{"id":49214,"date":"2019-02-27T08:30:10","date_gmt":"2019-02-27T07:30:10","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=49214"},"modified":"2019-02-27T08:08:37","modified_gmt":"2019-02-27T07:08:37","slug":"la-guerra-fra-metropoli-e-periferie","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=49214","title":{"rendered":"La guerra fra metropoli e periferie"},"content":{"rendered":"<p><strong> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium\" src=\"https:\/\/static.globalist.it\/foto\/2019\/02\/15\/00051DA8-carlo-formenti-la-guerra-fra-metropoli-e-periferie.jpg\" width=\"700\" height=\"410\" \/><\/strong><\/p>\n<p><strong>di MEGACHIP (Carlo Formenti)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Fra le tesi che ho sostenuto ne \u201cLa variante populista\u201d \u2013 e rilanciato nel mio nuovo libro, \u201cIl socialismo \u00e8 morto. Viva il socialismo\u201d (Meltemi) \u2013 ve n\u2019\u00e8 una che ha suscitato critiche particolarmente aspre: mi riferisco all\u2019affermazione secondo cui il conflitto di classe, nell\u2019attuale fase di sviluppo capitalistico, si manifesta soprattutto come antagonismo fra flussi e luoghi. L\u2019idea di fondo \u00e8 che il capitalismo globalizzato e finanziarizzato \u2013 fatto di flussi sempre pi\u00f9 veloci di merci, servizi, capitali e persone che ignorano i confini politici e geografici \u2013 opprime e sfrutta i territori \u2013 laddove resta confinata la stragrande maggioranza dell\u2019umanit\u00e0 che non gode delle chance di mobilit\u00e0 fisica e sociale riservate alle \u00e9lite \u2013 dai quali estrae risorse senza restituire nulla in cambio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Constato ora che questa tesi trova conforto nei lavori di un geografo francese, Christophe Guilluy, di cui ho recentemente letto due importanti lavori: \u201cLa France p\u00e9riph\u00e9rique\u201d e \u201cNo society. La fin de la classe moyenne occidentale\u201d (entrambi pubblicati da Flammarion). Queste due opere, segnalatemi da un amico di Podemos, aiutano pi\u00f9 di tutte le idiozie proferite da media, politici ed \u201cesperti\u201d a comprendere il fenomeno dei gilet gialli (ma anche il voto americano per Trump, l\u2019esito del referendum inglese sulla Brexit e il trionfo elettorale dei \u201cpopulisti\u201d italiani). Nelle pagine seguenti descriver\u00f2 sinteticamente le argomentazioni dell\u2019autore, riservandomi di commentarle nelle righe conclusive.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In primo luogo, Guilluy critica la rappresentazione dei conflitti che da qualche anno dilaniano le maggiori societ\u00e0 occidentali in termini di antagonismo fra popolo ed \u00e9lite, alto e basso, super ricchi e gente comune (l\u20191% contro il 99%, secondo lo slogan lanciato da Occupy Wall Street e ampiamente ripreso da populismi di destra e di sinistra). Se le cose stessero davvero cos\u00ec, argomenta Guilluy, le \u00e9lite sarebbero gi\u00e0 state spazzate via, la verit\u00e0 \u00e8 che, se sono ancora al potere, non \u00e8 solo perch\u00e9 possono contare sulla loro tradizionale egemonia culturale, ma perch\u00e9 i loro interessi coincidono con quelli di un buon terzo della popolazione. Per decodificare la composizione sociale di questi due blocchi che si fronteggiano, sostiene Guilluy, occorre abbandonare il riferimento esclusivo ai differenziali di reddito per affiancargli una chiave di lettura squisitamente geografica: oggi la contraddizione principale \u2013 volendo usare una categoria maoista \u2013 \u00e8 quella fra metropoli e periferie. Nel caso francese, lo spazio metropolitano cui si riferisce Guilluy non \u00e8 solo Parigi \u2013 l\u2019orgogliosa capitale che attira l\u2019ira dei gilet gialli \u2013 ma \u00e8 costituito dalle 25 aree urbane pi\u00f9 popolate (dai tre\/quattrocentomila abitanti in su) in cui si concentra il 40% della popolazione. Tutto il resto \u2013 le citt\u00e0 pi\u00f9 modeste, la rete delle piccole citt\u00e0, le cerchie periurbane, le zone rurali \u2013 rappresenta la Francia periferica, che ospita il 60% della popolazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Vediamo ora perch\u00e9, secondo Guilluy, questi due mondi appaiono disconnessi e contrapposti, al punto che la loro somma \u201cnon fa pi\u00f9 societ\u00e0\u201d. Le metropoli generano i due terzi del Pil e, contrariamente a quanto cerca di far credere una \u00e9lite politica, accademica e mediatica interessata ad accreditare il mito della resilienza di una classe media in crisi ma pur sempre maggioritaria, la loro spina dorsale non \u00e8 pi\u00f9 costituita da strati sociali tradizionali, bens\u00ec da una neo borghesia emergente (dal 1982 al 2010, nello spazio metropolitano i quadri superiori sono passati dal 7,6% al 15,89% della popolazione attiva e quelli intermedi sono aumentati dal 19% al 23%). Le metropoli si sono trasformate in vetrine della \u201cmondializzazione felice\u201d, mettono in scena una societ\u00e0 aperta, deterritorializzata dove la mobilit\u00e0 di merci, capitali e persone \u00e8 fonte di lavoro e ricchezza. Le chance di mobilit\u00e0 sociale e di reddito si concentrano in questi spazi in ragione del loro superiore tasso di integrazione nell\u2019economia mondiale (e ci\u00f2, annota Guilluy, vale anche \u2013 almeno in parte \u2013 per le masse dei lavoratori immigrati che abitano le banlieue, i quali vivono erogando servizi per la neoborghesia emergente).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Viceversa gli spazi periferici campano soprattutto di pubblico impiego e attivit\u00e0 tradizionali, ed essendo meno terziarizzati di quelli metropolitani, sono assai pi\u00f9 esposti alla disoccupazione e alla sotto occupazione, al punto che le chance di mobilit\u00e0 sociale registrano ormai differenziali geografici del 100%. Perch\u00e9 allora tutta questa gente non si sposta in massa nelle metropoli? Tale domanda \u00e8 assimilabile alla famigerata battuta di Maria Antonietta che, quando le dissero che il popolo non aveva pane, rispose che mangino brioche. La sedentariet\u00e0 delle popolazioni periferiche, infatti, non \u00e8 frutto di libera scelta bens\u00ec una soluzione obbligata, dal momento che il processo di gentrificazione degli spazi metropolitani provoca il continuo aumento dei prezzi immobiliari, consentendo alle classi emergenti di appropriarsi del parco alloggi un tempo riservato a operai e impiegati. A peggiorare la situazione contribuisce l\u2019aumento dei differenziali di investimento sui servizi (fenomeno che in Italia conosciamo assai bene: tutte le risorse vanno all\u2019alta velocit\u00e0, mentre i treni dei pendolari vengono lasciati sprofondare nel caos). Infine le metropoli attirano i migliori studenti delle periferie (perlopi\u00f9 rampolli di strati sociali medioalti) mentre i figli delle classi popolari accedono sempre meno all\u2019istruzione superiore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tale Guilluy offre una rappresentazione geografica, una \u201cmappa\u201d, degli antagonismi che Piketty descrive con categorie economiche e, al tempo stesso, aggiunge nuovi elementi di comprensione delle cause del continuo aumento delle disuguaglianze. Ad accelerare l\u2019evoluzione in tal senso hanno validamente contribuito i partiti tradizionali, in particolare quelle sinistre che non si occupano pi\u00f9 degli interessi delle classi popolari. La nuova sinistra incarna lo spirito della neoborghesia di cui sopra, fondato sulla metafora del movimento e del progresso, una classe che articola diritti dell\u2019uomo e mercato (ma non i diritti sociali), che pratica un multiculturalismo e un antirazzismo venati di ipocrisia (nella misura in cui vengono esibiti da persone che vivono in condizioni di radicale separatismo territoriale rispetto alle comunit\u00e0 migranti). L\u2019unica \u201cquestione sociale\u201d a ottenere riconoscimento \u00e8 quella delle banlieue, ma in tal modo si svia l\u2019attenzione da tutti gli altri territori marginali, annota Guilluy, il quale aggiunge: a diffondere queste ideologie contribuiscono i giovani di estrema sinistra che condividono valori libertari e approvano il processo di mondializzazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La sordit\u00e0 nei confronti del risentimento delle maggioranze periferiche esposte a questo tipo di marginalizzazione \u00e8 causa della rovina della vecchia politica, assediata dallo tsunami populista. Ma ci\u00f2 che chiamiamo populismo, osserva Guilluy, non \u00e8 il vero problema: non sono i vari Trump, Marine Le Pen, M\u00e9lenchon ad avere \u201cmanipolato\u201d la vecchia classe operaia colpita dai processi di deindustrializzazione, \u00e8 piuttosto quest\u2019ultima che ha \u201cusato\u201d quelle forze per contrastare le politiche neoliberiste. Di pi\u00f9: l\u2019antagonista del sistema non \u00e8 tanto e solo la classe operaia, quanto un blocco sociale fatto di categorie fino a ieri contrapposte (giovani, lavoratori, pensionati, operai, impiegati, lavoratori autonomi, piccoli imprenditori, artigiani) che rappresentano ormai un continuum socioculturale cementato dalla comune percezione degli effetti negativi della mondializzazione pi\u00f9 che da una qualche forma di coscienza di classe. \u00c8 gente che chiede di preservare il bene comune e i servizi pubblici, che si ribella contro chi vuole la deregulation e la denazionalizzazione rivendicando la difesa del quadro nazionale, che oppone il valore del capitale culturale locale al mito dell\u2019ipermobilit\u00e0. Insomma: sovranismo, difesa dei servizi pubblici, rifiuto delle disuguaglianze, regolazione dei flussi migratori, un \u201cpopulismo del popolo\u201d che trascende le caratterizzazioni ideologiche e aspira a ricostruire una collettivit\u00e0 integrata in una societ\u00e0 che non \u00e8 pi\u00f9 tale. Ed \u00e8, ancora e soprattutto, periferia che si oppone alla metropoli, come dimostra inequivocabilmente la geografia del voto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La neoborghesia e le sue espressioni politiche reagiscono mobilitando l\u2019intero apparato dei poteri tradizionali (partiti, istituzioni, media, accademia, ecc.) all\u2019insegna di un frontismo antifascista di maniera (salvo schierarsi con i regimi fascisti in Ucraina, in Brasile e ovunque si renda necessario per difendere gli interessi occidentali), di un antirazzismo e di una neolingua politicamente corretta che mirano a screditare la rabbia e il risentimento popolari, cercando di ridurre al minimo il ricorso alla democrazia diretta, soprattutto laddove si tratti chiamare il popolo a decidere su temi che \u201cnon capisce\u201d, e ripetendo come un mantra la formula \u201cle cose sono pi\u00f9 complesse di cos\u00ec\u201d. Tutto ci\u00f2 per\u00f2 serve solo a guadagnare tempo perch\u00e9, scrive Guilluy, la contro societ\u00e0 che emerge dalla Francia periferica (ma il discorso vale anche per l\u2019Italia, l\u2019America, l\u2019Inghilterra e tutti gli altri Paesi occidentali) prima o poi non potr\u00e0 evitare di generare un contropotere politico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Qui giunto potrei concludere con la battuta \u201ccome volevasi dimostrare\u201d, limitandomi a sottolineare la convergenza fra il discorso di Guilluy e quanto sostenuto nei miei ultimi libri. Preferisco invece evidenziare alcuni spunti di riflessione suggeritimi dai lavori del geografo francese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Primo punto. Il discorso di Guilluy segna una clamorosa rivincita della geografia politica ed economica nei confronti del paradigma \u201cmondialista\u201d affermatosi dopo il crollo del Muro. Per anni ci siamo sentiti dire dagli intellettuali neoliberisti, socialdemocratici e dagli antagonisti alla Negri, che la vecchia geografia era morta e sepolta: addio stati &#8211; nazione e confini, sostituiti da un mondo unificato, definito dai flussi immateriali di informazioni e segni di valore. Guilluy sostituisce a questo immaginario la realt\u00e0 di un mondo marcato da confini ancora pi\u00f9 rigidi di quelli novecenteschi, che separano due societ\u00e0 in insanabile conflitto reciproco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Secondo punto. Guilluy insiste sull\u2019eterogeneit\u00e0 di un popolo caratterizzato pi\u00f9 dalla consapevolezza degli effetti negativi della mondializzazione che da una qualche forma di coscienza di classe. Personalmente ritengo che tale punto di vista non sia incompatibile tanto con la categoria gramsciana di blocco sociale, quanto con i discorsi di Laclau e Mouffe sul popolo come costruzione politica, che potrebbero essere descritti come un passo successivo all\u2019emergenza spontanea del popolo-periferia descritto da Guilluy.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Terzo punto. Non credo che le tesi del geografo francese vadano considerate come un\u2019alternativa alle teorie (vedi le analisi di Piketty, che Guilluy cita fra l\u2019altro a varie riprese) che descrivono il conflitto popolo\/\u00e9lite in termini di differenziali di reddito: i due punti di vista si integrano a vicenda, nel senso che Guilluy offre una rappresentazione geografica, una \u201cmappa\u201d, degli antagonismi che Piketty descrive con categorie economiche e, al tempo stesso, aggiunge nuovi elementi di comprensione delle cause del continuo aumento delle disuguaglianze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ci\u00f2 detto non mi resta che riproporre un\u2019osservazione che, da appassionato lettore di fantascienza, mi era gi\u00e0 capitato di fare in varie occasioni: il mondo in cui viviamo somiglia assai pi\u00f9 a quello immaginato dai narratori cyberpunk degli anni Ottanta che al futuro descritto da economisti, sociologi e politologi dello stesso periodo: non il paradiso di una societ\u00e0 e di un mercato mondiali unificati e pacificati, ma l\u2019inferno di una rete di citt\u00e0-stato riservate alle \u00e9lite e ai loro servi e funzionari, circondate da un\u2019immane periferia impoverita e incattivita.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<\/strong><a href=\"https:\/\/megachip.globalist.it\/pensieri-lunghi\/2019\/02\/15\/la-guerra-fra-metropoli-e-periferie-2037502.html\">https:\/\/megachip.globalist.it\/pensieri-lunghi\/2019\/02\/15\/la-guerra-fra-metropoli-e-periferie-2037502.html<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MEGACHIP (Carlo Formenti) &nbsp; Fra le tesi che ho sostenuto ne \u201cLa variante populista\u201d \u2013 e rilanciato nel mio nuovo libro, \u201cIl socialismo \u00e8 morto. 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