{"id":49521,"date":"2019-03-07T11:45:30","date_gmt":"2019-03-07T10:45:30","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=49521"},"modified":"2019-03-07T10:08:37","modified_gmt":"2019-03-07T09:08:37","slug":"paura-del-futuro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=49521","title":{"rendered":"Paura del futuro"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>MARCELLO VENEZIANI<\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"featured-full-width-top wp-post-image\" src=\"http:\/\/www.marcelloveneziani.com\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/futuro-min-620x350.jpg\" sizes=\"(max-width: 620px) 100vw, 620px\" srcset=\"http:\/\/www.marcelloveneziani.com\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/futuro-min-620x350.jpg 620w, http:\/\/www.marcelloveneziani.com\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/futuro-min-300x169.jpg 300w, http:\/\/www.marcelloveneziani.com\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/futuro-min-768x432.jpg 768w, http:\/\/www.marcelloveneziani.com\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/futuro-min-1024x576.jpg 1024w\" alt=\"\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quarant\u2019anni fa, di questi tempi, finiva la storia, finiva la modernit\u00e0 e cessava di battere il novecento, come l\u2019avevamo conosciuto fino allora. Il nome che indicava questo congedo o questo collasso, divent\u00f2 presto virale: postmodernit\u00e0. Si intitolava <em>La condizione postmoderna<\/em> il libro-segnaepoca di Jean-Francois Lyotard, uscito nel 1979 che apr\u00ec le danze e la fuga dalla storia e dall\u2019ideologia del progresso. <strong>Il postmoderno<\/strong> non designava solo una concezione artistica, ma segnava la liquidazione del secolo furioso, delle ideologie e dei grandi racconti, la fine dello spirito pubblico, il ritorno del privato che allora si chiam\u00f2 <strong>Riflusso<\/strong>, che oggi ha solo un significato gastro-esofageo. Nel postmoderno tornava sotto false spoglie l\u2019antico, come un nonno travestito da nipote, era il cortocircuito della storia, il comunismo si faceva catarroso per poi mostrare il segno della sua disfatta, il terrorismo politico finiva la sua stagione aurea che poi concise con gli anni di piombo. Era ormai sepolto il Novecento di due guerre mondiali, grandi rivoluzioni e guerre civili, irruzione delle masse e genocidi. \u201cCon la storia mi accendo la pipa\u201d annunciava Roland Barthes. Poi fu Gianni Vattimo a certificare nel pensiero \u201cla fine della modernit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Esplosero le tv commerciali e le radio private, lo spirito ribelle del sessantotto vir\u00f2 sul sesso, i costumi e i consumi. Da collettivo si fece single. E nel mondo, <strong>Reagan e Thatcher<\/strong> da una parte e il vigoroso <strong>Papa polacco<\/strong> dall\u2019altra, aprivano nuovi scenari economici e mediatici, politici ed ecumenici. Nacque la deregulation, cominci\u00f2 la fuga dal socialismo e dallo statalismo, mentre ad est, <strong>Solidarnosc<\/strong> tir\u00f2 la volata che avrebbe poi contagiato l\u2019intero blocco sovietico. Da allora la rivoluzione cess\u00f2 d\u2019essere un programma politico per indicare solo la rivoluzione delle merci, dei mercati, degli oggetti. La tecnologia sostitu\u00ec l\u2019ideologia, l\u2019economia prese il posto della storia, il secolo pass\u00f2 da totalitario a globale. Tutti si sentirono pi\u00f9 liberi e pi\u00f9 soli, interconnessi ma sradicati, nomadi spaesati alla ricerca del paradiso privato pi\u00f9 che del paradiso storico. Nessuno pens\u00f2 pi\u00f9 che un\u2019idea, un movimento, un partito, potessero dare senso e felicit\u00e0 a una vita, a un popolo, a un paese. Parve una liberazione, uno sprigionarsi d\u2019energie; edonismo e spensieratezza la fecero da padroni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma a ben vedere, qualcosa di importante, di decisivo stava accadendo e non ne eravamo del tutto consapevoli. Stava cominciando quel processo di cui oggi scontiamo gli effetti pi\u00f9 vistosi: <strong>stava sparendo il futuro<\/strong>. Tutto era qui, adesso, l\u2019attimo fuggente, prendi al volo la vita; conta come io mi sento, adesso. Gli anni precedenti avevano dichiarato guerra al passato, parricidio, liberazione da tutto ci\u00f2 che veniva dalla storia e dalla tradizione; antico stava per arretrato, retr\u00f2, matusa. Ma ora si compiva la seconda met\u00e0 della parabola. Finiva pure il futuro. Non c\u2019erano pi\u00f9 orizzonti d\u2019attesa, non si coltivavano pi\u00f9 utopie, paradisi rivoluzionari in terra, redenzioni annunciate. L\u2019avvenire perdeva di colpo ogni attrattiva, si piegava sul presente. Nacque allora la dittatura del presente, quell\u2019infinito presente globale in cui siamo immersi da allora, senza soluzione di continuit\u00e0 e di prospettiva. Si persero i confini tra arte e pubblicit\u00e0, tra pensiero e comunicazione, tra filosofia e sociologia. Il passato riapparve in vesti leggere, come vintage e frammento. Anche la modernit\u00e0, invecchiando, si fece modernariato. Vi fu chi invent\u00f2 l\u2019archeo-futurismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Che vuol dire \u201cscomparsa del futuro\u201d?<\/strong> Vuol dire che non ci proiettiamo pi\u00f9 oltre, niente progetti lunghi, investimenti sulle generazioni che verranno, opere destinate a durare. Anzi il futuro genera inquietudine, sgomento, paura. Perch\u00e9? Se togli ogni aspettativa all\u2019avvenire, il futuro resta solo il tempo della nostra vecchiaia e poi della nostra morte. O la catastrofe mondiale, ecologica, tecnologica, o legata al sovraffollamento del pianeta. Insomma fattori che sovrastano le umane volont\u00e0 e generano l\u2019et\u00e0 dell\u2019ansia, il regno dell\u2019angoscia. Dunque, meglio rimuovere il futuro, meglio scacciarlo, non pensarci.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Del futuro ci parla solo la tecnologia<\/strong>. Futuro \u00e8 oggi solo il 5 G, l\u2019i-phone 11, l\u2019i-pad di nuova generazione. Il futuro \u00e8 solo il cammino della tecnica. Non si pu\u00f2 mettere in discussione l\u2019assetto globale, il sistema economico-sociale, il trend dominante, i \u201cvalori\u201d pubblici e la storia come ci \u00e8 stata insegnata, tutto \u00e8 fisso e inalterabile, la via del domani \u00e8 a senso unico; il mondo si pu\u00f2 solo mescolare, ibridare, allargare, senza mutare direzione e senso; e quanto alle attese si pu\u00f2 solo aspettare il perfezionamento della tecnica o del mercato. Sparisce il futuro in politica e nell\u2019imprenditoria, nella religione e nella cultura, nella famiglia e nel lavoro. Tutto sconfina. Se la modernit\u00e0 segn\u00f2 la supremazia del tempo sull\u2019essere, la postmodernit\u00e0 segn\u00f2 il primato della \u201cmia\u201d percezione del tempo sulla sequenza e sulla narrazione storica. Tutto divent\u00f2 contemporaneo, estemporaneo, soggettivo. Schegge di passato, scaglie di futuro, ebbrezze emozionali, stati passeggeri. Il capitalismo si fece neo, poi turbo, tecno, global, finanziario, ma si replica all\u2019infinito, senza possibilit\u00e0 di superarlo. Salvo oasi di ristoro, tra decrescita, localismi e isole ecologiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa \u00e8 stata la parabola del postmoderno in questi quarant\u2019anni. E adesso?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non si pu\u00f2 rimanere solo posteri, postumi e posticci, aggrappati all\u2019oggi all\u2019infinito. Per non temere il futuro bisogna cambiare sguardo, cambiare segno alla vita, rinascere a nuova vita, fondare e ingravidare il domani, aspettare gli dei. Date un nome a quel che viene dopo il postmoderno, altrimenti non si volta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">MV, Panorama, n.8 2019<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"http:\/\/www.marcelloveneziani.com\/articoli\/paura-del-futuro\/\">http:\/\/www.marcelloveneziani.com\/articoli\/paura-del-futuro\/<\/a><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MARCELLO VENEZIANI Quarant\u2019anni fa, di questi tempi, finiva la storia, finiva la modernit\u00e0 e cessava di battere il novecento, come l\u2019avevamo conosciuto fino allora. Il nome che indicava questo congedo o questo collasso, divent\u00f2 presto virale: postmodernit\u00e0. Si intitolava La condizione postmoderna il libro-segnaepoca di Jean-Francois Lyotard, uscito nel 1979 che apr\u00ec le danze e la fuga dalla storia e dall\u2019ideologia del progresso. 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