{"id":48726,"date":"2019-02-13T09:00:27","date_gmt":"2019-02-13T08:00:27","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=48726"},"modified":"2019-02-12T16:46:47","modified_gmt":"2019-02-12T15:46:47","slug":"lodio-innegoziabile-degli-stati-uniti-per-la-repubblica-islamica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=48726","title":{"rendered":"L\u2019odio innegabile degli Stati Uniti per la Repubblica Islamica"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">di <strong>LIMES (Federico Petroni)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Burocrazie e opinione pubblica americane coltivano una radicata repulsione per il regime iraniano, emblema del Male. L\u2019oltraggio dell\u2019occupazione dell\u2019ambasciata Usa a Teheran non e\u0300 dimenticato. Le componenti ideologiche ed emotive dell\u2019ostilita\u0300.<\/em><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-full wp-post-image\" src=\"http:\/\/cdn.gelestatic.it\/limesonline\/www\/2018\/07\/medio_oriente_dei_neocon_edito_718.jpg\" alt=\"Carta di Laura Canali\" width=\"1000\" height=\"669\" \/><\/p>\n<p>Carta di Laura Canali<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"p6\"><span class=\"s5\"><i>Il nemico \u00e8 diventato il nostro capolavoro.<\/i><\/span><\/p>\n<p class=\"p6\"><span class=\"s5\">J.P. White, \u00abThinking about the Enemy\u00bb<\/span><\/p>\n<blockquote>\n<p class=\"p6\" style=\"text-align: right;\">\n<\/blockquote>\n<p class=\"p7\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s5\">1. <\/span><strong><span class=\"s6\">G<\/span><span class=\"s7\">li Stati Uniti intrattengono una <a href=\"http:\/\/www.limesonline.com\/cartaceo\/la-testa-del-serpente\">latente <\/a><\/span><\/strong><span class=\"s5\"><a href=\"http:\/\/www.limesonline.com\/cartaceo\/la-testa-del-serpente\"><strong>rivalit\u00e0 geopolitica con l\u2019Iran<\/strong><\/a> che l\u2019ossessione per la Repubblica Islamica trascende in ostilit\u00e0 esistenziale. In quanto unica superpotenza, l\u2019America \u00e8 predisposta a <a href=\"http:\/\/www.limesonline.com\/notizie-oggi-iran-accordo-ritiro-usa-trump-ayatollah-rohani-siria-maggio-2018\/106601\">contenere le ambizioni egemoniche<\/a> mediorientali che periodicamente promanano dall\u2019antica Persia.<\/span><\/p>\n<hr \/>\n<p class=\"p7\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s5\"><strong>Ma per il suo attuale regime prova un odio profondo e innegoziabile.<\/strong> Germinato all\u2019alba stessa del governo degli ayatollah, con la <a href=\"http:\/\/www.limesonline.com\/accadde-oggi-20-gennaio-hong-kong-crisi-degli-ostaggi-yasser-arafat-gli-anniversari-geopolitici\/104225\">crisi degli ostaggi <\/a>all\u2019ambasciata di Teheran nel 1979. E sedimentato negli anni Ottanta a colpi di rapimenti, attentati, sfide senza quartiere fra spie, feroce retorica antiamericana, guerra aperta nel Golfo in conseguenza dell\u2019immane conflitto\u00a0<a href=\"http:\/\/www.limesonline.com\/accadde-oggi-22-settembre-coronado-guerra-iraq-iran-jammu-e-kashmir-gli-anniversari-geopolitici-del-22-settembre\/101694\">Iran-Iraq (1980-88)<\/a>, riavvicinamenti mancati se non proprio ustionanti \u2013 come lo scambio armi per ostaggi passato alla storia come scandalo Iran-contra e quasi costato a Reagan la presidenza.<\/span><\/p>\n<hr \/>\n<p class=\"p7\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s5\"><strong>Con l\u2019incedere dei decenni, approcciarsi a Teheran \u00e8 diventata opzione tossica,<\/strong> tab\u00f9, l\u2019equivalente di un\u2019arma chimica per la scena politica e amministrativa di Washington. Tale da impedire di affrontare la questione senza rischiare grosso in termini di consenso e senza presupporre un tono altamente bellicoso. Calcificando la reciproca inimicizia.<\/span><\/p>\n<hr \/>\n<p class=\"p7\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s5\"><strong>Quando parlano della Repubblica Islamica d\u2019Iran, <a href=\"http:\/\/www.limesonline.com\/cartaceo\/lamerica-allassalto-delliran\">gli americani non lesinano le iperboli<\/a>.<\/strong> Ogni anno dal 1984, con sole otto e peraltro mai casuali eccezioni, il dipartimento di Stato la descrive come \u00abpeggior sponsor del terrorismo\u00bb o variazioni sul tema<sup>\u00a01<\/sup>. \u00ab\u00c8 una grande civilt\u00e0, ma al potere ha anche un\u2019autoritaria teocrazia antiamericana, antisraeliana, antisemita con cui abbiamo un\u2019intera gamma di differenze reali e profonde\u00bb, diceva nel 2015 Barack Obama dallo Studio ovale<sup>\u00a02<\/sup>. Ritratto quasi coincidente con quello offerto dalla nemesi dell\u2019allora presidente, l\u2019influente senatore repubblicano dell\u2019Arkansas Tom Cotton: \u00abQuesta \u00e8 la minaccia che abbiamo di fronte: una tirannia teocratica con un impegno ideologico profondamente sedimentato a causare morte, caos e devastazione nei confronti degli Stati Uniti\u00bb<sup>\u00a03<\/sup>.<\/span><\/p>\n<hr \/>\n<p class=\"p7\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s5\"><strong>Ideologia islamista, spregio dei diritti umani e della democrazia, odio per Washington<\/strong> e Israele, sostegno al terrorismo: cos\u00ec dipinto, il regime iraniano \u00e8 il nemico per antonomasia. Bestia idealtipica per la demonologia a stelle e strisce. Profilo che concorre ad attribuirgli due patenti. Quella di attore malvagio e maligno \u2013 <i>evil<\/i> e <i>malign <\/i>sono forse i due aggettivi pi\u00f9 impiegati nella rappresentazione americana \u2013 e come tale indegno di venire a patti con l\u2019impero del bene americano.<\/span><\/p>\n<hr \/>\n<p class=\"p7\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s5\"><strong>E quella dell\u2019irrazionalit\u00e0. Quasi gli ayatollah si sottraessero alla regola che costringe<\/strong> l\u2019operato di uno Stato nello spettro di opzioni compreso fra ampliare l\u2019influenza e conservare s\u00e9 stesso. Quasi bramassero la Bomba per scagliarla un attimo dopo su Israele, consegnandosi all\u2019apocalissi nucleare. Non \u00e8 estraneo a una nutrita schiera di analisti statunitensi attribuire, in piena sbornia induttiva, il seme dell\u2019irrazionalit\u00e0 alla ricorrenza e alla glorificazione del martirio nell\u2019immaginario sciita<sup>\u00a04<\/sup>. Garantendo cos\u00ec circolazione alle parole del contestato storico Bernard Lewis, tuttora paladino dei circoli strategici pi\u00f9 reazionari: \u00abLa classe dirigente dell\u2019Iran \u00e8 costituita da un gruppo di musulmani estremamente fanatici convinti che siano arrivati i propri tempi messianici\u00bb<sup>\u00a05<\/sup>. Nella parafrasi senza appello del senatore repubblicano della South Carolina Lindsay Graham: \u00abPenso che siano pazzi\u00bb<sup>\u00a06<\/sup>.<\/span><\/p>\n<hr \/>\n<p class=\"p7\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s5\"><strong>L\u2019accecante ostilit\u00e0 per il regime iraniano impedisce a una nazione gi\u00e0 poco avvezza<\/strong> a mettersi nei panni altrui una dolorosa ma necessaria introspezione. Rovesciando la domanda, presupposto di ogni analisi geopolitica, \u00abperch\u00e9 ci odiano?\u00bb in \u00abperch\u00e9 noi odiamo loro?\u00bb.<\/span><\/p>\n<hr \/>\n<p class=\"p7\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s5\"><strong>Per provare a fornire una risposta occorre prima fissare i contorni della rivalit\u00e0<\/strong> fra le due potenze. Per cogliere come l\u2019America non compete con la Repubblica Islamica perch\u00e9 la detesta. N\u00e9 \u00e8 necessariamente vero il contrario. Solo cos\u00ec si potranno individuare i fattori del disprezzo e le loro conseguenze geopolitiche.<\/span><\/p>\n<hr \/>\n<div id=\"attachment_108054\" class=\"wp-caption aligncenter\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><a href=\"http:\/\/www.limesonline.com\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/impero_persiano_e_i_suoi_nemici_edito_718.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-108054\" src=\"http:\/\/www.limesonline.com\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/impero_persiano_e_i_suoi_nemici_edito_718.jpg\" alt=\"Carta di Laura Canali\" width=\"1000\" height=\"670\" \/><\/a><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Carta di Laura Canali<\/p>\n<\/div>\n<hr \/>\n<p class=\"p7\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s5\">2. <strong>Gli Stati Uniti rivaleggerebbero con l\u2019Iran anche se la Repubblica Islamica<\/strong> non fosse mai esistita \u2013 o precipitasse nel baratro, come le augurano quasi tutti a Washington. La grammatica imperiale impone alla superpotenza di impedire l\u2019ascesa di un egemone regionale che detti al Numero Uno la propria agenda in un consistente spicchio di globo. Obiettivo basilare che innesca inevitabili frizioni con l\u2019anelito persiano a vedersi riconosciuto un ruolo appunto egemonico in Medio Oriente. In una regione di paesi senza Stato o di propriet\u00e0 private di clan regnanti \u2013 con le eccezioni di Turchia e Israele \u2013 l\u2019Iran \u00e8 convinto di possedere la profondit\u00e0 demografica, culturale, storica, istituzionale e morale per plasmare i destini dei territori gi\u00e0 nell\u2019orbita degli imperi persiani. Tanto da percepirsi \u00abperno dell\u2019universo\u00bb \u2013 <i>qiblat al-\u2018<\/i><\/span><span class=\"s8\"><i>\u0101lam<\/i><\/span><span class=\"s5\"><i>,<\/i> la direzione verso cui il globo prega \u2013 solo uno, neppure il meno modesto, degli innumerevoli titoli di cui si fregiava il trono del pavone<sup>\u00a07<\/sup>. Altissima idea di s\u00e9 frutto della percepita continuit\u00e0 fra i domini succedutisi sull\u2019altopiano iranico nel corso dei millenni. Dal mitologico Gaiumart \u2013 primo uomo sulla Terra dunque primo re di Persia, nella narrazione del poeta nazionale Firdusi \u2013 a Mohammad Reza Pahlavi. Cos\u00ec lo scrittore Kader Abdolah immagina lo sci\u00e0 cagiaro Naser al-Din entrare trionfante nella Herat riconquistata agli inglesi nel 1856: \u00abPensava a Serse e alla sua felicit\u00e0 quando aveva sentito per la prima volta sotto i piedi il suolo d\u2019Europa\u00bb<sup>8<\/sup>.<\/span><\/p>\n<p class=\"p7\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s5\">Tanta esuberanza, comune ai popoli ambiziosi, spinge a trascendere i confini e basta a qualificare chi la esprime come attore geopolitico primario \u2013 dunque a costringere Washington a (pre)occuparsene. Soprattutto, \u00e8 una caratteristica costante della mentalit\u00e0 strategica iraniana, alimentata anche quando il paese apparentemente non dispone di sufficienti mezzi economici. Puntualmente scambiata per fanatismo, \u00e8 sopravvissuta alla rivoluzione khomeinista, solo cambiando i vettori ideologici (alcuni, non tutti) della ricerca d\u2019influenza. Cos\u00ec, per esempio, l\u2019ultimo sci\u00e0 non diede mai priorit\u00e0 all\u2019elemento sciita nella proiezione di Teheran, al contrario degli ayatollah. I quali tuttavia non sono stati i primi nella storia persiana a coltivare i rapporti con gli sciiti del Libano, preceduti dalla dinastia safavide in esplicita funzione antiottomana.<\/span><\/p>\n<p class=\"p7\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s5\">L\u2019Iran non si \u00e8 mai sentito alleato degli Stati Uniti. Pu\u00f2 sembrare paradossale, vista la reciproca dipendenza fra le amministrazioni americane e Mohammad Reza sci\u00e0 \u2013 \u00abProteggetemi!\u00bb, gli grid\u00f2 Nixon nel 1972, prima che nel 1978 Carter brindasse al re dei re a capo di \u00abuna isola di stabilit\u00e0 in un mondo turbolento\u00bb. Eppure, come dall\u2019altra parte dell\u2019Oceano, il termine <i>alleato<\/i> non \u00e8 molto popolare nel lessico strategico persiano. Una lunga storia di invasioni da ogni punto cardinale ha inculcato nella mentalit\u00e0 iraniana una radicata diffidenza delle ingerenze straniere. Cos\u00ec, gli iniziali incontri ottocenteschi con gli americani \u2013 1835, prima missione religiosa a Urmia; 1856, primo trattato commerciale; 1879, prima nave da guerra nel Golfo \u2013 erano funzionali ad appoggiarsi a una potenza terza, percepita come distante e disinteressata, per controbilanciare la progressiva perdita di sovranit\u00e0 per mano russa e inglese. Fino a fare di Howard Baskerville, presbiteriano del Nebraska insegnante all\u2019American Memorial School di Tabriz, un eroe nazionale per il suo sacrificio nel 1909 nell\u2019assedio della citt\u00e0 durante la rivoluzione costituzionale, vicenda ricordata con un busto del missionario nell\u2019edificio commemorativo della rivolta.<\/span><\/p>\n<p class=\"p7\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s5\">Allo stesso modo, fra l\u2019ultimo sci\u00e0 e Washington vigeva una consensuale e vicendevole strumentalizzazione. Mentre Mohammad Reza Pahlavi riteneva un temporaneo avvicinamento agli americani propedeutico all\u2019obiettivo di accrescere la statura internazionale del paese, per gli Stati Uniti un Iran indipendente scongiurava l\u2019avanzata del panarabismo e dei sovietici in Medio Oriente. Fu solo lo spauracchio del comunismo agitato dai fratelli Dulles a convincere un altrimenti scettico Eisenhower<sup>\u00a09<\/sup> a dare il via libera all\u2019Operazione Aiace di Cia e Mi6 che nel 1953 rovesci\u00f2 il primo ministro Mossadeq, affronto tuttora vivo nella memoria persiana.<\/span><\/p>\n<p class=\"p7\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s5\">Washington tuttavia non abbracciava completamente i sogni di gloria del proprio \u00abpilastro\u00bb del Golfo \u2013 titolo pudicamente esteso anche agli imbelli sauditi per non inquietare gli arabi circa un ritorno della Persia. Non casualmente il Pentagono ha sempre guardato con scetticismo la noncuranza con cui diplomatici e politici elargivano armi e assistenza bellica a Teheran, spinta fino alla carta bianca data da Henry Kissinger allo sci\u00e0: \u00abLe decisioni sugli acquisti di equipaggiamento militare dovrebbero essere lasciate primariamente al governo dell\u2019Iran\u00bb<sup>\u00a010<\/sup>. E quando il reggente del trono del pavone inizi\u00f2 a vagheggiare un Oceano Indiano libero dalle superpotenze e os\u00f2 intendersi con Saddam Hussein con gli accordi di Algeri del 1975 senza avvisare gli stupefatti americani, questi si convinsero della necessit\u00e0 di contenere Teheran. Suggerendo a Riyad di aumentare la produzione di petrolio per diminuirne il prezzo e prosciugare le casse iraniane<sup>\u00a011<\/sup>. Identica richiesta ora avanzata da Washington ai sauditi. A riprova di come le strade delle due potenze avessero iniziato a separarsi gi\u00e0 prima dell\u2019avvento di Khomeini.<\/span><\/p>\n<p class=\"p7\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s5\">Oggi, facendo la tara all\u2019ideologia e alla retorica del regime, \u00e8 possibile riconoscere in filigrana la stessa ambizione a un ampio margine di manovra internazionale nell\u2019indisponibilit\u00e0 di Teheran ad accettare un Medio Oriente americano. Nella convinzione \u2013 tipica di ogni attore troppo consapevole di s\u00e9 \u2013 che da ogni postazione degli Stati Uniti possa scattare la definitiva guerra all\u2019Iran. E nella recondita speranza di sostituirvisi o, al minimo, di usare la pressione come pedina di scambio. Perch\u00e9 se \u00e8 vero che la Repubblica Islamica \u00e8 l\u2019attore che pi\u00f9 pu\u00f2 intralciare gli interessi americani in Medio Oriente, rovesciando la prospettiva \u00e8 altrettanto vero che gli Stati Uniti sono il principale ostacolo che l\u2019Iran deve superare per affermarsi nella regione.<\/span><\/p>\n<p class=\"p7\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s5\">Osservando la <i>carta<\/i> delle priorit\u00e0 di Washington nel quadrante, si pu\u00f2 cogliere questo contrasto. Con le guerre nel Siraq e l\u2019influenza in Libano, Teheran rivendica un ruolo maggiore di quello nel quale gli Stati Uniti la vorrebbero confitta, in ossequio al mantenimento di un equilibrio fra le quattro vere potenze regionali. \u00c8 l\u2019unico soggetto al mondo a essere contemporaneamente in condizione di ostilit\u00e0 verso gli americani e a incombere su un vitale collo di bottiglia: lo Stretto di Hormuz. A differenza della Russia con l\u2019ancora poco rilevante Stretto di Bering, della Cina con l\u2019aggirabile (finch\u00e9 Formosa resta al largo) Stretto di Taiwan e di una Cuba non pi\u00f9 in grado di giocare un ruolo tra Florida e Yucat\u00e1n. Sempre nel Golfo, Teheran pu\u00f2 ravvivare le braci del dissenso delle <i>maggioranze<\/i> sciite discriminate in Bahrein, sede della V Flotta a stelle e strisce, e nel forziere petrolifero della costa Est saudita. Infine, tramite i soci libanesi e palestinesi, preme su Israele e, tramite quelli yemeniti, su Riyad.<\/span><\/p>\n<hr \/>\n<div id=\"attachment_109519\" class=\"wp-caption aligncenter\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-109519\" src=\"http:\/\/cdn.gelestatic.it\/limesonline\/www\/2018\/08\/priorita_usa_mo_integrale-974x1024.jpg\" alt=\"Carta di Laura Canali - 2018\" width=\"974\" height=\"1024\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Carta di Laura Canali \u2013 2018<\/p>\n<\/div>\n<hr \/>\n<p class=\"p7\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s5\">3. <strong>Rivaleggiare non implica odiarsi. Soprattutto, non preclude la possibilit\u00e0<\/strong> di accomodare interessi e strategie. Specie per gli americani, le cui equazioni inevitabilmente tracimano i confini del Medio Oriente. Men che meno sono argomenti ideologici a innestare i tralci dell\u2019inimicizia. Anche nell\u2019approccio all\u2019Iran, la superpotenza subordina l\u2019ideologia a considerazioni di carattere tattico. Attingendovi come espediente narrativo, a volte inconsciamente, per corroborare una decisione. <\/span><\/p>\n<p class=\"p7\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s5\">Cos\u00ec fu puramente occasionale il famigerato inserimento di Teheran nell\u2019asse del male da parte di Bush figlio, i cui <i>speechwriters<\/i> necessitavano di un terzo paese oltre a Iraq e Corea del Nord per dare ritmo alla solenne allocuzione presidenziale<sup>\u00a012<\/sup>. Cos\u00ec l\u2019iscrizione nel 1984 al parzialissimo registro degli sponsor del terrorismo avvenne quando l\u2019inerzia della guerra Iran-Iraq sembrava spostarsi in favore del primo e, per assicurarsi che i due belligeranti continuassero a dissanguarsi a lungo, Washington decise di colpire la Repubblica Islamica con le sanzioni permesse per legge dall\u2019attribuzione di questa etichetta<sup>\u00a013<\/sup>. E cos\u00ec le amministrazioni americane smorzano i toni negli stessi bollettini quando trattano con le controparti iraniane, come nel 1998 fra Clinton e Khatami e nel 2014 fra Obama e Rohani. Allo stesso modo, \u00e8 evidente il rapporto causa-effetto tra la rivalit\u00e0 geopolitica con Teheran e le accuse di teocrazia, autoritarismo e violazioni dei diritti umani. Altrimenti non si spiegherebbe perch\u00e9 gli Stati Uniti ignorino la presenza di elementi pluralistici nel sistema politico iraniano, ben pi\u00f9 numerosi e solidi che presso soci consolidati come le petromonarchie arabe.<\/span><\/p>\n<p class=\"p7\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s5\">Sarebbe tuttavia irresponsabile derubricare come mera propaganda queste esternazioni. Perch\u00e9 l\u2019intensit\u00e0, l\u2019assolutezza e l\u2019intransigenza con cui vengono pronunciate conducono dritte ai fattori dell\u2019ostilit\u00e0 americana e della sua persistenza. Riassumibili in due categorie: le cicatrici psicologiche e l\u2019affinit\u00e0 per Israele. Vediamole partitamente.<\/span><\/p>\n<hr \/>\n<p class=\"p7\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s5\">4. <strong>L\u2019inimicizia dell\u2019America per la Repubblica Islamica possiede una componente emotiva.<\/strong> Avvelenata eredit\u00e0 dell\u2019umiliazione di essere stata tenuta in ostaggio dal novembre 1979 al gennaio 1981 assieme a 52 funzionari della sua ambasciata a Teheran. Nella pi\u00f9 completa impotenza. E con la beffa del rilascio solo nel giorno in cui Carter, sconfitto alle elezioni anche per questo smacco, cedeva a Reagan la Casa Bianca. Unico caso nella storia, s\u2019azzarda a suggerire qualche analista corroso dall\u2019ira, in cui un nemico ha imposto agli Stati Uniti un cambio di governo.<\/span><\/p>\n<p class=\"p7\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s5\">Vale la pena seguire lo slancio di sincerit\u00e0, non frequente fra i suoi colleghi, di un ex funzionario non certo in odor di colomba, Kenneth Pollack, alla Cia e al Consiglio di sicurezza nazionale prima di farsi campione dell\u2019invasione dell\u2019Iraq: \u00abLa crisi degli ostaggi ha lasciato una terribile cicatrice nella psiche americana. \u00c8 un episodio cos\u00ec frustrante che la maggior parte di noi ha semplicemente preferito dimenticarlo, ignorarlo e minimizzarlo il pi\u00f9 possibile. Tuttavia, pochi americani hanno mai perdonato gli iraniani. (\u2026) Non ne parliamo mai apertamente, ma la rabbia residua che cos\u00ec tanti americani provano nei confronti dell\u2019Iran per quei 444 giorni ha caratterizzato ogni decisione al riguardo da quel momento. Ogniqualvolta ha fatto qualcosa di malvagio \u2013 ed \u00e8 capitato molto spesso \u2013 questa collera ha amplificato lo sdegno verso gli iraniani. Ogniqualvolta gli iraniani hanno tentato di fare aperture agli Stati Uniti \u2013 per quanto rare e problematiche \u2013 questa stessa rabbia ci ha spinto a fissare soglie molto alte. (\u2026) Una delle ragioni per cui le varie amministrazioni sono state cos\u00ec reticenti a perseguire un riavvicinamento a Teheran \u00e8 che questa rabbia latente \u00e8 cos\u00ec volatile e pu\u00f2 essere cos\u00ec facilmente riportata a galla da un oppositore politico che in pochi hanno voluto prendersi il rischio. (\u2026) Se a un certo punto saremo in grado di risolvere le differenze politiche reciproche, dovremo affrontare anche questi ostacoli emotivi. (\u2026) Gli americani dovranno imparare a gestire la propria collera\u00bb<sup>\u00a014<\/sup>.<\/span><\/p>\n<p class=\"p7\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s5\">I luoghi del potere in cui tanta furia si sedimenta e si riproduce fino a tramutarsi in cultura sono le burocrazie federali. Ossia le agenzie governative cui spetta la difesa e l\u2019esercizio quotidiano della supremazia statunitense. Nonch\u00e9 sorvegliare o aggredire le minacce all\u2019America. Dalle Forze armate ai servizi segreti, passando per la diplomazia e financo per l\u2019unit\u00e0 d\u2019intelligence finanziaria del Tesoro<sup>\u00a015<\/sup>, intere carriere di soldati, spie e funzionari sono state spese (o bruciate) con gli occhi fissi sulle controparti della Repubblica Islamica. Ognuno con il proprio peccato originale da imputare a Teheran.<\/span><\/p>\n<p class=\"p7\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s5\">I marines continuano a rinfacciare agli iraniani la paternit\u00e0 del pi\u00f9 grave massacro della loro storia in un sol giorno dai tempi di Iwo Jima: l\u2019attentato del 23 ottobre 1983 a Beirut che cost\u00f2 la vita a 241 di loro. Non \u00e8 un caso che il generale in pensione (lo si \u00e8 mai davvero?) Joseph Hoar stabilisca: \u00abLa verit\u00e0 \u00e8 che siamo in guerra con l\u2019Iran a corrente alterna dal 1979\u00bb<sup>\u00a016<\/sup>. N\u00e9 che l\u2019attuale segretario alla Difesa James Mattis, anch\u2019egli marine, sia stato licenziato da Obama dal vertice del Central Command perch\u00e9 continuava a ripetere che le sue tre priorit\u00e0 erano \u00abIran, Iran, Iran\u00bb, reputandolo \u00abnon uno Stato nazionale, ma una causa rivoluzionaria votata al caos\u00bb<sup>\u00a017<\/sup>. Le forze navali di stanza nel Golfo sono in stato di semibelligeranza da quando i pasdaran seminavano mine e attaccavano le petroliere negli anni Ottanta. Pure l\u2019Aeronautica piange i suoi 19 morti e 372 feriti nell\u2019esplosione alle torri di Khobar in Arabia Saudita del 1996. E l\u2019Esercito ancora rivendica i circa 500 caduti e i mutilati a migliaia in Iraq per colpa degli speciali ordigni che dal 2005 i reparti speciali persiani iniziarono a fornire agli insorti per colpire i veicoli degli americani, cos\u00ec da affrettarne l\u2019evacuazione della Mesopotamia. Nel ricordo del senatore Cotton, all\u2019epoca alla guida di un plotone di fanteria: \u00abI miei soldati e io avevamo a che fare ogni giorno con le bombe per strada, fatte e fornite dall\u2019Iran. Cercavo di rassicurarli, ma non potevo far altro che dire loro di sperare che non fosse il nostro giorno di morire a causa degli ordigni dell\u2019Iran\u00bb<sup>\u00a018<\/sup>. <\/span><\/p>\n<p class=\"p7\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s5\">Infine, la Cia sconta una cronica difficolt\u00e0 a penetrare gli <i>arcana imperii<\/i> persiani. Prima costretta dallo sci\u00e0 a curarsi solo dei comunisti, quindi con la sua rete clandestina ripetutamente obliterata dagli ayatollah<sup>\u00a019<\/sup>. Sempre a Beirut, in un presunto attentato suggerito dagli iraniani contro l\u2019ambasciata Usa il 17 aprile 1983, Langley perse otto agenti, fra cui la leggendaria spia Robert Ames. Il cui sostituto a capo della missione libanese, William Buckely, fu poi rapito e ucciso. \u00abIl mio primo giorno alla Cia fu quello in cui esplose la bomba a Beirut\u00bb, rammenta un\u2019altra stella dell\u2019agenzia, Gary Berntsen. \u00abOdiavamo davvero tanto quella gente\u00bb<sup>\u00a020<\/sup>. <\/span><\/p>\n<p class=\"p7\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s5\">La collera \u00e8 moltiplicata dalla convinzione di averla sempre fatta passare liscia alla Repubblica Islamica per le sue malefatte. Di non aver mai davvero esatto la propria vendetta. Di aver sub\u00ecto ripetute umiliazioni da quello che pi\u00f9 d\u2019uno Oltreoceano ritiene un piccolo paese insignificante. Non certo un nano. Ma pur sempre accostato nel bestiario dei nemici alla Corea del Nord, un gradino sotto Cina e Russia, uno sopra gli ineffabili jihadisti. Specchio di un relativo disinteresse per l\u2019Iran, incomprensibile per un popolo invece convinto di essere al centro di qualunque macchinazione americana. Quando in realt\u00e0 non \u00e8 mai stato priorit\u00e0 programmatica di nessuna amministrazione. Nemmeno sotto Obama, che voleva impiegare il disgelo con Teheran a scopo tattico per traslare risorse e attenzioni verso il Pacifico. Lasciando a s\u00e9 stesse le irredimibili mischie mediorientali.<\/span><\/p>\n<hr \/>\n<p class=\"p7\" style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.limesonline.com\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/ritorno_delle_sanzioni_americane_edito_718.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-108063\" src=\"http:\/\/www.limesonline.com\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/ritorno_delle_sanzioni_americane_edito_718.jpg\" alt=\"ritorno_delle_sanzioni_americane_edito_718\" width=\"1000\" height=\"683\" \/><\/a><\/p>\n<hr \/>\n<p class=\"p7\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s5\">5. <strong>L\u2019altro elemento che incide sul disprezzo americano per la Repubblica Islamica<\/strong> \u00e8 la rivalit\u00e0 fra quest\u2019ultima e Israele. Nata relativamente di recente, addirittura dopo la completa rottura fra Washington e Teheran. Ma non per questo meno intensa, anzi. Ancora fino a fine anni Ottanta, dunque con gi\u00e0 gli ayatollah al potere che ne chiedevano la cancellazione dalle mappe, lo Stato ebraico coltivava in segreto il rapporto con gli iraniani, per impedirne una sconfitta contro il comune nemico Saddam Hussein. Applicazione della dottrina della periferia di David Ben-Gurion che ingiungeva a Israele di contenere i paesi arabi che lo circondano con l\u2019aiuto degli attori non arabi pi\u00f9 esterni: \u00abCon il proposito di erigere un\u2019alta diga contro la marea nasserista-sovietica, abbiamo iniziato a stringere i nostri legami con diversi Stati al di fuori del perimetro del Medio Oriente: Iran, Turchia ed Etiopia\u00bb, comunicava il padre della patria a Eisenhower in una lettera del 24 luglio 1958<sup>\u00a021<\/sup>. <\/span><\/p>\n<p class=\"p7\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s5\">Quando per\u00f2 le armate di Saddam, ritenute le pi\u00f9 formidabili della regione, furono letteralmente spazzate via nel 1990-91 dagli americani, gli israeliani realizzarono che la progressiva evaporazione della soggettivit\u00e0 di Baghdad avrebbe finalmente permesso a Teheran d\u2019immaginarsi egemone dallo <\/span><span class=\"s9\">\u0160a\u1e6d\u1e6d <\/span><span class=\"s5\">al-\u2018Arab al Mediterraneo. Cos\u00ec mutarono sensibilmente narrazione. \u00abAlla luce dell\u2019attuale status militare dell\u2019Iraq, oggi l\u2019Iran gode di superiorit\u00e0 strategica e gli ayatollah sono impegnati ad appiccare incendi in ogni paese alla loro portata\u00bb, scriveva nel 1993 con straordinario candore l\u2019allora ministro degli Esteri israeliano Shimon Peres. Aggiungendo: \u00abL\u2019Iran odierno \u2013 estremista fino all\u2019insanit\u00e0 \u2013 vuole distruggere Israele e il processo di pace\u00bb<sup>\u00a022<\/sup>. La firma di un laburista sull\u2019atto di nascita dell\u2019arcirivalit\u00e0 permette inoltre di rilevare come non sia stato il Likud di Netanyahu a inaugurare la lotta a tutto campo, solo portata dall\u2019attuale premier a livelli parossistici.<\/span><\/p>\n<p class=\"p7\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s10\">Lo Stato ebraico deve assicurarsi che Washington non s\u2019intenda con Teheran. Percependo che pagherebbe sulla propria pelle qualunque disgelo fra le due potenze, essendo sprovvisto della profondit\u00e0 strategica per sopportare anche i pi\u00f9 lievi cambi direzionali del vento del deserto. Per garantirsi l\u2019orecchio degli statunitensi, Israele conta sull\u2019affinit\u00e0 fra le due nazioni, sorelle prima che alleate. E sugli intensi legami affettivi fra i due popoli, prima ancora che fra le istituzioni. La profonda empatia per lo Stato ebraico in America supera la semplice condivisione dei valori liberaldemocratici e il suggestivo parallelo fra il pionierismo della frontiera e il modo in cui i sionisti si sono innestati in una terra ostica. Per sfociare nel fondativo senso di missione divina, continuit\u00e0 del progetto di Dio sulla Terra. \u00abNoi americani siamo il peculiare popolo prescelto, Israele dei nostri tempi\u00bb, enunciava Herman Melville in<i> Giacca bianca<\/i>. Reciproco riconoscimento su cui gioca lo stesso Netanyahu: \u00abVoi state con noi perch\u00e9 state con voi, perch\u00e9 noi rappresentiamo quella comune eredit\u00e0 di libert\u00e0 che risale a migliaia di anni fa\u00bb<sup>\u00a023<\/sup>, scandiva il primo ministro d\u2019Israele alla folla in delirio di un congresso evangelico a Washington nel luglio 2017.<\/span><\/p>\n<p class=\"p7\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s10\">Proprio la ramificata influenza degli evangelici nella societ\u00e0 e nella politica statunitense \u00e8 una straordinaria risorsa per accertarsi che l\u2019America non molli la presa sull\u2019Iran. A conferma di come le comunit\u00e0 ebraiche Oltreatlantico contino molto meno nella strategia di pressione di Israele del sionismo cristiano. Specie ora che solo un quinto dell\u2019elettorato evangelico non apprezza l\u2019operato di Donald Trump<sup>\u00a024<\/sup>. Vaste associazioni come Christians United for Israel (4 milioni di membri) e American Christian Leaders for Israel (Acli) hanno fatto campagna contro l\u2019accordo nucleare con l\u2019Iran, a favore del trasferimento dell\u2019ambasciata Usa a Gerusalemme, mettendo pure a disposizione le proprie strutture di lobbying per garantire la nomina all\u2019attuale segretario di Stato, Mike Pompeo, noto oppositore del patto con Teheran. Nella lettera dell\u2019Acli a Obama nel 2015 echeggiano gli argomenti pi\u00f9 apocalittici a proposito della Repubblica Islamica: \u00abLa prospettiva di un\u2019arma nucleare iraniana \u00e8 da sola la maggiore minaccia alla sicurezza nazionale dell\u2019America. (\u2026) Domani potremmo svegliarci con il regime pi\u00f9 pericoloso del mondo in possesso dell\u2019arma pi\u00f9 pericolosa al mondo\u00bb<sup>25<\/sup>. L\u2019ardore evangelico contro l\u2019Iran non si spiega solo con la pur diffusa dottrina del dispensazionalismo sull\u2019assalto a Israele dei suoi nemici, preludio al secondo avvento di Cristo. Certo, i pi\u00f9 sfrenati esegeti della Bibbia<sup>\u00a026<\/sup> rilevano come Ezechiele (38:1-16) annoveri la Persia fra gli eserciti avversari che manifesteranno la gloria di Dio. Il vero manifesto del bisogno di parlare per Israele \u00e8 per\u00f2 pi\u00f9 semplicemente Isaia (62:1): \u00abPer amore di Sion non rimarr\u00f2 in silenzio\u00bb.<\/span><\/p>\n<p class=\"p7\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s10\">Il Congresso \u00e8 il luogo in cui confluiscono tali pressioni. Correttamente individuato da Israele come l\u2019istituzione pi\u00f9 potente e pi\u00f9 ideologica d\u2019America. I cui principali esponenti restano in carica decenni, ben pi\u00f9 degli otto anni dei presidenti pi\u00f9 fortunati. E hanno la facolt\u00e0 di prendere iniziative sgradite all\u2019esecutivo. Come l\u2019Iran-Libya Sanctions Act, approvato nel 1996 su proposta del senatore democratico di New York Al D\u2019Amato. Mettendo in difficolt\u00e0 la Casa Bianca di Clinton, per la quale il doppio contenimento di Iraq e Iran non prevedeva niente di serio per il secondo. O come il fondo, pi\u00f9 scenografico che altro, di 18 milioni di dollari per promuovere una sollevazione nella Repubblica Islamica imposto nel 1995 alla Cia dallo <i>speaker<\/i> (presidente) repubblicano della Camera Newt Gingrich. Furono proprio quelli gli anni in cui, sulla scia del \u00abcontratto con l\u2019America\u00bb dello stesso Gingrich, l\u2019Iran fece irruzione a Capitol Hill come priorit\u00e0 polemica. Da allora il Congresso, a prescindere dal partito dominante, ha sempre assicurato a Israele e all\u2019elettorato a esso affine di demonizzare Teheran. Ben sapendo che la negativa opinione popolare di quest\u2019ultima ondeggia da trent\u2019anni fra il 79% e l\u201989%<sup>\u00a027<\/sup>. E ben contento di ricevere le munifiche donazioni degli avversari della Repubblica Islamica, come i 960 mila dollari spesi dall\u2019Emergency Committee for Israel per Cotton. Non solo dai filo-israeliani, se \u00e8 vero che il senatore democratico del New Jersey Bob Menendez ha approfittato di 25 mila dollari nel 2013-15 versati dall\u2019organizzazione dei Mojahedin-e Khalq, considerati \u00abterroristi\u00bb dal regime di Teheran.<\/span><\/p>\n<hr \/>\n<p class=\"p7\" style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.limesonline.com\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/percezioni_israele_minaccia_820.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-76473\" src=\"http:\/\/www.limesonline.com\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/percezioni_israele_minaccia_820.jpg\" alt=\"percezioni_israele_minaccia_820\" width=\"820\" height=\"546\" \/><\/a><\/p>\n<hr \/>\n<p class=\"p7\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s5\">6. <strong>Gli Stati Uniti sono potenza troppo compiuta per farsi dettare l\u2019agenda da un alleato.<\/strong> O per cedere alla collera dei ranghi inferiori delle burocrazie. Non faranno la guerra all\u2019Iran perch\u00e9 cos\u00ec supplica Israele. N\u00e9 perch\u00e9 lo disprezzano. Le agenzie federali non hanno mai approvato un bombardamento dell\u2019Iran, nemmeno all\u2019apice della pressione di Netanyahu, quando sembrava che la Bomba persiana fosse questione di settimane. Esemplare il segretario alla Difesa Mattis, favorevole a mantenere l\u2019accordo sul nucleare che detestava e il cui spregio degli ayatollah non gli impedisce di scorgere che la priorit\u00e0 \u00e8 ridurre la sfera d\u2019influenza persiana, non rovesciare il regime.<\/span><\/p>\n<p class=\"p7\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s5\">Tuttavia, un conflitto geopolitico non \u00e8 fatto solo di scelte strategiche. Rappresentazioni, narrazioni, incomunicabilit\u00e0 incidono sull\u2019esito della partita. Magari non per discernere le fasi di debolezza e pericolosit\u00e0 dell\u2019avversario. Bens\u00ec per fissare i termini del dibattito, immaginare contropartite dal nemico, scegliere occasione e tono per accomodare interessi e paranoie. L\u2019odio degli Stati Uniti per la Repubblica Islamica offusca tutto questo. E quarant\u2019anni di gesti mal interpretati, commenti smodati, ravvicinamenti offerti nel momento sbagliato da ambo le parti stanno l\u00ec a dimostrarlo. Washington sente davvero di averle provate tutte, venendo ogni volta respinta. Trova maniacali atteggiamenti che gli iraniani reputano perfettamente razionali. Non si spiega mai l\u2019altrui operato facendo riferimento alla spiegazione del rivale, ma attingendo alla propria consolidata narrazione. Finendo per imbarcarsi in un soliloquio<sup>\u00a028<\/sup>. \u00abNon ci parliamo, quindi non ci capiamo\u00bb, riconosceva nel 2011 il capo degli Stati maggiori riuniti, ammiraglio Michael Mullen. \u00abNon volevo parlarci perch\u00e9 diventassero nostri amici. Volevo parlarci per evitare di sbagliare i calcoli, ci\u00f2 che cos\u00ec spesso porta al conflitto\u00bb, chiariva nel 2010 l\u2019ex capo del Central Command, generale John Abizaid<sup>\u00a029<\/sup>.<\/span><\/p>\n<p class=\"p7\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s5\">Barack Obama aveva genuinamente immaginato di passare alla storia come il presidente in grado di relativizzare e superare quest\u2019odio. Riuscendo, dopo un primo rifiuto della Guida suprema Khamenei, a intavolare una trattativa solo sulla carta limitata a congelare \u2013 non risolvere \u2013 la questione della Bomba iraniana. Mentre il patto siglato nel 2015 doveva restituire a Teheran legittimit\u00e0 internazionale. Obama sottovalutava per\u00f2 la smodata reazione di burocrazie e Congresso, il cui coalizzarsi basta a far naufragare le svolte immaginate dagli inquilini della Casa Bianca. Solo gettando tutto il proprio peso sull\u2019accordo sul nucleare e raffigurandolo come scelta fra la pace e la guerra il presidente riusc\u00ec a farlo approvare alle Camere e a prevaricare la lobby saudo-israeliana. Ma al costo di incarognire dibattito e avversari, infine riusciti a ottenere l\u2019abiura di Trump, approfittando dell\u2019estensione dal 2016 in poi dell\u2019influenza iraniana nel Siraq. Beffa del contrappasso: colui che voleva chiudere la parentesi dell\u2019inimicizia ha finito per essere messo egli stesso fra parentesi. Assieme ai suoi sogni di riavvicinamento.<\/span><\/p>\n<p class=\"p7\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s5\">La rabbia americana vieta dunque di riconoscere all\u2019Iran un punto di vista legittimo. Tale \u00e8 il senso della richiesta di diventare \u00abun paese normale\u00bb<sup>\u00a030<\/sup>, praticamente di rinnegare s\u00e9 stesso. Irricevibile per un attore che a ogni trattativa per prima cosa esige rispetto, come tutti gli stigmatizzati dal Numero Uno. Di fronte a requisiti come questo, il panico inevitabilmente si diffonde fra gli ayatollah, che sgomenti si chiedono non che cosa stia facendo l\u2019America, ma perch\u00e9. Washington comunque assai difficilmente superer\u00e0 la propria ossessione, alla cui fonte s\u2019abbevera ogniqualvolta ha bisogno di ricacciare indietro Teheran. Coltivare i grappoli del furore assicura capacit\u00e0 di reazione a una superpotenza distratta. Anche al prezzo della lucidit\u00e0 tattica.<\/span><\/p>\n<p class=\"p7\" style=\"text-align: justify;\"><strong><span class=\"s5\">Note:<\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"p10\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s5\">1. Cfr. l\u2019archivio dei rapporti annuali sul terrorismo: www.state.gov\/j\/ct\/rls\/crt\/index.htm<\/span><\/p>\n<p class=\"p10\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s5\">2. T.L. Friedman, \u00abObama Makes His Case on Iran Nuclear Deal\u00bb, <i>The<\/i> <i>New York Times<\/i>, 14\/7\/2015. <\/span><\/p>\n<p class=\"p10\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s5\">3. \u00abA Conversation on the Iran Deal with Senator Tom Cotton\u00bb, Council on Foreign Relations, 3\/10\/2017, goo.gl\/VDQW2J<\/span><\/p>\n<p class=\"p10\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s5\">4. La lista pi\u00f9 argomentata in tal senso in K. Pollack, <i>The Persian Puzzle: The Conflict Between Iran and America<\/i>, New York 2004, Random House, soprattutto pos. 1585 e 3169 ed. Kindle.<\/span><\/p>\n<p class=\"p10\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s5\">5. Discorso alla quinta conferenza di Gerusalemme, 20\/2\/2008, Harry S. Truman Research Institute.<\/span><\/p>\n<p class=\"p11\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s5\">6. <a href=\"https:\/\/goo.gl\/fLdqrk\"><span class=\"s11\">goo.gl\/fLdqrk<\/span><\/a>, minuto 2:27.<\/span><\/p>\n<p class=\"p10\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s5\">7. G.E. Fuller, <i>The \u00abCenter of the Universe\u00bb: The Geopolitics of Iran<\/i>, Rand Corporation, Boulder 1991, Westview Press.<\/span><\/p>\n<p class=\"p10\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s5\">8. K. Abdolah, <i>Il re<\/i>, Milano 2012, Iperborea, p. 186.<\/span><\/p>\n<p class=\"p10\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s5\">9. J.E. Smith, <i>Eisenhower in War and Peace<\/i>, New York 2012, Random House, pp. 617-627.<\/span><\/p>\n<p class=\"p10\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s5\">10. \u00abMemorandum from the President\u2019s Assistant for National Security Affairs (Kissinger) to Secretary of State Rogers and Secretary of Defense Laird\u00bb, Washington, 25\/7\/1972, U.S. Department of State, Foreign Relations of The United States, 1969-1976, vol. E-4, Documents on Iran and Iraq, 1969-1972.<\/span><\/p>\n<p class=\"p10\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s5\">11. A. Cooper, <i>Oil Kings: How the U.S., Iran, and Saudi Arabia Changed the Balance of Power in the Middle East<\/i>, New York 2011, Simon &amp; Schuster.<\/span><\/p>\n<p class=\"p10\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s5\">12. Cfr. K. Pollack, <i>op. cit.<\/i>, pos. 7364.<\/span><\/p>\n<p class=\"p10\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s5\">13. D. Crist, <i>The Twilight War: The Secret History of America\u2019s Thirty-Year Conflict with Iran<\/i>, London 2012, Penguin. <\/span><\/p>\n<p class=\"p10\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s5\">14. Cfr. K. Pollack, <i>op. cit.<\/i>, pos. 3725 ss.<\/span><\/p>\n<p class=\"p10\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s5\">15. J. Solomon, <i>The Iran War: Spy Games, Bank Battles, and the Secret Deals That Reshaped the Middle East<\/i>, New York 2016, Random House, cfr. capp. 6 e 8.<\/span><\/p>\n<p class=\"p10\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s5\">16. Cit. in M. Perry, \u00abJames Mattis\u2019 33-Year Grudge Against Iran\u00bb, <i>Politico Magazine<\/i>, 4\/12\/2016.<\/span><\/p>\n<p class=\"p10\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s5\">17. \u00abThe Middle East at an Inflection Point with Gen. Mattis\u00bb, Center for Strategic and International Studies, 22\/4\/2016, goo.gl\/q1fuiu<\/span><\/p>\n<p class=\"p10\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s5\">18. \u00abIran Linked to Deaths of 500 U.S. Troops in Iraq, Afghanistan\u00bb, <i>Military Times<\/i>, 14\/7\/2015.<\/span><\/p>\n<p class=\"p10\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s5\">19. T. Weiner, <i>Legacy of Ashes: The History of the CIA<\/i>,<i> <\/i>New York 2007, Knopf Doubleday, p. 426.<\/span><\/p>\n<p class=\"p10\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s5\">20. Cit. in J. Solomon, <i>op. cit.<\/i>, p. 35.<\/span><\/p>\n<p class=\"p10\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s5\">21. Cit. in T. Parsi, <i>Treacherous Alliance: The Secret Dealings of Israel, Iran, and the United States<\/i>, New Haven 2007, Yale University Press, p. 22.<\/span><\/p>\n<p class=\"p10\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s5\">22. S. Peres, <i>The New Middle East<\/i>, New York 1993, Henry Holt&amp;Company, 1993, pp. 43 e 19.<\/span><\/p>\n<p class=\"p10\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s5\">23. goo.gl\/U7NNAR<\/span><\/p>\n<p class=\"p10\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s5\">24. R.P. Jones, \u00abWhite Evangelical Support for Donald Trump at All-Time High\u00bb, Public Religion Research Institute, 18\/4\/2018, goo.gl\/sefZF8<\/span><\/p>\n<p class=\"p10\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s5\">25. aclforisrael.com\/iran-statement<\/span><\/p>\n<p class=\"p10\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s5\">26. M. Hitchcock, <i>The End: A Complete Overview of Bible Prophecy and the End of Days<\/i>, Carol<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>Stream IL 2012, Tyndale House Publishers, pp. 293-310; R. Rhoeds, <i>Israel on High Alert: What Can We Expect Next in the Middle East?<\/i>, Irvine CA 2018, Harvest House, pp. 103-119.<\/span><\/p>\n<p class=\"p10\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s5\">27. goo.gl\/GZqsxA<\/span><\/p>\n<p class=\"p10\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s5\">28. Seguiamo qui J.G. Blight et al., <i>Becoming Enemies: U.S.-Iran Relations and the Iran-Iraq War, 1979-1988<\/i>, Lanham MD 2012, Rowman &amp; Littlefield Publishers, pp. 27-29.<\/span><\/p>\n<p class=\"p11\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s5\">29. Le due citazioni, rispettivamente, pronunciate il 20\/9\/2011 al Carnegie Endowment for International Peace, <a href=\"https:\/\/goo.gl\/peokMi\"><span class=\"s11\">goo.gl\/peokMi<\/span><\/a>, e cit. in D. Crist,, <i>op. cit.<\/i>, p. 515.<\/span><\/p>\n<p class=\"p11\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s5\">30. Cfr. \u00abBriefing with an Iran Diplomacy Update\u00bb, U.S. Department of State, 2\/7\/2018, goo.gl\/Sy1NiQ<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:<\/strong> <a href=\"http:\/\/www.limesonline.com\/cartaceo\/usa-contro-iran-odio-innegoziabile-stati-uniti-repubblica-islamica\">http:\/\/www.limesonline.com\/cartaceo\/usa-contro-iran-odio-innegoziabile-stati-uniti-repubblica-islamica<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LIMES (Federico Petroni) Burocrazie e opinione pubblica americane coltivano una radicata repulsione per il regime iraniano, emblema del Male. L\u2019oltraggio dell\u2019occupazione dell\u2019ambasciata Usa a Teheran non e\u0300 dimenticato. Le componenti ideologiche ed emotive dell\u2019ostilita\u0300. Carta di Laura Canali &nbsp; Il nemico \u00e8 diventato il nostro capolavoro. J.P. White, \u00abThinking about the Enemy\u00bb 1. Gli Stati Uniti intrattengono una latente rivalit\u00e0 geopolitica con l\u2019Iran che l\u2019ossessione per la Repubblica Islamica trascende in ostilit\u00e0 esistenziale. In&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":87,"featured_media":17273,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/LIMES-e1476615027799.png","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-cFU","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/48726"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/87"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=48726"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/48726\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":48735,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/48726\/revisions\/48735"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/17273"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=48726"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=48726"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=48726"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}