{"id":49315,"date":"2019-03-01T11:30:24","date_gmt":"2019-03-01T10:30:24","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=49315"},"modified":"2019-03-01T11:36:10","modified_gmt":"2019-03-01T10:36:10","slug":"si-puo-e-si-deve-dar-lavoro-ai-disoccupati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=49315","title":{"rendered":"Si pu\u00f2 e si deve dare lavoro ai disoccupati"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>SENSO COMUNE (Giuseppe Di Vittorio)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-larus_justify_feature size-larus_justify_feature wp-post-image\" src=\"https:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/di-vittorio.jpg\" sizes=\"(max-width: 600px) 100vw, 600px\" srcset=\"https:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/di-vittorio.jpg 600w, https:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/di-vittorio-300x158.jpg 300w, https:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/di-vittorio-380x200.jpg 380w\" alt=\"\" width=\"600\" height=\"315\" \/><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s1\"><i>Questo articolo fu pubblicato su l\u2019Unit\u00e0 il 19 aprile del 1946. Vi si ritrovano gi\u00e0 i temi che poi caratterizzeranno la proposta di Piano del lavoro \u2013 lanciata da Di Vittorio nell\u2019ottobre del 1949 a Genova durante il II Congresso della CGIL \u2013 di forte impronta keynesiana e orientata a un vigoroso intervento statale nell\u2019economia, sia sotto l\u2019aspetto della pianificazione che come datore di lavoro di ultima istanza.<\/i><\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s1\"><i>Lo scritto, connotato naturalmente dalle oggettive questioni che si trovava ad affrontare il Paese in quel frangente storico, muove dalla constatazione della presenza di un\u2019ingente massa di disoccupati e dei problemi che questa pone all\u2019Italia, individuando alcuni nodi che restano di grande attualit\u00e0, quali: la consapevolezza del \u201ccosto sociale\u201d della disoccupazione; la questione della sotto-occupazione; la necessit\u00e0 di andare oltre gli interventi di mera sussistenza e di sostegno al reddito per fornire alla persona la piena dignit\u00e0 attraverso un impiego; la funzione sociale ed economica del lavoro; una serie di settori prioritari in cui intervenire fra i quali le infrastrutture \u2013 anche stradali \u2013 e il territorio con i suoi problemi di dissesto idrogeologico; una concezione ante litteram di job guarantee; le critiche sulla fattibilit\u00e0 e le risorse. Non a caso Di Vittorio enuclea sul finire \u2013 all\u2019opposto di quanto siamo abituati a sentire da alcuni decenni \u2013 una concezione del debito pubblico funzionale agli obbiettivi di politica sociale ed economica che dovrebbero sovrintendere al buon governo del Paese. (s.b.)<\/i><\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s1\"><strong>Noi abbiamo circa due milioni di disoccupati. E probabilmente sono altrettanti i lavoratori che effettuano un orario ridotto e dei turni: che sono, cio\u00e8, dei disoccupati parziali.<\/strong>\u00a0<\/span><span class=\"s1\">Se pensiamo che gli stipendi dei lavoratori ad occupazione piena e continuata sono nettamente insufficienti a soddisfare i bisogni pi\u00f9 elementari delle loro famiglie, si pu\u00f2 comprendere pi\u00f9 facilmente quanto siano spaventose ed assolutamente intollerabili le condizioni in cui versano i disoccupati totali e parziali. Della tragicit\u00e0 e dei periodi sociali e morali di questa situazione, il Governo e le classi abbienti non dimostrano di aver piena coscienza.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s1\"><strong>\u00c8 proprio vero che lo Stato non possa fare nulla di pi\u00f9 di quanto fa per dar lavoro ai nostri disoccupati?<\/strong>\u00a0\u00c8 proprio vero che dobbiamo rassegnarci a condannare all\u2019ozio forzato, alla fame, e a tutte le forme di degenerazione che la fame pu\u00f2 provocare, una massa cos\u00ec imponente di nostri concittadini?\u00a0<\/span><span class=\"s1\">Noi non lo crediamo. Noi crediamo che lo Stato possa e debba fare molto, ma molto di pi\u00f9, per dare utile lavoro a tutti i disoccupati od alla maggior parte di essi.\u00a0<\/span><span class=\"s1\">Non si creda che noi vogliamo sottovalutare gli sforzi che il Governo ha compiuto in questa direzione; n\u00e9 disconoscere che il problema della disoccupazione costituisce una delle maggiori preoccupazioni del Governo. Ma si procede a rilento, con messi quasi ordinari. Noi ci troviamo invece in una situazione quanto mai eccezionale, la quale richiede dei rimedi assolutamente straordinari, che vadano molto al di l\u00e0 della ordinaria amministrazione.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s1\"><strong>Chi pu\u00f2 credere che milioni di disoccupati, fra i quali si contano numerosissimi reduci \u2013 cio\u00e8 quelli dei nostri fratelli che hanno gi\u00e0 troppo sofferto \u2013 si rassegnino stupidamente a morir di fame?<\/strong>\u00a0I disoccupati ed i loro familiari vivono malissimo. Ma anche sottoalimentati, essi vivono tuttavia: e vorranno naturalmente continuare a vivere. In che modo? Essi cercano e cercheranno sempre ogni espediente, pur di vivere. Ridotti agli estremi, alcuni diventano agenti, anche se di decima mano, del mercato nero: altri, i pi\u00f9 deboli e remissivi, si umilieranno fino all\u2019elemosina. Altri invece, degenereranno fino al furto, alla prostituzione, al brigantaggio. Tutto faranno, meno che morire d\u2019inedia. Per un verso o per un altro, dunque, la societ\u00e0 nazionale finisce lo stesso per mantenere i disoccupati; ma li mantiene in condizioni disperate, che li spinge fatalmente sulla china della demoralizzazione e della degenerazione. Questo fenomeno ha gi\u00e0 assunto proporzioni allarmanti; ma se dovesse ulteriormente aggravarsi, tutta la nostra societ\u00e0 nazionale minaccerebbe di essere travolta nel caos.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><strong><span class=\"s1\">Perch\u00e9, dunque, non dovremmo essere capaci di uno sforzo di organizzazione che ci permetta di mantenere in condizioni economiche e morali ben migliori i milioni di disoccupati, procurando del lavoro socialmente utile?\u00a0<\/span><\/strong><span class=\"s1\">Di lavori utili ne abbiamo moltissimi in Italia. Abbiamo ancora della macerie da sgomberare; della case da ricostruire o restaurare; dei ponti e delle strade da rifare; dei ponti da riattare o ampliare; delle bonifiche e relative trasformazioni fondiarie da compiere; dei banchi montani da costruire, per irrigare la maggior parte possibile del nostro suolo; dei fiumi e dei torrenti da arginare; delle montagne e delle colline da rimboschire, ecc. E questo, per limitarci a lavori che non richiedono materie prime da importare, n\u00e9 quantit\u00e0 eccessive di combustibile. Ma, compatibilmente con le possibilit\u00e0 d\u2019importazione delle materie prime e dei combustibili, si potrebbe por mano alla ricostruzione della nostra marina mercantile, come allo sviluppo delle nostre ferrovie ed alla produzione del materiale ferroviario di cui difettiamo.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s1\"><strong>Si dir\u00e0 che tutti questi piani grandiosi non sono nuovi e che sono invece alquanto chimerici.<\/strong>\u00a0Ed io vedo gi\u00e0 il ministro Corbino (apostolo della politica della lesina) sorridere di compassione e pronto a dimostrare che egli non ha in cassa, e non potr\u00e0 mai avere, il numero considerevole di miliardi che occorrerebbero per mettere in pratica simili piani. Il che \u00e8 esatto, se si rimane nei quadri del suo bilancio.\u00a0<\/span><span class=\"s1\">Ma abbiamo detto che bisogna far ricorso a mezzi estremamente eccezionali. Quali?\u00a0<\/span><span class=\"s1\">Uno di questi mezzi potrebbe essere un grande prestito nazionale volontario (ma, se occorresse, anche forzoso), che dovrebbe mettere a disposizione dello Stato un congruo numero di miliardi di lire. Insomma, una somma sufficiente per effettuare alcuni dei grandi lavori cui abbiamo accennato. Si tratta di lavori utili, la cui esecuzione aumenterebbe la ricchezza nazionale e le possibilit\u00e0 di sviluppo di tutta la nostra economia. \u00c8 evidente che l\u2019utilit\u00e0 di questi lavori si avrebbe in gran parte a lunga scadenza e che la societ\u00e0 nazional s\u2019indebiterebbe ulteriormente per il suo avvenire. Ma p quanto di meglio si possa far oggi per dare un colpo decisivo alla disoccupazione che ci soffoca.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s1\"><strong>Ci si obbietter\u00e0 ancora che un prestito nazionale, anche se forzoso, non dar\u00e0 mai la somma ingente di cui abbiamo bisogno. Errore!<\/strong>\u00a0<\/span><span class=\"s1\">Se si ha il coraggio di mettere tutti gli italiani di fronte alla triste realt\u00e0 della nostra situazione attuale, si vedr\u00e0 che nessun elemento delle classi abbienti dovrebbe ragionevolmente rifiutarsi di sottoscrivere il massimo possibile per un prestito che sarebbe ad un tempo di ricostruzione, di pacificazione sociale e di preservazione della salute fisica e morale del nostro popolo. Alcuni episodi di brigantaggio e di ferocia verificatisi negli ultimi tempi, debbono imporre la riflessione. Guai alla nostra sventurata Italia, se simili episodi dovessero tendere a generalizzarsi!<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s1\"><strong>Non abbiamo la pretesa di aver fatto una scoperta: n\u00e9 di aver trovato il toccasana dei nostri mali.<\/strong>Pu\u00f2 darsi che si possano escogitare altri mezzi, e pi\u00f9 idonei, per realizzare urgentemente una politica di lavori pubblici su larga scala. Ci\u00f2 che importa \u00e8 di trovare ad ogni costo i mezzi eccezionali che si impongono per assicurare lavoro utile e pane onesto ai nostri disoccupati.\u00a0<\/span><span class=\"s1\">Ci si dir\u00e0 ancora che il Governo attuale non \u00e8 pi\u00f9 in grado di prendere grandi iniziative e che bisogner\u00e0 attendere la Costituente per l\u2019applicazione di una politica conseguente per alleviare la miseria delle grandi masse popolari. Questo \u00e8 vero. Ma \u00e8 anche vero che la gente ha bisogno di mangiare anche di qui alla Costituente: o meglio, fino al momento in cui la Costituente sar\u00e0 in grado di funzionare e legiferare.\u00a0<\/span><span class=\"s1\">Bisogna avere il coraggio di prendere le grandi decisioni che s\u2019impongono. Lo esige la salvezza del nostro popolo.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0\u00a0<a href=\"https:\/\/www.senso-comune.it\/rivista\/in-teoria\/si-puo-e-si-deve-dar-lavoro-ai-disoccupati\/\">https:\/\/www.senso-comune.it\/rivista\/in-teoria\/si-puo-e-si-deve-dar-lavoro-ai-disoccupati\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SENSO COMUNE (Giuseppe Di Vittorio) Questo articolo fu pubblicato su l\u2019Unit\u00e0 il 19 aprile del 1946. Vi si ritrovano gi\u00e0 i temi che poi caratterizzeranno la proposta di Piano del lavoro \u2013 lanciata da Di Vittorio nell\u2019ottobre del 1949 a Genova durante il II Congresso della CGIL \u2013 di forte impronta keynesiana e orientata a un vigoroso intervento statale nell\u2019economia, sia sotto l\u2019aspetto della pianificazione che come datore di lavoro di ultima istanza. 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