{"id":49974,"date":"2019-03-21T08:30:53","date_gmt":"2019-03-21T07:30:53","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=49974"},"modified":"2019-03-21T07:54:37","modified_gmt":"2019-03-21T06:54:37","slug":"lo-strano-caso-dello-spread-dellitalia-costretta-ad-indebitarsi-in-valuta-estera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=49974","title":{"rendered":"Lo strano caso dello spread dell\u2019Italia, costretta ad indebitarsi in valuta estera"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>SCENARI ECONOMICI (Antonio Maria Rinaldi e Fabio Dragoni)<\/strong><\/p>\n<p><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-102509\" src=\"https:\/\/i2.wp.com\/scenarieconomici.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/btp-cartaceo.jpg?resize=980%2C1314&amp;ssl=1\" alt=\"\" width=\"343\" height=\"460\" data-attachment-id=\"102509\" data-permalink=\"https:\/\/scenarieconomici.it\/lo-strano-caso-dello-spread-dellitalia-costretta-ad-indebitarsi-in-valuta-estera-di-antonio-maria-rinaldi-e-fabio-dragoni\/btp-cartaceo\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i2.wp.com\/scenarieconomici.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/btp-cartaceo.jpg?fit=1706%2C2287&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"1706,2287\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"btp cartaceo\" data-image-description=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i2.wp.com\/scenarieconomici.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/btp-cartaceo.jpg?fit=224%2C300&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i2.wp.com\/scenarieconomici.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/btp-cartaceo.jpg?fit=764%2C1024&amp;ssl=1\" \/><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono mesi che il circo mediatico di TV, giornali e social network assortiti mantiene ossessivamente viva l\u2019attenzione dell\u2019opinione pubblica sul rendimento dei nostri BTP decennali e sulla sua differenza rispetto agli omologhi Bund tedeschi; il famigerato spread. Quanto pi\u00f9 questo \u00e8 alto tanto pi\u00f9 \u201csarebbe\u201d critica la nostra situazione. Lo spread misurerebbe la credibilit\u00e0. Tanto pi\u00f9 questa \u00e8 bassa tanti pi\u00f9 sarebbero gli interessi pagati sui titoli di stato. Il debito cresce e servirebbe nuova austerit\u00e0 per abbattere il debito, recuperare la perduta credibilit\u00e0 e far diminuire il rendimento dei BTP. Ma \u00e8 veramente cos\u00ec? Uno sguardo ai titoli di stato decennali di altri paesi, come USA o Giappone, ci aiuta a capire meglio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">USA: il rendimento dei Treasury americani a dieci anni si attesta attorno al 2,6%. Addirittura superiore al 2,5% pagato dai nostri BTP. Ma come \u00e8 mai possibile se Washington ha un rating AA+ contro la nostro BBB? Secondo Standard and Poors gli USA meritano cio\u00e8 un bel 9 e 1\/2 contro il nostro striminzito 6. E quindi perch\u00e9 pagano un tasso addirittura superiore rispetto al nostro? Oltretutto hanno un rapporto debito\/PIL del 105% circa e quindi inferiore al nostro vituperato 130%. Sono inoltre 101 mesi consecutivi che negli USA i posti di lavoro crescono. La pi\u00f9 lunga serie storica nell\u2019economia americana visto che supera di oltre il doppio il quadriennio 1986-1990 quando la serie ininterrotta di mesi con crescita degli occupati si era fermata a 48. Infine ancora 5 mesi di crescita del PIL e l\u2019economia statunitense compir\u00e0 il record storico 121 mesi di sviluppo economico ininterrotto. Non siamo quindi di fronte ad un Paese in crisi economica e di credibilit\u00e0 ma rimane da spiegare perch\u00e9 Washington paghi a dieci anni un tasso superiore a quello italiano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Giappone: cosa dovremmo aspettarci da un Paese il cui rapporto debito pubblico \/ PIL supera il 250%? Cavallette e peste bubbonica verrebbe da dire visto che quasi doppia il nostro 130%. Cos\u00ec non la pensano ad esempio gli analisti di S&amp;P che danno al Giappone addirittura la tripla A. Vabb\u00e8 direte voi: i mercati esigeranno comunque rendimenti elevato visto il debito pubblico cos\u00ec alto. Ma nemmeno questo \u00e8 vero dal momento che i rendimenti dei titoli di stato giapponesi a 10 anni sono addirittura di pochissimo inferiore allo zero. Del resto il Giappone \u00e8 un Paese con quasi 130 milioni di abitanti (pi\u00f9 del doppio dell\u2019Italia) ed un numero disoccupati pari a circa 1,7 milioni contro in nostri 2,7 milioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La retorica del debito pubblico e dello spread fa acqua da tutte le parti. Giappone e Stati Uniti sono due paesi aventi sovranit\u00e0 monetaria che non sono minimamente preoccupati \u2013il primo- dell\u2019entit\u00e0 del proprio debito ed il secondo del relativo costo. Del resto i primi a riconoscere che la mancanza di sovranit\u00e0 monetaria possa recare un pregiudizio sono le stesse agenzie di rating, come del resto afferma testualmente Standard and Poors nella descrizione della metodologia adottata per esprimere il giudizio di affidabilit\u00e0 sui debiti sovrani: \u201cI rating dei debiti sovrani emessi in valuta locale tendono ad essere pi\u00f9 alti dei debiti in valuta estera perch\u00e9 nel primo caso la solvibilit\u00e0 del debito emesso in valuta locale pu\u00f2 essere supportata da una serie di poteri unici di cui dispongono gli Stati all\u2019interno dei loro confini, compreso il potere di emissione della valuta locale\u201d. Trascurando la circostanza che molti politici di opposizione ritengono i confini un retaggio del passato e quindi sopprimibile, la criticit\u00e0 evidenziata da S&amp;P finisce per motivare la sua stessa pi\u00f9 recente conferma del rating all\u2019Italia: \u201cIl rating \u00e8 condizionato dalla limitata flessibilit\u00e0 monetaria italiana. In detto contesto ravvisiamo una minore flessibilit\u00e0 fiscale rispetto a paesi pi\u00f9 ricchi e dinamici dl G7 quali Canada, Giappone, Regno Unito e US\u201d. Guarda caso i quattro Paesi che a differenza di Italia, Germania e Francia hanno conservato il potere di coniare moneta senza privarsene per concederlo ad una banca centrale straniera senza stato. La BCE appunto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 la conferma di una criticit\u00e0 che ritorna ciclicamente a galla. I Paesi che emettono la loro valuta sono sostanzialmente diversi dalle imprese, famiglie ed enti locali presenti dentro i loro confini. Questi ultimi devono guadagnarsi la valuta che a loro serve o prenderla a prestito prima di spenderla. Lo Stato sovrano no. Potendo creare moneta dal nulla, se decide di indebitarsi lo fa esclusivamente per governare ed indirizzare l\u2019intera struttura dei tassi di interesse cui dovranno uniformarsi tutti gli altri operatori: banche, famiglie ed imprese appunto. Ecco perch\u00e9 a 10 anno gli Stati Uniti pagano il 2,6% ed il Giappone il -0,04%. Due politiche monetarie di segno opposto: pi\u00f9 restrittiva la prima ed espansiva la seconda. Non \u00e8 il caso dei paesi dell\u2019eurozona -come ad esempio il nostro- che decidono di indebitarsi in euro (che altro non \u00e8 che un marco tedesco travestito tanto che Berlino in questo momento a 10 anni paga lo 0%) cos\u00ec riducendosi al rango di tutti gli altri soggetti utilizzatori di moneta (famiglie ed imprese) ed anzi in concorrenza con questi pur di accaparrarsi la valuta che non possono pi\u00f9 coniare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<\/strong><a href=\"https:\/\/scenarieconomici.it\/lo-strano-caso-dello-spread-dellitalia-costretta-ad-indebitarsi-in-valuta-estera-di-antonio-maria-rinaldi-e-fabio-dragoni\/\">https:\/\/scenarieconomici.it\/lo-strano-caso-dello-spread-dellitalia-costretta-ad-indebitarsi-in-valuta-estera-di-antonio-maria-rinaldi-e-fabio-dragoni\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SCENARI ECONOMICI (Antonio Maria Rinaldi e Fabio Dragoni) Sono mesi che il circo mediatico di TV, giornali e social network assortiti mantiene ossessivamente viva l\u2019attenzione dell\u2019opinione pubblica sul rendimento dei nostri BTP decennali e sulla sua differenza rispetto agli omologhi Bund tedeschi; il famigerato spread. 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