{"id":49822,"date":"2019-03-18T11:00:13","date_gmt":"2019-03-18T10:00:13","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=49822"},"modified":"2019-03-18T10:04:07","modified_gmt":"2019-03-18T09:04:07","slug":"quale-patria-per-il-ribelle-parte-vi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=49822","title":{"rendered":"Quale patria per il ribelle? Parte VI"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>MARX XXI (Giambattista Cadoppi)<\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.marx21.it\/images\/simboli_loghi\/tricolore-bandiera-italia.jpg\" width=\"300\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Pubblichiamo la sesta parte del lavoro di Giambattista Cadoppi<\/strong><\/em><\/p>\n<p><strong>Patriottismo, sovranit\u00e0 nazionale, adattamento nazionale del marxismo e alleanze<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.marx21.it\/index.php\/comunisti-oggi\/in-italia\/29306-quale-patria-per-il-ribelle-parte-i\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Parte I<\/a>\u00a0|\u00a0<a href=\"http:\/\/www.marx21.it\/index.php\/comunisti-oggi\/in-italia\/29320-quale-patria-per-il-ribelle-parte-ii\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Parte II<\/a>\u00a0|\u00a0<a href=\"http:\/\/www.marx21.it\/index.php\/comunisti-oggi\/in-italia\/29336-quale-patria-per-il-ribelle-parte-iii\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Parte III<\/a>\u00a0|\u00a0<a href=\"http:\/\/www.marx21.it\/index.php\/comunisti-oggi\/in-italia\/29350-quale-patria-per-il-ribelle-parte-iv\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Parte IV<\/a>\u00a0| <a href=\"http:\/\/www.marx21.it\/index.php\/comunisti-oggi\/in-italia\/29367-quale-patria-per-il-ribelle-parte-v\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Parte V<\/a><\/p>\n<p><strong>Lenin, Stalin e la questione nazionale<\/strong><\/p>\n<p>Lenin riconosce in misura molto maggiore dei suoi predecessori il potenziale rivoluzionario della questione nazionale. Diversamente da Engels, Lenin ritiene che la distinzione di principio sia tra nazioni che opprimono, come Russia e Gran Bretagna, e nazioni oppresse, come Polonia e Irlanda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Garantendo un appoggio incondizionato ai tentativi di liberazione delle nazioni oppresse, i marxisti devono conquistare alleati preziosi nella lotta contro gli stati imperiali pi\u00f9 grandi, e anche gli operai delle nazioni imperialiste devono liberarsi dai pregiudizi e dalle fedelt\u00e0 nazionali che li distolgono dalla lotta di classe. Questa posizione comporta il diritto delle nazioni territorialmente distinte alla secessione e alla formazione di stati autonomi, anche nel caso in cui ci\u00f2 sembra in contrasto con l&#8217;interesse dell&#8217;unita di classe e del progresso economico. Se i lavoratori hanno organizzazioni indipendenti e i partiti socialisti possano criticare gli alleati nazionalisti, \u00e8 possibile allearsi con le forze borghesi.<\/p>\n<p>\u00c8 dovere delle nazioni progredite aiutare le altre a uscire dall&#8217;arretratezza, senza interferire sul loro carattere nazionale. Il dibattito marxista sulla questione nazionale, contenendo sin dall&#8217;inizio la contraddizione tra appartenenza di classe e appartenenza nazionale, non pu\u00f2 non svilupparsi, come puntualmente avviene, in direzioni contrastanti. I primi dibattiti contribuiscono all&#8217;elaborazione delle politiche delle nazionalit\u00e0 dei paesi socialisti, ma hanno anche un&#8217;influenza notevole sul modo di affrontare il problema dopo la seconda guerra mondiale. Per la maggior parte degli stati socialisti, la questione nazionale \u00e8 un problema da risolvere.<\/p>\n<p>A differenza degli austro-marxisti e del Bund, Lenin \u00e8 assai scettico sull&#8217;effettiva possibilit\u00e0 di applicare il principio nazionale su base non territoriale. Pur gestendo l&#8217;incorporamento della maggior parte dei territori dell&#8217;Impero russo nel nuovo stato sovietico, nei pochi anni in cui \u00e8 al potere, Lenin sostiene attivamente i diritti delle minoranze nazionali e si batte, ancora negli ultimi tempi della sua attivit\u00e0 di governo, contro qualsiasi manifestazione di quello che ritiene lo sciovinismo russo.<\/p>\n<p>Stalin \u00e8 nativo della Georgia, una nazione soggetta all\u2019Impero zarista. Il massimo sostenitore del nazionalismo georgiano \u00e8 lo scrittore Ilia Chavchavadze [1]. In campo socialdemocratico Noe Zhordania sostiene teorie pi\u00f9 comprensive di quella di Kautsky e vicine al modello austro-marxista della comunit\u00e0 culturale [2]. Il bolscevico Filipp Makharadze [3] scrive che la nazione moderna \u00e8 caratterizzata non solo da una comunit\u00e0 di vita economica e territorio, ma anche da una comunit\u00e0 culturale del popolo che la costituisce, L\u2019altro bolscevico Stepan Shaumian [4] afferma che la formazione delle nazioni moderne \u00e8 un processo che copre &#8220;decine e centinaia di secoli&#8221; e la centralizzazione, risultante dall&#8217;ascesa della produzione capitalistica delle merci, gli fornisce solo la spinta finale. Le nazioni sono caratterizzate da una comunit\u00e0 di lingue, religioni, costumi e antenati. Cos\u00ec la nozione di nazioni che hanno una specifica identit\u00e0 culturale e radici che risalgono lontano nella storia, \u00e8 ampiamente condivisa tra i socialdemocratici caucasici.<\/p>\n<p>Nel 1912-13 Koba [5] si reca a Vienna per studiare le opere degli austro-marxisti Otto Bauer e Karl Renner, e scrive <em>Il marxismo e la questione nazionale<\/em>, uno dei suoi maggiori contributi teorici al marxismo. In una lettera a Gorki del febbraio del 1913, Lenin loda l\u2019autore definendolo \u00abun meraviglioso georgiano\u00bb [6]. Il problema affrontato \u00e8 quello dell\u2019autodeterminazione dei popoli, una questione di grande attualit\u00e0 negli imperi multinazionali come la Russia e l\u2019Austria-Ungheria. Il rivoluzionario georgiano si oppone in particolare alle tesi sull\u2019argomento di altri socialdemocratici come i menscevichi russi oppure il Bund ebraico. Stalin \u00e8 molto critico verso la tesi di Bauer e Renner di coltivare l&#8217;identit\u00e0 culturale delle nazioni indipendentemente dai confini nazionali.<\/p>\n<p>L&#8217;insistenza sul territorio nazionale non contraddistingue solamente la posizione di Stalin da quella degli austromarxisti, ma anche i suoi successivi tentativi di favorire la creazione di unit\u00e0 territoriali etnicamente distinte in Unione Sovietica (Van Ree 2002 :310).<\/p>\n<p>Secondo Stalin, e anche Lenin che \u00e8 il committente del saggio del georgiano, i partiti socialdemocratici devono rimanere unitari, non organizzati sulla base di sezioni nazionali (come avviene nel partito austriaco) e nel Bund russo, per garantire l\u2019unit\u00e0 della classe operaia.<\/p>\n<p>L&#8217;autore per\u00f2 concede alle minoranze il diritto all&#8217;autodeterminazione e persino alla separazione dallo stato russo. Stalin inserisce la questione nazionale all\u2019interno del principio marxista della lotta di classe.<\/p>\n<p>Ancora pi\u00f9 importante, l&#8217;accettazione da parte di Stalin della &#8220;comunit\u00e0 culturale&#8221;, come caratteristica distintiva delle nazioni, ha rappresentato il risorgere di quella nozione presente nell&#8217;opera di autori come Zhordania, Makharadze e Shaumian. Nonostante il rigetto di alcune delle tesi di questi ultimi egli capisce che l&#8217;identit\u00e0 culturale delle nazioni non pu\u00f2 essere rifiutata, recuperando anche i contributi dei suoi vecchi compagni caucasici.<\/p>\n<p>Renner e Bauer creano un modello, adatto per un paese in cui le nazioni vivevano in aree non omogenee, ma miste, favorendo un sistema di &#8220;autonomia culturale nazionale&#8221; nelle regioni eterogenee del loro impero multinazionale austro-ungarico. Nel loro modello marxista di autodeterminazione nazionale, i cittadini si iscrivono individualmente in base alla nazionalit\u00e0 e formano istituzioni collettive per amministrare e sviluppare i propri affari culturali. Questo \u00e8 un programma di autodeterminazione che serve principalmente alla conservazione dell&#8217;identit\u00e0 culturale delle nazioni. Per Karl Kautsky, che era di nazionalit\u00e0 ceca, la nazione moderna \u00e8 un prodotto del capitalismo la cui caratteristica distintiva \u00e8 la comunit\u00e0 del linguaggio e quella del territorio mentre \u00e8 tralasciata la componente culturale.<\/p>\n<p>Nel primo capitolo del saggio del bolscevico georgiano compare la definizione, destinata a rimanere famosa, della nazione come \u00abuna comunit\u00e0 stabile, storicamente formatasi, che ha la sua origine nella comunit\u00e0 di lingua, di territorio, di vita economica e di conformazione psichica, che si manifesta nella comune cultura\u00bb (Stalin 1913: 321). Questa \u00e8 una definizione sintetica che fonde concezione di Kautsky della nazione basata su due sole &#8220;comunit\u00e0&#8221; \u2013 di lingua e territorio \u2013 con l&#8217;approccio \u201cculturale\u201d degli austro-marxisti. Stalin crede che le comunit\u00e0 culturali esistano realmente con persone che vivono vite dentro una comunit\u00e0. Per Stalin la nazione non \u00e8 un\u2019unit\u00e0 n\u00e9 razziale, n\u00e9 tribale, ma una comunit\u00e0 del popolo formatasi storicamente. Nondimeno nel saggio del 1913 \u00e8 presente il retaggio dell\u2019idea di Engels che esistano nazioni d\u2019avanguardia con un maggior grado di universalit\u00e0 e modernit\u00e0 mentre altre siano destinate a soccombere.<\/p>\n<p>Stalin ha iniettato il tema patriottico nel marxismo in un modo pi\u00f9 esplicito di chi lo ha preceduto. Nel corso degli anni Trenta e Quaranta le sue implicazioni divennero sempre pi\u00f9 significative. Stalin appartiene a una tradizione di patriottismo rivoluzionario che risale, attraverso il marxismo, al pensiero giacobino della Rivoluzione francese importato in Russia dall&#8217;Europa occidentale nel diciannovesimo secolo. Joseph Stalin promuove un concetto civico di &#8220;patriottismo rivoluzionario&#8221; in Unione Sovietica <strong>per cui gli interessi della nazione sono meglio serviti dal cambiamento rivoluzionario<\/strong> che \u00e8 un buon esempio di patriottismo popolare. Secondo Hobsbawm, ci sono continui sviluppi teorici, nella traiettoria marxista post-1918 con l\u2019affermazione di una \u201ccoscienza nazional-cittadina-patriottica\u201d in grado di attribuire alla lotta di classe una \u201cdimensione civico-nazionale\u201d (Hobsbawm, 1992: 170-71).<\/p>\n<p>Solo il socialismo pu\u00f2 produrre una comunit\u00e0 veramente unificata. Dalla prospettiva patriottica in cui si muove Stalin, il capitalismo indebolisce la patria sia moralmente sia organizzativamente. Il comunismo si deve imporre sull&#8217;egoismo immorale della borghesia e sulla natura frammentata del sistema capitalista.<\/p>\n<p>La Rivoluzione francese per Stalin ha attraversato i confini della Francia riversandosi sull&#8217;Europa come un potente fiume. In seguito aggiunge con orgoglio che le eroiche azioni rivoluzionarie del giovane proletariato russo hanno suscitato approvazione in tutta Europa. Gli operai tedeschi spingono i loro leader a organizzare la lotta &#8220;alla maniera russa&#8221;. A seguito della rivoluzione russa il proletariato francese prende coraggio e minaccia la borghesia con una seconda Comune.<\/p>\n<p>Dai primi anni del secolo fino alla rivoluzione, Joseph Stalin \u00e8 un patriota ma il suo patriottismo rimane rigorosamente di tipo rivoluzionario. La Russia per Stalin \u00e8 sul punto di diventare la nuova avanguardia della rivoluzione mondiale, un paese che sta per superare Francia e Germania nel far avanzare il progresso mondiale. La Russia \u00e8 il detonatore dell&#8217;esplosione che distrugger\u00e0 il vecchio mondo, il primo paese a edificare il socialismo attraverso la coalizione del proletariato con i contadini (van Ree 2002: 82).<\/p>\n<p>Robert Tucker sostiene che nei primi anni Venti Stalin rappresentava il &#8220;patriottismo rosso russo&#8221; tra i bolscevichi in quanto insiste sulla Russia come la nazione rivoluzionaria pi\u00f9 avanzata all\u2019interno dello stato multinazionale (Tucker 1977).<\/p>\n<p>Come Commissario del popolo delle nazionalit\u00e0, adotta comunque l&#8217;identit\u00e0 culturale come elemento di politica delle nazionalit\u00e0. Si ritiene che la soluzione adottata dalla Russia Sovietica del federalismo nazionale (in gran parte promossa da Stalin come Commissario alle Nazionalit\u00e0) induca il presidente americano Wilson a proporre la sua famosa &#8220;dottrina&#8221; per risolvere la questione nazionale in Europa, per timore che la propaganda bolscevica faccia breccia in Occidente e per evitare che sia risolta alla maniera sovietica. Diciamo che, con i suoi \u00abQuattordici punti\u00bb, Wilson gioca in anticipo la carta nazionalista.<\/p>\n<p>Base di questo processo e guida nella realizzazione dei futuri rapporti tra i popoli e le nazionalit\u00e0, \u00e8 la &#8220;Dichiarazione dei diritti dei popoli della Russia&#8221;, firmata da Lenin e Stalin e promulgata il 2 novembre 1917. In questa &#8220;Dichiarazione&#8221;, scritta da Stalin, sono affermati i principi fondanti dei futuri rapporti tra i popoli e le nazionalit\u00e0 della Russia: diritto alla libera autodeterminazione fino alla separazione e alla formazione di uno stato indipendente; diritto alla sovranit\u00e0, all&#8217;uguaglianza; abolizione dei privilegi; sviluppo completo (politico, economico, sociale e culturale) delle minoranze nazionali e delle etnie presenti sul territorio russo.<\/p>\n<p>Che il diritto all\u2019autodeterminazione non fosse solo sulla carta lo dimostrano le repubbliche che si resero indipendenti dall\u2019Unione Sovietica. L\u2019URSS in questo senso fu una inventrice di nazioni come ci spiega Hobsbawm che in realt\u00e0 non chiesto mai l\u2019indipendenza in periodo sovietico:<\/p>\n<p>Nel caso dell&#8217;Unione Sovietica, fu il regime comunista a creare delle \u00abunit\u00e0 nazionali amministrative\u00bb su base territoriale etnico-linguistica \u2014 ovverosia delle \u00abnazioni\u00bb nell&#8217;accezione contemporanea \u2014 in aree dove nulla del genere era mai esistito e neppur vagheggiato, come nel caso delle popolazioni musulmane dell&#8217;Asia o, per questo specifico aspetto, dei Bielorussi. L&#8217;idea di repubbliche sovietiche basate sulle \u00abnazioni\u00bb kazhaka, kirghisa, uzbeka, tagika e turkmena fu un&#8217;elaborazione teorica degli intellettuali sovietici assai pi\u00f9 che una profonda aspirazione di queste popolazioni centroasiatiche (Hobsbawm, 1992: 197).<\/p>\n<p>\u00abL&#8217;idea che questi popoli, in conseguenza dell&#8217;\u00aboppressione nazionale\u00bb o di una presa di coscienza islamica abbiano sottoposto il sistema sovietico a una pressione insostenibile sino a determinarne il crollo\u00bb, \u00e8 pi\u00f9 un\u2019idea che si \u00e8 formata in Occidente dopo il crollo dell\u2019URRS che non la realt\u00e0 mentre in realt\u00e0: \u00abl&#8217;Asia centrale e rimasta politicamente immobile sino al crollo dell&#8217;Unione Sovietica, [\u2026]. Il nazionalismo sviluppatosi in queste repubbliche e fenomeno postsovietico\u00bb (Hobsbawm, 1992: 197-98).<\/p>\n<p><strong>Bibliografia<\/strong><\/p>\n<p>Hobsbawm, Eric J. 2002. Nazioni e nazionalismo dal 1780. Programma, mito, realt\u00e0. Piccola Biblioteca Einaudi Ns.<br \/>\nStalin Josif Vissorionivich 1913. Il marxismo e la questione nazionale in Opere complete. Edizioni Rinascita 1950, Vol. II, pp. 320-414.<br \/>\nStalin 1923. Rapporto sugli aspetti della questione nazionale nell&#8217;edificazione del partito e dello Stato svolto il 23 aprile 1923 al XII Congresso del PC(b)R. in Opere complete. Edizioni Rinascita, Vol. V.<br \/>\nvan Ree Erik 1994. Stalin and the National Question, Revolutionary Russia, VII (dicembre 1994), n. 2, pp. 214-38.<br \/>\nvan Ree, Erik 2001. \u201cLenin&#8217;s Last Struggle\u201d revisited. Revolutionary Russia, 14(2), 85-122.<br \/>\nvan Ree, Erik 2002. The Political Thought of Joseph Stalin A Study in Twentieth-Century Revolutionary Patriotism, London, Routledge.<br \/>\nTucker Robert C. 1977. Stalin il rivoluzionario 1879-1929. Milano, Feltrinelli.<\/p>\n<p><strong>NOTE<\/strong><\/p>\n<p>1 Nazionalista conservatore, nel 1895 pubblic\u00f2 nel suo giornale Iveria cinque poesie dell&#8217;allora diciassettenne Josif Dzugasvili (Stalin), che le scrisse con lo pseudonimo di Soselo.<\/p>\n<p>2 Noe Zhordania (1868-1953), menscevico georgiano presidente della Repubblica della Georgia. Questo stato fu sostenuto dalle truppe ottomane e tedesche fino alla resa della guerra nel 1918 e poi dai britannici. Affront\u00f2 numerosi conflitti con l\u2019Armenia, i bolscevichi dell\u2019Abkazhia e la Repubblica Sovietica del Kuban-Mar Nero fino alla liberazione da parte dell\u2019Armata Rossa nel 1920.<\/p>\n<p>3 Filipp Makharadze (1868-1941), vecchio bolscevico georgiano. Presidente del Comitato Rivoluzionario Georgiano si oppose a Sergo Ordzhonikidze durante \u201cL\u2019affare georgiano\u201d. Fu presidente del Gosplan transcaucasico, del Soviet Supremo e direttore dell\u2019Istituto del Marxismo-leninismo.<\/p>\n<p>4 Stepan Shaumian (1878 \u20131918). Nato in Georgia ma di origine armena fu a capo della Comune di Baku. Vittima del terrore bianco.<\/p>\n<p>5 Lo pseudonimo originario di Stalin, come rivoluzionario ossia Koba, rimanda a un eroe nazionale georgiano.<\/p>\n<p>6 Lettera a Gorki in Lenin, Opere complete, vol. 35, p. 53. L&#8217;articolo di Stalin Il marxismo e la questione nazionale apparve sui nn. 3, 4 e 5 del 1913, della rivista Prosvestcenie, cui collaborava Lenin (Stalin 1950). In due lettere a Kamenev, Lenin definisce il lavoro di Stalin \u201cmolto buono\u201d e in seguito scrive che Stalin ha esposto \u201cle fondamenta del programma della socialdemocrazia\u201d (Van Ree 1994: 222). Van Ree ritiene che nelle sue riflessioni sulla questione nazionale e l\u2019imperialismo scritte durante l\u2019esilio in Siberia ed esposte in una lettera a Kamanev, Stalin abbia anticipato alcune delle tesi espresse poi da Lenin nel suo saggio sull\u2019imperialismo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"http:\/\/www.marx21.it\/index.php\/comunisti-oggi\/in-italia\/29614-quale-patria-per-il-ribelle-parte-vi\">http:\/\/www.marx21.it\/index.php\/comunisti-oggi\/in-italia\/29614-quale-patria-per-il-ribelle-parte-vi<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MARX XXI (Giambattista Cadoppi) Pubblichiamo la sesta parte del lavoro di Giambattista Cadoppi Patriottismo, sovranit\u00e0 nazionale, adattamento nazionale del marxismo e alleanze Parte I\u00a0|\u00a0Parte II\u00a0|\u00a0Parte III\u00a0|\u00a0Parte IV\u00a0| Parte V Lenin, Stalin e la questione nazionale Lenin riconosce in misura molto maggiore dei suoi predecessori il potenziale rivoluzionario della questione nazionale. 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