che sono di confine e per questo pi&ugrave; soggetti a spinte centrifughe ma anche pi&ugrave; indispensabili.<\/p>\n<p>\tBisogna domandarsi come mai dopo la Grecia &egrave; venuto il turno dell&rsquo;Italia e non della Spagna, dell&rsquo;Irlanda o del Portogallo.<\/p>\n<p>\tCertamente la speculazione finanziaria segue le sue logiche, ma esse non possono entrare in contrasto con disegni strategici pi&ugrave; ampi, proprio perch&eacute;<strong><span style=\"font-family: ;\"> l&rsquo;odierna finanza internazionale non &egrave; acefala<\/span><\/strong>, come si &egrave; visto, ma ha un cervello territoriale, di cui un lobo sta a New York e l&rsquo;altro a Washington; mentre il cervelletto risiede a Londra.<\/p>\n<p>\tLa guerra alla Libia ha dimostrato che il nostro Paese sar&agrave; pure mal governato attivamente da Berlusconi ma anche che col tramite passivo di Berlusconi esso &egrave; stato umiliato dagli ordini guerrieri del Colle sotto il quale si ammonticchiano le miserie dell&rsquo;opposizione e delle fronde di centrodestra come &ldquo;pecore contro l&rsquo;acquazzone&rdquo;, per usare un metafora fin troppo poetica. La contesa tra Francia e UK su chi doveva essere il camerlengo del papa &ldquo;nero&rdquo;, e quindi per definizione &ldquo;buono&rdquo;, che dalla Casa Bianca tira le fila <em><span style=\"font-family: ;\">from behind<\/span><\/em>, e la posizione isolata, fortissima e nel contempo subalterna assunta dalla Germania, hanno confermato che l&rsquo;Europa &egrave; senza difese politiche, disorganica e disgregabile come non mai e che quindi i tempi per l&rsquo;attacco erano maturi. Un attacco finanziario, politico e diplomatico.<br \/>\n\t<\/font><b><br \/>\n\t<font face=\"Calibri\"><font size=\"3\"> <strong><span style=\"font-family: ;\">L&rsquo;attacco militare, per ora, si svolge alla nostra periferia, l&agrave; da dove ogni ipotesi di disimpegno dall&rsquo;alleato d&rsquo;oltreoceano deve obbligatoriamente passare:<\/span><\/strong><\/font><\/font><\/b><font size=\"3\"><font face=\"Calibri\"> le coste del Nord Africa, il Medio Oriente e l&rsquo;Asia Centrale. Guardando una carta geografica non ci vuole molta fantasia per capire che la linea di sconvolgimenti, guerre, caos e disordine che parte dalla Libia, passa per l&rsquo;Egitto, continua per la Siria, lambisce la Turchia, si dirama nello Yemen, tocca le repubbliche caucasiche, punta all&rsquo;Iran, colpisce da anni in Iraq e in Afghanistan, si spinge pericolosamente verso il Pakistan e si incunea fino dentro la Cina tramite lo Xinjiang e il Tibet, non ci vuole molto a capire che questa linea &egrave; un vallo tagliafuoco che separa l&rsquo;Europa dall&rsquo;Asia e per certi versi dalla Russia stessa e a sua volta la Russia dall&rsquo;India e dall&rsquo;Oriente asiatico.<\/p>\n<p>\tLa &ldquo;grandezza strategica&rdquo; di Obama, ammesso che il termine sia appropriato, &egrave; stata quella di aver saldato gli esiti delle guerre di Bush con quelli di eventi in parte imprevisti, in parte previsti e cavalcati (ma potrebbero esserci grosse sorprese, come in Egitto), in parte suscitati a freddo come in Libia e, in differenti condizioni, in Siria.<\/p>\n<p>\tLa guerra contro la Libia, un&rsquo;aggressione che passer&agrave; negli annali delle infamie, &egrave; li a dimostrarci, tra le altre cose, che se non si ha un debito con cui essere ricattati e tenuti a bada, si &egrave; passibili di bombardamenti stragisti. Ma in termini pi&ugrave; generali dimostra la verit&agrave; di quanto aveva affermato gi&agrave; anni fa David Harvey, cio&egrave; che qualsiasi tentativo di mettere in questione l&rsquo;egemonia statunitense &ldquo;<\/font><em><span style=\"font-family: ;\">da parte di potenze estere (per esempio, attraverso la fuga di capitali e il crollo del dollaro) [avrebbe suscitato] sicuramente negli USA una<b> risposta politica, economica e anche militare selvaggia&rdquo;.<o:p><\/o:p><\/b><\/span><\/em><\/font><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span new=\"\" style=\"color: rgb(51, 51, 51); mso-bidi-font-family: calibri; mso-bidi-theme-font: minor-latin;\" times=\"\"><br \/>\n\t<font face=\"Calibri\" size=\"3\"> <\/font><b><br \/>\n\t<font face=\"Calibri\" size=\"3\"> 4. Ipotesi di resistenza all&rsquo;autocolonizzazione dei Paesi europei<\/font><\/b><br \/>\n\t<font size=\"3\"><font face=\"Calibri\"> <br \/>\n\t1. Per resistere all&rsquo;autocolonizzazione dell&rsquo;Europa e innanzitutto del nostro Paese, per poi sconfiggerla, possiamo formulare molte ipotesi: come non pagare il debito, o come non farlo pagare alle classi subalterne, se reintrodurre una sorta di Glass-Steagall Act (cio&egrave; la separazione tra banche commerciali e banche d&rsquo;investimento), se bisogna nazionalizzare le banche centrali, se occorre uscire dall&rsquo;euro o rifondare la UE. Ma se non si pone come precondizione la neutralit&agrave; dell&rsquo;Europa e\/o dell&rsquo;Italia, per tutte le ragioni che abbiamo fin qui spiegato ogni buona intenzione pu&ograve; tramutarsi in disastro e le proposte plausibili si riducono di molto. E purtroppo si riducono a quelle che non possono evitare il disastro.<\/p>\n<p>\tSostanzialmente <b>all&rsquo;interno dell&rsquo;odierno quadro politico internazionale<\/b> le &ldquo;soluzioni&rdquo; alla crisi sono di quattro tipi.<\/p>\n<p>\tPrima di passarle in rassegna occorre una illustrazione preliminare del caotico quadro in cui ci troviamo[9].<\/p>\n<p>\tIl capitalismo deve sempre cercare di tenere assieme capra e cavoli, a causa delle sue intrinseche contraddizioni.<\/p>\n<p>\tDa una parte il capitale finanziario ha bisogno di mettere le mani su qualcosa di &ldquo;so(li)do&rdquo;, come un vecchio sporcaccione, ma questa solidit&agrave; oggi non pu&ograve; essere creata con investimenti produttivi perch&eacute; siamo in una crisi intrecciata di sovraccumulazione-sovrapproduzione. La solidit&agrave; ricercata &egrave; allora vista nell&rsquo;insieme dei gioielli strategici delle nazioni via via pi&ugrave; assoggettabili politicamente (e militarmente) e, per prima cosa, il loro dominio pubblico, il pi&ugrave; vulnerabile in un Paese politicamente vulnerabile. Quindi al&egrave; con gli &ldquo;aggiustamenti strutturali&rdquo; che ovviamente solo un corrotto (in senso aristotelico) che fosse anche matto farebbe se non ci fossero il ricatto del debito e i picciotti dei creditori, noti come &ldquo;agenzie di rating&rdquo;. D&rsquo;altra parte nemmeno questo basta e il capitale finanziario ha bisogno di trovare sbocchi sul mercato del capitale mobile scovando, e pi&ugrave; che altro creando, chi deve indebitarsi (scommetto che la Libia tra un po&rsquo; avr&agrave; un bel debito sovrano da zero che era, magari con la scusa che non si trova il &ldquo;tesoro&rdquo; di quel &ldquo;perfido&rdquo; di Gheddafi). Questa, a rigore, &egrave; un&rsquo;esigenza che sarebbe in contrasto con il &ldquo;rientro&rdquo; del debito fino alla cervellotica soglia &ldquo;europea&rdquo; del 60% del PIL a suon di massacri sociali, privatizzazioni e recessione. Occorre invece mantenere sempre un po&rsquo; di pepe al sedere del debito. Ma il risultato dell&rsquo;azione congiunta di queste due esigenze potrebbe essere l&rsquo; &laquo;effetto Balzac&raquo;, ovvero tirare via da sotto i piedi il tappeto ai propri grandi creditori (e a grandi economie come la nostra). Non &egrave; una bella mossa. Per evitare l&rsquo;effetto Balzac occorre prendere misure per far ripartire il PIL per poi ridepredarlo.<\/p>\n<p>\tUna sorta di politica di <i>stop-and-go<\/i> che non converger&agrave; mai verso un equilibrio tra economia reale ed economia finanziaria almeno per due ordini di motivi:<\/p>\n<p>\t1) Detto in termini un po&rsquo; di grana grossa ma non disgiunti dalla realt&agrave;, l&rsquo;economia finanziaria cresce al ritmo degli interessi composti, quella reale non lo pu&ograve; fare. E l&rsquo;economia finanziaria non pu&ograve; non crescere, a quei ritmi, pena la macellazione di<b> immensi capitali che invece hanno la capacit&agrave; di mobilitare le risorse per la lotta per il potere.<\/b><\/p>\n<p>\t2) Attualmente la cosiddetta &ldquo;profondit&agrave; finanziaria&rdquo; sul PIL nei Paesi capitalistici maturi varia dal 388% al 462% (negli USA). Anche solo il raddoppio del PIL mondiale per riportare la profondit&agrave; finanziaria ad un livello quasi tollerabile sarebbe problematico in termini di capacit&agrave; produttive, prodotti, risorse e mercati.<\/p>\n<p>\tOvviamente una grande guerra mondiale potrebbe forse far ripartire dal Vicolo Corto passando per il Via. Ma lasciamo questa possibilit&agrave; sullo sfondo (se non altro per l&rsquo;immensa mutua distruzione che comporterebbe).<\/p>\n<p>\tOggi, quindi, la sfera d&rsquo;influenza tedesca che sta risucchiando le risorse dei Paesi periferici dell&rsquo;Europa a capitalismo maturo, ha di fronte due obiettivi contrastanti: il primo &egrave; non uccidere gli organismi che sta parassitando; il secondo &egrave; non farli sopravvivere a scapito dei propri privilegi, cosa che costerebbe cara alla propria tenuta politica e sociale.<\/p>\n<p>\tNel cerchio pi&ugrave; esterno, gli USA sperimentano lo stesso <i>deadlock<\/i> con una addizionale necessit&agrave; politico-diplomatica. Innanzitutto hanno bisogno che il loro vicer&eacute; tedesco sia in surplus di modo da mantenere la presa strategica sull&rsquo;Europa <i>on behalf of the USA<\/i>. In secondo luogo ne hanno bisogno perch&eacute; la Germania e i Paesi che ricadono nella sua sfera d&rsquo;influenza possano rinnovare una cospicua parte del debito pubblico statunitense[10].<\/p>\n<p>\tTuttavia nemmeno gli USA possono permettersi che gli organismi che la Germania parassita vengano uccisi, per gli stessi motivi per cui non lo pu&ograve; fare la Germania. <\/p>\n<p>\tGli USA e molti altri Paesi stanno infatti in questi giorni dimostrando una sacrosanta paura che un semi fallimento dell&rsquo;Europa esporti recessione in mezzo mondo. Questi timori sono oggi espressi dall&rsquo;insistenza, all&rsquo;apparenza paradossale, con cui i commentatori anglosassoni insistono su una maggiore cooperazione e unit&agrave; politica della UE. Una insistenza meno paradossale se si considera il gi&agrave; citato asse Parigi-Berlino saldamente subordinato alle politiche imperiali statunitensi[11]<\/p>\n<p>\tQueste contraddizioni incrociate sono la storia perenne dell&rsquo;impossibile equilibrio in un sistema basato necessariamente su lotte per il potere (dirette o sottoforma di concorrenza) e su temporanee tregue basate su asimmetrie di potere[12].<\/p>\n<p>\tE&rsquo; quindi abbastanza verosimile che si punter&agrave; a politiche di <i>stop-and-go<\/i>, in cui il &ldquo;<i>go<\/i>&rdquo; sar&agrave; molto cauto e non dovr&agrave; precludere la possibilit&agrave; dello &ldquo;<i>stop<\/i>&rdquo; coi suoi famelici strascichi di privatizzazioni, acquisizioni, piazzamento di capitale mobile in eccesso a prezzi da strozzino.<\/p>\n<p>\tIn questo quadro abbiamo varie opzioni.<br style=\"mso-special-character: line-break;\" \/><br \/>\n\t<br style=\"mso-special-character: line-break;\" \/><br \/>\n\t<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span new=\"\" style=\"color: rgb(51, 51, 51); mso-bidi-font-family: calibri; mso-bidi-theme-font: minor-latin;\" times=\"\"><font face=\"Calibri\"><font size=\"3\">A)<b> La soluzione neoliberista estrema<\/b>, che vede ogni possibile rilancio dell&rsquo;accumulazione materiale passare per una sottrazione di risorse dai lavoratori, dalle pensioni e dal dominio pubblico. Una soluzione-non-soluzione, perch&eacute; i rischi di avvitamento recessivo di queste politiche sono quasi certezze.<\/p>\n<p>\tB) <b>Una posizione neoliberista moderata<\/b>. Un acquietamento delle tensioni finanziarie tramite l&rsquo;emissione di<i> eurobond<\/i> o l&rsquo;acquisto diretto di titoli di debito dei Paesi in &ldquo;difficolt&agrave;&rdquo; da parte della BCE, non prima di aver spremuto quanto possibile risorse come nel punto A) precedente. Penso che questa sia la soluzione alla quale stanno pensando i nostri governanti europei.<\/p>\n<p>\tC) <b>Una soluzione neokeynesiana interna alla UE<\/b>, basata sull&rsquo;emissione di<i> eurobond<\/i> e la possibilit&agrave; della BCE di essere finanziatore di ultima istanza dei deficit dei Paesi dell&rsquo;area Euro. Questa soluzione ha come requisito la sconfitta delle posizioni neoliberiste pi&ugrave; coriacee della Germania sostenute oltre Atlantico, <i>et pour cause<\/i>. La variante &ldquo;progressista&rdquo; potrebbe prevedere un complementare reperimento di risorse tramite una tassazione fortemente progressiva comprendente imposte patrimoniali severe. Non &egrave; nemmeno detto che a fronte di una &ldquo;rigidit&agrave; sociale verso il basso&rdquo; questa soluzione sia la meno praticabile &#8211; ripeto: all&rsquo;interno del quadro geopolitico dato &#8211; perch&eacute;, come si &egrave; detto, i timori che l&rsquo;Europa esporti recessione sono alti. <\/p>\n<p>\tD) <b>Un default controllato<\/b>, con rinegoziazione di una parte del debito e un rilancio neokeynesiano dell&rsquo;economia reale (&egrave; una variante di C).<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: rgb(51, 51, 51); line-height: 150%; font-size: 13.5pt; mso-bidi-font-family: calibri; mso-bidi-theme-font: minor-latin; mso-fareast-language: it; mso-bidi-font-size: 11.0pt;\"><span style=\"mso-list: ignore;\"><span new=\"\" times=\"\">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <\/span><\/span><\/span><span new=\"\" style=\"color: rgb(51, 51, 51); mso-bidi-font-family: calibri; mso-bidi-theme-font: minor-latin;\" times=\"\"><br \/>\n\t<font size=\"3\"><font face=\"Calibri\"> A sua volta il rilancio economico pu&ograve; avere almeno due varianti:<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span new=\"\" style=\"color: rgb(51, 51, 51); mso-bidi-font-family: calibri; mso-bidi-theme-font: minor-latin;\" times=\"\"><font size=\"3\"><font face=\"Calibri\">B.1) Un&rsquo;espansione materiale classica, basata su beni di consumo e prodotti ad alto valore aggiunto (tra i quali, come sempre, le armi).<\/p>\n<p>\tB.2) Un&rsquo;espansione materiale maggiormente indirizzata ai servizi e ai beni collettivi e\/o ecologicamente sostenibili.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span new=\"\" style=\"color: rgb(51, 51, 51); mso-bidi-font-family: calibri; mso-bidi-theme-font: minor-latin;\" times=\"\"><font face=\"Calibri\" size=\"3\">Il primo scenario implica l&rsquo; utilizzo di nuovi settori, come le biotecnologie o le nanotecnologie, che per&ograve; non &egrave; per nulla detto che possano da soli trascinare lo sviluppo nei termini precedenti. E nemmeno &egrave; garantito che questi settori possano sfornare prodotti di massa e non solo di &eacute;lite. Ad ogni modo questo scenario richiede una lotta politica per la rinegoziazione della divisione internazionale del lavoro e non &egrave; detto che possa fare a meno di pratiche protezionistiche.<\/p>\n<p>\tIl secondo scenario richiede di capire cosa sia un&rsquo;economia di servizi, di beni e di consumi collettivi. <\/p>\n<p>\n\t2. E) La proposta pi&ugrave; radicale per ora &egrave; quella che contempla un <b>default selettivo<\/b> che non penalizzi le classi subordinate, i pensionati, i piccoli risparmiatori, e via discorrendo, con reperimento delle risorse tramite una tassazione fortemente progressiva e patrimoniali severe, sostenuto dalla nazionalizzazione della banca centrale ed eventualmente di istituti di credito di importanza nazionale, con possibile uscita dalla zona Euro, oppure con lo sdoppiamento dell&rsquo;Euro o l&rsquo;instaurazione di una doppia circolazione. Ad ogni modo, senza la messa in discussione di questo Euro &egrave; poco verosimile che si possa pensare di spezzare il meccanismo del debito. Cos&igrave; come &egrave; impossibile districarsi dal suo abbraccio mortale senza cadere dalla padella alla brace, se non si rimette in discussione la collocazione internazionale dell&rsquo;Italia e dell&rsquo;Europa.<\/p>\n<p>\tAnche qui si possono avere pi&ugrave; varianti, ad esempio una <b>riconfigurazione policentrica del potere mondiale<\/b> tramite: E.1) una nuova Bretton Woods dove gli USA sarebbero su un piano paritario con altre nazioni o blocchi di nazioni; E.2) Un&rsquo;azione di forza unilaterale di singole nazioni o blocchi di nazioni.<\/p>\n<p>\tA titolo di esempio si possono prendere come riferimento la proposta Badiale-Tringali pubblicata sul sito &ldquo;Megachip&rdquo; col titolo &ldquo;Meglio la finestra. Liberarci dall&rsquo;Euro per un&rsquo;altra Europa&rdquo; ora nel volume <i>&ldquo;Liberiamoci dall&#39;Euro<\/i>&rdquo; (Asterios, 2011), o quella di Vasapollo, Martufi e Arriola contenuta nel libro &ldquo;<i>La rivincita dei maiali<\/i>&rdquo; (Jaca Book, 2011).<\/p>\n<p>\tAnche in questo caso le precedenti varianti B.1 e B.2 si ripresentano. Sotto questo rispetto, entrambi i testi citati pongono l&rsquo;accento su consumi e servizi collettivi ed eco-solidali. Ma perch&eacute; ci&ograve; sia effettivo occorre non solo che la politica eserciti un primato sull&rsquo;economia, ma anche che questa politica eserciti un controllo sulla valorizzazione del capitale finalizzato alla transizione verso una societ&agrave; dove il ribaltamento economicistico capitalista sia sua volta ribaltato. Ovvero verso una<\/font><font face=\"Calibri\"><font size=\"3\"><b> transizione da una societ&agrave; e di una natura asservite all&rsquo;economia ad una economia al servizio della societ&agrave; <i>nella<\/i> natura.<br \/>\n\t<\/b><br \/>\n\tCi&ograve; &egrave; indispensabile, perch&eacute; qualsiasi rilancio dell&rsquo;espansione materiale guidato, al contrario, dal fine della valorizzazione infinita non pu&ograve; che richiedere la mobilitazione di immense risorse sociali e naturali, in una quantit&agrave; tale da indurre un ritmo di accumulazione forsennato che brucerebbe queste risorse in un lasso di tempo ben minore del ventennio d&rsquo;oro del capitalismo del dopoguerra, riproponendo la stessa crisi in modo pi&ugrave; drammatico, perch&eacute; <b>ad ogni tornata lo spazio dei problemi si amplia e quello delle soluzioni si restringe.<\/b><\/p>\n<p>\tIn ogni caso questo scenario ha come requisito un<b> rivolgimento geopolitico<\/b>. Non a caso in entrambe le proposte citate si prevede uno spostamento dell&rsquo;Italia, e degli altri Paesi che dalla politica imposta dal vicer&eacute; Germania non possono che ricevere danni, verso l&rsquo;Est e verso il bacino mediterraneo.<\/p>\n<p>\tMa &egrave; proprio qui che la politica imperiale statunitense ha scavato o sta scavando pi&ugrave; in profondit&agrave; il vallo tagliafuoco che abbiamo sopra illustrato.<\/p>\n<p>\tE a ragion veduta, a quanto pare.<\/p>\n<p>\tI Paesi europei sembrerebbero cos&igrave; presi in una trappola per topi geopolitica complementare a quella finanziaria in cui sono imprigionati i propri cittadini e le proprie forze produttive (che ovviamente, in Italia, non si possono confondere con la Confindustria e collegati centri d&rsquo;interesse, per il semplice motivo che essi non possono o non hanno nessuna intenzione di mettere in discussione l&rsquo;attuale ordine mondiale e quindi conviene loro essere agenti di questo ordine all&rsquo;interno del proprio Paese &#8211; Marchionne &egrave; solo la punta avanzata di queste scelte).<\/p>\n<p>\tE&rsquo; quindi necessario mettere a punto strategie che consentano di uscire da questa doppia trappola e combattere i suoi manovratori locali e sovranazionali.<\/p>\n<p>\tLe strategie devono obbligatoriamente essere internazionali e internazionaliste ma non possono non avere un fondamento nazionale.<\/p>\n<p>\tE&rsquo; elementare, tautologico, che non ci possa essere sovranit&agrave; nazionale se si &egrave; subordinati, costretti a prendere ordini. E la sovranit&agrave; nazionale rispecchia un dato elementare, anche questo non solo ignorato ma dileggiato da moltissima sinistra sedicente marxista: questi processi avvengono in imprescindibile collegamento tra vari Paesi (non c&rsquo;&egrave; soluzione autarchica che tenga), ma avvengono a partire dai vari stati-nazionali. Per un elementare motivo: le classi subalterne vivono in un luogo determinato e da l&igrave; ricevono forza; il cosmopolitismo &#8211; che in molta sinistra si presenta come l&rsquo;esito corrotto dell&rsquo;internazionalismo &#8211; &egrave; al contrario il terreno d&rsquo;elezione dei loro avversari. In altri termini: il capitale si delocalizza, fluttua per il mondo; il proletariato al pi&ugrave; emigra. E c&rsquo;&egrave; una bella differenza. Mi dispiace per Deleuze e Guattari, ma il nomadismo &egrave; un tratto tipico del capitale, non dei soggetti subalterni.<\/p>\n<p>\tLa conclusione, ovvia, &egrave; che bisogna prendere atto che <\/font><\/font><font face=\"Calibri\"><font size=\"3\"><b>non c&rsquo;&egrave; democrazia se non c&rsquo;&egrave; popolo sovrano e non ci pu&ograve; essere popolo sovrano se non c&rsquo;&egrave; sovranit&agrave; nazionale.<br \/>\n\t<\/b><\/p>\n<p>\t3. Quanto appena detto &egrave; sotto gli occhi di tutti. Il quadro degli &ldquo;eroi&rdquo; italiani della guerra in Libia lo illustra in tutta la sua chiarezza. Da un lato il ministro della guerra ex-fascista, dall&rsquo;altro il presidente della repubblica ex-comunista e in mezzo a questa allarmante composizione rossobruna, l&rsquo;umiliato Cavaliere centrista, il cui governo boccheggiante &egrave; tenuto in vita &#8211; per ora &#8211; da una flebo che parte da Palazzo Chigi e arriva al Quirinale, collegando l&rsquo;uomo pi&ugrave; sputtanato e detestabile d&#39;Italia con quello pi&ugrave; sacralizzato e intoccabile, vizi privati e pubbliche virt&ugrave;, esecutori e mandanti. La quadratura del cerchio: la repubblica cripto-presidenziale.<\/p>\n<p>\tPoco pi&ugrave; in l&agrave; del Quirinale c&rsquo;&egrave; Bankitalia la clearing house dei due poteri, quello del Denaro e quello del Territorio.<\/p>\n<p>\tE&rsquo; ovvio che <b>questo scenario ci obbliga a porci con decisione la questione della democrazia<\/b>.<\/p>\n<p>\tOrmai sono sempre pi&ugrave; convinto che di fronte a noi ci siano due tipi di fascismo e in mezzo una porta molto stretta.<\/p>\n<p>\tIl primo in realt&agrave; non &egrave; un fascismo in senso stretto. E&rsquo; un &ldquo;autoritarismo democratico e progressista&rdquo;, chiamiamolo cos&igrave;; la prassi politica di quelli che bombardano umanitariamente, esportano democrazia e svolgono le funzioni compradore al servizio dell&#39;imperialismo statunitense e delle oligarchie finanziarie sue alleate. Un disastro.<\/p>\n<p>\tL&#39;altro &egrave; un nazional socialismo abbastanza tradizionale, i cui prototipi in sedicesimo sono la Lega corporativa e razzista e il deputato europeo Borghezio &#8211; l&rsquo;unico che abbia denunciato i rapporti della Commissione Europea ai suoi maggiori vertici con il Gruppo Bilderberg. Cosa che tipicamente fa un nazional socialista e cosa che tipicamente non fa una sinistra che lascia la porta aperta ai nazionalsocialisti. Lo abbiamo gi&agrave; visto nel 1933 in Germania e anche oggi &egrave; il modo migliore per perdere il consenso di chi verr&agrave; triturato da questa Europa dei banchieri alleati con Washington. Un altro disastro.<\/p>\n<p>\tIn mezzo c&#39;&egrave; una porta molto stretta, che porta alla <b>lotta contro il capitalismo e contro la sua accumulazione senza fine e senza <i>un<\/i> fine<\/b>. Una lotta per l&rsquo;emancipazione sociale. L&#39;unica strada che pu&ograve; evitare il disastro.<\/p>\n<p>\n\t4. Il &ldquo;pubblico&rdquo; di sinistra, al quale per ragioni storiche ci rivolgiamo prevalentemente, con sincerit&agrave; o per opportunismo &egrave; in gran parte dominato culturalmente e politicamente dal mito progressista oggi incarnato da Barack<i> Obush<\/i>, come giustamente chiamato da Giulietto Chiesa e Pino Cabras, e dalla sua politica di esportazione della democrazia &ldquo;<i>from behind<\/i>&rdquo;, cio&egrave; in modo meno spaccone e da cow-boy di George &ldquo;<i>Dubia<\/i>&rdquo; Bush.<\/p>\n<p>\tLa sinistra americana, ovviamente non ne &egrave; pi&ugrave; abbagliata da un pezzo, ma nelle province dell&rsquo;impero la sinistra, se vuole ritornare al potere, deve crederci o far finta di crederci o comunque non criticare radicalmente la politica imperialistica statunitense e le sue propaggini europee. Deve quindi manipolare informazioni e conoscenze per indurre un &ldquo;pubblico&rdquo; tradizionalmente disattento alla politica internazionale a credere alla stessa cosa.<\/p>\n<p>\tMaterialmente per&ograve; questo stesso pubblico &egrave; immerso in uno spazio sociale pi&ugrave; vasto che vive in una crescente paura condivisa. Politicamente per ora non sa a che santo votarsi per trovare una soluzione alle rapine delle escort della City e di Wall Street &#8211; e meno che meno a quelle delle grandi maitresse in carica. In mancanza di proposte chiare e praticabili potrebbe quindi oscillare tra le due soluzioni reazionarie sopra citate: quella apertamente fascistoide (&egrave; impossibile, per fare un esempio, non notare come stia montando il razzismo nei quartieri popolari di Roma) oppure quella della &ldquo;democrazia&rdquo; dei <i>bandwagon <\/i>rituali, dei bombardamenti abituali e della <i>Golden Rule<\/i>, cio&egrave; delle Costituzioni non pi&ugrave; garanti della democrazia e al servizio della societ&agrave; nazionale, bens&igrave; al servizio delle oligarchie finanziarie e garanti dei loro immensi patrimoni.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span new=\"\" style=\"color: rgb(51, 51, 51); mso-bidi-font-family: calibri; mso-bidi-theme-font: minor-latin;\" times=\"\"><br \/>\n\t<font size=\"3\"><font face=\"Calibri\"> <\/font><\/font><\/span><\/b><b><span new=\"\" style=\"color: rgb(51, 51, 51); mso-bidi-font-family: calibri; mso-bidi-theme-font: minor-latin;\" times=\"\"><font face=\"Calibri\"><font size=\"3\">Note<\/p>\n<p>\t[1] Detto incidentalmente, pu&ograve; sembrare un mistero la stessa importanza attuale della City di Londra, a pi&ugrave; di un secolo abbondante da quando la Gran Bretagna perse il titolo di &ldquo;opificio del mondo&rdquo; e a sessant&rsquo;anni dalla perdita di ogni supremazia territoriale e finanziaria a favore degli Stati Uniti. Un mistero che non si risolve con gli &ldquo;<i>zur&uuml;ck zu Marx<\/i>&rdquo; e nemmeno con i ritorni fideistici a Lenin, ma che obbliga a rinnovare gli strumenti analitici. Ovviamente esistono anche le scorciatoie sciagurate e spesso repellenti che risolvono tutto coi complotti: della massoneria, degli ebrei, della massoneria giudaica, della massoneria britannica, della massoneria giudaica britannica, e via intrecciando combinazioni di idiozie che a volte non si vergognano nemmeno di citare i rettiliani o i Protocolli dei Savi di Sion, per poi dire che &egrave; vero che sono tutte scemenze, per carit&agrave; di Dio, ma che in fondo in fondo sono segnali di qualcosa di vero. Ma quel che &egrave; peggio &egrave; che ci sono persone per bene che ci mettono un po&rsquo; troppo a capire che questi signori bisogna accompagnarli gentilmente alla porta.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoListParagraphCxSpMiddle\" style=\"background: white; margin: 13.5pt 0cm 12pt 36pt; text-align: justify; line-height: 150%; text-indent: -18pt; mso-list: l0 level1 lfo1; mso-add-space: auto; mso-outline-level: 5;\"><b><span new=\"\" style=\"color: rgb(51, 51, 51); mso-bidi-font-family: calibri; mso-bidi-theme-font: minor-latin;\" times=\"\"><font face=\"Calibri\"><font size=\"3\">[2] Il sistema capitalistico-imperialista, due termini inscindibili in Occidente, non &egrave; nuovo a queste trovate immaginifiche. Si pensi alla perversione della Gran Bretagna imperiale che metteva in conto all&rsquo;India anche le spese per le donne delle pulizie dell&rsquo;<i>Indian Office<\/i> di Londra. E, molto prima, pensiamo alla vendita alla Corona inglese dell&rsquo;India da parte della Compagnia delle Indie Orientali. L&rsquo;india fu pagata dalla Corona con la stessa merce acquistata, ovverosia con un aumento stratosferico del debito indiano, come not&ograve; con grande acume Jawaharlal Nehru nel suo libro &ldquo;<i>The Discovery of India<\/i>&rdquo;: &ldquo;<i>Il debito pubblico indiano nacque in questo modo: dal prezzo d&rsquo;acquisto dell&rsquo;India, pagato dall&rsquo;India.<\/i>&rdquo;. Esempio micragnoso, il primo, di come si inzeppa un debito pubblico, ed esempio grandioso, il secondo, di <i>leveraged buyout<\/i>, la manovra finanziaria alla quale ci hanno abituato i &ldquo;capitani d&rsquo;industria&rdquo; tra cui i famosi &ldquo;capitani coraggiosi&rdquo; cos&igrave; amati da D&rsquo;Alema. La fantasiosit&agrave; di queste soluzioni, oggi strettamente legate alla finanziarizzazione dell&rsquo;economia di cui parleremo tra poco, hanno tratto in inganno i teorici tardo operaisti, che vi hanno letto la sospensione della legge del valore e conseguentemente il mantenimento del capitalismo tramite &ldquo;puro comando&rdquo; attuato tramite la &ldquo;violenza della moneta&rdquo; e le pratiche della &ldquo;biopolitica&rdquo; e qualcun altro vi ha letto l&rsquo;avvento di un &ldquo;capitalismo assoluto&rdquo;. Ci&ograve; &egrave; vero, e solo parzialmente, esclusivamente nella misura in cui questi fenomeni sono conseguenza di una crisi che spinge ad una crescente lotta per assicurarsi quelle &ldquo;esternalit&agrave;&rdquo; di cui il sistema capitalistico ha bisogno come l&rsquo;aria, lotta che necessita di enormi capitali che possono essere considerati &ldquo;fittizi&rdquo; solo in rapporto con la mobilitazione delle risorse da cui si estrae valore e plusvalore, ma non se si considerano le immense risorse di potenza che possono mobilitare. Non vi hanno quindi letto i tratti tipici dei conflitti interimperialistici. E&rsquo; la conseguenza di una interpretazione minuziosamente letterale del pensiero di Marx e di una incomprensione di quello di Lenin e della storia successiva, incomprensioni che hanno una delle loro origini nel Sessantotto, periodo storico che rivendico come parte integrante della mia formazione politica e umana, ma che non posso sottrarre alla critica di &ldquo;idealismo&rdquo; e &ldquo;ideologismo&rdquo; proprio nel senso deteriore usato da Marx. Solo dei &ldquo;marxisti della parola&rdquo; (<i>come lo eravamo tutti<\/i> per questioni di collocazione sociale) potevano credere di essere antimperialisti perch&eacute; andavano metodicamente in piazza a protestare contro la guerra nel Vietnam, e nel frattempo non capire che la Francia gaullista con la sua insistenza &#8211; squisitamente politica &#8211; ad incassare dollari in oro, addirittura su base mensile, era in quel periodo, assieme alla montante opposizione interna, il peggior mal di testa per l&rsquo;imperialismo statunitense. Una contraddizione che il gi&agrave; citato Michael Hudson ha sintetizzato in pochissime parole: &ldquo;<i>Arriv&ograve; il Maggio francese e il problema non si pose pi&ugrave;<\/i>&rdquo;. Del Maggio francese la maggior parte della attuale sinistra sedicente comunista o radicale &egrave; purtroppo una fedele erede nell&rsquo;incomprensione della complessit&agrave; e non linearit&agrave; dei fenomeni e quindi delle strategie da elaborare ed attuare.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoListParagraphCxSpMiddle\" style=\"background: white; margin: 13.5pt 0cm 12pt 36pt; text-align: justify; line-height: 150%; text-indent: -18pt; mso-list: l0 level1 lfo1; mso-add-space: auto; mso-outline-level: 5;\"><b><span new=\"\" style=\"color: rgb(51, 51, 51); mso-bidi-font-family: calibri; mso-bidi-theme-font: minor-latin;\" times=\"\"><font size=\"3\"><font face=\"Calibri\">[3] Giustificher&ograve; il suo utilizzo in un libro che tra non molto metter&ograve; a disposizione militante.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoListParagraphCxSpMiddle\" style=\"background: white; margin: 13.5pt 0cm 12pt 36pt; text-align: justify; line-height: 150%; text-indent: -18pt; mso-list: l0 level1 lfo1; mso-add-space: auto; mso-outline-level: 5;\"><b><span new=\"\" style=\"color: rgb(51, 51, 51); mso-bidi-font-family: calibri; mso-bidi-theme-font: minor-latin;\" times=\"\"><font size=\"3\"><font face=\"Calibri\">[4] In quel periodo, infatti, molti analisti di sinistra iniziarono a teorizzare il salario come &ldquo;variabile indipendente&rdquo; e a parlare di &ldquo;reddito operaio&rdquo;. Un sogno ad occhi aperti. Il brusco risveglio, come vedremo tra poco, arriv&ograve; poco pi&ugrave; di un lustro dopo, trasformando quel sogno in un incubo da cui non siamo ancora usciti.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoListParagraphCxSpMiddle\" style=\"background: white; margin: 13.5pt 0cm 12pt 36pt; text-align: justify; line-height: 150%; text-indent: -18pt; mso-list: l0 level1 lfo1; mso-add-space: auto; mso-outline-level: 5;\"><b><span new=\"\" style=\"color: rgb(51, 51, 51); mso-bidi-font-family: calibri; mso-bidi-theme-font: minor-latin;\" times=\"\"><font face=\"Calibri\"><font size=\"3\">[5] E&rsquo; in questo momento che si inizi&ograve; a parlare di organizzazione reticolare, di <i>Business Process Reingineering<\/i>, di <i>Change Management<\/i> e pi&ugrave; tardi di <i>Knowledege Management<\/i>. Modi paludati per dire che la vecchia organizzazione gerarchica fordista, legata alla <i>mass production<\/i>, non funzionava pi&ugrave; e bisognava adattare la &ldquo;<i>value chain<\/i>&rdquo; alla <i>mass customisation<\/i>. Ma alla fin fine alla finanziarizzazione, basti pensare alla penalizzazione degli investimenti e della ricerca e sviluppo causata da ossessive rendicontazioni finanziarie trimestrali che bloccavano anche il pi&ugrave; volenteroso dei manager (all&rsquo;estremo opposto, nel bailamme della corsa al &ldquo;rinnovamento&rdquo; &egrave; significativo come venisse &ldquo;calcolato&rdquo; il <i>Return on Investment<\/i> &#8211; il mitico ROI &#8211; per i progetti di <i>Knowledge Management<\/i>: in base al valore del &ldquo;capitale intellettuale&rdquo; dato, ahim&egrave;, dalla differenza tra <i>Market Value<\/i> e <i>Book Value<\/i>. Un inno alla speculazione borsistica in cui la conoscenza aziendale non c&rsquo;entrava un fico secco. Con buona pace dei teorici del &ldquo;capitalismo cognitivo&rdquo;). <o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoListParagraphCxSpMiddle\" style=\"background: white; margin: 13.5pt 0cm 12pt 36pt; text-align: justify; line-height: 150%; text-indent: -18pt; mso-list: l0 level1 lfo1; mso-add-space: auto; mso-outline-level: 5;\"><b><span new=\"\" style=\"color: rgb(51, 51, 51); mso-bidi-font-family: calibri; mso-bidi-theme-font: minor-latin;\" times=\"\"><font size=\"3\"><font face=\"Calibri\">[6] Come si evince dai grafici riportati, il debito pubblico dei Paesi occidentali corre di pari passo con la finanziarizzazione, la quale, a sua volta, esibisce una forte corrispondenza con l&rsquo;andamento dei tassi di profitto che nonostante l&rsquo;aggravamento delle condizioni salariali e di lavoro non sono riusciti a ritornare ai livelli pre-crisi. Con due notevoli eccezioni: la Gran Bretagna il cui debito pubblico ha beneficiato delle devastanti politiche sociali della signora Thatcher, per poi ricominciare a salire inesorabilmente a partire dal 2001: dai 385,5 miliardi di sterline allora (37,7% del PIL) ai 967,5 miliardi di sterline odierne (61,5% del PIL). La seconda eccezione &egrave; l&rsquo;Irlanda che incorse nella crisi del 2007 quando aveva un debito pubblico di solo 37,6 miliardi di euro, pari al 19.5% di PIL per arrivare, dopo gli &ldquo;aggiustamenti strutturali&rdquo; a 109,610 miliardi odierni (105% del PIL).<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoListParagraphCxSpMiddle\" style=\"background: white; margin: 13.5pt 0cm 12pt 36pt; text-align: justify; line-height: 150%; text-indent: -18pt; mso-list: l0 level1 lfo1; mso-add-space: auto; mso-outline-level: 5;\"><b><span new=\"\" style=\"color: rgb(51, 51, 51); mso-bidi-font-family: calibri; mso-bidi-theme-font: minor-latin;\" times=\"\"><font size=\"3\"><font face=\"Calibri\">[7] Molti commentatori statunitensi descrivono la politica internazionale del proprio Paese come l&rsquo;atteggiamento del bullo del racket di quartiere: offrire protezione e, per essere convincenti, creare un pericoloso caos e usare minacce. <o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoListParagraphCxSpMiddle\" style=\"background: white; margin: 13.5pt 0cm 12pt 36pt; text-align: justify; line-height: 150%; text-indent: -18pt; mso-list: l0 level1 lfo1; mso-add-space: auto; mso-outline-level: 5;\"><b><span new=\"\" style=\"color: rgb(51, 51, 51); mso-bidi-font-family: calibri; mso-bidi-theme-font: minor-latin;\" times=\"\"><font size=\"3\"><font face=\"Calibri\">[8] A volte queste contraddizioni incrociate sono illustrate in modo logico-sistemico limitatamente all&rsquo;aspetto economico, come nel citato Dilemma di Triffin o nel Trilemma (o trinit&agrave; inconsistente) di Mundell-Fleming, che esclude la possibilit&agrave; simultanea di a) una politica monetaria sovrana, b) cambi fissi e c) perfetta mobilit&agrave; dei capitali. E&rsquo; significativo che questi &ldquo;paradossi&rdquo; siano stati studiati negli anni Sessanta, cio&egrave; quando stava maturando l&rsquo;attuale crisi.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoListParagraphCxSpMiddle\" style=\"background: white; margin: 13.5pt 0cm 12pt 36pt; text-align: justify; line-height: 150%; text-indent: -18pt; mso-list: l0 level1 lfo1; mso-add-space: auto; mso-outline-level: 5;\"><b><span new=\"\" style=\"color: rgb(51, 51, 51); mso-bidi-font-family: calibri; mso-bidi-theme-font: minor-latin;\" times=\"\"><font size=\"3\"><font face=\"Calibri\">[9] Non nascondo il carattere ipotetico di ci&ograve; che segue. Ipotesi che nascono per&ograve; da dati, osservazioni di fenomeni e riflessioni sulla storia economica dal dopoguerra ad oggi. Tuttavia poich&eacute; le interpretazione che riguardano il passato non sono mai univoche, a maggior ragione le ipotesi che riguardano il futuro sono sempre da verificare e discutere.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoListParagraphCxSpMiddle\" style=\"background: white; margin: 13.5pt 0cm 12pt 36pt; text-align: justify; line-height: 150%; text-indent: -18pt; mso-list: l0 level1 lfo1; mso-add-space: auto; mso-outline-level: 5;\"><b><span new=\"\" style=\"color: rgb(51, 51, 51); mso-bidi-font-family: calibri; mso-bidi-theme-font: minor-latin;\" times=\"\"><font face=\"Calibri\"><font size=\"3\">[10] La sfera d&rsquo;influenza tedesca comprende l&rsquo;Olanda, il Belgio, il Lussemburgo, la Finlandia, la Polonia, l&rsquo;Ungheria, la Slovacchia, la Slovenia, la Repubblica Ceca, l&rsquo;Austria e la Croazia. Il possesso di questi Paesi di <i>Treasury securities<\/i> statunitensi &egrave; pi&ugrave; del 7%. Una cifra di peso se si tiene conto del progressivo sganciamento della Cina dal dollaro.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoListParagraphCxSpMiddle\" style=\"background: white; margin: 13.5pt 0cm 12pt 36pt; text-align: justify; line-height: 150%; text-indent: -18pt; mso-list: l0 level1 lfo1; mso-add-space: auto; mso-outline-level: 5;\"><b><span new=\"\" style=\"color: rgb(51, 51, 51); mso-bidi-font-family: calibri; mso-bidi-theme-font: minor-latin;\" times=\"\"><font size=\"3\"><font face=\"Calibri\">[11] Le flebili proteste di Frattini contro l&rsquo;asse franco-tedesco sono state sbeffeggiate dalla sinistra che sventolava l&rsquo;appoggio di Obama a tale asse. Quelle proteste erano risibili invece per ben altro motivo: la miserabile sudditanza di Frattini stesso agli ordini imperiali.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoListParagraphCxSpMiddle\" style=\"background: white; margin: 13.5pt 0cm 12pt 36pt; text-align: justify; line-height: 150%; text-indent: -18pt; mso-list: l0 level1 lfo1; mso-add-space: auto; mso-outline-level: 5;\"><b><span new=\"\" style=\"color: rgb(51, 51, 51); mso-bidi-font-family: calibri; mso-bidi-theme-font: minor-latin;\" times=\"\"><font face=\"Calibri\"><font size=\"3\">[12] Per un esempio non lontano di politica di <i>stop-and-go<\/i>, si pensi che tra il <i>Plaza Accord<\/i> e il <i>Reverse Plaza Accord<\/i> passano solo dieci anni (1985-1995).<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoListParagraphCxSpMiddle\" style=\"background: white; margin: 13.5pt 0cm 0pt 36pt; text-align: justify; line-height: 150%; text-indent: -18pt; mso-list: l0 level1 lfo1; mso-add-space: auto;\"><span new=\"\" style=\"color: rgb(51, 51, 51); mso-bidi-font-family: calibri; mso-bidi-theme-font: minor-latin;\" times=\"\"><font size=\"3\"><font face=\"Calibri\"><strong>Serie economiche<o:p><\/o:p><\/strong><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><font color=\"#000000\" face=\"Times New Roman\" size=\"3\">Serie economiche<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"\" height=\"399\" src=\"http:\/\/www.sinistrainrete.info\/images\/stories\/tabedda01.jpg\" width=\"550\" \/><\/p>\n<p>\t<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"\" height=\"329\" src=\"http:\/\/www.sinistrainrete.info\/images\/stories\/tabedda02.jpg\" width=\"550\" \/><\/p>\n<p>\t<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"\" height=\"374\" src=\"http:\/\/www.sinistrainrete.info\/images\/stories\/tabedda03.jpg\" width=\"550\" \/><\/p>\n<p>\t<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"\" height=\"339\" src=\"http:\/\/www.sinistrainrete.info\/images\/stories\/tabedda04.jpg\" width=\"550\" \/><\/p>\n<p>\t<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"\" height=\"315\" src=\"http:\/\/www.sinistrainrete.info\/images\/stories\/tabedda05.jpg\" width=\"550\" \/><\/p>\n<p>\n\t<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-left: 30px;\"><font color=\"#000000\" face=\"Times New Roman\" size=\"3\">La crescita del debito pubblico nei Paesi occidentali.<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-left: 30px;\"><font color=\"#000000\" face=\"Times New Roman\" size=\"3\"><span style=\"color: rgb(128, 128, 128); font-size: 8pt;\">Fonte: <em>Bank for International Settlements<\/em> (aprile 2010)<\/span><\/font><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><font color=\"#000000\" face=\"Times New Roman\" size=\"3\"><br \/>\n\t<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"\" height=\"540\" src=\"http:\/\/www.sinistrainrete.info\/images\/stories\/tabedda06uno.jpg\" width=\"550\" \/><\/p>\n<p>\t<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"\" height=\"827\" src=\"http:\/\/www.sinistrainrete.info\/images\/stories\/tabedda06tre.jpg\" width=\"550\" \/><br \/>\n\t<\/font><\/p>\n<p class=\"MsoListParagraphCxSpMiddle\" style=\"background: white; margin: 13.5pt 0cm 12pt 36pt; text-align: justify; line-height: 150%; text-indent: -18pt; mso-list: l0 level1 lfo1; mso-add-space: auto;\"><span new=\"\" style=\"color: rgb(51, 51, 51); mso-bidi-font-family: calibri; mso-bidi-theme-font: minor-latin;\" times=\"\"><font face=\"Calibri\" size=\"3\"><br \/>\n\t<\/font><\/span><span style=\"mso-bidi-font-family: calibri; mso-bidi-theme-font: minor-latin; mso-fareast-language: it; mso-no-proof: yes;\"><v:shape alt=\"Descrizione: http:\/\/www.sinistrainrete.info\/images\/stories\/tabedda02.jpg\" id=\"Immagine_x0020_6\" o:spid=\"_x0000_i1030\" style=\"width: 412.5pt; height: 246.75pt; visibility: visible; mso-wrap-style: square;\" type=\"#_x0000_t75\"><font size=\"3\"><font color=\"#000000\"><font face=\"Calibri\"> <v:imagedata o:title=\"tabedda02\" src=\"file:\/\/\/C:\\Users\\Win\\AppData\\Local\\Temp\\msohtmlclip1\\01\\clip_image003.jpg\"> <\/v:imagedata><\/font><\/font><\/font><\/v:shape><\/span><span new=\"\" style=\"color: rgb(51, 51, 51); mso-bidi-font-family: calibri; mso-bidi-theme-font: minor-latin;\" times=\"\"><br \/>\n\t<font face=\"Calibri\" size=\"3\"> <br \/>\n\t<\/font><\/span><span style=\"mso-bidi-font-family: calibri; mso-bidi-theme-font: minor-latin; mso-fareast-language: it; mso-no-proof: yes;\"><v:shape alt=\"Descrizione: http:\/\/www.sinistrainrete.info\/images\/stories\/tabedda03.jpg\" id=\"Immagine_x0020_5\" o:spid=\"_x0000_i1029\" style=\"width: 412.5pt; height: 280.5pt; visibility: visible; mso-wrap-style: square;\" type=\"#_x0000_t75\"><font size=\"3\"><font color=\"#000000\"><font face=\"Calibri\"> <v:imagedata o:title=\"tabedda03\" src=\"file:\/\/\/C:\\Users\\Win\\AppData\\Local\\Temp\\msohtmlclip1\\01\\clip_image005.jpg\"> <\/v:imagedata><\/font><\/font><\/font><\/v:shape><\/span><span new=\"\" style=\"color: rgb(51, 51, 51); mso-bidi-font-family: calibri; mso-bidi-theme-font: minor-latin;\" times=\"\"><br \/>\n\t<font face=\"Calibri\" size=\"3\"> <br \/>\n\t<\/font><\/span><span style=\"mso-bidi-font-family: calibri; mso-bidi-theme-font: minor-latin; mso-fareast-language: it; mso-no-proof: yes;\"><v:shape alt=\"Descrizione: http:\/\/www.sinistrainrete.info\/images\/stories\/tabedda04.jpg\" id=\"Immagine_x0020_4\" o:spid=\"_x0000_i1028\" style=\"width: 412.5pt; height: 254.25pt; visibility: visible; mso-wrap-style: square;\" type=\"#_x0000_t75\"><font size=\"3\"><font color=\"#000000\"><font face=\"Calibri\"> <v:imagedata o:title=\"tabedda04\" src=\"file:\/\/\/C:\\Users\\Win\\AppData\\Local\\Temp\\msohtmlclip1\\01\\clip_image007.jpg\"> <\/v:imagedata><\/font><\/font><\/font><\/v:shape><\/span><span new=\"\" style=\"color: rgb(51, 51, 51); mso-bidi-font-family: calibri; mso-bidi-theme-font: minor-latin;\" times=\"\"><br \/>\n\t<font face=\"Calibri\" size=\"3\"> <br \/>\n\t<\/font><\/span><span style=\"mso-bidi-font-family: calibri; mso-bidi-theme-font: minor-latin; mso-fareast-language: it; mso-no-proof: yes;\"><v:shape alt=\"Descrizione: http:\/\/www.sinistrainrete.info\/images\/stories\/tabedda05.jpg\" id=\"Immagine_x0020_3\" o:spid=\"_x0000_i1027\" style=\"width: 412.5pt; height: 236.25pt; visibility: visible; mso-wrap-style: square;\" type=\"#_x0000_t75\"><font size=\"3\"><font color=\"#000000\"><font face=\"Calibri\"> <v:imagedata o:title=\"tabedda05\" src=\"file:\/\/\/C:\\Users\\Win\\AppData\\Local\\Temp\\msohtmlclip1\\01\\clip_image009.jpg\"> <\/v:imagedata><\/font><\/font><\/font><\/v:shape><\/span><span new=\"\" style=\"color: rgb(51, 51, 51); mso-bidi-font-family: calibri; mso-bidi-theme-font: minor-latin;\" times=\"\"><br style=\"mso-special-character: line-break;\" \/><br \/>\n\t<font size=\"3\"><font face=\"Calibri\"> <br style=\"mso-special-character: line-break;\" \/><br \/>\n\t<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoListParagraphCxSpMiddle\" style=\"background: white; margin: 13.5pt 0cm 12pt 36pt; text-align: justify; line-height: 150%; text-indent: -18pt; mso-list: l0 level1 lfo1; mso-add-space: auto;\"><span style=\"color: rgb(51, 51, 51); line-height: 150%; font-size: 13.5pt; mso-bidi-font-family: calibri; mso-bidi-theme-font: minor-latin; mso-fareast-language: it; mso-bidi-font-size: 11.0pt;\"><span style=\"mso-list: ignore;\"><font face=\"Calibri\">24.<\/font><span new=\"\" times=\"\"> <\/span><\/span><\/span><span new=\"\" style=\"color: rgb(51, 51, 51); mso-bidi-font-family: calibri; mso-bidi-theme-font: minor-latin;\" times=\"\"><font size=\"3\"><font face=\"Calibri\">La crescita del debito pubblico nei Paesi occidentali.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoListParagraphCxSpMiddle\" style=\"background: white; margin: 13.5pt 0cm 12pt 36pt; text-align: justify; line-height: 150%; text-indent: -18pt; mso-list: l0 level1 lfo1; mso-add-space: auto;\"><font face=\"Calibri\"><font size=\"3\"><span lang=\"EN-US\" new=\"\" style=\"color: rgb(51, 51, 51); mso-bidi-font-family: calibri; mso-bidi-theme-font: minor-latin;\" times=\"\"><o:p><\/o:p><\/span><\/font><\/font><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoListParagraphCxSpLast\" style=\"margin: 0cm 0cm 10pt 36pt; text-align: justify; text-indent: -18pt; mso-list: l0 level1 lfo1;\"><span new=\"\" style=\"color: rgb(51, 51, 51); mso-bidi-font-family: calibri; mso-bidi-theme-font: minor-latin;\" times=\"\"><v:shape alt=\"Descrizione: http:\/\/www.sinistrainrete.info\/images\/stories\/tabedda06uno.jpg\" id=\"Immagine_x0020_2\" o:spid=\"_x0000_i1026\" style=\"width: 412.5pt; height: 405pt; visibility: visible; mso-wrap-style: square;\" type=\"#_x0000_t75\"><font size=\"3\"><font face=\"Calibri\"> <v:imagedata o:title=\"tabedda06uno\" src=\"file:\/\/\/C:\\Users\\Win\\AppData\\Local\\Temp\\msohtmlclip1\\01\\clip_image011.jpg\"> <\/v:imagedata><\/font><\/font><\/v:shape><\/span><span new=\"\" style=\"color: rgb(51, 51, 51); mso-bidi-font-family: calibri; mso-bidi-theme-font: minor-latin;\" times=\"\"><br \/>\n\t<font size=\"3\"><font face=\"Calibri\"> <br \/>\n\t<span style=\"mso-no-proof: yes;\"><v:shape alt=\"Descrizione: http:\/\/www.sinistrainrete.info\/images\/stories\/tabedda06tre.jpg\" id=\"Immagine_x0020_1\" o:spid=\"_x0000_i1025\" style=\"width: 412.5pt; height: 620.25pt; visibility: visible; mso-wrap-style: square;\" type=\"#_x0000_t75\"> <v:imagedata o:title=\"tabedda06tre\" src=\"file:\/\/\/C:\\Users\\Win\\AppData\\Local\\Temp\\msohtmlclip1\\01\\clip_image013.jpg\"> <\/v:imagedata><\/v:shape><\/span><\/font><\/font><\/span><span style=\"mso-bidi-font-family: calibri; mso-bidi-theme-font: minor-latin;\"><o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span new=\"\" style=\"color: rgb(51, 51, 51); mso-bidi-font-family: calibri; mso-bidi-theme-font: minor-latin;\" times=\"\"><font size=\"3\"><font face=\"Calibri\"><o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Piero Pagliani Intervento all&rsquo;assemblea &quot;Fuori dall&#39;euro! Fuori dal debito!&quot;di Chianciano Terme, 22 ottobre 2011. 1.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Capitale e Potere: l&rsquo;origine della crisi 1. Poche settimane or sono, in pieno attacco all&rsquo;euro, &ldquo;La Repubblica&rdquo; mentre da una parte terrorizzava i suoi lettori parlando della caduta nell&rsquo;abisso delle borse e persino dell&rsquo;oro, dall&rsquo;altra li invitava surrettiziamente ad investire in titoli a lungo termine del debito pubblico della Germania e degli Stati Uniti, ultimi rifugi al riparo dalla&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[14,25,2,3,261,6],"tags":[1514,26,188,27,30,260,1515,147,39],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-1gs","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4864"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=4864"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4864\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=4864"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=4864"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=4864"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}