{"id":48893,"date":"2019-02-18T10:45:30","date_gmt":"2019-02-18T09:45:30","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=48893"},"modified":"2019-02-18T08:20:37","modified_gmt":"2019-02-18T07:20:37","slug":"la-posta-in-gioco-con-lautonomia-del-nord","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=48893","title":{"rendered":"La posta in gioco con l\u2019autonomia del Nord"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>LA VOCE (Massimo Bordignon)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Sembra in dirittura d\u2019arrivo l\u2019intesa stato regioni sul federalismo differenziato. \u00c8 una strada da cui sar\u00e0 difficile tornare indietro. Per questo le soluzioni andrebbero valutate con cura. Perch\u00e9 i rischi non mancano. Anche per le casse dello stato.<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Un passaggio importante<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Buffo paese. Sappiamo tutto sul sistema di voto del Festival di Sanremo, nulla sulla proposta di autonomia regionale in attesa di approvazione da parte del Consiglio dei ministri. Qualcuno ne ha parlato, per dover di cronaca, ma evidentemente nuovi e vecchi media considerano l\u2019argomento troppo noioso rispetto all\u2019ultimo tweet del politico di turno. Eppure, almeno a giudicare dalle carte, rischia di cambiare abbastanza radicalmente la mappa dei poteri su pezzi importanti del territorio nazionale, in particolare su tutto il ricco Nord produttivo. Con in pi\u00f9 l\u2019aggravante, come gi\u00e0 spiegato da <a href=\"https:\/\/www.lavoce.info\/archives\/57058\/quel-federalismo-differenziato-finito-prima-di-cominciare\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Paolo Balduzzi<\/a>\u00a0e <a href=\"https:\/\/www.lavoce.info\/archives\/57283\/quante-incertezze-sulla-strada-del-federalismo-differenziato\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Gianfranco Viesti e Floriana Cerniglia<\/a>, che si tratta di una riforma su cui sar\u00e0 difficile tornare indietro. Una volta che il Parlamento avr\u00e0 approvato \u2013 a scatola chiusa, cio\u00e8 senza poter emendare il testo \u2013 l\u2019intesa proposta dal governo tra lo stato e le diverse regioni, una sua eventuale revisione richieder\u00e0 l\u2019accordo della regione interessata ed \u00e8 facile immaginare ci\u00f2 che questo vuol dire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019intesa<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di che si tratta dunque? Per il momento, si tratta dell\u2019approvazione di tre documenti in attuazione dell\u2019articolo 116 della Costituzione, uno di <a href=\"https:\/\/www.lavoce.info\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/bozza-Emilia-Romagna.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">intesa tra lo stato e la regione Emilia-Romagna<\/a>, gli altri due di intesa tra lo stato e la <a href=\"https:\/\/www.lavoce.info\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Bozza-Lombardia.pdf\">Lombardia<\/a> e il <a href=\"https:\/\/www.lavoce.info\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/bozza-veneto.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Veneto<\/a>, ma sarebbe meglio dire con il Lombardo-Veneto, visto che per queste due regioni i documenti sono identici. Altre intese, con altre regioni, seguiranno in futuro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le tre intese ora sul tappeto sono molto diverse fra loro. Per quanto incisivo, il decentramento stile Emilia \u00e8 limitato ad alcuni punti delle materie concorrenti indicate nell\u2019articolo 117 della Costituzione, espandendo in molti casi funzioni gi\u00e0 della regione. Quello del Lombardo-Veneto riguarda invece tutto ci\u00f2 che \u00e8 possibile decentrare su tutto il possibile ventaglio delle 23 materie concorrenti. Ci sono, per dire, scuola, sanit\u00e0, ambiente, rifiuti, territorio, protezione civile, finanza locale, commercio estero, rapporti con l\u2019Unione europea, infrastrutture stradali e ferroviarie, porti e aeroporti, demanio, sistema camerale e molto altro. In pi\u00f9, mentre il progetto dell\u2019Emilia \u00e8 abbastanza silente sui meccanismi di finanziamento delle nuove funzioni, quello del Lombardo-Veneto \u00e8 lapidario sul fatto che tutto dovr\u00e0 essere finanziato con compartecipazioni ai tributi erariali. Naturalmente, non tutto \u00e8 ancora definito, su alcuni nodi l\u2019accordo non c\u2019\u00e8 e dovr\u00e0 essere trovato in Consiglio dei ministri, e comunque ci sar\u00e0 un lungo percorso attuativo sotto forma di decreti del presidente del Consiglio. Ma la notizia, arrivata appena prima della riunione del Consiglio, che il Tesoro ha approvato il sistema di finanziamento previsto nel documento lombardo-veneto ha dato probabilmente una spinta definitiva al raggiungimento dell\u2019accordo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Le funzioni<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019intesa, soprattutto nella versione lombardo-veneta, solleva parecchi interrogativi, sia sul piano delle funzioni che del sistema di finanziamento. Sulle prime, chi ha deciso e su che basi che le regioni siano in grado di offrire servizi pi\u00f9 efficienti dello stato centrale su tutte queste materie? Prendete per esempio la scuola, di sicuro la funzione principale che verr\u00e0 decentrata a seguito dell\u2019accordo. Sulla base delle stime Invalsi, le scuole venete e lombarde, gestite da un ministero centrale, sono gi\u00e0 tra le migliori sul territorio nazionale. Viceversa, la formazione professionale, gestita dalle due regioni, non ha mai particolarmente brillato. Ora \u00e8 del tutto possibile che sulla organizzazione della rete scolastica, della gestione del personale, della edilizia scolastica, dei rapporti delle scuole con il territorio e le imprese, le due regioni si rivelino pi\u00f9 capaci dello stato centrale. Ma siccome non lo sappiamo, prudenza avrebbe voluto che il decentramento delle funzioni fosse soggetto a verifiche, basate su criteri predeterminati e che ci fosse, in caso di inadempienza, la possibilit\u00e0 di un loro ritorno allo stato centrale. La verifica era prevista nella pre-intesa stato-regioni, molto pi\u00f9 limitata in quanto a materie, varata dal governo Gentiloni alla fine della passata legislatura; pare del tutto scomparsa nella versione attuale, che pure riguarda un ambito molto pi\u00f9 vasto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sulla scuola poi c\u2019\u00e8 un aspetto particolarmente odioso, che merita segnalare. Sia pure gradualmente nel Lombardo Veneto gli insegnanti diventerebbero dipendenti regionali, iscritti a un ruolo regionale. Ne segue che chi ha vinto un concorso nazionale, ma non regionale, non potr\u00e0 pi\u00f9 concorrere, o almeno non automaticamente, a una cattedra nel Lombardo-Veneto. Magari si trover\u00e0 qualche soluzione, ma l\u2019intenzione sembra essere proprio quella che nelle scuole venete (o lombarde) ci insegnano solo i veneti (o i lombardi): perch\u00e9 mai questo vincolo dovrebbe migliorare la qualit\u00e0 delle scuole?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E simili interrogativi si pongono su molte delle altre funzioni delegate. Su alcune, le regioni hanno certamente un vantaggio, su altre c\u2019\u00e8 invece il rischio serio di una balcanizzazione del territorio e di una moltiplicazione delle burocrazie e delle legislazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il finanziamento<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le tre regioni del Nord hanno ottenuto che il finanziamento sia basato, non su trasferimenti da parte dello stato, ma su compartecipazioni e riserve di aliquote sui tributi erariali, l\u2019Irpef e l\u2019Iva. In particolare, sulla base di una quantificazione svolta da una Commissione paritetica stato-regione, le risorse necessarie al finanziamento delle nuove funzioni saranno trovate come percentuali del gettito di questi tributi. L\u2019attribuzione iniziale avverr\u00e0 al costo storico, cio\u00e8 a quanto costa oggi allo stato offrire quelle funzioni sul territorio regionale; in prospettiva (un quinquennio), il calcolo verr\u00e0 fatto sulla base di fabbisogni e costi standard, valutati a livello centrale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma siccome i fabbisogni e i costi standard sono pi\u00f9 o meno come il Santo Graal, che si cerca sempre e non si trova mai, \u00e8 molto probabile che una volta attribuita alle regioni una quota dei tributi erariali \u2013 per dire, il 30 per cento dell\u2019Irpef incassata sul territorio \u2013 la crescita di questa determiner\u00e0 automaticamente le risorse a disposizione delle regioni per finanziare la nuova spesa. Ne segue che se la dinamica del gettito dei tributi compartecipati \u00e8 superiore nelle due regioni rispetto alla media nazionale (come \u00e8 stato negli ultimi decenni), allora le due regioni avranno pi\u00f9 soldi delle altre per finanziare la propria spesa. Attenzione, l\u2019opposto non pu\u00f2 succedere. Le regioni si sono garantite che comunque le risorse derivanti dalle compartecipazioni non possono generare un gettito inferiore alla spesa media dello stato per le funzioni delegate su tutto il territorio nazionale. In sostanza, se le cose vanno bene, le regioni si tengono i soldi in pi\u00f9; se vanno male, ci pensa comunque lo stato nazionale a rimborsarle. Pare un modo curioso di intendere l\u2019autonomia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C\u2019\u00e8 infine un problema non secondario. Il fatto che le entrate delle regioni dipendano dall\u2019evoluzione delle proprie basi imponibili di per s\u00e9 non \u00e8 un male; vuol dire che hanno un incentivo a farle crescere (e a far pagare le tasse ai propri cittadini). Ma qui stiamo parlando delle regioni pi\u00f9 ricche d\u2019Italia, a cui verranno devolute quote importanti di tributi e altri cespiti erariali. Ora, la situazione economica e dei conti pubblici del paese \u00e8 quella che \u00e8; grazie anche alle politiche del governo giallo-verde, la possibilit\u00e0 che nel prossimo futuro si debba introdurre una forte correzione dei conti pubblici, tagliando spese e aumentando entrate, \u00e8 tutt\u2019altro che secondaria. Ma come far\u00e0 il governo centrale a farlo, se ha gi\u00e0 attribuito alle regioni una buona parte del gettito tributario e le competenze sulle spese? In altre parole, a garanzia dell\u2019enorme debito pubblico italiano, che \u00e8 e resterebbe nazionale, c\u2019\u00e8 la capacit\u00e0 dello stato di sollevare tributi. Devolvere una buona parte di questi alle regioni ricche, sia pure a fronte di spese che lo stato non deve pi\u00f9 sostenere, significa ridurre queste garanzie. Che ne penseranno i mercati finanziari?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Insomma, il decentramento \u00e8 una cosa noiosa e Sanremo \u00e8 pi\u00f9 divertente. Ma tra un tweet e l\u2019altro, non sarebbe male se gli italiani riflettessero un po\u2019 su quello che sta succedendo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.lavoce.info\/archives\/57563\/la-posta-in-gioco-con-lautonomia-del-nord\/\">https:\/\/www.lavoce.info\/archives\/57563\/la-posta-in-gioco-con-lautonomia-del-nord\/<\/a><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LA VOCE (Massimo Bordignon) Sembra in dirittura d\u2019arrivo l\u2019intesa stato regioni sul federalismo differenziato. \u00c8 una strada da cui sar\u00e0 difficile tornare indietro. Per questo le soluzioni andrebbero valutate con cura. Perch\u00e9 i rischi non mancano. Anche per le casse dello stato. Un passaggio importante Buffo paese. Sappiamo tutto sul sistema di voto del Festival di Sanremo, nulla sulla proposta di autonomia regionale in attesa di approvazione da parte del Consiglio dei ministri. 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