{"id":48709,"date":"2019-02-12T11:30:53","date_gmt":"2019-02-12T10:30:53","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=48709"},"modified":"2019-02-12T09:47:56","modified_gmt":"2019-02-12T08:47:56","slug":"colin-crouch-identita-perdute-globalizzazione-e-nazionalismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=48709","title":{"rendered":"Colin Crouch, \u201cIdentit\u00e0 perdute. Globalizzazione e nazionalismo\u201d"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>TEMPO FERTLE (Alessandro Visalli)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Leggeremo il recentissimo nuovo <a href=\"https:\/\/amzn.to\/2B2YvKY\">libro<\/a> del famosissimo politologo inglese Colin Crouch, reso letteralmente una star dal suo libro del 2000, \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2013\/09\/colin-crouch-postdemocrazia.html\">Postdemocrazia<\/a><\/em>\u201d quando era direttore dell\u2019<em>Istituto di Governance e Public Management<\/em> alla Business School dell\u2019Universit\u00e0 di Warwick. Il libro del 2000 ha avuto un indubbio merito, e per questo \u00e8 inevitabilmente presente in ogni opera successiva: quello di aver sollevato la questione dell\u2019erosione della democrazia ad opera dell\u2019estremismo liberale quando ancora poche voci<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a> si erano alzate ad avvertire del rischio. Successivamente sar\u00e0 una valanga<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>, e poi dal 2008 una eruzione<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>. Lo stesso Crouch fa peraltro seguire al suo primo libro di grande successo altri due libri significativi<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma se nel 2000 Crouch, che in fondo insegnava in scuole di economia, parla di cercare di \u2018conservare il dinamismo e lo spirito intraprendente del capitalismo\u2019<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5] (<\/a>scendendo a patti con il capitalismo finanziario), ma vede come \u201cchiedere la luna\u201d l\u2019ipotesi di \u201cporre tale richiesta a livello globale\u201d\u00a0oggi sembra aver cambiato completamente idea; allora\u00a0le grandi organizzazioni sovranazionali<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a> \u201csta[va]no andando nella direzione opposta\u201d, per cui intravedeva ed indicava \u201cspazio per contrattaccare a livello nazionale sul piano economico\u201d (p.121), riducendo la confusione di funzioni e competenze tra governo ed imprese, adesso pi\u00f9 o meno gli stessi fatti conducono a conclusioni opposte. Nella battaglia, cui ha deciso di partecipare da una parte specifica, tra globalismo e resistenze nazionali (preferirei dire, anche nei termini del libro del 2000 del nostro \u2018tra globalismo e democrazia\u2019) oggi Crouch ritiene che \u201cpossiamo avere un qualche controllo su un mondo caratterizzato da un\u2019interdipendenza sempre maggiore solo attraverso lo sviluppo di identit\u00e0 e istituzioni democratiche e di governo in grado di spingersi oltre la dimensione dello Stato-nazione\u201d (p.5).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/4.bp.blogspot.com\/-Vbg3tRP1fA8\/XE4qCI60iyI\/AAAAAAABfDI\/w130vQU2Q347VlmarfcZeU7ul_-U3-ZhwCLcBGAs\/s320\/identit%25C3%25A0%2Bperdute.jpg\" width=\"209\" height=\"320\" border=\"0\" data-original-height=\"499\" data-original-width=\"327\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cosa \u00e8 cambiato in questi intensissimi diciotto anni? Naturalmente c\u2019\u00e8 stata quella che chiamer\u00e0 la \u201c<em>quarta fase<\/em>\u201d del processo di mondializzazione, seguito agli accordi del Wto e alla espansione imperiale<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a> che \u00e8 conseguenza della ritirata del contropotere del blocco socialista. Abbiamo assistito alla irresistibile ascesa, prima e dopo il crac del 2007-8, di un modello di accumulazione finanziario che \u00e8 capace di mettere a valore (anche se fragile e \u201cfittizio\u201d<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a>) ogni aspettativa di flusso, e che per crescere, pena l\u2019immediato crollo, deve \u201cinvadere e usare altri settori\u201d in modo compulsivo, espandendo \u201cil margine sistemico\u201d, il quale, come sostiene Saskia Sassen, \u00e8 il luogo in cui \u201csi estrinseca la dinamica chiave dell\u2019espulsione\u201d. Dunque anche \u201cil rapporto fra l\u2019odierno capitalismo avanzato e le forme pi\u00f9 tradizionali di capitalismo di mercato\u201d, assomiglia sempre pi\u00f9 ad una forma di \u201caccumulazione sempre pi\u00f9 primitiva\u201d, una \u201cbruta semplicit\u00e0\u201d<a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a>, di predazione. Nel \u201c<em>margine sistemico<\/em>\u201d sono stati presi anche i sistemi di welfare per la stessa, semplice, motivazione di \u201cbruta semplicit\u00e0\u201d per la quale il capitale nazionale (quello non dedito alle esportazioni, non \u201cinnovativo e competitivo\u201d, quello concentrato sul servizio di bisogni locali, nazionali) \u00e8 abbandonato alla contrazione:\u00a0<em>non \u00e8 pi\u00f9 necessario<\/em>\u00a0a chi \u00e8 passato per la fucina delle innovazioni tecniche, organizzative e finanziarie degli anni ottanta e novanta. Per come la metteva Sassen, in altre parole, se gli elementi costitutivi del sistema,\u00a0quelli che <em>vengono incorporati come obiettivi naturali delle politiche<\/em>, non riguardano pi\u00f9 produzione e consumo di massa, quel che accade \u00e8 semplice: lo spazio degli espulsi si espande e diventa anche sempre pi\u00f9 differenziato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qualche numero per capire quanto si espande lo spazio degli espulsi e quanto si fortifica quello degli inclusi: secondo una recente ricostruzione<a href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a> di Salvatore Biasco l&#8217;80% dei profitti nel mondo \u00e8 prodotto dal 10% delle societ\u00e0, il 2% delle multinazionali (su una base di oltre 40.000) possiede l&#8217;80% del controllo delle stesse, un nucleo ancora pi\u00f9 piccolo di 147 multinazionali, ne possiede il 40%, di queste 100 sono finanziarie. A grandi linee 100 multinazionali finanziarie controllano qualcosa come il 30% dei profitti nel mondo. Profitti che dipendono in parte molto rilevante dall&#8217;appropriazione della propriet\u00e0 intellettuale. Con la stessa tendenza alla concentrazione bisogna ricordare che il 70% del commercio mondiale dipende dalle multinazionali (e che, dunque, circa 400 multinazionali, per lo pi\u00f9 americane, generano pi\u00f9 di met\u00e0 del commercio mondiale).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo stesso Colin Crouch, nel 2011, riteneva<a href=\"#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[11]<\/a> che fosse necessario \u201ctenere sotto pressione\u201d la grande impresa e che non si potesse giudicare l\u2019incremento globale di efficienza senza aver cura di prestare attenzione alla sua distribuzione<a href=\"#_ftn12\" name=\"_ftnref12\">[12]<\/a>. Inoltre richiamava e discuteva le tesi della \u201c<em>Public Choise<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn13\" name=\"_ftnref13\">[13]<\/a>, secondo la quale tutte le attivit\u00e0 statali sono espressione di un egoismo che trova i suoi canali di espressione attraverso l\u2019azione delle lobbies politiche (come Partiti, Sindacati e via dicendo). Certo, gi\u00e0 nel 2011, mentre definiva la democrazia come presidio principale dell\u2019agenda pubblica e collettiva, invitava le forze del \u201ccentrosinistra\u201d a guardare oltre lo Stato centralizzato e temeva il rischio di scivolare in un \u201cnazionalismo irrazionale\u201d che potrebbe rivolgersi contro migranti e minoranze etniche. All\u2019epoca la sua diagnosi era la seguente: \u201cman mano che in molti paesi la competizione formale tra i partiti si svuota di contenuti \u2013 anche perch\u00e9 tutti i partiti fanno sostanzialmente proprio un ordine del giorno stabilito dalle imprese -, i movimenti xenofobi emergono come uniche fonti autentiche di novit\u00e0 e di scelta: essi non fanno altro che estremizzare quell\u2019esaltazione competitiva dell\u2019identit\u00e0 nazionale accettata da quasi tutte le sfumature dell\u2019opinione politica.\u201d<a href=\"#_ftn14\" name=\"_ftnref14\">[14]<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il dilemma in cui porta il suo pensiero, tra convinzione che la riduzione di scambi e commerci porti necessariamente una riduzione di ricchezza<a href=\"#_ftn15\" name=\"_ftnref15\">[15]<\/a> e il fatto che i diritti nazionali di cittadinanza sono \u201cl\u2019unica arma per difenderci dal potere delle Tnc [imprese transnazionali] di stravolgerci la vita\u201d, lo conduce gi\u00e0 allora ad appoggiare la sua speranza alla \u201c<em>societ\u00e0 civile postnazionale<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn16\" name=\"_ftnref16\">[16]<\/a>, o, per essere pi\u00f9 precisi, sulla tensione nel quadrilatero Stato \u2013 mercato \u2013 grandi imprese transnazionali \u2013 societ\u00e0 civile (anche transnazionale).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dunque Crouch era da tempo su questa strada cui perviene oggi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><u>\u201cIl dilemma Kuzmanovic-Autain\u201d<\/u><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per\u00f2 cosa fa andare ben oltre queste posizioni, come vedremo, Crouch, passati sette anni? Io credo che abbia ormai preso una decisione definitiva lungo quello che vorrei chiamare \u201c<em>il dilemma Kuzmanovic-Autain<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn17\" name=\"_ftnref17\">[17]<\/a>, ovvero tra l\u2019aspirazione alla riconquista dei ceti popolari, contendendo l\u2019egemonia alla destra sul campo largo, e la difesa delle aree di consenso residue che alla fine possono essere conservate solo su temi morali, data la divergenza degli interessi. Di fatto uno scontro tra \u2018nuvole verbali\u2019<a href=\"#_ftn18\" name=\"_ftnref18\">[18]<\/a> e scelte difficili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Crouch, di fronte alla necessit\u00e0 di riconoscere il danno che i processi di globalizzazione, appoggiati e promossi anche dalla sinistra della \u2018<em>terza via<\/em>\u2019<a href=\"#_ftn19\" name=\"_ftnref19\">[19]<\/a>, producono tuttavia si sofferma su l\u2019impatto positivo per paura delle conseguenze di una posizione coerente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Leggiamo:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cosservare la questione da questo punto di vista rivela il danno prodotto dalla globalizzazione, ma anche l\u2019impatto positivo dell\u2019innovazione, della ricchezza crescente e della diversit\u00e0 culturale in altre localit\u00e0 e settori. Questi sono in genere luoghi cosmopolitici che hanno attratto immigrati da tutto il mondo, che hanno offerto il loro contributo all\u2019innovazione e alla diversit\u00e0. Cercare di tornare indietro nel tempo significa voler porre fine a questo dinamismo\u201d (p.47).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Qui il conflitto di classe \u00e8 nominato con precisione<\/em>. Ci sono aree sociali e settori economici, oltre che distretti territoriali, che hanno subito un danno, non si nega, ma altri si sono arricchiti, sia in termini economici che sociali e culturali. Questi vincenti della globalizzazione sono quelli a cui guarda il \u201c<em>corno-Autain<\/em>\u201d del dilemma sopra citato, e sono cosmopoliti, dinamici, ottimisti e sicuri di s\u00e9. I perdenti della globalizzazione, invece, cui guarda il \u201c<em>corno-Kuzmanovic<\/em>\u201d, sono all\u2019opposto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Guardare, anche se in modo parzialmente inconsapevole, all\u2019enormemente complesso intreccio di questioni sollevato dalla tarda globalizzazione in corso, dal solo punto di vista degli integrati e vincenti, porta per\u00f2 ad una lunga serie di accettazioni di costrutti teorici mainstream e neoliberali da parte di Colin Crouch, e, in alcuni casi, ad arretramenti rispetto alle posizioni assunte nei libri precedenti. Gi\u00e0 all\u2019avvio nel definire la situazione in corso \u201cscontro epico tra globalizzazione e un risuscitato nazionalismo\u201d attiva lo schema portante <em>avanti\/dietro<\/em> che Charles Taylor individua come costitutivo di una \u201ctopografia morale\u201d necessaria al controllo di s\u00e9<a href=\"#_ftn20\" name=\"_ftnref20\">[20]<\/a>. La questione che pone Crouch, nella sua frase di avvio \u00e8 quella che definisce il testo: <em>chiamare a raccolta<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In modo non dissimile dalla Autain il politologo inglese cerca di indicare un modo di stare, di avere una posizione <em>e quindi un s\u00e9<\/em>, nello spazio confuso del presente. Come diversamente mostra anche Jonathan Friedman<a href=\"#_ftn21\" name=\"_ftnref21\">[21]<\/a> le classi medie che si sentono \u00e9lite sono confuse e spaventate, sentono di non capire pi\u00f9 il mondo e di perdere i riferimenti in esso. Dunque sviluppano un pi\u00f9 rigido \u201cspazio di questioni\u201d, che includa e fissi \u201ccome si deve essere\u201d, come ci si prospetta davanti al buono, al giusto, al moralmente degno. Uno spazio nel quale ci si possa comprendere come esseri capaci di azione morale e nel quale individuare devianti e non.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La questione centrale, che definisce questo posizionamento morale, \u00e8 quella del moderno e della tradizione, alla fine il discorso \u00e8 attratto irresistibilmente da uno schema storico: <em>illuminismo vs tradizionalismo <\/em>e quindi <em>ragione verso emozione ed oscurantismo<a href=\"#_ftn22\" name=\"_ftnref22\"><strong>[22]<\/strong><\/a><\/em>. La globalizzazione, pur conoscendo tutte le sue problematiche e lati oscuri, \u00e8 \u201c<em>in primo luogo -scrive Crouch- lo sviluppo in buona parte del pianeta di relazioni economiche relativamente senza restrizioni<\/em>\u201d. Ovvero \u00e8, alla fine, uno spazio di libert\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una volta che si sceglie di credere a questa posizione, evidentemente parziale, se non direttamente falsa<a href=\"#_ftn23\" name=\"_ftnref23\">[23]<\/a>, ogni \u201cimplicazione sociale e politica pi\u00f9 ampia\u201d che questa possa comportare, \u00e8 secondaria, o \u00e8 pericolosa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti Crouch nega che la questione sia di classe, che ci siano dei problemi di distribuzione, di spinta alla ineguaglianza, o meglio, li riconosce, ma opera attentamente per porli in angolo, per definirli come eccezioni e questioni relative, comunque come \u2018danni collaterali\u2019 necessari. Certo, da ridurre, ma non sufficienti per mettere in questione quello che \u00e8 il centro del s\u00e9 del \u201c<em>corno-Autain<\/em>\u201d che ha scelto, ormai, di sposare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>La minaccia, casomai, \u00e8 identitaria<\/em>. Come scrive, \u201cla globalizzazione \u00e8, per molti, un attentato alla loro voglia di sentirsi orgogliosi nei vari ambiti di vita: nel loro lavoro, nella loro identit\u00e0 culturale, nella loro comunit\u00e0, nelle citt\u00e0 e nei paesi in cui vivono, quell\u2019ampio fascio di idee che costituiscono la nozione tedesca di heimat\u201d (p.4).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><u>Moderni e non<\/u><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 questione di classe, perch\u00e9 si tratta, piuttosto, di tipo di lavoro. Questa \u00e8 la soluzione trovata, sul piano analitico, per individuare una differenza antropologica che non implichi una questione di sfruttamento: lavorare in settori favoriti dalla globalizzazione, ovvero da quel set di tecnologie, modi di comunicazione e stili di relazione della modernit\u00e0, porta secondo le fonti di Crouch ad essere tranquilli ed orgogliosi di s\u00e9; lavorare nei settori meno dinamici, \u201canche se conducono una vita agiata\u201d, al contrario spaventati e bisognosi di protezione, essi vogliono certezze perch\u00e9 sono sconcertati e le cercano nel \u201cmondo del passato\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>I primi progrediscono, i secondi arretrano. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto il libro ripete continuamente questa sorta di favola morale e reiteratamente afferma, senza vere e proprie argomentazioni, che \u201cpossiamo ottenere qualche controllo sul mondo che \u00e8 caratterizzato da un\u2019interdipendenza sempre maggiore solo attraverso uno sviluppo di identit\u00e0 e istituzioni democratiche e di governo in grado di spingersi oltre la dimensione dello Stato-nazione\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 dunque evidente, passando sul piano politico, che \u201c<em>la sinistra socialdemocratica deve porsi dalla parte della globalizzazione contro i nuovi nazionalismi<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn24\" name=\"_ftnref24\">[24]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel farlo deve mettere in connessione diversi radicamenti identitari, sovrapponendoli l\u2019uno dentro l\u2019altro \u201ccome una Matrioska\u201d<a href=\"#_ftn25\" name=\"_ftnref25\">[25]<\/a>. Questa immagine, per la quale ognuno pu\u00f2 considerarsi, senza alcuna contraddizione e\/o conflitto interiore, abitante del mio quartiere a Napoli, ma anche campano, italiano e quindi cittadino parimenti europeo e del mondo intero, sembra tranquilla ed ovvia. Vi si oppone, secondo la visione proposta, una identit\u00e0 che ad un certo punto trova un confine invalicabile e si oppone a chi sia altrove rispetto ad esso. Una identit\u00e0 che pensa di \u201cstare in piedi da sola\u201d, anzich\u00e9 puntare alla cooperazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 in questo contesto, ripresa dello schema <em>ragione vs oscurantismo<\/em>, <em>modernit\u00e0 vs conservazione<\/em>, che trova spazio l\u2019attacco diretto a quella che nel libro del 2013 chiamava \u201cla socialdemocrazia conservatrice\u201d, e ora identifica pi\u00f9 precisamente con la sinistra che si oppone alla globalizzazione. Ma prima ricostruisce gli argomenti che a suo parere il nazionalismo di sinistra propone:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>La globalizzazione ha esteso l\u2019impatto del capitalismo, consentendogli di distruggere i meccanismi di governo democratico e di trascurare i bisogni collettivi,<\/li>\n<li>Di fatto il livello pi\u00f9 alto di governance democratica fin ora raggiunto \u00e8 nello Stato-nazione,<\/li>\n<li>Lo Stato-nazione \u00e8 anche un centro di identificazione e di affidamento,<\/li>\n<li>Il welfare state \u00e8 una costruzione nazionale che attinge ad una solidariet\u00e0 concreta non estendibile all\u2019infinito,<\/li>\n<li>Le forme pi\u00f9 forti di welfare state si sono sviluppate in condizioni di omogeneit\u00e0 etnica e culturale, sembra dunque \u201cesserci una relazione inversa tra un forte Stato sociale e un multiculturalismo liberale\u201d,<\/li>\n<li>\u00c8 quindi necessaria una svolta che preveda tutela economica e controlli sui capitali e restrizioni all\u2019immigrazione e, in Europa, un freno all\u2019integrazione.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa descrizione, che ripercorre al punto 5 una classica tesi neoliberale<a href=\"#_ftn26\" name=\"_ftnref26\">[26]<\/a>, non infondata ma certo rudimentale, riceve una confutazione altamente istruttiva: \u201c<em>ogni passaggio nella progressione di questo ragionamento \u00e8 del tutto logico, ma a partire dal punto 5 il discorso inizia a sfociare, anche se con motivazioni differenti, nelle posizioni della destra xenofoba<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uniformati in questo attacco dalla logica profondamente identitaria, quella che Friedman chiama \u201c<em>logica associativa<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn27\" name=\"_ftnref27\">[27]<\/a>, che si rifiuta all\u2019argomentazione neutralizzando la controparte grazie alla mossa di attribuirgli l\u2019autoevidenza della colpa sono France Insoumise, Corbyn ed il Labour relativo, autori come Wolfgang Streeck e David Goodhart. In questo modo, secondo la tecnica \u2018politicamente corretta\u2019, si ha un utilizzo politico della morale per controllare la comunicazione e censurarla\u00a0<em>ab origine<\/em>\u00a0in tempi di incertezza<a href=\"#_ftn28\" name=\"_ftnref28\">[28]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il timore \u00e8 che ragionamenti pur sensati portino ad una sorta di resistenza conservatrice nei confronti del cambiamento, in particolare nei confronti di quelle posizioni che \u201ccercano di spostare la politica democratica e i sentimenti di solidariet\u00e0 umana al di fuori dello stato nazione\u201d, rischiando di restare \u201ccongelata nel tempo\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dunque ricapitoliamo a questo punto:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li><em>la sinistra \u201cconservatrice\u201d<\/em>, che cerca di recuperare le capacit\u00e0 dello Stato nazionale contro gli effetti deleteri della globalizzazione e del processo ad essa subalterno della unificazione guidata dal mercato europea, rischia per Crouch di retrocedere a fasi storiche superate e di essere subalterna della destra,<\/li>\n<li><em>la destra radicale<\/em> \u00e8 invece determinata a continuare le politiche di classe che fondano il potere della sua base sociale<a href=\"#_ftn29\" name=\"_ftnref29\">[29]<\/a>, ma al contempo \u00e8 consapevole degli effetti distruttivi di queste politiche sui marginali<a href=\"#_ftn30\" name=\"_ftnref30\">[30]<\/a> che cerca di mobilitare come base di massa<a href=\"#_ftn31\" name=\"_ftnref31\">[31]<\/a>, e cerca di risolvere l\u2019equazione politica deviando la tensione e il rancore sui pi\u00f9 deboli ed i non cittadini, in base ad un classico effetto \u201c<em>capponi di Renzo<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn32\" name=\"_ftnref32\">[32]<\/a>, il caso ungherese \u00e8 esemplare in tal senso<a href=\"#_ftn33\" name=\"_ftnref33\">[33]<\/a>, come quello italiano<a href=\"#_ftn34\" name=\"_ftnref34\">[34]<\/a>,<\/li>\n<li><em>la posizione frontista<\/em>, cui tende, per espressa ammissione, l\u2019autore, di \u201calleanza tra le forze moderate di sinistra e destra contro le forze xenofobe per una globalizzazione regolamentata\u201d, che in Italia vede in campo la proposta avanzata da Calenda<a href=\"#_ftn35\" name=\"_ftnref35\">[35]<\/a>, ha in s\u00e9 il pericolo del continuismo con l\u2019assetto delle \u2018grandi coalizioni\u2019 che ha condotto a questo punto la situazione<a href=\"#_ftn36\" name=\"_ftnref36\">[36]<\/a>.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><u>La ritirata sulla \u201cterza via\u201d<\/u><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come si vede Crouch, malgrado la sua decennale critica della posizione della \u201c<em>terza via<\/em>\u201d blairiana, di fronte al rischio di una critica radicale della globalizzazione, e del mutamento di posizione che richiede, ripiega espressamente sulle posizioni che criticava. Consapevole che l\u2019alleanza al centro, il \u201ccentro radicale\u201d di Schroder e Blair, ha condotto la politica europea all\u2019attuale disastro elettorale<a href=\"#_ftn37\" name=\"_ftnref37\">[37]<\/a>, purtuttavia vi si rifugia. Aiuta a comprendere questa apparentemente strana mossa il concetto di \u201c<em>estremo centro<\/em>\u201d di Alain Deneault<a href=\"#_ftn38\" name=\"_ftnref38\">[38]<\/a>: l\u2019abolizione della pertinenza dell\u2019asse sinistra-destra avviene a partire da un discorso che \u00e8 sia <em>esclusivo<\/em> (ovvero per \u2018ceti riflessivi\u2019, colti e razionali) sia <em>escludente<\/em> (ovvero unico giusto, con la conseguenza che si pu\u00f2 essere solo a favore oppure contro). L\u2019estremismo di questo centro non \u00e8 politico o sociale, ma <em>\u00e8 morale<\/em>, e si autorappresenta come discorso centrale, dotato di tutti gli attributi positivi (meditato, pragmatico, vero, normale, giusto, equilibrato, razionale, ragionevole) e quindi \u00e8 anche l\u2019unico legittimo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Naturalmente la costruzione di questo discorso equilibrato e razionale passa per una narrazione storica che cerca di allineare i fatti recenti su un percorso di logico sviluppo e progressivo. A tal fine divide, sulla base di una lettura sincretica di testi anche molto diversi gli uni dagli altri<a href=\"#_ftn39\" name=\"_ftnref39\">[39]<\/a>, la globalizzazione in quattro fasi successive:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li><em>l\u2019imperialismo europeo<\/em> (o \u201cprima mondializzazione\u201d, tema toccato nel libro di Rodrik in chiave critica) che negli anni tra le due guerre ha un deciso ripiegamento (durante il quale, come non ricorda l\u2019autore, prende forma il New Deal<a href=\"#_ftn40\" name=\"_ftnref40\">[40]<\/a>);<\/li>\n<li><em>la riduzione tariffaria guidata dagli Usa<\/em> nel dopoguerra ed il processo di integrazione europea durante il quale cresce il welfare state in quanto il commercio vi viene subordinato e il controllo dei capitali e dei flussi di persone resta forte come nel periodo di interludio;<\/li>\n<li><em>la fase di deregolamentazione neoliberale<\/em>, che segue alla crisi del modello temperato precedente secondo l\u2019autore causata essenzialmente dall\u2019incremento del costo delle materie prime e dall\u2019inflazione, in questa fase si ha un aumento dei tassi di disoccupazione e danni ai settori industriali consolidati, ed ai relativi territori, la deregolamentazione finanziaria assume un ruolo centrale,<\/li>\n<li><em>la fase di accelerazione della globalizzazione<\/em>, nel quale in Europa si costituisce il Mercato Unico e crolla il comunismo ed il suo sistema di potere imperiale, al contempo dal 2000 accelera l\u2019ascesa dell\u2019estremo oriente, attori giudicati centrali sono l\u2019Omc e le Ue.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il giudizio complessivo di questa evoluzione, in modo non inaspettato date le premesse, \u00e8 che si \u00e8 trattato di \u201cun gioco a somma positiva\u201d. Insomma, \u201c<em>la globalizzazione per molti versi ha seguito le classiche aspettative degli economisti sul fatto che ci sarebbero stati vantaggi reciproci derivanti dall\u2019espansione del libero commercio<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn41\" name=\"_ftnref41\">[41]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Certo, \u00e8 anche vero che \u201cla globalizzazione provoca un aumento delle migrazioni\u201d, e queste hanno effetti culturali rilevanti, dunque Crouch \u00e8 costretto a guardarla pi\u00f9 da vicino. Lo fa appoggiandosi sull\u2019argomentazione dell\u2019ultimo Milanovic<a href=\"#_ftn42\" name=\"_ftnref42\">[42]<\/a>: tra gli utili della fase c\u2019\u00e8 l\u2019enorme crescita della Cina<a href=\"#_ftn43\" name=\"_ftnref43\">[43]<\/a>, e tra i danni collaterali l\u2019aumento dell\u2019ineguaglianza nella maggior parte dei paesi. Il paradosso \u00e8 che l\u2019ineguaglianza <em>tra<\/em> Stati \u00e8 calata (con importanti eccezioni in due continenti, Africa e America del Sud) ma quella <em>entro<\/em> gli Stati \u00e8 cresciuta. Un paradosso che \u00e8 naturalmente solo apparente, perch\u00e9 \u00e8 causato dal vero agente della globalizzazione, <em>i capitali mobili<\/em>, e dai suoi veicoli, <em>le grandi societ\u00e0 transnazionali<\/em>. Sono infatti essenzialmente le grandi societ\u00e0 che mobilitano ed utilizzano immani flussi di capitale libero e irresponsabile (ovvero disponibile a spostarsi improvvisamente, e quindi potentissimo) per ricercare localmente le condizioni di massimo sfruttamento dei fattori locali, in primis il lavoro. Dunque <em>la stessa forza<\/em> trascina in alto i pochi (in senso relativo) connessi con la meccanica di valorizzazione in posizione dominante (azionisti, manager apicali, lavoratori strategici), e in basso i \u2018sostituibili\u2019, ovunque essi siano. L\u2019effetto di riduzione dell\u2019ineguaglianza tra Stati \u00e8, alla fine, solo un effetto di rappresentazione, dipende dall\u2019indicatore usato (il Pil aggregato), ma \u00e8 la somma di pochi, qui e l\u00ec, che si arricchiscono e moltissimi, anche essi ovunque, che si impoveriscono. Anche il guadagno di reddito per i lavoratori che si registra nei paesi di destinazione dei flussi di capitale e di provenienza delle merci, \u00e8 inferiore alla perdita di reddito di quelli che restano nelle aree di provenienza dei capitali e di destinazione delle merci. Se non lo fosse la globalizzazione mancherebbe il suo scopo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Crouch, invece, in un capitolo particolarmente povero di riferimenti, nel quale non \u00e8 possibile dunque comprendere con precisione la fonte delle sue convinzioni, a dimostrazione dell\u2019ineluttabilit\u00e0 e utilit\u00e0 della globalizzazione produce una serie di affermazioni del tutto prive di argomentazione, a tutta evidenza per lui autoevidenti:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>anche se la Cina ha una grande produzione di acciaio (otto volte quella giapponese, e sette volte quella europea, oltre dieci volte quella americana) di cui solo un ottavo \u00e8 rivolta alle esportazioni (tab. 1, p.32) la perdita della globalizzazione provocherebbe un danno decisivo a causa della perdita delle pur modeste importazioni di acciaio (13 mt, ovvero un quindicesimo della produzione europea); questo danno non sarebbe compensato dal recupero dei posti di lavoro, dato che la loro perdita non dipende dal fatto che quasi tutto l\u2019acciaio mondiale \u00e8 prodotto in Cina e India, ma dalle innovazioni tecnologiche. Un argomento davvero rudimentale per un enorme dibattito<a href=\"#_ftn44\" name=\"_ftnref44\">[44]<\/a>, con conclusioni che vanno direttamente contro quella che Rodrik chiama \u201cla teoria standard del commercio internazionale\u201d (e per verificare la quale basta prendere in mano un manuale). Si pu\u00f2, ad esempio, leggere una ricerca di Autor, Dorn e Hanson del 2016<a href=\"#_ftn45\" name=\"_ftnref45\">[45]<\/a>. Ora, secondo l\u2019argomento proposto da Rodrik, al contrario di quanto presume implicitamente Crouch,\u00a0<em>anche il commercio incorpora, attraverso il lavoro contenuto nei prodotti, effetti di dumping sociale<\/em>(come si vede dalla ricerca di Autor, non ancora riassorbiti dopo quindici anni). Oggettivamente, per dinamica propria della situazione, i lavoratori sono stati posti davanti al ricatto di accettare minori condizioni o di perdere il lavoro. La competizione ineguale ha svuotato cos\u00ec le condizioni normative consolidate della distribuzione ammessa nel sistema politico-sociale del paese bersaglio. <em>Non \u00e8 affatto una circostanza teorica<\/em>, tutta la perdita di potere contrattuale, salari e condizioni di lavoro che rendono i lavoratori occidentali oggi molto meno tutelati dei loro padri o nonni viene da qui. Detto in altro modo, la circostanza per la quale oggi due persone giovani che lavorano normalmente non guadagnano abbastanza da potersi permettere una casa decente e condizioni dignitose di vita, per non parlare di figli, mentre i loro padri mantenevano la famiglia nella quale sono cresciuti lavorando da soli, dipende in grande misura da questo. In altre parole la \u201cporta sul retro\u201d dei commerci internazionali deregolati erode sostanzialmente gli standard di lavoro nazionali, ed \u00e8 per questo, precisamente, che sono stati promossi.<\/li>\n<li>Da questa limitatissima e parziale presentazione, invece, l\u2019autore deriva che \u201c\u00e8 possibile che senza la globalizzazione l\u2019automazione sarebbe stata pi\u00f9 lenta, poich\u00e9 le piccole imprese concorrenti, non si sarebbero prese la briga di migliorare la produttivit\u00e0, ma avrebbero continuato a utilizzare metodi meno efficienti a scapito dei loro clienti. Con una ridotta automazione ci sarebbe stata una carenza di manodopera, circostanza positiva per i lavoratori salariati nei settori interessati, ma che avrebbe provocato una lievitazione dei prezzi con probabilit\u00e0 di rallentare l\u2019innovazione dei processi produttivi, in quanto vecchi settori he usavano metodi superati si sarebbero aggrappati alle risorse umane e di capitale\u201d (p.34). Una notevole applicazione di modelli neoclassici inconsapevoli; si presume che l\u2019innovazione tecnologica sia guidata dalle grandi imprese in condizioni di monopolio, trascurando il ruolo cruciale della ricerca pubblica e dei relativi incentivi<a href=\"#_ftn46\" name=\"_ftnref46\">[46]<\/a>, e il nesso tra alti salari ed efficientamento dei cicli produttivi che lavora nella direzione esattamente opposta a quanto qui ipotizzato; inoltre per Crouch se \u201cci sarebbe stata carenza di manodopera\u201d (ovvero bassa disoccupazione) ne seguirebbe che la domanda interna sarebbe spinta. Ci\u00f2 \u00e8 riconosciuto in chiave negativa (\u201ccarenza di manodopera\u201d invece che \u201cbuona occupazione\u201d e \u201clievitazione dei prezzi\u201d invece che spinta alla domanda), e ne deriva una curiosa spinta a rallentare l\u2019innovazione. Tutta questa parte sembra ripresa parimente, incluso esempio sovietico, dalla letteratura della \u201c<em>Scuola di Chicago<\/em>\u201d che qualche anno fa criticava direttamente.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel seguito, nella foga di accumulare argomenti, l\u2019autore dimentica di aver scritto che la globalizzazione ha ridotto l\u2019occupazione in occidente e qualifica come \u201cmarginale\u201d il fenomeno (in effetti quello maschile \u00e8 calato in modo molto significativo, ma \u00e8 stato compensato da quello femminile che \u00e8 cresciuto), appena mezza pagina dopo dichiara che \u201ci tassi d\u2019occupazione nella maggior parte dei paesi sviluppati sono cresciuti in modo florido\u201d, ma al prezzo di maggiore precariet\u00e0. Anche qui la logica economica pencola, perch\u00e9 se i tassi salgono ci sono meno disoccupati, e questo rafforza le condizioni contrattuali dei lavoratori e dovrebbe ostacolare la precarizzazione. Ma se tutto ci\u00f2 fosse vero non si comprenderebbe il motivo per il quale tanti sono arrabbiati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti Crouch \u00e8 costretto, nell\u2019eroico tentativo di negare l\u2019evidenza e disinnescare l\u2019impressione che questa sia una questione di classe e di distribuzione (cosa che porterebbe l\u2019agenda verso la \u201csocialdemocrazia conservatrice\u201d), a cercare motivazioni esclusivamente culturali. Le trover\u00e0, come detto, nelle forme di lavoro che determinerebbero specifiche formazioni culturali ed orientamenti psicologici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il resto del paragrafo si dilunga sul progresso tecnologico ed il suo impatto (p.39), sugli effetti delle rilocalizzazioni industriali e la competizione dei governi per l\u2019attrazione (p.40), sulla relazione tra globalizzazione e migrazioni. Su questo tema ammette che c\u2019\u00e8 una relazione diretta, ma nega che questa possa provocare in generale impatto sui salari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con una struttura argomentativa che sembra mutuata dalla tecnica di Milton Friedman<a href=\"#_ftn47\" name=\"_ftnref47\">[47]<\/a> (allargare i casi particolari, mal descritti, e la confusione fino a poter concludere che sono tutti casi particolari e dunque non si pu\u00f2 decidere), conclude che l\u2019impatto dipende dai casi specifici. Qui si trovano due pagine con una serie vertiginosa di no-sense, ad esempio, \u201cun aumento della manodopera disponibile [se fosse occupata allo stesso salario dei presenti e senza sostituzione, ovvero in condizioni di piena occupazione] significa un aumento nel numero di consumatori e quindi un aumento della domanda\u201d. Non specificare la condizione di validit\u00e0 di questa affermazione, la piena occupazione e la sua permanenza, inficia completamente la conclusione. Di seguito postula una perfetta elasticit\u00e0 (classico postulato neoclassico) e quindi un impatto <em>positivo<\/em> sui salari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Naturalmente se cos\u00ec fosse la globalizzazione, la cui principale ratio \u00e8 ridurre i salari per ripristinare i profitti sfidati dalla conflittualit\u00e0 sociale e dalle altre condizioni degli anni settanta, non incentiverebbe affatto l\u2019immigrazione, e le varie associazioni degli imprenditori avrebbero esattamente l\u2019atteggiamento opposto a quello che hanno (ad esempio in Inghilterra, in Germania, in Ungheria ed in Italia).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Subito dopo, in un paragrafo straordinariamente confuso, ammette che in altre condizioni (ovvero in quelle che si danno) \u201cse non ci fosse disponibilit\u00e0 di lavoratori immigrati disponibili i datori di lavoro sarebbero forse costretti ad aumentare i salari per assumere il personale locale\u201d. Ma ora la domanda non dipende pi\u00f9 dagli occupati, e dai relativi salari, e quindi \u201cla domanda dei consumatori potrebbe essere insufficiente per sostenere un aumento dei salari\u201d, con danni ai servizi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, per uscire dalle contraddizioni in cui si \u00e8 avvolto, Crouch finisce per produrre un <em>argomentum a contrario<\/em> particolarmente scheletrico e fallace che termina in un dogma: \u201cl\u2019economia di mercato \u00e8 un gioco a somma positiva\u201d, purtroppo crea anche problemi locali e insicurezze nelle vite delle persone che si possono risolvere con opportune politiche compensative.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Stabilito definitivamente che qui non si sta parlando affatto di lotta di classe, Crouch pu\u00f2 rubricare tutta la faccenda sotto il tema \u201cinsicurezza\u201d, \u201cshock culturale\u201d, \u201cpatriarcato\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 questo il contesto nel quale \u00e8 richiamata la frase prima ricordata sul dinamismo della globalizzazione ed i suoi beneficiari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><u>La sovranit\u00e0 nazionale<\/u><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da tutto ci\u00f2 deriva che \u201cl\u2019idea di sovranit\u00e0 all\u2019interno dell\u2019economia moderna non \u00e8 pi\u00f9 applicabile\u201d (p.52), perch\u00e9 danneggerebbe la prosperit\u00e0 ottenuta e il dinamismo (di alcuni). Ormai \u201cil processo decisionale economico \u00e8 fondamentalmente sovranazionale\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per cui \u00e8 impossibile invertire la globalizzazione e \u201ctornare\u201d a una visione delle nazioni come entit\u00e0 sovrane. Ma questa, riconosce, \u201c\u00e8 l\u2019idea pi\u00f9 dinamica che nuove gran parte del mondo\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per comprenderla si improvvisa storico e, con l\u2019usuale mancanza di riferimenti riconoscibili, si lancia in una ventina di vertiginose pagine di ricostruzione dell\u2019emergenza dello Stato-nazione, nella fase pre-illuminista e poi a seguito della rivoluzione francese, inquadrate in una scheletrica ricostruzione morale della lotta tra bene \/male incarnata nella lotta tra secolarizzazione e razionalizzazione, da una parte, ed oscurantismo dall\u2019altra. Il fine \u00e8 di collegare il razionalismo con la volont\u00e0 di cambiamento e di innovazione, e queste con la \u201cscienza dell\u2019economia classica\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si arriva a queste definizioni strutturanti, ed altamente significative, del conflitto politico moderno:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201c<em>se intendiamo per \u2018destra\u2019 gli interessi del potere costituito e chi difende la sicurezza che questo offre e utilizziamo \u2018sinistra\u2019 per indicare chi \u00e8 insoddisfatto di come stanno le cose e cerca di sfidare lo status quo notiamo che i conservatori rappresentano sempre la destra, per definizione<\/em>\u201d (p.69).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Una definizione imbarazzante, ma che presa sul serio porterebbe a definire \u2018destra\u2019 proprio la sua posizione<\/em>; infatti il potere costituito \u00e8 certamente quello insediato nella globalizzazione (basti pensare alla finanza ed al sistema della grandi imprese transnazionali), e questo offre sicurezza ai ceti che Crouch difende, i quali infatti ne sono pi\u00f9 che soddisfatti. Gli insoddisfatti (eufemismo in questo caso) sono tutti dall\u2019altra parte, come la sfida allo status quo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma l\u2019autore si sente dalla parte del coraggioso che sfida il potere, e rigetta la sicurezza, e vede chi cerca di conservare il progresso sociale e la democrazia come \u2018destra\u2019. A questo fine ha speso l\u2019intero excursus economico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo punto non suona pi\u00f9 strano che, come ricorda in seguito, \u201ci ceti popolari siano andati con la destra e la borghesia con la sinistra\u201d. I primi lo hanno fatto perch\u00e9 sono di destra e vogliono difendere le sicurezze e i secondi perch\u00e9 sono di sinistra e coraggiosi, ottimisti, aperti al futuro ed all\u2019innovazione<a href=\"#_ftn48\" name=\"_ftnref48\">[48]<\/a>. Lo schema \u00e8 antico, se ne possono trovare tracce persino nei dialoghi platonici, e in linea diretta in tutte le posizioni che gli ottimati nella storia hanno preso per respingere la plebe che irragionevolmente voleva una parte<a href=\"#_ftn49\" name=\"_ftnref49\">[49]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma a questo punto gli serve un altro, ultimo ingrediente: la ricerca di Daniel Oesch gli fornisce una spiegazione alternativa alla posizione relativa nella distribuzione delle risorse economiche, per l\u2019opposizione di alcuni, anzi dei pi\u00f9. In realt\u00e0 chi \u00e8 occupato in compiti organizzativi, indipendentemente dalla ricchezza e reddito, tende ad essere autoritario, mentre chi \u00e8 impegnato nei lavori cognitivi e relazionali tende ad essere liberale<a href=\"#_ftn50\" name=\"_ftnref50\">[50]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Naturalmente ci\u00f2 significa che le identit\u00e0 di classe sono tramontate (p.84), e residuano forme identitarie difensive tra le quali la nazione. La tesi \u00e8, insomma, costruita sulla scorta delle posizioni degli anni novanta di autori come Castells e Bauman (messe in campo quando la risposta alla globalizzazione non era emersa e la crisi non aveva prodotto gli enormi smottamenti di senso attualmente in campo).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla fine <em>per queste ragioni<\/em> \u201csarebbe disastroso\u201d se il nazionalismo che si diffonde riuscisse ad \u201cinvertire la globalizzazione\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><u>La sinistra sovranista<\/u><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo questi lunghi preamboli, infine, conduce direttamente l\u2019attacco alle posizioni emergenti nel campo della sinistra contro la globalizzazione:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>alla posizione di Thomas Fazi e Bill Mitchell, che qualifica come \u201ci maggiori esponenti\u201d della tesi dello stato interventista e quindi sovrano, citando il libro \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2018\/12\/thomas-fazi-william-mitchell-sovranita.html\">Sovranit\u00e0 o barbarie<\/a><\/em>\u201d, del quale contesta le tesi keynesiane sulla base di semplici falsi<a href=\"#_ftn51\" name=\"_ftnref51\">[51]<\/a>, ricostruzione storiche mainstream ma non corrette n\u00e9 accurate<a href=\"#_ftn52\" name=\"_ftnref52\">[52]<\/a>, con repentini cambi di soggetto non esplicitati, e controfattuali arditi<a href=\"#_ftn53\" name=\"_ftnref53\">[53]<\/a>. Una delle cose pi\u00f9 significative della confutazione \u00e8 quando si oppone alla spesa pubblica con un argomento pienamente preso dalla cassetta degli attrezzi della \u201c<em>Scuola della Virginia<\/em>\u201d che aveva in precedenza aspramente criticato. Quindi si impegna nel seguente argomento: se uno stato, comunque, si ritirasse dagli accordi dell\u2019Omc, ne seguirebbe che \u201ci costi per l\u2019importazione delle merci straniere sarebbero molto alti mentre le esportazioni diventerebbero pi\u00f9 complesse\u201d, in questo argomento si mettono insieme cose diverse e si abbrevia una complessa catena causale, per la quale sarebbe appropriato rispondere, come lui fa altrove, che \u201cdipende\u201d. Infine nega che se si riacquistasse sovranit\u00e0 democratica, e quindi economica, si potrebbero stringere nuovi accordi con l\u2019argomento che la spinta alla distruzione della globalizzazione \u00e8 egemonizzata dalla destra (ma la destra perch\u00e9 non dovrebbe volere la cooperazione economica a vantaggio reciproco, ovvero bilaterale, questa \u00e8, ad esempio, la politica sbandierata da Trump?). Ne segue, che \u201cMitchell e Fazi, e chiunque altro sostenga una simile distruzione delle istituzioni internazionali, devono accettare che, almeno per il medio periodo, si ritroverebbero in un mondo contraddistinto da un commercio internazionale limitato e da un antagonismo tra nazioni pi\u00f9 intenso\u201d (p.101)<a href=\"#_ftn54\" name=\"_ftnref54\">[54]<\/a>.<\/li>\n<li>Il secondo sistema di obiezioni \u00e8 raggruppato sotto l\u2019etichetta \u201c<em>Welfare State nazionale<\/em>\u201d, ed \u00e8 ricondotto alla \u201cscuola di Colonia\u201d di Wolfgang Streeck<a href=\"#_ftn55\" name=\"_ftnref55\">[55]<\/a>, Martin Hopner, e Fritz Scharpf. La tesi principale \u00e8 riassunta abbastanza brutalmente con la tesi che la missione della UE conduce al neoliberismo, anche attraverso le decisioni della Corte di giustizia contro gli Stati<a href=\"#_ftn56\" name=\"_ftnref56\">[56]<\/a>. A queste tesi che qualifica come \u201cautorevoli\u201d, risponde con una pura petizione di principio: \u201csi tratta di tesi autorevoli, ma resta vero che un mondo in cui la politica democratica rimane <em>intrappolata<\/em> a livello nazionale \u00e8 un mondo in cui l\u2019ordine neoliberista al di l\u00e0 della portata della democrazia continuer\u00e0 a dominare il piano economico sovranazionale\u201d. La parola chiave di questa risposta \u00e8 \u201c<em>intrappolata<\/em>\u201d, la politica democratica \u00e8 qualcosa che esiste in s\u00e9 e, come fosse un animale, pu\u00f2 essere intrappolata o essere libera, non sfiora l\u2019attenzione la natura costruita (<em>da sfere pubbliche, societ\u00e0 civili ricettive, culture politiche condivise, istituzioni, regole e prassi<\/em>) della \u201cpolitica democratica\u201d. Come comincia ad essere evidente, se si eleva, salendo di un piano, questa non si trasferisce ma si dissolve<a href=\"#_ftn57\" name=\"_ftnref57\">[57]<\/a>. Segue un solito e mal costruito <em>argomentum a contrario<\/em> fondato sulla Brexit e sulla speranza di poter rovesciare l\u2019andamento delle politiche neoliberali (delle quali non \u00e8 chiaro il carattere di dispositivo di potere, nel contesto competitivo europeo).<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><u>Cosa fare<\/u><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La speranza di Colin Crouch \u00e8 dunque di risolvere i molti problemi presenti recuperando l\u2019agenda di Delors e riducendo ulteriormente la discrezionalit\u00e0 dei governi nazionali, che si piegano alle esigenze delle lobbies locali. Come scrive \u201cnelle mani dei governi nazionali \u00e8 stata lasciata troppa e non troppo poca discrezionalit\u00e0\u201d (p.108).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per cui alla fine ci sono solo tre scelte possibili:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>rafforzare la Ue,<\/li>\n<li>accettare la globalizzazione e restringere le scelte nazionali a dimensioni marginali,<\/li>\n<li>rompere l\u2019economia globale,<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Davanti a questa scelta \u201c<em>nessuna persona di sinistra dovrebbe distogliersi dalla prima opinione, dall\u2019opportunit\u00e0 di costruire una solidariet\u00e0 transnazionale, per saltare sul carrozzone xenofobo e reclamare un\u2019impossibile sovranit\u00e0 economica nazionale<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Insomma, siamo sempre al Tina<a href=\"#_ftn58\" name=\"_ftnref58\">[58]<\/a>, unita ad una chiamata identitaria che ricorda molto da vicino il \u201c<em>corno-Autain<\/em>\u201d del dilemma Kuzmanovic-Autain con il quale siamo partiti. Le \u201cpersone di sinistra\u201d alle quali fa riferimento Crouch sono simili a lui: abbienti, colte, cosmopolite, legate a valori liberali, ottimiste.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poi, come spesso accade nei libri di Colin Crouch, le ultime dieci pagine sono spese per proporre qualche adattamento secondario (il pi\u00f9 rilevante \u00e8 il \u201c<em>fair trade<\/em>\u201d, che, per\u00f2 se portato alle sue conseguenze, come propone Rodrik<a href=\"#_ftn59\" name=\"_ftnref59\">[59]<\/a> indurrebbe proprio di uscire dalla globalizzazione, e una non molto chiara \u201c<em>sussidiariet\u00e0 verticale<\/em>\u201d).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019autore si trova davanti, insomma, ad un problema insolubile, considera esistenzialmente inaccettabile l\u2019unica soluzione razionale, e sulla spinta di un irresistibile richiamo identitario cerca quindi di ridurne la complessit\u00e0 cantando nuovamente, e sempre, ossessivamente, i vecchi e familiari ritornelli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla fine, rassicurato, su concentra su piccoli problemi ai margini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che tristezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> &#8211; Tra queste si pu\u00f2 ricordare Ralf Dahrendorf, con il suo \u201c<em><a href=\"http:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2015\/06\/ralf-dahrendorf-quadrare-il-cerchio.html\">Quadrare il cerchio<\/a><\/em>\u201d, del 1995, ma anche il precoce \u201c<em><a href=\"http:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2015\/09\/ralf-dahrendorf-1989-riflessioni-sulla.html\">1989. Riflessioni sulla rivoluzione in Europa<\/a><\/em>\u201d, del 1990; Richard Rorty, nelle conferenze del 1996-7 raccolte in \u201c<em><a href=\"http:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2016\/12\/richard-rorty-una-sinistra-per-il.html\">Una sinistra per il prossimo secolo<\/a><\/em>\u201d, Jurgen Habermas con \u201c<em>La costellazione postnazionale<\/em>\u201d, del 1999 e \u201c<em><a href=\"http:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2016\/02\/jurgen-habermas-loccidente-diviso.html\">L\u2019occidente diviso<\/a><\/em>\u201d, del 2004; Robert Dahl, ad esempio \u201c<em>Sulla democrazia<\/em>\u201d del 1998; Bernard Manin, \u201c<em><a href=\"http:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2016\/06\/bernard-manin-principi-del-governo.html\">Principi del governo rappresentativo<\/a><\/em>\u201d, del 1997, Robert Putnam in \u201c<em>Capitale sociale e individualismo<\/em>\u201d, del 2000, o il seminale \u201c<em>La societ\u00e0 del rischio<\/em>\u201d del 1986 di Ulrich Beck; e i primi tre volumi di Castels, \u201c<em>La nascita della societ\u00e0 di rete<\/em>\u201d, del 1996, \u201c<em>Il potere delle identit\u00e0<\/em>\u201d, del 1997, \u201c<em>Volgere di millennio<\/em>\u201d, del 2000. Nella bibliografia citata si ritrovano, invece, Bagnasco (1999), Castells (1996), Dahl (1989), Dore (2000), Giddens (1998), Putnam (1993, 2000), Pizzorno (1977, 1993, 2000), Reich (1991).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> &#8211; Solo per fare qualche esempio: dal 2006 al 2008, esce la trilogia di Rosanvallon, il primo \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2013\/11\/pierre-rosanvallon-la-politica-nellera.html\">La politica nell\u2019et\u00e0 della sfiducia<\/a><\/em>\u201d, \u00e8 del 2006, il secondo \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2015\/08\/pierre-rosanvallon-la-legittimita.html\">la legittimit\u00e0 democratica<\/a><\/em>\u201d, \u00e8 del 2008, ed il terzo \u201c<em><a href=\"http:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2014\/01\/pierre-rosanvallon-leta-delluguaglianza.html\">L\u2019et\u00e0 dell\u2019uguaglianza<\/a><\/em>\u201d del 2011; nel 2002 Joseph Stiglitz inizia la sua conversione con \u201c<em><a href=\"http:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2013\/08\/joseph-stiglitz-la-globalizzazione-e-i.html\">La globalizzazione e i suoi oppositori<\/a><\/em>\u201d, parzialmente precisato e rettificato nei toni (nel 2002 era appena uscito sbattendo la porta dalla BM), in \u201c<em><a href=\"http:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2013\/08\/joseph-stiglitz-la-globalizzazione-che.html\">La globalizzazione che funziona<\/a><\/em>\u201d, del 2006; nel 2003 Raghuram Rajan e Zingales, pubblicano una moderata critica in \u201c<em><a href=\"http:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2013\/08\/rajan-zingales-salvare-il-capitalismo.html\">Salvare il capitalismo dai capitalisti<\/a><\/em>\u201d, e nel 2005 Branko Milanovic, ex BM, irrompe nel dibattito sulla ineguaglianza, dopo alcuni paper, con \u201c<em><a href=\"http:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2014\/12\/branko-milanovic-mondi-divisi-analisi.html\">Mondi divisi<\/a><\/em>\u201d; nel 2006 Amartya Sen pubblica il suo pluricitato \u201c<em><a href=\"http:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2013\/10\/amartya-sen-identita-e-violenza.html\">Identit\u00e0 e violenza<\/a><\/em>\u201d, nel 2008 esce anche \u201c<em><a href=\"http:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2015\/11\/saskia-sassen-territorio-autorita.html\">Territorio, autorit\u00e0, diritti<\/a><\/em>\u201d, di Saskia Sassen; vengono pubblicati \u201c<em>Potere e contropotere nell\u2019et\u00e0 globale<\/em>\u201d, del 2002, e \u201c<em>Conditio Humana<\/em>\u201d, nel 2007, di Ulrich Beck.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> &#8211; Restando dalle parti degli stessi autori, Branko Milanovic nel 2011 pubblica \u201c<em><a href=\"http:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2015\/10\/branko-milanovic-chi-ha-e-chi-non-ha.html\">Chi ha e chi non ha<\/a><\/em>\u201d, Dani Rodrik irrompe nel dibattito con \u201c<em><a href=\"http:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2013\/07\/democrazia-e-globalizzazione-il.html\">La globalizzazione intelligente<\/a><\/em>\u201d ed il suo famoso \u2018trilemma\u2019, Stiglitz completa la conversione (che, per\u00f2, non lo porta fuori del paradigma neoclassico, ma dalle parti dei suoi confini) con \u201c<em><a href=\"http:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2013\/06\/joseph-stiglitz-il-prezzo-della.html\">Il prezzo della disuguaglianza<\/a><\/em>\u201d, del 2012, preceduto da \u201c<em><a href=\"http:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2013\/08\/joseph-e-stiglitz-bancarotta-leconomia.html\">Bancarotta<\/a><\/em>\u201d, del 2010; Raghuram Rajan, \u201c<em><a href=\"http:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2013\/08\/raghuram-g-rajan-terremoti-finanziari.html\">Terremoti finanziari<\/a><\/em>\u201d, del 2010, Wolfgang Streeck, \u201c<em><a href=\"http:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2013\/07\/wolfgang-streeck-tempo-guadagnato.html\">Tempo guadagnato<\/a><\/em>\u201d, del 2013, Jan-Werner Muller \u201c<em><a href=\"http:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2013\/11\/jan-werner-muller-lenigma-democrazia-le.html\">L\u2019enigma democrazia<\/a><\/em>\u201d, del 2011; Jurgen Habermas pubblica nel 2011, \u201c<em><a href=\"http:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2013\/08\/jurgen-habermas-questa-europa-e-in-crisi_26.html\">Questa Europa \u00e8 in crisi<\/a><\/em>\u201d, e nel 2013, \u201c<em><a href=\"http:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2014\/06\/jurgen-habermas-nella-spirale.html\">Nella spirale tecnocratica<\/a><\/em>\u201d, Peter Mair affonda il coltello della sua critica postuma con \u201c<em><a href=\"http:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2016\/06\/peter-mair-governare-il-vuoto-la-fine.html\">Governare il vuoto<\/a><\/em>\u201d, nel 2013, e Castells completa il suo lavoro con \u201c<em>Comunicazione e potere<\/em>\u201d, del 2009 e \u201c<em>Reti di indignazione e speranza<\/em>\u201d, del 2012.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> &#8211; Sono \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2013\/09\/colin-crouch-il-potere-dei-giganti.html\">Il potere dei giganti<\/a><\/em>\u201d, del 2011, e \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2015\/02\/colin-crouch-quanto-capitalismo-puo.html\">Quanto capitalismo pu\u00f2 sopportare la societ\u00e0<\/a><\/em>\u201d, del 2013.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a> &#8211; \u201c<em>Controdemocrazia<\/em>\u201d, cit., p.118.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a> &#8211; Nomina, all\u2019epoca, WTO, il FMI, la UE, e l\u2019Ocse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a> &#8211; Chiaramente uso questo termine in un\u2019accezione pi\u00f9 tradizionale rispetto a quella messa in campo da Negri e Hardt nel loro libro di grande successo \u201c<em>Impero<\/em>\u201d, del 2000, in cui questo, che sorge \u201cal crepuscolo della sovranit\u00e0 europea\u201d, ma \u00e8 \u201cil contrario dell\u2019imperialismo\u201d, in quanto non ha \u201cun centro di potere e non poggia su confini e barriere fisse\u201d, ma \u00e8 \u201cun apparato di potere decentrato e deterritorializzante che progressivamente incorpora l\u2019intero spazio mondiale all\u2019interno delle sue frontiere aperte e in continua espansione\u201d. Un simile \u201cimpero\u201d, amministra \u201cidentit\u00e0 ibride\u201d, crea \u201cgerarchie flessibili\u201d, determina \u201cscambi plurali\u201d, e modula \u201creti di comando\u201d. Mescola i singoli colori nazionali in un arcobaleno globale ed imperiale. L\u2019ottimismo dei nostri li porta a far derivare dall\u2019osservazione che si \u00e8 determinata una trasformazione dei processi produttivi (a danno del lavoro meramente industriale in favore di lavoro cognitivo, ovvero \u201cbasato sulla comunicazione, la cooperazione e l\u2019affettivit\u00e0\u201d), generando valore attraverso la produzione della stessa vita sociale, la conclusione che \u201cnon ci sar\u00e0 un leader mondiale\u201d, l\u2019imperialismo \u00e8 finito. A me pare che abbia molto pi\u00f9 ragione Samir Amin, quando pi\u00f9 o meno negli stessi anni parla di \u201ctriade\u201d (Usa-Giappone-UE) come dominus della nova fase imperiale (in particolare si pu\u00f2 leggere \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2017\/11\/samir-amin-la-crisi.html\">La crisi<\/a><\/em>\u201d, del 2009) e riconosce una intrinseca capacit\u00e0 del capitalismo di <em>schiacciare le periferie, creandole come tali<\/em>. Creandole, cio\u00e8,\u00a0<em>in quanto\u00a0periferie<\/em>,\u00a0rispetto\u00a0ai centri dominanti nei quali il capitale si concentra e dalle quali domina, accade che la logica intrinseca della macchina produttiva (di valore) tende quindi continuamente a fare della natura (e degli uomini)\u00a0<em>risorse<\/em>\u00a0e per questo ad estrarle, ad alienarle. Per contrastare questa tendenza, dice Amin, non bisogna aspettare che una qualche contromeccanica automatica intervenga a salvarci, come vorrebbe Negri:\u00a0<em>bisogna prendere il potere<\/em>. Occorre, cio\u00e8, lottare per il potere. Costringerlo a fare i conti con le forze popolari, schiacciate, ma che vogliono rivendicare il proprio, dunque porre, intanto, la questione della democrazia dove \u00e8 e dove si pu\u00f2 rivendicare. In altro linguaggio<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a> &#8211; Si veda, ad esempio Ernst Lohoff, Norbert Trenkle, \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2017\/08\/ernst-lohoff-norbert-trenkle-crisi.html\">Crisi, nella discarica del capitale<\/a><\/em>\u201d e \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2017\/06\/norbert-trenkle-ernst-lohoff-terremoto.html\">Terremoto nel mercato mondiale<\/a><\/em>\u201d, Robert Kurz \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2017\/07\/robert-kurz-le-crepe-del-capitalismo.html\">Le crepe del capitalismo<\/a><\/em>\u201d, o, in una del tutto diversa prospettiva keynesiana Massimo Amato, Luca Fantacci \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2017\/07\/massimo-amato-luca-fantacci-fine-della.html\">Fine della finanza<\/a><\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a> &#8211; Saskia Sassen, \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2015\/11\/saskia-sassen-espulsioni-brutalita-e.html\">Espulsioni<\/a><\/em>\u201d, p.232. Quando i pi\u00f9 potenti \u201cmeccanismi di accumulazione dei profitti si spostano dall\u2019espansione della produzione di massa e dallo sviluppo dell\u2019infrastruttura verso innovazioni finanziarie e il modello di impresa [a rete lunga] post-anni Ottanta, vengono meno le ragioni per chiedere il riconoscimento dei diritti, e il terreno su cui se ne facevano valere le rivendicazioni si disarticola, si tramuta a sua volta in un margine sistemico\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a> &#8211; Salvatore Biasco \u201c<a href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/neoliberismo\/14005-salvatore-biasco-il-futuro-dell-ordine-mondiale-neoliberista-tra-trasformazione-e-resilienza.html?fbclid=IwAR0j0Oy7i2nXeyUm1Z7siKCQyJFnaNE-gRRRpYQjSNm9L9ZROjP7qgwLdx0\">Il futuro dell\u2019ordine mondiale neoliberista tra trasformazione e resilienza<\/a>\u201d, Sinistrainrete, 2018.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[11]<\/a> &#8211; Si veda, Colin Crouch, \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2013\/09\/colin-crouch-il-potere-dei-giganti.html\">Il potere dei giganti<\/a><\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref12\" name=\"_ftn12\">[12]<\/a> &#8211; Ivi, p.65, in questo contesto, criticando le tesi della \u201c<em>Scuola di Chicago<\/em>\u201d, smontava le tesi che la concorrenza tra \u2018imprese giganti\u2019 fosse della stessa natura di quelle tra i droghieri sotto casa, la quale nasconde semplicemente, come <a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/01\/milton-friedman-capitalismo-e-liberta.html\">abbiamo visto<\/a>, quella che occorre prevenire l\u2019azione regolativa dello Stato la quale fa sempre peggio, e quella che l\u2019aumento generale della ricchezza di una economia massimizza il benessere dei consumatori, \u201cdato che la sua riduzione non pu\u00f2 accrescerlo\u201d (p.73). Infine la tesi che la distribuzione in ultima analisi \u00e8 questione che non interessa l\u2019economico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref13\" name=\"_ftn13\">[13]<\/a> &#8211; Ovvero della \u201c<em>Scuola della Virginia<\/em>\u201d, ed in particolare Ronald Coase.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref14\" name=\"_ftn14\">[14]<\/a> &#8211; Ivi. p. 204<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref15\" name=\"_ftn15\">[15]<\/a> &#8211; Una idea classicamente istituita nel pensiero economico e quasi dogma fondativo, almeno dall\u2019epoca in cui la convenienza indusse autorevoli teorici come Ricardo, rinforzati da potenti lobbies industriali, ad individuarla.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref16\" name=\"_ftn16\">[16]<\/a> &#8211; Titolo del libro del 2006 di Debora Spini, \u201c<em><a href=\"https:\/\/amzn.to\/2B7QkwG\">La societ\u00e0 civile postnazionale<\/a><\/em>\u201d, di cui ho, peraltro, un bel ricordo come di giovane studiosa entusiasta e intelligente (espatriata alla corte di Amarthya Sen). Nel libro di Debra, tuttavia, il gatekeeper primario resta lo Stato nazionale, ed il Partito Politico quello secondario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref17\" name=\"_ftn17\">[17]<\/a> &#8211; Kuzmanovic e Autain sono due noti esponenti di France Insoumise, che incarnano una radicale differenza di linea e di prospettiva politica. Da tempo tra la linea popolare, rivolta a tentare di ricostruire un rapporto affettivo e di sostegno reciproco con i ceti popolari da decenni abbandonati dalla sinistra, e la linea intersezionale e multiculturalista, basata sull\u2019insediamento sociale residuale della sinistra, ovvero parte dei ceti \u201criflessivi\u201d provenienti dalle medie borghesie professional e renditiere urbane, si era aperto un conflitto. All\u2019avvicinarsi delle elezioni europee, e in concomitanza con la ricerca, da parte della direzione del movimento, di un accordo con i residui organizzati dell\u2019area socialista (il movimento di Chen\u00e8nement e quello di Mauriel), ad inizio di settembre alcuni articoli sull\u2019immigrazione e sulla posizione di svolta della Wagenknecht in Germania, hanno determinato l\u2019avvio della rottura. Come ricostruivo in <a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2018\/09\/scontri-in-france-insoumisse.html\">questo<\/a> post, Kuzmanovic ha dichiarato che temi, anche importanti, come il femminismo, i migranti ed i diritti LGBT, non hanno a che fare specificamente con la \u2018sinistra\u2019, ma sono temi di lotta tipicamente liberali. Il punto \u00e8 che la sinistra o \u00e8 popolare o non \u00e8, e dunque ha quale suo specifico \u201cla difesa delle classi popolari e la lotta contro il capitale\u201d. Parte di questa lotta \u00e8 la necessit\u00e0 di ridurre l\u2019esposizione di queste agli effetti negativi collaterali implicati dalle immigrazioni, se eccessive in termini di ritmo e caratteristiche. Cl\u00e9mentine Autain, deputata di Parigi, oppone a questi argomenti un punto di vista identitario che teme di perdere \u201canima ed immagine\u201d. Kuzmanovic ha finito per doversi <a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2018\/11\/circa-le-dimissioni-di-djordje.html\">dimettere<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref18\" name=\"_ftn18\">[18]<\/a> &#8211; Il riferimento \u00e8 al giudizio da parte di Karl Marx di parte del programma della sinistra socialista francese di Guesde.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref19\" name=\"_ftn19\">[19]<\/a> &#8211; Verso la quale in passato non sono mancate critiche da parte sua.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref20\" name=\"_ftn20\">[20]<\/a> &#8211; Si veda Charles Taylor \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2017\/03\/charles-taylor-la-topografia-morale-del.html\">La topografia morale del s\u00e9<\/a><\/em>\u201d, 1988.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref21\" name=\"_ftn21\">[21]<\/a> &#8211; Jonathan Friedman, \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2018\/06\/jonathan-friedman-politicamente-corretto.html\">Politicamente corretto<\/a><\/em>\u201d,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref22\" name=\"_ftn22\">[22]<\/a> &#8211; Si tratta, insomma, di \u201cuna nuova fase del conflitto tra ancienne regime e illuminismo. Da un lato la sicurezza dell\u2019autorit\u00e0 conservatrice e della tradizione familiare, e dall\u2019altro la libert\u00e0 della ragione, dell\u2019innovazione e del cambiamento\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref23\" name=\"_ftn23\">[23]<\/a> &#8211;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref24\" name=\"_ftn24\">[24]<\/a> &#8211; Ivi, p.6. Gi\u00e0 in \u201cQuanto capitalismo pu\u00f2 sopportare la societ\u00e0\u201d, del 2013, del resto, aveva posto una distinzione di base tra due \u201csocialdemocrazie\u201d: quella \u201cdifensiva\u201d e quella \u201cassertiva\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref25\" name=\"_ftn25\">[25]<\/a> &#8211; Il riferimento qui \u00e8 al libro di Amartya Sen \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2013\/10\/amartya-sen-identita-e-violenza.html\">Identit\u00e0 e violenza<\/a><\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref26\" name=\"_ftn26\">[26]<\/a> &#8211; Utilizzata come argomento contro il welfare, e\/o a favore del multiculturalismo e l\u2019apertura delle frontiere, da autori come Hayek e Milton Friedman, ma anche da Alesina e Glaeser in \u201c<em>Un mondo di differenze<\/em>\u201d, 2004.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref27\" name=\"_ftn27\">[27]<\/a> &#8211; Se dici una cosa, allora devi\u00a0essere\u00a0in quella data identit\u00e0 preclassificata, e che fa prevalere la \u2018valenza indessicale\u2019 (cio\u00e8 il contesto della comunicazione) sul contenuto semantico (il significato)\u201d (cfr. Jonathan Friedman, \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2018\/06\/jonathan-friedman-politicamente-corretto.html\">Politicamente corretto<\/a><\/em>\u201d).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref28\" name=\"_ftn28\">[28]<\/a> &#8211; Il \u201c<em>politicamente corretto<\/em>\u201d \u00e8 coevo all\u2019insorgere di una nuova \u00e9lite transnazionale (ben vista da autori chiave come\u00a0<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2016\/12\/richard-rorty-una-sinistra-per-il.html\">Rorty<\/a>,\u00a0<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2018\/10\/christopher-lasch-la-ribellione-delle.html\">Lasch<\/a>\u00a0e\u00a0<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2015\/09\/ralf-dahrendorf-dopo-la-democrazia.html\">Dahrendorf<\/a>) che cerca di neutralizzare l\u2019opposizione moralizzando l\u2019universo sociale e dunque mobilitando, a fini di controllo,\u00a0la vergogna. La simmetria essenziale \u00e8 con la politica mondiale a taglia unica (il \u201c<em>Washington Consensus<\/em>\u201d) ed i suoi TINA e passa per la riclassificazione del liberale come progressista e del socialista come reazionario. Ci\u00f2 che \u00e8 progressista \u00e8 l\u2019olistico, il nomade\/rizomatico, il diffuso e l\u2019orizzontale. Ci\u00f2 che \u00e8 reazionario \u00e8 il moderno, razionale, astratto, verticale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La \u2018vecchia\u2019 classe lavoratrice diventa, da soggetto storico del progresso, \u2018deplorabile\u2019 e nazionalista, egoista e meschina. Mentre il migrante, rifugiato, le minoranze colorate, le identit\u00e0 plurali, diventano i nuovi eroi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa \u00e8 una cultura fondata sul narcisismo (Lasch) che egemonizza una forma di controllo basata sulla classificazione creando un controllo operativo (\u201cmatriarcale\u201d) basato sulla vergogna. Le varie versioni del \u201cpoliticamente corretto\u201d sono l\u2019ideologia funzionale allo stato della tecnica e ad un modo di produzione che da lungo tempo ha dismesso i ferri vecchi della triade Dio-Stato-Famiglia, inseguendo la forma \u2018liquida\u2019 della merce e costruendo un \u2018umano non sociale\u2019 abbandonato a tutte quelle forme di autoritarismo nascoste nell\u2019apparenza di pienezza di diritti la cui piena espressione \u00e8 il mercato autoregolato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref29\" name=\"_ftn29\">[29]<\/a> &#8211; Si intende per \u201cbase sociale\u201d i ceti, o frazione di questi, che forniscono il consenso di base, l\u2019identificazione a due vie, il supporto economico e la base di reclutamento principale, di un movimento politico. Un esempio di analisi che fa uso di questa concettualizzazione in riferimento a politiche della destra italiana sono in <a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2018\/11\/decreto-immigrazione-contraddizioni-tra.html\">questo<\/a> post.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref30\" name=\"_ftn30\">[30]<\/a> &#8211; Ovvero degli effetti di marginalizzazione ed erosione, sia economica sia identitaria, della globalizzazione sulle classi medie inferiori e i ceti popolari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref31\" name=\"_ftn31\">[31]<\/a> &#8211; Si intende per \u201cbase di massa\u201d l\u2019area di pi\u00f9 largo consenso di massa, che si manifesta in occasione del voto o dei momenti di mobilitazione allargata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref32\" name=\"_ftn32\">[32]<\/a> &#8211; \u201c<em>Agnese, superba d&#8217;averlo dato, lev\u00f2, a una a una, le povere bestie dalla st\u00eca, riun\u00ec le loro otto gambe, come se facesse un mazzetto di fiori, le avvolse e le strinse con uno spago, e le consegn\u00f2 in mano a Renzo; il quale, date e ricevute parole di speranza, usc\u00ec dalla parte dell&#8217;orto, per non esser veduto da&#8217; ragazzi, che gli correrebber dietro, gridando: lo sposo! lo sposo! Cos\u00ec, attraversando i campi o, come dicon col\u00e0, i luoghi, se n&#8217;and\u00f2 per viottole, fremendo, ripensando alla sua disgrazia, e ruminando il discorso da fare al dottor Azzecca-garbugli. Lascio poi pensare al lettore, come dovessero stare in viaggio quelle povere bestie, cos\u00ec legate e tenute per le zampe, a capo all&#8217;in gi\u00f9, nella mano d&#8217;un uomo il quale, agitato da tante passioni, accompagnava col gesto i pensieri che gli passavan a tumulto per la mente. Ora stendeva il braccio per collera, ora l&#8217;alzava per disperazione, ora lo dibatteva in aria, come per minaccia, e, in tutti i modi, dava loro di fiere scosse, e faceva balzare quelle quattro teste spenzolate; le quali intanto s&#8217;ingegnavano a beccarsi l&#8217;una con l&#8217;altra, come accade troppo sovente tra compagni di sventura<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alessandro Manzoni,\u00a0<em>I promessi sposi<\/em>, cap. 3<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref33\" name=\"_ftn33\">[33]<\/a> &#8211; In Ungheria il governo Orban in una prima fase, che dura tutt\u2019ora, ha chiuso del tutto le frontiere all\u2019immigrazione per inseguire e mobilitare la base di massa del movimento, ma questo ha portato gradualmente a condizioni di pieno impiego e queste, come dice la teoria economica (a meno non la si mascheri con ipotesi ad hoc), ha indotto ad una tendenza all\u2019aumento dei salari che, per\u00f2, va contro gli interessi della base sociale del regime (imprenditori dediti all\u2019esportazione ed altri segmenti sociali connessi. Di fronte a questo dilemma per ora il regime ha risposto restringendo drasticamente i diritti dei lavoratori, in modo da contenerne il costo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref34\" name=\"_ftn34\">[34]<\/a> &#8211; In Italia la componente della Lega del governo in essere, per molteplici ragioni, ha cercato di dirigere la rabbia della base di massa e di parte della base sociale su terzi ancora pi\u00f9 deboli, scelti ovviamente negli immigrati. La manovra per ora sta avendo successo, non solo verso il consenso di massa, ma anche verso le opposizioni di sinistra che sono catturate come una falena dalla luce dalla retorica messa in campo e non riescono a far altro che reagire opponendone una uguale e contraria che sconta al massimo grado l\u2019impopolarit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref35\" name=\"_ftn35\">[35]<\/a> &#8211; Di recente Calenda ha presentato il Manifesto \u201c<em>Siamo europei<\/em>\u201d che commento <a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/01\/siamo-umani-non-europei-del-manifesto.html\">qui<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref36\" name=\"_ftn36\">[36]<\/a> &#8211; Lo stesso Crouch descrive questo rischio sotto due profili: tendenza a soffocare il dibattito pubblico, impedire il superamento delle posizioni acritiche degli anni passati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref37\" name=\"_ftn37\">[37]<\/a> &#8211; Per un efficace riassunto si pu\u00f2 vedere il libro di Andrew Spannaus \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2018\/07\/andrew-spannaus-la-rivolta-degli.html\">La rivolta degli elettori<\/a><\/em>\u201d del 2017.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref38\" name=\"_ftn38\">[38]<\/a> &#8211; Si veda Alain Denault, \u201c<em><a href=\"https:\/\/amzn.to\/2RPhMK0\">Mediocrazia<\/a><\/em>\u201d, e \u201c<em><a href=\"https:\/\/amzn.to\/2DzQRsU\">Governance<\/a><\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref39\" name=\"_ftn39\">[39]<\/a> &#8211; Viene citato Francois Bourguignon, \u201c<em><a href=\"https:\/\/amzn.to\/2WmQxVO\">The globalization of inequality<\/a><\/em>\u201d, Branko Milanovic, \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2018\/04\/branko-milanovic-ingiustizia-globale.html\">Ingiustizia globale<\/a><\/em>\u201d, Joseph Stiglitz \u201c<em><a href=\"http:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2013\/08\/joseph-stiglitz-la-globalizzazione-e-i.html\">La globalizzazione e i suoi oppositori<\/a><\/em>\u201d, Dani Rodrik \u201c<em><a href=\"http:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2013\/07\/democrazia-e-globalizzazione-il.html\">La globalizzazione intelligente<\/a><\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref40\" name=\"_ftn40\">[40]<\/a> &#8211; Si veda Kiran Patel, \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/01\/kiran-klaus-patel-il-new-deal-una.html\">Il New Deal<\/a><\/em>\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref41\" name=\"_ftn41\">[41]<\/a> &#8211; Crouch, 2019, p.26. Qui si evidenzia tra l\u2019altro l\u2019uso parziale delle fonti, perch\u00e9 se avesse letto con attenzione Dani Rodrik un simile giudizio sarebbe impossibile (ma anche leggendo il libro citato di Stiglitz). Il punto \u00e8 che questo \u00e8 un dogma centrale nella narrazione imperiale globalista (a partire da quella inglese che fondava la posizione di Ricardo), e quindi non \u00e8 possibile metterla in questione, altrimenti bisognerebbe concludere che le \u201csinistre conservatrici\u201d hanno ragione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref42\" name=\"_ftn42\">[42]<\/a> &#8211; Che abbiamo ripercorso nel <a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2018\/04\/branko-milanovic-ingiustizia-globale.html\">post<\/a> di lettura del suo ultimo libro, e che, in effetti assume, ma con ben maggiore competenza e qualit\u00e0 di argomentazione, una posizione simile: la globalizzazione provoca danni, ma \u00e8 inevitabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref43\" name=\"_ftn43\">[43]<\/a> &#8211; Peccato che sia un esempio esattamente dell\u2019opposto, ovvero di chiusura selettiva e di direzione dall\u2019alto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref44\" name=\"_ftn44\">[44]<\/a> &#8211; Per restare ad un autore riconosciuto e citato da Crouch, ad esempio, Dani Rodrik contesta direttamente in questo <a href=\"http:\/\/rodrik.typepad.com\/Is%20Global%20Equality%20the%20Enemy%20of%20National%20Equality.pdf\">paper<\/a>, di cui ho fatto una approfondita lettura in <a href=\"http:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2017\/03\/dani-rodrik-luguaglianza-globale-e.html\">questo<\/a> post, la tesi che la crescita cinese, tra le altre, non abbia prodotto effetti sulla distribuzione interna della ricchezza nell\u2019asse lavoro\/capitale in occidente. Per Rodrik, che fa uso di recenti ed autorevoli ricerche, il commercio internazionale ha subito un massivo \u201cshock cinese\u201d che ha intensificato la disuguaglianza economica. L\u2019importazione di prodotti ad alta intensit\u00e0 di lavoro (cio\u00e8 prodotti a bassa sofisticazione), quindi, \u201cha colpito gli addetti alla produzione nelle economie ricche in modo particolarmente duro\u201d, proprio come la teoria standard del commercio internazionale prevedeva (immaginando compensazioni che ovviamente non sono mai arrivate, anzi, sono state ridotte). Ma la teoria standard immagina anche che i mercati del lavoro e gli equilibri macroeconomici, disturbati dallo shock commerciale, siano flessibili e in un tempo ragionevolmente corto possano riassorbire i lavoratori (in altre parole, che un impiegato tessile si riconverta in una industria metalmeccanica che fa treni venduti in Cina). Non \u00e8 successo, \u201ce [dunque] lo shock cinese ha prodotto grandi deficit commerciali e innalzato la disoccupazione nei mercati del lavoro locali. La creazione di lavoro in altri settori orientati alle esportazioni sembra essere stata disattivata\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref45\" name=\"_ftn45\">[45]<\/a> &#8211; Il <a href=\"https:\/\/l.facebook.com\/l.php?u=http%3A%2F%2Fwww.ddorn.net%2Fpapers%2FAutor-Dorn-Hanson-ChinaShock.pdf&amp;h=ATO7whCGCZPQPi7eNhpqM37LjSXlOPRLIZ_sIeccRveDd9PQ-f2i8tIyBvLvYcG_b7Z2X6_yswUdXQn6HU41_Zj9Ghge-yu2soVUccwHgJsgrqa0QjtqwFdfH35cKrXSjn4\">paper<\/a> sostiene che \u201c<em>L&#8217;emergere della Cina come grande potenza economica ha indotto un cambiamento epocale nei modelli del commercio mondiale. Nello stesso momento, ha messo in discussione gran parte della saggezza empirica accumulata sul modo in cui il mercato del lavoro reagisce agli shock commerciali. Accanto ai vantaggi annunciati dell&#8217;espansione del commercio per i consumatori ci sono notevoli costi di aggiustamento e conseguenze distributive. Tali impatti sono stati pi\u00f9 visibili nei mercati locali del lavoro in cui si concentrano le industrie esposte alla concorrenza estera. La regolazione dei mercati locali del lavoro \u00e8 stata notevolmente lenta, con i salari e i tassi di partecipazione alla forza lavoro che sono rimasti depressi e i tassi di disoccupazione elevati per almeno un decennio dopo che ha avuto inizio lo shock commerciale della Cina. I lavoratori esposti hanno sperimentato un reddito vitale ridotto e una maggiore turbolenza del lavoro. A livello nazionale, l&#8217;occupazione \u00e8 diminuita nelle industrie degli Stati Uniti pi\u00f9 esposte alla concorrenza delle importazioni, come previsto, ma l&#8217;aumento in compensazione dell&#8217;occupazione in altri settori si deve ancora materializzare. Una migliore comprensione circa quando e dove il commercio \u00e8 costoso, e come e perch\u00e9 pu\u00f2 essere utile, \u00e8 un elemento chiave dell&#8217;agenda di ricerca per gli economisti del commercio e del lavoro<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref46\" name=\"_ftn46\">[46]<\/a> &#8211; Su questo tema le classiche ricerca di Marianna Mazzucato, Michael Jacobs, \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2017\/06\/mariana-mazzucato-michael-jacobs.html\">Ripensare il capitalismo<\/a><\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref47\" name=\"_ftn47\">[47]<\/a> &#8211; Crf Milton e Rose Friedman, \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2014\/02\/commentando-milton-rose-friedman-liberi.html\">Liberi di scegliere<\/a><\/em>\u201d, Milton Friedman \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/01\/milton-friedman-capitalismo-e-liberta.html\">Capitalismo e libert\u00e0<\/a><\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref48\" name=\"_ftn48\">[48]<\/a> &#8211; Li descrive in questo modo: \u201cuna popolazione generalmente pi\u00f9 giovane, pi\u00f9 sicura di s\u00e9, pi\u00f9 incline a vedere gli orizzonti aperti e il multiculturalismo come un\u2019opportunit\u00e0 pi\u00f9 che una minaccia\u201d (p.95).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref49\" name=\"_ftn49\">[49]<\/a> &#8211; Si veda ad esempio <a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2015\/03\/le-due-correnti-aristocrazia-vs.html\">questa<\/a> lettura del libro \u201c<em>Il mondo di Atene<\/em>\u201d di Luciano Canfora.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref50\" name=\"_ftn50\">[50]<\/a> &#8211; D. Oesch, \u201c<em><a href=\"https:\/\/amzn.to\/2Hzuh7V\">Redrawing the class map<\/a><\/em>\u201d, e Kirschelt, Rehm, \u201c<em>Occupation as a site of political preference formation<\/em>\u201d, in \u201cComparative Political Studies\u201d, 2014<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref51\" name=\"_ftn51\">[51]<\/a> &#8211; L\u2019affermazione che \u201cle politiche keynesiane non erano indirizzate a governi con debiti cronici\u201d, quando il debito pubblico inglese all\u2019epoca era molto pi\u00f9 alto di quello italiano di adesso e lo \u00e8 restato a lungo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref52\" name=\"_ftn52\">[52]<\/a> &#8211; Quella che il debito dei paesi del sud, Italia in primis, derivino da gestioni allegre, mentre derivano dalla fine della repressione finanziaria post Bretton Woods.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref53\" name=\"_ftn53\">[53]<\/a> &#8211; Quello che la speculazione avrebbe piegato le monete nazionali in assenza del vincolo esterno, ovviamente \u00e8 possibile, ma non necessario (dato che abbondano controesempi).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref54\" name=\"_ftn54\">[54]<\/a> &#8211; Due osservazioni in merito: queste sono le condizioni nelle quali si trovarono la maggior parte delle nazioni nella fase di smontaggio della globalizzazione imperiale inglese e del laissez-faire finanziarizzato che l\u2019accompagn\u00f2 nel periodo terminale, ma questa fase vide sia le soluzioni autoritarie italiana e tedesca, e giapponese, sia la soluzione del New Deal (<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2014\/01\/pillole-dani-rodrik-la-prima.html\">questo<\/a> il punto raccontato da Rodrik, e <a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/01\/kiran-klaus-patel-il-new-deal-una.html\">questo<\/a> da Patel); lo schema \u2018commercio vs guerra\u2019 \u00e8 tra i pi\u00f9 antichi ma anche tra i pi\u00f9 consumati. In effetti non si confligge quando si commercia, ma lo si fa normalmente un attimo dopo, se i commerci sono particolarmente squilibrati e quindi sono essi stessi una politica di potenza invasiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref55\" name=\"_ftn55\">[55]<\/a> &#8211; Del quale si pu\u00f2 leggere \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2015\/11\/wolfgang-streeck-lascesa-dello-stato-di.html\">L\u2019ascesa dello stato di consolidamento europeo<\/a>\u201d, \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2015\/11\/wolfgang-streeck-perche-leuro-divide.html\">Perch\u00e9 l\u2019euro divide l\u2019Europa<\/a>\u201d, \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2016\/01\/wolfgang-streeck-che-dire-del.html\">Che dire del capitalismo?\u201d<\/a>, \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2015\/11\/wolfgang-streeck-come-finira-il.html\">Come finir\u00e0 il capitalismo<\/a>\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref56\" name=\"_ftn56\">[56]<\/a> &#8211; Si veda Fritz Scharpf \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2016\/02\/fritz-w-scharpf-la-doppia-asimmetria.html\">La doppia asimmetria dell\u2019integrazione europea<\/a>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref57\" name=\"_ftn57\">[57]<\/a> &#8211; Un esempio di questa sensibilit\u00e0, in un politologo che inizialmente era su posizioni simili a quelle di Crouch, \u00e8 in questo libro postumo di Peter Mair, \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2016\/06\/peter-mair-governare-il-vuoto-la-fine.html\">Governare il vuoto<\/a><\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref58\" name=\"_ftn58\">[58]<\/a> &#8211; Ovvero alla posizione presa e propagandata dalla Thatcher, e poi rilanciata da Blair che \u00e8 il porto sicuro di ogni spaventato vascello.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref59\" name=\"_ftn59\">[59]<\/a> &#8211; Si veda \u201cDani Rodrik \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2017\/03\/dani-rodrik-e-tempo-di-pensare-al.html\">E\u2019 tempo di pensare in proprio al libero scambio<\/a>\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"http:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/01\/colin-crouch-identita-perdute.html\">http:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/01\/colin-crouch-identita-perdute.html<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di TEMPO FERTLE (Alessandro Visalli) &nbsp; Leggeremo il recentissimo nuovo libro del famosissimo politologo inglese Colin Crouch, reso letteralmente una star dal suo libro del 2000, \u201cPostdemocrazia\u201d quando era direttore dell\u2019Istituto di Governance e Public Management alla Business School dell\u2019Universit\u00e0 di Warwick. Il libro del 2000 ha avuto un indubbio merito, e per questo \u00e8 inevitabilmente presente in ogni opera successiva: quello di aver sollevato la questione dell\u2019erosione della democrazia ad opera dell\u2019estremismo liberale quando&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":86,"featured_media":38863,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/A.Visalli.jpeg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-cFD","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/48709"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/86"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=48709"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/48709\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":48710,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/48709\/revisions\/48710"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/38863"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=48709"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=48709"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=48709"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}