{"id":49069,"date":"2019-02-22T12:00:35","date_gmt":"2019-02-22T11:00:35","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=49069"},"modified":"2019-02-21T22:58:16","modified_gmt":"2019-02-21T21:58:16","slug":"come-la-democrazia-parlamentare-non-cambio-il-pci%ef%bb%bf","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=49069","title":{"rendered":"Come la democrazia parlamentare (non) cambi\u00f2 il Pci\ufeff"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>JACOBIN ITALIA (Nadia Urbinati)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-large size-large wp-post-image\" src=\"https:\/\/jacobinitalia.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/lama_jacobin_italia-990x361.jpg\" sizes=\"(max-width: 990px) 100vw, 990px\" srcset=\"https:\/\/jacobinitalia.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/lama_jacobin_italia-990x361.jpg 990w, https:\/\/jacobinitalia.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/lama_jacobin_italia-700x255.jpg 700w, https:\/\/jacobinitalia.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/lama_jacobin_italia-768x280.jpg 768w, https:\/\/jacobinitalia.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/lama_jacobin_italia-400x146.jpg 400w, https:\/\/jacobinitalia.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/lama_jacobin_italia-600x219.jpg 600w\" alt=\"\" width=\"990\" height=\"361\" \/><\/p>\n<div class=\"entry_excerpt\">\n<h4 style=\"text-align: justify;\">Il &#8220;partito nuovo&#8221; doveva essere capace di immergersi nella democrazia parlamentare senza subire contraccolpi. Cominci\u00f2 a morire nel &#8217;77, stretto anche dalla spinta antilavorista del movimento di quell&#8217;anno<\/h4>\n<\/div>\n<div class=\"the_content\">\n<h4 style=\"text-align: justify;\"><em>Da lontano\u2026<\/em><\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1911, quando fu varata, il Titanic era la pi\u00f9 grande nave passeggeri del mondo di tutti i tempi, il pi\u00f9 grande oggetto in movimento costruito dall\u2019uomo. Lunga pi\u00f9 di duecentosessanta metri, la pi\u00f9 lussuosa, veloce e imponente di quelle in funzione sulle rotte transatlantiche, la nave aveva una capacit\u00e0 di tremilacinquecentoquarantasette persone tra passeggeri ed equipaggio e una considerevole velocit\u00e0.\u00a0 Quando alle due di notte del 15 aprile 1912 l\u2019<em>inaffondabile<\/em>, dotata solo di un telegrafo, si inabiss\u00f2 portando con s\u00e9 millecinquecento vite, la radio era uno strumento nuovo e non ancora di largo uso e il sonar e il radar dovevano essere inventati. Il Titanic era un gigante fuori tempo e si schiant\u00f2 contro un iceberg.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1944, quando fu concepito da Palmiro Togliatti, il \u00abpartito nuovo\u00bb doveva diventare la pi\u00f9 grande organizzazione politica di massa dell\u2019Italia repubblicana e progettare e raggiungere traguardi socialisti per vie elettorali (il V Congresso, nel gennaio 1946, aveva modificato lo statuto stabilendo che per inscriversi al partito bastava l\u2019adesione al programma, indipendentemente dalle \u00abconvinzioni filosofiche\u00bb).\u00a0 Quando nel 1977 si schiant\u00f2 contro \u00abil movimento\u00bb per cominciare il suo lento ma inarrestabile esaurimento, il Partito comunista italiano era un gigante tra i meglio organizzati, con pi\u00f9 di un milione e ottocentomila iscritti, tremilatrecento cellule di fabbrica e aziendali, undicimila sezioni territoriali, pi\u00f9 di novanta federazioni provinciali. I suoi radar erano le coordinate classiste e il consenso popolare alla tradizione marxista e gramsciana, strumenti di navigazione che, nelle intenzioni dei dirigenti, avrebbero dovuto portarlo al governo di una democrazia parlamentare, rinunciando quindi a pensare alla eventuale sua maggioranza come l\u2019ultima.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il paradosso sul quale vorrei concentrare la mia riflessione (che \u00e8 volutamente schematica e senza alcuna ambizione storico-ricostruttiva) sta nel fatto che il declino del Pci cominci\u00f2 insieme alla sua pi\u00f9 grande avanzata elettorale (le elezioni politiche del 20 giugno 1976) e non si sarebbe pi\u00f9 arrestato. Questo paradosso, sosterr\u00f2, nacque insieme al \u00abpartito nuovo\u00bb, alla convinzione cio\u00e8 che fosse possibile attuare la trasformazione socialista per vie elettorali, senza diventare o accettare esplicitamente di diventare un partito socialdemocratico o, pi\u00f9 generalmente, un partito di tipo parlamentare. Perch\u00e9 quella convinzione potesse reggere la prova della realt\u00e0 elettorale occorreva che il Pci ammettesse di essere un partito come gli altri, bench\u00e9 diverso nella proposta politica e nell\u2019identit\u00e0 partigiana: \u2018come gli altri\u2019, nel senso di accettare di attuare la sua politica socialista per via democratica (nei limiti cio\u00e8 della ragione pubblica o costituzionale), mettendo quindi in conto che potesse essere smantellata nel caso di una successiva maggioranza avversa o diversa. \u00c8 importante tener sempre presente che il Pci era equipaggiato per un\u2019azione politica democratica che <em>non<\/em> era parlamentare; questo, nonostante il suo accomodamento alla pratica riformista e parlamentare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La consunzione del Pci, a partire dalla seconda met\u00e0 degli anni Settanta, segnava anche la consunzione del partito politico di massa e di un modo d\u2019essere della democrazia rappresentativa, nota come democrazia dei partiti.\u00a0 Non possiamo dire, nessuno lo pu\u00f2, se l\u2019impatto con il movimento del \u201977 sia stato fatale o se quella difficile congiuntura poteva essere evitata; se, insomma, a segnare la fine del pi\u00f9 grande partito comunista dell\u2019Occidente sia stata l\u2019imprudenza dei suoi dirigenti (e dei suoi intellettuali, che dal \u201968 acquistarono un peso inedito, non contemplato dal \u00abpartito nuovo\u00bb di Togliatti), oppure se la sua stessa conformazione lo rendesse impervio a una realt\u00e0 sociale e culturale che non era pi\u00f9 quella nella quale il partito era stato ri-concepito al tempo della \u00absvolta di Salerno\u00bb del 1944.\u00a0 Tre decenni di vita democratica, di politica elettorale e parlamentare, di societ\u00e0 civile sempre pi\u00f9 permeata dalla pratica dei diritti individuali, dalle contestazioni civili e sociali, avevano cambiato l\u2019Italia in un modo che, questa \u00e8 la tesi che intendo sostenere, difficilmente poteva adattarsi a un partito di massa non socialdemocratico di quelle dimensioni, di quella struttura organizzativa e, soprattutto, con quella concezione della societ\u00e0 e quelle ambizioni strategiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sarebbe riduttivo ed esagerato attribuire al movimento del \u201977 i fattori di un declino che erano contenuti nelle sue fondamenta: il Partito varato da Togliatti per creare il socialismo per via elettorale doveva essere <em>capace di cambiare<\/em> la democrazia <em>senza esserne cambiato<\/em>.\u00a0 Questa sua predeterminata immutabilit\u00e0 lo rese come privo di radar, esposto agli accidenti di una societ\u00e0 come quella liberale, sempre pi\u00f9 accogliente verso una cultura morale e sociale individualistica, sempre pi\u00f9 recalcitrante ai lacci della tradizione e della memoria, attiva nella rivendicazione dei diritti (che sono corrosivi di identit\u00e0 ideologiche e partigiane, soprattutto se fondate su dottrine o visioni dogmatiche, ma anche di solidariet\u00e0 sociali e di classe), sempre pi\u00f9 insofferente delle organizzazioni quasi totalmente inclusive (sociali o politiche che fossero), e infine sempre meno disposta a conformarsi all\u2019etica del sacrificio (e del lavoro) e della solidariet\u00e0 dei e con i lavoratori come classe sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La democrazia parlamentare cambi\u00f2 il Partito comunista senza che esso (almeno nei suoi organismi dirigenti) ne avesse sufficiente consapevolezza, probabilmente perch\u00e9 interpretava le regole del gioco democratico come procedure formali esterne e meccaniche, mentre esse sono, come ha ben spiegato Norberto Bobbio in pi\u00f9 di un\u2019occasione, forme che divengono sostanza, perch\u00e9 orientano il giudizio e la volont\u00e0 degli attori politici ad accettarne le condizioni, che sono le seguenti: l\u2019idea che esista sempre un\u2019opposizione; la messa in conto che tutti possono cambiare preferenze politiche e che ci pu\u00f2 essere tensione tra fede politica e scelta elettorale; l\u2019inclusione dell\u2019opposizione nella pratica e nella regola di maggioranza; infine, la premessa che nessuna maggioranza \u00e8 o sar\u00e0 l\u2019ultima, ovvero che nessuna \u2018buona societ\u00e0\u2019 potr\u00e0 avere la certezza di durare nel tempo (a meno di non usare interventi repressivi continui) e di non essere rovesciata da un\u2019opposta idea o progetto. Pu\u00f2 la societ\u00e0 socialista accettare di essere a termine?\u00a0 Queste domande sono di orientamento per spiegare la metafora del Titanic.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qualche sintomo di disfunzione del Titanic di via delle Botteghe Oscure si era in effetti palesato ed era stato diagnosticato da alcuni dei suoi dirigenti in due occasioni almeno, successive alla morte di Togliatti: nel corso di un convegno fiorentino del 1966 sul parlamentarismo, organizzato dal Centro Salvemini, dove il \u2018conservatore\u2019 comunista Giorgio Amendola aveva sollevato il problema del centralismo democratico; e nel corso di un convegno romano del 1968, organizzato nella sede dell\u2019Istituto Gramsci di Roma ma promosso dal Pci (il primo di una serie di convegni sul tema della \u00abriforma dello Stato\u00bb), nel corso del quale Edorardo Perna colleg\u00f2 gli scompensi della \u2018macchina\u2019 dello stato al sistema dei partiti e introdusse la questione del rapporto complesso e sempre pi\u00f9 difficile tra la societ\u00e0 civile e il partito di massa.\u00a0 Nella lettura proposta da Amendola, si comprendeva come il Partito comunista fosse poco permeabile all\u2019inclusione di nuovi soggetti che l\u2019espansione elettorale comportava.\u00a0 Rendere il Partito elettoralmente pi\u00f9 aggressivo implicava anche renderlo pi\u00f9 aperto al dissenso interno e, soprattutto, alla possibilit\u00e0 di formulare programmi elettorali (o di governo) che non fossero incardinati in una concezione di classe. Certamente, la concezione del \u00abNovello Principe\u00bb di Antonio Gramsci conteneva una prospettiva di ampliamento del partito e di una sua interna articolazione mediante alleanze di e con gruppi che per collocazione ideologica e sociale potevano essere ritenuti limitrofi agli interessi delle classi lavoratrici (ceti medi produttivi e impiegatizi, studenti, intellettuali, donne). Tuttavia, questa attrazione per vicinanza non poteva garantire alcuna stabile alleanza di classe, a meno di un\u2019intensa attivit\u00e0 ideologica del Partito. La contraddizione non scompariva con il partito egemonico \u2013 restava il fatto che, per consolidare nel tempo il consenso occorreva un lavoro ideologico persistente, e soprattutto che il Partito fosse capace di attuare politiche che convincessero i gruppi e gli interessi limitrofi alla classe operaia della convenienza a restare nell\u2019orbita comunista. Il Partito doveva insomma poter vincere le elezioni per consolidare nel tempo le alleanze sociali ma il patto di esclusione che la Guerra fredda sanciva non lo consentiva \u2013 di fatto, rendeva l\u2019identificazione ideologica l\u2019unica strategia fungibile, generando un irrigidimento delle posizioni, con tutti i problemi di immobilismo che ci\u00f2 poteva comportare (e comport\u00f2) e, soprattutto, di doppiezza perch\u00e9 la partecipazione alla vita pubblica del paese richiedeva comunque pragmatismo, e tuttavia il pragmatismo era percepito e praticato non come forma di azione democratica, ma come un agire compromissorio dettato dalla circostanze avverse, un meno peggio e una pratica non nobile. Infine, come Amendola aveva messo in luce nella sua relazione fiorentina, il pluralismo interno era essenziale (e inevitabile) ma occorreva saperlo adattare al bisogno di una direzione e dirigenza unitaria. Il Pci aveva di fronte a s\u00e9 un solo modello di pluralismo intrapartitico, quello adottato dalla Democrazia cristiana \u2014 un modello \u00abdemo-liberale\u00bb (come lo chiam\u00f2 Amendola) che era indesiderabile perch\u00e8 proponeva<\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p><em>un partito alla cui base vi sono gli aderenti che prendono la tessera, e che partecipano, attraverso la vita della sezione e della federazione, alla scelta dei delegati ai congressi, sulla base di frazioni, ossia di gruppi che lottano per la direzione del partito. \u00a0<\/em><\/p>\n<p>[L\u2019intervento di Amendola \u00e8 in Luigi Piccardi-Norberto Bobbio \u2013 Ferruccio Parri, <em>La sinistra davanti alla crisi del Parlamento<\/em>, Milano, Giuffr\u00e8, 1967, pp. 74-75].<\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quindi sia il modello del centralismo democratico sia quello \u00abdemo-liberale\u00bb avevano interni problemi di raccordo tra unit\u00e0 e pluralismo delle fazioni. Di fatto per\u00f2, dei due modelli, era quello comunista, nato come forza rivoluzionaria e dotatosi di una organizzazione di tipo militare nel corso della lotta antifascista, che meno riusciva ad adattarsi al contesto di una democrazia elettorale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La difficolt\u00e0 ad alimentare un ricambio generazionale degli organi dirigenti era segno di una rigidit\u00e0 ideologica ancor prima che, o soltanto, organizzativa. Il modello del centralismo democratico, secondo Amendola, prometteva di mantenere quell\u2019unit\u00e0 deliberativa e decisionale di cui un partito ha bisogno per raccordare societ\u00e0 e istituzioni; tuttavia, scontava il fatto di ispirarsi a un\u2019esperienza rivoluzionaria che non esisteva pi\u00f9 e che, inoltre, non era consona a una battaglia politica di tipo elettorale. La debolezza del centralismo democratico del Pci risiedeva, in sostanza, nel suo carattere anacronistico. Restava il fatto che il Pci, secondo Amendola, avrebbe dovuto operare una transizione completa, nel suo Statuto e nella sua organizzazione, da partito rivoluzionario a partito parlamentare; avrebbe dovuto adottare una forma nuova per tenere insieme pluralismo interno e unit\u00e0 di direzione. Quale forma dare al partito, Amendola per\u00f2 non seppe dire e, come lui, neppure il suo Partito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Due anni dopo il convegno fiorentino e a pochi mesi dall\u2019esplosione del movimento studentesco, Perna tornava sul problema di una riforma dei partiti (e soprattutto del suo partito) che mirasse a \u00abun potenziamento delle forme democratiche\u00bb per accrescere la loro capacit\u00e0 di \u00abmediazione nei confronti dei fenomeni spontanei di protesta verso lo stato di cose esistente\u00bb [Edoardo Perna, \u201cLa politica di piano e gli istituti della democrazia\u201d, in Av.Vv. <em>La riforma dello Stato. Atti del Convegno promosso dall\u2019Istituto Gramsci<\/em>, Roma, Editori Riuniti, 1968, p. 31.]. Il tema della riforma del partito era reputata necessaria anche per altre ragioni, che il movimento del 1968 stava mettendo prepotentemente in primo piano: il bisogno di facilitare il ricambio generazionale e culturale, di prestare attenzione alle nuove forme di lotta e all\u2019emergere di nuovi bisogni, non solo materiali e non solo collettivi; e infine, la necessit\u00e0 di prevenire il declino del partito, una eventualit\u00e0 ritenuta gi\u00e0 allora possibile. Perna era perspicace e colleg\u00f2 il declino dei partiti di massa (<em>in primis<\/em> del Pci) direttamente alla trasformazione della democrazia, un fatto che solo oggi riusciamo a vedere a occhio nudo: \u00above il ruolo dei partiti si attenuasse, necessariamente verrebbe a cadere quel tramite fra la\u00a0 sovranit\u00e0 popolare e gli organi dello Stato [\u2026] e di conseguenza vi si sostituirebbe qualche cosa di diverso e imprevedibile\u00bb [<em>Ivi<\/em>, pag. 28]<em>. <\/em>Eppure, nonostante le intuizioni di Amendola e di Perna e la tempestivit\u00e0 delle loro analisi critiche rispetto perfino alle effettive trasformazioni della cultura politica del loro tempo e nel loro partito, le loro parole restarono sostanzialmente senza seguito pratico; non furono accompagnate da nessuna trasformazione nell\u2019organizzazione e nella forma del Partito comunista, il quale decadde senza cambiare [sulla tensione tra conservazione e mutamento ha scritto tra gli altri Miriam Mafai, <em>Botteghe Oscure addio. Com\u2019eravamo comunisti<\/em>, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1996].<\/p>\n<h2 style=\"text-align: justify;\"><em>Avviciniamoci al 1977<\/em>\u2026<\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le questioni relative alla vita del Pci non possono essere dissociate dal contesto politico internazionale, il cui ordine (non meno ingessato di quello del \u00abpartito nuovo\u00bb) si imponeva sugli attori politici nazionali con un\u2019intensit\u00e0 che non pu\u00f2 essere sottovalutata, anche perch\u00e9 mettendo l\u2019opposizione comunista fuori gioco impediva la pratica della democrazia dell\u2019alternanza e, soprattutto, sminuiva la forza di deterrenza che hanno (dovrebbero avere) le elezioni mentre facilitava la corruzione partitica (la partitocrazia) e il clientelismo. Senza la presunzione di ricostruire la storia degli anni Settanta in poche scarne battute, vorrei semplicemente indicare le date e le tappe pi\u00f9 importanti del contesto internazionale nel quale collocare la strategia e l\u2019azione del Pci:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>agosto 1971, gli Stati uniti interrompono unilateralmente la convertibilit\u00e0 del dollaro in oro, mettendo fine al sistema di Bretton Woods con il quale la convertibilit\u00e0 era stata decisa come risposta all\u2019analisi che aveva considerato la Grande Depressione come la causa della Seconda guerra mondiale; quella data segna di fatto la fine della politica concertata della ricostruzione post-bellica, del controllo dei tassi di cambio e dell\u2019inflazione, della cooperazione tra i paesi occidentali per prevenire una svalutazione competitiva tra di essi; segna l\u2019apertura a politiche liberistiche dentro gli Stati occidentali e l\u2019espansione globale dell\u2019economia americana, della societ\u00e0 di mercato e del consumismo, fattori culturali, oltre che economici, che tanta forza ebbero nel mutare valori e mentalit\u00e0, soprattutto nelle giovani generazioni;<\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>settembre 1973, colpo di stato in Cile contro la maggioranza di sinistra liberamente eletta guidata dal socialista Salvador Allende per opera di un intervento diretto dei servizi segreti americani, che mobilitarono le opposizioni politiche e l\u2019opinione pubblica cilene con strategie di boicottaggio (come il celebre sciopero dei camionisti) che diedero ossigeno alla propaganda anti-socialista e sostegno ai militari guidati dal Generale Pinochet;<\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>ottobre 1973, guerra lampo arabo-israeliana nota come Yom Kippur War, che implic\u00f2 la fine dell\u2019approvigionamento a buon mercato del petrolio e una crisi economica e fiscale (senza precedenti dopo la Grande Depressione, e la prima nel Secondo dopoguerra) che mise in discussione le politiche sociali mentre cambi\u00f2 i rapporti di forza all\u2019interno degli Stati occidentali (ed europei in primo luogo) tra partiti liberal-liberisti e partiti socialdemocratici, scatenando (in Italia soprattutto) alti livelli di inflazione e l\u2019esigenza di giustificare (anche con il sostegno della sinistra) \u00abpolitiche di sacrifici\u00bb per contenere la spesa pubblica (il Pci lanci\u00f2 la politica di \u00abausterit\u00e0\u00bb arricchendola di e giustificandola con una visione etica che delineava una societ\u00e0 non individualistica fondata sull\u2019anti-anticonsumismo; non a caso, uno degli slogan anti-Pci dell\u2019Autonomia sarebbe stato \u00abIl lavoro benedici, viva viva i sacrifici\u00bb);<\/li>\n<li>aprile 1975, fine della guerra del Vietnam, e per\u00f2 anche declino dell\u2019anti-americanismo radicale che tanto aveva segnato la cultura del Pci e quella giovanile, almeno fino alla generazione del \u201968 (le manifestazioni al grido <em>go home!<\/em> che accolsero il Presidente L.B. Johnson in visita in Italia sono immortalate dalle immagini televisive di un imbarazzato Presidente Giuseppe Saragat, che non riusciva a distrarre il suo commensale dall\u2019eco delle grida che giungevano da fuori del Quirinale). Ma i giovani del \u201977 erano diversi: come scrisse Fabio Mussi su <em>Rinascita<\/em> (30 settembre 1977), essi amavano la cultura americana e il consumismo, erano seguaci della cultura individualista e mal sopportavano l\u2019etica solidaristica;<\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>nel 1975 viene pubblicato il documento politico della Trilateral Committee, <em>The Crisis of Democracy<\/em>, che suggeriva ai paesi del Patto Atlantico di correggere i sistemi parlamentari in senso presidenzialistico per meglio pilotare la contrazione delle politiche sociali attivate negli anni della ricostruzione post-bellica. <em>Crisi di governabilit\u00e0<\/em> (un\u2019espressione lanciata dalla Trilaterale) e <em>crisi della democrazia <\/em>vennero qui usati come sinonimi, a designare l\u2019incapacit\u00e0 delle istituzioni democratiche di resistere alle pressioni della societ\u00e0 civile e dei cittadini organizzati. La crisi era dunque identificata con l\u2019attivismo sociale che lo Stato stesso, quando si faceva dispensatore di servizi, generava [Non \u00e8 un caso che negli anni in cui la Trilaterale condannava i programmi socialdemocratici, i francofortesi Claus Offe e J\u00fcrgen Habermas avanzassero una visione opposta della crisi di governabilit\u00e0 come crisi di legittimit\u00e0 delle societ\u00e0 democratiche capitalistiche per la loro progressiva impotenza nell\u2019ostacolare il travaso di diseguaglianze sociali nella cittadinanza e nel governo politico; per un\u2019ottima ricostruzione di questo dibattito si vedano <em>Habermas Critical Debates<\/em> a cura di John B. Thompson e David Held, Cambridge Mass., The Mit Press, 1982].\u00a0 A partire da quel documento, le parole d\u2019ordine della politica (in pochi anni anche dei partiti di sinistra, e dello stesso Pci) fu \u2018governabilit\u00e0\u2019 (traduzione di <em>governability<\/em>) con l\u2019implicito assunto che i movimenti di contestazione fossero un problema e non espressione di vitalit\u00e0 della democrazia, la quale acquistava in tal modo un solo significato: democrazia elettorale, associata, da un lato al professionalismo della politica e dall\u2019altro, a una societ\u00e0 preferibilmente apatica o apolitica.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con altrettanta schematicit\u00e0 menziono infine alcune date importanti relative alla politica nazionale in prossimit\u00e0 del 1977:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>12 dicembre 1969: una bomba devast\u00f2 la Banca dell\u2019Agricoltura di Milano provocando numerose vittime; si tratt\u00f2 del primo di una lunga serie di attentati terroristici di quella che venne poi definita e percepita come \u00abstrategia della tensione\u00bb, i cui mandanti sarebbero restati in larghissima parte ignoti, anche se in alcuni casi le indagini della magistratura profilarono il coinvolgimento dei servizi segreti italiani; insieme alla repressione dei movimenti di protesta e di contestazione da parte delle forze dell\u2019ordine (che provocarono anche morti, come quella dell\u2019anarchico Franco Serantini a Pisa nel 1972\u00a0 e quella di Giorgiana Masi a Roma e di Francesco Lo Russo a Bologna nel 1977), le azioni terroristiche alimentarono un clima di diffidenza nei confronti delle istituzioni dello Stato e, soprattutto nei movimenti giovanili, di sfiducia nel Pci che si poneva come difensore dello Stato;<\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>1971-73: esaurimento della stagione del centro-sinistra e svolta conservatrice; l\u2019elezione del presidente Giovanni Leone fu possibile con i voti determinanti del Movinento Sociale Italiano; formazione di un governo Dc-Pli-Psdi (democristiani, liberali e socialdemocratici) presieduto da Giulio Andreotti; in seguito al colpo di stato cileno Enrico Berlinguer, da un anno Segretario Generale del Pci, lesse la situazione italiana di stallo orientato a destra come sintomo di un pericolo eversivo e nel numero di <em>Rinascita<\/em> del 27 ottombre 1973, lanci\u00f2 l\u2019idea di una politica stretegica di \u00abcompromesso storico\u00bb, allora intesa in senso difensivo o per proteggere le istituzioni democratiche, alla costruzione delle quali i comunisti avevano partecipato sia con la lotta armata che con l\u2019azione politica nell\u2019Assemblea costituente.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Successivamente, la vittoria del referendum sul divorzio (12 maggio 1974) contribu\u00ec a mutare il senso del compromesso storico che aveva ora un compito soprattutto innovatore e propositivo, non semplicemente di resistenza al pericolo eversivo. La grande avanzata elettorale nelle elezioni amministrative (15 giugno 1975) e politiche (20 giugno 1976) sembr\u00f2 confermare la possibilit\u00e0 di una traformazione della societ\u00e0 per via democratico-parlamentare. Ma quella grande avanzata referendaria ed elettorale fu l\u2019apice dal quale il Partito cominci\u00f2 il suo lungo declino.<\/p>\n<h2 style=\"text-align: justify;\"><em>I radar che mancarono al Titanic Pci<\/em><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">La lettura della societ\u00e0 proposta dal \u00abpartito nuovo\u00bb era fortemente marcata dal timore per gli effetti disgregatori del liberalismo come cultura dei diritti individuali e del consumismo. Certo, il \u201968 ebbe un impatto positivo sul Pci che oper\u00f2 un riassestamento in senso pi\u00f9 democratico e partecipativo, con un\u2019apertura culturale alle dimensioni non immediatamente politiche, come le relazioni di genere e le condizioni della vita quotidiana e giovanile. Gli effetti di quella liberalizzazione si mostrarono nel 1974 con il referendum per l\u2019abrogazione della Legge sul divorzio, un evento cruciale nella societ\u00e0 italiana.\u00a0Inizialmente il Pci vide un pericolo nella scelta del segretario democristiano Amintore Fanfani di andare a referendum e si disse pronto anche a concessioni, temendo una sconfitta \u2013 diagnosi sbagliata, che dimostrava l\u2019incomprensione della portata liberatrice dei diritti civili. Furono le donne della direzione del Pci e i leader pi\u00f9 giovani a opporsi alla strategia della prudenza. Comunque, da quando il referendum fu ufficialmente indetto, il Pci ruppe gli indugi e si schier\u00f2 con tutta la sua forza organizzativa per il No; i risultati furono sorprendenti (anche per i dirigenti comunisti) e sembrarono giustificare con i numeri la giustezza del compromesso storico, la possibilit\u00e0 e la bont\u00e0 di una maggioranza di governo larga che facesse cooperare il solidarismo cattolico con la solidariet\u00e0 di classe; che mettesse in opera la \u00abdemocrazia progressiva\u00bb ovvero l\u2019obiettivo di socialismo per via democratica del \u00abpartito nuovo\u00bb di Togliatti. Sembr\u00f2 dar ragione a Berlinguer, perch\u00e9 mise in luce una Dc articolata e un mondo cattolico in dissenso rispetto alla leadership conservatrice del partito e alle direttive del clero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, anche un\u2019altra lettura era possibile: la libert\u00e0 di divorziare dal proprio coniuge era premonizione della libert\u00e0 di avviare divorzi da altre lealt\u00e0, un segno disgregatore di unioni identitarie di ogni tipo che venne poco compreso dal Pci (o semplicemente temuto, spieg\u00f2 Miriam Mafai nel suo <em>Botteghe Oscure addio. Come eravamo comunisti<\/em> pubblicato nel 2006).\u00a0 Come aveva messo in luce Berlinguer, quella battaglia referendaria divise il mondo cattolico, e lo stesso partito della Dc, tra una parte pi\u00f9 attenta ai diritti di libert\u00e0 e una parte pi\u00f9 fortemente comunitaria (fu in seguito a quella battaglia referendaria che Comunione e Liberazione, da poco nata, mostr\u00f2 un\u2019identit\u00e0 integralista, epurando coloro che si erano espressi per il No). Quel che i dirigenti del Pci non misero (o non vollero vedere) in luce fu che quella battaglia divise anche il loro grande partito di massa identitario, la cui dirigenza, come raccont\u00f2 Mafai, fu indotta dalle donne a prendere posizione per il No. La diffidenza dei \u00a0dirigenti e dell\u2019ideologia del Pci nei confronti dei diritti individuali spiega questa iniziale reticenza; ma all\u2019origine vi era il timore di favorire l\u2019erosione di tutte le unioni per fede e di minare alla radice il senso di obbedienza alla comunit\u00e0-partito. Questo spiega forse l\u2019iniziale reticenza del Partito comunista, convinto di dover scendere a compromesso con i cattolici per neutralizzare il referendum. Il suo mutamento di strategia fu indotto dalla forza dell\u2019opinione pubblica, vicina allo schieramento libertario e progressista rappresentato dal Partito radicale di Marco Pannella (la rivelazione politica di quella battaglia referendaria), e dalla mobilitazione dei movimenti femministi (che raccoglievano anche molte donne comuniste). In questo senso la data del 12 maggio 1974 segna la prima vittoria democratica dei diritti civili, una vittoria che i cittadini e le cittadine imposero alle dirigenze istituzionali e partitiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La vittoria del No mise in luce una politicizzazione della societ\u00e0 che non passava pi\u00f9 necessariamente per l\u2019egemonia di classe e il suo partito, ma era animata da libere associazioni e una cittadinanza recalcitrante verso progetti predefiniti, orientata da preferenze e interessi che non erano semplicisticamente interpretabili come egoistici o non politici, bench\u00e9 dettati da esigenze individuali in coerenza a giudizi morali soggettivi. Questi mutamenti etici e sociali si rifletterono l\u2019anno successivo nella vittoria elettorale delle sinistre, che bench\u00e9 notevole non corrispondeva necessariamente alla volont\u00e0 di avviare una societ\u00e0 socialista, anche quando chiedeva una societ\u00e0 pi\u00f9 giusta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La politica elettorale cambi\u00f2 il Pci nei fatti. Con il 1975, esso si trov\u00f2 a essere un partito in crescita elettorale ma anche un partito diverso \u2013 per esempio, le sezioni territoriali avevano nel frattempo acquistato pi\u00f9 importanza delle cellule aziendali: in sostanza, il partito acquistava sempre pi\u00f9 una fisionomia elettoralistica (conformemente al diritto elettorale che \u00e8 organizzato per residenza, non appartenza sociale) [Per materiali e analisi relativi alla trasformazione del Partito si veda, Marcello Fedele, <em>Classi e partiti negli anni \u201970<\/em>, Roma, Editori Riuniti, 1979; Annali della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, <em>Il Partito comunista italiano: struttura e storia dell\u2019organizzazione, 1921\/1979<\/em> a cura di Massimo Ilardi e Aris Accornero, Milano, Feltrinelli 1982 (in particolare, i saggi di Chiara Sebastiani, Antonio Baldassarre e Renzo Martinelli)].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, il Pci tradusse le sue vittorie elettorali \u2013 soprattutto quella del \u201975 \u2013 con un rinnovamento degli organismi nazionali: nel marzo di quell\u2019anno, al XIV Congresso, molti \u2018quadri\u2019 o dirigenti di partito vennero catapultati nelle liste elettorali e si avviarono agli incarichi istituzionali nelle amministrazioni locali. Il Partito divent\u00f2 nel volgere di pochi anni un partito di amministratori (oltre che di parlamentari) con l\u2019acquisizione non solo di nuove professionalit\u00e0 ma anche di una radicata partecipazione al governo delle citt\u00e0, non dove le leggi venivano approvate, ma laddove le decisioni centrali dovevano essere adattate alle richieste e alle necessit\u00e0 del territorio; questa dimensione amministrativa incentiv\u00f2 il carattere pragmatico e ridusse quello ideologico. Le aspettative dei cittadini misero il Partito in una posizione di responsabilit\u00e0 di governo: e al XIV Congresso venne approvata la proposta di abbandonare l\u2019obiettivo dell\u2019uscita dell\u2019Italia dalla Nato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In appendice alla visione di societ\u00e0 organica che giustificava l\u2019idea di compromesso storico, Berlinguer aggiunse al Congresso un\u2019altra importante ragione: fermare il malcostume che dilagava all\u2019interno dei partiti e nelle istituzioni \u2013 prese di qui il via la \u00abquestione morale\u00bb che si proponeva di recuperare il \u2018senso dello Stato\u2019 da parte dei partiti e dei politici; di vincere la corruzione intensificando la dimensione etica della politica. Il compromesso storico acquistava cos\u00ec un altro scopo, quello di rigenerazione delle istituzioni; ci\u00f2 assegnava al Partito una funzione di partito d\u2019ordine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La vittoria del \u201976 produsse due grossi partiti che invece di generare maggioranza\/opposizione si avviarono verso un\u2019alleanza: anche a coloro che torcevano il naso, il compromesso storico sembr\u00f2 necessario per dare stabilit\u00e0 in un\u2019epoca di crisi economica (e mentre si chiedevano sacrifici alle classi medie e operaie) e con relazioni internazionali ostili a governi con un partito che era \u2018comunista\u2019 \u2013 a questa percezione di necessit\u00e0 corrispose fatalmente, anche a sinistra, quella del compromesso storico come una gabbia d\u2019acciaio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019elezione di Pietro Ingrao a Presidente della Camera segnava l\u2019atto ufficiale dell\u2019avvicinamento di governo tra la Dc ed il Pci. Ma segnava anche la fine del significato del compromesso storico come strategia di rinnovamento: nell\u2019opinione pubblica cominci\u00f2 a farsi strada l\u2019idea che il Pci fosse in effetti diventato un partito non solo della legalit\u00e0 ma anche d\u2019ordine, pronto a garantire la \u2018governabilit\u00e0\u2019 prima di tutto, a portare, come si diceva allora, la classe operaia dentro lo Stato borghese. Il compromesso storico sembrava dipingere una societ\u00e0 in cui pi\u00f9 che \u00abelementi di socialismo\u00bb vi sarebbe stata un\u2019alleanza tra due forze comunitarie altrettanto anti-individualiste ed eticamente conservatrici.<\/p>\n<h2 style=\"text-align: justify;\"><em>L\u2019attacco al Partito comunista<\/em><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il movimento del 1977 era perfettamente rappresentativo della contrariet\u00e0 all\u2019etica comunitaria e di una visione liberale e individualista alla quale l\u2019ideologia del marxismo-leninismo (la cui \u00abconoscenza e approfondimento\u00bb era stata fino al 1977 un principio dello Statuto del Pci) era <em>naturaliter<\/em> contraria e opposta; come lo era del resto la proposta di compromesso storico. L\u2019attacco al Pci (che Berlinguer dipinse con toni cupi e drammatici nel discorso di chiusura della Festa nazionale dell\u2019Unit\u00e0 di Modena nel settembre di quell\u2019anno comparando i membri del movimento agli \u201cuntori\u201d, i sospettati di diffondere il contagio della peste nei <em>Promessi Sposi<\/em> di Manzoni) divenne attacco alla sua concezione della societ\u00e0, della politica e della democrazia:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>della societ\u00e0 \u2013 contro il mito del lavoro operaio e la solidariet\u00e0 di classe tra lavoratori e studenti si oppose l\u2019obiettivo della carriera e la separazione studio\/lavoro;<\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>della politica \u2013 contro una direzione dei processi dall\u2019alto si oppose l\u2019auto-governo della societ\u00e0 e la polverizzazione dei luoghi aggregativi;<\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>della democrazia \u2013 contro quella fondata sul consenso popolare si oppose quella basata sulla competizione e l\u2019alternanza.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Pci si trov\u00f3 attaccato su questi tre fronti sia dall\u2019Autonomia che dai socialisti liberali, <em>in primis<\/em> Bobbio (che aveva iniziato a punzecchiare il Pci fin dagli anni Cinquanta con la celebre discussione con Togliatti e Galvano della Volpe sulla compatibilit\u00e0 del marxismo con la democrazia e la cultura dei diritti civili).Dal lato dell\u2019Autonomia, l\u2019attacco al Pci era attacco alla politica come organizzazione: fu dunque un attacco diretto sia al Pci di governo (Bologna) sia al Pci di fabbrica (la Cgil di Luciano Lama).\u00a0La dimensione politica rappresentativa venne contestata nel nome di una visione che oggi chiameremmo antipartitica e pi\u00f9 radicalmente ancora, emancipazione della societ\u00e0 dalla politica partitica. Rileggere i numeri del 1977 della rivista <em>A-Traverso<\/em> conferma questa interpretazione: contro la cultura del compromesso e della governabilit\u00e0 veniva esaltato il conflitto senza escludere lo scontro violento; contro la politica della rappresentanza istituzionale ed elettorale veniva proposta la diserzione dalle urne e la stessa pratica assembleare mostrava segni di stanchezza; contro un\u2019idea di organizzazione fondata sulla centralit\u00e0 del luogo fisico del lavoro fordista veniva esaltata la \u00abvita entusiasmante del proletariato mobile\u00bb; contro \u00abla materialit\u00e0 del territorio\u00bb veniva proposta una visione di potere che era \u00abrete comunicativa, informativa e relazionale\u00bb ovvero \u00abde-territorializzata\u00bb e \u00abde-istituzionalizzata\u00bb [<em>Primavera \u201977. Tesi e problemi del movimento<\/em>, a cura di Franco Bifo, Roma 1977 (Dossier di A<em>-Traverso<\/em>, 1].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, per \u00abliberare dal lavoro di fabbrica\u00bb e dall\u2019etica del lavoro (esemplare l\u2019opposizione al progetto delle \u2018centocinquanta ore\u2019 di scolarizzazione rivolto a quegli operai che aspiravano a conseguire un diploma identificato come \u00abmilitarizzazione del lavoro\u00bb), il \u2018movimento\u2019 esalt\u00f2 l\u2019opposto del lavoro organizzato: il \u00ablavoro precario\u00bb, \u00abl\u2019assenteismo\u00bb, il lavoro saltuario \u2013 e infine, il rifiuto del lavoro sindacalizzato anche a costo di demolire l\u2019idea di lavoro protetto dai diritti.\u00a0 Il lavoro veniva finalizzato al successo individuale e alla monetarizzazione; non era pi\u00f9 inteso come occupazione che socializzava e creava collettivo. Il lavoro manuale era declassato a forma servile che l\u2019identit\u00e0 di classe non valeva ad emancipare. La classe non era pi\u00f9 un\u2019entit\u00e0 socio-economica e solidaristica ma una costruzione simbolica o del discorso [Vedi, <em>Settantasette: La rivoluzione che viene<\/em>, a cura di Sergio Bianchi e Lanfranco Caminiti, Roma, Derive Approdi, 2007; Franco Berardi Bifo, A\/traverso, in: <em>Annisettanta: il decennio lungo del secolo breve<\/em>, La Triennale di Milano, 27 ottobre 2007-30 marzo 2008, catalogo a cura di Marco Belpoliti, Gianni Canova, Stefano Chiodi, Milano, Skira, 2007, pp. 26-28].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La contrapposizione era frontale: il movimento masticava Foucault e Deleuze, il Pci si riconosceva nella proposta comunitaria di Monsignor Bettazzi e Berlinguer.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dall\u2019altra parte vi era, come menzionato sopra, la critica liberal-socialista. In una serie di articoli apparsi su <em>Mondoperaio<\/em>, Bobbio aveva messo il dito sulla piaga prima ancora che scoppiasse il \u201977: il problema del Pci era la sua visione anti-conflittualistica della democrazia, come democrazia delle masse diretta da un centro politico che doveva trasformare la societ\u00e0 secondo un progetto definito <em>ex ante<\/em> e che il Partito aveva il compito di far penetrare tra gli elettori. Ecco l\u2019ossimoro: il Pci voleva dimostrare con il compromesso storico di poter usare la democrazia elettorale senza essere o diventare un partito elettorale [Vedi, Norberto Bobbio, <em>Quale socialismo?<\/em>, Torino, Einaudi, 1976].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ossimoro del compromesso storico in una democrazia elettorale era quello di neutralizzare il potere di controllo delle elezioni: avere una super-maggioranza significava prevedere che l\u2019opposizione non potesse avere la forza di far sentire alla maggioranza di essere comunque una maggioranza a termine; il paradosso era che azzerando la regola aurea dell\u2019alternanza, il compromesso storico non poteva proprio essere la soluzione della \u00abquestione morale\u00bb \u2013 che non viene dalla democrazia del consenso, ma dalla regola dell\u2019alternanza (la quale deve appunto avere la forza deterrente di contenere la tentazione di corruzione che si rafforza insieme all\u2019occupazione incontrastata del potere). La concezione democratica del Pci era il problema dunque \u2013 una concezione che pensava alla democrazia in termini di unanimit\u00e0 e non maggioranza\/opposizione (che era l\u2019immagine rovesciata del modello liberal-democratico proposto dai paesi del Patto Atlantico e, in questo senso, un prodotto della Guerra fredda).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine: perch\u00e9 voler creare l\u2019unit\u00e0 delle forze popolari? La storia politica ci propone due risposte alla strategia della costruzione di un soggetto collettivo unitario: per affrontare l\u2019atto di fondazione di un ordine politico (momento costitutivo) o per difendere un sistema costituito (politica di emergenza). Non si tratta come si vede di una strategia di politica democratica ordinaria. Ora, se l\u2019obiettivo di generare una larga maggioranza per il Pci era centrale, ci\u00f2 era perch\u00e9 probabilmente pensava di dover rifondare e ricostituzionalizzare la societ\u00e0, non semplicemente governarla \u2013 pensava, appunto, di dover creare il socialismo. Voleva avviare a suo modo un momento costitutivo dal quale era per necessit\u00e0 espunta la logica maggioranza\/opposizione propria della politica democratica ordinaria. Concluderei con l\u2019accenno a un altro grande paradosso che si mostr\u00f2 soprattutto negli anni del terrorismo, che sub\u00ec un\u2019impennata a partire dal \u201977: il Pci non volle mai compiutamente diventare un partito socialdemocratico e coltiv\u00f2 un progetto di trasformazione che non poteva essere operativo in una democrazia elettorale; tuttavia, difese fino all\u2019ultimo le istituzioni della democrazia parlamentare, a costo di perire nell\u2019impatto. L\u2019ossimoro comunista che l\u2019iceberg del \u201977 mise solo in luce era questo: un partito con una struttura che, camminando, si era adattata al sistema parlamentare, senza tuttavia mai accettare la logica conseguenza di questo adattamento. Non lo poteva, perch\u00e9 ci\u00f2 avrebbe significato fare maggioranze che immettessero elementi di socialismo accettando il rischio che potessero essere rimossi. Questa accettazione avrebbe richiesto un partito liberal-socialista o socialdemocratico: cosa che il Pci non volle mai essere. E mor\u00ec comunista dopo aver difeso strenuamente le istituzioni democratiche (sia dal terrorismo sia dalla contaminazione clientelare dei partiti di governo) che aveva contribuito a creare. La funzione del Pci fu quella di aver contribuito a edificare e a consolidare la democrazia in un paese che ne era geneticamente a digiuno. La sua fu a tutti gli effetti una <em>funzione fondativa<\/em>; una funzione a termine, come tutti i processi fondativi, inadatta per eccesso al funzionamento ordinario della democrazia elettorale e parlamentare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>*Nadia Urbinati, politologa, insegna alla Columbia University di New York. Questo testo \u00e8 un contributo al seminario <\/em>Il \u201977, da vicino e da lontano. Per una riflessione sul Pci nel dopoguerra<em> tenutosi all\u2019Archiginnasio di Bologna, Sala dello Stabat Mater il 29 maggio 2017, in corso di pubblicazione in un volume collettaneo a cura di Mauro Boarelli, Carlo Ginzburg, Nadia Urbinati.<\/em><\/p>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/jacobinitalia.it\/come-la-democrazia-parlamentare-non-cambio-il-pci%ef%bb%bf\/\">https:\/\/jacobinitalia.it\/come-la-democrazia-parlamentare-non-cambio-il-pci%ef%bb%bf\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di JACOBIN ITALIA (Nadia Urbinati) Il &#8220;partito nuovo&#8221; doveva essere capace di immergersi nella democrazia parlamentare senza subire contraccolpi. Cominci\u00f2 a morire nel &#8217;77, stretto anche dalla spinta antilavorista del movimento di quell&#8217;anno Da lontano\u2026 Nel 1911, quando fu varata, il Titanic era la pi\u00f9 grande nave passeggeri del mondo di tutti i tempi, il pi\u00f9 grande oggetto in movimento costruito dall\u2019uomo. Lunga pi\u00f9 di duecentosessanta metri, la pi\u00f9 lussuosa, veloce e imponente di quelle&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":86,"featured_media":47682,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/38051085_1892327081062079_6713876208339124224_o.png","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-cLr","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/49069"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/86"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=49069"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/49069\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":49070,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/49069\/revisions\/49070"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/47682"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=49069"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=49069"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=49069"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}