{"id":48776,"date":"2019-02-13T17:33:29","date_gmt":"2019-02-13T16:33:29","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=48776"},"modified":"2019-02-13T20:03:35","modified_gmt":"2019-02-13T19:03:35","slug":"quando-uno-stato-muore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=48776","title":{"rendered":"Quando uno Stato muore"},"content":{"rendered":"<p>di DANIELE BALICCO<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"box-sizing: inherit; margin: 0px 0px 1.5em; padding: 0px; color: #333333; font-family: 'Libre Franklin', 'Helvetica Neue', helvetica, arial, sans-serif; font-size: 16px; font-style: normal; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: 400; letter-spacing: normal; orphans: 2; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: 2; word-spacing: 0px; -webkit-text-stroke-width: 0px; background-color: #ffffff; text-decoration-style: initial; text-decoration-color: initial;\" align=\"justify\">Il prossimo venerd\u00ec 15 febbraio il govern\u00f2 firmer\u00e0 l\u2019intesa per l\u2019autonomia differenziata di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. Si tratta di una richiesta di devoluzione pressoch\u00e9 totale, una secessione mascherata da autonomia. Sono moltissime le ragioni per cui non c\u2019\u00e8 stata alcuna discussione pubblica su questa trattativa \u201cprivata\u201d fra Stato e Regioni. Nessun giornale, nessuna radio, nessuna trasmissione televisiva nazionale (a differenza di quanto accade da mesi in Veneto) ne ha approfondito la portata, tecnica e politica. Difficile farlo, del resto, anche perch\u00e9 l\u2019intesa siglata fra la ministra per gli Affari Regionali e le Autonomie, la leghista Erika Stefani, e i governatori di Lombardia, Veneto ed Emilia, \u00e8 tutt\u2019ora segreta. Una volta firmata dal governo, questa proposta dovr\u00e0 passare in parlamento. Non potr\u00e0 per\u00f2 essere discussa: solo approvata o respinta, a maggioranza assoluta. Se passer\u00e0, non potr\u00e0 pi\u00f9 essere modificata in alcun modo, neppure attraverso referendum abrogativo, per dieci anni.<\/p>\n<p style=\"box-sizing: inherit; margin: 0px 0px 1.5em; padding: 0px; color: #333333; font-family: 'Libre Franklin', 'Helvetica Neue', helvetica, arial, sans-serif; font-size: 16px; font-style: normal; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: 400; letter-spacing: normal; orphans: 2; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: 2; word-spacing: 0px; -webkit-text-stroke-width: 0px; background-color: #ffffff; text-decoration-style: initial; text-decoration-color: initial;\" align=\"justify\">La ministra Erika Stefani parla di vera e propria rivoluzione. E ha ragione. La Lega, l\u2019unico vero partito gramsciano rimasto, con tanto di intellettuali organici, una strategia lucidamente perseguita e una visione ideologia complessiva, sta per riuscire ad ottenere l\u2019obiettivo per cui \u00e8 nata: separare il Nord dal resto d\u2019Italia. Non si tratta di federalismo; ma, questa volta, con indubbia intelligenza politica, di secessione\u00a0<i>mascherata<\/i>\u00a0da autonomia. Nell\u2019intesa, Veneto e Lombardia (e, solo in un secondo tempo, Emilia Romagna) chiedono infatti l\u2019attribuzione di 23 aree di competenza su 23, vale a dire su tutte quelle previste dall\u2019articolo 117 della Costituzione. Una devoluzione totale di potest\u00e0, compreso fisco, demanio e istruzione.<\/p>\n<p style=\"box-sizing: inherit; margin: 0px 0px 1.5em; padding: 0px; color: #333333; font-family: 'Libre Franklin', 'Helvetica Neue', helvetica, arial, sans-serif; font-size: 16px; font-style: normal; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: 400; letter-spacing: normal; orphans: 2; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: 2; word-spacing: 0px; -webkit-text-stroke-width: 0px; background-color: #ffffff; text-decoration-style: initial; text-decoration-color: initial;\" align=\"justify\">Le questioni centrali sono due. La prima \u00e8 ovviamente legata alle risorse finanziarie. L\u2019obiettivo ultimo \u00e8 quello di trattenere sul territorio i 9\/10 del gettito fiscale. Il tutto mascherato da una procedura tecnica: da ora in avanti, infatti, per gestire le risorse che le Regioni potranno trattenere, verranno stabiliti dei bisogni standard\u00a0<i>parametrati sul gettito fiscale<\/i>. L\u2019idea \u00e8 semplice: se un territorio \u00e8 pi\u00f9 ricco ha diritto ad avere pi\u00f9 servizi e di miglior qualit\u00e0.\u00a0In questo modo, come ben spiega Giancarlo Viesti nel pamphlet\u00a0<i>Verso la secessione dei ricchi. Autonomie regionali e unit\u00e0 nazionale<\/i>\u00a0(il testo si pu\u00f2 scaricare gratuitamente\u00a0<a href=\"https:\/\/www.laterza.it\/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=2179&amp;Itemid=101\">dal sito dell\u2019editore Laterza<\/a>) si fa tranquillamente passare il concetto che i diritti di cittadinanza \u201ca cominciare da istruzione e salute, possono essere diversi fra i cittadini italiani; maggiori laddove il reddito pro-capite \u00e8 pi\u00f9 alto\u201d.<\/p>\n<p style=\"box-sizing: inherit; margin: 0px 0px 1.5em; padding: 0px; color: #333333; font-family: 'Libre Franklin', 'Helvetica Neue', helvetica, arial, sans-serif; font-size: 16px; font-style: normal; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: 400; letter-spacing: normal; orphans: 2; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: 2; word-spacing: 0px; -webkit-text-stroke-width: 0px; background-color: #ffffff; text-decoration-style: initial; text-decoration-color: initial;\" align=\"justify\">La seconda questione \u00e8 per\u00f2 ancora pi\u00f9 spinosa: l\u2019istruzione. Qui, duole dirlo, si vede all\u2019opera l\u2019intelligenza politica di questa classe dirigente leghista, per quanto oscena, in nulla improvvisata. \u00c8 la vecchia battaglia per l\u2019egemonia. Si vuole una scuola regionale, con insegnanti dipendenti dalle Regioni e assunti secondo criteri discrezionali stabiliti dalle stesse. Fra cui, anzitutto, la residenza. Ma \u00e8 solo il punto di partenza; la volont\u00e0 politica \u00e8 quella di intervenire direttamente sui curricula. Ci sar\u00e0 poco da stupirsi, se fra qualche anno, il dialetto veneto o lombardo diventeranno materia di studio nelle scuole di istruzione primaria regionali.<\/p>\n<p style=\"box-sizing: inherit; margin: 0px 0px 1.5em; padding: 0px; color: #333333; font-family: 'Libre Franklin', 'Helvetica Neue', helvetica, arial, sans-serif; font-size: 16px; font-style: normal; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: 400; letter-spacing: normal; orphans: 2; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: 2; word-spacing: 0px; -webkit-text-stroke-width: 0px; background-color: #ffffff; text-decoration-style: initial; text-decoration-color: initial;\" align=\"justify\">L\u2019avvio di questa trattativa \u201csegreta\u201d fra Stato e Regioni si deve al bellunese Gianclaudio Bressa: il 28 febbraio del 2018, in qualit\u00e0 di sottosegretario di Stato dell\u2019ultimo governo Gentiloni, concluse con Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna un\u2019intesa preliminare. E cos\u00ec, mentre Renzi aveva avanzato, nel suo progetto di riforma costituzionale, un\u2019ipotesi di ristrutturazione dello Stato, con una nuova centralizzazione delle competenze strategiche affiancata da un federalismo regionale equilibrato \u2013 e va detto: era l\u2019unico aspetto di valore della riforma, per il resto pessima &#8211; ; il governo Gentiloni fa la mossa esattamente opposta, aprendo alla possibilit\u00e0 di una concreta disgregazione dello Stato, di una devoluzione pressoch\u00e9 totale che fu sempre osteggiata perfino da Berlusconi.<\/p>\n<p style=\"box-sizing: inherit; margin: 0px 0px 1.5em; padding: 0px; color: #333333; font-family: 'Libre Franklin', 'Helvetica Neue', helvetica, arial, sans-serif; font-size: 16px; font-style: normal; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: 400; letter-spacing: normal; orphans: 2; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: 2; word-spacing: 0px; -webkit-text-stroke-width: 0px; background-color: #ffffff; text-decoration-style: initial; text-decoration-color: initial;\" align=\"justify\">Forse la lunghissima transizione italiana \u00e8 arrivata al suo compimento. In silenzio, e quasi di nascosto, il 15 febbraio 2019 potrebbe diventare una data storica. La data in cui uno Stato, l\u2019Italia, muore.<\/p>\n<p align=\"justify\"><em>FONTE: <a href=\"http:\/\/www.alfabeta2.it\">Alfabeta2<\/a><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di DANIELE BALICCO &nbsp; Il prossimo venerd\u00ec 15 febbraio il govern\u00f2 firmer\u00e0 l\u2019intesa per l\u2019autonomia differenziata di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. Si tratta di una richiesta di devoluzione pressoch\u00e9 totale, una secessione mascherata da autonomia. Sono moltissime le ragioni per cui non c\u2019\u00e8 stata alcuna discussione pubblica su questa trattativa \u201cprivata\u201d fra Stato e Regioni. 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