{"id":49254,"date":"2019-03-01T09:00:21","date_gmt":"2019-03-01T08:00:21","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=49254"},"modified":"2019-02-28T02:03:20","modified_gmt":"2019-02-28T01:03:20","slug":"pressare-leuropa-ma-non-troppo-la-regola-di-cina-usa-e-russia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=49254","title":{"rendered":"Pressare l\u2019Europa ma non troppo. La regola di Cina, Usa e Russia"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>FORMICHE (Mario Giro)<\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/formiche.net\/timthumb.php?src=https%3A%2F%2Fformiche.net%2Ffiles%2F2016%2F11%2FImagoeconomica_91291.jpg&amp;h=580&amp;w=950&amp;a=c&amp;bid=10051&amp;zc=1\" alt=\"Pressare l\u2019Europa ma non troppo. La regola di Cina, Usa e Russia\" \/><\/p>\n<header class=\"entry-header aa\">\n<div id=\"ec-excerpt\" style=\"text-align: justify;\">L&#8217;<strong>Ue \u00e8 il luogo dove c\u2019\u00e8 pi\u00f9 sedimentazione di ricchezza, know how, tecnologia, produzione e commercio. Di conseguenza \u00e8 al centro di una partita geopolitica complessa<\/strong><\/div>\n<\/header>\n<div class=\"entry-content\">\n<div id=\"entry-content-wrapper\">\n<div id=\"ec-content\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Il G20 non serve per il documento finale ma per capire qualcosa degli equilibri mondiali. Ovviamente dipende da che parte si guarda. Se iniziamo dall\u2019Europa (in piena crisi declinista) la osserviamo pressata da tre lati. Contro di essa \u00e8 in atto una \u201cguerra commerciale\u201d da parte degli Stati Uniti, stanchi del dissesto della bilancia commerciale. Trump (ma lo faceva anche Obama, con stile diverso) rimprovera all\u2019Ue di vendere troppo e comprare troppo poco. L\u2019accusato principale \u00e8 sempre la Germania ma anche l\u2019Italia (essenzialmente un sub-fornitore dei tedeschi) \u00e8 presa di mira. Inoltre Trump ci rimprovera di spendere poco per la difesa (vedi Nato) e di rifornirci di energia dai suoi concorrenti, come la Russia. Anche quest\u2019ultima vuole indebolire l\u2019Europa seppur con metodi pi\u00f9 tradizionali: una \u201cguerra territoriale\u201d tramite l\u2019invasione dell\u2019Ucraina, il riarmo, le minacce militari. Infine la Cina \u00e8 in rotta di collisione con l\u2019Europa tramite una \u201cguerra economica\u201d: Pechino vuole divenire la \u201cfabbrica del mondo\u201d e toglierci il primato manifatturiero, utilizzando metodi meno aggressivi ma non per questo meno azzardati, come la sottrazione di tecnologia per imitazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta di tre reazioni all\u2019ultima svolta della globalizzazione, quella che crea problemi a tutti. Gli Usa puntano sul riequilibrio (se non il blocco) del commercio mondiale per recuperare forza lavoro. Bench\u00e9 primi in tecnologie avanzate, gli americani stentano in numerosi settori manifatturieri. Ma la politica di Trump \u00e8 smentita dall\u2019interno: mentre lui cerca di riacquistare posti di lavoro, la General Motors annuncia licenziamenti. Forse \u201ctoo little, too late\u201d anche nella guerra dei dazi contro la Cina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I russi guardano alla globalizzazione con la diffidenza delle tradizionali potenze territoriali. Per loro lo spazio \u00e8 pi\u00f9 importante dei processi: \u00e8 l\u2019unico vero atout della Federazione. Creare distanza con gli avversari \u00e8 giocare sull\u2019estensione geografica, una risorsa geopolitica sempre valida. Su questa si innesta la \u201cguerra dei tubi\u201d: farsi fornitore unico di gas per i vicini per mantenere il controllo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Cina reagisce alla nuova fase puntando al primo posto manifatturiero globale: con la popolazione che possiede, \u00e8 consapevole che potr\u00e0 resistere a lungo (il tempo \u00e8 la sua vera risorsa, pi\u00f9 della misura che \u00e8 sempre a doppio taglio) solo sorpassando tutti. Altrimenti il numero (della popolazione da sfamare) le si ritorce contro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per questo l\u2019Europa \u00e8 il principale terreno di gioco delle tre grandi potenze globali: il luogo dove c\u2019\u00e8 pi\u00f9 sedimentazione di ricchezza, know how, tecnologia, produzione e commercio. Di conseguenza l\u2019Europa \u00e8 anche il continente che ha maggior bisogno di energia e di sbocchi di mercato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma pressando l\u2019Europa, i tre grandi soffrono di contraddizioni interne. Gli Usa vogliono un\u2019Europa indebolita ma non troppo, altrimenti perderebbero l\u2019aggancio alla placca euroasiatica a favore dei russi. Allargare l\u2019Atlantico a dismisura significherebbe restare privi dell\u2019unico vero partner economico all\u2019altezza. Per Washington quindi va bene l\u2019Europa \u201cgrande mercato\u201d ma non politica. Il guaio \u00e8 che l\u2019energia Usa (da venderci al posto del gas russo) costa il 30% in pi\u00f9 e manderebbe all\u2019aria i nostri fragili equilibri finanziari. Infine l\u2019area euro \u00e8 troppo legata a quella del dollaro (vedi le borse), per regalarla ad altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal canto suo la Russia sa di non poter andare troppo oltre con la \u201cpressione militare\u201d: a corto di mezzi finanziari, ha pur sempre un enorme problema demografico di invecchiamento. Il suo spazio asiatico \u00e8 gi\u00e0 riempito di cinesi: con cosa colmare il resto? Infine la Cina \u00e8 troppo esposta con il debito americano e non avr\u00e0 (per molto tempo ancora) un mercato interno capace di sostituire quello estero. Pechino \u00e8 consapevole che la Road and Belt Initiative (costruita per commerciare con il mondo) resta fragile: pu\u00f2 essere strozzata in qualsiasi punto. Basta una imprevedibile guerra locale o un banale sciopero di portuali (senza parlare di terrorismo) per mandare in tilt intere direttrici di commercio mondiale, sempre veloce nel cercare nuovi sbocchi. Pechino sa anche che le assonanze culturali non la favoriscono e che l\u2019India non \u00e8 poi cos\u00ec lontana dal divenire un nuovo attore strategico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco perch\u00e9 per le tre grandi potenze vale la regola: pressare l\u2019Europa ma non troppo\u2026Ci\u00f2 lascerebbe spazio per una reazione politica Ue se fosse realmente unita e lucida. Tuttavia per ora ciascuno Stato-membro perde tempo ripiegato su di s\u00e9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel cubo di Rubik geopolitico c\u2019\u00e8 posto anche per l\u2019Africa: non ricca come l\u2019Europa e non ancora in grado di divenire partner commerciale, possiede tuttavia molte risorse che andrebbero tirate fuori, sfruttate, spedite, spostate, valorizzate. Qui si pone il grande tema africano: come lavorare con gli africani in modo da ottenere il massimo? Il vecchio sistema \u201cmordi e fuggi\u201d non funziona pi\u00f9: i cinesi sono stati i primi a capirlo. Occorre farsi partner, lasciare qualcosa, costruire infrastrutture, coinvolgere l\u2019Africa. Ma il reale coinvolgimento \u00e8 permettere all\u2019Africa di produrre: non relegarla solo al terziario o ai servizi, per quanto avanzati siano. Non bastano banche, logistica, trasporti o energia: ci vuole trasformazione, magari nel settore agribusiness dove l\u2019Africa ha il vantaggio competitivo della terra coltivabile libera (oltre 200 milioni di ettari). Vincer\u00e0 la nuova corsa all\u2019Africa chi metter\u00e0 in campo una reale joint-venture di questo tipo e su vasta scala. \u00c8 l\u2019unico modo per fare un \u201cpiano Marshall\u201d convincente. L\u2019Europa potrebbe farlo suo, se non fosse malata di sonnambulismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questa rete di relazioni incrociate trovano spazi le potenze mediane, come Turchia, Corea, Messico e Brasile (ora un po\u2019meno), Indonesia e soprattutto un nuovo \u201cgrande\u201d come l\u2019India. Nell\u2019intreccio globale esiste sempre la possibilit\u00e0 di crearsi delle nicchie favorevoli. Il vantaggio di tali Paesi \u00e8 pari alla loro capacit\u00e0 di muoversi rapidamente sullo scacchiere mondiale, cogliendo al volo le occasioni. \u00c8 esattamente ci\u00f2 che manca all\u2019Europa. Tutto questo si svolge in attesa della prossima (incipiente) rivoluzione tecnologica, quella della robotizzazione o del 5G (cio\u00e8 delle cose che dialogano fra loro), dell\u2019intelligenza artificiale. Harari dice che siamo seduti lungo il \u201cfiume cibernetico\u201d: da soli potremmo essere alla sua merc\u00e9, assieme potremmo addomesticarlo. Ecco alla fin fine a cosa servono le riunioni multilaterali: ad incontrarsi e leggere negli occhi dell\u2019altro le medesime avidit\u00e0 o le stesse preoccupazioni.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/formiche.net\/2019\/02\/europa-geopolitica-potenze-globali\/\">https:\/\/formiche.net\/2019\/02\/europa-geopolitica-potenze-globali\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di FORMICHE (Mario Giro) L&#8217;Ue \u00e8 il luogo dove c\u2019\u00e8 pi\u00f9 sedimentazione di ricchezza, know how, tecnologia, produzione e commercio. Di conseguenza \u00e8 al centro di una partita geopolitica complessa Il G20 non serve per il documento finale ma per capire qualcosa degli equilibri mondiali. Ovviamente dipende da che parte si guarda. Se iniziamo dall\u2019Europa (in piena crisi declinista) la osserviamo pressata da tre lati. 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