{"id":49110,"date":"2019-02-26T01:37:27","date_gmt":"2019-02-26T00:37:27","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=49110"},"modified":"2019-02-25T21:53:19","modified_gmt":"2019-02-25T20:53:19","slug":"legemonia-tedesca-in-europa-seconda-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=49110","title":{"rendered":"L&#8217;egemonia tedesca in Europa (seconda parte)"},"content":{"rendered":"<p>di GIANFRANCO COSTANTINI (FSI Pescara)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il secondo concetto al centro della \u201cquestione europea\u201d \u00e8 la crescente disparit\u00e0 tra classi sociali. Purtroppo, in pochi sanno che le enormi sofferenze che viviamo noi lavoratori dei paesi maggiormente colpiti dalla crisi, non sono poi differenti dalle stesse che si affrontano nelle aree economiche di \u201csuccesso\u201d. Noi abbiamo tanta disoccupazione e la povert\u00e0 che dilaga nel Meridione ma oggi, in Germania, oltre sette milioni e mezzo di persone lavora con un contratto di mini job, il che la dice lunga sulle condizioni lavorative e salariali che affrontano le classi subalterne nella maggiore economia del continente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cerco di schematizzare le ragioni che hanno portato questo cortocircuito che vede esistere stati ricchissimi, abitati da persone che sono sempre pi\u00f9 povere (o meno ricche). Finito il secondo conflitto mondiale, con la conferenza di Yalta, il mondo, come tutti sanno, \u00e8 stato diviso per zone di influenza. La forza del blocco comunista che alla fine del 1959 si estendeva dal gelo delle steppe siberiane, fino alle calde spiagge cubane, rappresentava un\u2019alternativa al modello capitalistico e viceversa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per questo motivo, da entrambi i fronti, si \u00e8 pensato di arginare la crescita della ideologia concorrente, attraverso uno sviluppo separato e contrapposto. Guardando il blocco di influenza occidentale, si pu\u00f2 osservare chiaramente che la successiva guerra fredda aveva imposto alle nostre oligarchie dominanti, soprattutto in Europa, una responsabilit\u00e0 enorme nel trasferimento del benessere verso le popolazioni; furono gli anni delle costituzioni socialiste, necessarie per garantire il progresso, il benessere e la tenuta del blocco occidentale in mani salde.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel dopoguerra il capitalismo ha avuto un volto umano dopo essere stato scottato dai disastri economici che esso stesso aveva provocato. L\u2019ideologia liberale, da sempre al servizio del capitale e delle classi parassitarie che vivono di rendita, aveva provocato il disastro economico e sociale, sfociato nella grande depressione del 1929 e nel successivo conflitto mondiale, costato oltre settanta milioni di vite umane; in quella fase storica tale ideologia sembrava essere stata messa definitivamente all\u2019angolo. A partire dal New Deal di Roosevelt negli Stati Uniti, le nuove teorie economiche sostituirono le vecchie; furono fondamentali le intuizioni dell\u2019economista inglese John Maynard Keynes.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa nuova Scuola stravolge la teoria classica e per la prima volta prevede un ruolo attivo della moneta nell\u2019economia attraverso un suo impiego organico. Per aumentare la crescita economica contemplava una economia mista, in cui lo Stato interveniva direttamente per correggere le storture del mercato e per favorire il pieno impiego dei fattori della produzione attraverso la spesa pubblica (che poi \u00e8 il metodo fondamentale per trasferire ricchezza ai privati). In concreto, le politiche keynesiane, cristallizzate ad esempio nella nostra costituzione, grazie al contributo dell\u2019economista Federico Caff\u00e8, affiancate a importanti strumenti cooperativi, come l\u2019Unione Europea Dei Pagamenti, hanno consentito una rinascita economica e sociale in Italia e in Europa cos\u00ec imponente e diffusa che non ha avuto pari nella storia dell\u2019umanit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec, mentre un certo capitalismo, responsabile e progressista, andava a braccetto con la migliore politica, spingendo la societ\u00e0 ai massimi livelli, un altro tipo di capitalismo, di stampo liberale, eversivo e reazionario, sottotraccia iniziava a fare proseliti. Gi\u00e0 negli anni settanta questi eversivi, organizzati in club, in commissioni e gruppi di dialogo, con risorse illimitate, con l\u2019unico obiettivo di riportare le oligarchie finanziarie al vertice del controllo sociale, \u00e8 riuscito a colonizzare quasi ogni ambito del pensiero economico-politico, partendo dalle universit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando le politiche keynesiane dopo decenni di successi non hanno saputo pi\u00f9 dare le risposte desiderate a seguito dello shock petrolifero e il blocco comunista \u00e8 entrato in crisi, a livello ideologico non ha trovato pi\u00f9 nessun ostacolo. A suon di \u201cthere is no alternative\u201d non ci sono alternative, la societ\u00e0 di stampo liberale, si \u00e8 imposta come unico \u201cmondo\u201d possibile e ha invaso l\u2019orizzonte. In Europa questa vecchia ideologia ottocentesca, ha trovato nuova linfa e si \u00e8 evoluta in una scuola economica a s\u00e9 stante, chiamata \u201cla scuola di Friburgo\u201d. Da questa scuola \u00e8 nata l\u2019ideologia ordoliberale, fortemente condizionata dal pensiero di Friedrich August Von Hayek, economista e sociologo della Scuola Austriaca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa corrente economica ha pressoch\u00e9 gli stessi obiettivi del liberismo che ha finito per sostituire, ma ha ricette economiche differenti nel rapporto tra economia e regole. Mentre il pensiero liberista vuole imporre il predominio del pi\u00f9 forte in un mercato lasciato libero di agire in piena autonomia, le teorie del <em>laisser-faire<\/em> e della mano invisibile che regola l\u2019economia, il pensiero ordoliberale vuole agire preventivamente con l\u2019inserimento nell\u2019ordinamento, dei principi di libero scambio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vuole imporre (forse sarebbe meglio dire sta imponendo) la forza del capitale e restaurare le vecchie e nuove oligarchie dominanti, impadronendosi delle istituzioni democratiche per poi svuotarle e portarle a invertire le regole costituzionali a proprio vantaggio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Europa due conflitti si sovrappongono in un intreccio micidiale e perverso; le oligarchie legate al capitale globalizzato schiacciano le masse dei lavoratori, al contempo le nazioni pi\u00f9 aggressive e coese, attaccano quelle pi\u00f9 fragili. All\u2019orizzonte si addensano nubi minacciose e la conflittualit\u00e0 travalica i confini continentali; l\u2019attacco militare alla Libia e il neocolonialismo francese e inglese sono ormai la cronaca di una vera e propria guerra rapace anche contro l\u2019Italia e i sui interessi petroliferi, intrapresa per arginare le perdite subite in vent\u2019anni di competizione commerciale sfrenata, soprattutto all\u2019interno dell\u2019Eurozona.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per comprendere a pieno il motivo di questo disastro che ha riportato indietro le lancette dell\u2019orologio della storia di un secolo, occorre insistere e comprendere a pieno la clamorosa affermazione della ideologia ordoliberista. Essa rappresenta il nocciolo duro della questione europea e condiziona pi\u00f9 di ogni altro aspetto il nostro vivere quotidiano. Gi\u00e0 dagli anni Cinquanta si pu\u00f2 facilmente verificare che in Occidente si \u00e8 attuata una lenta ma efficace restaurazione della ideologia politico-economica che ciclicamente provoca disparit\u00e0 sociale, miseria, guerre e distruzione, ovvero \u201cl\u2019ideologia liberale\u201d, nella sua ultima e pericolosa degenerazione, \u201cl\u2019ordoliberismo\u201d. Questa ideologia ottocentesca, da sempre a servizio delle aristocrazie finanziarie, si avvale di una nuova e pi\u00f9 efficace strategia, ovvero l\u2019inserimento dei suoi principi nei trattati internazionali e nello specifico in quelli europei.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Grazie all\u2019uso strumentale delle istituzioni sovranazionali ha fortemente condizionato tutte le nazioni aderenti all\u2019UE e con un abile disegno di vincoli e sanzioni ha disinnescato di fatto quasi tutte le costituzioni nazionali. Anche Stati dotati di una Carta anti liberale, fondata su principi di economia di tipo keynesiano come l\u2019Italia, sono stati catturati e vincolati. L\u2019incompatibilit\u00e0 tra i trattati europei e la Costituzione della Repubblica italiana non \u00e8 sanabile: gli articoli fondamentali della Costituzione, in particolare 1, 3 e 4 definiscono il lavoro come diritto fondamentale in una maniera inequivocabile. Ne consegue che i principi fondamentali proiettano ogni azione della Repubblica, verso la piena occupazione dei cittadini italiani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al contrario a partire dal trattato sull\u2019Unione Europea del 1992, negli articoli 2 e 3 (Trattato di Maastricht), fino ad arrivare al Trattato sull\u2019Unione Europea, articolo 3 (Trattato di Lisbona) si trovano enunciazioni opposte a quelle costituzionali italiane. A ben leggere, il lavoro \u00e8 posto in una condizione di subalternit\u00e0 alla stabilit\u00e0 dei prezzi, alla concorrenza e alla forte competizione, se ne ricava quindi che il lavoro \u00e8 un principio subordinato e qualsiasi livello di disoccupazione \u00e8 tollerabile, purch\u00e9 consenta la \u201cstabilit\u00e0 dei prezzi\u201d che di fatto diventa il principio cardine dell\u2019Unione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quindi possiamo dire che i principi fondamentali, proiettano ogni sforzo dell\u2019Unione Europea verso la stabilit\u00e0 dei prezzi, prim\u2019ancora che alla piena occupazione. Cosa comporta questo cambio di paradigma giuridico? Principalmente lo spostamento dell\u2019interesse generale dal lavoro alla rendita perch\u00e9 chi detiene grandi capitali, si finanziarizza e sotto varie forme impiega la ricchezza prestandola. La bassa inflazione, ovvero la stabilit\u00e0 dei prezzi, consente loro di riavere indietro i capitali, senza correre il rischio di vederli svalutati dal tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di contro, un debitore che non vede svalutare dal tempo il proprio debito, sar\u00e0 costretto a ripagarlo con il proprio lavoro, al costo di una fatica maggiore. Quindi si avvantaggia la rendita a scapito del lavoro. Perch\u00e9 dico questo? Perch\u00e9 oltre alla maggiore fatica nei rimborsi (che potrebbe essere anche trascurabile), c\u2019\u00e8 un aspetto che coinvolge praticamente tutti i lavoratori ed \u00e8 il seguente: per mantenere una stabilit\u00e0 dei prezzi e per ottenere bassa inflazione strutturalmente non esistono altri strumenti oltre la disoccupazione. Quando c\u2019\u00e8 una massa di disoccupati che preme per entrare nel mondo del lavoro, facilmente le rivendicazioni salariali sono rigettate, quindi il potere d\u2019acquisto complessivo diminuisce reprimendo i consumi, in ultima battuta si abbassa l\u2019inflazione fino all\u2019obiettivo prefissato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il trionfo del capitale sul lavoro per\u00f2 si realizza con le liberalizzazioni dei capitali e del Mercato Comune Europeo. Chiunque avr\u00e0 dubbi a riguardo e avr\u00e0 la curiosit\u00e0 di leggere i trattati europei (dopo aver letto la Costituzione Italiana ovviamente), se non lo ha mai fatto, si trover\u00e0 dinanzi a concetti altissimi accanto ad altri assurdi, che nulla aggiungono e anzi quasi tutto modificano, soprattutto nel nostro status giuridico-sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con un linguaggio criptico, i cittadini si trasformano in consumatori, il lavoro diventa merce e la competizione tra gli Stati sostituisce la cooperazione, in un crescendo disordinato e incomprensibile. Il conflitto tra il capitale e lavoro, secondo quanto scritto nelle norme, pende pericolosamente a favore dei primi. I trattati europei hanno reso il conflitto sociale ordinamentale, ovvero scritto nell\u2019insieme di norme e regolamenti che disciplinano il funzionamento delle istituzioni europee, decretandone a tavolino il vincitore. Le oligarchie, grazie alla vincente strategia ordoliberista, per imporre la loro forza, obbligano i governi nazionali (di conseguenza i parlamenti e tutte le istituzioni democraticamente elette) ad agire nel loro interesse attraverso vincoli e sanzioni, svuotando di funzioni gli stessi Stati che si vedono dirigere da istituzioni, norme e regolamenti che ne invertono gli indirizzi costituzionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi in Europa \u00e8 veramente impossibile pensare che si possa correggere la direzione imposta dai trattati e riportarla verso binari pi\u00f9 democratici e cooperativi. Illustri pensatori prezzolati accanto a utili idioti in perfetta buona fede, a piene pagine sui giornali e a gran voce nelle televisioni, chiedono di completare il processo di unificazione europea; qualcuno addirittura si spinge a sognare gli Stati Uniti d\u2019Europa. Peccato che il Trattato di Lisbona, oltre ad avere un \u201clato A\u201d denominato Trattato sull\u2019Unione Europea (TUE), ha un \u201clato B\u201d che se vogliamo \u00e8 ancora peggiore: Il Trattato sul funzionamento dell\u2019Unione Europea (TFUE).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tale trattato contiene norme tecniche di attuazione del TUE e ha pari valore giuridico, serve per tradurre in atti pratici i valori enunciati negli articoli 123, 124, 125, impedisce categoricamente all\u2019Unione Europea di proseguire verso una fase di maggiore integrazione, specie dal punto di vista economico-monetario. Oggi, mentre noi ragioniamo se \u00e8 giusto o meno unire indissolubilmente il continente in una entit\u00e0 sovranazionale, la Germania (ma forse anche la Francia) si \u00e8 assicurata preventivamente che una tale ipotesi non si verifichi mai, pena l\u2019annullamento dei trattati stessi. Questo significa che la Germania, dopo aver lavorato sporco per ottenere un surplus commerciale con il quale ha reso debitore quasi l\u2019intero continente, non rinuncer\u00e0 mai al suo ruolo di grande creditore e lo user\u00e0 con tutti fino alla morte del progetto di unificazione europea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Stando ai fatti, emerge che i Trattati dell&#8217;Unione Europea, attraverso la competizione sfrenata hanno rafforzato le oligarchie dominanti della nazione pi\u00f9 forte e aggressiva del continente, sfruttando il lavoro sottopagato dei suoi lavoratori. La nostra Costituzione all\u2019articolo 11 consente limitazioni di sovranit\u00e0 e non cessioni: \u201cL&#8217;Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libert\u00e0 degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parit\u00e0 con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranit\u00e0 necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche la nostra Costituzione proibisce una \u201cmaggiore integrazione europea\u201d perch\u00e9 per attuarla bisognerebbe cedere porzioni importanti di sovranit\u00e0 e gi\u00e0 oggi, valutando il presente, se si potesse porre direttamente alla Corte la questione di costituzionalit\u00e0, anche un modesto giurista preparato in materia economica riuscirebbe a individuare facilmente pi\u00f9 di un argomento che porterebbe all\u2019immediata applicazione della norma costituzionale, fondamentalissima e inderogabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nonostante gli innumerevoli argomenti che si possono addurre a favore di una riappropriazione della sovranit\u00e0 nazionale, la via di fuga per noi italiani \u00e8 stretta perch\u00e9 l\u2019ideologia ordoliberista, cardine dei Trattati europei, ha eminenti sostenitori nel nostro paese ancora oggi ai vertici delle istituzioni italiane e europee mentre le nostre \u00e9lite finanziarie e industriali, cos\u00ec come le vecchie nobilt\u00e0 siciliane descritte nel Gattopardo, accettano lo straniero in casa con l\u2019unico obiettivo di mantenere o ampliare il proprio status: \u00abSe vogliamo che tutto rimanga com\u2019\u00e8, bisogna che tutto cambi\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Solo la comprensione piena della trappola ideologica che sta soggiogando l\u2019Europa pu\u00f2 generare gli anticorpi necessari per invertire il corso degli eventi. L\u2019ideologia liberale che anima l\u2019odierno europeismo \u00e8 feroce e foriera di sciagure economico-sociali, alimenta reazioni irrazionali che in passato sono sfociate nel nazismo e nel fascismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il professor Stefano D\u2019Andrea, inventore del termine Sovranismo e fondatore del Fronte Sovranista Italiano, afferma che l\u2019ideologia europeista \u00e8 divenuta una religione e i suoi adepti si sentono portatori di una missione storica, ovvero riportare le oligarchie a governare come in una sorta di dispotismo illuminato; sar\u00e0 il destino di questa generazione sposare una ideologia opposta con la stessa forza, capace di ripristinare i valori democratici costituzionali.<\/p>\n<p><em>[fine]<\/em><\/p>\n<p><em><a href=\"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=48560\">Qui<\/a> la prima parte dell&#8217;articolo<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di GIANFRANCO COSTANTINI (FSI Pescara) &nbsp; Il secondo concetto al centro della \u201cquestione europea\u201d \u00e8 la crescente disparit\u00e0 tra classi sociali. 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