{"id":49250,"date":"2019-02-28T09:45:25","date_gmt":"2019-02-28T08:45:25","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=49250"},"modified":"2019-02-27T23:25:15","modified_gmt":"2019-02-27T22:25:15","slug":"litalia-vista-dagli-usa-il-gattopardo-gialloverde","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=49250","title":{"rendered":"L\u2019Italia vista dagli Usa. Il gattopardo gialloverde"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>FORMICHE (Francesco Bechis)<\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/formiche.net\/timthumb.php?src=https%3A%2F%2Fformiche.net%2Ffiles%2F2019%2F01%2FImagoeconomica_11853611.jpg&amp;h=580&amp;w=950&amp;a=c&amp;bid=10051&amp;zc=1\" alt=\"L\u2019Italia vista dagli Usa. Il gattopardo gialloverde\" \/><\/p>\n<header class=\"entry-header aa\">\n<div id=\"ec-excerpt\" style=\"text-align: justify;\"><strong>Un lungo editoriale del think tank americano German Marshall Fund spiega perch\u00e9 &#8220;il cambiamento&#8221; gialloverde abbia toccato poco o nulla la politica estera italiana. Dalla Russia ai rapporti atlantici, passando per Israele, l&#8217;Europa e il Medio Oriente, Lega e Cinque Stelle hanno scelto la continuit\u00e0<\/strong><\/div>\n<\/header>\n<div class=\"entry-content\">\n<div id=\"entry-content-wrapper\">\n<div id=\"ec-content\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Cambiamento nella continuit\u00e0. La politica estera doveva essere il cuore della \u201crivoluzione\u201d di governo gialloverde. Dal posizionamento atlantico alle relazioni con la Russia, dai rapporti in Medio Oriente alla questione libica, il contratto sottoscritto da Lega e Cinque Stelle alla vigilia del giuramento prometteva di rivedere da cima a fondo alcuni fra i punti cardinali della postura dell\u2019Italia nel mondo. A nove mesi da quelle premesse non c\u2019\u00e8 ombra di grandi discontinuit\u00e0. Galateo e linguaggio della diplomazia gialloverde saranno anche diversi, ma i fondamentali sono rimasti gli stessi che hanno guidato le relazioni internazionali dell\u2019Italia per settant\u2019anni. L\u2019appeasement di certi giacobinismi insiti ai due partiti di governo non \u00e8 passato inosservato fra gli addetti ai lavori della politica internazionale. A gettar luce sul file rouge che unisce l\u2019attuale governo italiano ai suoi predecessori un\u2019analisi del German Marshall Fund, think tank statunitense da sempre impegnato a mantenere vivi i rapporti transatlantici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In un lungo editoriale la senior fellow<strong> Maria Elena Gutierrez<\/strong> legge le mosse della Farnesina gialloverde con il celebre aforisma de Il Gattopardo di <strong>Tomasi di Lampedusa<\/strong>: \u201cTutto deve cambiare perch\u00e9 tutto resti come prima\u201d. Per settant\u2019anni, scrive Gutierriez, l\u2019Italia \u00e8 stata, per citare <strong>Rudyard Kipling<\/strong>, \u201cil piccolo amico di tutto il mondo\u201d. Dal dopoguerra il Belpaese si \u00e8 meritatamente costruito la reputazione di avvocato del multilateralismo, dell\u2019integrazione europea e dell\u2019atlantismo. Alleata con gli Stati Uniti ma mai del tutto ostile all\u2019Unione Sovietica, amica di Israele ma con un occhio sempre rivolto ai palestinesi dell\u2019Olp, l\u2019Italia ha saputo accreditarsi come interlocutore affidabile e pacifico mantenendo una pur limitata autonomia diplomatica (ad esser maliziosi, scherza l\u2019analisi del Gmf, c\u2019\u00e8 un termine italiano perfetto per descrivere il fenomeno e si chiama cerchiobottismo). La crisi degli euromissili, l\u2019incidente di Sigonella, la guerra in Iraq e per ultima la crisi in Crimea rimangono a testimonianza della sempreverde (e un po\u2019 illusoria) tentazione italiana del non-allineamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con l\u2019approdo di Lega e Cinque Stelle a Palazzo Chigi questi languori d\u2019autonomia hanno rischiato di trasformarsi in aperta rottura con il passato. Gli strepitii dei pentastellati sul blog di <strong>Beppe Grillo<\/strong> contro l\u2019ordine liberale e la Nato, le continue allusioni a un\u2019Italexit di autorevoli esponenti del Carroccio, la promessa, incastonata nel contratto, di una \u201crevisione\u201d delle sanzioni Ue alla Russia per la violazione degli accordi di Minsk hanno fatto tremare vene e polsi agli osservatori internazionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Agli occhi pi\u00f9 esperti \u00e8 bastato il primo giorno al governo, nota Gutierrez, per ridimensionare le ambizioni copernicane in politica estera dei due partiti della coalizione. La nomina a ministro degli Esteri di un funzionario esperto, accorto e moderato come <strong>Enzo Moavero Milanesi<\/strong> ha lanciato un messaggio inequivocabile. Un paletto, come \u00e8 noto, posto dal presidente della Repubblica <strong>Sergio Mattarella<\/strong> dopo il no a <strong>Paolo Savona<\/strong> all\u2019Economia, garantendo cos\u00ec una linea di continuit\u00e0 nei due pi\u00f9 importanti dicasteri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da quel giugno leghisti e grillini hanno saputo preservare quell\u2019equilibrio che ha salvaguardato cos\u00ec tante volte l\u2019incolumit\u00e0 del Paese negli ultimi settant\u2019anni. Un equilibrio non privo di sbandate. Pi\u00f9 volte il filo ha rischiato di spezzarsi per la poca accortezza di certe dichiarazioni pubbliche da parte di autorevoli voci del governo (vedi <strong>Matteo Salvini<\/strong>) e altrettanto rilevanti voci di outsider (uno su tutti: <strong>Alessandro Di Battista<\/strong>). La diplomazia, per\u00f2, \u00e8 un\u2019arte estremamente pragmatica: contano i fatti. Uno sguardo ai dossier che avevano fatto imbiancare i capelli a chi osservava dall\u2019estero alla vigilia del governo rivela un quadro tutt\u2019altro che rivoluzionario. Le sanzioni europee alla Russia sono state rinnovate per ben due volte dal premier <strong>Giuseppe Conte,<\/strong> che si \u00e8 ben guardato dall\u2019apporre il veto al Consiglio Europeo. I rapporti con gli Stati Uniti sono rimasti in ottima salute, complice un\u2019intesa personale fra Conte e il presidente <strong>Donald Trump<\/strong>. E in salute rimarranno per il resto della permanenza gialloverde al governo, a patto che presti ascolto alle richieste americane su Cina (vedi il caso Huawei) e Iran (l\u2019esenzione italiana dalle sanzioni secondarie non durer\u00e0 per sempre). Perfino alcune manifeste antipatie verso Israele, soprattutto da parte grillina, sono state neutralizzate dalla visita di Salvini a Tel Aviv, dove ha definito \u201cterroristi\u201d i militanti di Hezbollah.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il continuo braccio di ferro con l\u2019Europa e il risentimento verso l\u2019asse franco-tedesco possono far pensare a una rottura dei gialloverdi con il passato, ma non \u00e8 cos\u00ec, spiega il think tank americano. Non \u00e8 il caso di richiamare i coloriti confronti di <strong>Silvio Berlusconi<\/strong> a Bruxelles o i colpi di mano di <strong>Matteo Renzi<\/strong> (come non ricordare la diretta facebook con la bandiera europea sostituita da due vessilli tricolori) per capire che di rottura con la tradizione non si pu\u00f2 proprio parlare. D\u2019altronde gli scontri con l\u2019Ue hanno alla base quasi sempre ragioni di portafoglio: \u201cSe c\u2019\u00e8 una costante nella politica estera italiana [\u2026] \u00e8 la sua subordinazione alla politica economica\u201d. Insomma, anche per il \u201cgoverno del cambiamento\u201d vale la lezione del Gattopardo. E forse non \u00e8 un male.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/formiche.net\/2019\/02\/gialloverde-politica-gattopardo\/\">https:\/\/formiche.net\/2019\/02\/gialloverde-politica-gattopardo\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di FORMICHE (Francesco Bechis) Un lungo editoriale del think tank americano German Marshall Fund spiega perch\u00e9 &#8220;il cambiamento&#8221; gialloverde abbia toccato poco o nulla la politica estera italiana. 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