{"id":48685,"date":"2019-02-12T02:05:57","date_gmt":"2019-02-12T01:05:57","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=48685"},"modified":"2019-02-11T22:10:32","modified_gmt":"2019-02-11T21:10:32","slug":"latte-cagliato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=48685","title":{"rendered":"Latte cagliato"},"content":{"rendered":"<p>di ANDREA ZHOK (FSI Trieste)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ieri si \u00e8 assistito ad una protesta clamorosa dei produttori di latte ovino sardo. Secondo quanto leggiamo dai giornali, due anni fa il prezzo del latte era di 1,20 euro al litro, l&#8217;anno scorso di 85 centesimi, oggi \u00e8 sceso a 60 centesimi (44 quello di capra).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il problema dipende a quanto pare in prima istanza dalle oscillazioni del prezzo del pecorino romano (in cui confluisce il 60% della produzione di latte ovocaprino), e in seconda istanza dalle importazioni di latte estero a buon mercato per la lavorazione casearia in Sardegna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo \u00e8 uno dei classici casi su cui si misurerebbe la differenza tra politiche liberiste (e globaliste) e politiche sovraniste di tipo socialdemocratico (o socialista).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lasciar fare al mercato significa tre cose:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1) lasciar dispiegare oscillazioni dei prezzi incontrollate e potenzialmente molto rilevanti (qui di oltre il 100% in due anni);<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2) avviare una competizione al massimo ribasso tra produttori;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">3) ridurre tendenzialmente il numero dei produttori e concentrare la produzione in pochi paesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo punto tende a spezzare la schiena ai piccoli produttori, a quelli non coperti da rilevanti riserve di liquidit\u00e0, e in generale costringe il sistema produttivo a finanziarizzarsi (i &#8216;derivati&#8217; nascono proprio per coprire situazioni di incertezza circa i futuri prezzi di mercato); va da s\u00e9 che sotto queste condizioni ogni produzione che non sia grande produzione industriale, dotata di competenze finanziarie, \u00e8 destinata a soccombere; in tutti i casi in cui questa dinamica si avvia la qualit\u00e0 e tipicit\u00e0 della produzione viene sacrificata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il secondo punto distrugge la qualit\u00e0 della vita dei lavoratori, ovunque essi siano. Se oggi il latte sardo costa pi\u00f9 di quello rumeno, e perci\u00f2 la sua produzione viene soppiantata, domani il latte rumeno coster\u00e0 magari pi\u00f9 del latte marocchino, e dopodomani quello marocchino pi\u00f9 di quello munto da schiavi gambiani con mucche cinesi biologicamente modificate. In questo processo solo degli sciocchi (o dei mentitori interessati) possono affermare che l&#8217;apertura dei mercati significhi un trasferimento di ricchezza dai pi\u00f9 abbienti ai meno abbienti. Il &#8216;vincitore&#8217; provvisorio al massimo ribasso \u00e8 gi\u00e0 un perdente proprio per avere vinto in quel modo, che lo condanner\u00e0 domani a ridurre ancora le pretese sotto la minaccia di un competitore ancora pi\u00f9 maltrattato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il terzo punto incentiva i paesi a specializzarsi nella produzione di pochissimi prodotti, su cui sono comparativamente pi\u00f9 competitivi (secondo la teoria dei costi comparati di Ricardo). Ci\u00f2 crea le condizioni tendenziali per avere paesi fragili, incapaci di contare su introiti passabilmente stabili, e dunque privi di welfare e tutele sociali; questo perch\u00e9 con poche produzioni concentrate basta l&#8217;oscillazione marcata del prezzo di un prodotto perch\u00e9 l&#8217;intera economia possa andare a rotoli (\u00e8 quello che successe, ad esempio, con il crollo del prezzo della canna da zucchero a Cuba, prima della rivoluzione castrista).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutte e tre queste dinamiche sono caratteristiche del liberismo e della globalizzazione economica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il correttivo non \u00e8 l&#8217;abolizione del mercato o degli scambi internazionali, ma semplicemente l&#8217;esercizio di supervisione, controllo e mediazione da parte dello Stato, nel nome dell&#8217;interesse nazionale, della qualit\u00e0 dei prodotti e delle condizioni del lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Interventi come sussidi pubblici mirati, accordi per imporre tetti minimi ai prezzi, e\/o dazi doganali, sono le forme in cui si pu\u00f2 mantenere la capacit\u00e0 del mercato di esplorare le capacit\u00e0 produttive e i costi di produzione, senza soccombere agli squilibri degenerativi menzionati. Qui continua ad esserci mercato, e continuano ad esserci scambi internazionali, ma lo Stato nell&#8217;interesse pubblico opera da mediatore e moderatore degli squilibri che il mercato inesorabilmente crea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I soggetti, i partiti, le istituzioni che nel nome del libero mercato si oppongono di principio a queste soluzioni di moderazione e mediazione sono ordinamenti sociali dannosi, che, per il bene comune, dovrebbero scomparire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli Stati che si sottraggono a quei compiti, che lo facciano volentieri o controvoglia, comunque vengono meno alla loro funzione fondamentale e tradiscono ci\u00f2 che conferisce loro senso.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ANDREA ZHOK (FSI Trieste) Ieri si \u00e8 assistito ad una protesta clamorosa dei produttori di latte ovino sardo. 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