{"id":49856,"date":"2019-03-18T10:15:52","date_gmt":"2019-03-18T09:15:52","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=49856"},"modified":"2019-03-18T10:29:12","modified_gmt":"2019-03-18T09:29:12","slug":"il-governo-la-cina-e-il-deficit-di-diplomazia-lanalisi-di-enzo-scotti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=49856","title":{"rendered":"Il governo, la Cina e il deficit di diplomazia. L\u2019analisi di Enzo Scotti"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>FORMICHE (Vincenzo Scotti)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/formiche.net\/timthumb.php?src=https%3A%2F%2Fformiche.net%2Ffiles%2F2018%2F10%2FChinese_flag_Beijing_-_IMG_1104.jpg&amp;h=580&amp;w=950&amp;a=c&amp;bid=10051&amp;zc=1\" alt=\"Il governo, la Cina e il deficit di diplomazia. L\u00e2\u0080\u0099analisi di Enzo Scotti\" \/><\/p>\n<p><strong>Il presidente della Link Campus University ed ex ministro degli esteri scrive a Formiche.net e spiega perch\u00e9 il governo sulla Cina si \u00e8 mosso maldestramente. Ha sottovalutato la dimensione dello scontro tecnologico fra Washington e Pechino e soprattutto non ha considerato adeguatamente il ruolo dell\u2019Europa.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come avviene spesso, nei tempi della seconda Repubblica, il confronto su scelte strategiche di politica estera danno vita a contrapposizioni che rispondono pi\u00f9 a logiche di politica interna che non certamente al merito delle scelte che il Paese \u00e8 chiamato ad affrontare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In queste settimane il nostro Paese, e non solo i decisori politici ma maggioranza e opposizione compresa e anche molti consiglieri del Principe, appare sempre pi\u00f9 vittima di questa trappola facendo perdere l\u2019importanza del merito della scelta e della necessit\u00e0 di una corretta condotta diplomatica indispensabile per la portata della scelta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Stiamo parlando della firma di un documento italocinese, di cui tra l\u2019altro si rivendica con forza il contenuto non vincolante, da parte del Presidente della Repubblica \u2013 capo del Partito Comunista Cinese e del presidente del Consiglio Italiano. \u00c8 una questione, si sottolinea, che chiama in causa da una parte l\u2019Unione europea che, tra l\u2019altro, per il Trattato, ha la delega alla negoziazione degli accordi commerciali tra l\u2019Unione e i Paesi terzi e, dall\u2019altra, coinvolge, e non in modo marginale, gli Stati Uniti a cui siamo legati da un complesso rapporto che va ben oltre le questioni economiche e commerciali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A rendere difficile il dipanare la matassa, ci sono due dati che, nonostante la scarsa informazione, vengono percepiti come contradittori rispetto ai moniti rivolti al nostro governo. Innanzitutto, la crescita della potenza tecnologica, economica e politica della Cina che non dovrebbe essere per l\u2019Europa un fatto di queste settimane: l\u2019espansione del suo commercio, a parte gli stracci, ma soprattutto dei suoi investimenti diretti in Africa e nella stessa Europa, \u00e8 un processo che dura da molti anni. Secondo, la necessit\u00e0 per l\u2019Europa di una strategia di lungo periodo, adeguata anche a due mutamenti in qualche modo pi\u00f9 recenti. Il primo \u00e8 un dato di fatto non pi\u00f9 cancellabile. La Cina non \u00e8 lontana da noi perch\u00e9 in Africa non solo \u00e8 proprietaria dello sfruttamento di vitali materie prime ma continua ad incrementare il numero di cittadini cinesi; in un continente cui l\u2019Europa \u00e8 legata in modo determinante per il suo futuro. Il secondo \u00e8 costituito dal crescente controllo cinese della logistica nel Mediterraneo a seguito anche del raddoppio del canale di Suez che \u00e8 ormai lo sbocco marittimo della via della seta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma vogliamo domandarci quale \u00e8 stata la reazione dell\u2019Europa mentre la Cina dava vita a queste sfide? L\u2019Europa considerava i Paesi dell\u2019est la sua nuova frontiera strategica e il Mediterraneo una questione da lasciare al \u201cmercato\u201d e alla retorica dei Paesi che si affacciano su quel mare. I singoli Paesi, in forte concorrenza tra loro, puntavano ad accrescere le loro esportazioni e ad assicurarsi investimenti cinesi sul loro territorio. Alcuni statisti europei avevano intravisto il pericolo e avevano cominciato a capire la strategia cinese e intuito una possibile risposta che non ignorava di trovarsi di fronte a un Paese di oltre un miliardo e mezzo di persone. Gli americani, stimolati dal realismo di Kissinger, avevano intravisto \u2013 dopo la guerra in Corea e in Vietnam \u2013 la necessit\u00e0 di un nuovo rapporto e dialogo politico con la Cina che era di fronte alla sfida della sua crescita dopo aver portato a termine la sua lunga marcia. Il cammino non era facile n\u00e9 breve ma, alla fine, gli Stati Uniti avrebbero dovuto prendere atto della potenza cinese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con la caduta del muro di Berlino, la leadership statunitense ha mostrato non poche incertezze nel dominare le sfide dei grandi cambiamenti globali e in particolare la questione cinese. E con gli europei hanno mostrato di non comprendere cosa stava succedendo in Cina alla luce del suo essere stata, del suo \u201ccomunismo\u201d e del suo rifiuto di accettare modelli politici estranei alla sua cultura e tradizione. Nel 1989 nei giorni dopo la rivolta l\u2019allora segretario del Partito Comunista, in un lungo incontro, mi disse che non avrebbe mai compiuto gli errori di Gorbaciov, che aveva incontrato solo pochi giorni prima. Pi\u00f9 difficile la comprensione dopo 2013 con l\u2019arrivo del nuovo presidente\u00a0<strong>Xi Jinping<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Trump, arrivato alla presidenza con lo slogan \u201cAmerica first\u201d cerca di fronteggiare da solo e nel solo interesse americano il rapporto con la Cina attraverso la guerra e la possibile pace dei dazi e del commercio. Trump non ha tentato di coinvolgere gli europei con una strategia di lungo periodo. Oggi sa bene che il tempo incalza sul versante della guerra digitale e fronteggiarla senza gli europei lo indebolisce. Di qui ha alzato la pressione e, in particolare, con l\u2019Italia in questi giorni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Certamente il governo italiano \u00e8 in difficolt\u00e0 anche nel dialogare con Xi, con sufficiente credibilit\u00e0, sia per le diverse posizioni assunte da Salvini e da Di Maio ma, soprattutto, per come, dalle notizie disponibili, ha portato avanti la relazione politica e il negoziato per la firma del documento con la Cina, senza accompagnarlo con una serrata chiara iniziativa diplomatica in Europa e in Usa. Non \u00e8 sufficiente semplicemente minimizzare considerati i nostri legami con questi Paesi, quando si passa dal discutere di \u201cbusiness\u201d e si entra nei temi della sicurezza, e in particolare della sicurezza informatica, problema assai scottante sia per gli Stati Uniti che per l\u2019Unione Europea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 nonostante e con grande realismo, per l\u2019Italia e per l\u2019Europa l\u2019obiettivo di un dialogo e di una cooperazione con la Cina deve restare obiettivo da perseguire se guardiamo allo sviluppo dell\u2019area Mediterranea e se teniamo presente che non possiamo affidarci alla opzione di uno scontro, come qualcuno pensa fatale. Questo \u00e8 il tema che il governo dovrebbe mettere in risalto in modo chiaro e favorendo innanzitutto una intesa Europa-Stati Uniti sui temi della sicurezza digitale a base del rapporto con la Cina e cos\u00ec rassicurando gli alleati sugli obiettivi e i contenuti della dichiarazione da firmare a Roma. E al tempo stesso, offrendo una realistica assicurazione alla Cina sull\u2019impegno italiano ed europeo per l\u2019approdo marittimo nel Mediterraneo della Via della Seta. E non dimentichiamo che il progetto Mediterraneo-Africa nel contesto della cooperazione rende credibile anche l\u2019azione italiana per un realistico risanamento della sua finanza perch\u00e9 d\u00e0 corpo ad una strategia di sviluppo cogliendo l\u2019occasione di un realistico volume di investimenti nel Mediterraneo e in Africa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E con i piedi per terra occorre non dimenticare che dovremo camminare lungo un percorso molto stretto e difficile di rapporto tra Cina e Stati Uniti che richiede una iniziativa europea non equivoca, non frammentata nei tanti piccoli interessi nazionali e soprattutto capace di mettere in gioco la lungimiranza di uomini come Matteo Ricci rievocata solo in occasioni di mostre culturali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/formiche.net\/2019\/03\/governo-cina-deficit-diplomazia-scotti\/\">https:\/\/formiche.net\/2019\/03\/governo-cina-deficit-diplomazia-scotti\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di FORMICHE (Vincenzo Scotti) Il presidente della Link Campus University ed ex ministro degli esteri scrive a Formiche.net e spiega perch\u00e9 il governo sulla Cina si \u00e8 mosso maldestramente. 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