{"id":49910,"date":"2019-03-20T09:00:41","date_gmt":"2019-03-20T08:00:41","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=49910"},"modified":"2019-03-20T06:48:36","modified_gmt":"2019-03-20T05:48:36","slug":"amazon-contro-le-citta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=49910","title":{"rendered":"Amazon contro le citt\u00e0"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">di <strong>JACOBIN ITALIA (Nicola Melloni)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-large size-large wp-post-image\" src=\"https:\/\/jacobinitalia.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/amazon_jacobin_italia-990x361.jpg\" alt=\"\" width=\"990\" height=\"361\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"entry_excerpt\">\n<h2 style=\"text-align: justify;\">La battaglia sull&#8217;headquarters di Jeff Bezos a New York dimostra come le grandi aziende siano ormai soggetti politici a tutto tondo<\/h2>\n<\/div>\n<div class=\"the_content\">\n<p class=\"has-drop-cap\" style=\"text-align: justify;\">Negli Stati uniti la crescita di una sinistra radicale fino a pochi anni fa impensabile sta portando a nuove forme di scontro politico, che vertono innanzitutto sul rapporto democrazia-mercato, un tema <a href=\"https:\/\/jacobinitalia.it\/di-fronte-alla-crisi-occorre-riscoprire-karl-polanyi\/\">di cui avevo parlato qualche tempo fa<\/a>. Non \u00e8 ancora necessariamente lotta di classe, ma quantomeno \u00e8 uno scontro tra visioni del mondo contrapposte, tra chi vede il mercato come unica chiave di lettura dello sviluppo economico cui la societ\u00e0 si deve adeguare, e chi, invece, vede l\u2019economia al servizio della collettivit\u00e0. Il dato \u00e8 che la crisi ormai quasi organica del neoliberismo e l\u2019erodersi sempre pi\u00f9 rapido della sua egemonia culturale sta portando a una situazione in cui il capitale, non sentendosi garantito abbastanza dall\u2019\u00e9lite politica, comincia a entrare in campo in prima persona come soggetto politico. Cos\u00ec possiamo leggere la saga dell\u2019apertura del nuovo <em>headquarter<\/em> di Amazon (HQ2): iniziata richiedendo una irrituale forma di sottomissione della politica al mercato, organizzando un\u2019asta pubblica su chi offriva di pi\u00f9 per il dubbio onore di ospitare la compagnia di Bezos; continuata con proteste popolari che hanno spaccato ulteriormente il partito democratico; <a href=\"https:\/\/www.theguardian.com\/technology\/2019\/feb\/14\/amazon-new-york-news-cancels-hq-plans-ocasio-cortez-opposition\">e finita con la serrata di Amazon<\/a> che ha chiarito, per chi ancora avesse dubbi, come il capitale veda la politica come semplice strumento di dominio. Ma andiamo con ordine.<\/p>\n<h2 style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019asta <\/strong><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">Circa un anno e mezzo fa Amazon aveva organizzato una competizione pubblica tra citt\u00e0 del Nord America: si chiedeva di presentare progetti, o meglio sconti e incentivi, per avere la possibilit\u00e0 di ospitare il nuovo HQ2 che avrebbe dovuto portare in dote circa cinquantamila nuovi posti di lavoro. \u00c8 stata la prima volta che l\u2019asta di Amazon veniva bandita in maniera ufficiale, ma \u00e8 pratica normale tra le multinazionali, quella di\u00a0 estorcere aiuti, sconti, cambiamenti legislativi agli stati in cui hanno intenzione di investire \u2013 minacciando altrimenti di andarsene altrove. Amazon, sfruttando la struttura federale e le risorse fiscali delle grandi metropoli del Nord America ha usato lo stesso giochino all\u2019interno degli Stati uniti. Solo che l\u2019asta era truccata: <a href=\"https:\/\/www.theringer.com\/tech\/2018\/11\/30\/18118211\/amazon-hq2-search-cities-left-behind\">le realt\u00e0 del Mid-West e della fatiscente rust-belt non sono mai state veramente in gara<\/a>, ma sono tornate pi\u00f9 che utili, per costringere anche le altre citt\u00e0 a concedere benefici. Tra queste, New York e Washington, citt\u00e0 cosmopolite che attraggono e possiedono i lavoratori specializzati di cui Amazon ha bisogno, e che sono alla base della decisione finale di investimento \u2013 un dato per altro involontariamente <a href=\"https:\/\/blog.aboutamazon.com\/company-news\/amazon-selects-new-york-city-and-northern-virginia-for-new-headquarters\">riconosciuto dallo stesso Bezos<\/a>. <a href=\"https:\/\/www.nytimes.com\/2018\/11\/14\/opinion\/new-yorks-amazon-deal.html\">Il risultato \u00e8 stato talmente ovvio da indispettire anche il New York Times<\/a>: Amazon ha fatto la scelta che le conviene di pi\u00f9, ma si \u00e8 fatta pagare dai cittadini per farlo. In un panorama economico che continua a rimanere depresso, i sindaci che cercano la ri-elezione sono disposti a tutto pur di aumentare i posti di lavoro, e l\u2019indotto che viene con essi: ma sono semplici pedine di una guerra tra poveri, in cui il grande capitale regge le fila.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per le citt\u00e0, si tratta di una strategia economica drammaticamente sbagliata: l\u2019evidenza empirica dimostra che gli incentivi fiscali per le grandi compagnie sono, in definitiva, soldi che sarebbero meglio spesi in educazione, infrastrutture, servizi pubblici \u2013 <a href=\"https:\/\/www.nytimes.com\/2018\/01\/26\/business\/economy\/amazon-finalists-incentives.html\">tutti fattori che rendono una citt\u00e0 pi\u00f9 attraente per gli investitori e soprattutto per la forza lavoro che portano<\/a>. In una dialettica meno squilibrata<a href=\"https:\/\/www.nytimes.com\/2018\/11\/13\/nyregion\/amazon-long-island-city.html?module=inline\">, sarebbe la compagnia a dover investire risorse per ridurre il costo pubblico associato alla propria presenza,<\/a> dalla necessaria riqualificazione urbana fino agli investimenti in scuole, che ricadono invece tutti sui contribuenti. Ma soprattutto, siamo davanti a un enorme problema politico, con trasferimento netto di denaro pubblico dalle tasche dei cittadini al portafoglio dell\u2019uomo pi\u00f9 ricco del mondo, cio\u00e8 una tensione e lotta sulla distribuzione delle risorse dove una azienda privata <a href=\"https:\/\/newrepublic.com\/article\/143595\/return-monopoly-amazon-rise-business-tycoon-white-house-democrats-return-party-trust-busting-roots\">troppo forte e troppo grossa<\/a> piega al suo volere una politica troppo debole e divisa. Non a caso, Elizabeth Warren \u2013 una democratica con una storia di sfide aperte contro il big business, ma non certo una socialista \u2013 nel suo programma di candidata alle primarie prevede che le grandi compagnie siano sottoposte ad autorizzazione federale, allo scopo di evitare conflitti tra stati o tra citt\u00e0. L\u2019obiettivo \u00e8 riportare l\u2019azione delle grandi corporation sotto un controllo democratico, uscendo dal mito del <em>shareholder value<\/em>, integrando aspetti di responsabilit\u00e0 sociale: una misura che di questi tempi sembra quasi estremista, ma in realt\u00e0 \u00e8 timidamente riformista.<\/p>\n<h2 style=\"text-align: justify;\"><strong>Investimenti ad\u00a0ogni\u00a0costo?<\/strong><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il problema per\u00f2 \u00e8 ancora pi\u00f9 ampio. Riguarda la concezione che si ha della crescita economica e pi\u00f9 in generale del capitalismo. \u00c8 chiaro che la fame di lavoro \u2013 e di rielezione \u2013 porta a vedere qualsiasi forma di investimento come una manna dal cielo: non solo non si pu\u00f2 discutere, lo si deve anzi favorire ascoltando le richieste che somigliano a dei diktat delle compagnie. L\u2019ideologia dominante fornisce la giustificazione teorica: la crescita \u00e8 il fine ultimo dell\u2019attivit\u00e0 economica e poco importa studiarne l\u2019impatto distributivo perch\u00e9 comunque grazie al cosiddetto effetto \u201ctrickle down\u201d, la ricchezza generata al top \u2013 dai ricchi \u2013 discende inevitabilmente beneficiando anche gli strati pi\u00f9 bassi. A New York, e non solo, l\u2019establishment politico aveva sottoscritto tale entusiasmo: Amazon porta lavoro, redditi, indotto, tutte cose necessarie per la citt\u00e0. La faccenda \u00e8 pi\u00f9 complessa. Abdicando a qualsiasi ruolo di organizzazione della societ\u00e0, la politica lascia al mercato le scelte di sviluppo non solo economico, ma anche sociale ed urbanistico. La zona prescelta per la costruzione del HQ2 era Long Island City, nel Queens, una zona popolare dove prezzi delle case e affitti sono ancora sostenibili. L\u2019arrivo di decine di migliaia di lavori high-tech (non certo provenienti dai lavoratori del Queens) mediamente pi\u00f9 che ben pagati \u2013lo stipendio medio sarebbe stato di 125 mila dollari annui \u2013 avrebbe avuto conseguenze devastanti sul tessuto urbano: una veloce gentrificazione della zona (nei tre mesi dopo l\u2019annuncio del HQ2 la compravendita di case \u00e8 triplicata): grandi profitti per i costruttori mentre i residenti tradizionali sarebbero stati a rischio di abbandonare le loro case; rette delle scuole che si sarebbero impennate. La citt\u00e0, forse, avrebbe ricevuto un guadagno economico. Che per\u00f2 non sarebbe stato equamente diviso: quando \u00e8 il mercato a dettare la linea, l\u2019allocazione delle risorse avrebbe favorito ricchi e potenti a scapito dei pi\u00f9 deboli.<\/p>\n<h2 style=\"text-align: justify;\"><strong>Il modello Seattle<\/strong><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per rendersi conto di quali siano gli effetti sociali della crescita disordinata e basata solo sulla pseudo-efficienza del mercato, basta guardare a Seatte, citt\u00e0 che ha dato i natali ad Amazon. L\u2019ascesa di Amazon in citt\u00e0 \u00e8 stata vertiginosa e sconquassante, tanto da venir definita \u201c<a href=\"https:\/\/www.seattletimes.com\/business\/amazon\/take-it-from-us-with-amazon-you-can-get-too-much-of-a-good-thing\/\">prosperity bomb\u201d (bomba di ricchezza<\/a>):\u00a0 in otto anni Amazon ha aumentato del 900% i suoi impiegati, divenendo il pi\u00f9 grande datore di lavoro in citt\u00e0; ben 40 miliardi di dollari sono piovuti sulla Seattle innalzando il reddito mediano di 10 mila dollari in un solo, pi\u00f9 che altro grazie all\u2019afflusso di lavoratori ben pagati e non grazie ad una crescita endogena della ricchezza cittadina. Bene? Non benissimo per\u00f2 se pensiamo che solo nel 2018 il <a href=\"https:\/\/www.seattletimes.com\/business\/real-estate\/seattle-area-home-prices-reach-record-highs-but-increasing-inventory-offers-a-ray-of-hope\/https:\/www.seattletimes.com\/business\/real-estate\/seattle-area-home-prices-reach-record-highs-but-increasing-inventory-offers-a-ray-of-hope\/\">prezzo delle case \u00e8 aumentato dal 10 al 18% a seconda dei quartieri<\/a>, mentre gli affitti sono cresciuti di oltre il 60% in sette anni, <a href=\"https:\/\/www.seattletimes.com\/seattle-news\/homeless\/new-homeless-count-in-king-county-shows-spike-in-number-of-people-sleeping-outside\/\">e il numero degli homeless \u00e8 salito alle stelle<\/a>. A fianco dei salari altissimi pagati dalle tech company, continuano a esistere lavori normali con salari stagnanti o che crescono a un ritmo ben inferiore a quello del costo della vita, pauperizzando cos\u00ec larghe fasce della popolazione. Centinaia di attivit\u00e0 commerciali tradizionali sono state spazzate via per trasformare la citt\u00e0 in una sorta di galleria commerciale, nelle mani di grandi catene. Le conseguenze sono prettamente di classe: i proprietari di casa si arricchiscono; gli affittuari si impoveriscono. Le grandi catene guadagnano, i piccoli negozi spariscono. I diritti sono mercificati: la possibilit\u00e0 di avere un tetto sopra la testa non \u00e8 una scelta politica consapevole, ma viene lasciato alle fluttuazione dei prezzi (o nei casi migliori alla filantropia..). Si crea cos\u00ec un sistema economico diviso in due, i ricchi e quelli che lavorano per i ricchi dove, nel miglior stile darwinista-neolib, <em>winner-take-all<\/em> (i vincitori si prendono tutto).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chiaramente il problema non \u00e8 solo Amazon. <a href=\"https:\/\/www.theringer.com\/tech\/2018\/11\/7\/18072556\/san-francisco-homelessness-proposition-c-vote-marc-benioff\">San Francisco ha anticipato il futuro di Seattle<\/a>, diventando una delle citt\u00e0 pi\u00f9 care degli Stati uniti dopo esser diventata l\u2019hub della Sylicon Valley. Trend di diseguaglianza crescente sono presenti in tutte le grandi citt\u00e0, soprattutto in quelle dove la presenza delle tech company \u2013 con afflussi di alti stipendi a fronte di pochi lavori \u201cnormali\u201d \u2013 stravolge il tessuto urbano. \u00c8 un problema nazionale, se si pensa che l\u2019esplosione delle <a href=\"https:\/\/www.brookings.edu\/blog\/the-avenue\/2018\/10\/09\/big-techs-role-in-regional-inequality\/\">nuove compagnie tecnologiche ha di fatto aumentato il divario tra le citt\u00e0 costiere<\/a>, sempre pi\u00f9 ricche, sempre pi\u00f9 grandi, sempre pi\u00f9 diseguali, e gli stati dell\u2019entroterra \u2013 dove era ovvio che Amazon non avrebbe investito \u2013 <a href=\"https:\/\/www.theringer.com\/tech\/2018\/11\/30\/18118211\/amazon-hq2-search-cities-left-behind#After%20the%202016%20election\">lasciati sempre pi\u00f9 indietro a covare rabbia e\u00a0 rancore che si trasformano poi nel voto per Trump<\/a>.<\/p>\n<h2 style=\"text-align: justify;\"><strong>Amazon \u00e8 un soggetto politico<\/strong><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il nodo centrale \u00e8 il rapporto tra mercato e democrazia. Una corporation come Amazon \u00e8 un attore politico in tutto e per tutto, e come tale va trattato. Certo, gi\u00e0 a livello sistemico, dopo la famigerata sentenza della Corte Costituzionale \u201cCitizens United\u201d, le corporation hanno preso un ruolo politico pi\u00f9 diretto. E Bezos, come facevano i capitalisti italiani alla Agnelli, si \u00e8 anche comprato l\u2019influenza politica che ha chi possiede una delle testate giornalistiche pi\u00f9 importanti del paese, il <em>Washington Post<\/em>. Ma Amazon \u00e8 andata oltre, <a href=\"https:\/\/www.theringer.com\/tech\/2018\/7\/17\/17578524\/seattle-amazon-kshama-sawant-socialist-local-politics\">non temendo di entrare a piedi pari nel conflitto politico<\/a>: gi\u00e0 lo scorso anno era andata allo scontro con il consiglio comunale di Seattle, reo di aver istituito una <a href=\"https:\/\/www.theringer.com\/tech\/2018\/7\/17\/17578524\/seattle-amazon-kshama-sawant-socialist-local-politics\">head tax per le corporations con oltre 20 milioni<\/a> di ricavi annui \u2013 le compagnie avrebbero dovuto pagare 500 dollari (poi ridotti a 275 dollari) per impiegato, con i proventi destinati a finanziare progetti per i senzatetto. Una misura inaccettabile, per Amazon, che rispose con una serrata in grande stile, sospendendo la costruzione di una nuova torre di uffici con la minaccia di mettere a rischio 7000 posti di lavoro; e finanziando lautamente una campagna politica contro la tassa. Il provvedimento fiscale fu immediatamente ritirato, e altrettanto ovviamente <a href=\"https:\/\/www.bloomberg.com\/news\/articles\/2019-02-27\/amazon-backs-out-of-lease-at-center-of-tax-fight-with-seattle?srnd=premium\">Amazon ha poi deciso lo stesso di non procedere con l\u2019investimento<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A New York \u00e8 successa una cosa a analoga. Nel momento in cui <a href=\"https:\/\/jacobinmag.com\/2019\/02\/amazon-hq2-new-york-headquarters-de-blasio-cuomo\">una parte della popolazione ha cominciato a manifestare i suoi dubbi sull\u2019impatto del progetto del HQ2<\/a>, Amazon ha cancellato l\u2019investimento. Il sindaco De Blasio, che aveva supportato il progetto, aveva garantito alla compagnia che non ci sarebbero stati problemi ma che sarebbe stato opportuno scendere a patti: a cominciare dal permettere la sindacalizzazione della forza lavoro \u2013 per altro nel caso del HQ2 parliamo di pochissime unit\u00e0, per i lavori \u201cdi contorno\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma Bezos ha preferito accendere le luci sulla contesa a scopo semplicemente di <a href=\"https:\/\/jacobinmag.com\/2019\/02\/amazon-hq2-nyc-capital-strike-investment\">impartire una lezione alla politica<\/a>: le regole le faccio io, non accetto contestazioni, non accetto compromessi. Amazon non accetta nessuna responsabilit\u00e0 sociale sui costi dell\u2019investimento e alza un netto rifiuto di fronte alle esigenze e ai problemi che si unisce <a href=\"https:\/\/twitter.com\/gabriel_zucman\/status\/1096909998741803008\">alla capacit\u00e0<\/a> e alla<em> pretesa<\/em> di non pagare tasse e anzi di garantirsi incentivi pubblici, dettando le regole del gioco.<\/p>\n<h2 style=\"text-align: justify;\"><strong>Qualche lezione <\/strong><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il risultato, per la sinistra, \u00e8 una moneta a due facce<a href=\"https:\/\/jacobinmag.com\/2019\/02\/amazon-headquarters-new-york-queens-organizing\">. Da una parte l\u2019attivismo paga<\/a>: la protesta dei cittadini \u00e8 riuscita, seppur parzialmente, a scalfire la <em>nomenklatura<\/em> politica. La vittoria di Alexandria Ocasio-Cortez alle primarie democratiche lo scorso anno ha messo sull\u2019avviso molti democratici tradizionali che devono tener conto della capacit\u00e0 di mobilitazione della parte pi\u00f9 antagonista. In effetti uno dei pi\u00f9 strenui oppositori del HQ2 \u00e8 stato <a href=\"https:\/\/www.nytimes.com\/2019\/02\/05\/nyregion\/michael-gianaris-amazon.html\">Michael Gianaris, senatore dello stato di New York<\/a>, il cui collegio di elezione \u00e8 parzialmente sovrapposto a quello di Ocasio-Cortez. E Gianaris era stato nominato alla guida della commissione pubblica che avrebbe potuto bloccare l\u2019opera. Per quanto la nomina sarebbe potuta essere bloccata dal governatore Frank Cuomo, il solo montare della protesta anche tra i democratici mainstream ha fatto infuriare Amazon. La capacit\u00e0 della sinistra di imporre i temi di dibattito \u2013 basti pensare che la maggioranza dei candidati alla Casa bianca tra i democratici sostengono (almeno a parole) la sanit\u00e0 pubblica, una cosa che solo quattro anni fa sembrava un\u2019utopia di Sanders \u2013 \u00e8 chiaramente parte di una guerra per l\u2019egemonia culturale nel partito, sempre pi\u00f9 diviso <a href=\"https:\/\/www.theringer.com\/2019\/3\/4\/18249338\/amazon-new-york-city-andrew-cuomo-bill-deblasio-alexandria-ocasio-cortez\">tra un establishment pro-business<\/a> e una base che si \u00e8 radicalizzata e che sta trovando una rappresentanza politica. Che questo attivismo crei una frattura tra il big business e i Democratici \u00e8 certamente un altro passo importante nel tentativo di cambiare il sistema politico. Pi\u00f9 in generale, che l\u2019affarismo e gli accordi al meglio opachi tra politici e affaristi, magari bypassando il dibattito pubblico (come nel caso del HQ2) siano messi in crisi dall\u2019attivismo sociale \u00e8 un punto a favore di una societ\u00e0 pi\u00f9 trasparente e di una politica meno prona alle esigenze delle grandi corporation.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dall\u2019altro \u00e8 importante capire che le lotte locali hanno bisogno di un cambiamento istituzionale pi\u00f9 complessivo. La ritorsione di Amazon dimostra in maniera plastica il potere del capitale, che non teme sconfitte: nella lotta tra poveri \u00e8 sempre facile trovare qualcuno pi\u00f9 disperato \u2013 o magari pi\u00f9 corrompibile. Amazon continua ad avere il coltello dalla parte del manico ed \u00e8 quindi indispensabile che sia il sistema politico tutto a riacquistare una sua autonomia decisionale, una capacit\u00e0 di negoziazione e soprattutto un\u2019idea concreta su come organizzare il futuro dello sviluppo economico e sociale non lasciando che sia il mercato a imporre le sue soluzioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>*Nicola Melloni si occupa della relazione tra stato e mercato e tra cambiamenti economici e politici. Dopo un PhD a Oxford ha insegnato e fatto ricerca a Londra, Bologna e a Toronto. Scrive per <\/em>Micromega<em> e Il <\/em>Mulino<em>.<\/em><\/p>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/jacobinitalia.it\/amazon-contro-le-citta\/\">https:\/\/jacobinitalia.it\/amazon-contro-le-citta\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di JACOBIN ITALIA (Nicola Melloni) &nbsp; La battaglia sull&#8217;headquarters di Jeff Bezos a New York dimostra come le grandi aziende siano ormai soggetti politici a tutto tondo Negli Stati uniti la crescita di una sinistra radicale fino a pochi anni fa impensabile sta portando a nuove forme di scontro politico, che vertono innanzitutto sul rapporto democrazia-mercato, un tema di cui avevo parlato qualche tempo fa. 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