{"id":48649,"date":"2019-02-11T11:00:00","date_gmt":"2019-02-11T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=48649"},"modified":"2019-02-11T09:18:45","modified_gmt":"2019-02-11T08:18:45","slug":"ashoka-mody-i-limiti-politici-della-bce-in-8-grafici","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=48649","title":{"rendered":"Ashoka Mody: I limiti politici della BCE in 8 grafici"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>VOCI DALL&#8217;ESTERO (Carmenthesister)<\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/ecb.jpg\" alt=\"http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/ecb.jpg\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Le politiche monetarie della BCE, <a href=\"http:\/\/econbrowser.com\/archives\/2019\/02\/guest-contribution-the-ecb-has-reached-its-political-limits-its-consequences-in-eight-charts\">rappresentate in 8 grafici dall\u2019economista Ashoka Mody<\/a>, si manifestano\u00a0senza mezzi termini come politiche fallimentari: con un approccio del tutto asimmetrico, volto a combattere l\u2019inflazione anche quando \u00e8 solo un fantasma e a intervenire con esitazione e in ritardo sulle\u00a0tendenze deflazionistiche, la BCE\u00a0\u00a0ha infilato l\u2019Eurozona in una palude di bassa inflazione cronica, amplificando le divergenze tra paesi a tutto detrimento dell\u2019Italia.\u00a0I limiti politici strutturali della BCE\u00a0le impediscono un\u2019azione efficace e autorevole sui mercati.<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">H\u00e9l\u00e8ne Rey, professore alla London Business School, sostiene che la Federal Reserve statunitense determina la politica monetaria globale. La Fed determina il tasso di interesse della valuta dominante a livello mondiale, il dollaro USA. Le decisioni politiche della Fed, quindi, innescano il \u201cciclo finanziario globale\u201d, che determina i flussi di capitale globale in tutto il mondo, ponendo forti restrizioni alle politiche monetarie nazionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcuni, tuttavia, insistono sul fatto che tutte le banche centrali sono ugualmente efficaci (o inefficaci). Claudio Borio della <em>Bank of International Settlements<\/em> sostiene che le politiche della banca centrale non sono in grado di determinare i tassi di inflazione. La competizione internazionale mantiene l\u2019inflazione globale bassa e le banche centrali, nel maldestro tentativo di prevenire la deflazione, riducono i tassi di interesse a livelli molto bassi. In questo modo le banche centrali incoraggiano gli investimenti speculativi, che alla fine scatenano crisi finanziarie. Raghuram Rajan, economista dell\u2019Universit\u00e0 di Chicago, rientra tra questo gruppo di economisti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Altri sostengono l\u2019opposto, incolpando tutte le banche centrali di aver dimostrato un\u2019ingiustificata timidezza dopo l\u2019inizio della crisi finanziaria globale (GFC). Tali critici affermano che nessuna tra le banche centrali \u201c\u00e8 riuscita a portare l\u2019inflazione all\u2019obiettivo dichiarato\u201d, in quanto non hanno usato pienamente la loro capacit\u00e0 di stimolare l\u2019economia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Rey ha ragione nel dire che la Fed \u00e8 la banca centrale pi\u00f9 potente al mondo, ma non solo per la ragione da lui sottolineata. La Fed \u00e8 anche la banca centrale pi\u00f9 autorevole al mondo, il che la rende estremamente influente a livello nazionale, oltrech\u00e9 a livello internazionale. La Fed ha alzato il tasso di inflazione degli Stati Uniti al suo obiettivo del 2%. Gli interventi della Fed, precoci e aggressivi, hanno contribuito a spingere l\u2019economia statunitense verso una pi\u00f9 rapida ripresa; quella stessa audacia ha impedito la caduta delle aspettative di inflazione. Al contrario, la Bank of Japan (BOJ) e la Banca centrale europea (BCE), avendo lasciato\u00a0scendere troppo i tassi d\u2019inflazione, si sono dimostrate incapaci di riportarli all\u2019obiettivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">I commentatori a volte considerano la BOJ inadeguata rispetto alle altre banche centrali, presumibilmente perch\u00e9 ha fallito, nonostante i grandi sforzi compiuti, nel suo tentativo di far ripartire l\u2019inflazione. Molti, soprattutto Paul Krugman,\u00a0sottolineano la scarsa efficacia\u00a0della BOJ,\u00a0per la quale investitori e consumatori hanno perso la fiducia nella possibilit\u00e0 che la BOJ portasse avanti le sue politiche di stimolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Da questa prospettiva, Mohamed El-Erian, principale consigliere economico di Allianz, ha recentemente descritto la Fed e la BCE come \u201c<em>le due banche centrali pi\u00f9 importanti dal punto di vista sistemico<\/em>\u201c. Ma accomunare Fed e BCE \u00e8 appropriato? In questo saggio, documento i costi della timidezza della BCE, che, a mio avviso, deriva dai limiti politici delle sue azioni e che rende la BCE, almeno per certi aspetti, ancora meno efficace della BOJ.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il ritardo della BCE nel quantitative easing<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">La BCE \u00e8 fortemente avversa all\u2019inflazione, ma \u00e8 pi\u00f9 tollerante nei confronti delle tendenze deflazionistiche. Questa predisposizione asimmetrica non \u00e8 il risultato del suo mandato di raggiungere la stabilit\u00e0 dei prezzi. La BCE ha scelto di interpretare questo mandato in modo asimmetrico. Si \u00e8 concentrata sul mantenimento dell\u2019inflazione al di sotto del 2 percento, ma ha minimizzato l\u2019obiettivo di mantenere l\u2019inflazione vicina al 2 percento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">In periodi di pressione inflazionistica, l\u2019impegno ideologico per la \u201cstabilit\u00e0 dei prezzi\u201d fa s\u00ec che la BCE mantenga una politica monetaria restrittiva. Questa ideologia si \u00e8 manifestata tra il 2001 e il 2003. Sebbene il ritmo del rallentamento dell\u2019economia e i tassi di inflazione fossero simili su entrambe le sponde dell\u2019Atlantico, la BCE ha abbassato i tassi di interesse solo lentamente e con riluttanza, mentre la Fed ha ridotto i tassi drasticamente. La BCE ha prestato maggiore attenzione all\u2019inflazione piuttosto che al rallentamento economico. Quando i leader nazionali\u00a0fecero pressioni\u00a0sul presidente della BCE Wim Duisenberg perch\u00e9 allentasse la politica monetaria, come \u00e8 noto egli replic\u00f2: \u201c<em>Sento ma non ascolto<\/em>\u201c. Allo stesso modo, dopo l\u2019inizio della GFC\u00a0 (la grande crisi finanziaria,ndt), la prima azione della BCE nel luglio 2008 fu di alzare il tasso di interesse; \u00a0la BCE alz\u00f2 i tassi ancor pi\u00f9 seriamente in aprile e luglio 2011, scatenando il panico finanziario e spingendo l\u2019eurozona in condizioni recessive prolungate. In ciascuno di questi casi, la BCE stava combattendo la minaccia di un\u2019inflazione fantasma, senza considerare che il rallentamento economico in corso avrebbe moderato l\u2019inflazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">La condivisione ideologica della decisione di innalzare il tasso di interesse era tale che persino Mario Draghi, spesso considerato pi\u00f9 equilibrato tra i suoi zelanti colleghi del Consiglio direttivo della BCE, difese pubblicamente la logica del vergognoso rialzo dei tassi del luglio 2011, sia prima che dopo la decisione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Mentre l\u2019ideologia univa il Consiglio direttivo nella lotta contro l\u2019inflazione, la divergenza degli interessi nazionali la tratteneva dal contrastare la deflazione. Gli interessi divergenti si sono palesati in maniera evidente verso la fine del 2012. Negli Stati Uniti, dove il tasso di inflazione era pi\u00f9 o meno uguale a quello dell\u2019eurozona, la Fed sotto la presidenza di Ben Bernanke intensific\u00f2 gli acquisti di obbligazioni nell\u2019ambito dei programmi di QE (figura 1).<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-large wp-image-17076\" src=\"http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/mody-1-1024x447.png\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" srcset=\"http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/mody-1.png 1024w, http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/mody-1-300x131.png 300w, http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/mody-1-768x335.png 768w\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"447\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Figura 1: La BCE \u00e8 intervenuta con ritardo nel contrastare le tendenze deflazionistiche. (a sinistra i tassi della politica monetaria in percentuale; a destra gli attivi delle banche centrali nel luglio 2007). Fonti: grafico di sinistra \u2013 Federal Reserve Bank di New York, \u201cRicerca storica dei dati dei fondi federali\u201d; Banca centrale europea, \u201cPrincipali operazioni di rifinanziamento\u201d, offerte a tasso fisso; Bank of England, <\/em><a href=\"https:\/\/www.bankofengland.co.uk\/boeapps\/database\/Bank-Rate.asp\"><em><u>https:\/\/www.bankofengland.co.uk\/boeapps\/database\/Bank-Rate.asp<\/u><\/em><\/a><em>; grafico di destra \u2013 Federal Reserve Bank of St. Louis, codici ECBASSETS per la BCE, WALCL per la Fed. USA. UKASSETS e codice RPQB75A della Banca d\u2019Inghilterra per la BoE.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Contribuendo in questo modo a ridurre i tassi di interesse a lungo termine, la Fed ha cercato di indurre maggiori spese e quindi prevenire recessione e deflazione. Al contrario, la BCE \u00e8 rimasta praticamente immobile. Il tasso di inflazione della zona euro ha iniziato a calare restando costantemente al di sotto del tasso di inflazione negli Stati Uniti (Figura 2).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-17077\" src=\"http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/mody2_2.png\" sizes=\"(max-width: 750px) 100vw, 750px\" srcset=\"http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/mody2_2.png 750w, http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/mody2_2-300x165.png 300w\" alt=\"\" width=\"750\" height=\"412\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Figura 2: Il tasso di inflazione dell\u2019area dell\u2019euro ha iniziato a calare a met\u00e0 del 2013, provocando il danno della bassa inflazione.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>(Media mobile a tre mesi dei tassi di inflazione \u201ccore\u201d, variazione percentuale annua). Fonti: Eurostat: \u201cHICP \u2013 Tutti gli articoli escluso energia e alimenti\u201d; Fed. Di St. Louis, FRED: \u201cSpese per consumi personali escluso alimenti ed energia (indice dei prezzi concatenati).\u201d<\/em><br \/>\n<em>Nota: il valore del dicembre 2018 per l\u2019area dell\u2019euro \u00e8 una stima.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">La dirigenza della BCE\u00a0ha inizialmente ignorato il calo del tasso di inflazione dell\u2019eurozona, considerandolo come un dato temporaneo. Al posto di un\u2019importante iniziativa di QE, Draghi ha messo in campo uno scarso argomento economico. Nel novembre 2013 ha dichiarato che la BCE disponeva di \u201ctutta una serie di strumenti\u201d che \u201cse necessario\u201d avrebbe implementato. Nell\u2019aprile 2014 ha riconosciuto che \u201calcune volte\u201d le previsioni della BCE su un aumento dell\u2019inflazione si erano rivelate errate. Ha insistito, tuttavia, che la BCE sarebbe intervenuta solo se l\u2019inflazione fosse rimasta bassa per un periodo\u201d troppo prolungato\u201d. Tale fraseologia volutamente vaga era un tentativo evidente, e quindi fallito, di mascherare le tensioni all\u2019interno del Consiglio direttivo. Gli stati membri del Nord, con il presidente della Bundesbank Jens Weidman in testa, si opponevano pubblicamente al QE.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Le conseguenze del QE tardivo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">La BCE ha infine avviato il QE a gennaio 2015, ma solo dopo che la bassa inflazione \u2013 tassi di inflazione persistentemente bassi \u2013 si era instaurata. E non solo il tasso medio di inflazione della zona euro si era attestato attorno all\u20191 per cento, ma si era manifestata anche una preoccupante divergenza tra i tassi di inflazione dei diversi paesi. Il tasso di inflazione in Germania era ben superiore all\u20191%, mentre in Italia era decisamente al di sotto dell\u20191% (Figura 3). Questo era prevedibile. La politica monetaria era particolarmente severa per l\u2019Italia, dall\u2019economia pi\u00f9 debole. Ci\u00f2 ha spinto al ribasso il tasso di inflazione italiano, mantenendo il tasso di interesse reale italiano (il tasso d\u2019interesse corretto per l\u2019inflazione) molto pi\u00f9 alto di quello tedesco. Pertanto, la politica monetaria restrittiva ha rafforzato le divergenze economiche all\u2019interno dell\u2019eurozona.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-17078\" src=\"http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/mody2_3.png\" sizes=\"(max-width: 877px) 100vw, 877px\" srcset=\"http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/mody2_3.png 877w, http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/mody2_3-300x154.png 300w, http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/mody2_3-768x394.png 768w\" alt=\"\" width=\"877\" height=\"450\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Figura 3: Il problema dell\u2019eurozona: una politica monetaria unica provoca divergenze di inflazione e il problema della bassa inflazione in Italia. (Variazione percentuale dell\u2019inflazione core annuale, media mobile a tre mesi). Fonte: Eurostat. Note: l\u2019inflazione Core \u00e8 la variazione percentuale annua dell\u2019indice armonizzato dei prezzi al consumo ad esclusione di energia, alimenti, alcol e tabacco.I dati del dicembre 2018 sono stimedi Eurostat.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">La BCE ha continuato a prevedere che l\u2019inflazione sarebbe aumentata, ma l\u2019inflazione media si \u00e8 rifiutata di muoversi (Figura 4).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-17079\" src=\"http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/mody2_4.png\" sizes=\"(max-width: 612px) 100vw, 612px\" srcset=\"http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/mody2_4.png 612w, http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/mody2_4-300x276.png 300w\" alt=\"\" width=\"612\" height=\"563\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Figura 4: La BCE ha continuato a prevedere un aumento dell\u2019inflazione dell\u2019eurozona, ma l\u2019inflazione \u00e8 rimasta ostinatamente bassa. Fonti: Proiezioni Macroeconomiche della BCE del marzo dell\u2019anno. https:\/\/www.ecb.europa.eu\/pub\/projections\/html\/index.en.html. Nota: l\u2019inflazione core del 2018 \u00e8 la media dei mesi da gennaio a dicembre 2018. Dicembre 2018 \u00e8 una stima Eurostat.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">La BCE inoltre non \u00e8 stata in grado di ottenere un tasso di cambio significativamente pi\u00f9 debole per contribuire a stimolare la crescita e l\u2019inflazione. Normalmente, un calo dei tassi di interesse guidato dal QE dovrebbe causare un deprezzamento del valore della valuta. La Figura 5 allinea al tempo \u201c0\u201d i QE avviati dalla BOJ e dalla BCE. Lo yen ha subito una svalutazione sostanziale ed \u00e8 rimasto pi\u00f9 debole rispetto al valore che aveva all\u2019inizio del QE della BOJ. L\u2019euro ha subito un deprezzamento in previsione del QE della BCE, ma almeno una parte di questo deprezzamento \u00e8 stato causato dal ritiro della Fed dal QE negli ultimi mesi del 2014. Dopo che la BCE ha iniziato il QE, l\u2019euro si \u00e8 deprezzato solo per poco tempo e poi lentamente \u00e8 tornato al suo livello di partenza. Quindi, nel complesso, l\u2019euro si \u00e8 a mala pena deprezzato rispetto al dollaro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Il mancato deprezzamento dell\u2019euro rispetto al dollaro \u00e8 stato causato dalla minaccia della BCE, che gi\u00e0 a gennaio 2017 prevedeva di rallentare il ritmo degli acquisti di obbligazioni. A ottobre 2017, Draghi ha parzialmente realizzato questa minaccia. Ha annunciato che, a partire dal gennaio 2018, la BCE avrebbe dimezzato gli acquisti mensili a 30 miliardi di euro. I mercati, quindi, avevano buone ragioni per ritenere che la BCE avrebbe ritirato il QE in anticipo, il che ha mantenuto il tasso di cambio sostenuto in previsione della fine del programma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-17080\" src=\"http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/mody2_5.png\" sizes=\"(max-width: 975px) 100vw, 975px\" srcset=\"http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/mody2_5.png 975w, http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/mody2_5-300x168.png 300w, http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/mody2_5-768x429.png 768w\" alt=\"\" width=\"975\" height=\"545\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Figura 5: La BCE, ancor pi\u00f9 che la Bank of Japan, non aveva preso impegni per gli acquisti di bond. Nota: Tasso di cambio JPY \/ USD pari a 100 il 4 gennaio 2013 (data dell\u2019annuncio del QE da parte della Banca del Giappone) e tasso di cambio EUR \/ USD pari a 100 il 22 gennaio 2015 (data dell\u2019annuncio del QE da parte di la BCE). Fonte: per USD e yen giapponesi, https:\/\/www.investing.com\/currencies; per i tassi USD ed Euro, BCE, https:\/\/sdw.ecb.europa.eu\/quickview.do?SERIES_KEY=120.EXR.D.USD.EUR.SP00.A&amp;periodSortOrder=ASC.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">A giugno 2018, Draghi annunci\u00f2 che la BCE era pronta a liquidare il QE. \u201cIl Consiglio direttivo\u201d, dichiar\u00f2, aveva \u201cconcluso che i progressi verso un aggiustamento sostenuto dell\u2019inflazione sono stati finora significativi\u201d. Questa \u00e8 stata una dichiarazione sorprendente. Il tasso di inflazione <em>core<\/em> era a circa l\u20191 percento, livello a cui era rimasto per quasi tre anni. A settembre, il rallentamento della crescita dell\u2019area dell\u2019euro \u00e8 diventato manifesto e la BCE ha rivisto le sue previsioni di crescita a un livello inferiore. Ma Draghi ha continuato a insistere sul fatto che le prospettive di crescita e inflazione rimanevano favorevoli. Alla sua conferenza stampa di dicembre, quando annunci\u00f2 la fine del QE, Draghi present\u00f2 una brillante valutazione economica. \u201cIl punto di forza della domanda interna\u201d, ha affermato, \u201ccontinua a sostenere l\u2019espansione dell\u2019area dell\u2019euro e ad aumentare gradualmente le pressioni inflazionistiche. Ci\u00f2 conferma la nostra fiducia che la convergenza dell\u2019inflazione verso il nostro obiettivo proceder\u00e0 e verr\u00e0 mantenuta anche dopo la fine dei nostri acquisti di titoli.\u201d La valutazione era fastidiosamente in contrasto con i dati \u2013 con Germania e Italia in condizioni quasi recessive.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Data questa serie di dinieghi, ritardi e mezze misure, non sorprende che le azioni della BCE non abbiano modificato il tasso di cambio dell\u2019euro nei confronti del dollaro USA. Cos\u00ec, la zona euro non \u00e8 riuscita a ottenere l\u2019unico vantaggio del QE ottenuto sia dagli Stati Uniti che dal Giappone (figura 6). In effetti, poich\u00e9 il dollaro si \u00e8 apprezzato rispetto alle altre valute a partire dall\u2019inizio del 2015, quando la Fed ha iniziato un graduale ritiro dai suoi acquisti di obbligazioni, il tasso di cambio effettivo dell\u2019euro ponderato sul commercio per un effetto perverso si \u00e8 apprezzato dopo l\u2019avvio del QE della BCE. Non c\u2019\u00e8 da stupirsi, quindi, che il QE della BCE abbia fatto ben poco per la crescita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-17081\" src=\"http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/mody2_6.png\" sizes=\"(max-width: 975px) 100vw, 975px\" srcset=\"http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/mody2_6.png 975w, http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/mody2_6-300x293.png 300w, http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/mody2_6-768x750.png 768w\" alt=\"\" width=\"975\" height=\"952\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Figura 6: I quantitative easing statunitensi e giapponesi hanno rafforzato l\u2019euro, poich\u00e9 la BCE ha aspettato e perso credibilit\u00e0. Fonti: Bank for International Settlements, \u201cEffective exchange rate indices, Narrow indices, Nominal\u201d; comunicati stampa del Consiglio dei governatori della Federal Reserve, 25 novembre 2008, 23 settembre 2009, 10 agosto 2010, 22 giugno 2011, 13 settembre 2012, 17 settembre 2014; Ben Bernanke, 2013, \u201cThe Economic Outlook\u201d, testimonianza davanti al Comitato economico congiunto, Congresso degli Stati Uniti, Washington, DC, 22 maggio; Shinzo Abe, 2013, \u201cConferenza stampa del primo ministro Shinzo Abe,\u201d Primo ministro giapponese e suo gabinetto, 4 gennaio; Comunicato stampa della BCE: 22 gennaio 2015.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019eurozona \u00e8 in una trappola macroeconomica. La mancanza di un significativo slancio di crescita durante e dopo la prolungata crisi finanziaria e della zona euro ha causato una compressione delle importazioni. La compressione delle importazioni ha portato a un\u2019oscillazione, nei paesi pi\u00f9 colpiti dalla crisi, da un disavanzo delle partite correnti verso\u00a0un surplus (figura 7). Tale surplus ha sostenuto il cambio dell\u2019euro, che, a sua volta, ha creato un ulteriore freno alla crescita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-17082\" src=\"http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/mody2_7.png\" sizes=\"(max-width: 864px) 100vw, 864px\" srcset=\"http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/mody2_7.png 864w, http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/mody2_7-300x229.png 300w, http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/mody2_7-768x587.png 768w\" alt=\"\" width=\"864\" height=\"660\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Figura 7: la politica monetaria deflazionistica ha contribuito al surplus delle partite correnti dell\u2019eurozona. (Percentuale del PIL, media mobile del 4\u00b0 trimestre)<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Fonte: PIL dell\u2019area dell\u2019euro, codice Eurostat namq_10_gdp; Bilancia dei pagamenti, codice Eurostat bop_c6_q; Conto corrente dell\u2019area dell\u2019euro, codice BCE DD.Q.I8.BP_CU.PGDP.4F_N.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La crescita della zona euro \u00e8 trainata dal commercio mondiale<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Draghi afferma che \u201cil QE della BCE \u00e8 stato l\u2019unico driver di questa ripresa [dell\u2019area dell\u2019euro]\u201d. Al contrario, i dati dimostrano che il QE ha contribuito ben poco a sostenere la crescita dell\u2019area dell\u2019euro. La crescita nell\u2019eurozona \u00e8 rimasta stagnante nei primi due anni dopo l\u2019avvio del QE da parte della BCE. In questi due anni \u2013 il 2015 e il 2016 \u2013 il commercio mondiale \u00e8 cresciuto ad un tasso annuale pi\u00f9 o meno del 3%. Poich\u00e9 i paesi europei sono fortemente dipendenti dagli scambi commerciali, il ritmo anemico della crescita del commercio mondiale ha posto un freno alla crescita della zona euro (Figura 8).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-17083\" src=\"http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/mody2_8.png\" sizes=\"(max-width: 837px) 100vw, 837px\" srcset=\"http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/mody2_8.png 837w, http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/mody2_8-300x201.png 300w, http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/mody2_8-768x514.png 768w\" alt=\"\" width=\"837\" height=\"560\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Figura 8: il commercio mondiale, piuttosto che gli acquisti di obbligazioni della BCE, muove la crescita dell\u2019eurozona. (Tassi di crescita annuali, in percentuale; medie mobili a tre mesi) Fonti: per i dati sulla crescita del commercio mondiale, World Trade Monitor, https:\/\/www.cpb.nl\/en\/data; per la produzione industriale della Germania, Destatis, https:\/\/www-genesis.destatis.de\/genesis\/online\/logon?sequenz=tabelleErgebnis&amp;selectionname=42153-0001&amp;sachmerkmal=WERTE9&amp;sachschluessel=X12ARIMAASB&amp;leerzeilen=false&amp;language=en; per la Francia, INSEE, https:\/\/www.insee.fr\/en\/statistiques\/3690022#titre-bloc-6; per l\u2019Italia, Istat, http:\/\/dati.istat.it\/?lang=en#. Nota: tasso di crescita calcolato come gli ultimi tre mesi rispetto agli stessi tre mesi dell\u2019anno precedente.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">A partire dall\u2019inizio del 2017, le autorit\u00e0 cinesi hanno iniettato uno stimolo significativo per far rivivere la loro economia. Come\u00a0si \u00e8 verificato negli ultimi due decenni, la rapida crescita in Cina ha accelerato il ritmo della crescita del commercio mondiale attraverso l\u2019aumento delle importazioni cinesi e la maggiore attivit\u00e0 stimolata dalle imprese cinesi nelle catene globali\u00a0di valore aggiunto. La maggiore crescita del commercio mondiale, che ha raggiunto un picco di oltre il 5 per cento alla fine del 2017, com\u2019era prevedibile ha stimolato la crescita della zona euro. Sebbene vi sia la tentazione di attribuire la maggiore crescita della zona euro a un tardivo beneficio del QE, in realt\u00e0 tutto era causato dal commercio mondiale. Cos\u00ec, quando le autorit\u00e0 cinesi hanno ritirato il loro stimolo per paura di aggravare le gi\u00e0 fragili vulnerabilit\u00e0 finanziarie interne, la crescita del commercio mondiale ha rallentato e cos\u00ec pure l\u2019eurozona. Per tutto il tempo, il QE \u00e8 rimasto un fenomeno secondario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La perdita di influenza della BCE produce delle conseguenze<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">H\u00e9l\u00e8ne Rey ha ragione. La Fed, in effetti, stabilisce la politica monetaria globale. La BOJ rimane incapace di incidere sull\u2019inflazione. Mentre i difensori della BCE spesso sostengono che \u201cle cose avrebbero potuto andare peggio\u201d in assenza del suo programma di QE, giudicato secondo i parametri di riferimento di altre banche centrali e persino secondo quelli della sua stessa gestione, il QE della BCE non ha avuto alcun impatto apparente sull\u2019inflazione, o sul tasso di cambio dell\u2019euro, o sulla crescita dell\u2019area dell\u2019euro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">A differenza della Fed, le altre banche centrali hanno perso il \u201cgioco delle aspettative\u201d. Nel giugno 2018, a Sintra, localit\u00e0 turistica portoghese, Jerome Powell, presidente della Fed, ha osservato: \u201cOggi i responsabili politici considerano maggiormente il ruolo delle aspettative nelle dinamiche inflattive\u201d. Il governatore della BOJ Haruhiko Kuroda si \u00e8 lamentato del fatto che i consumatori giapponesi si aspettano che i prezzi rimangano relativamente stabili, il che fa s\u00ec che le aziende esitino ad alzare i prezzi. Cinque anni di QE ambizioso, ha concluso senza speranza, non sono riusciti a rimuovere la \u201ctenace mentalit\u00e0 deflazionistica\u201d radicata nella psiche giapponese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Come ha sottolineato anche John Williams, presidente della Federal Reserve di New York, una volta che l\u2019inflazione cade, \u00e8 straordinariamente difficile farla tornare \u201cdove vogliamo che resti\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">I limiti politici della BCE a dare uno stimolo monetario le hanno impedito di riportare l\u2019inflazione dove doveva stare. Il risultato: gran parte della zona euro \u00e8 caduta in una trappola di \u201cbassa inflazione\u201d. Sebbene nessun paese dell\u2019eurozona si trovi in deflazione effettiva, la bassa inflazione aumenta il tasso di interesse reale e costringe consumatori e investitori a frenare gli acquisti, frenando la crescita, il che convalida l\u2019aspettativa che l\u2019inflazione rimanga bassa, il che fa s\u00ec che i consumatori continuino a rimandare gli acquisti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra le banche centrali, la Fed si distingue perch\u00e9 risulta pi\u00f9 credibile nel mantenere i suoi impegni e riesce ad influenzare le aspettative nel modo pi\u00f9 efficace. Nell\u2019ultima crisi, la Fed \u00e8 intervenuta presto e non ha lasciato spazio a equivoci fino al 2013. Pertanto, la Fed ha manovrato un forte deprezzamento del dollaro attraverso il QE e lentamente ma sicuramente ha riportato l\u2019inflazione al 2%. La BOJ ha minato la sua credibilit\u00e0 negli anni \u201990, quando esit\u00f2 a combattere la minaccia della deflazione. Quella perdita di credibilit\u00e0 ha continuato a perseguitare il Giappone. Anche nell\u2019ultimo round del QE, nonostante la sua ambizione, qualche episodio di tapering (riduzione dello stimolo monetario, ndt) ha indebolito gli sforzi della BOJ. La BOJ, pertanto, ha avuto solo parzialmente successo: un certo deprezzamento dello yen ma poca trazione sui prezzi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">La BCE ha perso la battaglia delle aspettative e, quindi, la capacit\u00e0 di aumentare l\u2019inflazione. Ancor pi\u00f9 della BOJ, la BCE non \u00e8 in grado di manovrare un deprezzamento del tasso di cambio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora, in un brusco rallentamento economico e una inflazione persistentemente bassa, la decisione della BCE di interrompere i suoi acquisti di titoli rinnova quel suo solito ciclo di dinieghi, ritardi e mezze misure. Alcuni funzionari della BCE, guidati da Beno\u00eet C\u0153ur\u00e9, confidano nel fatto che l\u2019ampio stock di acquisti di obbligazioni effettuati in passato continui ad esercitare un effetto di stimolo. Questa \u00e8 una pretesa strana. La transazione marginale, non l\u2019ammontare di titoli detenuti, influenza il prezzo dei bond e, quindi, il loro rendimento. Pertanto, con l\u2019interruzione dei nuovi acquisti da parte della BCE, i prezzi delle obbligazioni scenderanno e il rendimento aumenter\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Una tale aspettativa di un aumento dei tassi di interesse nell\u2019area dell\u2019euro mantiene il tasso di cambio euro-dollaro in un intervallo ristretto, anche se la Fed ha gi\u00e0 alzato il suo tasso di riferimento, da un intervallo tra 0 e 0,25 a dicembre 2016, a un intervallo tra 2,25 e 2,5 a dicembre 2018.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Un aumento dei tassi di interesse nell\u2019area dell\u2019euro potrebbe rivelarsi insostenibile in molti paesi della zona euro. I loro tassi di interesse reali sono gi\u00e0 piuttosto alti, i tassi di crescita della produttivit\u00e0 sono molto bassi e il tasso di cambio effettivo dell\u2019euro, pi\u00f9 forte rispetto all\u2019inizio del QE, potrebbe diventare ancora pi\u00f9 sostenuto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">La BCE ha ribadito che potrebbe riprendere il QE. Alla sua conferenza stampa del dicembre 2018, in risposta a una domanda se la BCE potesse \u201caffrontare il prossimo rallentamento economico\u201d, Draghi ha risposto \u201cabbiamo gli strumenti\u201d. Queste sono le stesse parole che ha usato quando la BCE rinvi\u00f2 il QE nel cruciale periodo 2013-2014, consentendo alla bassa inflazione di stabilizzarsi. Se la crescita dell\u2019eurozona rimane debole, un impegno esitante a rinnovare il QE \u2013 tra voci discordanti del Consiglio direttivo \u2013 sar\u00e0 accolto con meritato scetticismo. Potrebbe essere tutto piuttosto spiacevole.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2019\/02\/09\/ashoka-mody-i-limiti-politici-della-bce-in-8-grafici\/\">http:\/\/vocidallestero.it\/2019\/02\/09\/ashoka-mody-i-limiti-politici-della-bce-in-8-grafici\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di VOCI DALL&#8217;ESTERO (Carmenthesister) Le politiche monetarie della BCE, rappresentate in 8 grafici dall\u2019economista Ashoka Mody, si manifestano\u00a0senza mezzi termini come politiche fallimentari: con un approccio del tutto asimmetrico, volto a combattere l\u2019inflazione anche quando \u00e8 solo un fantasma e a intervenire con esitazione e in ritardo sulle\u00a0tendenze deflazionistiche, la BCE\u00a0\u00a0ha infilato l\u2019Eurozona in una palude di bassa inflazione cronica, amplificando le divergenze tra paesi a tutto detrimento dell\u2019Italia.\u00a0I limiti politici strutturali della BCE\u00a0le impediscono&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":86,"featured_media":36726,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/Voci-dallestero.jpeg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-cEF","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/48649"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/86"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=48649"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/48649\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":48652,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/48649\/revisions\/48652"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/36726"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=48649"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=48649"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=48649"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}