{"id":49534,"date":"2019-03-08T08:30:46","date_gmt":"2019-03-08T07:30:46","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=49534"},"modified":"2019-03-07T13:51:09","modified_gmt":"2019-03-07T12:51:09","slug":"la-cgil-di-landini-il-ruolo-del-sindacato-e-la-politica-economica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=49534","title":{"rendered":"La CGIL di Landini, il ruolo del sindacato e la politica economica"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>Hyperpolis (Luca Michelini)<\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it\/files\/2019\/02\/maurizio-landini-2.jpg\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">1. Pur con i limiti di chi non conosce dall\u2019interno le logiche odierne di una grande organizzazione come la CGIL, che pure ho studiato nella sua evoluzione storica ed ho avuto modo di conoscere direttamente, seguire l\u2019azione politico-sindacale di Landini ritengo sia molto importante per cercare di cogliere qualche segnale di risveglio del cd. movimento dei lavoratori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La notizia importante \u00e8 stata che Camusso ha appoggiato la candidatura di Landini alla segreteria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La preparazione di Landini a questo appuntamento \u00e8 stata notevole, perch\u00e9 per anni ha costruito la propria candidatura, seguendo una triplice strategia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In primo luogo Landini \u00e8 sempre stato al fianco dei lavoratori, acquisendo una credibilit\u00e0 sindacale, morale e politica innegabile. La credibilit\u00e0 in politica \u00e8 fondamentale, soprattutto ora che sono venute definitivamente a mancare solide fondamenta culturali alla politica della sinistra. Certo, sono importanti anche gli esiti delle lotte; ma ancora pi\u00f9 importante \u00e8 che chi dirige le manovre, anche in caso di sconfitta, rimanga leale al proprio schieramento. Landini, d\u2019altra parte, ha girato l\u2019Italia rinsaldando l\u2019organizzazione e lo spirito di tanti lavoratori e di tanti cittadini orfani di una rappresentanza politica capace di difenderli. N\u00e9 Rifondazione e discendenti, n\u00e9 i partiti che hanno dato vita al PD, n\u00e9 il PD sono stati in grado di farlo, infatti. In fondo, Landini ha dato voce e speranza ai tanti cittadini italiani orfani del PCI. Ha cio\u00e8 avuto cura di rinsaldare i tanti legami che il movimento operaio, in ogni sua componente (politica, sociale, sindacale) ha costruito in decenni e decenni di vita associativa. Ha fatto cio\u00e8 l\u2019esatto contrario di quanto si \u00e8 proposta la dirigenza politica ex-comunista, come not\u00f2 in un celebre editoriale dedicato a D\u2019Alema il compianto direttore del \u201cManifesto\u201d Luigi Pintor.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In secondo luogo Landini non ha ceduto alla tentazione di abbandonare il sindacato, anche nei momenti in cui era pi\u00f9 isolato: a causa del prevalere nel sindacato della corrente pi\u00f9 vicina al PD, che del resto sembrava ben interpretare lo spirito dei tempi, che voleva il \u201csindacato di lotta\u201d una mera anticaglia. Il \u201cliberismo di sinistra\u201d di Tony Blair, del resto, nacque con il distacco dal sindacalismo \u201cdi classe\u201d, cio\u00e8 dal laburismo classico e a partire dalla fine del PCI i movimenti politici progressisti, poi confluiti nel PD, si sono sempre posti questo obiettivo, proprio a cominciare dalla dirigenza post-occhettiana. Renzi, da questo punto di vista, non ha fatto che portare a compimento un processo iniziato molto prima. Landini non ha cio\u00e8 ceduto alla tentazione, che avrebbe fatto comodo alle forze allora egemoni, di costruire un partito politico a sinistra del PD.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In terzo luogo Landini ha curato in modo particolare la sua presenza televisiva, riuscendo in questo modo a costituire l\u2019unico punto di riferimento del lavoro in Italia. La sua presenza \u00e8 stata non solo maggiore, ma anche assai pi\u00f9 incisiva di quella di tutti gli altri leader dei sindacati, Camusso compresa, troppo ingessati nel ruolo di mediazione che avevano in quanto segretari generali e soprattutto talvolta troppo vicini alla classe politica di centro-sinistra al governo del Paese. In altri termini, Landini ha rappresentato l\u2019opposizione sociale al modello neo-liberista italiano, trionfante anche a sinistra e perfino nel sindacato. Basterebbe ricordare il ruolo notevole che all\u2019interno della stessa CGIL ha svolto, per un certo periodo, uno studioso come Pietro Ichino, importante firma del \u201cCorriere della sera\u201d e destinato a diventare un esponente di rilievo del liberalismo italiano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">2. Il fatto che Landini abbia saputo ben sfruttare il mezzo televisivo va senz\u2019altro a suo merito, ma \u00e8 anche conseguenza di due fatti altrettanto importanti. La televisione del compromesso neo-liberista tra centro-sinistra e centro-destra berlusconiano, fondato sul mantenimento del duopolio televisivo e del connubio tra politica ed imprenditorialit\u00e0 (pubblica e privata), aveva in certo modo bisogno di Landini, perch\u00e9 costituiva appunto l\u2019emblema di quel \u201csindacalismo di classe\u201d che la modernit\u00e0 doveva e voleva superare una volta per sempre. L\u2019identit\u00e0 si costruisce sempre contrapponendosi all\u2019altro da s\u00e9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La presenza di Landini in televisione fotografa uno stato di fatto molto grave della cultura della sinistra italiana: che di fatto non ha pi\u00f9 alcun mezzo di comunicazione e di dibattito\u00a0<em>proprio<\/em>\u00a0e capace di varcare i limiti della comunicazione \u201cinterna\u201d, che potremmo definire \u201ccorporativa\u201d. La CGIL ha i propri mezzi di informazione e le proprie riviste, ma esse non hanno minimamente raggiunto la capacit\u00e0 di farsi \u201copinione pubblica\u201d come, poniamo, ha tentato di fare \u201cIl Solo24Ore\u201d, che pure \u00e8 organo della controparte. Non parliamo, poi, della scomparsa de \u201cL\u2019Unit\u00e0\u201d. Non esistono pi\u00f9 nemmeno centri di elaborazione teorica e culturale capaci di confrontarsi con il progresso scientifico in ogni campo. Pi\u00f9 in generale, la sinistra italiana ha completamente perso la capacit\u00e0 di creare i propri (anche nuovi) mezzi di comunicazione capaci appunto di parlare a tutta la societ\u00e0 italiana e non solo ai pi\u00f9 stretti militanti o agli associati. Sconvolta da lotte intestine incapaci di praticare l\u2019egemonia (l\u2019obiettivo \u00e8 comandare, non governare), impaurita dal dibattito e dal confronto, priva di una cultura di riferimento, la sinistra nel suo complesso ha preferito il silenzio. O meglio: ha preferito che fosse il duopolio televisivo prima menzionato a farsi promotore della nuova e moderna cultura del centro-sinistra. Landini \u00e8 riuscito a rompere questo muro del silenzio appunto grazie al mezzo televisivo, che lo cercava come mera testimonianza e come emblema del superato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">3. La segreteria di Landini potrebbe significare la ripresa della storia del movimento operaio italiano. Non \u00e8 detto che accada. Ma questa possibilit\u00e0 oggi esce dalla palude dove attualmente \u00e8 annegata. Il motivo fondamentale \u00e8 forse il seguente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Mentre il PD \u00e8 definitivamente diventato un partito liberale, addirittura forse destinato all\u2019irrilevanza elettorale, alla sua sinistra prevale il caos pi\u00f9 completo. La logica mille volte sconfitta sul piano elettorale e politico della \u201csinistra unita e plurale\u201d che si ricompone, sempre con sigle nuove, sempre e soltanto in vista dei vari appuntamenti elettorali, si ripropone inesorabile da venti anni. Al cartello elettorale segue sempre la ri-decomposizione in rivoli ancora pi\u00f9 piccoli di quelli di partenza. Certo oggi sembra addirittura una novit\u00e0 politica rilevante il superamento di quell\u2019autosufficienza politica prima invocata da Veltroni e poi attuata da Renzi. Ma la riproposizione dell\u2019Ulivo, senza un radicale cambiamento di cultura politica ed economica, \u00e8 destinato al fallimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Rimaniamo per\u00f2 alla sinistra del PD, pur non parlando dello schieramento di D\u2019Alema e Bersani, che di fatto sono all\u2019origine del liberismo di sinistra<a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/la-cgil-di-landini-il-ruolo-del-sindacato-e-la-politica-economica\/#_ftn1\">[1]<\/a>. Due sono le cause principali del caos che contraddistingue la vita del pulviscolo che oggi si presenta come pi\u00f9 a sinistra del PD. In primo luogo si tratta di una classe politica logora, che non pensa al ricambio politico e generazionale e che soprattutto ha tagliato alla radice qualsivoglia pluralismo culturale reale, capace di prendere in mano l\u2019organizzazione e farne motore di una nuova stagione. In secondo luogo questo ceto politico non ha una reale base sociale di riferimento. Del resto non dedica tempo a costruire il tessuto associativo della societ\u00e0: \u00e8 lontana dai posti di lavoro, dagli studenti, dalla societ\u00e0 nel suo complesso manifestarsi. E\u2019 cartello elettorale, insomma. Spesso \u00e8 costituita da ceti intellettuali o da piccola e media borghesia, che per\u00f2 non hanno n\u00e9 l\u2019opportunit\u00e0 n\u00e9 la volont\u00e0 di entrare sistematicamente in contatto con il mondo del lavoro. Sono bastati i cento euro di Renzi per decretarne la lacerazione. Come il PD, sono vittima del parlamentarismo e vedono nell\u2019azione politica l\u2019unica arena di azione. Basti vedere quello che \u00e8 accaduto con lo\u00a0<em>jus soli<\/em>: nessun tentativo di mobilitare la societ\u00e0, considerando l\u2019azione legislativa il culmine del processo. Prevale, dunque, l\u2019individualismo e il settarismo (padri dello scissionismo all\u2019ennesima potenza), perch\u00e9 non hanno mai avuto l\u2019occasione, n\u00e9 l\u2019hanno mai cercata, di dirigere una grande movimento, n\u00e9 di protesta n\u00e9 di conquista. Prevale un vago terzomondismo, scrutano l\u2019orizzonte e pensano di interpretarlo, mentre nemmeno riescono a capire il terreno che li tiene in piedi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tornando al movimento \u201cprogressista\u201d nel suo complesso: il Jobs Act di Renzi, che sembra sia all\u2019origine dell\u2019avvicinamento tra Camusso e Landini, potrebbe appunto portare alla rinascita di un forte sindacato unitario e di lotta. Potrebbe dunque costituire la premessa perch\u00e9 prima o poi sul piano politico, e chiss\u00e0 con quante ancora contorsioni, si componga un quadro unitario del movimento dei lavoratori. Che non pu\u00f2 che ripartire, appunto, dal mondo del lavoro. L\u2019unit\u00e0 si ricostruisce solo sui luoghi di lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">4. La prima mossa di Landini da segretario generale della CGIL \u00e8 stata la manifestazione unitaria dei sindacati appena svoltasi a Roma. Anche in questo caso il segnale \u00e8 importante, perch\u00e9 Landini si sta sforzando in tutti i modi di creare l\u2019unit\u00e0. E si tratta, ritengo, di una unit\u00e0 di intenti fondamentale per la democrazia italiana, che pu\u00f2 vivere solo se vivo, forte, libero e combattivo \u00e8 il sindacato dei lavoratori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Oltre ad avere un notevole valore politico interno \u2013 il richiamo all\u2019unit\u00e0 \u2013 la manifestazione ha voluto avere anche un esplicito obiettivo politico: la critica alla politica economica del governo giallo-verde.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In primo luogo \u00e8 stata una critica di metodo. Pur con un\u2019argomentazione debole, si \u00e8 voluto rivendicare il protagonismo dei sindacati nella definizione della politica economica. Si tratta di un\u2019argomentazione debole, perch\u00e9 il Parlamento \u00e8 comunque il luogo della rappresentanza del sovrano e perch\u00e9 i tavoli di concertazione avranno pur portato al salvataggio del Paese in momenti cruciali, ma hanno dato il via ad una sconfitta epocale del mondo del lavoro. In ogni caso, oggi a prevalere sembra essere lo slogan \u201cBasta disintermediazione\u201d, insomma, per usare una orrenda espressione cara al liberismo di sinistra, che ne ha fatto sostanzialmente l\u2019unica causa della propria crisi elettorale. In secondo luogo la manifestazione ha voluto criticare il merito della politica economica del governo, soprattutto il fatto che non abbia puntato sugli investimenti pubblici e privati, unici, si argomenta, capaci di creare occupazione<a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/la-cgil-di-landini-il-ruolo-del-sindacato-e-la-politica-economica\/#_ftn2\">[2]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Personalmente sottoscriverei gran parte della riflessione che Landini ha proposto in una lunga intervista a Radio Popolare<a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/la-cgil-di-landini-il-ruolo-del-sindacato-e-la-politica-economica\/#_ftn3\">[3]<\/a>. Colpisce, tuttavia, come queste riflessioni astraggano quasi completamente dai rapporti di forza reali oggi esistenti, sia sul piano politico che su quello sociale. Sono un elenco talmente ampio di rivendicazioni da risultare impotente. Pur tra mille contraddizioni, e all\u2019interno di una coalizione dove le politiche xenofobe hanno acquistato una rilevanza intollerabile sul piano morale prim\u2019ancora che politico e sociale, i provvedimenti varati dal governo sul sistema pensionistico e sul reddito di cittadinanza sono un primo tentativo di redistribuzione della ricchezza. Che il sindacato voglia incalzare il governo lo trovo del tutto corretto. Tuttavia \u00e8 singolare che il sindacato non cerchi di inserirsi nel braccio di ferro evidentissimo tra Lega e Cinque Stelle e interno a questo stesso movimento e trovo singolare che non si rammenti che gran parte dei propri iscritti, i lavoratori del Nord, votano Lega da un bel pezzo. L\u2019atteggiamento \u00e8 come quello del PD, che ha rinunciato a fare politica con i Cinque Stelle e con il suo elettorato, regalandoli cos\u00ec alla Lega, a cui gi\u00e0 aveva regalato il mondo del lavoro; salvo poi preoccuparsi che il Paese corre un rischio autoritario. Reddito di cittadinanza e quota cento sono senz\u2019altro timidi tentativi ed hanno trovato la dura opposizione sia dell\u2019establishment liberale (tutti le voci del liberismo di sinistra, anzitutto, oltre che della destra in doppiopetto), che di quello europeo, ma arrivano dopo un ventennio di insopportabile polarizzazione sociale, alla quale il sindacato certo non si \u00e8 opposto come avrebbe dovuto e potuto. E non vedere nel \u201csovranismo\u201d se non la sua deriva xenofoba, fare finta che lo Stato e la Nazione non siano parti fondamentali della dialettica storica, significa non comprendere le ragioni fondate di un tentativo, forse disperato (come dimostra l\u2019assoluta timidezza in tema di intervento pubblico e l\u2019inadeguatezza culturale sia della Lega che dei Cinque Stelle), di resistere ai disastri sociali della globalizzazione dei mercati e alle politiche di potenza di Stati europei (Francia e Germania e USA) che di fatto rischiano di far implodere proprio l\u2019unione europea e continuano a minare gli equilibri mondiali fomentando conflitti di ogni genere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E\u2019 singolare come non ci si sia infilati nel tema strategico della gestione delle autostrade, che i Cinque Stelle hanno di fatto abbandonato nelle mani della Lega, che ha riproposto il vecchio compromesso tra imprenditorialit\u00e0 e politica tipico di Forza Italia (tipico in quanto ne \u00e8 la sua ragione d\u2019esistenza) e tipico del governo regionale del Nord<a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/la-cgil-di-landini-il-ruolo-del-sindacato-e-la-politica-economica\/#_ftn4\">[4]<\/a>. Eppure la Francia ci avverte come siano ridiventate attuali tutte quelle forme di\u00a0<em>jacquerie<\/em>\u00a0(il rincaro dei beni di prima necessit\u00e0: oggi la benzina, domani i pedaggi autostradali o il collasso dei trasporti ferroviari regionali) che la nascita del movimento operaio aveva superato. Nessun reale e profondo ripensamento, insomma, del ruolo dello Stato in economia: finch\u00e9 non si riallaccia il tema della deindustrializzazione e della politica industriale a quello del ruolo attivo dello Stato nell\u2019economia del nostro Paese \u00e8 assolutamente velleitario tentare di ricostruire una cultura economica e politica progressista. Considerare un tab\u00f9 la discussione dell\u2019euro, la preparazione di un piano b, l\u2019analisi della politica anti-italiana della Francia (che data dalla caduta di Gheddafi), la resistenza alle politiche di potenza americane (se domani si riconoscesse oltre che questo o quel governo amico, anche la Catalogna e poi il Veneto?) significa semplicemente aver perso consapevolezza delle forze reali della storia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Infine, colpisce che questa rinnovata unit\u00e0 sindacale non abbia di mira anzitutto i rapporti di forza esistenti nel mercato del lavoro. La controparte \u00e8 anzitutto il governo e non quello che un tempo si definiva padronato. Certo: sul piano culturale si tratta di un dato rilevante perch\u00e9 mostra quanto poco autonomo dal governo e in ultima analisi dallo Stato, sia il mercato del lavoro. Come gi\u00e0 osservava Antonio Gramsci (sulla scorta di una letteratura che ormai in Italia nessuno consce pi\u00f9), il liberismo ha un terribile bisogno dello Stato, che ne deve imporre a suon di normazione (maggioritaria, ch\u00e9 con il proporzionale mai si sarebbe raggiunto lo scopo) le leggi pi\u00f9 intime: anzitutto la liberalizzazione del mercato del lavoro. Ancora non si \u00e8 taciuta la retorica tipica delle frange pi\u00f9 estremiste, ma alla fine risultate vincitrici, dei liberisti di sinistra tese a dimostrare come sia \u201cl\u2019insopportabile\u201d esistenza di un mercato del lavoro protetto (dai diritti) a costituire la palla al piede dell\u2019economia italiana. Al di l\u00e0 di questa riconferma, \u00e8 per\u00f2 bene essere molto chiari: un ruolo di attiva intermediazione con il governo e con lo Stato il movimento dei lavoratori se lo deve conquistare in primo luogo con le lotte quotidiane sui posti di lavoro, contrattando salari e condizioni di lavoro. Che il decreto dignit\u00e0 dei Cinque Stelle sia timido \u00e8 indubbio; ma che non sia stata l\u2019occasione, ancora una volta, per incalzare governo e forze sociali sul piano della lotta sindacale \u00e8 altrettanto indubbio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Che il sindacato italiano abbia anche un ruolo politico \u00e8 storicamente accertato, tanto pi\u00f9 che le condizioni di lavoro sono un dato politico-sociale complessivo e non solo il risultato della contrattazione. Ma oggi \u00e8 necessario un ripensamento strategico molto attento: perch\u00e9 non vi \u00e8 pi\u00f9 alcuno schieramento politico amico e di riferimento. Non si vuole diventare partito, n\u00e9 si vogliono gettarne le premesse, perch\u00e9 il mondo del lavoro deve avere una propria autonomia. Ma allora si deve ricostruire una strategia capace di dialogare appunto con la politica. E questa capacit\u00e0 si costruisce e ricostruisce solo nei luoghi di lavoro; solo ricostruendo sul piano sindacale anzitutto l\u2019unit\u00e0 del mondo del lavoro. Solo ponendosi obiettivi concreti, realizzabili e battendosi per realizzarli. La leadership del cambiamento ora si conquista sul campo.<\/p>\n<p><strong>NOTE<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/la-cgil-di-landini-il-ruolo-del-sindacato-e-la-politica-economica\/#_ftnref1\">[1]<\/a>\u00a0Cfr. L. Michelini,\u00a0<em>La fine del liberismo di sinistra, 1998-2008<\/em>, Firenze, Il Ponte editore, 2008.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/la-cgil-di-landini-il-ruolo-del-sindacato-e-la-politica-economica\/#_ftnref2\">[2]<\/a>\u00a0Cfr. R. Realfonzo e A. Viscione\u00a0<em>Una stima degli effetti della manovra e delle alternative possibili<\/em>, \u201cEconomia e politica\u201d, 8 feb. 2019:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/2018-anno-10-n-16-sem-2\/stima-manovra-economica\/\">https:\/\/www.economiaepolitica.it\/2018-anno-10-n-16-sem-2\/stima-manovra-economica\/<\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/la-cgil-di-landini-il-ruolo-del-sindacato-e-la-politica-economica\/#_ftnref3\">[3]<\/a>\u00a0Cfr.\u00a0<a href=\"https:\/\/www.radiopopolare.it\/2019\/02\/manifestazione-sindacati-intervista-landini\/\">https:\/\/www.radiopopolare.it\/2019\/02\/manifestazione-sindacati-intervista-landini\/<\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/la-cgil-di-landini-il-ruolo-del-sindacato-e-la-politica-economica\/#_ftnref4\">[4]<\/a>\u00a0Cfr. L. Michelini,\u00a0<em>Autostrade e il fallimento del liberalismo italiano<\/em>, \u201cEconomia e politica\u201d, 14 settembre 2018:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/industria-e-mercati\/pubblico-versus-privato\/autostrade-e-il-fallimento-del-liberalismo-italiano\/\">https:\/\/www.economiaepolitica.it\/industria-e-mercati\/pubblico-versus-privato\/autostrade-e-il-fallimento-del-liberalismo-italiano\/<\/a><\/p>\n<div><\/div>\n<div>\n<div><em>in Micromega On.line (14 gennaio 2019)<\/em><\/div>\n<\/div>\n<div><\/div>\n<div><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.hyperpolis.it\/online\/la-cgil-di-landini-il-ruolo-del-sindacato-e-la-politica-economica\/\">http:\/\/www.hyperpolis.it\/online\/la-cgil-di-landini-il-ruolo-del-sindacato-e-la-politica-economica\/<\/a><\/strong><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Hyperpolis (Luca Michelini) 1. 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