{"id":49881,"date":"2019-03-19T10:45:28","date_gmt":"2019-03-19T09:45:28","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=49881"},"modified":"2019-03-19T09:41:53","modified_gmt":"2019-03-19T08:41:53","slug":"la-dottrina-del-fmi-e-in-crisi-senza-aiuti-e-austerita-la-turchia-va-meglio-dellargentina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=49881","title":{"rendered":"La dottrina del Fmi \u00e8 in crisi: senza aiuti e austerit\u00e0 la Turchia va meglio dell\u2019Argentina"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>BUSINESS INSIDER ITALIA (Vittorio Da Dold)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"irc_mi\" src=\"https:\/\/www.dw.com\/image\/39613170_303.jpg\" alt=\"Risultati immagini per Macri Erdogan\" width=\"656\" height=\"369\" data-iml=\"1552984824955\" \/><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">Dopo il drammatico salvataggio greco con tre piani di aiuti per ben 273 miliardi di euro e le ammissioni di gravi errori sugli effetti recessivi delle politiche di austerit\u00e0 da parte del Fmi e da ultimo dello stesso presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, sono in molti a chiedersi se la ricetta per gli interventi di emergenza del Fondo monetario sia ancora valida o vada profondamente rivista.<\/div>\n<div id=\"adv-Middle1-dev\" style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div id=\"adv-Bottom\" style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">In particolare il dibattito si \u00e8 infiammato dopo <strong>il clamoroso mea culpa dell\u2019ex capo economista del Fmi, Olivier Blanchard, che ammise nel\u00a0 2015 di aver sbagliato gli effetti recessivi (per difetto) del famoso moltiplicatore per valutare gli effetti sul Pil dei tagli alla spesa decisi in un contesto di recessione.<\/strong> La troika impose la riduzione delle spese, degli investimenti pubblici, il taglio dei salari e le privatizzazioni.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div>\n<div class=\"group-primary article-wrapper\">\n<article id=\"article-60108\" class=\"article-full\">\n<div class=\"article-body\">\n<div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Si decisero troppi aumenti delle tasse e tagli alle spese che portarono al crollo dei consumi e alla perdita del 25% del Pil greco, prolungando una recessione per sette lunghi anni. Manc\u00f2 la valvola dell\u2019export in un paese privo di manifattura. Un errore che ridusse i salari (la cosiddetta svalutazione interna) e port\u00f2 all\u2019emigrazione di 500 mila giovani (il 5% dell\u2019intera popolazione) soprattutto di diplomati e laureati in cerca di una occupazione, un\u2019intera generazione perduta, un drenaggio di cervelli in fuga permanente all\u2019estero.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">Leggi anche: \u201c<a href=\"https:\/\/it.businessinsider.com\/la-crisi-dellargentina-e-unoccasione-per-il-fmi-di-rifarsi-una-verginita-e-battere-la-concorrenza-di-pechino\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">L\u2019Argentina ha bisogno di 30 miliardi per non sprofondare. E il Fmi \u00e8 pronto a darglieli per rifarsi una verginit\u00e0 in Sud America<\/a>\u201c<\/h3>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">A rilanciare il dibattito in questi giorni \u00e8 stata la comparazione fatta negli Usa da Dion Rabouin su Axios tra le due principali storie finanziarie dell\u2019anno scorso, due episodi che hanno fatto tremare i mercati emergenti nel 2018 dopo l\u2019aumento dei tassi di interesse della Federal Reserve che aveva deciso l\u2019uscita accelerata dal Qe. Ci riferiamo alla Turchia di Erdogan e all\u2019Argentina di Mauricio Macr\u00ec, con entrambe le economie nel vortice di crisi valutarie e recessioni ma con esiti completamente diversi dopo pochi mesi di cura. Perch\u00e9? Vediamo in dettaglio.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Le politiche di salvataggio dei due paesi per affrontare le crisi si sono svolte con l\u2019Argentina che ha seguito come un allievo modello gli insegnamenti dell\u2019Fmi mentre la Turchia ha litigato pesantemente con Donald Trump, per poi fare una passo indietro, non ha chiesto aiuti al Fondo e ha preferito seguire i desiderata degli investitori a caccia di rendimenti pi\u00f9 alti. Dal settembre 2018 il pesos ha perso il 15%\u00a0 del valore rispetto al dollaro mentre la lira turca ha recuperato il 20%. I due paesi sono stati accumunati nel calo delle vendite nel quarto trimestre e nel primo del 2019 anche dal ceo della multinazionale Coca-Cola, James Quincey, preoccupato in generale della frenata delle vendite in Argentina, Turchia e nei mercati emergenti in Medio Oriente e Africa.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<blockquote>\n<div><b>Le due storie a confronto<\/b><\/div>\n<\/blockquote>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Il 29 agosto l\u2019Argentina chiese al FMI di accedere al pacchetto di salvataggio da 50 miliardi di dollari, una montagna di aiuti poi portati a 57 miliardi di linea di credito a settembre. Lo stesso giorno, la sua banca centrale aument\u00f2 i tassi di interesse all\u2019astronomico livello del\u00a0 60% pi ridotto al 55% ma che in pratica significa nessun accesso al credito per consumatori e imprese Il peso argentino \u00e8 caduto quel giorno a circa 38 pesos per dollaro e non ha pi\u00f9 recuperato mentre su una popolazione di 45 milioni di abitanti 12 milioni vivono con 358 dollari al mese sotto il livello di povert\u00e0. Senza contare che i salari aumentano della met\u00e0 dell\u2019inflazione riducendo del 50% il potere d\u2019acquisto. Il biglietto della metropolitana di Buenos Aires \u00e8 balzato da 7,5 pesos a 21 pesos, ma i salari sono saliti solo del 28%.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<blockquote>\n<div><b>La reazione turca<\/b><\/div>\n<\/blockquote>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">La Turchia ha aumentato il costo del denaro del 6,25% per portare il tasso ufficiale al 24%. Il presidente Recep Tayyip Erdogan, carattere fumantino e autoritario, ha mandato casa il team economico precedente e lo ha sostituito con il suo genero, Berat Albayrak nominato ministro delle Finanze, respingendo le richieste di intervento del Fmi. Erdogan si \u00e8 anche opposto all\u2019aumento dei tassi per molti mesi sostenendo che i tassi bassi avrebbero contrastato l\u2019inflazione, ma poi ha dovuto ovviamente cedere di fronte all\u2019aggravarsi della crisi valutaria.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">Leggi anche: \u201c<a href=\"https:\/\/it.businessinsider.com\/la-turchia-tenta-di-salvare-il-sistema-bancario-dalla-doppia-minaccia-di-npl-e-superdollaro\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">La Turchia viaggia sull\u2019orlo del burrone e potrebbe essere il detonatore di una crisi dei Paesi emergenti<\/a>\u201c<\/h3>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">I risultati alla fine sono arrivati sul Bosforo: la lira si \u00e8 rafforzata oltre il 20% dal suo livello del 28 agosto. L\u2019import turco \u00e8 diminuito mentre l\u2019export manifatturiero \u00e8 ripartito giocando sulla precedente svalutazione della lira.\u00a0 Anche il tasso di inflazione annuale della Turchia \u00e8 diminuito, superando in ottobre il 25% per poi scendere a dicembre al 20,3%, mentre l\u2019Argentina \u00e8 salita ufficialmente al 47,6% a dicembre, il pi\u00f9 alto negli ultimi 27 anni ed \u00e8 probabile che sia un dato sottostimato. Per il 2019 l\u2019Economist intelligence unit prevede un 24% , Goldman Sachs (28,7) e JPMorgan (27,3) senza contare che i trend economici mondiali hanno relegato i produttori di materie prime ai margini della catena globale del valore.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<blockquote>\n<div>I<b>l ruolo della Germania<\/b><\/div>\n<\/blockquote>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">E\u2019 possibile che la Germania di Angela Merkel abbia avuto un peso rilevante nella stabilizzazione di Ankara che ha incassato il via libera alla seconda tranche di aiuti di 3 miliardi di euro (6 miliardi di euro complessivi) per i migranti da parte della Ue (quota a carico dell\u2019Italia compresa). Non a caso Ankara rimane il bastione occidentale (un tempo anti-sovietico) oggi per contenere fuori dalle frontiere europee di 3,5 milioni di profughi siriani. Un ruolo strategico che l\u2019Argentina non pu\u00f2 vantare ma che Ankara ha saputo far fruttare. Inoltre la Turchia ha una popolazione di quasi 80 milioni, una forte manifattura orientata all\u2019export mentre l\u2019Argentina\u00a0 ha 45 milioni di abitanti e la sua economia si basa molto sulla produzione di derrate alimentari dalla carne ai cereali, un gigante\u00a0 dell\u2019agricoltura ma senza un ruolo strategico forte.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">In conclusione la lezione di fondo sembra comunque essere che senza le ricette di austerit\u00e0 forzosa, le privatizzazioni, l\u2019aumento delle imposte in un periodo di recessione e gli aiuti dell\u2019Fmi si esca prima e meglio dalla crisi di liquidit\u00e0.<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/article>\n<\/div>\n<\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/it.businessinsider.com\/la-dottrina-del-fmi-e-in-crisi-la-turchia-senza-aiuti-e-austerita-fa-meglio-dellargentina\/\">https:\/\/it.businessinsider.com\/la-dottrina-del-fmi-e-in-crisi-la-turchia-senza-aiuti-e-austerita-fa-meglio-dellargentina\/<\/a><\/strong><\/div>\n<div>\n<div class=\"group-primary article-wrapper\">\n<article id=\"article-60108\" class=\"article-full\">\n<div class=\"article-body\">\n<div id=\"taboola-below-article-thumbnails\"><\/div>\n<div id=\"taboola-below-article-thumbnails-2nd\"><\/div>\n<div class=\"social-follow\">\n<div class=\"follow-pretext\"><\/div>\n<div class=\"fb-like fb_iframe_widget\" data-href=\"https:\/\/www.facebook.com\/BusinessInsiderItalia\" data-layout=\"button_count\" data-action=\"like\" data-size=\"small\" data-show-faces=\"false\" data-share=\"false\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/article>\n<\/div>\n<div class=\"sidebar-sito-common\">\n<div class=\"widget widget-financialounge\">\n<p class=\"widget-title\">\n<\/div>\n<div id=\"adv-Middle2\"><\/div>\n<div class=\"adv placeholder-taboola-duble\">\n<div id=\"taboola-sidebar-thumbnails-2nd\"><\/div>\n<\/div>\n<div id=\"adv-Middle3\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di BUSINESS INSIDER ITALIA (Vittorio Da Dold) Dopo il drammatico salvataggio greco con tre piani di aiuti per ben 273 miliardi di euro e le ammissioni di gravi errori sugli effetti recessivi delle politiche di austerit\u00e0 da parte del Fmi e da ultimo dello stesso presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, sono in molti a chiedersi se la ricetta per gli interventi di emergenza del Fondo monetario sia ancora valida o vada profondamente rivista. 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