{"id":48965,"date":"2019-02-20T09:30:32","date_gmt":"2019-02-20T08:30:32","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=48965"},"modified":"2019-02-20T06:17:04","modified_gmt":"2019-02-20T05:17:04","slug":"lunita-nazionale-e-in-pericolo-e-se-si-perche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=48965","title":{"rendered":"L\u2019unit\u00e0 nazionale \u00e8 in pericolo? E se s\u00ec, perch\u00e9?"},"content":{"rendered":"<p>di<strong> FEDERICO DEZZANI<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" title=\"L\u2019unit\u00e0 nazionale \u00e8 in pericolo? E se s\u00ec, perch\u00e9?\" src=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Sicilia-villabianca-450x330.jpg\" alt=\"L\u2019unit\u00e0 nazionale \u00e8 in pericolo? E se s\u00ec, perch\u00e9?\" width=\"450\" height=\"330\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>L\u2019Italia vive uno dei momenti pi\u00f9 difficili dal secondo dopoguerra: una nuova recessione trova il Paese ancora sotto i livelli di produzione del 2009, appesantito da un debito pubblico in costante crescita e isolato sul piano internazionale. Parallelamente, continua l\u2019iter per l\u2019autonomia delle regioni del Nord, avviato con i referendum dell\u2019autunno 2017: sebbene nessun governatore parli esplicitamente di secessione, non c\u2019\u00e8 alcun dubbio che l\u2019iniziativa indebolisca ulteriormente un sistema-nazione gi\u00e0 molto fragile. La secessione mascherata delle regioni del Nord \u00e8 solo un effetto collaterale della crisi o nasce da un disegno geopolitico? Per rispondere al quesito non si pu\u00f2 che spostare l\u2019analisi a livello internazionale e riflettere sugli equilibri post-UE.<\/em><\/p>\n<h2 style=\"text-align: justify;\">Niente \u201cVia della Seta\u201d per la Sicilia\u2026<\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nessuno potr\u00e0 negare che questi anni siano inquieti e tormentati. Grandi cambiamenti sono in corso ed \u00e8 probabile che cambiamenti ancora maggiori siano imminenti. Districarsi in simili situazioni \u00e8 come scalare la vetta impervia di una montagna: bisogna trovare solidi appigli e, di l\u00ec, fare piccoli movimenti, evitando pericolosi salti: solo cos\u00ec si potr\u00e0 arrivare in cima senza perdere l\u2019equilibrio. Analizzare l\u2019attuale situazione dell\u2019Italia richiede un simile approccio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Partiamo da qualche dato di fatto, che esporremo senza alcuna <em>vis polemica<\/em>. L\u2019Italia sta vivendo il momento pi\u00f9 difficile dal secondo dopoguerra: forse, a giudicare da alcuni parametri come il livello delle nascite, addirittura dall\u2019Unit\u00e0 del 1861. La crisi economica del 2009 ha trovato un Paese gi\u00e0 fragile e la successiva dose di austerit\u00e0 imposta per riequilibrare la bilancia commerciale, ha spinto il PIL cos\u00ec in basso che, tutt\u2019ora, \u00e8 sotto il livello di dieci anni fa. Nel frattempo il debito pubblico, come facilmente prevedibile, \u00e8 lievitato per la spesa in funzione anti-ciclica (dagli assegni di disoccupazione ai salvataggi bancari), raggiungendo livelli di guardia. Come se non bastasse, il Paese \u00e8 entrato oggi in una nuova recessione, che potrebbe dare il colpo di grazia alle incerte finanze pubbliche. Negli ambienti della finanza angloamericana la possibilit\u00e0 di un default italiano \u00e8 apertamente presa in considerazione e<a href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/cronaca-di-una-crisi-annunciata-e-pianificata\/\"> tali possibilit\u00e0 sono aumentate dal fatto che gli stessi ambienti finanziari hanno installato a Roma un governo populista in aperta opposizione all\u2019Unione Europea che, piaccia o meno, \u00e8 l\u2019attuale realt\u00e0 di riferimento dell\u2019Italia.<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Parallelamente al deteriorarsi della situazione economica-politica, si assiste, sin dall\u2019autunno del 2017, ad uno strisciante fenomeno di rinascita del secessionismo al Nord: i referendum per l\u2019autonomia di Lombardia e Veneto (accolti, pelaltro, senza alcun particolare entusiasmo dagli elettori) sono infine sbarcati nei palazzi romani, dove il governo gialloverde ha dato il via libera al processo che dovrebbe concludersi con la cessione al Nord di pi\u00f9 poteri fiscali e legislativi. Sommando il fragilissimo quadro economico-finanziario alle spinte centrifughe (si noti, perfettamente \u201clegali\u201d), non \u00e8 azzardato ipotizzare che l\u2019Italia rischi di spezzarsi in due (o tre?) tronconi, qualora il Paese dovesse imbattersi in un default, ristrutturazione del debito pubblico o cambio di valuta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Iniziamo col chiederci: chi sta gestendo il processo di autonomia-secessione mascherata? Come evidenziammo in tempi non sospetti, <a href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/laltra-meta-di-tangentopoli-umberto-bossi-gianfranco-miglio-ed-i-progetti-secessionistici\/\">la Lega Nord, da cui provengono i governatori Zaia e Maroni, \u00e8 un soggetto politico squisitamente atlantico, nato per acuire\/accompagnare la crisi della Prima Repubblica<\/a>, culminata col maxi-processo di Tangentopoli e l\u2019affossamento del Pentapartito. Un prodotto genuinamente angloamericano (ma forse pi\u00f9 britannico)<a href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/m5s-la-stampella-del-potere\/\"> \u00e8 il Movimento 5 Stelle<\/a> e, come dicevamo, benedetto dall\u2019ambasciata di Via Vittorio Veneto <a href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/lultima-resistenza-del-filotedesco-mattarella\/\">\u00e8 anche l\u2019attuale governo \u201cpopulista\u201d.<\/a> Si pu\u00f2 pertanto dire che Londra e Washington stiano supervisionando l\u2019iter di separazione del (centro?)nord-Italia dal (centro?)sud-Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Domanda successiva: perch\u00e9? Il quesito \u00e8 senza dubbio il pi\u00f9 importante, perch\u00e9 senza un buon movente, l\u2019intero impianto analitico crollerebbe.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Iniziamo col dire che, non solo l\u2019Italia, ma l\u2019intera Europa, siano oggetto di un profondo ripensamento strategico da parte angloamericana, <a href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/geopolitica-applicata-al-2019\/\">come sottolineato nella nostra analisi geopolitica del 2019<\/a>. Di fronte al rischio che l\u2019Unione Europea a trazione tedesca si integrasse in blocco con Russia e Cina, marginalizzando cos\u00ec le potenze marittime, Londra e Washington hanno deciso di \u201csmontare\u201d la loro vecchia creatura, ricorrendo ad mix di immigrazione selvaggia ed austerit\u00e0 targata FMI per alimentare i \u201cpopulisti anti-sistema\u201d. Dove la medicina non \u00e8 sufficiente, si sta ricorrendo, come in Francia, a tentativi, neppure troppo velati, di rivoluzione colorata. <i>\u201cThe EU looks like the Soviet Union in 1991 \u2013 on the verge of collapse\u201d<\/i> scrive George Soros su <em>The Guardian<\/em>, il 12 febbraio scorso. Non solo, per\u00f2, l\u2019Unione Europea deve frantumarsi, ma che i vecchi Stati nazionali e, cos\u00ec, ci riallacciamo al discorso sull\u2019Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Immaginiamo, come farebbe uno stratega, l\u2019Europa post-UE: la Germania, la stessa Germania che sta portando avanti il Nord Stream 2 nonostante i reiterati ammonimenti angloamericani e ha sviluppato una fortissima interdipendenza con la Cina nell\u2019ultimo decennio, continuerebbe ad essere la prima potenza d\u2019Europa in grado, grazie al suo apparato economico-finanziario, di esercitare una forte influenza sui vicini. <a href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/la-nazionalizzazione-delleuropa-centrale-la-rinascita-dellintermarium\/\">L\u2019Intermarium a guida polacca conterrebbe la Germania ad est, interponendosi tra Berlino e Mosca.<\/a> Una Francia post-Macron e, ovviamente, \u201cnazionalista\u201d, farebbe da argine alla Germania ad ovest. Non c\u2019\u00e8 per\u00f2 nessun motivo, nessuno, perch\u00e9 l\u2019Italia debba contenere la Germania a sud: l\u2019Italia \u201cspinge\u201d verso il Mediterraneo, entrando cos\u00ec in competizione con francesi ed angloamericani, e le sue regioni pi\u00f9 ricche e popolose (met\u00e0 della popolazione italiana \u00e8 concentrata tra le Alpi e la Romagna) sono strettamente connesse\/dipendenti alla\/dalla economia tedesca. In sostanza, uno scenario alla Triplice Alleanza (Germania-Austria-Italia) \u00e8 tutt\u2019altro che improbabile in un\u2019Europa post-Unione Europea,<a href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/nuova-via-della-seta-il-mondo-visto-da-oriente-che-conviene-allitalia\/\"> anche perch\u00e9 l\u2019Italia \u00e8 il naturale \u201cponte\u201d tra la Germania e la Nuova Via della Sete cinese, che, nella sua variante marittima, dovrebbe sbarcare proprio nella penisola per poi varcare le Alpi.<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che fare? Quali contromisure adottare in ottica atlantica? Semplice: spezzare la penisola italiana in due o tre tronconi, lasciando che il Nord Italia rimanga in orbita tedesca e conservando invece il Sud e le isole come basi per le potenze marittime. Di qui la necessit\u00e0 di alimentare le spinte centrifughe in seno all\u2019Italia in una situazione politico-finanziaria cos\u00ec drammatica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 giunto ora il momento di corroborare la nostra tesi con qualche dato di fatto:<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\">\n<li>la Sicilia, vero \u201cgioiello\u201d delle potenze marittime sin dalla guerra napoleoniche, <em>\u00e8 de facto<\/em> esclusa dalla Via della Seta. Forti pressioni angloamericane sono esercitate anche su Trieste e Genova perch\u00e9 rifiutino gli investimenti cinesi, ma le pressioni locali, sommate a quelle tedesche, svizzere e austriache, renderanno inevitabile, prima o poi, l\u2019allacciamento dei porti del Nord Italia alla rotta marittima-infrastrutturale cinese, che punta alla Germania centro-meridionale.<\/li>\n<li>Nelle \u201cindiscrezioni\u201d recentemente circolate sul futuro della basi americani in Europa, \u00e8 prevista la chiusura delle basi in Germania (da spostare nella pi\u00f9 fidata Polonia) e nel Triveneto<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/lunita-nazionale-e-in-pericolo-e-se-si-perche\/#sdfootnote1sym\" name=\"sdfootnote1anc\"><sup>1<\/sup><\/a>, lasciando rigorosamente intatte le basi nel Sud Italia e nelle isole.<\/li>\n<li><a href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/terra-contro-mare-anche-su-carta\/\">Qualsiasi strategia anti-continentale applicata all\u2019Italia, implica storicamente che le potenze marittime conservino il controllo della Sicilia, della Sardegna e del Sud Italia.<\/a><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il prossimo terremoto economico-finanziario che investir\u00e0 l\u2019Italia, sar\u00e0 quindi anche accompagnato da una frantumazione della penisola? Come sempre, ad ogni azione corrisponde una reazione ed \u00e8 improbabile che il Paese si lasci smembrare senza nemmeno tentare una riposta. Dopotutto, sono forti gli interessi perch\u00e9 sia possibile usare l\u2019Italia come ponte naturale verso l\u2019Asia (via Suez) e verso l\u2019Africa (via Tunisia).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/europe-map-black-and-white-cool-with-europe-map-black-and-white-map-of-europe-black-and-white.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-2823\" src=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/europe-map-black-and-white-cool-with-europe-map-black-and-white-map-of-europe-black-and-white.jpg\" alt=\"\" width=\"1837\" height=\"1655\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Fonte:<\/strong> <a href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/lunita-nazionale-e-in-pericolo-e-se-si-perche\/\">http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/lunita-nazionale-e-in-pericolo-e-se-si-perche\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di FEDERICO DEZZANI L\u2019Italia vive uno dei momenti pi\u00f9 difficili dal secondo dopoguerra: una nuova recessione trova il Paese ancora sotto i livelli di produzione del 2009, appesantito da un debito pubblico in costante crescita e isolato sul piano internazionale. 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