{"id":49836,"date":"2019-03-18T08:30:48","date_gmt":"2019-03-18T07:30:48","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=49836"},"modified":"2019-03-17T21:25:22","modified_gmt":"2019-03-17T20:25:22","slug":"la-natura-e-un-campo-di-battaglia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=49836","title":{"rendered":"La natura e&#8217; un campo di battaglia"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>LE PAROLE E LE COSE (Razmig Keucheyan)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-full size-full wp-post-image\" src=\"https:\/\/i1.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/santiago-del-cile.jpeg?fit=1448%2C502\" sizes=\"100vw\" srcset=\"https:\/\/i1.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/santiago-del-cile.jpeg?w=1448 1448w, https:\/\/i1.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/santiago-del-cile.jpeg?resize=300%2C104 300w, https:\/\/i1.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/santiago-del-cile.jpeg?resize=768%2C266 768w, https:\/\/i1.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/santiago-del-cile.jpeg?resize=1024%2C355 1024w\" alt=\"\" width=\"1448\" height=\"502\" data-attachment-id=\"35122\" data-permalink=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?attachment_id=35122\" data-orig-file=\"https:\/\/i1.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/santiago-del-cile.jpeg?fit=1448%2C502\" data-orig-size=\"1448,502\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}\" data-image-title=\"santiago del cile\" data-image-description=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i1.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/santiago-del-cile.jpeg?fit=300%2C104\" data-large-file=\"https:\/\/i1.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/santiago-del-cile.jpeg?fit=525%2C182\" \/><\/p>\n<pre><strong>Ecologie della trasformazione, rubrica a cura di Emanuele Leonardi\r\n\r\n<\/strong><\/pre>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">di Razmig Keucheyan<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">[<em>Nel giorno di FridaysForFuture, proponiamo un estratto dell\u2019introduzione del volume di Razmig Keucheyan, <\/em><a href=\"http:\/\/www.ombrecorte.it\/more.asp?id=577&amp;tipo=novita\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">La natura \u00e8 un campo di battaglia. Saggio di ecologia politica<\/a><em>, uscito da poco per Ombre Corte<\/em>].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019autunno del 1982, gli abitanti della contea di Warren, nel nord-est della Carolina del Nord, si sono mobilitati per sei settimane contro l\u2019installazione di una discarica di rifiuti tossici<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35121#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>. Quattro anni prima, nel 1978, un\u2019impresa di gestione dei rifiuti industriali aveva depositato illegalmente nell\u2019area grandi quantit\u00e0 di policlorobifenili (pcb), una sostanza utilizzata in particolare nei trasformatori elettrici e nella vernice. Una volta scoperte, lo Stato della Carolina del Nord decise di acquistare un terreno per sotterrarle. Furono previsti diversi luoghi, ma alla fine si opt\u00f2 per un terreno vicino alla citt\u00e0 di Warrenton. I residenti del luogo, come spesso accade in simili circostanze, si opposero alla scelta, temendo per la loro salute, dato che il pcb \u00e8 una sostanza cancerogena. Intentarono un\u2019azione legale per impedire che i rifiuti fossero conservati in quel luogo. Due anni dopo, il tribunale distrettuale rigett\u00f2 la loro richiesta. Fu allora che la protesta inizi\u00f2 ad assumere una forma extragiudiziale: manifestazioni, sit-in, boicottaggi, disobbedienza civile, marce, meeting, blocchi stradali\u2026 Queste azioni portarono all\u2019arresto di pi\u00f9 di cinquecento persone, compresi alcuni\u00a0parlamentari locali e federali. Il movimento non riusc\u00ec a ottenere l\u2019abbandono del progetto nell\u2019immediato e il luogo fu decontaminato solo nel Duemila.<span id=\"more-35121\"><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Inizialmente, gli argomenti addotti dai contestatori contro la discarica si riferivano all\u2019inquinamento dell\u2019ambiente (acqua e suolo) da parte del pcb e ai rischi che presentava per la salute. Tuttavia, man mano che il movimento si estendeva e diventava pi\u00f9 politico, gli argomenti cambiarono natura. Se lo Stato aveva scelto di seppellire i rifiuti tossici in quel luogo, affermavano i residenti e i loro sostenitori, era perch\u00e9 vi vivevano dei neri, dei poveri e soprattutto dei neri poveri. In altre parole, la decisione di costruire la discarica aveva un fondamento razzista. All\u2019epoca, la contea di Warren era composta al 64 per cento di neri. L\u2019area immediatamente adiacente alla discarica lo era sino al 75 per cento. I contestatori facevano osservare che questa ingiustizia nella localizzazione dei rifiuti tossici non si registrava solo nella Carolina del Nord ma in tutti gli Stati Uniti, e dalla fondazione del paese. Nelle sue politiche di gestione dell\u2019ambiente e delle risorse, lo Stato favorisce sistematicamente le popolazioni bianche e le classi medie e superiori, che preserva da questo tipo di inquinamenti. Al contrario, le minoranze, non solo i neri, ma anche i nativi, gli ispanici e gli asiatici, cos\u00ec come i poveri, subiscono la maggior parte delle conseguenze negative della produzione industriale. Ancora oggi, si osserva che negli Stati Uniti le multe per il trattamento non conforme dei rifiuti sono cinque volte pi\u00f9 frequenti quando i fatti hanno avuto luogo in prossimit\u00e0 di quartieri bianchi, e non neri o ispanici<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35121#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>. Questa discriminazione razziale non \u00e8 necessariamente intenzionale da parte dei poteri pubblici, anche se spesso \u00e8 cos\u00ec. \u00c8 sistemica, scaturisce cio\u00e8 da una logica in parte indipendente dalla volont\u00e0 degli individui. Ci\u00f2 che ha permesso al movimento della contea de Warren di crescere \u00e8 dunque la sua capacit\u00e0 di generalizzarsi, di \u201cagganciare\u201d una rivendicazione locale a un\u2019ingiustizia globale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo episodio illustra perfettamente la tesi principale di questo libro: la natura \u00e8 un campo di battaglia. Gi\u00e0 oggi \u00e8 \u2013 e lo sar\u00e0 sempre di pi\u00f9 nel futuro, man mano che la crisi ecologica si aggraver\u00e0 \u2013 il teatro di conflitti tra diversi attori con interessi opposti: movimenti sociali, Stati, eserciti, mercati finanziari, compagnie assicurative, organizzazioni internazionali\u2026 Nel caso della contea di Warren, il conflitto \u00e8 il prodotto di una forma particolare di ingiustizia, il razzismo. Ma pu\u00f2 nascere da altre tipi di disuguaglianze. La natura non sfugge ai rapporti di forza sociali: \u00e8 la pi\u00f9 politica tra le entit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo approccio alla crisi ecologica contrasta radicalmente con una opinione oggi dominante, secondo la quale, per governare il problema del cambiamento ambientale, l\u2019umanit\u00e0 dovrebbe \u201csuperare le proprie divisioni\u201d. Questa posizione \u00e8 sostenuta dai partiti ecologisti, molti dei quali \u2013 non tutti \u2013 sono nati negli anni Settanta dall\u2019idea che l\u2019opposizione tra sinistra e destra sia obsoleta o secondaria. In Francia \u00e8 promossa anche da alcune personalit\u00e0 della societ\u00e0 civile, come Yann Arthus-Bertrand o Nicolas Hulot, e loro equivalenti esistono nella maggior parte dei paesi. Il \u201cpatto ecologico\u201d proposto da Nicolas Hulot, sottoscritto da molti candidati che si sono presentati alle elezioni presidenziali del 2007 e da alcune migliaia di cittadini, \u00e8 emblematico di questa concezione dell\u2019ecologia<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35121#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a><sup>3<\/sup>. Le critiche che accompagnano il ricorrente fallimento dei negoziati internazionali sul clima \u2013 quelli di Copenaghen e di Rio sono i pi\u00f9 recenti \u2013 hanno questa convinzione alla base. Stigmatizzano l\u2019incapacit\u00e0 degli Stati a unirsi almeno attorno ad alcuni comuni obiettivi ambientali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Di questa posizione ecologista esistono alcune versioni sofisticate. Dipesh Chakrabarty, uno dei principali teorici del postcolonialismo, autore del classico <em>Provincializing Europe<\/em><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35121#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>, ha pubblicato un testo intitolato <em>The climate of history<\/em><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35121#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a>, nel quale sostiene che la crisi ecologica consente di ipotizzare per la prima volta che il genere umano come tale, e non una delle sue componenti \u2013 gli operai, i contadini, i colonizzati, le donne\u2026 \u2013, pu\u00f2 diventare il \u201csoggetto\u201d della storia. Noi esseri umani non facciamo mai esperienza di noi stessi come \u201cspecie\u201d, nel senso in cui ogni esperienza, foss\u2019anche collettiva, \u00e8 sempre individuale. Il cambiamento climatico presuppone invece di far emergere le condizioni di un\u2019azione comune dell\u2019umanit\u00e0, per rispondere alla sfida del riscaldamento del pianeta. In tal senso, deve portare a rivalutare la vecchia nozione di umanesimo, cui conferisce un nuovo significato, e anche le critiche a questa nozione, in particolare quelle che gli rivolge fin dagli anni Sessanta il (post-)strutturalismo. L\u2019\u201cantiumanesimo teorico\u201d di un Louis Althusser o del Michel Foucault di <em>Le parole e le cose <\/em>assume un significato diverso quando la sopravvivenza dell\u2019umanit\u00e0 \u00e8 minacciata dagli sconvolgimenti climatici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Confrontando le crisi economiche e la crisi ecologica, Chakrabarty afferma che \u201ca differenza di ci\u00f2 che accade durante le crisi del capitalismo, non ci sono qui [vale a dire nel contesto della crisi climatica] delle scialuppe di salvataggio per i ricchi e i privilegiati\u201d<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35121#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a>. I ricchi riescono sempre a cavarsela durante le crisi economiche. Secondo Chakrabarty, questo non accadr\u00e0 invece nel contesto della crisi ecologica, perch\u00e9 non ci sar\u00e0 nessuna \u201cscialuppa di salvataggio\u201d per abbandonare il pianeta. Bench\u00e9 riconosca che questa crisi presenti una dimensione di classe, nel senso che il suo impatto non \u00e8 equamente distribuito tra la popolazione, Chakrabarty sostiene che essa trascende in ultima analisi questa dimensione e deve portare a riesaminare la questione dell\u2019essere umano. Cos\u00ec, \u201cla crisi attuale ha rivelato alcune condizioni di esistenza della forma di vita umana che non hanno un legame intrinseco con le logiche delle identit\u00e0 capitaliste, nazionaliste o socialiste\u201d. Proveniente dagli studi postcoloniali, che si sono fatti conoscere per il fatto di respingere ogni forma di universalismo, questa idea \u00e8 a dir poco sorprendente<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35121#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">La nostra analisi parte dall\u2019ipotesi esattamente opposta a quella di Chakrabarty. Se si prende sul serio l\u2019idea che il cambiamento climatico \u00e8 indotto, a partire dalla met\u00e0 del xviii secolo, dallo sviluppo economico, e che questo sviluppo si chiama \u201ccapitalismo\u201d, \u00e8 poco probabile che gli antagonismi di classe possano essere superati prima che sia stata trovata una soluzione alla crisi ambientale. In altre parole, \u00e8 poco probabile che unire la specie umana attorno a degli obiettivi comuni sia una condizione della soluzione di questa crisi. Questa, al contrario, richiede probabilmente la radicalizzazione degli antagonismi, vale a dire la radicalizzazione della critica al capitalismo. L\u2019uno si divide in due, in materia ambientale come in altre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35121#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Cfr. Eileen Maura McGurty, <em>From nimby to civil rights. The origins of the environmental justice movement<\/em>, in \u201cEnvironmental History\u201d, 2, 3, 1997<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35121#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Marianne Chaumel e St\u00e9phane La Branche, <em>In\u00e9galit\u00e9s \u00e9cologiques: vers quelle d\u00e9finition?<\/em>, in \u201cEspace, populations, soci\u00e9t\u00e9s\u201d, 1, 2008, p. 107.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35121#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Nicolas Hulot, <em>Per un patto ecologico<\/em>, trad. it. di M. Pisani, Aliberti, Reggio Emilia 2008.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35121#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Dipesh Chakrabarty, <em>Provincializzare l\u2019Europa<\/em>, trad. it. M. Bortolini, Meltemi, Roma 2004.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35121#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Dipesh Chakrabarty, <em>The climate of history. Four theses<\/em>, in \u201cCritical Inquiry\u201d, 35, inverno 2009.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35121#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Ivi, p. 221, traduzione dell\u2019autore. Cfr. anche <em>Penser et agir en tant qu\u2019esp\u00e8ce. Intervista con Dipesh Chakrabarty<\/em>, testi raccolti da Razmig Keucheyan, Charlotte Nordmann e Julien Vincent, in \u201cRevue des livres\u201d, 8, novembre-dicembre 2012.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35121#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Chakrabarty si \u00e8 soffermato su questo punto. Cfr. Dipesh Chakrabarty, <em>Postcolonial studies and the challenge of climate change<\/em>, in \u201cNew Literary History\u201d, 41, 1, inverno 2012.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">[Immagine: Santiago del Cile. Smog].<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35121\">http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35121<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LE PAROLE E LE COSE (Razmig Keucheyan) Ecologie della trasformazione, rubrica a cura di Emanuele Leonardi di Razmig Keucheyan [Nel giorno di FridaysForFuture, proponiamo un estratto dell\u2019introduzione del volume di Razmig Keucheyan, La natura \u00e8 un campo di battaglia. Saggio di ecologia politica, uscito da poco per Ombre Corte]. 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