{"id":49444,"date":"2019-03-06T09:30:33","date_gmt":"2019-03-06T08:30:33","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=49444"},"modified":"2019-03-05T19:07:37","modified_gmt":"2019-03-05T18:07:37","slug":"la-sardegna-non-e-leghista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=49444","title":{"rendered":"La Sardegna non \u00e8 leghista"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>JACOBIN ITALIA (Danilo Lampis)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft post-image entry-image\" src=\"https:\/\/jacobinitalia.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/sardegna-lega-jacobin-italia-360x200.jpg\" alt=\"\" width=\"360\" height=\"200\" \/><\/p>\n<div class=\"entry_excerpt\">\n<h4 style=\"text-align: justify;\">Analizzando i flussi elettorali, la narrazione di un&#8217;isola ormai feudo della Lega si rivela fragile. Il voto \u00e8 sempre pi\u00f9 fluido e disponibile al cambiamento, e in un contesto non pacificato l&#8217;attuale potere \u00e8 tutt&#8217;altro che inscalfibile<\/h4>\n<\/div>\n<div class=\"the_content\">\n<p class=\"has-drop-cap\" style=\"text-align: justify;\">La Sardegna \u00e8 improvvisamente diventata un feudo della Lega? L\u2019alternativa passa dalla riproposizione di ricette dimostratesi inefficaci? Un\u2019analisi delle tendenze di queste elezioni pu\u00f2 aiutarci a leggere meglio i cambiamenti avvenuti in seno alla societ\u00e0 sarda, permettendoci di ipotizzare alcune strade per la costruzione di un\u2019alternativa in grado di unire le istanze per la risoluzione della drammatica questione sociale e quelle dell\u2019irrisolta \u201cquestione sarda\u201d.<\/p>\n<h2 style=\"text-align: justify;\"><strong>I dati e i flussi elettorali<\/strong><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il centrodestra ha ottenuto 365.000 voti, con un incremento dei voti assoluti del 24,6% rispetto alle regionali del 2014 e del 35,2% rispetto alle politiche del 2018. Molti media raccontano di un boom fuori misura, ma a ben vedere non \u00e8 cos\u00ec: Soru, eletto nel 2004 con il centrosinistra, ottenne 487.692 voti, Cappellacci, eletto nel 2009 con il centrodestra, 502.084 voti. Il nuovo presidente di centrodestra Solinas, in termini di voti assoluti (che esulano il rapporto con la percentuale di astensione), non ha compiuto un cataclisma politico. Rispetto alla provenienza dei suoi voti il quadro dipinto <a href=\"http:\/\/www.swg.it\/politicapp?id=ddca\">da Swg<\/a> \u00e8 il seguente: il 55% dei suoi elettori aveva gi\u00e0 votato centrodestra alle ultime politiche, il 20% si era astenuto, il 20% aveva votato M5S, il 3% aveva scelto la coalizione di centrosinistra e il 2% altri partiti. Il centrodestra quindi \u00e8 sicuramente riuscito a mobilitare una parte degli astenuti e a rubare una buona percentuale ai 5 Stelle.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il centrosinistra elesse Pigliaru nel 2014 con 313.000 voti. Nelle elezioni politiche del 4 marzo 2018 scese a 154.000 voti, mentre alla sua sinistra Leu ne raccolse 27.000. L\u2019attuale candidato di centrosinstra Zedda, con la sua coalizione, ha fatto il \u201cMassimo\u201d per reggere la baracca ma non \u00e8 bastato a cancellare nella memoria collettiva 5 anni di malgoverno: la coalizione ha raggiunto 251.000 voti: -19,81% di voti assoluti rispetto a 5 anni fa, +38,67% rispetto alle politiche. Il 23% dei voti a Zedda \u00e8 arrivato da chi alle ultime politiche aveva scelto il Movimento 5 Stelle, il 51% da chi il 4 marzo 2018 aveva gi\u00e0 votato centrosinistra, il 20% da chi si era astenuto. Solo l\u20191% da chi in precedenza aveva optato per il centrodestra, mentre il 5% da chi aveva scelto altri partiti. Quindi oltre al recupero degli astenuti, anche Zedda \u00e8 stato in grado di raccogliere molti delusi dai 5 Stelle, a conferma che si tratta di un elettorato che non si sposta automaticamente verso la Lega in questa fase di progressivo arretramentoI 5 Stelle passano dai 369.000 voti delle politiche del 2018 agli 85.000 di queste regionali. L\u2019emorragia in termini assoluti \u00e8 del 77%, ovvero di 284.000 voti. Con la legge elettorale che avvantaggiava le coalizioni e con l\u2019eco dei ripetuti errori romani, il Movimento ha smesso di essere una potenziale spina nel fianco del vecchio\/nuovo bipolarismo. Secondo l\u2019analisi dei flussi solo un quinto degli elettori di un anno fa ha confermato il voto, mentre il 42% si \u00e8 astenuto, il 17% ha scelto Solinas, il 14% Zedda e il restante 7% ha optato per gli altri candidati. Di fronte a questi dati sono tragicomici i loro festeggiamenti per l\u2019ingresso in Consiglio regionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le liste indipendentiste e autonomiste raccolgono complessivamente il 7,5% dei voti. Nel 2014, seppur posizionate diversamente con alcune interne alle coalizioni, queste liste ottennero complessivamente il 22,7% dei voti. Al di l\u00e0 delle mancanze sul piano comunicativo, dello scarso radicamento sui territori e nelle amministrazioni comunali, il risultato \u00e8 perlopi\u00f9 frutto di una legge elettorale antidemocratica e fatta a misura per minare la possibilit\u00e0 che tali istanze trovino rappresentanza in consiglio regionale, imponendo la soglia del 5% alle liste e del 10% alle coalizioni e favorendo una polarizzazione dell\u2019opinione pubblica verso il \u201cvoto utile\u201d verso uno dei due blocchi maggioritari. In ogni caso, nonostante alcuni buoni programmi e liste anagraficamente giovani, nell\u2019insieme si sono dimostrate inadeguate ad affrontare il \u201cmomento populista\u201d e a radicare con un lavoro di pi\u00f9 lungo periodo le proprie risposte in seno alla societ\u00e0 sarda mostrandosi come una valida alternativa di governo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La politica sarda resta ampiamente debitrice \u2013 soprattutto dai tempi della presidenza Soru \u2013 di istanze provenienti storicamente dai movimenti sardisti, autonomisti e indipendentisti diventate pian piano maggioritarie, come al tempo stesso si possono osservare nella societ\u00e0 processi di identificazione nuovi, ibridi e per nulla folklorici, tesi alla costruzione di una nuova idea di sardit\u00e0 non subalterna. Eppure, chi dovrebbe teoricamente rappresentare tutto questo ad oggi non riesce a connetterlo con il senso comune delle classi popolari e a tradurlo in forza politica consistente<\/p>\n<h2 style=\"text-align: justify;\"><strong>Trionfa l\u2019astensione, soprattutto tra i giovani<\/strong><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">La maggioranza dei sardi \u00e8 sfiduciata dall\u2019attuale rappresentanza politica. L\u2019astensionismo \u00e8 sempre pi\u00f9 strutturale e neanche Lega e 5 Stelle riescono a scalfire la tendenza. \u00c8 impossibile fare i veggenti sulla composizione dell\u2019astensione, per\u00f2 una cosa \u00e8 certa: mezza Sardegna non \u00e8 rappresentata dall\u2019attuale quadro partitico, due terzi dell\u2019isola non sostengono Solinas. L\u2019astensione \u00e8 vertiginosa tra i giovani nati tra il 1980 e il 1996, tra cui raggiunge il 59%. Tra coloro che di questa fascia di et\u00e0 hanno votato, il 43% ha scelto Zedda, il 31% Solinas, l\u201911% Desogus, il 15% le altre liste indipendentiste. In generale i giovani si sentono lontani da una politica percepita in larga misura come vecchia, monolitica, maschile, senza visione e incapace di formare nuove classi dirigenti, preferendo dare spazio a giovani burattini buoni solo per un restyling di facciata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sbaglia chi pensa che l\u2019obiettivo immediato debba essere quello di riportare al voto gli astenuti e i giovani. Ci sono vaste praterie sociali non presidiate e non organizzate che, di fronte a un\u2019alternativa credibile e radicalmente nuova, potrebbero mobilitarsi, ma non immediatamente sul piano elettorale. La politica non si fa solo sotto elezioni, ma \u00e8 costruzione paziente di legami, solidariet\u00e0 e potere dal basso. \u00c8, per chi vuole una Sardegna democratizzata, giusta e con meno disuguaglianze, innanzitutto una costruzione della societ\u00e0 laddove oggi prevalgono il risentimento, la paura e l\u2019individualismo, ingredienti essenziali per l\u2019affermarsi dei populismi di destra.<\/p>\n<h2 style=\"text-align: justify;\"><strong>Il voto d\u2019opinione alla Lega e la sua debolezza<\/strong><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dall\u2019analisi del voto non si vede una particolare specificit\u00e0 sarda. L\u2019isola \u00e8 pienamente inserita nelle dinamiche nazionali ed europee e premia il leader che oggi sembra rispondere maggiormente all\u2019esigenza di una politica che \u201cfa\u201d, che primeggia \u2013 almeno a parole \u2013 su tutto ci\u00f2 che minerebbe la \u201csicurezza\u201d e la protezione paranoica dei cittadini \u201cproprietari\u201d: Matteo Salvini. A dispetto dell\u2019inconsistenza di quasi tutti i suoi candidati, la Lega raccoglie sia un voto di protesta verso il centrosinistra e verso i 5 stelle che un voto di fiducia verso il leader nazionale. La Lega, oggi, non ha bisogno di essere presente sul territorio e di avere candidati che portano voti. I dati sono chiari: nella circoscrizione di Cagliari il partito ha ottenuto 24.436 preferenze, mentre i candidati (20 in tutto) ne hanno sommate 7.793 (31,89% del totale); sulla stessa linea, a Sassari i candidati hanno ottenuto il 32,85%; a Oristano il 39,36%; a Nuoro il 67,06%; in Gallura il 44,17%; nel Sulcis il 33,10%; nel Medio Campidano il 36,8%; in Ogliastra il 68,22%. Insomma, checch\u00e9 ne dicano i leghisti sardi, essi dipendono dall\u2019immagine del leader populista d\u2019oltremare, dal suo stato di salute politica. Ora funziona, ma non \u00e8 detto che vada sempre cos\u00ec. In poche parole, in Sardegna la Lega conta veramente poco, \u00e8 soltanto un palloncino gonfiato da Salvini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Psd\u2019Az (Partito sardo d\u2019azione, in coalizione di centrodestra), si dimostra invece un partito vecchio stampo, non solo per il suo proverbiale trasformismo. Il passaggio dal 4,7% delle regionali 2014 al 9,9% di queste non \u00e8 il risultato di una rinnovata spinta sardista. I paragoni di Solinas con i tempi del \u201cvento sardista\u201d del governo Melis degli anni Ottanta sono inconsistenti, completamente fuori luogo. Piuttosto, \u00e8 il frutto dell\u2019aver candidato \u201cportatori\u201d di voti provenienti da diversi partiti in crisi, sommata alla vecchia presenza sul territorio e a un candidato presidente benedetto da Salvini. Si conferma come un partito vecchio stampo perch\u00e9 ha poco voto d\u2019opinione e molto strutturato in base alla forza dei candidati: nel collegio di Cagliari questi ultimi hanno sommato 30.766 voti, il 100% della lista. A Sassari i candidati hanno fatto il 71,26% del voto; a Nuoro il 99,70%; a Oristano il 95,57%; in Gallura il 100%; nel Sulcis il 97,20%; nel Medio Campidano il 78,08%; in Ogliastra il 100%. Il Psd\u2019Az potrebbe far contare questi dati per l\u2019attribuzione dei nuovi ruoli di Governo regionale, ma sar\u00e0 difficile vista la manifesta subalternit\u00e0 verso il leader padano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In generale, i dati dicono una cosa: oggi non basta il radicamento per vincere una competizione elettorale, serve anche il voto d\u2019opinione provocato da una logica politica agonistica e populista. \u00c8 un dato di non poco conto in un\u2019isola dove il voto, soprattutto per la frammentazione demografica, \u00e8 sempre dipeso dalla presenza di \u201craccoglitori di voti\u201d nei paesi e dalle reti varie di clientele. Anche in Sardegna il voto \u00e8 sempre pi\u00f9 fluido, meno controllabile (soprattutto tra le giovani generazioni), nondimeno disponibile al cambiamento (rileggere i flussi per rendersene conto) qualora gli attori deludano le aspettative. Nonostante il risultato a favore di Salvini, \u00e8 un dato nuovo e positivo. Chi \u201ctira\u201d ha possibilit\u00e0 di scalfire i blocchi consolidati, allineando nuovi bisogni e istanze sociali, senza dover per forza bussare alle porte della vecchia classe dirigente.<\/p>\n<h2 style=\"text-align: justify;\"><strong>La persistenza del conflitto citt\u00e0-campagna<\/strong><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste elezioni sono leggibili anche da un punto di vista geografico. A uno sguardo generale si riscontra un voto che \u2013 fatte salve le diverse eccezioni dovute alla distribuzione territoriale dei candidati e a territori come la Gallura \u2013 premia il centrodestra nei piccoli paesi, che sono quelli maggiormente colpiti dalla crisi, dallo spopolamento e dai tagli dei servizi. Il governo uscente di centrosinistra del presidente Pigliaru \u00e8 stato percepito come centralista, Cagliari-centrico, incapace di valutare le peculiarit\u00e0 territoriali in nome di politiche ragionieristiche sulla riorganizzazione degli enti locali e sulla sanit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 che emerge \u00e8 che, pur nell\u2019assenza di un vero radicamento territoriale, l\u2019infornata di candidati del centrodestra ha raccolto un malcontento diffuso e geograficamente connotato. Tutti sappiamo \u2013 compresa forse la maggioranza di coloro che li hanno votati \u2013 che questo Governo regionale sar\u00e0 ancora pi\u00f9 compiacente verso gli interessi dei poteri forti, aprendo alla sanit\u00e0 privata, alla cementificazione delle coste e a tanto altro che andr\u00e0 a danneggiare soprattutto i piccoli centri. Ma dopo 5 anni di timidezza verso i governi nazionali \u2013 se non di allineamento imbarazzante in occasione del referendum costituzionale \u2013, scelte dannose, incapacit\u00e0 di stare sui territori e di comprenderne le ragioni, \u00e8 normale che il popolo votante abbia scelto un\u2019alternativa a prescindere dalle contraddizioni e debolezze. Sembra strano che paesini di 1.000 abitanti diano una fiducia cos\u00ec alta a un centrodestra a trazione Lega Nord, ma avviene in una condizione di democrazia \u201ca bassa intensit\u00e0\u201d, esercitata nella maggior parte del territorio soltanto in vista delle scadenze elettorali. Chi avr\u00e0 l\u2019energia e il coraggio di strutturare una nuova proposta di radicale alternativa a quanto visto finora non potr\u00e0 che fare i conti con i piccoli paesi, immaginando nuove forme di governo, servizi e distribuzione del potere. Soprattutto dovr\u00e0 ascoltare i \u201cmargini\u201d e non i centri storici delle citt\u00e0.<\/p>\n<h2 style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019importanza della guerra di posizione<\/strong><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">I risultati elettorali non vengono dal nulla. Come abbiamo evidenziato, quelli del centrodestra arrivano da un lato dalla delusione per il centrosinistra, dall\u2019altro dalla potente logica politica populista salviniana, dal governo locale, da diversi notabili e dal presidio di pezzi di societ\u00e0 civile. I diversi fattori illuminano un dato: il centrodestra ha costruito e stabilizzato un blocco politico-culturale capace di conquistare pezzo dopo pezzo un decente consenso ben prima della conquista della direzione politica. Ha i soldi, gli staff comunicativi, i pezzi di potere economico e finanziario, le reti clientelari. \u00c8 inscalfibile? Tutt\u2019altro! Ma le proposte politiche che vorranno confrontarsi con questo blocco, dovranno fare i conti con tutti gli ingredienti della politica contemporanea. Se te ne manca qualcuno (\u00e8 difficile avere le stesse disponibilit\u00e0 finanziarie del centro-destra), devi quantomeno avere una macchina da guerra comunicativa, una legittimit\u00e0 sui territori attraverso il governo locale, influenzare e dirigere pezzi di associazionismo diffuso e tanto altro. Cosa pi\u00f9 importante: devi essere protagonista di iniziative sociali, mutualistiche, solidali, eventi ludici; devi mettere in connessione competenze fresche al servizio di progetti da realizzare qui e subito, senza attendere la presa del potere.<\/p>\n<h2 style=\"text-align: justify;\"><strong>In assenza di conflitto i pi\u00f9 poveri (se votano) scelgono la \u201cprotezione\u201d <\/strong><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra i ceti popolari Solinas fa il pieno (57% dei voti), Zedda si ferma al 26%, Desogus all\u201911%, gli altri candidati al 6%. Passando ai ceti medi, Solinas \u00e8 al 46%, Zedda al 31%, Desogus al 14%, gli altri al 9%. Tra le classi agiate prevale sempre il candidato di centrodestra (47%), ma il sindaco di Cagliari \u00e8 pi\u00f9 vicino (35%), poi Desogus (10%) e gli altri (8%). I dati si commentano da s\u00e9: nella fase populista, al di l\u00e0 del voto \u201cvecchio stampo\u201d che scaturisce dal rapporto diretto tra candidato ed elettore, le classi popolari (che preferiscono non votare, l\u2019astensione \u00e8 al 53%, mentre tra quelle agiate \u00e8 al 40%), in assenza di altre frontiere discorsive consolidate, aderiscono all\u2019unica frontiera populista esistente: quella della \u201csicurezza\u201d contro i \u201cpericoli\u201d esterni, in primis i migranti. Ci\u00f2 \u00e8 anche il frutto di un centrosinistra che ha portato avanti perlopi\u00f9 politiche neoliberiste, non conducendo nell\u2019isola una battaglia generale per il lavoro degno, per un ammodernamento del tessuto produttivo, per nuove politiche redistributive, per una nuova distribuzione dei poteri, contrattando a testa alta con lo Stato centrale nuovi margini di autonomia utili a risolvere storici problemi economici e politici che compongono la \u201cquestione sarda\u201d contemporanea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eppure, la societ\u00e0 sarda non \u00e8 pacificata: l\u2019isola in quest\u2019ultimo decennio ha visto diverse lotte su diverse questioni, dall\u2019occupazione militare al depotenziamento degli ospedali e al dimensionamento scolastico, ma nessuna di queste \u00e8 riuscita a diventare un simbolo tale da attivare la maggioranza della societ\u00e0. A parte il referendum sul nucleare e la lotta dei pastori, che hanno effettivamente scosso l\u2019isola, ci\u00f2 che manca non \u00e8 solo una proliferazione dei terreni di lotta, ma soprattutto la definizione di un discorso in grado di articolarli senza minarne le differenze. La strada \u00e8 difficile, ma esiste potenzialmente un\u2019alternativa al discorso xenofobo delle destre. Si tratta di un\u2019alternativa radicata nei problemi veri dell\u2019isola e potenzialmente molto pi\u00f9 potente della narrazione artificiale proposta da Salvini.<\/p>\n<h2 style=\"text-align: justify;\"><strong>Una nuova presa di parola<\/strong><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una politica emancipativa in Sardegna non pu\u00f2 esistere senza tenere assieme il conflitto contro l\u2019\u201calto\u201d, ovvero contro chi concentra ricchezze e propriet\u00e0 e contro i \u201ccentri\u201d politico-economici nazionali e regionali che mantengono l\u2019isola in una condizione di subalternit\u00e0 politica ed economica. Occorrer\u00e0 saper distinguere le macerie dell\u2019attuale rappresentanza politica largamente incapace di rispondere alle istanze dei sardi, dalle rovine della storia di un\u2019isola attraversata da importanti conflitti sociali, l\u2019ultimo dei quali \u00e8 stato quello dei pastori. Solo raccogliendo il meglio delle rovine, sgombrando il campo dalle macerie, e dunque avendo il coraggio di costruire passo dopo passo una nuova proposta in grado di connettere questione sarda e questione sociale, si riuscir\u00e0 a immaginare un futuro alternativo al bipolarismo passivizzante. La domanda \u00e8 come democratizzare l\u2019isola, riportando il potere in basso per redistribuire ricchezze e nuovo lavoro di qualit\u00e0, legato alle potenzialit\u00e0 del territorio isolano. Vanno identificati nuovi strumenti e campi d\u2019azione, senza semplificare il tutto con la riproposizione di soluzioni politiche vecchie sul piano della costruzione e della proposta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Forse proprio le giovani generazioni, che come visto si dimostrano molto pi\u00f9 libere dalla zavorra delle macerie, hanno la possibilit\u00e0 di raccogliere le rovine migliori di una lunga storia di lotte per la giustizia sociale e per progressivi spazi di autogoverno, utilizzando l\u2019immaginazione per inventare un futuro alternativo a quello apparentemente irreversibile che ci viene presentato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>*Danilo Lampis, sardo, \u00e8 uno studente della laurea magistrale di scienze filosofiche dell\u2019Universit\u00e0 di Bologna.<\/em><\/p>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/jacobinitalia.it\/la-sardegna-non-e-leghista\/\">https:\/\/jacobinitalia.it\/la-sardegna-non-e-leghista\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di JACOBIN ITALIA (Danilo Lampis) Analizzando i flussi elettorali, la narrazione di un&#8217;isola ormai feudo della Lega si rivela fragile. 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