{"id":48713,"date":"2019-02-12T10:15:09","date_gmt":"2019-02-12T09:15:09","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=48713"},"modified":"2019-02-12T10:01:27","modified_gmt":"2019-02-12T09:01:27","slug":"europa-signori-e-politica-agricola-comune","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=48713","title":{"rendered":"Europa, signori, \u00e8 Politica Agricola Comune."},"content":{"rendered":"<p>di <strong>L&#8217;ANTIDIPLOMATICO (Mariangela Cirrincione)<\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" title=\"Europa, signori, \u00e8 Politica Agricola Comune. \" src=\"https:\/\/www.lantidiplomatico.it\/resizer\/resiz\/public\/latte-thumb-500x340-23132.jpg\/700x350c50.jpg\" alt=\"Europa, signori, \u00e8 Politica Agricola Comune. \" width=\"700\" \/><\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\"><em>Il &#8220;regime delle quote&#8221; (1984-2015): come l&#8217;Italia ha acconsentito di comprare latte tedesco e versare nel Po quello italiano<\/em><\/h3>\n<div>\n<strong><em>di Mariangela Cirrincione<\/em><\/strong><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>Europa, signori, \u00e8 Politica Agricola Comune. <\/strong>Mercato comune dei prodotti agricoli, garanzie di adeguato reddito per gli agricoltori, promozione dello sviluppo sostenibile attento alla salute ambientale trovano nobile fonte nel Trattato istitutivo della Comunit\u00e0 Economica Europea. <strong>Era l&#8217;anno 1984 quando i produttori italiani venivano catapultati nel tortuoso e pericoloso meccanismo delle \u201cquote\u201d<\/strong>, complessa trovata economica di controllo del mercato lattiero-caseario, coerente figlia della PAC e colonna delle \u201cpolitiche di strutture\u201d dell&#8217;Europa, consistenti nell&#8217;elaborazione di piani strategici volti a modificare numero, organizzazione, dimensioni e localizzazione delle unit\u00e0 produttive. Dalla prima met\u00e0 degli anni ottanta il problema delle quote del latte condenser\u00e0 su di s\u00e9 dibattiti e fatiche politiche tese ad arginare l&#8217;illogica carneficina economica di Stato dalle quote causata.\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>Dell&#8217;esigenza di controllo del mercato lattiero-caseario in Italia si era iniziato a parlare almeno dagli anni &#8217;50. <\/strong>Nel 1968 il Reg. 804 aveva posto le basi di un&#8217;organizzazione comune del mercato avente come obiettivi lo sviluppo della produzione e l&#8217;uniformit\u00e0 del prezzo nella Comunit\u00e0 Europea. Nel &#8217;77 la CE era intervenuta con il Reg. 1076 imponendo al produttore un \u201cprelievo di corresponsabilit\u00e0\u201d fissato ad un\u2019aliquota uniforme per litro di latte, provvedimento che spingeva gli allevatori ad aumentare la produzione, in modo da coprire l&#8217;esborso mantenendo cos\u00ec invariato il guadagno. Si venne a creare una situazione ancor pi\u00f9 insostenibile che avrebbe presto portato all&#8217;introduzione delle quote con il Reg. 856 del 1984.\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>Le quote latte sono oggi il principale strumento di politica agraria del c.d. regime comunitario del prelievo supplementare <\/strong>che impone agli allevatori europei un prelievo finanziario per ogni chilogrammo di latte prodotto oltre il limite dettato dalla propria quota. La ratio del provvedimento \u00e8 la regolazione dell&#8217;offerta attraverso un&#8217;azione di &#8216;contingentamento&#8217; della produzione, scoraggiata oltre la quota dall&#8217;esosit\u00e0 del prelievo stabilito. \u00a0La misura della quota latte per l\u2019Italia \u00e8 stata fissata in base al latte ufficialmente prodotto nel 1983, calcolato in circa nove milioni di tonnellate. La quantit\u00e0 fu fortemente sottostimata e per tale ragione subito sollev\u00f2 contestazioni dalle associazioni di categoria, che bene avevano colto la pericolosit\u00e0 dell&#8217;errore. <strong>L&#8217;\u201dorrore\u201d di calcolo ha avuto \u2013 com&#8217;era pronosticabile \u2013 conseguenze devastanti per le imprese zootecniche<\/strong>, i cui destini infelici vanno letti in considerazione di un dato nazionale preciso: l&#8217;Italia \u00e8 un Paese il cui fabbisogno di latte ha sempre superato di gran lunga la produzione nazionale, cos\u00ec da rendere inevitabile l&#8217;acquisto di latte estero ai fini del soddisfacimento della domanda. Il folle paradosso ci impone di approfondire alcuni aspetti.\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>La Relazione della Commissione governativa d&#8217;indagine sulle quote latte chiariva che per &#8216;quota&#8217; debba intendersi \u00abuna sorta di autorizzazione amministrativa <\/strong>a commercializzare il latte senza pagare penale\u00bb e non gi\u00e0 una concessione giuridica a produrlo, e di fatti, l&#8217;allevatore pu\u00f2 produrre e commercializzare latte anche oltre la propria quota \u2013 facolt\u00e0 garantitagli dall&#8217;art. 41 della Costituzione \u2013 ma sar\u00e0 consapevole di incorrere nel pagamento della &#8216;penale&#8217; che \u00e8 il prelievo supplementare. \u00c9 sugli acquirenti di latte che ricade l&#8217;obbligo di fungere da sostituti di imposta, di monitorare le consegne di latte dei produttori propri conferenti e nel momento in cui questi ultimi superano la quota latte di trattenere \u2013 dall\u2019importo che periodicamente liquidano ad essi come pagamento per il latte acquistato \u2013 il prelievo stabilito dalle norme comunitarie. Il regolamento istitutivo \u00e8 stato sostituito dal regolamento 3950 nel 1992, poi dal regolamento 1788 nel 2003, mentre nel 2008 a Bruxelles \u00e8 stata rinegoziato un aumento della produzione italiana.<\/p>\n<p><strong>La necessit\u00e0 di una ridefinizione della quota trovava la sua ragion d&#8217;essere nella situazione di emergenza che vedeva appunto moltissimi allevatori prossimi al fallimento, o falliti, nell&#8217;impossibilit\u00e0 economica di corrispondere il prelievo.\u00a0<\/strong>Si \u00e8 gi\u00e0 detto come la quota complessiva comunicata all&#8217;UE fosse stata frutto di una sottostima gravissima, e in effetti il ministro alle Politiche agricole in carica nel 1984 Pandolfi \u2013 si legge in un articolo del Corriere della Sera del 19 gennaio del 1997, a firma di Arturo Guatelli \u2013 aveva stabilito l&#8217;ammontare \u00abbasandosi su dati statistici forniti dall&#8217;Istat. Dati sbagliati per difetto, ma che il ministero dell&#8217;Agricoltura e le autorit\u00e0 di Bruxelles presero per buoni. Gli allevatori italiani e le loro rappresentanze sindacali, la Coldiretti e la Confagricoltura, capirono subito che era stato commesso un errore grossolano. Ma le loro proteste affogarono nel mare della pi\u00f9 bieca demagogia ministeriale. Filippo Maria Pandolfi assicur\u00f2 che le multe non sarebbero mai state applicate all&#8217;Italia, un Paese il cui fabbisogno superava di gran lunga la produzione\u00bb. <strong>Un Paese il cui fabbisogno superava di gran lunga la produzione nazionale!<\/strong>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Il contributo giornalistico in questione fu magnificamente titolato: \u201cI guai dell&#8217;Italia verde: quelle tante colpe dei ministri pasticcioni, ovvero incapaci di \u00aboffrire le garanzie necessarie per dare credibilit\u00e0 alle cifre che ogni anno portavano a Bruxelles\u00bb e di \u00abcreare un ente autonomo incaricato di redistribuire equamente la quota nazionale, di effettuare i singoli controlli di produzione e di calcolare le eventuali multe\u00bb. \u00a0Dalle promesse di Pandolfi, il ministro che si fece scappare di mano la situazione, alla lobby del Sud, quella guidata dalla Poli Bortone presto ministro di Berlusconi e secondo Bruxelles avvantaggiata dal provvedimento del &#8217;93 di cui si sta per dire. L&#8217;altalena dei numeri, i dati fasulli, quelli trasmessi dall&#8217;Italia all&#8217;Europa nel &#8216;creativo&#8217; e infelice tentativo di arginare gli esosi prelievi, e il favore che ci fece <strong>l&#8217;Europa nel &#8217;93\u201d, ossia l&#8217;aumento della quota da circa 9 a 9,9 milioni di tonnellate annue ottenuto a Lisbona e faticosamente mantenuto.<\/strong><\/p>\n<div id=\"BanCenter\"><\/div>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Per il periodo che va dal &#8217;91 al &#8217;95 \u2013 spiegava Guatelli \u2013 l&#8217;Italia avrebbe dovuto pagare circa 7.800 miliardi, e dopo avere ottenuto uno sconto del 50%, fu proprio lo Stato a farsi carico del pagamento rinunciando ogni anno a circa mille miliardi di benefici comunitari, tolti in sostanza ad altri settori agricoli. <strong>La Corte di Giustizia del Lussemburgo presto intervenne a rimarcare che la soluzione al \u201csuperprelievo\u201d costituiva un&#8217;inammissibile \u2013 e ovvia \u2013 distorsione della concorrenza<\/strong>: lo Stato non poteva sostituirsi ai produttori nel pagamento. La decisione inappellabile della Corte costituir\u00e0 l&#8217;inizio della fine per la storia produttiva di moltissime aziende pilastro del settore zootecnico. Le multe arrivarono, tantissimi allevatori chiusero i battenti, ma a seguire anche qualche anno di quiete apparente, di virtuoso rientro in quota. Chi \u00e8 rimasto in piedi, tuttavia, non \u00e8 detto che sia stato in regola, e forse anche chi invece ha chiuso ha ancora conti da regolare.\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00c8 di qualche giorno fa infatti l&#8217;annuncio della Commissione Europea dell&#8217;avvio della procedura di infrazione, ad un anno dalla lettera di messa in mora dell&#8217;Italia<\/strong>, per \u00abrecuperare dai produttori di latte, che tra il 1995 e il 2009 hanno superato le quote loro assegnate, multe per un totale stimato in almeno 1,4 miliardi di euro, in gran parte ancora non riscossi\u00bb a completamento del pagamento dei 2,265 miliardi di sanzioni accumulate. \u00abL&#8217;incapacit\u00e0 dell&#8217;Italia ad assicurare il recupero effettivo di queste multe \u2013 ammonisce la Commissione UE \u2013 compromette gli sforzi europei per stabilizzare il mercato dei prodotti lattieri, provocando distorsioni di concorrenza con gli altri produttori europei ed italiani, che hanno rispettato le quote di produzione o che hanno pagato le loro multe\u00bb. Le somme sono attese da duemila produttori (seicento dei quali multati per somme superiori a 300mila euro) e dovrebbero rimpinguare le casse dello Stato \u00abaffinch\u00e9 i contribuenti italiani non ne escano perdenti\u00bb.\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>La morosit\u00e0 dei destinatari del provvedimento, anche sanzionati con il blocco dei pagamenti della PAC 2012-2013,<\/strong> secondo una Coldiretti fiduciosa nel \u201ccambio di passo\u201d dell&#8217;attuale esecutivo nazionale, comporta una \u00abconcorrenza sleale alla stragrande maggioranza dei 36mila allevatori italiani e mette a rischio le casse dello Stato\u00bb. Per il ministro delle Politiche agricole, Mario Catania, la riscossione che sar\u00e0 operata da Equitalia e da Agea porter\u00e0 \u00aba una rapida sistemazione della maggior parte delle pendenze\u00bb mentre all&#8217;orizzonte, dopo due anni di produzione in linea con la quota assegnata, si paventa nuovamente il rischio di uno sforamento che potrebbe comportare un prelievo potenziale di 85 milioni a fine anno. Vi \u00e8 ancora un capitolo della storia da scrivere, di cui al momento per\u00f2 possiamo fornire solo alcuni elementi.\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>La fine del regime di quote, dunque la liberalizzazione del mercato europeo del latte, \u00e8 prevista per il 1\u00b0 aprile 2015.<\/strong> Non basta tuttavia l&#8217;amara esperienza pregressa per fare della scadenza una notizia felice. Le aziende zootecniche, smantellato il regime del prelievo supplementare, dovranno fare i conti con le (spietate?) regole concorrenziali del libero mercato. A temer catastrofi Spagna e Polonia, unici due stati che si sono opposti al provvedimento, ma non \u00e8 escluso \u2013 scrivono i siti del settore \u2013 che il fronte del &#8216;no&#8217; sia comunque presto ampliato dai Paesi non autosufficienti che temono \u00abl\u2019arrivo dei surplus dei paesi eccedentari\u00bb, dei Paesi il cui fabbisogno supera di gran lunga la produzione nazionale! Inoltre \u00ab\u00e8 sentore comune che, nonostante l\u2019assurda gestione svolta dall\u2019Italia, la maggior parte dei produttori non sarebbero favorevoli all\u2019abolizione delle quote, il cui acquisto ha comportato negli anni esborsi notevolissimi e, a questo punto, assolutamente improduttivi\u00bb.<\/p>\n<p><strong> Preoccupanti sono gli scenari possibili. <\/strong>Alla positive dinamiche del prezzo rilevate per questi anni e riportate nel rapporto della Commissione \u201c<em>Development of the dairy market situation and the operation of the \u2018Milk Package\u2019 provisions<\/em>\u201d si contrappongono statistiche che ipotizzano, a regime disattivato, un calo del prezzo del latte riconosciuto al produttore pari al 15%. Il futuro, come il passato, non sembra affacciarsi roseo.\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Con buona pace degli innamorati di quest&#8217;Europa dalle regole pensate uniformi per un territorio vasto e dalle condizioni difformi, con buona pace di chi non si \u00e8 mai sognato di mettere in discussione siffatti meccanismi aziendicidi, si fuggir\u00e0 dalla tentazione di presentare ulteriori letture. L&#8217;illogicit\u00e0 delle dinamiche, la contraddittoriet\u00e0 delle soluzioni propinate che sempre paiono spingere a scegliere solo un male minore, sono gi\u00e0 eloquenti, come eloquente \u00e8 il disinteressamento politico, quando non \u00e8 addirittura complicit\u00e0 in chiave anti-italiana. Gli italiani acconsentono, hanno acconsentito, che le leggi del mercato euro-imposte portino allo sfascio il tessuto produttivo nazionale. <strong>Hanno acconsentito di comprare latte tedesco e di versare nel Po il latte italiano. <\/strong>Acconsentono, rinunciando alla sovranit\u00e0 economica ed alimentare, che siano le aziende &#8216;altre&#8217; a fiorire e quelle di casa propria a fallire. Nella speranza di non dovere pagare intanto gli 85 milioni, signori, non ci resta che riavvolgere il nastro, ritornare<em> politically correct<\/em> e rivolgere un accorato invito al riposo \u2013 che sia quanto pi\u00f9 improduttivo \u2013 alle innominate protagoniste della nostra storia senza le quali per\u00f2 nulla sarebbe stato: le mucche italiane, europee ignare del fatto che, ad esempio, l&#8217;Italia oltre ad essere dell&#8217;Europa \u201ccontribuente netto\u201d (riceva ossia meno di quanto versi!) sia un Paese il cui fabbisogno di latte ha sempre superato di gran lunga la produzione nazionale. Muu.<\/div>\n<\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.lantidiplomatico.it\/dettnews.php?idx=6&amp;pg=8376&amp;pag=2&amp;fbclid=IwAR0y-1PqyphtsSxVhNXorOMvVjkMLa0vl4xnf_4GwRBSIaEQY2ZLwXpS5Ds\">https:\/\/www.lantidiplomatico.it\/dettnews.php?idx=6&amp;pg=8376&amp;pag=2&amp;fbclid=IwAR0y-1PqyphtsSxVhNXorOMvVjkMLa0vl4xnf_4GwRBSIaEQY2ZLwXpS5Ds<\/a><\/strong><\/div>\n<div><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;ANTIDIPLOMATICO (Mariangela Cirrincione) Il &#8220;regime delle quote&#8221; (1984-2015): come l&#8217;Italia ha acconsentito di comprare latte tedesco e versare nel Po quello italiano di Mariangela Cirrincione Europa, signori, \u00e8 Politica Agricola Comune. Mercato comune dei prodotti agricoli, garanzie di adeguato reddito per gli agricoltori, promozione dello sviluppo sostenibile attento alla salute ambientale trovano nobile fonte nel Trattato istitutivo della Comunit\u00e0 Economica Europea. 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