{"id":49840,"date":"2019-03-18T11:30:52","date_gmt":"2019-03-18T10:30:52","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=49840"},"modified":"2019-03-18T10:03:40","modified_gmt":"2019-03-18T09:03:40","slug":"via-della-seta-un-nuovo-south-stream","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=49840","title":{"rendered":"Via della Seta, un nuovo South Stream"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>FEDERICO DEZZANI<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>L\u2019annuncio della firma di un memorandum italo-cinese lo sviluppo della Nuova Via della Seta ha innescato una tempesta: gli USA, anche tramite il canale indiretto di Bruxelles, hanno espresso la loro contrariet\u00e0 all\u2019iniziativa, scompaginando il quadro politico e alzando un immediato coro di allarmi. La geografia della penisola italiana, collocata nel cuore del Mediterraneo e allo stesso tempo connessa col Continente, ci rende la naturale destinazione di qualsiasi infrastruttura Est-Ovest: le stesse ragioni che hanno affossato il South Stream potrebbero per\u00f2 condannare anche la Via della Seta. Solo la Germania dimostra di essere sufficientemente forte da sviluppare i progetti euroasiatici.<\/em><\/strong><\/p>\n<h2 style=\"text-align: justify;\">Opportunit\u00e0 e realt\u00e0<\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">C<a href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/nuova-via-della-seta-il-mondo-visto-da-oriente-che-conviene-allitalia\/\">orreva il maggio 2017 quando, unico premier tra i Paesi del G7, Paolo Gentiloni partecipava al Forum sulla Nuova Via della Seta nei pressi del suggestivo lago Yanqi, a Nord di Pechino<\/a>. Il viaggio di Gentiloni era giustificato dalla prospettive dischiuse dall\u2019ambizioso piano infrastrutturale cinese, che, nella sua variante marittima, unir\u00e0 Sud-Est Asiatico, Corno d\u2019Africa e Europa: <em>\u201cL\u2019Italia pu\u00f2 essere protagonista in questa grande operazione a cui la Cina tiene molto: per noi \u00e8 una grande occasione e la mia presenza qui significa quanto la riteniamo importante<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/via-della-seta-un-nuovo-south-stream\/#sdfootnote1sym\" name=\"sdfootnote1anc\"><sup>1<\/sup><\/a>\u201d<\/em>. A distanza di quasi due anni, il percorso avviato da Gentiloni dovrebbe fare un ulteriore passo in avanti con la firma di un memorandum d\u2019intesa, durante la prossima visita in Italia del presidente cinese Xi Jinping: si tratta di uno storico viaggio che, secondo quanto trapelato, toccherebbero anche la Sicilia, cuore nevralgico del Mediterraneo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La notizia della firma del memorandum (un documento di massima che, si noti, non implica alcuna azione concreta e ribadisce soltanto la volont\u00e0 di collaborare) ha immediatamente scatenato la reazione euroatlantica: l\u2019imput \u00e8 partito da Washington, dove si \u00e8 scomodato Garrett Marquis, portavoce del National Security Council, che ha sconsigliato l\u2019Italia dal dare legittimit\u00e0 internazionale al progetto cinese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/marquis.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-2833\" src=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/marquis.png\" sizes=\"(max-width: 595px) 100vw, 595px\" srcset=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/marquis.png 595w, http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/marquis-320x82.png 320w\" alt=\"\" width=\"595\" height=\"152\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A stretto giro, la Commissione Europea ha rincarato la dose, ammonendo l\u2019Italia dall\u2019intraprendere azioni unilaterali ed invitando ad affrontare la questione della Via della Seta nella cornice dell\u2019Unione Europea: si tratta di un richiamo che nasce certamente al di l\u00e0 dell\u2019Atlantico ed \u00e8 recapitato all\u2019Italia attraverso le istituzioni europee. Mai come in questo periodo critico, infatti, sta emergendo la natura pi\u00f9 atlantica che europea della sovrastruttura di Bruxelles, decisa a bloccare la nascita di grandi colossi industriali (fusione Alstom-Siemens), menomare il Nord Stream 2 imponendo norme restrittive, fermare gli investimenti cinesi ovunque se ne presenti l\u2019occasione, etc. L\u2019azione congiunta di Washington e Bruxelles ha prodotto gli effetti di una granata tra le fila della politica italiana: se fino a quel momento, l\u2019iniziativa della Via della Seta era andata avanti per forza d\u2019inerzia, trascurata pressoch\u00e9 da tutti tranne che pochi addetti ai lavori, improvvisamente la politica si \u00e8 polarizzata tra favorevoli e contrari al progetto, trovando nella Lega Nord (e persino nel PD di Zingaretti!) una sponda particolarmente sensibile agli ammonimenti di Washington e Bruxelles. L\u2019Italia, cos\u00ec, si trova nella paradossale posizione di dover accogliere il presidente Xi Jinping per firmare un memorandum che, con ampia probabilit\u00e0, gi\u00e0 si riserva di non rispettare: non sarebbe la prima volta che l\u2019Italia d\u00e0 il via libera a un progetto euroasiatico che, sebbene rappresenti sulla carta un decisivo rilancio dell\u2019asfittica economia nazionale, sia destinato a rimanere lettera morta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Partiamo da alcune considerazione squisitamente geografiche: lunga circa mille chilometri, la penisola italiana \u00e8, per sua stessa definizione, met\u00e0 isola e met\u00e0 continente. Le regioni meridionali la proiettano in modo naturale verso i Balcani, il canale di Suez e le coste tunisine, mentre quelle settentrionali la incastonano nel Continente, tanto che, fino alla Prima Guerra Mondiale, il nord-est era considerato parte integrante del sistema economico-militare di lingua tedesca. In sostanza, l\u2019Italia \u00e8 la cerniera perfetta tra Est ed Ovest, tra Europa ed Asia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo colosso euroasiatico a cogliere il potenziale dell\u2019Italia \u00e8 stato, nell\u2019ultimo decennio, la Russia di Vladimir Putin che, non confidando (a ragione) sulla stabilit\u00e0 dell\u2019Ucraina, aveva gi\u00e0 valutato nel 2006\/2007 (governo Prodi II) di diversificare la rete di gasdotti europei, usando l\u2019Italia come principale testa di ponte in Europa Occidentale: Otranto e Tarvisio sarebbero dovuti diventare i due terminali del gas in arrivo dalla Russia, via Mar Nero, consentendo al nostro Paese di trasformarsi in uno snodo energetico di primo piano, con benefici in termini di minor costi energetici e maggiori introiti per il pedaggio del metano. L\u2019intrinseca debolezza economica e politica dell\u2019Italia, unita alla crisi ucraina (annessione della Crimea del marzo 2014), indussero i russi a rinunciare al South Stream nel dicembre 2014, poi riesumato in forma ridotta col Turkish Stream. L\u2019Italia, cos\u00ec, non solo perse l\u2019occasione di costruire il gasdotto tramite Saipem, ma soprattutto vide sfumare la possibilit\u00e0 di diventare il \u201cponte energetico\u201d tra Russia ed Europa occidentale. \u00c8 un ruolo, quello che avrebbe potuto essere dell\u2019Italia, ereditato in buona parte della Germania: questo \u00e8 punto decisivo, su cui bisogna affermarsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il South Stream aveva un corrispettivo nel Mar del Baltico, il Nord Stream, con una capacit\u00e0 annua di 55 miliardi di metri cubi di gas sull\u2019asse Germania-Russia: nonostante le rimostranze polacche ed angloamericane, il gemello nordico del Nord Stream \u00e8 stato regolarmente terminato nel 2011. Non solo: i tedeschi hanno colto l\u2019opportunit\u00e0 di trasformare il loro Paese in ci\u00f2 che avrebbe potuto essere l\u2019Italia, ossia lo snodo tra Est ed Ovest. Hanno cos\u00ec messo in cantiere il raddoppio del Nord Stream che, con i suoi 110 milioni di metri cubi annui di gas, rimpiazza de facto il defunto South Stream. Tutto si pu\u00f2 dire, meno che quest\u2019opera sia costata poco alla Germania, che ha dovuto reggere l\u2019assalto angloamericano al sistema Paese (Dieselgate e Deutsche Bank), fronteggiare l\u2019ostruzionismo di Bruxelles, incassare le minacce di Trump all\u2019ONU (dove il presidente americano colloc\u00f2 Berlino, \u201ctotalmente dipendente dalla Russia\u201d, fuori dall\u2019emisfero occidentale<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/via-della-seta-un-nuovo-south-stream\/#sdfootnote2sym\" name=\"sdfootnote2anc\"><sup>2<\/sup><\/a>). Stando agli ultimi sviluppi, non \u00e8 nemmeno escludibile che le aziende tedesche coinvolte nella realizzazione del Nord Stream 2 siano oggetto di sanzioni economiche in un prossimo futuro, come una societ\u00e0 iraniana o russa qualsiasi. Ciononostante, la Germania tira dritto in vista di un risultato ecclatante: diventare il centro di smistamento europeo del gas russo, un ruolo che avrebbe potuto essere anche dell\u2019Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per la Nuova via della Seta, vale lo stesso discorso. Contando sul fatto che la Cina \u00e8 ormai il primo partner commerciale della Germania, i tedeschi hanno costruito in silenzio la propria via della Seta, marittima e terrestre. La declinazione marittima, quella pi\u00f9 strettamente in competizione con l\u2019Italia, poggia su un sistema portuale \u201callargato\u201d che inizia a Rotterdam e termina ad Amburgo: sono porti distanti 5 (Genova e Trieste) o 7 giorni di navigazione (se le navi attraccassero in Meridione) pi\u00f9 lontani di quelli italiani, eppure pi\u00f9 competitivi, grazie alle migliori infrastrutture. La declinazione terrestre, invece, poggia sui treni transcontinentali che fanno la spola tra Cina e Germania, via Russia: trenta treni alla settimana coprono ormai la tratta euroasiatica e la citt\u00e0 tedesca di Duisburg, le cui fortune sono state a lungo legate al carbone e all\u2019acciaio, si \u00e8 \u201creinventata\u201d come terminale ferroviario dei treni merci in arrivo dalla Cina<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/via-della-seta-un-nuovo-south-stream\/#sdfootnote3sym\" name=\"sdfootnote3anc\"><sup>3<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se l\u2019Italia, anzich\u00e9 cogliere al balzo l\u2019opportunit\u00e0 offerta dalla Nuova Via della Seta, esiter\u00e0 o, addirittura, ceder\u00e0 alle pressione euroatlantiche, rimandando sine die il progetto, avverr\u00e0 quanto gi\u00e0 sperimentato col South Stream: la Germania \u201crisucchier\u00e0\u201d i traffici italiani, con l\u2019effetto di allargare ulteriormente il divario di ricchezza tra i due Paesi e condannare la penisola ad un ruolo periferico. C\u2019\u00e8 ancora un\u2019alternativa, tutt\u2019altro che remota: che solo un pezzo della penisola italiana entri nella Via della Seta. Il Nord Italia, cio\u00e8, potrebbe infine allacciarsi al piano cinese in virt\u00f9 della sua dipendenza economica e geopolitica con il mondo tedesco, mentre il Sud, sede delle basi statunitensi strategiche e di importanti infrastrutture tecnologiche israeliane ed angloamericane, ne rimarrebbe tagliato fuori, <a href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/lunita-nazionale-e-in-pericolo-e-se-si-perche\/\">spaccando il Paese in due.<\/a> La Nuova Via della Seta, in conclusione, \u00e8 l\u2019occasione del XXI secolo per l\u2019Italia: il precedente del South Stream, non consente per\u00f2 di essere ottimisti sulla sua realizzazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/96064067_silk_road_976_ws_chinese.png.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-2835\" src=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/96064067_silk_road_976_ws_chinese.png.jpg\" sizes=\"(max-width: 624px) 100vw, 624px\" srcset=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/96064067_silk_road_976_ws_chinese.png.jpg 624w, http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/96064067_silk_road_976_ws_chinese.png-320x177.jpg 320w\" alt=\"\" width=\"624\" height=\"345\" \/><\/a><\/p>\n<div class=\"banner-wrapper\" style=\"text-align: justify;\">\n<div id=\"content_middle_banner\" class=\"banner_google_336X280\"><\/div>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote1\" style=\"text-align: justify;\">\n<p class=\"sdfootnote\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/via-della-seta-un-nuovo-south-stream\/#sdfootnote1anc\" name=\"sdfootnote1sym\">1<\/a>https:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/notizie\/2017-05-14\/gentiloni-cina-l-italia-puo-essere-protagonista-nuova-via-seta-152407.shtml?uuid=AEaKmFMB<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote2\" style=\"text-align: justify;\">\n<p class=\"sdfootnote\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/via-della-seta-un-nuovo-south-stream\/#sdfootnote2anc\" name=\"sdfootnote2sym\">2<\/a>https:\/\/www.cbsnews.com\/news\/why-were-un-diplomats-laughing-at-trump\/<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote3\">\n<p class=\"sdfootnote\" style=\"text-align: justify;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/via-della-seta-un-nuovo-south-stream\/#sdfootnote3anc\" name=\"sdfootnote3sym\">3<\/a>https:\/\/www.handelsblatt.com\/today\/companies\/the-freight-game-how-china-put-duisburg-back-on-the-trade-map\/23583018.html?ticket=ST-2521982-jnf7psa5IeR5WyBC7jBQ-ap5<\/p>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/via-della-seta-un-nuovo-south-stream\/\">http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/via-della-seta-un-nuovo-south-stream\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di FEDERICO DEZZANI L\u2019annuncio della firma di un memorandum italo-cinese lo sviluppo della Nuova Via della Seta ha innescato una tempesta: gli USA, anche tramite il canale indiretto di Bruxelles, hanno espresso la loro contrariet\u00e0 all\u2019iniziativa, scompaginando il quadro politico e alzando un immediato coro di allarmi. 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