{"id":49776,"date":"2019-03-15T04:02:44","date_gmt":"2019-03-15T03:02:44","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=49776"},"modified":"2019-03-14T22:09:12","modified_gmt":"2019-03-14T21:09:12","slug":"via-della-seta-regionalismo-differenziato-e-sovranita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=49776","title":{"rendered":"Via della Seta, regionalismo differenziato e sovranit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>di SIMONE GARILLI (FSI Mantova)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Riporto e commento l&#8217;estratto di un articolo pubblicato oggi anche su Repubblica, del direttore di Limes Lucio Caracciolo:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;Nella partita delle vie della seta, ingaggiata dai governi Renzi e Gentiloni e accelerata da Conte, l\u2019Italia era e resta a caccia di soldi. Confitti nel nostro economicismo, che immagina le relazioni di potenza come un mercato (meglio, un suk), non ci siamo resi conto della posta in gioco.\u00a0 Questa investe le decisive dimensioni delle reti, delle nuove tecnologie, dell\u2019intelligenza artificiale, oltre alla sfera militare.\u00a0 Ad esempio, se i cinesi provassero a installare dei centri di raccolta dati a Genova o a Trieste \u2013 ascelle italiane delle rotte mediterranee \u2013 gli americani lo impedirebbero.\u00a0 E ci darebbero una lezione a futura memoria. Anche attraverso le agenzie di rating (roba loro), che smetterebbero di edulcorare il giudizio sullo stato delle nostre finanze pubbliche.\u00a0 Da tutto questo, tre indicazioni.\u00a0 Primo. L\u2019Italia ha urgente necessit\u00e0 di un centro strategico nazionale. Non possiamo pi\u00f9 permettere che autorit\u00e0 locali, settoriali o addirittura singoli individui prendano impegni che riguardano la sicurezza dello Stato, spesso non rendendosene conto. Mentre il gioco fra potenze si fa duro, noi discutiamo di devolvere altre funzioni alle Regioni, immaginiamo citt\u00e0 Stato (ne discettano persino i sindaci di Milano e Napoli), sogniamo regressioni preunitarie (riedizioni del Lombardo-Veneto e nostalgie borboniche).\u00a0 E chiacchieriamo di Europa come se esistesse. Siamo fuori rotta&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che dire? In poche righe Caracciolo condensa i nodi fondamentali della fase politica italiana. Le spinte disgregatrici che gi\u00e0 dagli anni Ottanta interessano il Nord Italia, ed in particolare il versante orientale, sono affiorate negli ultimi mesi con i referendum consultivi in Veneto e Lombardia e con le pretese avanzate dalla stessa Emilia Romagna. Tre bozze di intesa molto pericolose per la continuit\u00e0 giuridica, economica e in prospettiva anche territoriale dello Stato. Di questo stiamo parlando. Una retorica decennale di stampo moralistico sull\u2019inadeguatezza del Meridione sta arrivando al dunque, ed \u00e8 necessaria una Resistenza in piena regola, parlamentare o, se insufficiente, direttamente popolare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il tutto si inserisce nel contesto unionista, cio\u00e8 di una presunta comunit\u00e0 europea che come dice Caracciolo, semplicemente, \u201cnon esiste\u201d.\u00a0 L\u2019Unione Europea, progetto franco-americano per contenere la rediviva Germania, ha fallito clamorosamente consegnando a quest\u2019ultima non solo predominio economico-commerciale, ma anche politico. L\u2019Unione Europea \u00e8 nient\u2019altro che il terreno geopolitico sul quale Francia, Stati Uniti e Germania hanno deciso di confrontarsi a partire dagli anni Novanta.\u00a0 Lo Stato nazionale rimane, come noto ai sovranisti autentici, l\u2019attore di gran lunga principale delle relazioni internazionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco allora che il regionalismo differenziato in salsa leghista \u00e8 la <em>longa manus<\/em> del nazionalismo regionale tedesco, il cui fine \u00e8 assimilare definitivamente il Nord Italia nelle catene del valore della grande impresa esportatrice centrata sulla Baviera, disfandosi del Sud Italia. Dalla nostra prospettiva, accettare il regionalismo differenziato significa rinunciare allo Stato, niente di meno, cio\u00e8 riconsegnare il popolo italiano al dominio straniero, vanificando oltre due secoli di costruzione dello Stato e della nazione italiana. In gioco non c\u2019\u00e8 solo l\u2019economia, ma la democrazia per come si \u00e8 configurata nella Prima Repubblica: statalismo, parlamentarismo, piena occupazione, mediazione del conflitto sociale. In breve, uno degli esperimenti pi\u00f9 avanzati, nel mondo moderno, di social-democrazia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il sovranismo \u00e8 una necessit\u00e0 storica ineludibile e non pu\u00f2 che essere, in questa fase, frontista, perch\u00e9 esattamente come negli anni del fascismo in gioco c\u2019\u00e8 la sopravvivenza dello Stato e della nazione italiana.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SIMONE GARILLI (FSI Mantova) Riporto e commento l&#8217;estratto di un articolo pubblicato oggi anche su Repubblica, del direttore di Limes Lucio Caracciolo: &#8220;Nella partita delle vie della seta, ingaggiata dai governi Renzi e Gentiloni e accelerata da Conte, l\u2019Italia era e resta a caccia di soldi. 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