{"id":49731,"date":"2019-03-14T10:00:28","date_gmt":"2019-03-14T09:00:28","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=49731"},"modified":"2019-03-14T07:50:48","modified_gmt":"2019-03-14T06:50:48","slug":"perche-il-codice-di-camaldoli-e-piu-attuale-che-mai","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=49731","title":{"rendered":"Perch\u00e9 il Codice di Camaldoli \u00e8 pi\u00f9 attuale che mai"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>FORMICHE (Giancarlo Elia Valori)<\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/formiche.net\/timthumb.php?src=https%3A%2F%2Fformiche.net%2Ffiles%2F2014%2F08%2Fcamaldoli.jpg&amp;h=580&amp;w=950&amp;a=c&amp;bid=10051&amp;zc=1\" alt=\"Perch\u00e9 il Codice di Camaldoli \u00e8 pi\u00f9 attuale che mai\" \/><\/p>\n<header class=\"entry-header aa\">\n<div id=\"ec-excerpt\" style=\"text-align: justify;\"><strong>Il Codice di Camaldoli non \u00e8 la solita e facile \u201cterza via\u201d tra capitalismo e socialismo, due ideologie mai completamente realizzatesi su questa terra; ma una tecnica, sapiente e ancora attualissima, di concertazione interna nelle economie nazionali (o di area) e di raggiungimento della giustizia sociale all\u2019interno di una economia di mercato<\/strong><\/div>\n<\/header>\n<div class=\"entry-content\">\n<div id=\"entry-content-wrapper\">\n<div id=\"ec-content\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Come si costruisce o, meglio, come si seleziona, si scopre (di solito \u00e8 gi\u00e0 fatta) e, poi, si fa lavorare una classe dirigente? Per ricordarsi di come le grandi teorie \u00e9litiste italiane, tra <strong>Vilfredo Pareto<\/strong>, <strong>Gaetano Mosca<\/strong>, o il tedesco <strong>Robert Michels<\/strong> o ancora, per molti rispetti, <strong>Max Weber<\/strong>, si siano affermate, dobbiamo qui ricordare, prima di tutto, un tema costitutivo della massa, almeno nel senso in cui ne parla <strong>Elias Canetti<\/strong>. La massa \u00e8 un insieme di individui, ci dice Canetti, ma che si si forma per un caso strano ma del tutto fisico, il \u201ccapovolgimento del timore di essere toccati\u201d. Che \u00e8 un fenomeno soggettivo che la massa ci fa superare. Se sei in due, e gi\u00e0 met\u00e0, diceva Leonardo da Vinci. A questa innaturale, temporanea situazione segue la ricerca di una meta comune immediata e, poi, alla fine, arriva inevitabilmente la \u201cscarica\u201d, ovvero il momento in cui la tensione sale subito e poi immediatamente cade, per poi far ritornare la massa al suo stato naturale, quello di insieme di individui. Che hanno paura di \u201cessere toccati\u201d. Le masse sono quindi sempre temporanee, ma le classi dirigenti lo sono sempre molto meno. Tutto ci\u00f2 \u00e8 un fatto del tutto biofisico, riguardante soprattutto la psicologia del profondo, il meccanismo della massa \u00e8 quindi un fenomeno del tutto naturale, ma sempre e comunque instabile. Azione politica e psicopolitica comunissima, destinata, peraltro, a non poter distinguere mai tra soddisfazione simbolica, parziale, reale o completa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La massa va sempre alla ricerca di simulacri, simboli, persone, essa \u00e8 sempre attiva per gli \u201cuntori\u201d, come ci descriver\u00e0 un autore come il Manzoni, on ha interesse alla verit\u00e0, ma alla \u201cscarica\u201d. Le \u00e9lites, invece, sono del tutto naturali e spontanee, e comunque si sviluppano, sempre e comunque, come affermava Pareto in un ormai famoso brano del suo Trattato di Sociologia Generale, del 1916, tra i matematici come tra gli scassinatori, tra i filosofi come tra i ragionieri o gli operai. Ciclicit\u00e0 naturale delle \u00e9lites, quindi, ma che nascono con criteri inevitabili e ciclici, eterna imponderabilit\u00e0, tra atti razionali e non, delle masse, cicliche anch\u2019esse ma imprevedibili e spesso del tutto inutili, tranne la loro \u201cscarica\u201d finale, nel loro organizzarsi. Prima regola, quindi: proteggere fortemente la lenta e sottile formazione delle \u00e9lites e evitare quindi che esse debbano, per forza, essere usate dalle masse come clave per poter ascendere al potere. Seconda regola, e attualissima, visto che le \u00e9lites sono naturaliter razionali, che vi sia un profondo e nobile humus culturale comune tra i membri di una classe dirigente. Socialismo o Cristianesimo, liberalismo o illuminismo, mazzinianesimo o altro, non vi \u00e8 \u00e9lite che non nasca da una dea, da un principio metafisico, da uno slancio ideale. Altrimenti, abbiamo a che fare con dei tizi che mirano a una rendita, che peraltro non saranno capaci di tenere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Senza cultura non si d\u00e0, quindi, alcuna classe dirigente, e questo ben ci ricorda che il mondo cattolico che si riun\u00ec a Camaldoli non solo proveniva da una lunga tradizione di dottrina sociale della Chiesa, ma da una tradizione religiosa che si rifaceva al futuro Card. Montini e ai \u201cdiscorsi radiofonici\u201d di S.S. Pio XII. Senza quella che i manovali della filosofia attuale definiscono \u201cmetafisica\u201d, non si creano classi dirigenti. E il nostro mondo attuale verifica appieno questo assunto. Senza auctoritas non vi \u00e8 \u00e9lite. Ma come venne impostato, quindi, l\u2019incontro di Camaldoli? Con un tempismo perfetto, altra caratteristica delle classi dirigenti reali ed efficaci. Poich\u00e9, senza efficacia del comando e della direzione politica, economica, morale, l\u2019\u00e9lite non \u00e8 mai tale, al massimo pu\u00f2 essere una \u201cscarica\u201d di massa, e per breve tempo, quello relativo al ciclo della \u201cclasse politica\u201d. Il tempismo riguardava proprio la data: Camaldoli avviene tra il 18 e il 23 luglio 1943, nell\u2019eremo toscano, mentre lo sbarco alleato in Sicilia ha luogo nella notte tra il 9 e il 10 luglio sempre del 1943 poche ore prima dell\u2019incontro eremitico toscano il Gran Consiglio del fascismo, il 24 luglio di quell\u2019anno, sfiducia Mussolini e si rimette, con l\u2019\u201dordine del giorno Grandi\u201d, nelle grette, deboli, incapaci e stanche mani del Re Savoia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cade il mondo dei \u201claici\u201d risorgimentali, quindi, il Re fugge mestamente da Roma, dormendo persino a Via XX settembre alla Difesa, per la consueta e miserrima paura, poi il fascismo si divide tra la ricerca di una protezione alleata che non ci sar\u00e0 mai, ci mancherebbe altro; e il destino tragico di fare da copertura orrenda alla fase finale, e ferocissima, del Terzo Reich in Italia. Regime \u201calleato\u201d che era entrato, pochi giorni prima della notte del Gran Consiglio, in forze in Italia e con due gruppi di armate, la Achse e la Alaric. Pi\u00f9 chiaro e simbolico di cosi. Crolla il mondo dei miti risorgimentali e \u201claici\u201d, risorge, fenice inevitabile, la classe dirigente cattolica, l\u2019unica che sia preparata alla bisogna. E che abbia la faccia povera, ma pulita. Gli intellettuali cattolici organizzati nella Azione Cattolica sono gi\u00e0 molti e ben radicati nella societ\u00e0 italiana e nella direzione dello Stato, malgrado la repressione che il regime fascista compir\u00e0, fin dall\u2019inizio, delle organizzazioni della Chiesa, o assorbendole o distruggendole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eccola, una nuova regola per la selezione delle classi dirigenti, ma che vale sempre: le classi dirigenti reali e efficaci sono sempre quelle radicate nel popolo, che nascono dal popolo, che appartengono quindi alla lunga e ininterrotta catena, che certo in Italia non pu\u00f2 non dirsi cattolica, di quella che potremmo intuitivamente definire come \u201cla civilt\u00e0 italiana\u201d. C\u2019\u00e8 altro, forse? Senza far parte di una lunga catena di tradizioni, sapienze, usi, codici scritti e non, non si \u00e8 mai classe dirigente, ma solo degli invitati a un party di snob, che non lasceranno alcuna traccia. <strong>Sergio Paronetto<\/strong>, uno dei grandi membri del ritiro camaldolese, parler\u00e0 in questo caso di \u201crivoluzione cristiana\u201d, dopo la crisi dello stato liberale e la caduta verticale, terribile e immediata della dittatura. L\u2019Italia, quindi, ritornava alla sua lunga e mai del tutto interrotta tradizione, cristiana e nazionale, civile e morale. Che nemmeno il fascismo aveva del tutto interrotto, con il suo mito para-marxista dell\u2019\u201duomo nuovo\u201d o dello Stato Nuovo. Il Risorgimento ritornava, proprio allora, alle sue radici che, pure, erano spesso apertamente cristiane e cattoliche: dal Lambruschini al Pellico e a Manzoni, ma anche da Don Tazzoli e a Cesare Balbo fino al Primato Civile e Morale degli Italiani, testo fondamentale del Gioberti. Nemmeno il Risorgimento, in Italia, \u00e8 stato monopolio dei miti rivoluzionari o delle teogonie illuministe. Ecco, altra regola, un\u2019 \u00e9lite innova davvero solo e unicamente parlando di Tradizione. Camaldoli comunque non nasce, ovviamente, dal nulla, ma soprattutto dal Codice Sociale di Malines.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Codice franco-belga nasce direttamente dal novum che si va manifestando nella societ\u00e0 europea: lo scoppio quasi immediato del capitalismo industriale o, come lo avrebbe correttamente chiamato Karl Marx, il \u201csistema della fabbrica\u201d. Aumento colossale e rapidissimo della produttivit\u00e0 unitaria, incasermamento della classe operaia nel suddetto \u201csistema della fabbrica\u201d, in collegamento con le nuove tecnologie energetiche, nuova organizzazione del salario. Tempi stretti e energia che costa, altre due variabili da mettere nel conto. Quindi, ferocissima e rapida polarizzazione sociale, forse mai verificatasi prima e in questo modo in Occidente, poi successiva proletarizzazione, infine tendenza all\u2019accumulo delle ricchezze in poche, pochissime mani. I cattolici vedono molto bene il novum di questo sistema produttivo e sociale e lo ritengono del tutto pericoloso per la tenuta sociale, morale, etica e addirittura fisica e materiale della societ\u00e0 umana. Certo che avevano ragione. E oggi hanno ragione tutti quelli che indicano il pericoloso novum del capitalismo finanziar-tecnologico globale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mentre, per alcuni versi, il marxismo stesso ripete il mito borghese della rivoluzione capitalistica come novum, che \u00e8 ritenuta, talvolta fideisticamente, necessaria, ovvero la rivolta borghese che prefigura quella finale e proletaria, i cattolici sanno che non vi \u00e8 mai necessit\u00e0 formale, nello sviluppo storico. N\u00e9 si deve mai pensare che, da Malines a Camaldoli e alle altre norme ecclesiastiche sulla \u201cquestione sociale\u201d fino agli anni \u201960 del XX secolo, il cattolicesimo si sia trincerato in una banale \u201cteoria del mezzo\u201d, mediando tra padroni e operai una sorta di idealistico medium aristotelico. No, nient\u2019affatto, Camaldoli \u00e8 il momento storico in cui una classe dirigente che si erge tra le rovine fumanti di un grande Paese, l\u2019Italia, propone un progetto economico e politico del tutto nuovo, che non media un bel niente tra liberalismo borghese e socialismo proletario, ma \u00e8 ben diverso da entrambi. Ogni \u00e9lite non pu\u00f2, altra regola, non essere originale, nessuno comanda mai efficacemente ripetendo o sintetizzando quello che altri hanno detto prima di lui. Quindi, a Camaldoli verranno tecnocrati di gran vaglia (il termine verr\u00e0 di moda in seguito) come Sergio Paronetto, dirigente dell\u2019Iri e collaboratore strettissimo del \u201claico\u201d <strong>Donato Menichella<\/strong>, futuro governatore della Banca d\u2019Italia, o Pasquale Saraceno, ideatore della Cassa per il Mezzogiorno e originale pensatore del meridionalismo cattolico. Nessun \u201ccostruttore di libri per mezzo di altri libri\u201d, per dirla con Jonathan Swift.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fu, Paronetto, l\u2019ideatore, anche, di un meridionalismo cattolico e tecnocratico ben diverso da quello, sia pure spesso geniale, del laicismo radicale o liberale, di tradizione crociana; il vero criterio cardine dei cattolici di Camaldoli, per il Sud, era quello di pensare a \u201cun numero accanto al problema\u201d e soprattutto alla profonda industrializzazione del Meridione, senza crogiolarsi nella sola agricoltura. E senza fare colore locale, cosa che accadeva, e lo dico da vecchio amico, ai tanti laici di \u201cNord e Sud\u201d. Oggi, per\u00f2, si divide facilmente e ingenuamente tra \u201ctecnocrazia\u201d e \u201cpolitica\u201d, ma le vere classi dirigenti pensano simultaneamente a entrambe le cose. Sempre. Ma senza Aldo Moro, comunque, questo razionale meridionalismo di Camaldoli avrebbe avuto, certamente, minori effetti. Ripensare il meridionalismo di Moro, questo sarebbe davvero importante, nel dibattito politico e programmatico attuale. Altra figura utilissima, per caratterizzare Camaldoli e il suo progetto, fu <strong>Giuseppe Capograssi<\/strong>. La persona giuridica, nel suo pensiero, che diviene, sulla base delle teorie di Mounier e della filosofia francese \u201cdell\u2019azione\u201d, sostanza dell\u2019atto e della stessa forma del diritto. Dopo le masse totalitarie, quindi, dopo i miti folli e suicidi delle classi che sono sempre in contrasto strutturale, dopo la \u201cnazionalizzazione dei popoli\u201d, il cattolicesimo camaldolese del 1943 riprende un tema che sembra desueto, ma \u00e8 inevitabile: la persona umana. Che \u00e8 sempre un Unicum. Le classi dirigenti reali vanno, altra regola, all\u2019essenza dei problemi e della natura della societ\u00e0 umana, non si fanno coprire la faccia dalla maschera di certe ideologie, magari anche di successo, ma che durano, con ferocia, un breve spazio di tempo. Certo, la cultura dei teorici di Camaldoli non era solo legata alla Dottrina Sociale della Chiesa. Che era, comunque, carne e sangue del loro impegno, di cattolici e di tecnici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra di loro, si discutevano spesso i lavori di Schumpeter ( con la distruzione creatrice del capitalismo e, soprattutto, il modello dei business cycles) ma anche Max Weber, per il suo nesso tra riforma protestante e capitalismo (e quanto \u201ccapitalismo\u201d aveva per\u00f2 creato la discussione francescana sul lecito interesse o la prassi dei templari e dei gerosolimitani nel commercio internazionale? Fanfani lo sapeva bene) e persino Berdiajev, poetico e dostojevskiano anarchico cristiano, uomo della creazione libera e della libert\u00e0 del soggetto, quasi assoluta, di contro a una societ\u00e0 collettivizzata, ma anche Sombart si leggeva, sociologo di aspetti che, cosa nuova nella societ\u00e0 occidentale, entrano direttamente nella produzione e nella politica, come la moda, e, naturalmente, <strong>John Maynard Keynes<\/strong>. L\u2019apertura mentale e culturale, ecco un altro tratto tipico e inevitabile delle vere \u00e9lite. Che, magari, possono e anzi devono non essere snob, che \u00e8 da cafoni, ma mai provinciali. E qui, che grande differenza c\u2019\u00e8 ancora tra i \u201cprofessorini\u201d di Camaldoli e le attuali classi dirigenti o che credono di esserlo! L\u00ec creativit\u00e0 e libert\u00e0 intellettuale, oggi assunzione para-professionale di un politically correct da banali ripetitori di ingenui manuali \u201cglobali\u201d. E, comunque, sul piano della \u201ccostituzione economica\u201d, come allora la si chiamava, Camaldoli ha predisposto, anche nel testo della stessa futura Costituzione repubblicana, un modello efficace, non di banale \u201cterza forza\u201d, ma di una teoria ben elaborata, in cui si delinea l\u2019autonomia delle \u201ccomunit\u00e0 intermedie\u201d. Ovvero, gli individui, secondo la teoria sociale della Chiesa, che si uniscono naturalmente tra di loro e, quindi, lo Stato non viene generato dalla costrizione o da un modello astratto e falso che comprime la societ\u00e0 in un mito, ma da un sistema organico e reale, in cui tutte le organizzazioni naturali e concrete tra gli uomini compongono, appunto, la societ\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non Hegel, quindi, con la sua separazione tra \u201csociet\u00e0 civile\u201d e Stato, non i liberali inglesi con la loro separazione tra Sovrano hobbesiano e mondo \u201cdegli scambi\u201d, come se gli scambi non disegnassero mai, appunto una societ\u00e0, non certo Marx con il suo Stato di una classe contro un\u2019altra, che prefigura e anticipa violentemente l\u2019\u201dordine nuovo\u201d, non, naturalmente, nemmeno il fascismo con il suo Stato etico, totalizzante e, quindi autoritario, con al suo fine ineluttabile la guerra imperiale. Per quelli di Camaldoli, la libert\u00e0 dei gruppi intermedi, della Chiesa, delle autonomie locali e sociali, doveva subito agganciarsi alla democrazia politica, con una qualche e reale autonomia economica dei vari gruppi sociali (non classi, dico gruppi) poi doveva esserci una nuova articolazione di questi organi, in modo che essi non dovessero poi, alla fine, trovarsi nelle mani dello Stato. Una democrazia \u201cpersonalista\u201d, diremmo, incentrata sulle autonomie soggettive e dei gruppi liberi della societ\u00e0, nati proprio nel flusso naturale della societ\u00e0, ma che a causa per queste radici personaliste superavano il socialismo \u201cdottrinario\u201d e autoritario, allora incentrato sul mito di Stalin. O anche il mito dell\u2019individuo borghese liberale, che \u00e8 soggetto pieno solo in quanto totalmente autonomo e proprietario, o anche, infine, il mito, se lo notate anch\u2019esso irreale, dell\u2019individualismo antistatalista, che vede, alla fine, nello Stato solo un \u201ccosto\u201d e un \u201corpello\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quante ideologie, oggi, sono cos\u00ec tanto \u00e0 la page ma riprendono, spesso anche in modo rozzo, queste teologie ingenue e laiche della politica! Qui, e anche in questo caso c\u2019\u00e8 da notare la grande novit\u00e0 del pensiero cattolico sociale di quegli anni, dalla Quadragesimo Anno del 1931 alla fondamentale Rerum Novarum del 1891, c\u2019\u00e8 un tema che si impone ai giovani intellettuali che andranno a Camaldoli. Un criterio essenziale e, Dio solo sa, quanto attuale: \u201cla felicit\u00e0 dell\u2019uomo non va intesa solo in termini materiali, ma anche spirituali\u201d. Quindi, proprio come dice la Quadragesimo Anno, qui si tratta unicamente della \u201cricostruzione integrale dell\u2019ordine sociale\u201d, ovvero della pacifica collaborazione tra le classi, ma anche della repressione di ogni istanza, in cui le classi economiche pensino di compiere da sole tutta la riforma economica della societ\u00e0. L\u2019\u201dinterclassismo\u201d cattolico non \u00e8 una sorta di bon ton politico, \u00e8 proprio l\u2019essenza del problema. Perch\u00e9 non esistono mai n\u00e9 possono esistere \u201csociet\u00e0 senza classi\u201d o organizzazioni economiche monoclasse, \u00e8 qui come se tutti fossero costretti a camminare di lato o all\u2019indietro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una follia, ma invece la societ\u00e0 moderna, che i cattolici pensano prima di molti altri, \u00e8 una complessa struttura di funzioni, mai riducibile a paradisi rossoviani o a metafisiche dell\u2019Origine, dove tutti si spartiscono, in un irreale mito pseudo-darwiniano, le stesse bacche o gli stessi mammuth. Quindi, per i professori camaldolesi vi \u00e8 un livello economico, costituzionale, dottrinale a cui corrispondere sempre le proprie azioni: a) l\u2019inviolabilit\u00e0 dei diritti della persona, che compongono anche i nuovi \u201cdiritti sociali\u201d, la persona sociale ripete quella naturale, poi b) l\u2019eguaglianza sociale e formale, in cui non vi \u00e8 lo spirito di rivalsa, sciocca, tra classi che, da sole, non levano mai un ragno dal buco, c) ancora la tutela dei corpi intermedi, come la famiglia o le libere associazioni cooperative e mutualistiche, che hanno fatto la civilt\u00e0 europea, e ancora d) la classica ma profonda democrazia rappresentativa, oggi attaccata da ogni lato, poi, e) la centralit\u00e0 del Parlamento, ma con una essenziale seconda camera, che rappresenti proprio gli interessi sociali organizzati, e quindi non solo le autonomie regionali, gi\u00e0 infinitamente rappresentate e, anzi, oggi meritevoli di controllo, infine f) divisione dei poteri interni, ma non nella semplice e \u201claica\u201d tradizione di Montesquieu, vi son tre governi\u2026 ma in una griglia tripartita in cui si trovano tutti gli equilibri tra le varie istanze. Senza sacralizzazione di ogni \u201cgoverno\u201d illuminista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quali erano, allora, i fini della societ\u00e0 economica e morale prefigurata a Camaldoli? Semplice: il lavoro equamente retribuito per tutti, la partecipazione ragionevole ai risultati economici della produzione, l\u2019accesso libero alla propriet\u00e0 privata, un profondo e stabile Welfare State, la partecipazione di tutte le istanze sociali alla vita politica, economica e culturale. Utopia? E allora cosa chiedono, oggi, le masse dei giovani americani e occidentali, ma anche asiatici, ridotti ormai a zombie nella onnipervasiva gig economy, l\u2019economia dei \u201clavoretti\u201d, oppure i quasi pensionati che si ritrovano a dover pagare, proprio dopo aver pagato, la crisi del loro Welfare State, che non copre pi\u00f9 nulla, al fine di nutrire la sedicente finanza speculativa? Cosa chiedono oggi quelli disperati che non sanno pi\u00f9 cosa fare o vivere, come gli studenti universitari eterni di corsi inutili e talvolta ridicoli, oppure le imprese che si ritrovano a dover chiudere; per poi trasferirsi dove il lavoro non costa nulla, o magari essere costrette a dover vendere a \u201cmarchi\u201d globali che magari lavorano in Ghana in Burkina Faso, o perfino altrove? Non \u00e8 attuale, quindi, secondo voi, il progetto di Camaldoli? E cos\u2019\u00e8 attuale, allora?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mentre tutto il mondo si muove dentro questa camicia di Nasso, tra regole finanziarie banali e pericolose; e terribili tentazioni sempliciste, non sarebbe meglio guardare alla \u201cteoria della persona\u201d e della sua completezza? Cosa credete che entri nell\u2019economia, solo le tasche posteriori o magari, come sempre, l\u2019anima, il lavoro, lo spirito, la passione dei popoli? Taviani, poi, a Camaldoli, auspicava una reinterpretazione del corporativismo fascista, e non dimentichiamo che fu proprio il dirigente Dc genovese che fu il primo politico a fare da \u201ctutela\u201d alla rete Stay-Behind -\u201cGladio\u201d. Paolo Emilio Taviani intendeva quindi costituire, tra Camaldoli e la Costituente, un \u201corganismo che, pur sotto la vigilanza dello Stato, fosse da propulsore dell\u2019economia e della produzione, basato sull\u2019equilibrio degli interessi e sulla competenza tecnica\u201d. Certo, ci furono anche memorie del corporativismo fascista a Camaldoli, ma erano quelli progetti, di fatto nuovissimi e davvero antifascisti, non di folle totalitarismo economico ma di libero estrinsecarsi, tecnico e operativo, dell\u2019equilibrio delle classi. Autonome e politicamente attive. Gi\u00e0 allora, i \u201cprofessorini\u201d di Camaldoli sapevano quanto fosse debole, superficiale, spesso incompetente il comando borghese dell\u2019economia italiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Spese folli, imitazione, come accadeva peraltro anche in Gran Bretagna, delle abitudini dei rentier, superficialit\u00e0 tecnica e manageriale e abitudine inveretara, alla prima crisi, a vendere al primo venuto. E sar\u00e0 proprio questa debolezza dei \u201cpadroni\u201d a caricare successivamente l\u2019IRI, in anni pi\u00f9 vicini ai nostri, di panettoni e succhi di frutta, di libri e abiti, di oggetti d\u2019arte e di pomodori. Certo, qualcuno fece perfino dello spirito, ma la vergogna doveva invece ricadere su chi, dopo aver spolpato le proprie imprese, spesso fondate da uomini antichi e straordinari, le lasciava alla tecnocrazia, espertissima spesso, dell\u2019Istituto per la Ricostruzione Industriale. L\u2019Iri che il cattolicesimo sociale rese uno straordinario strumento per la crescita post-bellica, non un \u201ccarrozzone\u201d come fu detto, con molta superficialit\u00e0, in seguito. E non sarebbe male, per esempio, creare un nuovo Fondo per la Socializzazione delle Imprese, che finanzi gli operai che vogliono riprendersi le fabbriche della Piccola e Media Impresa che fallisce. Sui monopoli, poi, la dottrina sociale della Chiesa era chiarissima. Erano un fatale episodio, e qui avevamo ragione, della soluzione della concorrenza capitalistica e la deriva di un altro monopolio di fatto, quello della tecnica. Cosa farne, quindi dell\u2019Iri e delle grandi aree industriali italiane? Un acchiappanuvole liberale, o un sognatore socialista, avrebbe subito distrutto i monopoli, distruggendo anche, inevitabilmente, il loro ruolo nella razionalizzazione produttiva capitalistica e i loro effetti nell\u2019innovazione tecnologica. No, non \u00e8 questa la legge del Reale, quindi non \u00e8 la Norma della Chiesa. Si trattava quindi, tra i tecnici di Camaldoli, di piegare ben bene i monopoli e, quindi, farli controllare, casomai, dallo Stato, che magari poteva giungere fino a nazionalizzarli, ma con estrema attenzione. Nazionalizzare non vuol mai dire socializzare. Lo sapeva anche un grande pensatore, liberale einaudiano, ma un laico che spesso sar\u00e0 d\u2019accordo con le linee di Camaldoli, <strong>Ernesto Rossi<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A rileggerlo oggi, quindi, il Codice di Camaldoli presenta una introduzione di carattere fondativo e, poi, sette nuclei tematici. Nella prima parte, si ribadiva la centralit\u00e0 della persona umana, una delle strane novit\u00e0 che, oggi, dobbiamo ribadire ai quattro venti e ovunque. I sette nuclei tematici comprendevano lo Stato, la famiglia, l\u2019educazione, il lavoro, la destinazione e la propriet\u00e0 dei beni materiali, l\u2019uguaglianza dei diritti, la possibilit\u00e0 legittima di appropriazione dei beni, ovvero soprattutto il lavoro, infine la giustizia commutativa. Poi, nelle maglie del discorso, vi si trovava il rispetto della giustizia distributiva e legale nell\u2019intervento dello Stato. Viene qui in mente la battuta di un vecchio sacerdote toscano detta a un giornalista nell\u2019immediato secondo dopoguerra, proprio mentre il bravo Vicario si accingeva a organizzare una manifestazione sindacale dei contadini della sua Parrocchia: \u201cqui non c\u2019\u00e8 bisogno del socialismo, caro giovine, c\u2019\u00e8 gi\u00e0 Dio\u201d. L\u2019art. 71 del Codice, peraltro, affermava anche che la giustizia sociale \u00e8 alla base dell\u2019intero sistema, ovvero essa \u00e8 \u201cuna equa ripartizione dei beni per ci non possa un individuo o una classe ad escludere altri dalla partecipazione ai beni comuni\u201d. Ecco il punto, le classi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E chi, oggi, parla di classi sociali, a parte una specie di ironica mascherata di un vecchio socialismo ottocentesco? Ma la grande riforma sociale, dicevano quelli di Camaldoli, non pu\u00f2 venire dalla sola forza dello Stato o dalla sua nuda legge, ma dalla azione combinata e liberadelle varie forze sociali. Nulla si fa mai per norma bruta, tutto e sempre opera con l\u2019accordo lucido e razionale delle varie categorie. Altra lezione da imparare, oggi. Per le \u00e9lites. Quindi, nessun Stato banalmente \u201cassistenziale\u201d; ma uno Stato che, nato dagli equilibri naturali e oggettivi della societ\u00e0 civile, previene e tratta gli squilibri senza costi irragionevoli e, sempre e comunque, responsabilizzando la stessa societ\u00e0 \u201ccivile\u201d. Che non deve essere sollevata mai dalle sue reali responsabilit\u00e0. Altrimenti lo Stato diventa non arbitro, ma dominus. Per il prelievo fiscale, i \u201cprofessorini\u201d di Camaldoli pensavano a un sistema fiscale che manteneva la macchina dello Stato (figurarsi, oggi) e a una quota ulteriore d prelievo che serviva a una redistribuzione dei beni disponibili (cit.) tra i vari impeghi e consumi (art. 93). Insomma, il mercato \u00e8 necessario ma non sufficiente. Mai.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E oggi, chi potrebbe negare questo assunto? Nella parte che fu scritta, sostanzialmente, da <strong>Ezio Vanoni<\/strong>, si dice poi che \u201corigine e scopo della societ\u00e0 \u00e8 unicamente la conservazione, lo sviluppo e il perfezionamento dell\u2019uomo\u201d (art. 3,3). La societ\u00e0 \u00e8, quindi, e Dio solo sa quanto \u00e8 nuova e perfetta questa definizione, \u201cl\u2019insieme e il complesso di tutte le libere iniziative degli uomini intese a realizzare i loro interessi e fini umani e delle istituzioni ed opere a cui queste iniziative danno vita\u201d. (art.4). Mentre il fondamento dello Stato, fate nota, \u00e8 hobbesianamente e liberisticamente un immaginario sabba, dove il bellum omnium contra omnes, che non si vede perch\u00e9 non debba continuare in eterno, \u00e8 alla base della sopravvivenza del \u201cSovrano\u201d, un tema, questo, che \u00e8 tipico della \u201cmassa\u201d di Canetti. Oppure, tutto si attua, mi raccomando in modo \u201claico\u201d ma del tutto immaginario, mentre lo Stato o la stessa societ\u00e0 si costituiscono con un \u201csacrificio del Padre\u201d come quello, ripeto del tutto privo di fondamento, che Freud narra nel suo Mos\u00e8 e il Monoteismo, come se il politeismo dei valori fosse la fine, il fine e quindi lo sciocco caos dell\u2019Occidente, la Dottrina Sociale della Chiesa, invece, pone la societ\u00e0 e l\u2019economia nel plein air della razionalit\u00e0. E\u2019 un caso? Certo che non lo \u00e8. C\u2019\u00e8 da rispettare la duplice legge della Giustizia e della Carit\u00e0. Giustizia \u00e8 il suum cuique, che non \u00e8 l\u2019erba voglio. Ma \u00e8 solo la Carit\u00e0, ci dice proprio Ezio Vanoni, il giovane socialista di Morbegno, che ci fa mettere in comune con gli altri tutti i beni. Ma fu, proprio elaborata da Vanoni, la centrale teoria finanziaria nata da Camaldoli. Per il Codice, proprio per mano di Ezio, la finanza si giustifica, in primo luogo, con la necessit\u00e0 di sostenere i costi della Pubblica Amministrazione. Ma, ovviamente, anche la finanza pubblica deve sostenere l\u2019obiettivo primario di Camaldoli, ovvero la giustizia sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vanoni poi prevede, proprio nell\u2019art. 93 del Codice, una seconda funzione efficace dei tributi, cio\u00e8 quella della \u201credistribuzione dei beni disponibili tra i vari impieghi e consumi\u201d e, quindi, essa concorre a ri-creare la distribuzione della ricchezza. Sapienza tecnica, quindi anche sapienza filosofica e religiosa. Che, spesso, non vanno mai separate. Immaginatevi se, allora, la fiscalit\u00e0 fosse stata capace di risparmi colossali per i winners e di disastri, ugualmente massicci, per i losers. Come oggi accade. Avrebbe tenuto, allora, la societ\u00e0 italiana, come invece non accade oggi con il bonus fiscale globale per le multinazionali e il sovraccarico fiscale per le classi medie, peraltro impoverite? No, certamente. Certo, Camaldoli \u00e8 oggi ormai fuori dal primo cattolicesimo sociale, legato al corporativismo pre-fascista e all\u2019azionariato operaio, ma meno evidente \u00e8 la derivazione del Codice di Camaldoli dalle teorie davvero corporativiste e, anch\u2019esse, prefasciste, di <strong>Amintore Fanfani<\/strong>, di<strong> Francesco Vito<\/strong>, di <strong>Jacopo Mazzei<\/strong>. Francesco Vito, peraltro, in un suo vecchio articolo sulla \u201cRivista Internazionale di Scienze Sociali\u201d della Universit\u00e0 Cattolica, prende in giro, proprio nel 1945, gli autori marginalisti, quelli secondo i quali la minestra alla fine ha minor valore del suo cucchiaio di inizio. La microeconomia, che oggi fa da fondamento alle insulse equazioni da \u201cgas perfetti\u201d dei flussi finanziari, faceva ridere, credo proprio giustamente, i teorici dell\u2019economia \u201creale\u201d e concreta di cui si occupavano i teorici cattolici, Ma anche i Keynes, i Sombart, i Veblen, i Marshall. Quindi, il Codice di Camaldoli non \u00e8 la solita e facile \u201cterza via\u201d tra capitalismo e socialismo, due ideologie mai completamente realizzatesi su questa terra; ma una tecnica, sapiente e ancora attualissima, di concertazione interna nelle economie nazionali (o di area) e di raggiungimento della giustizia sociale all\u2019interno di una economia di mercato. Ancora oggi, \u00e8 l\u2019unica soluzione possibile.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/formiche.net\/2019\/03\/camaldoli-codice-attualita\/?fbclid=IwAR1YBqTJQ-Z1rqgUMvkE5x0mWsvNh0QhHGg01leFAyMwOipqEbaX7PiPl-w\">https:\/\/formiche.net\/2019\/03\/camaldoli-codice-attualita\/?fbclid=IwAR1YBqTJQ-Z1rqgUMvkE5x0mWsvNh0QhHGg01leFAyMwOipqEbaX7PiPl-w<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di FORMICHE (Giancarlo Elia Valori) Il Codice di Camaldoli non \u00e8 la solita e facile \u201cterza via\u201d tra capitalismo e socialismo, due ideologie mai completamente realizzatesi su questa terra; ma una tecnica, sapiente e ancora attualissima, di concertazione interna nelle economie nazionali (o di area) e di raggiungimento della giustizia sociale all\u2019interno di una economia di mercato Come si costruisce o, meglio, come si seleziona, si scopre (di solito \u00e8 gi\u00e0 fatta) e, poi, si&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":86,"featured_media":39390,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/Formiche.net_.png","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-cW7","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/49731"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/86"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=49731"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/49731\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":49733,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/49731\/revisions\/49733"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/39390"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=49731"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=49731"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=49731"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}