{"id":49292,"date":"2019-03-01T10:30:37","date_gmt":"2019-03-01T09:30:37","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=49292"},"modified":"2019-03-01T06:38:25","modified_gmt":"2019-03-01T05:38:25","slug":"quello-della-commissione-europea-non-e-il-giudizio-di-dio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=49292","title":{"rendered":"Quello della Commissione europea non \u00e8 il giudizio di Dio"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>FORMICHE (Gianfranco Polillo)<\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/formiche.net\/timthumb.php?src=https%3A%2F%2Fformiche.net%2Ffiles%2F2018%2F04%2FImagoeconomica_952864.jpg&amp;h=580&amp;w=950&amp;a=c&amp;bid=10051&amp;zc=1\" alt=\"Quello della Commissione europea non \u00c3\u00a8 il giudizio di Dio\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Attenzione a non utilizzare il country report della Commissione europea come una clava contro l\u2019Italia. Non perch\u00e9 le preoccupazioni in esso contenute non siano condivisibili ma per evitare di aderire, in modo acritico, ad uno schema analitico, che non entra in profondit\u00e0 nella crisi italiana. Il commento di Polillo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Attenti a non utilizzare il country report della Commissione europea come una clava contro l\u2019Italia. Non perch\u00e9 le preoccupazioni in esso contenute non siano condivisibili. Basta guardare a tutti gli indicatori disponibili per averne contezza. Ma per evitare di aderire, in modo acritico, ad uno schema analitico, che non entra in profondit\u00e0 nella crisi italiana. Rimane, invece, all\u2019interno di un clich\u00e9 fin troppo generico ed universalistico. Che nega in radice la necessit\u00e0 di misurarsi, come dicevano i classici, con \u201cla logica specifica dell\u2019oggetto specifico\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019incipit stesso della Commissione, se si esclude il riferimento all\u2019eccesso di debito, \u00e8 indicativo della metodologia seguita. Una descrizione che pu\u00f2 essere applicata a qualsiasi Paese europeo. \u201cDi fronte ad un rallentamento del quadro complessivo \u2013 \u00e8 scritto nel report \u2013 affrontare gli squilibri macroeconomici per l\u2019Italia rimane cruciale.\u201d Ma lo stesso pu\u00f2 dirsi per la Francia o la Spagna. \u201cIn particolare, \u2013 prosegue \u2013 la riduzione dell\u2019alto rapporto del debito richiede una politica macroeconomica orientata verso la stabilit\u00e0 ed una politica fiscale conseguente affinch\u00e9 possano entrambe contribuire, a far crescere la produttivit\u00e0 ed il potenziale di sviluppo grazie a maggiori investimenti ed ambiziose riforme strutturali. Questi sforzi sono anche la chiave per ottenere il consenso del mercato.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se ne pu\u00f2, forse, dubitare? Ma in che cosa consistono gli squilibri macroeconomici dell\u2019Italia, che sono cosa distinta (anche se collegata) dalle dinamiche esclusivamente finanziarie: deficit e debito pubblico? Imputato numero uno, per la Commissione, \u00e8 la bassa produttivit\u00e0. Che, nelle pagine interne del report, \u00e8 adeguatamente analizzata. La bassa crescita italiana \u00e8 sostanzialmente attribuita a questo elemento. Senza alcun possibile accenno ad eventuali concause. Il tutto basato, quasi esclusivamente, su un\u2019evidenza statistica che non pu\u00f2 essere, tuttavia, risolutiva, nel cogliere gli arcani che regolano nel profondo il metabolismo sociale italiano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8, infatti, obbligatorio inseguire il consumismo spinto di altre societ\u00e0. Ad esempio quello americano. Vi pu\u00f2 essere, al contrario, una sobriet\u00e0 di comportamenti che rappresenta un diverso modo d\u2019essere. Una diversa visione della vita: slow food e non solo fast food. L\u2019importanza, in entrambi i casi, \u00e8 la coerenza. La sobriet\u00e0 che si sposa con un ritmo meno intenso dello sviluppo produttivo. Senza arrivare, ovviamente, agli eccessi della cosiddetta \u201cdecrescita felice\u201d. A questo parametro pi\u00f9 generale deve essere correlato il grado di sviluppo della produttivit\u00e0. Equazione che, in Italia, trova una sua corretta soluzione. E\u2019 la stessa Commissione a riconoscere implicitamente che questo gap non esiste: considerato il forte attivo delle partite correnti della bilancia dei pagamenti: una percentuale pari a circa il 2,5 per cento del Pil, tanto per il 2019 che per il 2020.<br \/>\nIn genere, se non si \u00e8 competitivi, il mercato interno \u00e8 dominato dalle importazioni di beni dall\u2019estero. Al tempo stesso le esportazioni hanno difficolt\u00e0 ad imporsi negli altri Paesi. Il risultato finale \u00e8 l\u2019esatto contrario di quanto avviene in Italia. Nel 2011, a riprova di quanto detto, la minaccia di default della Grecia, non fu dovuta solo agli eccessi di una finanza allegra, ma ad un deficit nei conti con l\u2019estero che, dal 2007 in poi, aveva superato abbondantemente il 10 per cento del Pil. Gli italiani, al di l\u00e0 degli stereotipi che li riguardano, non sono allegre cicale, ma un popolo di formiche, che vive consumando poco e risparmiando tanto. Il risultato, a partire dal 2011, \u00e8 stato un avanzo con l\u2019estero continuo e persistente. Che si \u00e8 tradotto in un eccesso di risparmio, che non trovando forme d\u2019impiego all\u2019interno, \u00e8 defluito verso l\u2019estero, soprattutto in investimenti di portafoglio. Che hanno fatto pi\u00f9 la gioia dei grandi broker che non quella dei singoli risparmiatori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se si prescinde dalla retorica indotta dai processi di globalizzazione, il puzzle italiano non si risolve, pertanto, con pi\u00f9 accentuate dosi di austerit\u00e0. Ma puntando soprattutto sulla crescita della domanda interna, visto che quella estera, comunque in espansione, non rappresenta una variabile, ma un dato del problema. Domanda interna che pu\u00f2 crescere fino a riassorbire l\u2019eccesso di surplus nei confronti dell\u2019estero. Come? Grazie ad un aumento dell\u2019occupazione, delle retribuzioni, e degli investimenti. Ma se queste spinte sono insufficienti, ecco allora che l\u2019aumento del deficit pubblico, pu\u00f2 rappresentare il necessario volano, in grado di rimettere in moto l\u2019intera economia. Insomma: il deficit pubblico, se gestito correttamente, \u00e8 l\u2019elemento che regola il ciclo economico. Esso \u00e8 destinato a crescere se i conti con l\u2019estero sono attivi. Si contrae o diventa addirittura positivo, se si \u00e8 in presenza di un deficit delle partite correnti. Comunque nulla a che vedere con le regole fisse del fiscal compact, che rappresentano la negazione di qualsiasi corretta regolamentazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vecchi schemi keynesiani: si potrebbe dire. Che vanno, tuttavia, aggiornati per tener conto delle logiche pervasive della globalizzazione, ma non certo rimossi, per cedere il campo ai nuovi teorici di un pensiero unico. In questo il presidente del consiglio,\u00a0<strong>Giuseppe Conte<\/strong>, ha facile gioco quando rivendica la solidit\u00e0 dei fondamentali dell\u2019economia italiana, proprio in relazione al forte attivo delle sue partite correnti, che offrono, comunque, un cuscinetto di riserva cui ricorrere in caso di emergenza.<br \/>\nUbbie accademiche? Scontri tra scuole di pensiero diverse? Certamente, ma non solo. Esiste un riflesso pratico immediato di queste diverse impostazioni. Secondo la Commissione europea, l\u2019Italia \u00e8 gi\u00e0 fuori legge. Il suo debito pubblico in rapporto al Pil \u00e8 gi\u00e0 aumentato, invece di diminuire, nel corso del 2018. E tutto lascia presumere che nel 2019 andr\u00e0 peggio. \u00c8 quindi probabile che subito dopo le elezioni europee, come pi\u00f9 volte minacciato, scatti la \u201cprocedura d\u2019infrazione\u201d, per la violazione della \u201cregola del debito\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cosa dovrebbe fare, allora, il governo italiano? Ricorrere ad una nuova manovra correttiva? Vale a dire ad agire in senso pro-ciclico: riducendo ulteriormente il peso della domanda interna, quindi comprimendo ulteriormente il Pil. E, attraverso questa via, come avvenuto dal 2011 in poi, far crescere ulteriormente il rapporto debito-Pil.<br \/>\nContraddizioni evidenti di una \u201ctrappola\u201d in cui porta la vecchia ortodossia e di uno schema interpretativo, quale quello finora seguito, che non regge alla prova del budino. Metterlo in discussione, per ricercare le giuste chiavi di una diversa politica economica, \u00e8 il grande tema su cui tutti dovrebbero esercitarsi, a prescindere, una volta tanto, da pi\u00f9 antiche o un po\u2019 desuete certezze politiche. Che non servono a far ritrovare la giusta via che pu\u00f2 portare al superamento di questa lunga crisi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/formiche.net\/2019\/02\/polillo\/\">https:\/\/formiche.net\/2019\/02\/polillo\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di FORMICHE (Gianfranco Polillo) Attenzione a non utilizzare il country report della Commissione europea come una clava contro l\u2019Italia. Non perch\u00e9 le preoccupazioni in esso contenute non siano condivisibili ma per evitare di aderire, in modo acritico, ad uno schema analitico, che non entra in profondit\u00e0 nella crisi italiana. Il commento di Polillo Attenti a non utilizzare il country report della Commissione europea come una clava contro l\u2019Italia. 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