{"id":49269,"date":"2019-02-28T09:06:04","date_gmt":"2019-02-28T08:06:04","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=49269"},"modified":"2019-02-28T09:40:01","modified_gmt":"2019-02-28T08:40:01","slug":"1997-alberto-alesina-e-i-4-grandi-bluff-delleuro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=49269","title":{"rendered":"1997: Alberto Alesina e i 4 grandi bluff dell&#8217;euro"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Riproponiamo, senza troppi commenti, un celebre articolo del Corriere della Sera a firma dell&#8217;economista Alberto Alesina il quale, alla vigilia del varo dell&#8217;euro, ne spiegava le criticit\u00e0 anticipandone le conseguenze negative e denunciava le falle del dibattito che aveva accompagnato il processo di unificazione.<\/p>\n<hr \/>\n<p><strong>I QUATTRO GRANDI BLUFF DELL&#8217;UNIONE MONETARIA<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutti gli opinion polls rivelano che gli italiani sono i pi\u00f9 entusiasti sostenitori dell\u2019Unione monetaria europea. Dopo la crisi del settembre 1992 quando la lira e la sterlina uscirono dal Sistema Monetario Europeo, le prospettive della moneta unica erano cos\u00ec incerte che nessuno, al di fuori dei ben retribuiti eurocrati di Bruxelles, se ne interess\u00f2 pi\u00f9 molto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da qualche mese a questa parte, invece, la discussione ha preso una svolta ben diversa: dato che la moneta unica si far\u00e0 senz\u2019altro, si dice, il problema \u00e8 di non restar fuori, e quindi si deve raggiungere il 3 per cento del rapporto deficit\/Pil, e non il 3,5%. (Come se questa differenza avesse alcun significato economico o persino contabile).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questa orgia di numeri su migliaia di miliardi volanti da un capitolo all\u2019altro del bilancio e da una Finanziaria all\u2019altra e discussioni sulla terza cifra decimale del rapporto deficit\/Pil, si \u00e8 persa l\u2019occasione di una pacata discussione sui costi dell\u2019Unione monetaria, al di l\u00e0 di una vaga retorica europeista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo i sostenitori dell\u2019Unione monetaria, questi sono i suoi principali vantaggi:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> 1) L\u2019Unione monetaria \u00e8 necessaria per mantenere un mercato comune europeo.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 vero. Ci\u00f2 che crea un mercato comune \u00e8 l\u2019assenza di barriere doganali esplicite o nascoste, la libera circolazione di beni, servizi e capitali, l\u2019assenza di regolamentazioni pubbliche intrusive (comprese quelle originanti a Bruxelles) e la flessibilit\u00e0 del mercato del lavoro. In un sistema di libero commercio internazionale il \u201cmercato\u201d di ogni Paese \u00e8 il resto del mondo. Nel 1946 c\u2019erano 74 Paesi nel mondo, oggi ce ne sono 192: pi\u00f9 della met\u00e0 di questi ha una popolazione inferiore ai 6 milioni di abitanti. Nello stesso mezzo secolo il volume del commercio internazionale \u00e8 esploso, ed oggi, con 192 Paesi indipendenti si parla di economia globale come mai prima d\u2019ora. Molti dei Paesi che sono cresciuti pi\u00f9 in fretta negli ultimi tre decenni sono molto piccoli, come ad esempio Singapore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> 2) I cambi flessibili creano rischi per gli operatori ed ostacolano il commercio internazionale.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non esiste alcuna evidenza che la flessibilit\u00e0 dei tassi di cambio riduca la crescita del commercio internazionale. Dal 1953 al 1973 nel periodo dei cambi fissi di Bretton Woods il volume del commercio internazionale \u00e8 cresciuto a tassi pari a circa la met\u00e0 degli stessi tassi di crescita del ventennio seguente, cio\u00e8 in un periodo di cambi molto pi\u00f9 flessibili. Il rischio di cambio si pu\u00f2 facilmente ridurre o eliminare con operazioni di hedging. Le cifre su quanto un turista perde cambiando monete europee ai botteghini degli aeroporti, costi spesso menzionati dagli europeisti pi\u00f9 entusiasti, non hanno alcun significato macroeconomico. In ogni caso, la mancanza di flessibilit\u00e0 dei tassi di cambio ha anche dei costi: elimina un canale di stabilizzazione a shock razionali. Il Financial Times continua a ripetere che il Regno Unito fa bene a rimanere fuori dall\u2019Unione monetaria (per qualche anno almeno) perch\u00e9 quel Paese ha un ciclo sfasato rispetto al resto dell\u2019Europa. Ma cicli sfasati rimarranno anche dopo l\u2019Unione monetaria e non solo per il Regno Unito. Se un Paese nell\u2019Unione monetaria subisce uno choc di domanda negativo, qualcosa deve essere mobile e flessibile: o i salari monetari, o la forza lavoro o i tassi di cambio. Dato che i salari monetari sono rigidi al ribasso, la mobilit\u00e0 del lavoro in Europa \u00e8 bassissima, l\u2019Unione monetaria che fissa i tassi di cambio rende l\u2019aggiustamento agli choc molto difficile e render\u00e0 la disoccupazione ancora pi\u00f9 permanente. Certo una soluzione sarebbe rendere il mercato del lavoro meno rigido, ma la sinistra europea (compresa quella italiana oggi cos\u00ec favorevole all\u2019Unione monetaria) si \u00e8 sempre opposta a qualunque politica di flessibilit\u00e0 del mercato del lavoro. Negli Stati Uniti, una Unione monetaria di dimensioni simili all\u2019Europa, choc regionali asimmetrici sono corretti da una forte mobilit\u00e0 geografica della forza lavoro e dalla flessibilit\u00e0 dei salari reali e nominali. In pi\u00f9, il sistema fiscale provvede notevoli sistemi compensativi: per ogni dollaro di riduzione del reddito disponibile in uno Stato americano, tra i 30 e 40 centesimi sono recuperati da compensazioni fiscali. Sarebbero disposti, diciamo, i cittadini danesi a compensare in questa misura, uno choc che colpisce, per esempio, l\u2019Italia del Sud? Molto probabilmente no, quindi neanche il sistema fiscale europeo correggerebbe questi choc asimmetrici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3) L\u2019Unione monetaria ha facilitato la riduzione dell\u2019inflazione e dei deficit pubblici.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli anni Novanta l\u2019inflazione \u00e8 scesa in tutto il mondo, con o senza Unione monetaria. Non \u00e8\u00a0 affatto chiaro che l\u2019inflazione sia scesa pi\u00f9 rapidamente nei Paesi aderenti al Sistema monetario europeo che negli altri Paesi Ocse. Dopo i grandi deficit della fine anni Settanta e primi Ottanta, numerosi aggiustamenti fiscali sono avvenuti dentro e fuori l\u2019Unione monetaria. \u00c8 vero che il deficit italiano sarebbe pi\u00f9 alto senza la spada di Damocle della regola del 3% . E allora? Sostenere che uno dei principali benefici della pi\u00f9 importante riforma del sistema monetario internazionale dopo Bretton Woods \u00e8 che l\u2019Italia avr\u00e0 un deficit del 3% del Pil invece che del 5% del Pil nel 1998 fa sorridere, soprattutto al di l\u00e0 delle Alpi. Un nuovo sistema di cambio che dovrebbe durare per decenni va giudicato per i suoi meriti intrinseci e globali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>4) L\u2019Unione monetaria \u00e8 solo un passo verso la vera meta che \u00e8 una forma di unione politica.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo \u00e8 forse l\u2019argomento pi\u00f9 convincente, se si pensa che l\u2019Unione politica riduca il pericolo di conflitti intraeuropei, che, storicamente, sono stati catastrofici. La realt\u00e0 per\u00f2 \u00e8 l\u2019opposto. Con ogni probabilit\u00e0 i contrasti tra Paesi europei aumenteranno al crescere della tendenza a coordinare politiche monetarie, fiscali, di welfare eccetera. Costringere Paesi con culture e tradizioni diverse ad uniformare politiche di vario genere, soprattutto quando la necessit\u00e0 economica del coordinamento \u00e8 alquanto dubbia, \u00e8 un\u2019operazione inutile e potenzialmente molto pericolosa. Infatti l\u2019animosit\u00e0 tra Paesi europei non \u00e8 stata mai cos\u00ec alta in tempi recenti come negli ultimi mesi, all\u2019avvicinarsi dell\u2019Unione monetaria. Lo stesso conflitto franco \u2013 tedesco sulla nomina del primo governatore della Banca Centrale Europea \u00e8 un sintomo chiaro. Delle due l\u2019una: o questo conflitto rivela forti differenze di filosofia sulla politica monetaria, oppure rivela forti tendenze nazionalistiche, soprattutto da parte della Francia che non ha ancora capito di non essere pi\u00f9 una grande potenza. In entrambi i casi, questo conflitto non rivela niente di buono sulla futura politica monetaria comune. Infine, per ci\u00f2 che concerne l\u2019Italia, l\u2019entusiasmo per partecipare all\u2019Unione \u00e8 descritto, anche in ambienti governativi, come un modo per difenderci da noi stessi, cio\u00e8 un modo per trasferire potere politico a Bruxelles e Francoforte e toglierlo a Roma. Probabilmente questo \u00e8 un ottimo motivo per aderire all\u2019Unione, ma, diciamocelo: che tristezza. (Eccetto per gli eurocrati).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Alberto Alesina<\/strong><\/p>\n<p>(Corriere della Sera &#8211; 15 dicembre 1997)<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-49274 size-full\" src=\"http:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Alesina1.jpg\" alt=\"\" width=\"634\" height=\"754\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Alesina1.jpg 634w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Alesina1-252x300.jpg 252w\" sizes=\"(max-width: 634px) 100vw, 634px\" \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Riproponiamo, senza troppi commenti, un celebre articolo del Corriere della Sera a firma dell&#8217;economista Alberto Alesina il quale, alla vigilia del varo dell&#8217;euro, ne spiegava le criticit\u00e0 anticipandone le conseguenze negative e denunciava le falle del dibattito che aveva accompagnato il processo di unificazione. 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