{"id":49646,"date":"2019-03-12T11:45:45","date_gmt":"2019-03-12T10:45:45","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=49646"},"modified":"2019-03-12T09:21:17","modified_gmt":"2019-03-12T08:21:17","slug":"il-nobel-per-leconomia-conformista-e-prevedibile-ecco-perche-bisognerebbe-abolirlo-forse","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=49646","title":{"rendered":"Il Nobel per l\u2019economia? Conformista e prevedibile. Ecco perch\u00e9 bisognerebbe abolirlo (forse)"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>LINKIESTA (Andrea Fioravanti)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"shrinkToFit\" src=\"https:\/\/lk.shbcdn.com\/blobs\/variants\/b\/e\/b\/9\/beb9f951-74d7-4972-b654-11b9050b3e0f_large.jpg?_636876711696587046\" alt=\"https:\/\/lk.shbcdn.com\/blobs\/variants\/b\/e\/b\/9\/beb9f951-74d7-4972-b654-11b9050b3e0f_large.jpg?_636876711696587046\" width=\"1164\" height=\"654\" \/><\/p>\n<h4 class=\"subtitle\">Emiliano Brancaccio, professore di politica economica all\u2019Universit\u00e0 del Sannio spiega i retroscena e le critiche al premio economico pi\u00f9 famoso al mondo nel suo libro &#8220;Il discorso del potere&#8221; (Il Saggiatore), in libreria dal 14 marzo. E ha previsto il nome del prossimo vincitore<\/h4>\n<div class=\"lf-col1 typography  lf-height-auto lf-vertical-align-start lf-size1 lf-width-normal  lf-padding-auto lf-text lf-block\">\n<div class=\"lf-inner\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Il premio Nobel per l&#8217;economia \u00e8 come l&#8217;Oscar: tutti lo criticano ma ognuno sogna di vincerlo. Non esiste premio pi\u00f9 controverso. L&#8217;economista pi\u00f9 famoso del mondo, John Maynard Keynes non l&#8217;ha mai vinto, mentre un matematico come John Nash \u00e8 riuscito ad aggiudicarselo nel 1994 per la sua &#8220;teoria dei giochi&#8221;. Pu\u00f2 capitare che due avversari politici citino in un talk show economisti che l&#8217;hanno vinto per giustificare politiche economiche radicalmente opposte. Quasi tutti credono che vincere il premio Nobel dia il potere di cambiare il corso dell&#8217;economia, ma raramente queste teorie sono applicate dalla politica che le riscopre 15 o 20 anni dopo. E quando ogni autunno viene pubblicato il nome del vincitore sono in pochi a cercare le motivazioni della vittoria. Per questo Emiliano Brancaccio, professore di politica economica all&#8217;Universit\u00e0 del Sannio, ha scritto in collaborazione con Giacomo Bracci il libro &#8220;Il discorso del potere. Il premio Nobel per l\u2019economia tra scienza, ideologia e politica&#8221; (Il Saggiatore) in libreria dal 14 marzo. Brancaccio da molti anni \u00e8 protagonista di confronti serrati con i principali esponenti della dottrina economica prevalente, dall\u2019ex capo economista del Fondo Monetario Internazionale Olivier Blanchard all\u2019ex premier Mario Montii. Il suo obiettivo \u00e8 far conoscere i retroscena, le critiche e il meccanismo del premio economico pi\u00f9 famoso al mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Brancaccio, partiamo dalla provocazione contenuta nelle prime pagine del suo libro. Bisognerebbe abolire il premio Nobel?<\/strong><br \/>\nL\u2019idea di abolirlo non \u00e8 certo nostra. Fin dalle sue origini il premio ha attirato polemiche e contestazioni. Addirittura lo stesso Alfred Nobel non aveva previsto questo premio nel suo testamento. E infatti i suoi discendenti protestarono quando fu istituito nel 1969 per volere della Banca di Svezia. Da allora negli anni ci sono stati moltI appelli per abolirlo. Per esempio nel 1976 quando Milton Friedman ricevette l\u2019onorificenza, l\u2019Accademia svedese delle scienze fu accusata di aver premiato un simpatizzante della sanguinaria dittatura di Augusto Pinochet. Oppure nel 1992 quando il premio venne assegnato a Gary Becker, si disse che il Nobel per l\u2019economia onorava un propugnatore di teorie sessiste e misogine. \u00c8 capitato che gli stessi vincitori proponessero di abolirlo. Friedrich von Hayek: temeva che i vincitori sarebbero stati considerati dei \u201cguru\u201d infallibili e che avrebbero avuto il potere d\u2019influenzare la politica economica di interi Paesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Aveva ragione?<\/strong><br \/>\nNo. Da individualista libertario, Hayek sopravvalutava l\u2019importanza dei singoli. In realt\u00e0 il corso della politica economica \u00e8 il risultato di processi storici complessi, condizionati da conflitti tra grandi gruppi sociali contrapposti. Le idee dei singoli economisti, vincitori o meno di Nobel, possono influenzarlo ben poco. Addirittura Gunnar Myrdal che lo vinse lo stesso anno di Von Hayek, il 1974, reputava l\u2019economia una \u201cscienza molle\u201d, cio\u00e8 troppo condizionata dai giudizi di valore e dagli orientamenti politici. Secondo lui il Nobel per l&#8217;economia rovinava la reputazione degli altri premi assegnati alle scienze cosiddette \u201cdure\u201d, come la fisica e la chimica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Sono in molti a pensare come Myrdal che l\u2019economia non possa essere una scienza paragonabile alla fisica o alla chimica.<\/strong><br \/>\nNon sono d\u2019accordo. L\u2019economia \u00e8 una scienza a tutti gli effetti, e distinguerla dalle cosiddette scienze \u201cdure\u201d \u00e8 pi\u00f9 difficile di quanto si immagini, come spieghiamo nel libro. Anche la fisica \u00e8 stata condizionata dall&#8217;influenza dei giudizi di valore e dagli interessi politici. Un esempio su tutti \u00e8 il caso di Galileo, che fece abiura della teoria copernicana eliocentrica per evitare la condanna di eresia della Chiesa cattolica. Cos\u00ec come la biologia: per anni la teoria della razza superiore fu un caposaldo ideologico del nazismo, e qualunque critica a essa veniva considerata un attacco al potere costituito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Per\u00f2 molto spesso le previsioni degli economisti sono sbagliate. Nessuno aveva previsto la crisi economica del 2008.<\/strong><br \/>\nNon \u00e8 vero. Magari sono meno noti di altri, ma ci sono economisti che hanno predetto una grande recessione. Per esempio in Italia Paolo Sylos Labini fece considerazioni illuminanti pochi anni prima della crisi. In realt\u00e0 le previsioni economiche non sono molto peggiori di quelle di alcune scienze naturali. Spesso i geologi non sanno prevedere quando ci sar\u00e0 un terremoto o i meteorologi sbagliano le previsioni del giorno successivo, ma li riteniamo giustamente degli scienziati. L\u2019eccezione \u00e8 un\u2019altra. A differenza delle altre scienze, l\u2019economia crea \u201cil discorso del potere\u201d, ossia il linguaggio attraverso cui si formano le decisioni politiche. Questo puo\u2019 rendere la scienza economica influenzabile dagli assetti di potere vigenti e dai loro meccanismi di riproduzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quindi il Nobel per l\u2019economia subisce l\u2019influenza dalla politica?<\/strong><br \/>\nLe assegnazioni del premio Nobel sono state piuttosto conservatrici. Finora \u00e8 stato quasi sempre premiato soltanto il \u201cmainstream\u201d, ossia la teoria dominante di ispirazione neoclassica. Pur con alcune varianti tutti i vincitori sono accomunati da un&#8217;idea di fondo: in un mondo del tutto ipotetico, in cui non esistessero imperfezioni o asimmetrie, il libero gioco delle forze spontanee del mercato capitalistico condurrebbe a un equilibrio \u201cottimale\u201d, caratterizzato dalla piena occupazione dei lavoratori e dall\u2019uso pi\u00f9 efficiente possibile delle risorse disponibili. Loro stessi riconoscono che questa \u00e8 solo un\u2019idealizzazione che non ha riscontro nella realt\u00e0. Per\u00f2 quell\u2019equilibrio ottimale ipotetico condiziona le loro ricerche e le loro ricette di policy.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Per\u00f2 anche Joseph Stiglitz e Paul Krugman hanno vinto il Nobel per l\u2019economia. Non mi sembrano cos\u00ec legati al mainstream.<\/strong><br \/>\nVero, da tempo criticano il liberismo estremo e sono a favore di forme di intervento pubblico nell&#8217;economia. Per\u00f2 guardate quando e perch\u00e9 hanno ricevuto il premio Nobel e noterete che hanno vinto per i loro primi contributi teorici, alcuni dei quali molto ortodossi e spesso piuttosto ostili alle politiche progressiste. Per esempio, Stiglitz \u00e8 stato premiato anche per avere elaborato negli anni Ottanta una interpretazione del mercato del lavoro secondo cui i sussidi ai disoccupati e le tutele per i lavoratori creano disoccupazione e crisi. E Krugman \u00e8 stato premiato anche per un suo contributo degli anni Settanta, che &#8220;scagionava&#8221; gli speculatori da ogni responsabilit\u00e0 sulle crisi valutarie. Secondo la sua analisi gli speculatori sono solo il sintomo di una malattia causata da politiche errate, e per questo \u00e8 stata accolta con grande favore a Wall Street. Oggi Stiglitz e Krugman hanno cambiato idea. Ma avrebbero vinto il Nobel se avessero portato avanti queste tesi fin dall\u2019inizio delle loro carriere? Il dubbio ci pare lecito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lei sembra molto critico verso la teoria neoclassica dominante.<\/strong><br \/>\nNon sempre. Alcuni contributi neoclassici hanno fatto avanzare la scienza economica nel suo complesso. Per\u00f2 per capire come funziona in generale il capitalismo contemporaneo serve un approccio alternativo. Alcuni la chiamano \u201cteoria monetaria della produzione\u201d, parte dalle opere di Marx, passa per le intuizioni di Keynes e i contributi di Piero Sraffa. Anche il premio Nobel Wassily Leontief rientra in questo paradigma alternativo. Per\u00f2 anche Leontief ottenne il Nobel solo dopo avere attenuato il potenziale sovversivo della sua teoria. Dichiar\u00f2 persino un falso conclamato, e cio\u00e8 che il suo approccio poteva esser considerato una mera variante della teoria neoclassica prevalente. Un\u2019abiura che gli spian\u00f2 la strada per il premio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Facciamo un esempio concreto per capire la differenza tra le due teorie.<\/strong><br \/>\nPrendiamo le politiche di flessibilit\u00e0 del mercato del lavoro, quelle che riducono le tutele contro i licenziamenti e la durata dei contratti, e che sono state portate avanti per molti anni un po\u2019 in tutto il mondo, inclusa l\u2019Italia. Secondo la teoria neoclassica, queste politiche liberano le forze spontanee del mercato e in tal modo dovrebbero determinare un aumento dell\u2019occupazione. Il problema \u00e8 che i dati non confermano questa tesi: l\u2019hanno ammesso persino istituzioni da sempre favorevoli alla flessibilit\u00e0, come la Banca Mondiale, l\u2019Ocse e il Fondo monetario internazionale. Anzi i dati indicano che le politiche di flessibilit\u00e0 del lavoro riducono la quota di reddito che va ai salari. Non creano efficienza ma disuguaglianza. Questi risultati empirici contrastano la teoria neoclassica e sono invece pienamente compatibili con l\u2019approccio alternativo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ma allora perch\u00e9 si continua a dare il Nobel al paradigma neoclassico?<\/strong><br \/>\nPerch\u00e9 la scienza economica \u00e8 sensibile al potere costituito ed \u00e8 difficile cambiare sistema. La storia della ricerca economica \u00e8 segnata da veri confronti tra i diversi paradigmi scientifici solo quando ci sono stati grandi conflitti sociali e politici. Vanno di pari passo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Siamo in una di queste fasi?<\/strong><br \/>\nNo. C\u2019\u00e8 grande contesa tra liberismo globalista e un sovranismo xenofobo. Ma \u00e8 solo una disputa tra due forme diverse di conservatorismo. Siamo ancora lontani dalle grandi dispute fra paradigmi alternativi, come quelle degli anni Trenta o del secondo dopoguerra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Se la teoria \u00e8 sempre la stessa si pu\u00f2 prevedere il vincitore del prossimo Nobel per l\u2019economia?<\/strong><br \/>\nPi\u00f9 o meno. Guardiamo gli indici bibliometrici, che pesano il valore di ciascuno studioso in base al numero di citazioni che i suoi studi hanno ricevuto dai suoi colleghi. Nel libro facciamo notare che questa sorta di \u201cNobelmetria\u201d sembra in grado di prevedere i vincitori futuri del premio meglio di quanto riesca a fare riguardo ai Nobel delle altre scienze. Questoci fa capire che nella scienza economica c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 conformismo: si premia solo chi ha gi\u00e0 una posizione molto consolidata in accademia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Facciamo un nome.<\/strong><br \/>\nNel libro riportiamo una celebre classifica di potenziali vincitori futuri calcolata in base a quella che definiamo \u201cnobelmetria\u201d. Tutti mainstream, ovviamente. Uno dei pi\u00f9 papabili secondo me \u00e8 Olivier Blanchard, ex capo economista del Fondo Monetario Internazionale perch\u00e9 \u00e8 una figura interessante. Pur restando nei confini della teoria dominante, ha ammesso che per fare evolvere la scienza economica bisogna guardare anche agli approcci concorrenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Dico io quello che non pu\u00f2 dire lei. L\u2019accademia \u00e8 diventata cos\u00ec conformista da scoraggiare gli economisti a pensare fuori dagli schemi della teoria dominante?<\/strong><br \/>\nEssere outsider in accademia e\u2019 sempre stato difficile, in tutti i settori. Ma oggi l\u2019ostracismo verso il pensiero economico critico puo\u2019 esser considerato \u201cscandaloso\u201d. Lo ha detto Luigi Pasinetti, un grande studioso italiano. Nel libro ricordiamo che un altro premio Nobel, Jean Tirole, qualche anno fa tent\u00f2 in gran segreto di persuadere la ministra francese dell\u2019universit\u00e0 a negare ogni legittimit\u00e0 alle scuole di pensiero economico alternative. Queste chiusure non aiutano la competizione tra paradigmi. Eppure, come ci ricorda Imre Lakatos, solo la competizione delle idee determina il progresso scientifico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quindi un economista molto citato dai nostri politici come John Maynard Keynes, ispiratore del moderno intervento pubblico nell\u2019economia, oggi non vincerebbe il Nobel.<\/strong><br \/>\nProbabilmente no. In realt\u00e0 ha vinto la Medaglia S\u00f6derstr\u00f6m nel 1939, l\u2019onorificenza conferita dall\u2019Accademia svedese prima che il premio Nobel venisse istituito. Ma erano altri tempi. Quell\u2019epoca lo rendeva possibile perch\u00e9 c\u2019era spazio per un pensiero critico dell\u2019economia. C\u2019era un grande scontro tra capitalismo e socialismo, e il pensiero di Keynes in un certo senso si proponeva come un complicato tentativo di sintesi tra le due opposte concezioni della vita sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Parliamo dei vincitori del Nobel. Qual \u00e8 stato il pi\u00f9 immeritato?<\/strong><br \/>\nQuello a Edward Prescott, del 2004, ha suscitato molte polemiche. Nel libro ricordiamo che dalle sue teorie si possono trarre tesi alquanto bizzare, come ad esempio quella secondo cui la Grande Depressione degli anni 30 non fu provocata da un crollo della domanda di merci ma semplicemente da un cambiamento tecnico che potrebbe avere indotto i lavoratori ad abbandonare le loro occupazioni in attesa di tempi migliori. La disoccupazione, in quest\u2019ottica, viene vista come un fenomeno puramente volontario. Una teoria un po\u2019 folle, che tuttavia negli anni passati ha avuto un notevole seguito, accademico e politico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Anche Franco Modigliani, l\u2019unico italiano ad averlo vinto, nel 1985?<\/strong><br \/>\nModigliani \u00e8 stato un economista ambivalente. La sua \u201csintesi neoclassica\u201d, ovvero l\u2019interpretazione neoclassica della teoria keynesiana e ha rappresentato dal dopoguerra agli anni Sessante il mainstream teorico e politico. Anche lui per\u00f2 ha avuto luci e ombre. Critic\u00f2 le dottrine liberiste e per questo fu un convinto sostenitore dell\u2019uso delle politiche keynesiane di gestione della domanda per raggiungere la piena occupazione. Ma fu anche ostile alle rivendicazioni dei lavoratori. Secondo lui il sindacato doveva contenere le istanze sociali, per garantire una dinamica dei salari compatibile con le decisioni di politica monetaria della banca centrale. Una posizione teoricamente discutibile, che in ogni caso gli cre\u00f2 non pochi problemi negli anni caldi del conflitto sociale in Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>E cosa ne pensa dell&#8217;ultimo vincitore del Nobel: Paul Romer?<\/strong><br \/>\nNel libro parliamo anche di lui. Sul piano teorico, Romer ha fornito contributi interessanti in tema di rapporti tra cambiamento tecnologico e sviluppo economico. Ma le sue proposte politiche sono alquanto discutibili. Durante la crisi dell\u2019eurozona, sostenne che l\u2019unico modo per superare le inefficienze e sconfiggere la corruzione in Grecia fosse consegnare l\u2019amministrazione dello Stato alla troika, ovvero gli emissari di Banca centrale europea, Fondo Monetario Internazionale e Commissione europea. Oppure qualche anno prima propose al Madagascar di vendere un intero pezzo dell\u2019isola alla corporation sudcoreana Daewoo, per tentare di aumentare l\u2019efficienza della produzione agricola. Qualcuno l\u2019ha definita una forma raffinata di colonialismo. A riprova che dai Nobel per l\u2019economia possono scaturire idee geniali e realmente innovative, ma anche ricette retrograde e piuttosto pericolose.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.linkiesta.it\/it\/article\/2019\/03\/09\/il-nobel-per-leconomia-conformista-e-prevedibile-ecco-perche-bisognere\/41355\/?fbclid=IwAR3q3CRsb9qt3O04mRcmqIzOjYc38KVz7X4EIN_mpnMn5JhhbXgDqQ-964A\">https:\/\/www.linkiesta.it\/it\/article\/2019\/03\/09\/il-nobel-per-leconomia-conformista-e-prevedibile-ecco-perche-bisognere\/41355\/?fbclid=IwAR3q3CRsb9qt3O04mRcmqIzOjYc38KVz7X4EIN_mpnMn5JhhbXgDqQ-964A<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LINKIESTA (Andrea Fioravanti) Emiliano Brancaccio, professore di politica economica all\u2019Universit\u00e0 del Sannio spiega i retroscena e le critiche al premio economico pi\u00f9 famoso al mondo nel suo libro &#8220;Il discorso del potere&#8221; (Il Saggiatore), in libreria dal 14 marzo. 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