{"id":48741,"date":"2019-02-13T10:30:47","date_gmt":"2019-02-13T09:30:47","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=48741"},"modified":"2019-02-12T17:33:36","modified_gmt":"2019-02-12T16:33:36","slug":"michel-onfray-il-bruto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=48741","title":{"rendered":"Michel Onfray \u2013 Il Bruto"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>VOCI DALL&#8217;ESTERO (Carmenthesister)<\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/macron-la-brute-688x500.jpg\" alt=\"http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/macron-la-brute-688x500.jpg\" \/><\/p>\n<p><strong><em><a href=\"https:\/\/www.les-crises.fr\/la-brute-par-michel-onfray\/\">Michel Onfray<\/a>, filosofo e saggista francese, confronta la\u00a0risposta, brutale,\u00a0del regime di Macron nei confronti del movimento dei gilet gialli\u00a0con l\u2019atteggiamento tenuto da Polizia e ministero dell\u2019Interno in occasione della rivolta delle banlieue del 2005. La strategia della repressione brutale fin qui seguita da Macron \u2013 contrapposta a quella di allora, di contenere le violenze e attenersi al mantenimento dell\u2019ordine \u2013\u00a0 tradisce la volont\u00e0 politica di fomentare i disordini\u00a0per poter scatenare la violenza di Stato\u00a0in difesa estrema dell\u2019ordine liberale fortemente contestato dal popolo.\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>di Michel Onfray, 4 febbraio 2019\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>\u201cIo sono il frutto di una forma di brutalit\u00e0 della storia.\u201d<\/em> <\/strong>Macron, 13 febbraio 2018, di fronte alla stampa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Certo, lo Stato incarna bene questo Moloch che ha il monopolio legittimo della forza: ma per fare cosa?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">A parte l\u2019irenismo radicale, essendo la natura umana quella che \u00e8, non si tratta di immaginare un mondo in cui non ci sia pi\u00f9 bisogno di esercito o polizia, tribunali o prigioni, legge e giustizia. Se\u00a0siamo d\u2019accordo che il molestatore non \u00e8 l\u2019abusato, l\u2019aggressore l\u2019aggredito, il ladro il derubato, il rapinatore il rapinato, occorre che una serie di meccanismi sociali permettano di fermare il molestatore, l\u2019aggressore, il ladro, il rapinatore, per portarli davanti ai tribunali che giudicano i fatti dal punto di vista della legge e del diritto, e\u00a0 mandare\u00a0le persone giudicate colpevoli a scontare la pena in nome della riparazione del danno subito dall\u2019aggredito, dal derubato, dal rapinato, dal molestato, ma anche per proteggere gli altri cittadini dalla pericolosit\u00e0 di questi criminali. Dando per acquisito che possono esistere delle circostanze aggravanti o attenuanti, e che tutti, a prescindere dalla loro imputazione, hanno il diritto alla difesa e alla riabilitazione una volta scontata la pena.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Che l\u2019uso legittimo della forza presupponga che essa possa essere usata per mantenere la legalit\u00e0 \u2013 questa dovrebbe essere una verit\u00e0 ovvia\u2026 Ma quando, a met\u00e0 settembre 2018, i gilet gialli proclamano, all\u2019inizio delle loro giornate di rabbia, che il loro potere d\u2019acquisto non permetter\u00e0 loro di pagare le ulteriori tasse obbligatorie per legge che aumentano il prezzo del carburante alla pompa, non mettono in pericolo la democrazia e la Repubblica, poich\u00e9 fanno appello agli articoli 13 e 14 della Carta dei diritti l\u2019uomo e, non dimentichiamo, del cittadino. Con il loro movimento, essi rivendicano uno di quei diritti che questo testo fondamentale concede loro. L\u2019ho gi\u00e0 menzionato, ma va ricordato che l\u2019articolo 13 della Dichiarazione dei diritti dell\u2019uomo recita: \u201c<em>Per il mantenimento della pubblica forza e per le spese d\u2019amministrazione \u00e8 indispensabile una comune contribuzione, la quale dev\u2019essere ugualmente ripartita fra tutti i cittadini in ragione delle loro facolt\u00e0<\/em>\u201c. E il seguente articolo: \u201c<em>Tutti i cittadini hanno il diritto di comprovare o da se stessi o tramite i loro rappresentanti la necessit\u00e0 della pubblica contribuzione, di approvarla liberamente, di seguirne l\u2019applicazione, di determinarne la quota, la riscossione e la durata<\/em>.\u201d I gilet gialli non hanno rifiutato l\u2019imposta, come la propaganda dei media ripete da settimane per assimilarli al populismo fascista, ma solo dichiarato che non hanno pi\u00f9 i mezzi finanziari per pagarla! Una risposta appropriata da parte del governo avrebbe soffocato la rabbia sul nascere. Invece, la risposta \u00e8 stata immediatamente bellicosa: da qui l\u2019origine della violenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo spirito bellicoso ha preso la forma che sappiamo; elementi del linguaggio del potere macroniano sono stati trasmessi e poi abbondantemente diffusi dalle \u201c\u00e9lite\u201d: il movimento dei gilet gialli era una rivolta di estrema destra, una rivendicazione populista che sapeva di camicie brune, un movimento che puzzava di \u201cfascio\u201d. Bernard-Henri L\u00e9vy ne ha parlato da subito in questo modo, insieme a \u2026 M\u00e9lenchon e Cl\u00e9mentine Autain, Coquerel e la CGT (<em>Confederazione sindacale del lavoro<\/em>, ndt), che hanno partecipato al coro \u201cpopulicida\u201d insieme a tutti gli editorialisti della stampa di Maastricht.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">[\u2026]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa violenza simbolica, il cui braccio armato \u00e8 costituito dai media del sistema, si accompagna a una violenza poliziesca. Si sa che le parole uccidono, ma, per farlo, hanno bisogno di attori violenti: il potere dispone di un certo numero di agenti di polizia e di funzionari di giustizia i quali, sapendo di beneficiare di una copertura da parte del ministro dell\u2019Interno e quindi dell\u2019Eliseo e di Macron, si abbandonano alla violenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi sono ritrovato in una dibattuito televisivo con Jean-Marc Michaud,\u00a0l\u2019uomo che ha perso un occhio a causa di una flash-ball. Ha espresso tutta la sua rabbia contro il tiratore, e lo posso comprendere. La prima reazione di chi ha subito violenza \u00e8 di voler rispondere nello stesso modo. Si riceve un colpo, e non si ha voglia d\u2019altro che di restituirlo moltiplicato per cento. Il cervello rettiliano comanda, quando la corteccia non fa il suo lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma certamente c\u2019\u00e8 una responsabilit\u00e0 del tiratore: se egli sa che dovr\u00e0 rendere conto alla giustizia per non essersi comportato secondo le procedure \u2013 tra cui quella, fondamentale, di non mirare alla testa \u2013 allora probabilmente si comporter\u00e0 diversamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma quando si sa che si pu\u00f2 beneficiare dell\u2019impunit\u00e0 del potere, allora si tira o si colpisce senza esitazione, e, come ho potuto constatare io stesso a Caen, in mezzo ad un\u2019esaltazione non dissimulata da parte di chi assiste alle percosse, ai pestaggi, alle persone sbattute violentemente a terra, ammanettate, ma anche, in alcuni casi, denudate e palpate\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Ho gi\u00e0 detto altrove che supponevo che alcuni agenti di polizia si stessero infiltrando tra i cosiddetti casseur per alimentare la teoria del potere secondo la quale tutti i gilet gialli sono violenti. Dopo aver dato questa informazione, alcuni gilet gialli mi hanno fatto sapere per posta che ne avevano le prove. Torner\u00f2 su questo argomento quando verr\u00e0 il momento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma senza concentrarsi su questo caso particolare, si pu\u00f2 leggere quanto scrive un sindaco di destra, quindi non un gauchista, Xavier Lemoine, che fornisce un\u2019informazione interessante. Afferma su <i>Le Figaro<\/i> che, come sindaco di Montfermeil, ha scoperto che \u201c<em>la polizia ha represso in minor misura le rivolte delle banlieue nel 2005 rispetto ai gilet gialli<\/em>\u201d (29 gennaio 2019). E questo dice tutto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Il sindaco nota che nel 2005 non ci sono stati morti e solo pochi feriti tra i ribelli, anche se i rivoltosi avevano scelto la violenza come loro unico mezzo di espressione. Egli ne d\u00e0 una ragione: la polizia allora aveva scelto di mantenere l\u2019ordine e non, come Macron, una logica di repressione. Mantenere l\u2019ordine non \u00e8 reprimere. Sono due scelte politiche molto diverse ideologicamente, politicamente, strategicamente, tatticamente \u2013 e anche moralmente. Emmanuel Macron ha deliberatamente scelto di reprimere e non di mantenere l\u2019ordine. Il capo dello Stato quindi non ha voluto contenere la violenza delle rivendicazioni, ma scatenare la violenza di Stato. \u00c8 un progetto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Xavier Lemoine osserva che la scelta di mantenere l\u2019ordine, come indicano le parole, cerca soprattutto di mantenere l\u2019ordine, cos\u00ec da evitare il disordine. Torner\u00f2 su questo: non mi si far\u00e0 credere che lasciare che l\u2019Avenue degli Champs-Elys\u00e9es venga disselciata davanti agli obiettivi delle telecamere di BFMTV per quasi un\u2019ora, non rifletta il fatto che la polizia non aveva la consegna di impedire i disordini, ma, al contrario, di favorirli, lasciando che questi ciotoli dei marciapiedi diventassero proiettili da lanciare su obiettivi umani o materiali\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Parlando della sua citt\u00e0, Xavier Lemoine afferma: \u201c<em>Nel 2005 tutte (sic) le rivendicazioni sono state espresse con la violenza. All\u2019epoca, tuttavia, le autorit\u00e0 di polizia hanno adottato la modalit\u00e0 di intervento pi\u00f9 appropriata per reprimere questa violenza. Da un punto di vista tecnico, il loro attacco \u00e8 stato flessibile ed efficace. Anche quando erano presi di mira dai rivoltosi, i poliziotti e la gendarmeria hanno mostrato grande moderazione nell\u2019uso della forza. Oggi, al contrario, nessuno pu\u00f2 sostenere che tutte le rivendicazioni dei \u2018gilet gialli\u2019 siano espresse con la violenza. Inoltre, nel 2005, non c\u2019erano donne tra i rivoltosi, mentre le donne sono massicciamente presenti nei ranghi dei \u2018gilet gialli\u2019. Non tenerne conto \u00e8 privarsi di un elemento fondamentale di analisi. Contrariamente a quanto pu\u00f2 suggerire il potere delle immagini, la maggior parte dei \u2018gilet gialli\u2019 non partecipa alle riprovevoli violenze commesse durante le manifestazioni. Tuttavia, da sabato 8 dicembre la polizia privilegia la repressione, non il mantenimento dell\u2019ordine\u201d. <\/em>Al giornalista che gli chiede di chiarire cosa distingue l\u2019applicazione della legge dalla repressione, Xavier Lemoine risponde:<em> \u201cIl mantenimento dell\u2019ordine consiste da un lato nel permettere a una manifestazione di fluire nel modo pi\u00f9 pacifico possibile, e dall\u2019altro nel contenere la violenza al fine di ridurla. Questo obiettivo non impedisce alla polizia di intervenire nei confronti di persone decise ad atti di violenza<\/em> \u201c- Penso a coloro che disselciano Avenue des Champs Elys\u00e9es \u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Egli prosegue: \u201c<em>Ma ai manifestanti pacifici sono sempre lasciate delle vie d\u2019uscita. Le persone che lo vogliono possono sempre andarsene quando la situazione degenera. La repressione, invece, consiste nel combattere contro gruppi di persone senza necessariamente distinguere tra individui violenti e manifestanti pacifici, che possono anche essere lontani tra loro. Ebbene, nella crisi attuale la polizia ricorre troppo spesso alle \u2018reti\u2019, che impediscono alle persone circondate di abbandonare i luoghi. \u00c8 facile quindi fare confusione tra dimostranti molto diversi tra loro. Quanti tra coloro a cui \u00e8 stato cavato un occhio avevano sfasciato vetrine, automobili, saccheggiato negozi? Allo stesso modo, la distinzione tra criminali \u2018confermati\u2019 e incensurati dovrebbe essere molto pi\u00f9 attenta.<\/em>\u201d Per Xavier Lemoine, la polizia sta obbedendo a un potere che ha scelto la repressione e la brutalit\u00e0. Obbediscono. Il primo responsabile, quindi il colpevole, \u00e8 colui che d\u00e0 l\u2019ordine. E poich\u00e9 non si pu\u00f2 pensare che Castaner o Philippe prendano la decisione da soli, \u00e8 il capo dello Stato a cui deve essere imputata la scelta della repressione, quindi la responsabilit\u00e0 di ogni ferita inflitta. Quando questo stesso capo di Stato afferma in modo insensibile in Egitto che le forze dell\u2019ordine non hanno causato alcuna morte, se non quella della signora Redoine a Marsiglia, egli mente. Ed \u00e8 personalmente responsabile di questa morte [1]. Il bruto \u00e8 lui.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Leggiamo ancora Xavier Lemoine: <em>\u201cNon incrimino la polizia, che obbedisce, come \u00e8 naturale, alle istruzioni del ministro degli Interni. Ma do la colpa a queste istruzioni, che mi sembrano tradire il desiderio di spingersi agli estremi, aumentare la violenza, per giustificare una repressione. Non ho nessuna accondiscendenza verso la violenza premeditata di rivoltosi o gruppi di estremisti. Ma responsabilit\u00e0 della politica \u00e8 anche sapere come disinnescare un grido di angoscia, invece di alimentarlo demonizzando i \u2018gilet gialli\u2019. Nel 2005 i governanti non hanno mai fatto commenti cos\u00ec dispregiativi sui rivoltosi del tempo. Attualmente, una parte significativa della violenza proviene da manifestanti senza precedenti penali, disperati e infuriati. Si sentono provocati dalla rigidit\u00e0 della risposta della polizia. Le dinamiche della folla aiutano, \u2018radicalizzano\u2019 . Le reazioni istintive si esprimono brutalmente. Nel 2005 nessuna dimostrazione era stata autorizzata dalla prefettura e tutte erano degenerate in rivolte. Tuttavia, a quel tempo a Seine-Saint-Denis non c\u2019\u00e8 stata nessuna carica dei corpi speciali antisommossa o della polizia a cavallo.\u00a0Oggi, s\u00ec. Quattordici anni fa la polizia non ha fatto ricorso a tiri ad altezza d\u2019uomo, orizzontali, e a breve distanza. Oggi, s\u00ec. Perch\u00e9 questi due pesi e due misure dello Stato tra le rivolte urbane del 2005 e le manifestazioni di protesta dei \u2018gilet gialli\u2019 ? Non penso che la polizia sia stata negligente nel 2005; dico che sono troppo \u2018duri\u2019 oggi.\u201d<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Che il presidente Macron abbia scelto la linea dura della repressione contro la linea repubblicana di mantenimento dell\u2019ordine \u00e8 quindi dimostrato. Egli ha al suo servizio la stampa di Maastricht, in altre parole i media dominanti, inclusi quelli del servizio pubblico televisivo, ha al suo servizio la polizia, l\u2019esercito, quindi le forze dell\u2019ordine, e ha anche provato a coinvolgere la macchina della giustizia. Ci\u00f2 \u00e8 evidenziato da un articolo del <i>Canard encha\u00een\u00e9<\/i> (30 gennaio 2019) intitolato <em>\u201cLe incredibili istruzioni dell\u2019ufficio del pubblico ministero sui gilet gialli\u201d<\/em>, che riporta in dettaglio come il ministero della Giustizia ha comunicato per email con i giudici della Procura di Parigi su come trattare i gilet gialli: dopo un arresto, anche se \u00e8 stato commesso per errore, si deve comunque mantenere l\u2019iscrizione nell\u2019archivio dei precedenti penali, anche <em>\u201cquando i fatti non costituiscono reato<\/em>\u201c. La comunicazione specifica anche che bisogna depositare gli atti, anche se \u201c<em>i fatti contestati sono di lieve entit\u00e0<\/em>\u201d e anche nel caso provato <em>\u201cdi un\u2019irregolarit\u00e0 della procedura<\/em>\u201c! In questi casi, arresto per errore, reati non suffragati da elementi di prova, irregolarit\u00e0 procedurali, \u00e8 consigliabile fermare le persone e non liberarle fino a dopo le manifestazioni del sabato, per impedire che ai cittadini ingiustamente arrestati sia data la possibilit\u00e0 di esercitare il loro diritto di sciopero, va ricordato, un diritto garantito dalla Costituzione? Punto 7 del preambolo \u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Aggiungiamo che la legge anti-casseur proposta da Macron prevede semplicemente di stabilire una presunzione di colpevolezza nei confronti di chiunque sia sospettato di essere solidale con la causa dei gilet gialli. Sospettato da chi? Dalla stessa giustizia a cui il potere chiede, in primo luogo, di tenere in custodia una persona anche arrestata per errore, in secondo luogo di rilasciarla solo dopo la fine delle dimostrazioni, in terzo luogo di seguire la stessa procedura anche nel caso di errore procedurale, in quarto luogo di non preoccuparsi che i fatti siano provati e non irrilevanti, dato che la giustizia macroniana, sostenuta dalla polizia macroniana all\u2019ordine dell\u2019ideologia macroniana, che \u00e8 puramente e semplicemente quella dello Stato di Maastricht, ha deciso che deve essere cos\u00ec. M\u00e9lenchon ha parlato a questo proposito di ritorno delle <em>lettre de cachet<\/em>, e non ha torto su questo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">La violenza genealogica, che \u00e8 la base delle prime rivendicazioni dei gilet gialli, \u00e8 prima di tutto quella imposta dal sistema politico liberale instaurato imperativamente dallo Stato di Maastricht dal 1992. Quando Macron dice che le radici del male sono antiche, lo sa fin troppo bene, perch\u00e9 \u00e8 uno degli uomini la cui breve vita \u00e8 stata interamente dedicata all\u2019instaurazione di questo programma liberale che si rivela forte con i deboli, come vediamo nelle nostre strade da dodici settimane, e debole con i forti, come dimostrato dalla legislazione a loro favore \u2013 dalla soppressione dell\u2019ISF <em>(l\u2019imposta sulle grandi fortune, <\/em>ndt) al rifiuto di toccare i paradisi fiscali, alla tolleranza verso l\u2019evasione delle imposte da parte del GAFA (<em>Google, Apple, Facebook e Amazon,<\/em> ndt) .<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">La violenza di questo Stato di Maastricht contro i pi\u00f9 deboli, i pi\u00f9 disarmati, i meno istruiti, i pi\u00f9 lontani dalle megalopoli francesi o da Parigi; la violenza di questo Stato di Maastricht sui pi\u00f9 precari in assoluto, sulle persone modeste che portano da sole il peso di una globalizzazione felice per gli altri; la violenza di questo Stato di Maastricht su quelli dimenticati dalle nuove compassioni del politicamente corretto; la violenza di questo Stato di Maastricht contro le donne single, le madri single, le vedove con le pensioni di vecchiaia tagliate, le donne costrette ad affittare il loro utero a uno sperma mercenario, vittime della violenza coniugale derivante dalla povert\u00e0, giovani ragazzi o ragazze che si prostituiscono per pagare i loro studi; la violenza di questo Stato di Maastricht sugli abitanti delle campagne privati giorno dopo giorno dei servizi pubblici che loro ancora finanziano con la tassazione indiretta; la violenza di questo Stato di Maastricht sui contadini che si impiccano ogni giorno perch\u00e9 la professione di fede ecologista dei maastrichtiani delle citt\u00e0 non si confonde con l\u2019ecologia quando si tratta del piatto dei francesi riempito di carni avariate, di prodotti tossici, di chimica cancerogena, di cibo che arriva dall\u2019altra parte del pianeta senza curarsi delle tracce di CO2, anche se sono bio; la violenza di questo Stato di Maastricht sulle generazioni di bambini rincretiniti da una scuola che ha cessato di essere repubblicana e che lascia alle ragazze e ai ragazzi la possibilit\u00e0 di uscirne non grazie ai loro talenti, ma grazie agli appoggi delle loro famiglie ben nate; la violenza di questo Stato di Maastricht che ha proletarizzato i giovani la cui unica speranza \u00e8 la sicurezza di un posto di lavoro da poliziotto, da gendarme, da soldato o da guardia carceraria e il cui compito \u00e8 gestire con la violenza legale i rifiuti del sistema liberale; la violenza di questo Stato di Maastricht sui piccoli padroni, i commercianti, gli artigiani che non conoscono vacanze, svaghi, fine settimana, serate fuori \u2013 questa violenza, s\u00ec, \u00e8 la prima violenza. Questi sono quelli che non hanno generato violenza, ma solo in origine una protesta contro l\u2019aumento del carburante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">La risposta del potere, quindi di Macron, a questa ammissione di povert\u00e0 dei poveri \u00e8 stata immediatamente la criminalizzazione ideologica. I media, agli ordini, hanno gridato al lupo fascista. Da diversi mesi, questo \u00e8 il loro pane quotidiano: secondo i ricchi che li governano, i poveri sarebbero antisemiti, razzisti, omofobi, violenti, cospirazionisti \u2013 \u201cbastardi\u201d ha detto Bernard Henri L\u00e9vy a Ruquier. Questa \u00e8 la vecchia variazione sul tema: classi lavoratrici, classi pericolose. \u00c8 l\u2019antifona di tutti i poteri borghesi quando hanno paura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Pertanto, il capo dello Stato mobilita i media che disinformano, la polizia che d\u00e0 la caccia al manifestante, la giustizia che li schiaffa dentro, la prigione che li parcheggia quando l\u2019ospedale non li cura dopo le percosse. Quando capiremo che questi sono i pezzi di un puzzle dispotico?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2019\/02\/12\/michel-onfray-il-bruto\/\">http:\/\/vocidallestero.it\/2019\/02\/12\/michel-onfray-il-bruto\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di VOCI DALL&#8217;ESTERO (Carmenthesister) Michel Onfray, filosofo e saggista francese, confronta la\u00a0risposta, brutale,\u00a0del regime di Macron nei confronti del movimento dei gilet gialli\u00a0con l\u2019atteggiamento tenuto da Polizia e ministero dell\u2019Interno in occasione della rivolta delle banlieue del 2005. 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