{"id":49536,"date":"2019-03-08T09:00:55","date_gmt":"2019-03-08T08:00:55","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=49536"},"modified":"2019-03-07T14:02:55","modified_gmt":"2019-03-07T13:02:55","slug":"david-graeber-come-cambiare-il-corso-della-storia-umana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=49536","title":{"rendered":"David Graeber \u2013 Come cambiare il corso della storia umana"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>VOCI DALL&#8217;ESTERO (Saint Simon)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>La storia che ci siamo raccontati sulle nostre origini\u00a0perpetua l\u2019idea che la disuguaglianza sociale sia inevitabile, una conseguenza della civilt\u00e0, e tuttavia molti studi smentiscono questa tesi.\u00a0<a href=\"https:\/\/www.eurozine.com\/come-cambiare-la-storia-dellumanita\/\">David Graeber e David Wengrow\u00a0su Eurozine<\/a>\u00a0si chiedono perch\u00e9 il mito della \u201crivoluzione agricola\u201d sia cos\u00ec persistente e sostengono che ci sia molto di pi\u00f9 da imparare dai nostri antenati, che siano esistite in passato societ\u00e0 sorprendentemente egualitarie, e che dunque un\u2019alternativa \u00e8 possibile.<\/em><\/p>\n<p><em>di David Graeber e David Wengrow, 2 marzo 2018<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per spiegare le origini della disuguaglianza sociale, da secoli ci raccontiamo una storia piuttosto semplice. Per la maggior parte della loro esistenza, gli esseri umani hanno vissuto in minuscoli gruppi ugualitari di cacciatori-raccoglitori. Poi \u00e8 arrivata l\u2019agricoltura, che ha portato con s\u00e9 la propriet\u00e0 privata, e sono apparse le citt\u00e0. Questo ha determinato la nascita della ci\u00advilt\u00e0 propriamente detta. La civilt\u00e0 ha signi\u00adficato molte cose brutte (guerre, tasse, bu\u00adrocrazia, patriarcato, schiavit\u00f9), ma ha an\u00adche reso possibile la letteratura scritta, la scienza, la filosofia e tante altre grandi con\u00adquiste umane.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quasi tutti conoscono questa storia nel\u00adle linee generali. Almeno dai tempi di Jean-Jacques Rousseau, riassume le nostre idee sul disegno generale e la direzione della storia dell\u2019umanit\u00e0. Ed \u00e8 un fatto importan\u00adte, perch\u00e9 questa narrazione definisce an\u00adche il nostro senso della possibilit\u00e0 politica. Molti considerano la civilt\u00e0, e quindi la di\u00adsuguaglianza, una tragica necessit\u00e0. Alcuni sognano di tornare a un passato utopico, di trovare un equivalente industriale del \u201cco\u00admunismo primitivo\u201d o addirittura, in casi estremi, di distruggere tutto e ricominciare a essere cacciatori e raccoglitori. Ma nessu\u00adno mette in discussione la struttura di base della storia. Eppure c\u2019\u00e8 un problema di fon\u00addo in questa narrazione: non \u00e8 vera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019archeologia, l\u2019antropologia e le disci\u00adpline affini offrono prove schiaccianti che cominciano a delineare un quadro piuttosto chiaro degli ultimi quarantamila anni della storia umana, e questo quadro non somiglia affatto alla narrazione convenzionale. In realt\u00e0 la nostra specie non ha passato gran parte della sua storia in minuscoli gruppi; l\u2019agricoltura non ha segnato una svolta irre\u00adversibile nell\u2019evoluzione sociale; le prime citt\u00e0 spesso furono profondamente uguali\u00adtarie. Anche se i ricercatori sono gradual\u00admente arrivati a un consenso generale su questi temi, gli autori che riflettono sui \u201cgrandi problemi\u201d della storia umana \u2013 Ja\u00adred Diamond, Francis Fukuyama, Ian Mor\u00adris e altri \u2013 continuano a prendere come punto di partenza l\u2019interrogativo di Rousseau (\u201cQual \u00e8 l\u2019origine della disuguaglianza sociale?\u201d) e danno per scontato che la gran\u00adde storia cominci con una sorta di perdita dell\u2019innocenza primordiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Gi\u00e0 solo inquadrare la questione in que\u00adsti termini significa partire da una serie di presupposti: che esiste una cosa che si chia\u00adma disuguaglianza, che la disuguaglianza \u00e8 un problema e che c\u2019\u00e8 stato un tempo in cui la disuguaglianza non esisteva. Con la crisi finanziaria del 2008 e gli sconvolgimenti che ne sono seguiti, il \u201cproblema della disu\u00adguaglianza sociale\u201d \u00e8 diventato centrale nel dibattito pubblico. Negli ambienti politici e intellettuali sembra dominare la convinzio\u00adne che i livelli di disuguaglianza sociale sia\u00adno aumentati a dismisura sfuggendo a ogni controllo e che da questo, in un modo o nell\u2019altro, dipendano quasi tutti i problemi del mondo. Oggi denunciare questa realt\u00e0 \u00e8 considerato una sfida alle strutture di po\u00adtere globale, ma pensate a come questi pro\u00adblemi sarebbero stati discussi una genera\u00adzione fa. A differenza di termini come \u201cca\u00adpitale\u201d o \u201cpotere di classe\u201d, la parola \u201cdisu\u00adguaglianza\u201d sembra fatta apposta per con\u00addurre a mezze misure e compromessi. Si pu\u00f2 immaginare di rovesciare il capitalismo o di abbattere il potere dello stato, ma \u00e8 molto difficile immaginare di cancellare la \u201cdisuguaglianza\u201d. Di fatto, non \u00e8 neppure chiaro cosa significhi, perch\u00e9 le persone non sono tutte uguali e nessuno vorrebbe davvero che lo fossero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201cDisuguaglianza\u201d \u00e8 un modo di inqua\u00addrare i problemi sociali adatto ai tecnocra\u00adti riformisti, i quali partono dal presuppo\u00adsto che qualunque reale trasformazione sociale \u00e8 esclusa dal dibattito politico da molto tempo. Consente di armeggiare con i numeri, ragionare sui coefficienti di Gini, ricalibrare i regimi fiscali e lo stato sociale, consente perfino di spaventare l\u2019opinione pubblica con cifre che dimostrano quanto \u00e8 peggiorata la situazione (\u201cCi pensate? Lo 0,1 per cento della popolazione mondiale controlla pi\u00f9 del 50 per cento della ricchez\u00adza!\u201d), e tutto ci\u00f2 senza affrontare nessuno degli aspetti che la gente critica realmente di questi ordinamenti sociali cos\u00ec \u201cdisu\u00adguali\u201d: per esempio il fatto che alcuni rie\u00adscono a trasformare la loro ricchezza in potere, mentre altre persone si sentono di\u00adre che le loro esigenze non sono importan\u00adti e la loro vita non ha un valore in s\u00e9. Tutto questo sarebbe solo l\u2019effetto inevitabile della disuguaglianza, e la disuguaglianza sarebbe la conseguenza ineludibile del vi\u00advere in qualunque societ\u00e0 grande, com\u00adplessa, urbana e tecnologicamente sofisticata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le scienze sociali dominanti oggi sem\u00adbrano voler rafforzare questo senso d\u2019im\u00adpotenza. Quasi ogni mese ci troviamo da\u00advanti a pubblicazioni che cercano di proiet\u00adtare sull\u2019et\u00e0 della pietra l\u2019attuale ossessio\u00adne per la distribuzione della propriet\u00e0, e ci spingono a una falsa ricerca di \u201csociet\u00e0 ugualitarie\u201d definite in termini che ne ren\u00addono impossibile l\u2019esistenza al di fuori di qualche minuscolo gruppo di cacciatori-raccoglitori (e forse neanche in quelli).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019opinione comune sul corso generale della storia umana si pu\u00f2 riassumere pi\u00f9 o meno cos\u00ec: circa duecentomila anni fa, alla comparsa dell\u2019Homo sapiens\u00a0anatomica\u00admente moderno, la nostra specie viveva in gruppi piccoli e mobili che comprendeva\u00adno tra i venti e i quaranta individui. Cerca\u00advano i territori migliori per cacciare e pro\u00adcurarsi da mangiare, seguendo i branchi, raccogliendo noci e bacche. Quando le ri\u00adsorse cominciavano a scarseggiare o emer\u00adgevano tensioni sociali, reagivano spo\u00adstandosi altrove. Per questi primi esseri umani \u2013 potremmo parlare di infanzia dell\u2019umanit\u00e0 \u2013 la vita era piena di pericoli, ma anche di possibilit\u00e0. C\u2019erano pochi beni materiali, ma il mondo era un posto incon\u00adtaminato e invitante. La maggior parte di loro lavorava solo poche ore al giorno, e le dimensioni ridotte dei gruppi sociali per\u00admettevano di mantenere un disinvolto ca\u00admeratismo, senza strutture formali di do\u00adminio. Nel settecento Rousseau lo defin\u00ec \u201cstato di natura\u201d, ma oggi si presume che sia durato per la maggior parte della nostra storia. Si presume anche che quella fu l\u2019unica era in cui gli umani riuscirono a vi\u00advere in autentiche societ\u00e0 di uguali, senza classi, caste, capi ereditari o governi cen\u00adtralizzati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Purtroppo questo idillio era destinato a finire. La versione convenzionale della sto\u00adria mondiale colloca questo momento in\u00adtorno a diecimila anni fa, al termine dell\u2019ul\u00adtima era glaciale. A quel punto, i nostri immaginari attori umani erano sparsi in tutti i continenti, e cominciarono a coltiva\u00adre la terra e ad allevare il bestiame. Quali che fossero le ragioni a livello locale (l\u2019ar\u00adgomento \u00e8 oggetto di discussione), gli ef\u00adfetti furono epocali, e sostanzialmente identici dappertutto. L\u2019attaccamento al territorio e la propriet\u00e0 privata dei beni ac\u00adquistarono un\u2019importanza prima scono\u00adsciuta, e cominciarono scontri sporadici e guerre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019agricoltura garantiva un\u2019eccedenza di cibo, che permise ad alcuni di accumulare ricchezza e potere al di l\u00e0 del ristretto grup\u00adpo familiare. Altri usarono l\u2019affrancamento dalla ricerca di cibo per sviluppare nuove abilit\u00e0, come costruire armi, utensili, vei\u00adcoli e fortificazioni o per dedicarsi alla po\u00adlitica e alla religione organizzata. Di conse\u00adguenza, questi \u201cagricoltori del neolitico\u201d ebbero presto la meglio sui loro vicini cac\u00adciatori-raccoglitori e cominciarono a eli\u00adminarli o assorbirli in un nuovo stile di vita, superiore ma meno ugualitario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A complicare ulteriormente le cose, cos\u00ec continua la storia, l\u2019agricoltura provo\u00adc\u00f2 un aumento globale della popolazione. Man mano che si univano in concentrazio\u00adni sempre pi\u00f9 grandi, i nostri progenitori fecero un altro passo irreversibile verso la disuguaglianza e circa seimila anni fa com\u00adparvero le citt\u00e0: a quel punto il nostro desti\u00adno fu segnato. Con le citt\u00e0 arriv\u00f2 l\u2019esigenza di un governo centrale. Nuove classi di bu\u00adrocrati, sacerdoti e politici-guerrieri assun\u00adsero cariche permanenti per mantenere l\u2019ordine e garantire i servizi pubblici e la regolarit\u00e0 degli approvvigionamenti. Le donne, che un tempo avevano un ruolo preminente negli affari umani, furono iso\u00adlate o imprigionate negli harem. I prigio\u00adnieri di guerra diventarono schiavi. Arriv\u00f2 la vera e propria disuguaglianza, e non ci fu modo di liberarsene.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Eppure, ci assicurano sempre i narrato\u00adri, la nascita della civilt\u00e0 urbana ebbe an\u00adche aspetti positivi. Fu inventata la scrittu\u00adra, in un primo momento per tenere la contabilit\u00e0 dello stato, che consent\u00ec pro\u00adgressi straordinari nella scienza, nella tec\u00adnologia e nelle arti. A prezzo dell\u2019innocen\u00adza siamo diventati moderni, e ora possia\u00admo solo guardare con compassione e invi\u00addia a quelle poche societ\u00e0 \u201ctradizionali\u201d o \u201cprimitive\u201d che in qualche modo hanno perso il treno.<\/p>\n<h2 class=\"western\" style=\"text-align: justify\"><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Dalle bande agli imperi<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questa \u00e8 la storia che, come abbiamo detto, costituisce la base di tutto il dibattito con\u00adtemporaneo sulla disuguaglianza. Se un esperto di relazioni internazionali o uno psicologo vogliono riflettere su questi temi, probabilmente daranno per scontato che per gran parte della loro storia gli esseri umani hanno vissuto in piccoli gruppi ugua\u00adlitari o che la nascita delle citt\u00e0 ha determi\u00adnato la nascita dello stato. Lo stesso vale per i libri pi\u00f9 recenti che guardano alla preisto\u00adria per trarre conclusioni politiche attinenti alla realt\u00e0 contemporanea. Prendiamo\u00a0<em>The origins of political order\u00a0<\/em>(2011) del politolo\u00adgo Francis Fukuyama:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201c<em>Nelle sue prime fa\u00adsi, l\u2019organizzazione politica umana \u00e8 simile alla societ\u00e0 in bande che si pu\u00f2 osservare nei primati superiori come gli scimpanz\u00e9. Pu\u00f2 essere considerata come una forma quasi automatica di organizzazione sociale. Rousseau ha sottolineato che l\u2019origine della disuguaglianza politica va ricercata nello sviluppo dell\u2019agricoltura, e ha in larga misu\u00adra ragione.\u201d<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il biologo Jared Diamond, nel suo saggio<em>\u00a0Il mondo fino a ieri\u00a0<\/em>(Einaudi 2012), suggeri\u00adsce che queste bande (in cui ritiene che gli esseri umani abbiano vissuto \u201cfino ad appe\u00adna undicimila anni fa\u201d) comprendevano solo \u201cpoche decine di individui\u201d, per lo pi\u00f9 biologicamente imparentati, e conclude che solo in questi gruppi primordiali la spe\u00adcie umana ha raggiunto un grado significa\u00adtivo di uguaglianza sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per Diamond e Fukuyama, come per Rousseau qualche secolo prima, a mettere fine a quell\u2019uguaglianza \u2013 ovunque e per sempre \u2013 furono l\u2019invenzione dell\u2019agricoltu\u00adra e il conseguente aumento della popola\u00adzione. L\u2019agricoltura provoc\u00f2 una transizio\u00adne dalle \u201cbande\u201d alle \u201ctrib\u00f9\u201d. Le eccedenze alimentari consentirono la crescita della popolazione, portando alcune \u201ctrib\u00f9\u201d a svi\u00adlupparsi in societ\u00e0 gerarchiche governate da un capotrib\u00f9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ben presto i capitrib\u00f9 si proclamarono re e perfino imperatori. Resistere non aveva senso. Una volta adottate forme di organiz\u00adzazione grandi e complesse le conseguenze erano inevitabili. E quando i capi comincia\u00adrono a comportarsi male \u2013 appropriandosi delle eccedenze di cibo per favorire parenti e lacch\u00e8, rendendo la loro posizione perma\u00adnente ed ereditaria, collezionando crani come trofei e harem di schiave o strappan\u00addo il cuore dei rivali con coltelli di ossidiana \u2013 era troppo tardi per tornare indietro. \u201c<em>Le popolazioni numerose<\/em>\u201d, sostiene Diamond, \u201c<em>non possono funzionare senza capi che prendono le decisioni, esecutori che le at\u00adtuano e burocrati che amministrano le deci\u00adsioni e le leggi<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Anche gli antropologi e gli archeologi, quando cercano di dare un quadro comples\u00adsivo, finiscono molto spesso per ripetere la versione di Rousseau, con qualche piccola variazione. In\u00a0<em>The creation of inequality<\/em>\u00a0(2012), Kent Flannery e Joyce Marcus im\u00adpiegano circa cinquecento pagine di studi etnografici e archeologici per cercare di ri\u00adsolvere il mistero. L\u2019aspetto curioso del libro di Flannery e Marcus \u00e8 che tutti gli aspetti davvero cruciali della loro ricostruzione delle \u201corigini della disuguaglianza\u201d si basa\u00adno su osservazioni relativamente recenti di raccoglitori, allevatori e coltivatori su pic\u00adcola scala, come gli\u00a0<em>hadza<\/em>\u00a0della\u00a0<em>Rift valley<\/em>\u00a0in Africa orientale o i\u00a0<em>nambikwara<\/em>\u00a0della fo\u00adresta pluviale amazzonica. Le descrizioni di queste \u201csociet\u00e0 tradizionali\u201d sono trattate come se fossero finestre sull\u2019era del paleoli\u00adtico o del neolitico. Il problema \u00e8 che non \u00e8 affatto cos\u00ec. Gli\u00a0<em>hadza<\/em>\u00a0e i\u00a0<em>nambikwara<\/em>\u00a0non sono fossili viventi. Sono in contatto da mil\u00adlenni con stati agrari e imperi, razziatori e mercanti, e le loro istituzioni sociali si sono formate in seguito ai tentativi di trattare con loro o di evitarli. Solo l\u2019archeologia pu\u00f2 dirci se hanno qualcosa in comune con le societ\u00e0 preistoriche. Anche se Flannery e Marcus offrono molti spunti interessanti su come potrebbero nascere le disuguaglianze nelle societ\u00e0 umane, non ci danno molte ragioni per credere che le cose siano andate realmente cos\u00ec.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Il paradosso di Rousseau<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La cosa veramente bizzarra di tutte queste evocazioni dello stato di natura di Rousseau e della perdita dell\u2019innocenza \u00e8 che lo stes\u00adso Rousseau non ha mai sostenuto che lo stato di natura fosse esistito davvero. Era solo un esercizio teorico. Nel suo\u00a0<em>Discorso sull\u2019origine e i fondamenti dell\u2019ineguaglianza tra gli uomini\u00a0<\/em>del 1754, su cui si basa gran parte della storia che ci siamo raccontati, Rousseau scrive:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>\u201cLe ricerche che possiamo fare in questa occasione non vanno prese per verit\u00e0 storiche, ma solo come ragiona\u00admenti ipotetici e condizionali, pi\u00f9 adatte a chiarire la natura delle cose che a svelarne la vera origine.\u201d<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Lo stato di natura di Rousseau non \u00e8 mai stato concepito come una fase dello svilup\u00adpo. Era piuttosto un racconto allegorico.\u00a0Come ha sottolineato la politologa Judith Shklar, in realt\u00e0 Rousseau stava cercando di approfondire quello che considerava il pa\u00adradosso fondamentale della politica uma\u00adna, e cio\u00e8 che la nostra innata ricerca della libert\u00e0 in qualche modo ci porta ogni volta a una \u201cspontanea marcia verso la disugua\u00adglianza\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dobbiamo concludere che i rivoluziona\u00adri non si sono dimostrati molto ricchi d\u2019im\u00admaginazione, soprattutto quando si tratta di collegare passato, presente e futuro. Tut\u00adti continuano a raccontare la stessa storia. Probabilmente non \u00e8 un caso se oggi, agli albori del nuovo millennio, i movimenti ri\u00advoluzionari pi\u00f9 vitali e creativi, come gli zapatisti del Chiapas e i curdi del Rojava, sono quelli che si radicano in un passato profondamente tradizionale. Invece di im\u00admaginare una qualche utopia primordiale, possono ispirarsi a una narrazione pi\u00f9 com\u00adplessa. Di fatto sembra esserci una consa\u00adpevolezza sempre maggiore, negli ambien\u00adti rivoluzionari, che la libert\u00e0, la tradizione e l\u2019immaginazione sono state e saranno sempre intrecciate in modi che non com\u00adprendiamo fino in fondo. \u00c8 arrivato il mo\u00admento che anche tutti gli altri si aggiornino e comincino a considerare una versione non biblica della storia umana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quindi cosa ci hanno insegnato davvero le ricerche archeologiche e antropologiche condotte dopo Rousseau? Per prima cosa, che probabilmente interrogarsi sulle \u201corigi\u00adni della disuguaglianza sociale\u201d \u00e8 un punto di partenza sbagliato. La verit\u00e0 \u00e8 che non abbiamo idea di come fosse la vita sociale umana prima dell\u2019inizio di quello che chia\u00admiamo paleolitico superiore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le pi\u00f9 antiche prove concrete sull\u2019orga\u00adnizzazione sociale umana nel paleolitico vengono soprattutto dall\u2019Europa, dove la nostra specie visse a fianco dell\u2019Homo nean\u00adderthalensis\u00a0fino all\u2019estinzione di quest\u2019ulti\u00admo circa quarantamila anni fa. A quell\u2019epo\u00adca, e per tutto l\u2019ultimo massimo glaciale, le zone abitabili dell\u2019Europa somigliavano pi\u00f9 al parco del Serengeti in Tanzania che a un qualunque habitat europeo di oggi. A sud delle calotte glaciali, fra la tundra e le spon\u00adde del Mediterraneo, si stendevano vallate popolate da animali selvatici e steppe attra\u00adversate da mandrie di cervi, bisonti e mam\u00admut. Gli studiosi della preistoria ribadisco\u00adno da decenni \u2013 a quanto sembra con scarsi risultati \u2013 che gli abitanti di questi ambienti non avevano niente in comune con quelle bande ugualitarie e semplici di cacciatori-raccoglitori che immaginiamo come nostri lontani progenitori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tanto per cominciare c\u2019\u00e8 l\u2019esistenza in\u00addiscussa di ricche sepolture, che risalgono fino al culmine dell\u2019era glaciale. Nel perma\u00adfrost sotto l\u2019insediamento paleolitico di\u00a0<em>Sunghir<\/em>, a est di Mosca, \u00e8 stata trovata la tomba di un uomo di mezza et\u00e0 sepolto \u2013 come osserva Felipe Fern\u00e1ndes-Armesto nella sua\u00a0recensione\u00a0di\u00a0<em>The creation of ine\u00adquality<\/em>\u00a0sul\u00a0<em>Wall Street Journal<\/em>\u00a0\u2013 con \u201c<em>stupe\u00adfacenti segni di prestigio sociale: braccia\u00adletti d\u2019avorio, un diadema di denti di volpe e quasi tremila perle d\u2019avorio laboriosamente scolpite e levigate<\/em>\u201d. A pochi metri di distan\u00adza, in una tomba identica, \u201c<em>giacevano due bambini di 10 e 13 anni, adorni di doni fune\u00adrari dello stesso tipo, comprese circa cin\u00adquemila perle e una lancia d\u2019avorio<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sepolture altrettanto ricche sono state scoperte nelle grotte e negli insediamenti del paleolitico superiore in gran parte dell\u2019Eurasia occidentale. Per esempio, la\u00a0<em>\u201c<\/em>signora di<em>\u00a0Saint-Germain-de-la-Rivi\u00e8re<\/em>\u201d, risalente a 16mila anni fa, che indossava ornamenti realizzati con i denti di giovani cervi cacciati a trecento chilometri di di\u00adstanza, nel paese basco spagnolo, e le sepol\u00adture della costa ligure, come quella del \u201cgio\u00advane principe\u201d, che nel suo corredo funera\u00adrio ha una lunga lama di selce, bastoni di corna di alce e un elaborato copricapo di conchiglie traforate e denti di cervo. Questi ritrovamenti pongono sfide interpretative stimolanti. Ha ragione Fern\u00e1ndez-Armesto nel sostenere che sono le prove di un \u201cpote\u00adre ereditato\u201d? Qual era lo status di questi individui?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non meno misteriose sono le sporadi\u00adche ma affascinanti tracce di architettura monumentale che risalgono all\u2019ultimo massimo glaciale. Il pleistocene non ha nul\u00adla di paragonabile per dimensioni alle pira\u00admidi di Giza o al Colosseo. Per\u00f2 ha costru\u00adzioni che, per gli standard dell\u2019epoca, pote\u00advano essere considerate solo opere pubbli\u00adche, perch\u00e9 implicano una progettazione sofisticata e un impressionante coordina\u00admento della manodopera. Tra queste ci so\u00adno le straordinarie \u201ccase dei mammut\u201d, costituite da una struttura di zanne rivestita di pelli, di cui si possono trovare esempi da\u00adtabili intorno a 15mila anni fa nella fascia tra Cracovia e Kiev.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ancora pi\u00f9 stupefacenti sono i templi di pietra di\u00a0<em>G\u00f6bekli Tepe<\/em>, rinvenuti pi\u00f9 di vent\u2019anni fa alla frontiera tra Siria e Turchia e tuttora al centro di un vivace dibattito scientifico. Databili intorno a 11mila anni fa, proprio alla fine dell\u2019ultima era glaciale, comprendono almeno venti recinti megali\u00adtici. Ognuno era formato da pilastri di cal\u00adcare alti pi\u00f9 di cinque metri e pesanti fino a una tonnellata. Quasi ogni megalite di G\u00f6\u00adbekli Tepe \u00e8 un\u2019impressionante opera d\u2019ar\u00adte, ornata da bassorilievi di animali feroci con i genitali maschili orgogliosamente in mostra. Uccelli rapaci si alternano a imma\u00adgini di teste umane mozzate. Le incisioni danno prova di capacit\u00e0 scultoree che erano state certamente affinate sul pi\u00f9 malleabile legno. Malgrado le loro dimensioni, ciascu\u00adna di queste enormi strutture ebbe una vita relativamente breve, che si concluse con un grande banchetto e l\u2019interramento delle sue mura: gerarchie innalzate per essere subito abbattute. I protagonisti di questo spettacolo di costruzione e distruzione era\u00adno, per quanto ci \u00e8 dato sapere, cacciatori-raccoglitori che vivevano dei frutti della natura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-17248\" src=\"http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/Eurozine-Graeber.jpg\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"427\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>G\u00f6bekli Tepe. Fonte:\u00a0Flickr<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Cosa dovremmo dedurne allora? Alcuni studiosi suggeriscono di abbandonare completamente l\u2019idea di un\u2019et\u00e0 dell\u2019oro ugualitaria e concludere che l\u2019interesse egoistico e l\u2019accumulazione del potere so\u00adno le forze che da sempre sottendono lo sviluppo sociale umano. Ma neanche que\u00adsto funziona davvero. I segni di disugua\u00adglianza strutturale nelle societ\u00e0 dell\u2019era glaciale sono solo sporadici. Le sepolture appaiono a secoli e spesso a centinaia di chilometri di distanza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Regni stagionali<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Anche se questo fosse dovuto alla fram\u00admentariet\u00e0 delle prove, dobbiamo chieder\u00adci perch\u00e9 le prove sono cos\u00ec frammentarie: se questi \u201cprincipi\u201d dell\u2019era glaciale si fos\u00adsero comportati come i principi dell\u2019et\u00e0 del bronzo, troveremmo anche fortificazioni, magazzini, palazzi e tutti i segni degli stati emergenti. Invece, per decine di millenni vediamo monumenti e sepolture magnifi\u00adche, ma poco altro che indichi la comparsa di societ\u00e0 gerarchiche. Poi ci sono elemen\u00adti ancora pi\u00f9 strani, come il fatto che la maggioranza delle sepolture \u201cprincipe\u00adsche\u201d contiene individui con impressio\u00adnanti anomalie fisiche che oggi sarebbero considerati giganti, gobbi o nani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un\u2019analisi pi\u00f9 ampia dei reperti arche\u00adologici suggerisce una risposta che riguar\u00adda i ritmi stagionali della vita sociale prei\u00adstorica. Gran parte dei siti paleolitici citati fin qui sono associati a segni di aggregazio\u00adni annuali o biennali, legate alle migrazio\u00adni degli animali \u2013 che si tratti di mammut, bisonti della steppa, renne o (nel caso di\u00a0<em>G\u00f6bekli Tepe<\/em>) gazzelle \u2013 o alle migrazioni cicliche dei pesci e ai raccolti di noci.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In periodi meno favorevoli dell\u2019anno, almeno alcuni dei nostri antenati dell\u2019era glaciale sicuramente vivevano e si procu\u00adravano da mangiare in piccoli gruppi. Ma ci sono prove schiaccianti che in altri mo\u00admenti si riunivano in massa in micro-citt\u00e0 come quelle trovate a Dolni V\u0115stonice, nel\u00adla Repubblica Ceca, per approfittare della sovrabbondanza di risorse naturali, impe\u00adgnarsi in complessi rituali e imprese arti\u00adstiche e scambiare minerali, conchiglie e pelli di animali, coprendo distanze impres\u00adsionanti. Gli equivalenti di questi siti di aggregazione stagionale in Europa occi\u00addentale sarebbero i grandi rifugi rupestri del\u00a0<em>P\u00e9rigord<\/em>\u00a0francese e della costa canta\u00adbrica, con i loro famosi dipinti e le celebri incisioni, che facevano anch\u2019essi parte di un ciclo annuale di aggregazione e disper\u00adsione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questi modelli stagionali di vita sociale sopravvissero a lungo dopo l\u2019\u201cinvenzione dell\u2019agricoltura\u201d, che in teoria avrebbe do\u00advuto cambiare tutto. Nuove prove dimo\u00adstrano che questo genere di ciclicit\u00e0 potreb\u00adbe essere la chiave per comprendere i famo\u00adsi monumenti neolitici della piana di\u00a0<em>Sa\u00adlisbury<\/em>.\u00a0<em>Stonehenge<\/em>\u00a0sarebbe solo l\u2019ultima di una lunghissima sequenza di strutture ri\u00adtuali in legno o in pietra che venivano erette quando la gente arrivava nella pianura dagli angoli pi\u00f9 remoti delle isole britanniche in certi periodi dell\u2019anno. Gli scavi hanno di\u00admostrato che molte di queste strutture \u2013 ora interpretate plausibilmente come monu\u00admenti ai progenitori di potenti dinastie del neolitico \u2013 furono smantellate poche gene\u00adrazioni dopo la loro costruzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La cosa impressionante \u00e8 che questa abitudine di erigere e smantellare monu\u00admenti grandiosi coincide con un periodo in cui i popoli del Regno Unito, che avevano importato l\u2019economia agricola del neoliti\u00adco dall\u2019Europa continentale, sembravano aver abbandonato un aspetto essenziale, interrompendo la coltivazione dei cereali e tornando \u2013 intorno al 3300 aC \u2013 alla raccol\u00adta di nocciole come risorsa alimentare di base. I costruttori di\u00a0<em>Stonehenge<\/em>\u00a0continua\u00advano ad allevare bovini e probabilmente non erano n\u00e9 agricoltori n\u00e9 cacciatori-rac\u00adcoglitori, ma una via di mezzo. E se nella stagione festiva, quando si radunavano in massa, s\u2019instaurava qualcosa di simile a una corte reale, questa non poteva che dis\u00adsolversi per buona parte dell\u2019anno, quando le stesse persone tornavano a sparpagliarsi in tutta l\u2019isola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Perch\u00e9 queste variazioni stagionali so\u00adno importanti? Perch\u00e9 rivelano che fin dall\u2019inizio gli esseri umani hanno consape\u00advolmente sperimentato diverse possibilit\u00e0 sociali. Secondo gli antropologi le societ\u00e0 di questo tipo erano caratterizzate da una \u201cdoppia morfologia\u201d. All\u2019inizio del nove\u00adcento Marcel Mauss osserv\u00f2 che gli\u00a0<em>inuit<\/em>\u00a0dell\u2019Artico \u201ce analogamente molte altre societ\u00e0 hanno due strutture sociali, una d\u2019estate e l\u2019altra d\u2019inverno, e due sistemi di legge e di religione paralleli\u201d. Nei mesi estivi gli\u00a0<em>inuit<\/em>\u00a0si disperdevano in piccole bande patriarcali, ciascuna sotto l\u2019autorit\u00e0 di un unico maschio anziano, alla ricerca di pesci d\u2019acqua dolce, carib\u00f9 e renne. La pro\u00adpriet\u00e0 privata era chiaramente contrasse\u00adgnata e i patriarchi esercitavano un potere coercitivo, a volte addirittura tirannico, sui loro familiari. Ma nei lunghi mesi inverna\u00adli, quando foche e trichechi affollavano il litorale artico, subentrava un\u2019altra struttu\u00adra sociale e gli<em>\u00a0inuit<\/em>\u00a0si riunivano per costru\u00adire grandi case comuni di legno, ossa di balena e pietra. In queste case regnavano i princ\u00ecpi dell\u2019uguaglianza, dell\u2019altruismo e della vita collettiva; la ricchezza veniva condivisa; mariti e mogli si scambiavano i partner sotto l\u2019egida della dea Sedna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ancora pi\u00f9 sorprendenti, in termini di capovolgimenti politici, erano le pratiche stagionali delle confederazioni tribali dell\u2019ottocento nelle grandi pianure ameri\u00adcane: agricoltori occasionali o ex agricoltori che avevano adottato una vita nomade de\u00addita alla caccia. Alla fine dell\u2019estate, piccole bande di\u00a0<em>cheyenn<\/em>e e\u00a0<em>lakota<\/em>\u00a0si riunivano in grandi insediamenti per prepararsi alla cac\u00adcia al bisonte. In questo importantissimo periodo dell\u2019anno creavano una forza di po\u00adlizia che aveva poteri coercitivi assoluti, compreso il diritto di imprigionare, frustare o multare qualunque trasgressore ostaco\u00adlasse i preparativi. Eppure, come ha osser\u00advato l\u2019antropologo Robert Lowie, questo \u201cindubbio autoritarismo\u201d era temporaneo, e cedeva il posto a forme di organizzazione pi\u00f9 \u201canarchiche\u201d una volta conclusa la sta\u00adgione della caccia e i rituali collettivi che la seguivano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Avanti e indietro<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">I reperti archeologici suggeriscono che ne\u00adgli ambienti molto stagionali dell\u2019ultima era glaciale i nostri progenitori si comporta\u00advano in modi assai simili: alternando ordi\u00adnamenti sociali molto diversi, consentendo la comparsa di strutture autoritarie in certi periodi dell\u2019anno a condizione che non po\u00adtessero durare, e con l\u2019intesa che nessun particolare ordine sociale era mai fisso o immutabile. All\u2019interno della stessa popo\u00adlazione si poteva vivere in quella che a volte sembra una banda, altre volte una trib\u00f9 e altre volte ancora una societ\u00e0 con molte delle caratteristiche che oggi attribuiamo agli stati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questa flessibilit\u00e0 istituzionale offre la possibilit\u00e0 di uscire dai confini di una certa struttura sociale e riflettere, di fare e disfare i mondi politici in cui si vive. Se non altro, questo spiega i \u201cprincipi\u201d e le \u201cprincipesse\u201d dell\u2019ultima era glaciale, che sembrano i per\u00adsonaggi di una fiaba o di un dramma in co\u00adstume. Forse lo erano, quasi letteralmente. Se mai hanno regnato, forse \u00e8 stato \u2013 come per i re e le regine di\u00a0<em>Stonehenge<\/em>\u00a0\u2013 per una sola stagione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Gli autori moderni tendono a usare la preistoria per riflettere su problemi filosofi\u00adci: gli esseri umani sono sostanzialmente buoni o cattivi, collaborativi o competitivi, ugualitari o gerarchici? Quindi tendono a scrivere come se per il 95 per cento della storia della nostra specie le societ\u00e0 siano state in larga misura sempre uguali. Ma quarantamila anni sono un periodo lungo, lunghissimo. Sembra altamente probabile, e le prove lo confermano, che quegli stessi pionieri umani che colonizzarono gran par\u00adte del pianeta abbiano anche sperimentato un\u2019enorme variet\u00e0 di ordinamenti sociali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Come spesso ha sottolineato Claude L\u00e9vi-Strauss, i primi\u00a0Homo sapiens\u00a0non era\u00adno uguali agli umani moderni solo fisica\u00admente, ma anche a livello intellettuale. Molto probabilmente erano pi\u00f9 consape\u00advoli del potenziale della societ\u00e0 di quanto generalmente lo siamo oggi, visto che ogni anno passavano da una forma di organiz\u00adzazione all\u2019altra. Invece di oziare in un\u2019in\u00adnocenza primordiale finch\u00e9 il genio della disuguaglianza \u00e8 riuscito in qualche modo a liberarsi, i nostri antenati preistorici sem\u00adbrano essere riusciti ad aprire e chiudere regolarmente la bottiglia, confinando la disuguaglianza nei drammi in costume ri\u00adtuali, costruendo divinit\u00e0 e regni come co\u00adstruivano i loro monumenti per poi sman\u00adtellarli allegramente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se \u00e8 cos\u00ec allora non dovremmo chieder\u00adci quali sono le origini delle disuguaglianze sociali, ma perch\u00e9 \u2013 dato che abbiamo pas\u00adsato una parte cos\u00ec grande della nostra sto\u00adria facendo avanti e indietro fra sistemi politici diversi \u2013 a un certo punto siamo ri\u00admasti bloccati. Tutto questo \u00e8 molto di\u00adstante dalla nozione che le societ\u00e0 preisto\u00adriche siano scivolate ciecamente verso le catene istituzionali che le hanno legate. E anche dalle cupe profezie di Fukuyama, Diamond e altri, secondo cui ogni forma di organizzazione sociale complessa com\u00adporta necessariamente che piccole \u00e9lite prendano il controllo delle risorse chiave e comincino a calpestare tutti gli altri. La maggior parte delle scienze sociali le con\u00adsidera verit\u00e0 autoevidenti, ma sono infon\u00addate. Quindi potremmo chiederci quali altre verit\u00e0 acclarate dovrebbero essere gettate nella pattumiera della storia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019idea che l\u2019agricoltura abbia segnato una grande transizione nelle societ\u00e0 uma\u00adne non \u00e8 pi\u00f9 sostenuta da prove concrete. Nelle parti del mondo dove animali e pian\u00adte furono addomesticati per la prima volta, non c\u2019\u00e8 stato un passaggio repentino e rico\u00adnoscibile dal cacciatore-raccoglitore del paleolitico all\u2019agricoltore del neolitico. La \u201ctransizione\u201d da un\u2019esistenza basata sulle risorse spontanee a una basata sulla pro\u00adduzione del cibo di regola ha richiesto qualcosa come tremila anni. Anche se l\u2019agricoltura consentiva la possibilit\u00e0 di una pi\u00f9 disuguale concentrazione di ric\u00adchezza, nella maggioranza dei casi questo cominci\u00f2 a succedere millenni dopo la sua comparsa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel frattempo, gli umani che vivevano in zone lontanissime come l\u2019Amazzonia e la mezzaluna fertile in Medio Oriente faceva\u00adno esperimenti con l\u2019agricoltura, \u201cgiocava\u00adno agli agricoltori\u201d, in un certo senso, cam\u00adbiando ogni anno i modi di produzione proprio come alternavano le loro strutture sociali. Inoltre, la \u201cdiffusione dell\u2019agricoltu\u00adra\u201d in aree secondarie come l\u2019Europa \u2013 spes\u00adso descritta in termini trionfalistici come l\u2019inevitabile declino della caccia e della rac\u00adcolta \u2013 in realt\u00e0 \u00e8 stata un processo estrema\u00admente delicato che a volte \u00e8 fallito, portan\u00addo a un crollo demografico tra gli agricolto\u00adri ma non tra i cacciatori-raccoglitori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Chiaramente, non ha pi\u00f9 senso usare espressioni come \u201cla rivoluzione dell\u2019agri\u00adcoltura\u201d quando parliamo di processi di cos\u00ec straordinaria lunghezza e complessi\u00adt\u00e0. E poich\u00e9 non esisteva un eden da cui i primi agricoltori potessero cominciare il percorso verso la disuguaglianza, ha anco\u00adra meno senso sostenere che l\u2019agricoltura ha posto le basi della gerarchia o della pro\u00adpriet\u00e0 privata. Almeno in alcuni casi, come in Medio Oriente, i primi agricoltori sem\u00adbrano aver consapevolmente sviluppato forme alternative di comunit\u00e0 per adattar\u00adsi a uno stile di vita che richiedeva pi\u00f9 lavo\u00adro. Queste societ\u00e0 neolitiche appaiono sorprendentemente ugualitarie rispetto ai loro vicini cacciatori-raccoglitori, con un sensibile aumento dell\u2019importanza econo\u00admica e sociale delle donne, che si riflette chiaramente nell\u2019arte e nei rituali (basta confrontare le figurine femminili di Gerico o\u00a0<em>\u00c7atalh\u00f6y\u00fck<\/em>\u00a0con le sculture ipermascoli\u00adne di\u00a0<em>G\u00f6bekli Tepe<\/em>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Piccole ingiustizie<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La civilt\u00e0 non \u00e8 un pacchetto preconfezio\u00adnato. Le prime citt\u00e0 non apparirono dal nulla insieme a sistemi di governo centra\u00adlizzato e di controllo burocratico. Oggi sap\u00adpiamo che in Cina nel 2500 aC esistevano gi\u00e0 insediamenti di pi\u00f9 di trecento ettari lungo il corso inferiore del fiume Giallo, pi\u00f9 di mille anni prima della fondazione della prima dinastia reale (<em>Shang<\/em>). Sull\u2019al\u00adtra sponda del Pacifico, nella valle del rio\u00a0<em>Supe<\/em>, in Per\u00f9, sono stati scoperti centri ce\u00adrimoniali di dimensioni impressionanti che risalgono pi\u00f9 o meno allo stesso perio\u00addo: rovine enigmatiche di piazze e piatta\u00adforme monumentali, che precedono di quattromila anni l\u2019impero degli\u00a0<em>inca<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Queste recenti scoperte dimostrano quanto poco sappiamo realmente sulla di\u00adstribuzione e l\u2019origine delle prime citt\u00e0, che potrebbero essere molto pi\u00f9 antiche dei sistemi di governo autoritario e di am\u00administrazione basata sulla scrittura che un tempo ritenevamo necessari alla loro fon\u00addazione. E in quelli che conosciamo come i maggiori centri della prima urbanizzazio\u00adne \u2013 la Mesopotamia, la valle dell\u2019Indo, il bacino del Messico \u2013 sono sempre pi\u00f9 nu\u00admerosi i segni che le prime citt\u00e0 erano or\u00adganizzate secondo princ\u00ecpi deliberatamen\u00adte ugualitari, con i consigli municipali che avevano una significativa autonomia dal governo centrale. Nei primi due casi, per oltre cinquecento anni fiorirono citt\u00e0 con sofisticate infrastrutture civiche ma senza traccia di sepolture reali e di monumenti, senza eserciti permanenti o altri mezzi di coercizione su larga scala e senza neppure un accenno di controllo burocratico diretto sulla vita dei cittadini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ci sono tutti i tasselli per creare una storia del mondo completamente diversa. \u00c8 solo che siamo troppo accecati dai nostri pregiudizi per vederne le implicazioni. Per esempio, quasi tutti oggi ripetono che la democrazia partecipativa e l\u2019uguaglianza sociale possono funzionare in una piccola comunit\u00e0 o in un gruppo di attivisti, ma non possono essere applicate a una citt\u00e0, a una regione o a uno stato. Ma l\u2019evidenza davanti ai nostri occhi, se ci decidiamo a guardarla, suggerisce il contrario. Le citt\u00e0 ugualitarie, e perfino le confederazioni re\u00adgionali, sono storicamente piuttosto co\u00admuni. Le famiglie e le case ugualitarie non lo sono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quando sar\u00e0 pronunciato il verdetto della storia, capiremo che la perdita pi\u00f9 dolorosa delle libert\u00e0 umane \u00e8 cominciata su piccola scala, a livello di relazioni tra sessi, gruppi di et\u00e0 e servit\u00f9 domestica: il genere di rapporti che esprimono allo stes\u00adso tempo la massima intimit\u00e0 e le forme pi\u00f9 profonde di violenza strutturale. Se vo\u00adgliamo davvero capire come divent\u00f2 accet\u00adtabile per la prima volta che alcuni trasfor\u00admassero la ricchezza in potere mentre altri finivano col sentirsi dire che le loro esigenze e la loro vita non contavano, \u00e8 qui che dovremmo guardare. Ed \u00e8 sempre qui che dovr\u00e0 svolgersi il difficilissimo lavoro di creare una societ\u00e0 libera.<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2019\/03\/06\/david-graeber-come-cambiare-il-corso-della-storia-umana\/\">http:\/\/vocidallestero.it\/2019\/03\/06\/david-graeber-come-cambiare-il-corso-della-storia-umana\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di VOCI DALL&#8217;ESTERO (Saint Simon) La storia che ci siamo raccontati sulle nostre origini\u00a0perpetua l\u2019idea che la disuguaglianza sociale sia inevitabile, una conseguenza della civilt\u00e0, e tuttavia molti studi smentiscono questa tesi.\u00a0David Graeber e David Wengrow\u00a0su Eurozine\u00a0si chiedono perch\u00e9 il mito della \u201crivoluzione agricola\u201d sia cos\u00ec persistente e sostengono che ci sia molto di pi\u00f9 da imparare dai nostri antenati, che siano esistite in passato societ\u00e0 sorprendentemente egualitarie, e che dunque un\u2019alternativa \u00e8 possibile. di&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":93,"featured_media":36726,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/Voci-dallestero.jpeg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-cSY","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/49536"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/93"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=49536"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/49536\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":49537,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/49536\/revisions\/49537"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/36726"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=49536"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=49536"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=49536"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}