{"id":49276,"date":"2019-03-08T00:10:34","date_gmt":"2019-03-07T23:10:34","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=49276"},"modified":"2019-03-02T17:13:51","modified_gmt":"2019-03-02T16:13:51","slug":"le-riviste-fiorentine-di-inizio-novecento-seconda-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=49276","title":{"rendered":"Le riviste fiorentine di inizio Novecento (seconda parte)"},"content":{"rendered":"<p>di GIAMPIERO MARANO (FSI Varese)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1908 Prezzolini d\u00e0 vita a una nuova pubblicazione: il settimanale (in seguito diventato quindicinale) \u201cLa Voce\u201d, che dirige fino al 1914, quando gli subentra, fino alla cessazione delle pubblicazioni avvenuta un paio di anni pi\u00f9 tardi, il critico letterario Giuseppe De Robertis.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il titolo suggerito da Ardengo Soffici allude, come spiega il fondatore, alla \u201cvoce dell\u2019ispirazione poetica e filosofica\u201d; e in effetti il periodico, che diventer\u00e0 a un certo punto &#8220;rivista d&#8217;idealismo militante&#8221;, ospita testi di poeti come Campana, Palazzeschi e Rebora, autore, quest\u2019ultimo, di enorme forza conoscitiva e tensione etica del quale escono presso le edizioni della Voce i <em>Frammenti lirici<\/em>: &#8220;Sopra gli uomini, in vere leggi pure, \/ Accomuna il mistero della sorte \/ Allegrezze e sciagure: \/ Del male \u00e8 il bene pi\u00f9 forte&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Libreria della Voce pubblica anche <em>Il mio Carso <\/em>di Scipio Slataper, intenso diario di un passaggio al bosco, di una conquista della selvatichezza che non si traduce in evasione ma prelude al rinsaldamento dei vincoli intersoggettivi. Il riconoscersi come &#8220;una dolce preda desiderosa d&#8217;inghiottirsi nella natura&#8221; non esclude il bisogno di tornare nella comunit\u00e0 degli uomini, e anzi lo alimenta: &#8220;La patria \u00e8 laggi\u00f9. Bisogna ch&#8217;io sia fratello d&#8217;altre creature che tu non conosci, che io non conosco, monte Kal, ma vivono unite laggi\u00f9 dove calano le nuvole turgide di piova&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cLa Voce\u201d, che \u00e8 stata la principale rivista italiana del Novecento, si propone un obiettivo ambizioso: aggregare l&#8217;<em>\u00e9lite<\/em> degli &#8220;intelligenti&#8221; (Slataper), dei lungimiranti &#8211; &#8220;noi occhichiari&#8221;, dice Boine ,- sia pure di estrazione eterogenea (vi collaborano, per citare alcune firme note e prestigiose, anche Croce, Einaudi, Salvemini, Murri), che dovranno formare la nuova classe dirigente e rimpiazzare la vecchia, &#8220;un miscuglio nauseante di inetti, di scettici e di faccendieri senza fede e senza coscienza&#8221; (G. Amendola). Di qui la forte estroversione della rivista, che affronta e approfondisce i temi di pi\u00f9 bruciante attualit\u00e0 in quegli anni (e non solo): la questione meridionale, la scuola, l\u2019universit\u00e0, l\u2019analfabetismo ecc.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma l&#8217;avanguardia vociana appare troppo affascinata dai miti incandescenti della vita e dell&#8217;azione, troppo impaziente di inchiodare a proprie leggi il caos della modernit\u00e0, come scrive Piero Jahier: &#8220;Subito tutti i grandi dolori \u2013 subito tutti i sacrifici \/ \u2013 subito le consolazioni \u2013 \/ \u2013 subito tutti i tempi \u2013 subito tutti i suoni \u2013 \/ subito tutta la vita&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La pi\u00f9 recente delle riviste fiorentine di inizio secolo \u00e8 il quindicinale \u201cLacerba\u201d, fondato da Papini e Soffici, il cui titolo si ispira al poema incompiuto <em>L\u2019acerba <\/em>di Cecco d\u2019Ascoli, il rivale di Dante processato per eresia e condannato al rogo proprio a Firenze. \u201cLacerba\u201d teorizza e pratica la letteratura come espressione dell\u2019Io creatore assoluto, della \u201cgenialit\u00e0 indipendente che se ne strafotte della storia, della tradizione, dei doveri sociali e del concetto puro\u201d (G. Papini).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggetto di un&#8217;aspra contestazione \u00e8 perci\u00f2 la filosofia di Croce, \u201cquintessenza del perfetto borghesismo civile e spirituale\u201d, scrive ancora Papini, alla quale i lacerbiani oppongono \u201cla poesia libera e pazza\u201d che rifiuta di adorare e imitare il passato. Da queste premesse avviene l\u2019adesione della rivista al Futurismo, anche se i rapporti con Marinetti si incrineranno ben presto: \u201cLacerba\u201d pubblica testi dello stesso Marinetti, di Boccioni, Carr\u00e0, Sant\u2019Elia, come pure di Apollinaire, Palazzeschi, Govoni, avvicinatisi in quegli anni al movimento futurista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Testimonia un individualismo ostinato il discorso che Papini, invitato da Marinetti, legge al teatro Costanzi di Roma davanti a tremila indisciplinatissimi spettatori, denunciando gli \u201ceffetti spaventosi\u201d del revival religioso e del ritorno all\u2019idealismo, che subordinano a Dio o allo Spirito \u201cl\u2019uomo solo, l\u2019uomo nudo, l\u2019uomo che sa camminare da s\u00e9, l\u2019uomo che non ha bisogno di promesse e di conforti\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pi\u00f9 interessante \u00e8 il manifesto futurista di Palazzeschi, <em>Il controdolore<\/em>, che si apre con una riflessione, profonda nella sua intenzionale apparenza di giocosit\u00e0, sulla gioia cosmica (\u201cUomini, non siete creati, no, per soffrire; nulla fu fatto nell\u2019ora di tristezza e per la tristezza; tutto fu fatto per il gaudio eterno\u201d) e si chiude enunciando il proposito di guarire gli Italiani dal \u201cromanticismo cronico, dall\u2019affettivit\u00e0 mostruosa e dal sentimentalismo pietoso\u201d, di distruggere il \u201cfantasma (\u2026) delle cose dette gravi\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con i futuristi e con i seguaci di D\u2019Annunzio e Mussolini \u201cLacerba\u201d condivide l\u2019acceso nazionalismo e l\u2019interventismo: non a caso, \u00e8 proprio l\u2019entrata in guerra dell\u2019Italia nel maggio 1915 a decretare la fine della rivista, mentre tutta una generazione di giovani intellettuali rimane travolta dalle forze oscure, ctonie, evocate cos\u00ec intensamente.<\/p>\n<p><em>[fine]<\/em><\/p>\n<p><em><a href=\"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=49086\">qui<\/a> la prima parte dell&#8217;articolo<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di GIAMPIERO MARANO (FSI Varese) &nbsp; Nel 1908 Prezzolini d\u00e0 vita a una nuova pubblicazione: il settimanale (in seguito diventato quindicinale) \u201cLa Voce\u201d, che dirige fino al 1914, quando gli subentra, fino alla cessazione delle pubblicazioni avvenuta un paio di anni pi\u00f9 tardi, il critico letterario Giuseppe De Robertis. 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